Visualizzazione post con etichetta Imrahil. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Imrahil. Mostra tutti i post

5 marzo 2024

GACY

Di Clive Sounders. Con Mark Holton, Adam Baldwin, Charlie Weber, Tom Waldman, Allison Lange, Edith Jefferson. USA / 2003 / DEJ Productions

Gacy (2003) on IMDb

Dal mare infinito dei film sui serial killer, emerge dall'abisso questo inconsistente "Gacy", filmetto direct-to-video del 2003 che cerca disperatamente di navigare le acque torbide della biografia di uno dei criminali più efferati ed insaziabili della storia recente americana senza però mai veramente salpare. L'opera si immerge nella vita di John Wayne Gacy, un uomo di mezza età che sotto la facciata di cittadino modello, imprenditore edile di successo e clown di quartiere, nasconde un' orrida verità: quella di essere un vorace assassino che in carriera ha ucciso, stuprato e brutalmente torturato almeno 33 ragazzi tra i 14 e i 24 anni, terrorizzando l'intera città di Chicago fino al suo arresto. Sarebbe roba che Jeffrey Dahmer spostati ma, vuoi per la pigrizia generalizzata, vuoi per il basso budget, vuoi per i 20 anni di età che pesano come macigni sulle spalle di questa cenciosa produzione, riuscirà solo ad annoiare e far apparire questo tremendo ed inquietante soggetto come un ciccio-pasticcio qualunque. 

Cucù

Infatti anziché esplorare le profondità psicologiche di Gacy o fornire un'indagine acuta sulle sue atrocità, il film si accontenta di galleggiare in superficie, tratteggiando un ritratto non solo incompleto, ma anche tutto sommato poco lusinghiero del protagonista, lasciando lo spettatore a interrogarsi sul motivo per cui stia perdendo tempo davanti a questa pellicola. Il tentativo di farci entrare nella doppia vita di Gacy si traduce in una serie di sequenze che alternano momenti di (pallosissima) vita quotidiana a esplosioni di limitata violenza e scene sugli insetti che infestano lo scantinato della casa del protagonista. Questo approccio si rivela totalmente incapace di riflettere veramente la complessità o il terrore dei crimini di Gacy. Non aiuta il fatto che a doppiare il protagonista nella versione italiana sia il grande Pietro Ubaldi, il doppiatore di Doraemon e di tutti gli altri personaggi grassi e buffi dei cartoni animati della nostra infanzia. Non perchè faccia un cattivo lavoro, tutt'altro, ma in certe scene ti aspetti davvero che l'assassino se ne esca con un "Non preoccuparti Nobita, adesso tiro fuori...". 

Tanto grottesco quanto peculiare il fatto che John Wayne Gacy in quelle situazioni, come il Doraemon del mondo dei meme, tirasse fuori effettivamente il cazzo. 

Gli attori sono tutti o quasi irrilevanti e non particolarmente capaci. Si salva forse il nostro protagonista Mark Holton, già attore comprimario nel non eccezionalissimo Leprecauno di Mark Jones, che invero offre una performance quasi convincente. Citiamo come unica "stella" la presenza di Adam Baldwin (Il soldato "Animal" di Full Metal Jacket) nel ruolo, consistente in una singola scena, del padre di Gacy. Tutti sembrano quasi stanchi ed annoiati dei loro stessi ruoli, navigando attraverso il copione con l'entusiasmo di chi deve andare all'Esselunga il sabato mattina. La figura di Pogo il Clown, l'alter ego di Gacy e grande contribuente alla perturbante aura che circonda il protagonista è sfruttata pochissimo e male, pur essendo una delle caratteristiche peculiari e trionfando in copertina. Non penso sarei in grado di citarvi una scena memorabile, ma le varie situazioni sono narrate con tanta sciatteria e noncuranza che in certe scene ti chiedi davvero come Gacy sia riuscito a rimanere nascosto per 6 anni. Parliamo di cadaveri trasportati in pieno giorno alla macchina, al gran numero di omicidi operati con in casa mamma moglie e due figlie e l'incontro con arrendevoli poliziotti che lui liquida con agilissimi "Il signor tal dei tali? mai sentito nominare.". Ah ok, allora mi scusi per il disturbo, sarà un caso che lavorava da lei come gli altri cinque ragazzini tutti scomparsi. 

Una delle rare occasioni in cui Gacy appare travestito da Pogo

Gacy è un'opportunità mancata, perchè raramente si ha la possibilità di trattare un personaggio così interessante e che potrebbe avere innumerevoli svolti narrativi. Tipo un certo Stephen King leggendo la cronaca dell'epoca e romanzando il tutto ci avrebbe tirato fuori qualcosa come il Pennywise di It, che tuttora popola gli incubi di così tante persone. Ma è chiaro che se ti chiami Clive Sounders, non hai una pagina su Wikipedia e hai a disposizione un budget di tremila lire, non si può certo pretendere chissà che grandi risultati. 


Recensito da: Imrahil


TRASH: 48/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: -/100

Presunzione della regia: 11/100

Incapacità degli attori: 78/100





6 ottobre 2023

CREATORS - THE PAST

Di Piergiuseppe Zaia. Con Eleonora Fani, Bruce Payne, Jennifer Mischiati, PelleK, Marc Fiorini, Piergiuseppe Zaia, Gérard Depardieu, William Shatner. ITALIA / 2020 / Artuniverse 

Creators: The Past (2019) on IMDb

Dopo migliaia e migliaia di anni, i pianeti si stanno finalmente allineando e come di consueto quando ciò avviene i capi dell'universo si riuniscono in concilio per mettere le loro palle lens in fila come i pianeti al fine di... ehm. Boh. Comunque sembra importante, visto che l'alieno con l'occhietto meccanico che fa ciao ciao sembra molto corrucciato (alieno interpretato tra l'altro da uno spaesato William Shatner, lo storico Capitano Kirk). Come se non bastasse abbiamo un latitante: Dio. Ok, non è che sia proprio Dio, in realtà è un alieno che si chiama Lord Kanaff, responsabile della creazione della razza uomo sul pianeta Terra, avendo ibridato il proprio DNA con quello dell'uomo preistorico. Mentre lo attendono invano gli altri Alieni cominciano a sbeffeggiarlo per quanto faccia schifo l'uomo e si parla addirittura di tradimento. Ma Dio Kanaff è un padre affettuoso e pur rendendosi conto degli errori dei suoi figli è molto legato ad essi, e farà di tutto per convincere il consiglio che sterminare la popolazione della terra e ripartire da zero sia una pessima idea. Tuttavia almeno due degli altri Dei/Alieni, nello specifico quella con il sopracciglio alla Klingon e quello pelato ma con i brillantini al naso, vogliono mettergli i bastoni tra le ruote e conquistare il nostro pianeta. Perchè? Boh.

Devo comunque ammettere che, trucco e parrucco a parte, il buon William Shatner se la passa piuttosto bene per aver superato gli 88 anni...

