28 settembre 2023

KARATE MAN

Di Claudio Fragasso. Con Claudio Del Falco, Stefano Maniscalco, Stefano Calvagna, Anne Garcia. ITALIA / 2022 / Ipnotica Produzioni

Karate Man (2022) on IMDb

Non potevamo mancare di recensire l’ultima opera del maestro Claudio Fragasso, figura iconica del cinema horror trash italiano, creatore di capolavori immortali ivi recensiti o per lo meno citati come Virus, I Sette Magnifici Gladiatori, Rats, Zombi 3, La Casa 5, Non Aprite Quella Porta 3, Troll 2 (rimanete sintonizzati!) e Operazione Vacanze.  Seppur orfano del suo compagno di mille birichinate, ovvero Bruno Mattei, Fragasso alla veneranda età di 72 anni non ci pensa neanche di andare in pensione e ancora gliel’ammolla, come direbbero n’aaa capitale.

Claudio è un karateka che lotta segretamente da anni contro il diabete mellito di primo grado, fin quando un giorno, nella finale dei mondiali di karate, viene sconfitto dal suo amico Stefano che lo manda pure in coma. Claudio dovrà quindi affrontare una lunga riabilitazione per riprendersi il titolo, riconquistare l’amore della sua donna e pure il suo centro sportivo.

Come avrete intuito, la trama è chiaramente di una banalità sconcertate, identica ad altri mille film del genere sportivo, marzialesco o pugilistico, quindi, non vale neanche la pena soffermarcisi più di tanto, anche se un twist imprevisto mi ha onestamente sorpreso.

Trattasi di un prodotto che, nonostante l’immarcescibile spirito underground di Fragasso, puzza lontano chilometri di pomeriggio di canale 5. L’impostazione sciatta e didascalica di alcune scene più che ricordare Rocky e Karate Kid sanno di Centovetrine e Gli Occhi del Cuore, o ancora meglio di Alex L’Ariete. Il filone narrativo dei problemi economici e amorosi di Claudio è lo specchio della fiction melodrammatica d’accatto, condito da dialoghi ridicoli, faccette buffe e recitazione oratoriale.

A tal proposito, dobbiamo precisare che il protagonista, Claudio Del Falco, è campione del mondo di kick boxing e campione di arti marziali nella vita vera, seppure abbia una discreta esperienza cinematografica alle spalle. E lui, tutto sommato, fa pure una buona figura, così come Stefano Calvagna, nel ruolo dello spietato maneggione Pericle. Calvagna in questo contesto mi ha ricordato Massimo Coda, l’attaccante ora in forza alla Cremonese. Non perché gli somigli, ma perché Coda in serie B segna 20 gol a stagione, mentre in serie A non segna manco con le mani. Così come Coda, Calvagna in questo contesto sembra Al Pacino, mentre in un film normale…beh non ci sarebbe neanche.

Non me la prendo troppo con Stefano Maniscalco, il rivale-amico di Claudio, in quanto anche lui di professione fa il karateka e non l’attore, anche se sembra il fratello segreto di Fabrizio Corona. Difficilmente scusabili invece l’allenatore, tale Marco Aceti e soprattutto l’interesse amoroso di Claudio, Anne Garcia. Brasiliana e bellina, per carità, ma legnosa quanto un tavolo di tortura medievale ed espressiva quanto un vaso di coccio.

Il buon Fragasso ci delizia inoltre con una delle specialità della casa, ovvero il furto. All’inizio e alla fine vediamo immagini di archivio di veri incontri di karate, mescolati goffamente con due telecronisti -che erano chiaramente in uno scantinato e che parlano come Qui, Quo, Qua, concludendo a vicenda le frasi dell’altro- e con gli incontri di Claudio.

