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8 aprile 2024

141 A.D Missione in Dacia

Di Octavian Repede, con Alexandru Belciu, Paul Bondane, Alexandru Bornea. Romania 2018

141 A.D. Mission in Dacia (2018) on IMDb
Siamo nel 141 dopo cristo e non tira affatto una buona aria nell’accampamento romano a ridosso del limes dacico. Una cometa ha appena solcato il cielo e quasi tutto l’avamposto, a cominciare dal sudaticcio Prefetto Cornelius Fuffus soffre di una misteriosa malattia che sta decimando la guarnigione.
Per fortuna non tutti i soldati sono stati colti dal morbo, così dopo una dura selezione viene scelto il Centurione Marcus, ovvero il bipede più pigro e svogliato del campo per un’importante spedizione oltre confine.
Tanto tempo prima infatti un tizio, che potrebbe essere un medicus, aveva fatto un disegno su di un foglio di una pianta in possesso di una misteriosa (e disobbediente) popolazione dacica.
Questa pianta, a detta sua, permetterebbe la cura di ogni male.
Tutto a posto quindi, basta mandare il suddetto centurione con un potente esercito di tre legionari (Aquila, Tertius e Nerva) a trovare questa misteriosa (e disobbediente) popolazione delle montagne e fargli riportare indietro questa pianta prodigiosa.

Il medicus che cerca di ricordarsi come si usano le matite
Il medicus che cerca di ricordarsi come si usano le matite

La spedizione, che secondo le pretese del regista dovrebbe durare settimane, ma che chiaramente si protrae per non più di 2 giorni per complessivi 500 metri, si trascina lenta seguendo perennemente lo stesso schema:
  • Il gruppo arriva in un posto (che è poi sempre lo stesso)
  • Il legionario Aquila fa una domanda banale al centurione Marcus, tipo “ dove stiamo andando?
  • Il centurione lo osserva con sguardo spento
  • Non ottenendo risposta un altro legionario mormora “Centurio….”
  •  Il centurione continua a non proferire parola e ad ostentare il suo sguardo beota e perso
  • Il terzo legionario mormora “Centurio…..”
  • Il gruppo riparte e arriva in un altro posto, ripetendo la scena


    Centurio.....

Dopo un paio di ridicole scaramucce con un (disobbediente) popolo dacico a caso e dopo aver perso metà corpo di spedizione (i due legionari di prima) il taciturno centurione arriva in una grotta dove una fanciulla (la principessa dei serpenti o qualcosa del genere) sta riposando con di fianco una pianta.
Il centurione viene morso da un serpente e, senza motivo e molto vigliaccamente, uccide la principessa. Si trova così con una ferita avvelenata insanguinata ed una prodigiosa pianta che cura tutte le malattie fra le mani.
Non ci arriva subito, ma dopo qualche tempo ha la geniale intuizione che forse quella pianta potrebbe salvarlo, ne bruca un po’ e torna all’accampamento. Fine.

Confidavo in meglio, speravo in peggio.
La trama è estremamente semplice ma lineare, i costumi non sono nemmeno fatti male e si sono viste battaglie ben peggiori in questo genere di film, per quanto la scarsità di mezzi a disposizione del regista non permetta evidentemente scene memorabili.
La vera pecca è lo svolgimento, estremamente lento, ripetitivo e noioso, se venissero tolte le scene in cui i soldati scalano la montagna il film durerebbe venti minuti scarsi.
Vedibile ma non troppo.

La "Cima del diavolo", vera protagonista del film


Recensito da: Ortnidus

VOTI

TRASH: 70/100
NOIA: 141 a.d./100
RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 60/100
PRESUNZIONE DELLA REGIA: 75/100
INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 75/100




19 gennaio 2024

CASSIODORO IL PIU’ DURO DEL PRETORIO

Di Oreste Coltellacci. Con Renzo Montagnani, Oreste Lionello, Salvatore Baccaro, Mario Carotenuto, Aldina Martano, Katia Christine. ITALIA / 1975 / CINE CAST

“Cassiodoro Cassiodoro alle donne che cosa faiiii

Ma che hai, dillo anche a noi, perché sospirano sempre così:

AAAAHHH...OPTIME!!!"