Nel frattempo i poteri forti rettiliani ed illuminati guidati da un combattuto Gerard Depardieu, ormai prossimo ad avere un campo gravitazionale tutto suo, si sentono minacciati dall'internet, dalla pagina Facebook "Non cielo dicono" e da Mauro Biglino. Di conseguenza si programma alacremente una pandemia globale, una terza guerra mondiale e quattro o cinque scie chimiche tanto per mettere le cose in chiaro e tenere sotto scacco il popolo bue con religioni, alta finanza cazzi e mazzi.

...Di certo non si può dire lo stesso del povero Gerard...

Lord Kanaff, sentendosi braccato dagli altri membri del consiglio, cercherà di nascondere i suoi artefatti del potere, ovvero la sua palla e la password. La palla verrà trasformata in un'arancia e mandata la carnevale di Ivrea (sul serio), dove verrà scagliata sul grugno di uno sfortunato medico che ne entrerà fortuitamente in possesso. La password invece verrà tanata subito dalla aliena-klingon, basta girare il libro di pietra che ha tra le zampe il leone di San Marco a Venezia, ed è già lì bella scritta a pagina due (sul serio). Del resto anche Dio ha bisogno dei suoi post-it su cui appuntarsi le cose importanti, se no si dimentica. A questo punto Kanaff è spacciato, non può che difendersi dagli attacchi degli altri Dei con il suo immenso potere. Ma visto che è pure scarso, viene in un sol colpo esiliato in una specie di cripta dalla quale non può evadere, anche perchè gli hanno hackerato la password del pianeta e non riesce più ad accedere neanche a Netflix. Ma lui è Dio mica per niente... Ha un piano infallibile per recuperarla:


[SPOILER]
Da qui la follia quella vera, manco fino ad ora avessimo scherzato. Praticamente il piano di Dio è quello di chiamare su Discord il figlio di Gesù, che è un bambino di 10 anni sempre attaccato al Tablet. Facendo finta di essere un suo amico, gli dice di finire un videogioco e lo attira in una chiesa abbandonata dalla quale lo addurrà con sè nella cripta. Dio prende sto povero bambino lo trasforma in Conan il barbaro e gli dice: "Allora, prendi la prima a destra, poi torni nel 1932, uccidi Hitler mentre è all'Oktoberfest utilizzando il coltello da ostrica che troverai sotto il ventisettesimo sgabello entrando dall'ingresso est, però prima devi chiamare Gesù che ti deve prestare la macchina. A questo punto torni nel 2023 e prendi la Padana Superiore, fermati al Conad a far benzina che lì costa meno. Segui la strada finchè non arrivi al cimitero di Lambrate. Lì ti metti a contare le lapidi e devi arrivare esattamente a 247. A questo punto ti giri su te stesso cinque volte facendo il verso della procellaria di Parkinson e ti spari otto rum e pera di fila. Comparirà una coppa che in realtà non è una coppa vera e propria e si trasforma in una spada dopo che hai visto "Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù?" almeno due volte in un drive-in. Ora che hai una spada devi tornare nel medioevo dove c'è tuo fratello mezzo scorpione. Portalo in viale Argonne a mangiare tre cotolette con tutto dalle Luride e quando sarà in gastroparesi uccidilo e bevi il suo sangue, così dai suoi fluidi corporei potrai risalire alla password e tornare qui a riferirmela."

Il bambino Conan al terzo chupito.

E niente, nonostante questa spiegazione a dir poco machiavellica il bambino di 10 anni riesce a fare tutte queste cose in 30 secondi. Ma c'è un plot twist, e verrà sgozzato da Bruce Payne che apparirà dal nulla, Così.
[FINE SPOILER]

Oh, finalmente! Un grande ed ambizioso colossal fantasy - sci-fi ad alto budget tutto italiano, vincitore di ben 28 premi nazionali e internazionali, e poco conta che i premi siano tipo "miglior pollo in fricassea alla sagra di San Giovanni in Galdo" e che stando a Wikipedia siano 12 e non 28. Una produzione di questa entità solitamente viene strombazzata a destra e manca dai media visto che viviamo in un paese che da almeno 30 anni è letteralmente uscito dal mondo del cinema internazionale. Eppure di questo non si è poi sentito molto, e dopo il 2020 se ne è proprio persa ogni traccia. Non è da escludere che i poteri forti quelli veri, tra una sostituzione etnica e un ammonimento di Giorgio Soros, abbiano cercato che di affossare questo film in grado di mettere in crisi il sistema. Infatti io ne ho sentito parlare solo qualche mese fa dall'amico Bobby Han Solo (andate a trovarlo!), che mi ha fortemente consigliato di vederlo. E capisco il perchè. Creators è un film completamente folle e sconclusionato, a prescindere dai temi complottisti trattati a cui alla fine è liberissimo di credere o meno. Vi sono dozzine di personaggi, tutti invischiati in assurde sotto trame. Come se non bastasse, queste trame occupano anche diverse linee temporali, affinchè perfino il più attento spettatore (nicchia dalla quale mi tengo a debita distanza) sia ulteriormente messo in difficoltà. I personaggi sono tendenzialmente piatti e monodimensionali, e si fatica a trovare un qualche genere di sviluppo o crescita degli innumerevoli soggetti presenti, neppure dei protagonisti. Il leitmotiv del film è credersela di brutto: innanzitutto il regista Piergiuseppe Zaia è realmente convinto di aver confezionato un capolavoro di introspezione in grado di scardinare l'ordine mondiale. Il nostro Pier è così vanesio e narcisista e sicuro di essere il portatore del Verbo che ha deciso che l'interprete migliore per il personaggio di Gesù Cristo non potesse essere altri che sè medesimo. Per dire.

Se non altro il physique du role non gli manca, ecco il nostro messianico regista mentre ci mostra orgoglioso il premio di miglior film in rassegna alla sagra del coniglio in porchetta di Serra San Quirico.


Se proprio devo salvare due cose, la prima è il comparto tecnico: sebbene un po' naïf il film è oggettivamente gradevole alla vista, e il regista lo sa bene. Questa convinzione tuttavia lo ha portato a fare un uso smodato e fin fuori luogo degli effetti speciali (tutti rigorosamente in cgi). Salvo invece solo a metà il cast semi-stellare, nel quale sono proprio le stelle quelle a brillare meno (giusto Bruce Payne forse sembra avere un quid in più), e dove una figura ben migliore la fa la bella e brava Eleonora Fani, che tra l'altro collabora alla sceneggiatura: facilmente comprensibile il suo profuso impegno, dal momento che il film è di fatto una sua creatura e che si è scelta quello che probabilmente è l'unico personaggio degno di questo nome, o che per lo meno ci mostra un qualche genere di crescita/evoluzione. Il film è stato recitato interamente in lingua inglese (del resto le velleità erano planetarie), ed è stato quindi doppiato in italiano. Ebbene, in questo siamo ad un livello assolutamente top, e sono stati coinvolti nel progetto doppiatori di primissima fascia tra cui Luca Ward (che si prodiga anche in qualità di narratore), Giancarlo Giannini, Maria Pia di Meo e Mario Cordova. Un roster davvero hollywoodiano. 

Fun fact: Eleonora Fani (Lady Airre) non è affatto nera. 