Alcune sequenze a dir la verità sono anche quasi credibili, peccato che Fragasso abbia voluto mettere il suo tocco di genio inserendo a caso delle immagini sgranate di un pubblico di un enorme concerto con i telefoni in mano che chiaramente non c’entra un cazzo con tutto il resto. Notevoli anche le sequenze in cui Claudio “comunica” con il padre scomparso che gli ricorda i fondamenti del karate, con uno sfondo psichedelico buddista, un pipistrello e filmati a 10 frame al secondo di lottatori giapponesi che spaccano cose con la testa.


E non ci dimentichiamo dei “cattivi” del film, volutamente (?) così sopra le righe da apparire esilaranti: lui con il buco alla trachea, lei un troione inguardabile e la nipotina hacker conciata come una goth sfigata anni ’90, talmente fuori contesto da sembrare provenire da un altro pianeta.

In chiusura diciamo che l’ora e venti di Karate Man passa abbastanza in fretta, tutto sommato non ci si annoia e regala diverse risate; se siete pure appassionati di arti marziali, alcune sequenze di allenamento e combattimento potrebbero piacervi parecchio, in quanto comunque realistiche e solo occasionalmente rovinate dal fast forward in stile Ridolini.


Fonti non ufficiali parlano di circa un milione di dollari di budget, a fronte di un incasso in sala di 2900 euro. Sì, Fragasso ancora gliel’ammolla.

Ah! Musiche (atroci) di Demo Morselli. 


Recensito da: Vidur


TRASH: 87/100
Noia: 42/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 83/100
Presunzione della regia: 56/100
Incompetenza degli attori: 91/100

 






22 settembre 2023

CHI E' SEPOLTO IN QUELLA CASA? (Aka House)

Di Steve Miner. Con William Katt, George Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Mary Stävin, Michael Ensign, Susan French. USA / 1985 / New World Pictures

House (1985) on IMDb

Il veterano di guerra diventato autore di libri horror Roger Cobb (William Katt) è nel pieno di una vera e propria crisi esistenziale. Cavalcando l'onda del successo dei suoi primi romanzi, Roger sta cercando di concentrarsi, contro il parere di tutti, sulla scrittura delle sue terribili esperienze vissute in Vietnam. Tuttavia, è vittima del blocco dello scrittore e di un pizzico di disturbo da stress post traumatico che lo rende non proprio regolare come un orologio svizzero. Come se non bastasse sta ancora metabolizzando la scomparsa del figlio e il divorzio dalla bella moglie. Il destino interviene presto quando la zia di Roger si suicida inaspettatamente e lui diventa l'unico erede della sua tenuta. Inizialmente intenzionato a venderla, il nostro protagonista decide invece di trasferirsi lì e concentrarsi sulla redazione del suo libro, sperando di aver trovato l'ambiente giusto per proseguire la stesura. Tuttavia le tanto agognate solitudine e tranquillità si riveleranno impossibili da ottenere, complici un vicino ficcanaso e soprattutto una moltitudine di minacce soprannaturali, tra cui attrezzi da giardino volanti e un nutrito caravanserraglio di mostri.



Pensavo di trovarmi di fronte ad un banale seguito apocrifo della sconfinata saga delle case maledette, invece mi ritrovo in compagnia del buon Ortnid a vedere un filmetto piacevole e da un ritmo discreto, un po' a cavallo tra l'horror e la commedia. Ed in effetti a ben guardare vanta natali nobili, o per lo meno "borghesi". Produttore esecutivo il grande Sean Conningham, niente meno che il regista di "Venerdì 13". Impossibile guardando questa pellicola non pensare al ben più celebre cult "The Evil Dead", da cui il film prende un po' più che un'ispirazione: lo spirito è decisamente quello, e ciò non è necessariamente un male. Il prodotto è realizzato con una cura discreta, presentando un mix di mostri animatronic e di pupazzi ripresi in stop-motion. Questi ultimi tra l'altro portano la firma di Mark Sullivan, forse due delle mani più capaci dell'epoca e famoso per aver lavorato a titoli del calibro di Robocop, il remake di Blob, Ghostbusters II e Hook - Capitan Uncino (quest'ultimo, en passant, gli valse la nomination agli Oscar per gli effetti visivi nel 1992), Il risultato è nel complesso gradevole, seppur con qualche incertezza. Il punto debole del film è probabilmente la trama, che pur non essendo  lineare ci è sembrata un po' incerta e leggerina.