Scovato nei meandri di Amazon Prime Video, nascosto in un canale specializzato in film di merda italiani prodotti fra gli anni ‘60 e i primissimi anni ‘90 (il film più recente dovrebbe essere del 1993), chiamato senza tema di ludibrio Cine B-Movie, il qui presente Cassiodoro Il Piu’ Duro del Pretorio -titolo effettivamente divertente- è una classica commedia sexy con ambientazione storica, ovviamente antica Roma, per la precisione epoca Neroniana. Il peplum (o lo sword and sandal come lo chiamano gli ammmericani) è un genere che reputo a suo modo affascinante, forse perché è talmente passato di moda da risultare quasi esso stesso un reperto archeologico di un passato cinematografico estinto.

Cassiodoro l’Etrusco è un soldato a cui piace molto la gnagna e molto poco combattere, ma per un caso fortuito riesce a catturare Vindice, il capo di una tribù barbara ribelle; grazie a questa impresa inizia una breve carriera che lo porterà da centurione a console prima di rovinarsi con le sue stesse mani. Come avrete intuito, l’epiteto di “duro” attribuito a Cassiodoro non si riferisce alle sue doti belliche, quanto alle sue doti amorose che, da buon smargiasso toscano, esibisce ad ogni piè sospinto. Nelle sue avventure Cassiodoro viene accompagnato dal fido Sulpicino da Avellino (un giovane Oreste Lionello) e da uno schiavo gay, il quale dà adito ad una serie sterminata di battute di dileggio che farebbero arrossire anche Biagio Izzo. Ok, Biagio Izzo magari no, diciamo Ezio Greggio.


A livello trash il film parte a razzo con la canzoncina di cui trovate il testo in apertura e una serie di battute come “È veloce il tuo cocchio? Certo, è un due cavalli!” oppure “Bella abbronzatura!”, riferito ad uno schiavo di colore che avrà anche l’onore di pronunciare la battuta “Badrone, l’imperadore chiede sesterzi”, al ché Cassiodoro risponde ovviamente “No, andremo sempre dritto”.

Il resto del film non regge questo ritmo e ad essere obiettivi, la trama in realtà non è neanche malaccio. La storia di questo centurione intrallazzone fissato con le donne e odiatore della guerra è anche interessante (c’è pure un piccolo colpo di scena effettivamente riuscito) e Renzo Montagnani, nel ruolo principale è, come da prassi, fantastico. Al netto di alcune battute atroci che gli fanno pronunciare, centra perfettamente il personaggio mostrando noncuranza, malcelato disprezzo e salace ironia verso la prosopopea dell’Impero Romano e della sua ossessione verso l’esercito.


Peccato che le idee scarseggino, che i personaggi di contorno siano terribili (eccetto Mario Carotenuto nel ruolo di Nerone), che la confezione tecnica sia incredibilmente povera, che la regia sia pigra e scolastica, che il montaggio sia effettuato con le cesoie, che una buona metà del doppiaggio sia totalmente fuori sincro e che le gag siano così brutte che fanno ridere talmente non fanno ridere. Da segnalare anche nell’ordine: la presenza di Salvatore Baccaro -celebre caratterista affetto da acromegalia-, un evidente furto di sequenze da altri film (probabilmente Ben-Hur e/o Spartacus) nelle scene dei combattimenti fra gladiatori e un finale assolutamente assurdo e imbarazzante, con dei cammelli che parlano siciliano (!) e una fuga alla Benny Hill, con tanto di effetto fast forward e musichetta buffa.


Alla regia figura il produttore Oreste Coltellacci, alla sua unica opera dietro la macchina da presa, ma è probabile, come spesso è accaduto, che ad acchitare il tutto in realtà sia stato Aristide Massacesi, co-autore della sceneggiatura. Non per niente vi è una bella quantità di donne discinte, elemento imprescindibile di ogni commediazza sexy all’italiana. Insomma stringi stringi e alla fine la cosa migliore è la musichetta iniziale...Optime


Recensito da: Vidur


TRASH: 77/100

Noia: 57/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 82/100

Presunzione della regia: 28/100

1 agosto 2023

ROBIN, FRECCE, FAGIOLI E KARATE' (Aka Storia di arcieri, pugni e occhi neri)


Di Tonino Ricci. Con Alan Steel (Sergio Ciani), Cris Huerta, Victoria Abril, Iwao Yoshioka, Eduardo Fajardo, Rafael Abaicìn. 
ITALIA-SPAGNA / 1976 / Arco-Films

Storia di arcieri, pugni e occhi neri (1976) on IMDb

"C'erano un tempo e ci sono anche adesso, benchè l'aspetto non sia più lo stesso, potentissimi e ricchi signori che seminavano ingiustizie e terrori. Ma Robin Hood, con freccia tagliente, li combatteva aiutato dalla gente, e i prepotenti non ridevano più quando dovevano andare... a fare in cù. Come centrino poi fagioli e karatè... è una sorpresa e lo vedrai da te!" 