Il film tra l'altro non finisce, e probabilmente non finirà mai: questo doveva infatti essere il primo capitolo di una trilogia composta dai corrispettivi "Creators - The Present" e "Creators - The Future", che a questo punto dubito vedranno mai la luce considerato il fatto che i potenti della Terra vogliono tenerli nascosti al botteghino "Creators - The Past" ha floppato peggio di un'incudine lanciata dal sesto piano. Stiamo parlando di 112.000 € incassati a fronte di un budget di oltre 7 milioni. Diciamo che è uscito in sala nel peggior momento storico immaginabile, ovvero appena prima dello scoppio della Pandemia di Covid-19 (coincidenze? io non credo), fatto che ha di certo contribuito alla clamorosa débâcle sul fronte incassi di questa coraggiosa produzione.

Questa pellicola non ha né capo né coda. É oggettivamente troppo complicata da seguire e mette decisamente troppa carne sul fuoco, risultando indigesta e incomprensibile perfino a chi tutto sommato i lavori di Biglino li conosce e non è del tutto a digiuno di teorie della cospirazione. Non sembra essere stata una buona idea propinare una simile mole di informazioni al pubblico, che alla fine si è recato al cinema per passare la sua oretta e mezza di tempo libero a svagarsi e non certo a incasinarsi il cervello per cercare di seguire le vicende narrate nel girato. In molti punti è talmente arzigogolato e assurdo da risultare assolutamente risibile. 

Un film che ti lascia a bocca aperta, e non necessariamente in senso positivo. Perdersi una tale perla di spacconaggine e di comicità involontaria dovrebbe essere illegale.

Recensito da: Imrahil

TRASH: 90/100
Noia: 72/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 100/100
Incompetenza degli attori: 66/100




Se ti piace guarda anche: Qualsiasi documentario di History Channel trasmesso tra le 2 e le 4 del mattino.


22 settembre 2023

CHI E' SEPOLTO IN QUELLA CASA? (Aka House)

Di Steve Miner. Con William Katt, George Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Mary Stävin, Michael Ensign, Susan French. USA / 1985 / New World Pictures

House (1985) on IMDb

Il veterano di guerra diventato autore di libri horror Roger Cobb (William Katt) è nel pieno di una vera e propria crisi esistenziale. Cavalcando l'onda del successo dei suoi primi romanzi, Roger sta cercando di concentrarsi, contro il parere di tutti, sulla scrittura delle sue terribili esperienze vissute in Vietnam. Tuttavia, è vittima del blocco dello scrittore e di un pizzico di disturbo da stress post traumatico che lo rende non proprio regolare come un orologio svizzero. Come se non bastasse sta ancora metabolizzando la scomparsa del figlio e il divorzio dalla bella moglie. Il destino interviene presto quando la zia di Roger si suicida inaspettatamente e lui diventa l'unico erede della sua tenuta. Inizialmente intenzionato a venderla, il nostro protagonista decide invece di trasferirsi lì e concentrarsi sulla redazione del suo libro, sperando di aver trovato l'ambiente giusto per proseguire la stesura. Tuttavia le tanto agognate solitudine e tranquillità si riveleranno impossibili da ottenere, complici un vicino ficcanaso e soprattutto una moltitudine di minacce soprannaturali, tra cui attrezzi da giardino volanti e un nutrito caravanserraglio di mostri.



Pensavo di trovarmi di fronte ad un banale seguito apocrifo della sconfinata saga delle case maledette, invece mi ritrovo in compagnia del buon Ortnid a vedere un filmetto piacevole e da un ritmo discreto, un po' a cavallo tra l'horror e la commedia. Ed in effetti a ben guardare vanta natali nobili, o per lo meno "borghesi". Produttore esecutivo il grande Sean Conningham, niente meno che il regista di "Venerdì 13". Impossibile guardando questa pellicola non pensare al ben più celebre cult "The Evil Dead", da cui il film prende un po' più che un'ispirazione: lo spirito è decisamente quello, e ciò non è necessariamente un male. Il prodotto è realizzato con una cura discreta, presentando un mix di mostri animatronic e di pupazzi ripresi in stop-motion. Questi ultimi tra l'altro portano la firma di Mark Sullivan, forse due delle mani più capaci dell'epoca e famoso per aver lavorato a titoli del calibro di Robocop, il remake di Blob, Ghostbusters II e Hook - Capitan Uncino (quest'ultimo, en passant, gli valse la nomination agli Oscar per gli effetti visivi nel 1992), Il risultato è nel complesso gradevole, seppur con qualche incertezza. Il punto debole del film è probabilmente la trama, che pur non essendo  lineare ci è sembrata un po' incerta e leggerina.




[SPOILER]

Attraverso brevi flashback e dialoghi esplicativi, scopriamo che il figlio di Roger, Jimmy, è misteriosamente scomparso mentre giocava nella piscina della casa. Il protagonista dopo aver visto ciò che la casa è in grado di fare si convince a buon diritto che il piccolo Jimmy sia ancora vivo e che sia stato in qualche modo "rapito" dalle entità soprannaturali che in essa dimorano. Coraggiosamente, il provetto papà svolgerà l'intreccio, grazie anche agli indizi lasciati qua e là dalla defunta zia, e si getterà nella parte "nascosta" della casa, ovvero quella che affaccia su un'altra dimensione. Nel finale del film scopriremo che il vero colpevole di tutte le disgrazie di Roger è "Big Ben", un commilitone di Roger durante gli anni del Vietnam. Lo spirito di Ben incolpa Roger per averlo lasciato indietro per essere torturato e ucciso dai Vietcong ed è desideroso di vendicarsi dalla tomba! Ciò porta infine a uno scontro culminante in cui Roger dovrà affrontare le sue paure, imparare a perdonarsi e trovare il modo di scongiurare l'entità Ben stavolta per sempre. In definitiva, volendo rispondere alla domanda dell'incommentabile titolo italiano: chi è sepolto in quella casa? Un cazzo di nessuno.

[FINE SPOILER]

Cucù


Questo "cattivone" o mostro finale che dir si voglia è forse la cosa che ci ha convinto meno di tutto il film. Seppur terribile il suo destino ci è sembrata una motivazione un po' moscia per organizzare una tale persecuzione soprannaturale, senza contare che non viene mai spiegato come questa normalissima persona sia stata in grado di ottenere un tale potere. Negli sviluppi finali il film sembra volerci suggerire che tutti questi mostri, ed in particolare Ben, siano in realtà il frutto della mente malata di Roger, alimentata dal suo senso di colpa che rende questa particolare apparizione come quella principale. Tutto molto bello e pure plausibile, se non fosse che questa teoria è smentita da tutto il resto del film: I mostri possono essere visti da tutti i personaggi e il figlio Jimmy e veramente scomparso. Un bel buco, difficilmente perdonabile in una produzione tutto sommato di una certa qualità. Veniamo compensati dalla brillantezza del film, mai noioso e di grande intrattenimento. Nel complesso, una visione piacevole.  