[SPOILER]

Attraverso brevi flashback e dialoghi esplicativi, scopriamo che il figlio di Roger, Jimmy, è misteriosamente scomparso mentre giocava nella piscina della casa. Il protagonista dopo aver visto ciò che la casa è in grado di fare si convince a buon diritto che il piccolo Jimmy sia ancora vivo e che sia stato in qualche modo "rapito" dalle entità soprannaturali che in essa dimorano. Coraggiosamente, il provetto papà svolgerà l'intreccio, grazie anche agli indizi lasciati qua e là dalla defunta zia, e si getterà nella parte "nascosta" della casa, ovvero quella che affaccia su un'altra dimensione. Nel finale del film scopriremo che il vero colpevole di tutte le disgrazie di Roger è "Big Ben", un commilitone di Roger durante gli anni del Vietnam. Lo spirito di Ben incolpa Roger per averlo lasciato indietro per essere torturato e ucciso dai Vietcong ed è desideroso di vendicarsi dalla tomba! Ciò porta infine a uno scontro culminante in cui Roger dovrà affrontare le sue paure, imparare a perdonarsi e trovare il modo di scongiurare l'entità Ben stavolta per sempre. In definitiva, volendo rispondere alla domanda dell'incommentabile titolo italiano: chi è sepolto in quella casa? Un cazzo di nessuno.

[FINE SPOILER]

Cucù


Questo "cattivone" o mostro finale che dir si voglia è forse la cosa che ci ha convinto meno di tutto il film. Seppur terribile il suo destino ci è sembrata una motivazione un po' moscia per organizzare una tale persecuzione soprannaturale, senza contare che non viene mai spiegato come questa normalissima persona sia stata in grado di ottenere un tale potere. Negli sviluppi finali il film sembra volerci suggerire che tutti questi mostri, ed in particolare Ben, siano in realtà il frutto della mente malata di Roger, alimentata dal suo senso di colpa che rende questa particolare apparizione come quella principale. Tutto molto bello e pure plausibile, se non fosse che questa teoria è smentita da tutto il resto del film: I mostri possono essere visti da tutti i personaggi e il figlio Jimmy e veramente scomparso. Un bel buco, difficilmente perdonabile in una produzione tutto sommato di una certa qualità. Veniamo compensati dalla brillantezza del film, mai noioso e di grande intrattenimento. Nel complesso, una visione piacevole.  

Recensito da: Imrahil


VOTO CLEAN: 72/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La Casa di Sam Raimi

15 settembre 2023

MIAMI GOLEM

Di Alberto De Martino. Con David Warbeck, Laura Trotter, Loris Loddi, John Ireland, Giorgio Favretto. 1985 / Italia -USA / Filmustang

Invasion Roswell (2013) on IMDb

Alberto De Martino non è un nome nuovo su Pellicole dall’Abisso; è stato un onesto mestierante che negli anni ’60 si è dedicato principalmente ai peplum e agli spaghetti western, per poi virare su horror e fantascienza negli ultimi anni di attività. Su queste pagine virtuali ci siamo occupati del mitologico Uomo Puma e di 7, Hyden Park: La casa maledetta. Il qui presente Miami Golem non raggiunge né le esilaranti vette trash del supereroe con i mocassini, né la dignitosa mediocrità di Hyden Park, ma rimane in quel triste limbo di schifo poco divertente e molto frustrante.

Un giornalista TV di Miami viene inviato presso un'università locale per confezionare un servizio su un professore che sta clonando una cellula dal DNA trovato all'interno di un meteorite; si ritroverà coinvolto in un’avventura con malvagi uomini d’affari, alieni telepatici e un feto birichino.