Per voi inurbani ecco la parafrasi di questo gaio sonetto in rima baciata con cui gli sceneggiatori ci augurano una buona visione: questo film su Robin Hood fa un sacco ridere perchè ci sono delle esilaranti battute volgarotte. I fagioli e il karatè non centrano un cazzo ma ce li abbiamo messi lo stesso. Visto? Poi dicono che il liceo classico non serve a nulla...
Il malvagio ed effemminato barone di Nottingham (ma non era lo sceriffo? vabè...) come da tradizione letteraria odia il popolo ed è assetato di potere. Cotanta è la sua prepotenza da voler catturare e uccidere il beneamato duca Alan che a buon diritto reclama la contea di Nottingham. Robin Hood, quasi per caso, incontrerà e salverà la sorella di Alan e pur di scoparsela cercherà un modo per liberare il duca con l'aiuto della sua banda di bricconi. Tanto notevole quanto immotivato il fatto che in questa allegra compagnia di ribaldi sia presente tale Fra' Moikako, un sedicente monaco cappuccino giapponese esperto di arti marziali ed amico di Frate Tuck. Siamo alla metà degli anni '70 e il Duo Padano cantava "Il pianto di Zambo", quindi aspettiamoci per lo meno che il buon frate del Cipango parli come nelle barzellette in cui viene rappresentato un orientale, cercando di costruire frasi con il maggior numero di "erre" possibile al fine di risultare comico. Guadagniamo costui, perdiamo personaggi fondamentali per le vicende di Robin Hood come Little John e Lady Marian dei quali nell'epopea di Tonino Ricci non vi è alcuna traccia. Tra assalti nella foresta più spoglia ed arida che io ricordi, tornei di tiro con l'arco volti a scovare Robin Hood (Si, proprio come nel cartone animato Disney uscito tre anni prima), grandi mangiate nobilitate da squassanti rutti, risse e battute non divertenti, l'annoiato spettatore verrà trascinato stancamente verso l'epilogo scontato nonché sull'orlo della depressione reattiva.

"Mi scusi, vuole sedersi?"


Quasi tre lustri prima di Mel Brooks e del suo "Robin Hood: Men in Tights", il bel paese decide di rivisitare in chiave comica la storia del più famoso arciere del mondo. Un ormai attempato Alan Steel, veterano dei vari Maciste, Sansone, Ursus ed Ercole, mette la tunica in naftalina per indossare la calzamaglia verde (e la cravatta da sceneggiatore!) e partecipa attivamente alla nascita di questo incommentabile guazzabuglio. Non è chiaro se il film debba essere una commedia, un'avventura o qualunque cosa ci sia in mezzo. Un bel minestrone che cerca di unire i generi più in voga degli anni '70, ovvero il film-scazzottata alla Bud Spencer e Terence Hill, la commedia quella di bassissima lega e il filone della cinematografia di Bruce Lee. Quello che è certo è che fallisce su tutta la linea. Il buon Sergio Ciani è vecchio e si vede, benchè cerchi di nascondere le rughe con un ridicolo pizzetto color platino. L'idea di infilare un karateka in un film su Robin Hood è assurda di per sè, ma vale la pena spendere due parole sull'interprete Iwao Yoshioka, esperto di arti marziali che ha costruito tutta la sua carriera cinematografica in Italia, inclusa la celebre miniserie "Sandokan" con il magnetico Kabir Bedi. Yoshioka aveva già distribuito qualche calcio rotante due anni prima sempre sotto la direzione di Tonino Ricci nello spaghetti-western "Storia di karatè, pugni e fagioli". Un titolo praticamente identico a quello di cui stiamo parlando in questa sede e che ci fa intuire che Ricci avesse l'intenzione di creare una sorta di filone dedicato al cinema "di botte e fagioli", ambientando ogni film in un differente contesto. Ma gli dei del cinema sono talvolta giusti, e a quanto pare l'orrida saga si è fermata solo a due lungometraggi. 