Recensito da: Imrahil


VOTO CLEAN: 72/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La Casa di Sam Raimi

9 settembre 2023

RETROSPETTIVE DALL'ABISSO: The Asylum (Parte II)

Continuiamo il nostro viaggio nel "Manicomio" di Hollywood. Se te la sei persa, trovi la prima parte qui.

a cura di: Imrahil 


LE CAUSE LEGALI

«Io non voglio abbindolare nessuno, sto solo tentando di vedere realizzati i miei film. Molti fanno tie-in tutto il tempo, solo che lo fanno in modo più sottile; un altro studio potrebbe fare un film con giganteschi robot in coincidenza della pubblicazione di Transformers e chiamarlo "Robot Wars". Noi chiameremo il nostro Transmorphers» 
David Latt

Ecco a voi un incattivito Transmorpher (è pure difficile da scrivere)


Come potrete immaginare, dedicarsi alla realizzazione di mockbusters è dal punto di vista legale come correre contromano in autostrada, ma David Latt non è certo uno sprovveduto. Infatti non è propriamente corretto dire che i film della Asylum siano delle riproduzioni pari pari del film a cui si "ispirano": la maggior parte delle volte il film (o per lo meno la trama) non centra assolutamente nulla con il corrispettivo film di successo, il che pone The Asylum in una forma di protezione dalle cause che inevitabilmente colpivano gli studi californiani. La difesa di Latt era tanto semplice quanto impenetrabile: "Non è lo stesso film, parla di tutt'altro, è una vera sfortuna che i titoli siano così simili. Anzi, siete voi che state danneggiando me! Il mio film è uscito prima!". Le cause comunque fioccano a destra e a manca, ma molto raramente si giunge ad una seria condanna, ed il più delle volte l'Asylum se la cava apportando minime modifiche al titolo. Negli Stati Uniti è sufficiente usare un sinonimo. E' il caso di American Warship del 2012, che si sarebbe dovuto chiamare "American Battleship" e faceva il verso al già pessimo "Battleship" della Universal Pictures. Fantastico il triplo salto carpiato fatto dagli avvocati della Asylum in occasione dell'uscita del film "Lo Hobbit" diretto da Peter Jackson: La casa di produzione venne citata in giudizio da tre colossi (Warner Bros., New Line Cinema e Metro-Goldwyn-Mayer) in vista della produzione dell'ennesimo mockbuster, che si sarebbe dovuto chiamare "Age of the Hobbits". Questa volta non bastò dire in tribunale che gli "Hobbit" di cui si parla nel film della Asylum non sono ispirati a quelli di J.R.R. Tolkien, e venne emanato un ordine restrittivo per impedirne l'uscita. Poco male; il titolo venne cambiato in "Clash of Empires", ammiccando questa volta al film "Scontro tra Titani" (Clash of Titans in inglese) senza apportare alcuna ulteriore modifica, neppure alla locandina. Geniale.

Prima...


...e dopo.


IL SUCCESSO MAINSTREAM: SHARKNADO E Z NATION

«Gli squali funzionano e anche i disastri funzionano. Mettili insieme e ne tirerai fuori qualcosa»
Anthony Ferrante, Regista di Sharknado

Chissà, forse essersela vista così brutta e aver subito per la prima volta una seppur blandissima condanna ha contribuito alla nascita di quello che possiamo considerare il più grande successo della Asylum: il franchise Sharknado. Con questo prodotto la casa di produzione getta la maschera e va in completo all-in: nasce Sharknado, un prodotto completamente originale che la butta totalmente, sfrontatamente in caciara. Basta film copiati con pretese di serietà, basta girare film brutti perchè ci sono poche idee e un budget ridicolo. Ci prendono per il culo perchè facciamo B-Movies? Adesso glielo spieghiamo noi cos'è un vero B-Movie. SBAM! 


Nel 2013 esce finalmente sul canale SyFy questo assurdo film che non ci prova neanche, ma entra nel cuore di un sacco di persone e soprattutto sfonda i confini di quella piccola nicchia di cui parlavamo nella prima parte di questo articolo, e viene letteralmente divorato anche da chi di film di merda non è poi che se ne intenda. La miscela è vincente, perchè il film è totalmente caricaturale, una presa in giro di se stessi che va ad esasperare tutte quelle logiche che rendono tale un film di merda. Il successo, forse per la prima volta in casa Asylum, è planetario. Il film viene addirittura proiettato al cinema in Inghilterra. Nonostante rimanga in sala per una sola notte gli incassi arrivano a 200.000 sterline, che spannometricamente corrispondono al 20% del budget stanziato. Mica male! Seguiranno a questa uscita, con cadenza praticamente annuale, ben cinque sequel, tutti di discreto successo. 

Parliamo di un successo da meritare merchandising e addirittura un Funko-pop.

Non di soli film vive l'uomo, avrebbe detto Gesù Cristo se fosse vissuto nell'epoca dei lockdown e del Covid-19: nel 2014 The Asylum si lancia nel mondo delle serie TV, producendo l'ambizioso e oggettivamente godibile Z Nation. La suddetta serie sbarca su Netflix e, pur essendo sulla carta solo una brutta copia di "The Walking Dead" riscuote un buon successo, questa volta anche con la critica. Ad oggi siamo arrivati a cinque stagioni ed uno spin-off (Black Summer), la cui valutazione complessiva raggiunge un ragguardevole 6,7 su IMDB. 

Considerato lo sfacelo finale di "The Walking Dead", questo Z Nation probabilmente è pure migliore.


LE STAR

Con lo sterminio di film che la Asylum ha fatto uscire (stiamo parlando di qualcosa come 238 lungometraggi in 26 anni) di attori da quelle parti se ne sono visti passare parecchi. Tratto comune di tutti loro ovviamente deve essere il basso cachet per politica aziendale, ma in mezzo a un enorme numero di nullità noteremo un sacco di figure ricorrenti, tra le quali spiccano artisti dimenticati, come la pop star degli anni '80 Tiffany, per non parlare di Graham Greene, co-protagonista di "Balla coi Lupi". Troviamo in alcuni film il ben riconoscibile volto di Machete, Danny Trejo. Perfino Carmen Electra ad un certo punto della sua carriera è finita nel giro della Asylum e si presta come co-protagonista di 2-Headed Shark Attack, in cerca di un tozzo di pane raffermo. Come non citare l'attrice e stuntwoman neozelandese Zoë Bell, uno dei tanti feticci di Quentin Tarantino, sarà la protagonista di "Mercenarie", rivisitazione in gonnella dei mercenari guidati da Sylvester Stallone. E, ovviamente, non può mancare l'immenso e vanesio David Hasselhoff chiamato spesso e volentieri ad interpretare niente popò di meno che sè stesso. 