Filmaccio infame, noioso, inutilmente complicato e infarcito di una serie di cose totalmente senza senso, a partire dalla premessa. Già di per sé l’idea di clonare una cellula a caso trovata su un meteorite non sembra proprio brillantissima, poi il fatto che per farlo si debba unire astrofisica e ingegneria genetica è ancora più risibile. Si scopre in seguito che in questa cellula risiede del materiale organico appartenente ad uno spietato e potentissimo essere alieno, di cui un gangster vuole impadronirsi per distruggere il mondo. 


Ci sono anche dei messaggi sublimali a forma di proiezioni astrali provenienti dagli etruschi di Atlantide. O qualcosa del genere.

A fermarlo ci penserà il reporter di cui sopra e una bionda che è anche un po’ medium (cit.) che con la sola imposizione delle mani (cit.) riesce a comunicare con degli alieni. Ad interpretare il reporter è David Warbeck, solido caratterista del bis transitato in un milione di merdate contrappuntate da qualche isolato gioiello come …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà di Fulci e Quella Villa in fondo al Parco. Probabilmente la consapevolezza di stare girando una delle peggiori boiate della sua fulgida carriera, hanno portato Warbeck a recitare con una legnosità e un disinteresse quasi insostenibile. Fa un po’ meglio la sua compagna di sventura Laura Trotter, anch’essa specializzata in film di genere e che per lo meno ci delizia con un nudo frontale integrale che definire gratuito sarebbe un pallido eufemismo.


 Ma sta roba è passata su Italia 1??? Come e quando???

Qualche spunto divertente in realtà c’è. Il primo è quando il reporter viene assaltato ad un elicottero in piena campagna, lui si difende a pistolettate, fino a quando passa per caso uno scuolabus guidato da due neri vestiti da anni 30’, uno dei quali gli dice qualcosa del tipo “ehi, fradello, non si sbara ad ucello con grandi ali”. Il secondo è quando gli alieni devono comunicare col reporter: per non spaventarlo o molto più probabilmente per risparmiare sul budget, lo faranno prendendo possesso del corpo del giornalista stesso, con una sorta di effetto caleidoscopico di tragica povertà. 

E infine c’è il feto, il famoso golem. In realtà la creatura ha quell’aspetto pupazzoso inquietante e ridicolo il giusto (e del resto dietro c’è un certo Sergio Stivaletti) ed è un peccato che venga tirato fuori solo negli ultimi dieci minuti di film. 

Il feto che vuole distruggere l'universo e....

...l'intrepido reporter che lo salva.

A sua parziale difesa, De Martino sostenne che la produzione gli aveva impedito di lavorare sul montaggio finale e che quindi disconosceva la paternità del film. Può essere, ma l’imbarazzante sceneggiatura era comunque sua, così come una regia sciatta e impiegatizia. Gli va comunque ascritta una certa lungimiranza: avendo subodorato l’imminente declino del cinema di genere italiano, lasciò la regia proprio dopo questo mezzo aborto per dedicarsi al doppiaggio e all’adattamento. 

In ogni caso, ora che sapete che il film ha fatto schifo anche al regista stesso, avete tutti gli elementi per decidere saggiamente di rimanerci alla larga.


Recensito da: Vidur

TRASH: 67/100

Noia: 82/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 78/100

Presunzione della regia: 46/100

Incompetenza degli attori: 83/100

9 settembre 2023

RETROSPETTIVE DALL'ABISSO: The Asylum (Parte II)

Continuiamo il nostro viaggio nel "Manicomio" di Hollywood. Se te la sei persa, trovi la prima parte qui.

a cura di: Imrahil 


LE CAUSE LEGALI

«Io non voglio abbindolare nessuno, sto solo tentando di vedere realizzati i miei film. Molti fanno tie-in tutto il tempo, solo che lo fanno in modo più sottile; un altro studio potrebbe fare un film con giganteschi robot in coincidenza della pubblicazione di Transformers e chiamarlo "Robot Wars". Noi chiameremo il nostro Transmorphers» 
David Latt

Ecco a voi un incattivito Transmorpher (è pure difficile da scrivere)


Come potrete immaginare, dedicarsi alla realizzazione di mockbusters è dal punto di vista legale come correre contromano in autostrada, ma David Latt non è certo uno sprovveduto. Infatti non è propriamente corretto dire che i film della Asylum siano delle riproduzioni pari pari del film a cui si "ispirano": la maggior parte delle volte il film (o per lo meno la trama) non centra assolutamente nulla con il corrispettivo film di successo, il che pone The Asylum in una forma di protezione dalle cause che inevitabilmente colpivano gli studi californiani. La difesa di Latt era tanto semplice quanto impenetrabile: "Non è lo stesso film, parla di tutt'altro, è una vera sfortuna che i titoli siano così simili. Anzi, siete voi che state danneggiando me! Il mio film è uscito prima!". Le cause comunque fioccano a destra e a manca, ma molto raramente si giunge ad una seria condanna, ed il più delle volte l'Asylum se la cava apportando minime modifiche al titolo. Negli Stati Uniti è sufficiente usare un sinonimo. E' il caso di American Warship del 2012, che si sarebbe dovuto chiamare "American Battleship" e faceva il verso al già pessimo "Battleship" della Universal Pictures. Fantastico il triplo salto carpiato fatto dagli avvocati della Asylum in occasione dell'uscita del film "Lo Hobbit" diretto da Peter Jackson: La casa di produzione venne citata in giudizio da tre colossi (Warner Bros., New Line Cinema e Metro-Goldwyn-Mayer) in vista della produzione dell'ennesimo mockbuster, che si sarebbe dovuto chiamare "Age of the Hobbits". Questa volta non bastò dire in tribunale che gli "Hobbit" di cui si parla nel film della Asylum non sono ispirati a quelli di J.R.R. Tolkien, e venne emanato un ordine restrittivo per impedirne l'uscita. Poco male; il titolo venne cambiato in "Clash of Empires", ammiccando questa volta al film "Scontro tra Titani" (Clash of Titans in inglese) senza apportare alcuna ulteriore modifica, neppure alla locandina. Geniale.

Prima...


...e dopo.


IL SUCCESSO MAINSTREAM: SHARKNADO E Z NATION

«Gli squali funzionano e anche i disastri funzionano. Mettili insieme e ne tirerai fuori qualcosa»
Anthony Ferrante, Regista di Sharknado

Chissà, forse essersela vista così brutta e aver subito per la prima volta una seppur blandissima condanna ha contribuito alla nascita di quello che possiamo considerare il più grande successo della Asylum: il franchise Sharknado. Con questo prodotto la casa di produzione getta la maschera e va in completo all-in: nasce Sharknado, un prodotto completamente originale che la butta totalmente, sfrontatamente in caciara. Basta film copiati con pretese di serietà, basta girare film brutti perchè ci sono poche idee e un budget ridicolo. Ci prendono per il culo perchè facciamo B-Movies? Adesso glielo spieghiamo noi cos'è un vero B-Movie. SBAM! 


Nel 2013 esce finalmente sul canale SyFy questo assurdo film che non ci prova neanche, ma entra nel cuore di un sacco di persone e soprattutto sfonda i confini di quella piccola nicchia di cui parlavamo nella prima parte di questo articolo, e viene letteralmente divorato anche da chi di film di merda non è poi che se ne intenda. La miscela è vincente, perchè il film è totalmente caricaturale, una presa in giro di se stessi che va ad esasperare tutte quelle logiche che rendono tale un film di merda. Il successo, forse per la prima volta in casa Asylum, è planetario. Il film viene addirittura proiettato al cinema in Inghilterra. Nonostante rimanga in sala per una sola notte gli incassi arrivano a 200.000 sterline, che spannometricamente corrispondono al 20% del budget stanziato. Mica male! Seguiranno a questa uscita, con cadenza praticamente annuale, ben cinque sequel, tutti di discreto successo. 