Possiedimi, David


6 settembre 2023

RETROSPETTIVE DALL'ABISSO: The Asylum (Parte I)



Nel cuore di ogni appassionato di B-Movies c'è un piccolo angolino dedicato a questa sfacciatissima casa di produzione. Per anni questi manigoldi si sono occupati esclusivamente di guardare i trailer trasmessi su "Coming Soon Television" e produrre in tempo record una copia carbone di quanto visto sulla TV satellitare. The Asylum: o la ami o la odi. Sono numerosissimi i film presenti su questo blog che portano la firma di questa casa di produzione, e sono ancora più numerosi i film effettivamente prodotti nei suoi 25 anni di attività. Ripercorriamo insieme la storia interessante di questo underdog del mondo dell'intrattenimento che non solo si rifiuta di finire nel dimenticatoio, ma anzi di anno in anno guadagna seguito e quote di mercato. Riusciranno infine a varcare le soglie del Cinema quello vero?

a cura di: Imrahil



IL DIFFICILE INIZIO

Un bel giorno del 1997 il regista sconosciuto David Michael Latt riuscì a convincere non si sa bene come due top manager della Village Roadshow a lasciare il loro dorato posto dallo stipendio di giada per lanciarsi senza paracadute nella fondazione di una nuova casa di produzione che si sarebbe dichiaratamente occupata di film a basso costo da lanciare direttamente sul mercato home-video. Nasce così The Asylum, un nuovo piccolo astro nell'immenso firmamento di Hollywood. Viene girato il primo film, Killers, e non se lo incula nessuno. Del resto il mercato è saturo, già colossi secolari come la Lions Gate Entertainment hanno creato business units interamente dedicate al comparto direct-to-video e stanno sfruttando il potere del loro marchio per intasare i canali dei maggiori videonoleggi. I primi anni per la Asylum sono indubbiamente duri, ma David Latt non sembra voler mollare l'osso. Per anni si barcamena con le proprie mediocri produzioni originali, raccogliendo le briciole lasciate dagli altri colossi dell'intrattenimento, attendendo nell'ombra un'occasione di riscatto. 


"In the tradition of Tarantino's Reservoir Dogs!"


LA SVOLTA

Giunti infine stancamente al 2005, il colpo di genio: esce la notizia che la Paramount sta lavorando ad un film basato sul romanzo di H. G. Wells "La Guerra dei Mondi", che sarà diretto niente di meno che da Steven Spielberg e avrà Tom Cruise come protagonista. C'è odore di colossal. E David ha buon olfatto, oltre che nessun senso del pudore. Il piano è il seguente: "La trama già la abbiamo, visto che c'è il libro; facciamo in modo di cagare fuori almeno 90 minuti di girato, anche fatto coi piedi, e cerchiamo di uscire in home-video prima ancora che il film di Spielberg sia al cinema. Vedendo il titolo simile, magari qualcuno ci casca." 

Il Signor Latt la faccia da furbetto l'ha sempre avuta..


E ci cascò quello che allora era ancora il leader mondiale del videonoleggio, Blockbuster, che acquistò la bellezza di 100.000 copie del film "War of the World - L'Invasione". E' probabilmente scorretto dire che una catena con presenza ultradecennale sul mercato come Blockbuster si sia fatta fregare da un parvenue qualsiasi; verosimilmente anche loro avevano subodorato l'affare e speravano a loro volta di truffare la loro clientela più gonza. Comunque sia andata, per l'Asylum piazzare 100.000 copie di un qualsiasi loro titolo può considerarsi un successo sfolgorante e quasi insperato. Una buona dose di autostima che definirà i piani futuri per la società.


Infatti da questo momento in poi la casa produttrice si occuperà per anni solo ed esclusivamente di "Mockbusters", ovvero spudorate copie low-cost di film famosi appena usciti al cinema messi a disposizione in DVD ai clienti più sprovveduti. Il processo viene quanto più possibile standardizzato per ottimizzare al meglio le poche risorse disponibili e stare negli stretti tempi previsti per l'uscita del titolo in questione, arrivando a qualcosa di molto simile a quello che si può trovare in una catena di montaggio. Il budget per ogni film è fissato ad un milione di dollari e i tempi di produzione non devono superare i quattro mesi, dallo sviluppo concettuale al prodotto pronto per essere distribuito: Quattro-sei settimane per la sceneggiatura, quattro settimane di pre-produzione e due settimane di produzione. Se ci pensate è straordinario. La produzione è sterminata, basta guardare sul loro sito internet o sulla pagina di Wikipedia

Il fedelissimo Paul Logan, volto ricorrente delle produzioni Asylum fin dai tempi di "Killers". Un tipo alla mano, sono pure suo amico su Facebook.


Manco a dirlo, l'assoluta totalità dei film riportati in elenco sono delle vere e proprie tragedie inguardabili. Tuttavia è proprio la bassa qualità del prodotto finale ad attirare l'attenzione di una nicchia di spettatori non foltissima ma che comunque viene profondamente fidelizzata: sto parlando della stessa nicchia a cui apparteniamo noi di Pellicole dall'Abisso, alla quale probabilmente appartieni anche tu, se stai leggendo questo articolo. In pochi anni The Asylum diventa sinonimo e garanzia di film di merda, con effetti speciali ridicoli e recitazione sciagurata. Terreno fertile per tutti gli affezionati del cosiddetto "so bad it's good". Con il mondo Home-Video in declino, The Asylum ha la lungimiranza di cercare con largo anticipo affiliazioni nel mondo della pay-tv e dei servizi di streaming, suggellando un sodalizio che perdura tutt'oggi con l'emittente NBC tramite il canale tematico SyFy. Saranno trasmessi anche nel Bel Paese tramite il canale Steel disponibile sull'ormai defunto servizio Mediaset Premium. 

11 agosto 2023

THE EXTERMINATORS (Aka Invasion Roswell)

Di David Flores. Con Greg Evigan, Denise Crosby, Daniel Hugh Kelly, Stephen Billington, John Fancis, Clarence Smith. USA / 2013 / UFO international

Invasion Roswell (2013) on IMDb

"Ma tu sai pilotare un F-22 Raptor?"
"Beh... non può essere così difficile!"

Una squadra non molto speciale composta da sessantenni armati di super-liquidator con inquietanti caricatori in PET si sta allenando alacremente in vista di una potenziale invasione aliena. Sono infatti le ultime vestigia di una task force istituita per la prima volta nel 1947 dopo il celebre ritrovamento di un UFO a Roswell, nel deserto del New Mexico. Oddio, le ultime vestigia... il film in realtà fa intendere che loro siano i membri originali, ma visto che se così fosse di anni ne dovrebbero avere tra i 90 e i 100 mi permetto di sospettare che almeno un ricambio ci sia stato. Com'è come non è, Obama sta tagliando i fondi all'esercito probabilmente per finanziare corsi di laurea sugli studi di genere, quindi i nostri eroi vengono malamente pensionati e chi si è visto si è visto. Del resto chi lo ha mai visto un alieno? Letteralmente 15 minuti dopo inizia Independece Day, arriva la proverbiale nave madre con le sue navicelle satelliti che come da copione si posizionano sulle principali città del pianeta terra E sulla casa in mezzo al nulla cosmico del Colorado di Patrick, capo della ormai ex squadra speciale. Se qualcuno potrebbe pensare che la priorità in caso di invasione del nostro pianeta da parte di malvagi extraterrestri conquistatori possa essere la distruzione del Pentagono, del Cremlino o della Casa Bianca si sbaglia di grosso: il primo edificio umano ad essere  disintegrato dagli alieni sarà il capanno di merda in cui vive il nostro Patrick e la sua devota moglie. 

La magione del povero Patrick.

Non ci resterà altro che seguire il nostro eroe nel suo viaggio in New Mexico per riunire i vecchi (letteralmente) membri della squadra e andare a mettersi a disposizione del governo per respingere la minaccia aliena e gustarsi una legittima vendetta. Da qui in avanti perde completamente di senso narrare le vicende collegate alla trama dal momento che il film è praticamente fotogramma per fotogramma una riproduzione molto cheap e molto risibile del già citato lungometraggio del 1996 diretto da Roland Emmerich. Quindi aspettatevi il ben collaudato schema narrativo:

1) L'umanità reagisce militarmente. Gliela facciamo vedere noi agli omini verdi!

2) Oh no! Gli alieni hanno degli scudi energetici! L'umanità è spacciata!

3) Ma noi abbiamo la navicella di Roswell! L'umanità ha una speranza!

4) Idea! Trasportiamo una bomba nucleare nella nave madre portandola a bordo con la suddetta navicella. Attenzione! il pratico telecomando in dotazione potrebbe non funzionare, quindi ricordarsi di accludere alla navetta un membro aggiuntivo bramoso di sacrificarsi per il successo della missione. L'umanità è determinata alla vittoria!

5) Finale con battuta e risatona di gruppo nonostante il pianeta e la società siano completamente distrutti. L'umanità non perde mai il senso dell'umorismo.





Ragazzi, ma che bello è vivere negli anni '20? Se quelli del secolo scorso erano considerati "gli anni ruggenti" quelli del duemila possono essere considerati probabilmente "gli anni scoreggianti", vista l'enorme quantità di materiale fecale facilmente fruibile sulle principali piattaforme di streaming a prezzi irrisori. Non fa eccezione questo carinissimo "Exterminators" che pur essendo un decisamente banale film di azione/fantascienza svetta di una buona spanna sopra i competitors per una realizzazione tecnica totalmente imbarazzante e a tratti da scompisciarsi dal ridere. Purtroppo rendere per iscritto tale e tanta sciatteria non è mai facile: stiamo parlando della computer grafica più basilare che io abbia visto da lungo tempo, condita con veri e proprio errori tecnici come oggetti che compaiono dal nulla tra un fotogramma e l'altro. Cercherò di graziarvi di qualche immagine durante la recensione, ma vi assicuro che gli screenshot non rendono giustizia al prodotto video! Dovreste decisamente vedere queste animazioni in movimento! 



Comparto tecnico a parte comunque il buon "Exterminators" non scherza neanche quando si tratta di trama e sceneggiatura: troveremo più di un buco, rattoppato in 30 secondi da una frase ad effetto. Buon esempio di questa pratica è la citazione con cui vi ho omaggiato ad inizio recensione, che ora andremo a contestualizzare. 

Pheeeega i rettiliani

Per qualche strano motivo, nonostante i ripetuti fallimenti inanellati dall'aeronautica militare, i nostri eroi decidono di fronteggiare le navicelle aliene utilizzando nuovamente i jet a disposizione nella grande nonché unica base militare rimasta, a Roswell. I nostri eroi sono un po' tipo l'A-team, quindi in effetti c'è un tizio che "sa pilotare praticamente qualsiasi cosa". Concesso. Affermato ciò, i compagni di squadra che lo accompagneranno in questa missione pseudo suicida sanno a quanto ne sappiamo noi noi spettatori a mala pena guidare un'automobile. Come la risolviamo? "Sai pilotare un F-22 Raptor?" "Beh, non può essere così difficile...". Frase che di per sé conferma che no, il soggetto non sa affatto pilotare un F-22 Raptor, ed inoltre fa passare come triviale qualcosa che di per sé ha un coefficiente di difficoltà elevatissimo e che per essere padroneggiato necessita di anni ed anni di esperieza e un altissimo livello di formazione. Visto che sono tutti ottuagenari nella squadra potevano inventarsi qualsiasi cazzata tipo "In Vietnam lanciavo napalm sui bambini dal mio F-111, non sarà poi così diverso". Ma del resto perché perdere l'ennesima occasione per buttare tutto in caciara?


Si, anche io me lo ricordavo diverso l'UFO precipitato a Roswell

Questo film ha indubbiamente del potenziale, e riesce a risultare patetico in una maniera che noi psicopatici appassionati di B-movies possiamo ritenere sana. Tuttavia, non ritengo si tratti di una pellicola memorabile. Ci vuole quel qualcosa in più per meritarsi un voto sopra il 90 con il tirchio Imrahil. Nello specifico tendo a dare un voto così alto solo alle pellicole dall'abisso che mi fanno rispondere "Sì" alla domanda "Lo riguarderesti, prima o poi?". L'amara realtà è che preferirei assistere ad una vera invasione aliena con conseguente fine del dominio dell'uomo sulla Terra che rivedere di nuovo questa porcheria. 

Però mi è piaciuto, lo giuro!

Recensito da: Imrahil


TRASH: 88/100
Noia: 64/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 97/100
Presunzione della regia: 62/100
Incompetenza degli attori: 81/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Un cartone della Dingo Pictures con l'audio in sotto fondo di Independence Day.

1 agosto 2023

ROBIN, FRECCE, FAGIOLI E KARATE' (Aka Storia di arcieri, pugni e occhi neri)


Di Tonino Ricci. Con Alan Steel (Sergio Ciani), Cris Huerta, Victoria Abril, Iwao Yoshioka, Eduardo Fajardo, Rafael Abaicìn. 
ITALIA-SPAGNA / 1976 / Arco-Films

Storia di arcieri, pugni e occhi neri (1976) on IMDb

"C'erano un tempo e ci sono anche adesso, benchè l'aspetto non sia più lo stesso, potentissimi e ricchi signori che seminavano ingiustizie e terrori. Ma Robin Hood, con freccia tagliente, li combatteva aiutato dalla gente, e i prepotenti non ridevano più quando dovevano andare... a fare in cù. Come centrino poi fagioli e karatè... è una sorpresa e lo vedrai da te!" 

Per voi inurbani ecco la parafrasi di questo gaio sonetto in rima baciata con cui gli sceneggiatori ci augurano una buona visione: questo film su Robin Hood fa un sacco ridere perchè ci sono delle esilaranti battute volgarotte. I fagioli e il karatè non centrano un cazzo ma ce li abbiamo messi lo stesso. Visto? Poi dicono che il liceo classico non serve a nulla...
Il malvagio ed effemminato barone di Nottingham (ma non era lo sceriffo? vabè...) come da tradizione letteraria odia il popolo ed è assetato di potere. Cotanta è la sua prepotenza da voler catturare e uccidere il beneamato duca Alan che a buon diritto reclama la contea di Nottingham. Robin Hood, quasi per caso, incontrerà e salverà la sorella di Alan e pur di scoparsela cercherà un modo per liberare il duca con l'aiuto della sua banda di bricconi. Tanto notevole quanto immotivato il fatto che in questa allegra compagnia di ribaldi sia presente tale Fra' Moikako, un sedicente monaco cappuccino giapponese esperto di arti marziali ed amico di Frate Tuck. Siamo alla metà degli anni '70 e il Duo Padano cantava "Il pianto di Zambo", quindi aspettiamoci per lo meno che il buon frate del Cipango parli come nelle barzellette in cui viene rappresentato un orientale, cercando di costruire frasi con il maggior numero di "erre" possibile al fine di risultare comico. Guadagniamo costui, perdiamo personaggi fondamentali per le vicende di Robin Hood come Little John e Lady Marian dei quali nell'epopea di Tonino Ricci non vi è alcuna traccia. Tra assalti nella foresta più spoglia ed arida che io ricordi, tornei di tiro con l'arco volti a scovare Robin Hood (Si, proprio come nel cartone animato Disney uscito tre anni prima), grandi mangiate nobilitate da squassanti rutti, risse e battute non divertenti, l'annoiato spettatore verrà trascinato stancamente verso l'epilogo scontato nonché sull'orlo della depressione reattiva.