Parliamo di un successo da meritare merchandising e addirittura un Funko-pop.

Non di soli film vive l'uomo, avrebbe detto Gesù Cristo se fosse vissuto nell'epoca dei lockdown e del Covid-19: nel 2014 The Asylum si lancia nel mondo delle serie TV, producendo l'ambizioso e oggettivamente godibile Z Nation. La suddetta serie sbarca su Netflix e, pur essendo sulla carta solo una brutta copia di "The Walking Dead" riscuote un buon successo, questa volta anche con la critica. Ad oggi siamo arrivati a cinque stagioni ed uno spin-off (Black Summer), la cui valutazione complessiva raggiunge un ragguardevole 6,7 su IMDB. 

Considerato lo sfacelo finale di "The Walking Dead", questo Z Nation probabilmente è pure migliore.


LE STAR

Con lo sterminio di film che la Asylum ha fatto uscire (stiamo parlando di qualcosa come 238 lungometraggi in 26 anni) di attori da quelle parti se ne sono visti passare parecchi. Tratto comune di tutti loro ovviamente deve essere il basso cachet per politica aziendale, ma in mezzo a un enorme numero di nullità noteremo un sacco di figure ricorrenti, tra le quali spiccano artisti dimenticati, come la pop star degli anni '80 Tiffany, per non parlare di Graham Greene, co-protagonista di "Balla coi Lupi". Troviamo in alcuni film il ben riconoscibile volto di Machete, Danny Trejo. Perfino Carmen Electra ad un certo punto della sua carriera è finita nel giro della Asylum e si presta come co-protagonista di 2-Headed Shark Attack, in cerca di un tozzo di pane raffermo. Come non citare l'attrice e stuntwoman neozelandese Zoë Bell, uno dei tanti feticci di Quentin Tarantino, sarà la protagonista di "Mercenarie", rivisitazione in gonnella dei mercenari guidati da Sylvester Stallone. E, ovviamente, non può mancare l'immenso e vanesio David Hasselhoff chiamato spesso e volentieri ad interpretare niente popò di meno che sè stesso. 


Possiedimi, David


6 settembre 2023

RETROSPETTIVE DALL'ABISSO: The Asylum (Parte I)



Nel cuore di ogni appassionato di B-Movies c'è un piccolo angolino dedicato a questa sfacciatissima casa di produzione. Per anni questi manigoldi si sono occupati esclusivamente di guardare i trailer trasmessi su "Coming Soon Television" e produrre in tempo record una copia carbone di quanto visto sulla TV satellitare. The Asylum: o la ami o la odi. Sono numerosissimi i film presenti su questo blog che portano la firma di questa casa di produzione, e sono ancora più numerosi i film effettivamente prodotti nei suoi 25 anni di attività. Ripercorriamo insieme la storia interessante di questo underdog del mondo dell'intrattenimento che non solo si rifiuta di finire nel dimenticatoio, ma anzi di anno in anno guadagna seguito e quote di mercato. Riusciranno infine a varcare le soglie del Cinema quello vero?

a cura di: Imrahil



IL DIFFICILE INIZIO

Un bel giorno del 1997 il regista sconosciuto David Michael Latt riuscì a convincere non si sa bene come due top manager della Village Roadshow a lasciare il loro dorato posto dallo stipendio di giada per lanciarsi senza paracadute nella fondazione di una nuova casa di produzione che si sarebbe dichiaratamente occupata di film a basso costo da lanciare direttamente sul mercato home-video. Nasce così The Asylum, un nuovo piccolo astro nell'immenso firmamento di Hollywood. Viene girato il primo film, Killers, e non se lo incula nessuno. Del resto il mercato è saturo, già colossi secolari come la Lions Gate Entertainment hanno creato business units interamente dedicate al comparto direct-to-video e stanno sfruttando il potere del loro marchio per intasare i canali dei maggiori videonoleggi. I primi anni per la Asylum sono indubbiamente duri, ma David Latt non sembra voler mollare l'osso. Per anni si barcamena con le proprie mediocri produzioni originali, raccogliendo le briciole lasciate dagli altri colossi dell'intrattenimento, attendendo nell'ombra un'occasione di riscatto. 