"Mi scusi, vuole sedersi?"


Quasi tre lustri prima di Mel Brooks e del suo "Robin Hood: Men in Tights", il bel paese decide di rivisitare in chiave comica la storia del più famoso arciere del mondo. Un ormai attempato Alan Steel, veterano dei vari Maciste, Sansone, Ursus ed Ercole, mette la tunica in naftalina per indossare la calzamaglia verde (e la cravatta da sceneggiatore!) e partecipa attivamente alla nascita di questo incommentabile guazzabuglio. Non è chiaro se il film debba essere una commedia, un'avventura o qualunque cosa ci sia in mezzo. Un bel minestrone che cerca di unire i generi più in voga degli anni '70, ovvero il film-scazzottata alla Bud Spencer e Terence Hill, la commedia quella di bassissima lega e il filone della cinematografia di Bruce Lee. Quello che è certo è che fallisce su tutta la linea. Il buon Sergio Ciani è vecchio e si vede, benchè cerchi di nascondere le rughe con un ridicolo pizzetto color platino. L'idea di infilare un karateka in un film su Robin Hood è assurda di per sè, ma vale la pena spendere due parole sull'interprete Iwao Yoshioka, esperto di arti marziali che ha costruito tutta la sua carriera cinematografica in Italia, inclusa la celebre miniserie "Sandokan" con il magnetico Kabir Bedi. Yoshioka aveva già distribuito qualche calcio rotante due anni prima sempre sotto la direzione di Tonino Ricci nello spaghetti-western "Storia di karatè, pugni e fagioli". Un titolo praticamente identico a quello di cui stiamo parlando in questa sede e che ci fa intuire che Ricci avesse l'intenzione di creare una sorta di filone dedicato al cinema "di botte e fagioli", ambientando ogni film in un differente contesto. Ma gli dei del cinema sono talvolta giusti, e a quanto pare l'orrida saga si è fermata solo a due lungometraggi. 

"Plego, libelale me, io pligionielo"


Dal momento che il film è stato girato in Spagna e per di più in estate, assisteremo inoltre alla più patetica e sciatta foresta di Sherwood mai rappresentata nella storia del cinema, con tanto di macchia mediterranea, alberi radissimi, gran polveroni e sole che spacca le pietre. Recitazione assurda, ben oltre la commedia dell'arte, quasi da teatro Kabuki, tanto esasperate ed esagerate sono le espressioni degli attori. Non mancano gli effetti sonori da cartone animato aggiunti in post produzione per un sicuro effetto comico (avete presente? fiiiiiiiiiiuuuu, quaquaquaquaaaa, bonk, boing boing...). Inutile dire che se scopri di aver bisogno di faccette, boccacce e degli effetti sonori buffi, vuol dire che la scena in sè non fa ridere e stai perdendo in partenza. Si salva forse la performance seppur caricaturale di Cris Huerta (Fra' Tuck), ben noto caratterista spagnolo che appare in numerose produzioni, soprattutto western. Interessante il cammeo a fine film della "gigantessa" Francesca Romana Coluzzi, che giusto prima dei titoli di coda darà una ripassata a tutta la banda, cinesino incluso. Per il resto, ridatemi Franco e Ciccio. E di corsa.

Ah, la ridente ed impenetrabile foresta di Sherwood


Taluni narrano addirittura che il film sia inedito in Italia. Quel che è certo è che in Spagna gode di un vasta ed immotivata popolarità. Jajajaja! Que divertido! En passant, in Spagna il film si intitola "...Y le llamaban Robin Hood", ovvero "...Lo chiamavano Robin Hood". Furbacchioni! 

Recensito da: Imrahil

TRASH: 82/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 74/100
Presunzione della regia: 16/100
Incompetenza degli attori: 81/100



SE TI PIACE GUARDA ANCHE: fatti un favore e guarda "Robin Hood - Un uomo in calzamaglia" 

27 luglio 2023

PIXEL DALL'ABISSO: I Peggiori videogiochi basati su film di successo (Parte II)

Almeno per una volta non perdiamoci troppo in chiacchiere, e gettiamoci a capofitto nella seconda parte dei videogiochi quelli brutti brutti basati su ben note produzioni Hollywoodiane! Nel caso ve la foste persa, la prima parte la trovate qui.

a cura di: Imrahil

Charlie's Angels
Anno: 2003
Genere: Picchiaduro a scorrimento
Sviluppatore: Neko Entertainment/Ubisoft
Piattaforma: PlayStation 2, Game Cube
Metacritics: 23/100 (GC)

"Pensate che la struttura di gioco è talmente rigida che non è possibile nemmeno tornare indietro, una volta che la telecamera si è spostata in una visuale più avanzata" Spaziogames.it

I picchiaduro a scorrimento nell'epoca delle due dimensioni avevano conosciuto un vero e proprio boom. Con l'avvento delle tre dimensioni non dico che essi perdano di senso, ma è necessario considerare che ora non si picchia solo avanti/indietro/alto/basso, ma potenzialmente si può sferrare colpi su 360 gradi (il che diventa praticamente impossibile senza un sistema di targeting del nemico) e bisogna gestire la telecamera su più assi. Un vero e proprio incubo per uno sviluppatore alle prime armi. Premesso ciò, il gioco ben si guarda da seguire le vicende del film da cui è tratto, proponendo una storia originale (pacco) e le nostre tre eroine che in realtà sono dal punto di vista del gameplay totalmente indistinguibili tra loro. Non un singolo aspetto di questo gioco si salva, ma quello più criticato è di gran lunga l'intelligenza artificiale dei nemici, ridotti a inutili simulacri senza cervello che si gettano beceramente contro il giocatore incuranti di qualsiasi cosa, ivi inclusi eventuali ostacoli. Mettiamoci anche problemi di collisioni e muri invisibili, consueti nelle produzioni a basso budget di questo periodo storico ed il fallimento è servito. Potremmo anche discutere su quanto potesse aver senso spendere tempo e risorse per far uscire un gioco sulle Charlie's Angels in un settore merceologico che a inizio 2000 era stra-dominato da uomini, senza contare che la tecnologia disponibile all'epoca non permetteva neppure di valorizzare più di tanto le prorompenti forme delle protagoniste.