"In the tradition of Tarantino's Reservoir Dogs!"


LA SVOLTA

Giunti infine stancamente al 2005, il colpo di genio: esce la notizia che la Paramount sta lavorando ad un film basato sul romanzo di H. G. Wells "La Guerra dei Mondi", che sarà diretto niente di meno che da Steven Spielberg e avrà Tom Cruise come protagonista. C'è odore di colossal. E David ha buon olfatto, oltre che nessun senso del pudore. Il piano è il seguente: "La trama già la abbiamo, visto che c'è il libro; facciamo in modo di cagare fuori almeno 90 minuti di girato, anche fatto coi piedi, e cerchiamo di uscire in home-video prima ancora che il film di Spielberg sia al cinema. Vedendo il titolo simile, magari qualcuno ci casca." 

Il Signor Latt la faccia da furbetto l'ha sempre avuta..


E ci cascò quello che allora era ancora il leader mondiale del videonoleggio, Blockbuster, che acquistò la bellezza di 100.000 copie del film "War of the World - L'Invasione". E' probabilmente scorretto dire che una catena con presenza ultradecennale sul mercato come Blockbuster si sia fatta fregare da un parvenue qualsiasi; verosimilmente anche loro avevano subodorato l'affare e speravano a loro volta di truffare la loro clientela più gonza. Comunque sia andata, per l'Asylum piazzare 100.000 copie di un qualsiasi loro titolo può considerarsi un successo sfolgorante e quasi insperato. Una buona dose di autostima che definirà i piani futuri per la società.


Infatti da questo momento in poi la casa produttrice si occuperà per anni solo ed esclusivamente di "Mockbusters", ovvero spudorate copie low-cost di film famosi appena usciti al cinema messi a disposizione in DVD ai clienti più sprovveduti. Il processo viene quanto più possibile standardizzato per ottimizzare al meglio le poche risorse disponibili e stare negli stretti tempi previsti per l'uscita del titolo in questione, arrivando a qualcosa di molto simile a quello che si può trovare in una catena di montaggio. Il budget per ogni film è fissato ad un milione di dollari e i tempi di produzione non devono superare i quattro mesi, dallo sviluppo concettuale al prodotto pronto per essere distribuito: Quattro-sei settimane per la sceneggiatura, quattro settimane di pre-produzione e due settimane di produzione. Se ci pensate è straordinario. La produzione è sterminata, basta guardare sul loro sito internet o sulla pagina di Wikipedia

Il fedelissimo Paul Logan, volto ricorrente delle produzioni Asylum fin dai tempi di "Killers". Un tipo alla mano, sono pure suo amico su Facebook.


Manco a dirlo, l'assoluta totalità dei film riportati in elenco sono delle vere e proprie tragedie inguardabili. Tuttavia è proprio la bassa qualità del prodotto finale ad attirare l'attenzione di una nicchia di spettatori non foltissima ma che comunque viene profondamente fidelizzata: sto parlando della stessa nicchia a cui apparteniamo noi di Pellicole dall'Abisso, alla quale probabilmente appartieni anche tu, se stai leggendo questo articolo. In pochi anni The Asylum diventa sinonimo e garanzia di film di merda, con effetti speciali ridicoli e recitazione sciagurata. Terreno fertile per tutti gli affezionati del cosiddetto "so bad it's good". Con il mondo Home-Video in declino, The Asylum ha la lungimiranza di cercare con largo anticipo affiliazioni nel mondo della pay-tv e dei servizi di streaming, suggellando un sodalizio che perdura tutt'oggi con l'emittente NBC tramite il canale tematico SyFy. Saranno trasmessi anche nel Bel Paese tramite il canale Steel disponibile sull'ormai defunto servizio Mediaset Premium. 

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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