March of the Penguins
Anno: 2006
Genere: Puzzle
Sviluppatore: DSI Games
Piattaforma: PlayStation 2, Game Cube, Nintendo DS, Gameboy Advanced
Metacritics: 34/100 (DS)

"Come i cuccioli di pinguino morti che compaiono nel docufilm, questo gioco è freddo e privo di vita." IGN

Ragazzi siamo nel 2006, sono appena usciti Gears of Wars, Zelda: Twilight Princess e Oblivion, e noi siamo ancora qui a giocare a Lemmings con le texture di dei cazzo di pinguini. Tra l'altro Lemmings è senza dubbio alcuno una pietra miliare della storia del videogioco, ma è anche un titolo molto difficile per un bambino, che in teoria sarebbe il target di questo prodotto. Evocativo il documentario, simpaticissimo Fiorello, per carità, ma non lamentatevi se vostro figlio poi lancerà il controller o il suo Nintendo DS dritto dritto nella vostra TV al plasma.





Aliens: Colonial Marines
Anno: 2013
Genere: Sparatutto/Survival Horror
Sviluppatore: Gearbox Software/SEGA
Piattaforma: Windows, PlayStation 3, Xbox 360
Metacritics: 43/100 (PS3)

"Rimuovendo il nome "Alien" dal titolo, quello che rimane è solo uno sparatutto senza motivo di esistere". The Game Informer

Il franchise "Alien" vanta un lunga tradizione di trasposizioni videoludiche di qualità medio-alta e di ottimo successo commerciale. Fa quasi strano vedere un titolo del genere in lista, ma l'amara realtà è che se lo merita grandemente. Anzi, non è da escludere che tutto l'astio e le risate involontarie che si è attirato "Aliens: Colonial Marines" siano in gran parte dovute alle alte aspettative che il pubblico aveva. In realtà già la Gearbox stava fin dall'inizio puntando in basso, sperando di cavarsela con il compitino. Dopo un'attesa straziante (12 anni di sviluppo) venne fuori un loffio clone di Call of Duty con missioni ripetitive e nel quale tutta la componente "horror" era vanificata dall'intelligenza artificiale a dir poco approssimativa degli Xenomorfi. Zero esplorazione e dopo pochi minuti di gioco tensione bassissima, il che per quello che dovrebbe essere un gioco horror è abbastanza invalidante. Interessante la scelta di non affidarsi al motion capture per la generazione delle animazioni: belli artigianali ci piacciono i giochi, vero? Evocativo, peccato che nell'epoca in cui perfino i giochi per gli smartphone utilizzano il motion capture per creare animazioni fluide e credibili vedere i personaggi muoversi legnosamente come se si stesse giocando a Quake 2 fa un po' cascare le palle. In ogni caso, tutti a criticare ma intanto un milione e 300 mila copie vendute al 2013. Successo quindi, benchè attribuibile esclusivamente al fascino dell'ambientazione e del mondo creato da Dan O'Bannon. 





Fast & Furious: Showdown
Anno: 2013
Genere: Simulatore di guida
Sviluppatore: Firebrand Games/Activision
Piattaforma: Windows, PlayStation 3, Xbox 360, Wii U, Nintendo 3DS
Metacritics: 21/100 (PS3)

"L’unico motivo che potreste avere per acquistare questo gioco è fare un dispetto alla persona a cui lo regalate."
Mondoxbox.com

Alla Activision devono per un attimo essersi dimenticati che la nicchia degli appassionati di corse automobilistiche arcade fissati col tuning era già occupata da giusto una decina di anni da un certo franchise semi sconosciuto chiamato "The Need for Speed", della piccola ed insignificante software house chiamata "Electronic Arts". Ciò nonostante, forti del "ma tanto ci mettiamo degli elementi da gioco di ruolo e ci mettiamo una storia collegata con Fast & Furious 6", la casa di Sunnyvale si è lanciata in questo progetto, terzializzando lo sviluppo ad un gruppo di sviluppatori inglesi specializzati in giochi di guida. Per console portatili. Chissà, forse è proprio a causa dell'ambito di provenienza degli sviluppatori che l'impostazione dei comandi è completamente illogica. Aggiungiamo alla ricetta anche un comparto grafico che potremmo definire datato, per non dire in estremo ritardo rispetto alla concorrenza e mescoliamo per bene. La gestione della fisica, e ciò in in gioco principalmente di guida è se vogliamo ancor più grave, è assolutamente delirante: autoarticolati che decollano come se pesassero pochi grammi e fiammanti supercar magari pure tutte assettate che manovrano con l'agilità di una betoniera piena di cemento. Mancando i diritti per sfruttare l'immagine di Vin Diesel, non saremo neppure graziati dal vedere la sua lucida pelata riprodotta nella scadente cgi del prodotto. 





Rambo: The Video Game

Anno: 2014
Genere: Sparatutto su rotaie
Sviluppatore: Koch Media / Reef Entertainment
Piattaforma: Widows, PlayStation 3, Xbox 360
Metacritics: 23/100 (PS3)

"Nell'area giochi di una sala bowling intorno al 1997, un cabinato di "Rambo: The Video Game" completo di imponente fucile di plastica unto di patatine e sudore potrebbe essere stato uno dei modi migliori per perdere parecchi dollari. Nel 2014, l'idea di affrontare un gioco da sala giochi completamente scriptato con un controller, sembra un totale spreco di tempo per chiunque" IGN

Eccolo qui di nuovo, il nostro Sly! Era prevedibile che ci saremmo prima o poi incontrati di nuovo. Sapete cos'è uno sparatutto su rotaia? Non ne esistono poi molti, ma di solito li trovate nelle sale giochi, corredati di enormi pistoloni con cui tartassare lo schermo di proiettili. In questo tipo di giochi tu non muovi il personaggio: tu spari e basta, e il 99% del divertimento è dato dall'avere in mano un enorme pistolone. Tolto quello e sostituito da un controller o da un mouse, l'esperienza risulta essere molto diversa. Il gioco era praticamente impossibile su console e quasi triviale su pc. Un festival di tiro al piattello misto a brevi sezioni di quick-time event (sapete, quando per esempio il gioco vi chiede di premere "A" entro un certo tempo) in un tunnel completamente inesplorabile che il giocatore è costretto a subire passivamente. Sarebbe come far uscire oggi Pac-Man e venderlo a 70 euro sul playstation store. Anche sul capitolo della realizzazione tecnica c'è poco da stare allegri: La testa di Rambo è totalmente sproporzionata, ricordando pericolosamente un funco-pop e i cattivoni, siano essi Vietcong o poliziotti, sono tutti uguali tra loro. Menzione d'onore per il comparto audio, grazie al quale raggiungiamo un nuovo livello di pattume grazie ai dialoghi presi direttamente dai film della serie. Intendo, in senso letterale: è stato premuto play su un videoregistratore con la videocassetta di Rambo 2 ed è stato registrato il dialogo di turno con un microfono. In alcuni casi, si sente addirittura l'effetto eco degli altoparlanti. Un prodotto completamente fuori dal tempo.


LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

ARCHIVIO RECENSIONI