"Plego, libelale me, io pligionielo"


Dal momento che il film è stato girato in Spagna e per di più in estate, assisteremo inoltre alla più patetica e sciatta foresta di Sherwood mai rappresentata nella storia del cinema, con tanto di macchia mediterranea, alberi radissimi, gran polveroni e sole che spacca le pietre. Recitazione assurda, ben oltre la commedia dell'arte, quasi da teatro Kabuki, tanto esasperate ed esagerate sono le espressioni degli attori. Non mancano gli effetti sonori da cartone animato aggiunti in post produzione per un sicuro effetto comico (avete presente? fiiiiiiiiiiuuuu, quaquaquaquaaaa, bonk, boing boing...). Inutile dire che se scopri di aver bisogno di faccette, boccacce e degli effetti sonori buffi, vuol dire che la scena in sè non fa ridere e stai perdendo in partenza. Si salva forse la performance seppur caricaturale di Cris Huerta (Fra' Tuck), ben noto caratterista spagnolo che appare in numerose produzioni, soprattutto western. Interessante il cammeo a fine film della "gigantessa" Francesca Romana Coluzzi, che giusto prima dei titoli di coda darà una ripassata a tutta la banda, cinesino incluso. Per il resto, ridatemi Franco e Ciccio. E di corsa.

Ah, la ridente ed impenetrabile foresta di Sherwood


Taluni narrano addirittura che il film sia inedito in Italia. Quel che è certo è che in Spagna gode di un vasta ed immotivata popolarità. Jajajaja! Que divertido! En passant, in Spagna il film si intitola "...Y le llamaban Robin Hood", ovvero "...Lo chiamavano Robin Hood". Furbacchioni! 

Recensito da: Imrahil

TRASH: 82/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 74/100
Presunzione della regia: 16/100
Incompetenza degli attori: 81/100



SE TI PIACE GUARDA ANCHE: fatti un favore e guarda "Robin Hood - Un uomo in calzamaglia" 

28 novembre 2022

LE AVVENTURE DELL'INCREDIBILE ERCOLE (Aka Hercules II)

Locandina di Hercules 2
Di Luigi Cozzi. Con Lou Ferrigno, Milly Carlucci, Sonia Viviani, William Berger, Claudio Cassinelli, Serena Grandi. 1985 / ITALIA / Cannon Films

The Adventures of Hercules (1985) on IMDb

Ricordate com'era finito Hercules di Luigi Cozzi? Neanche io! ma non preoccupatevi tanto le due trame non sono per nulla collegate. O meglio si, ma anche no. Insomma E' COMPLICATO, dopo vi spiego. 

Il sempre catarifrangente Lou Ferrigno nei panni del possente Ercole se la sta spassando in forma di costellazione semi-divinizzata finchè Zeus non ne combina un'altra delle sue: gli altri dei, capeggiati dalla perfida Era, hanno sottratto le sue sette saette e senza di quelle il figlio di Crono è completamente inerme. Inoltre la Luna si sta per schiantare contro la Terra, perchè boh. La lapalissiana soluzione a questo grande problema è quella di precipitare a calci sulla Terra Ercole dandogli dei vaghi indizi su quello che il nostro eroe più o meno dovrebbe fare. L'impassibile Lou Ferrigno e la sua curatissima barba atterrano direttamente a dorso di cavallo convenientemente a non più di venti metri da un uomo vestito da Lessie che viene polverizzato in 10 secondi e che "droppa", proprio come se stessimo giocando a World of Warcraft, la prima delle sette saette di Zeus. 

Il volto soddisfatto di chi non ha capito un cazzo.

Cambio scena - concilio degli dei secessionisti: "Oh no, c'è Ercole adesso come facciamo?" domanda un impensierito Poseidone. "Ma va' tranqui raga" risponde la perfida Era: "l'uomo-leone (sic!) faceva cagare gli altri sei guardiani delle saette fanno molto più brutto di lui". Visto che non ci crede nessuno che gli altri guardiani facciano più brutto dell'uomo-collie, il gran consiglio degli dei ribelli decreta che sarebbe saggio resuscitare il crudele re Minosse, la vecchia nemesi di Ercole; benchè costui nella sua agenda abbia come primo impegno alle 8:00 del mattino "distruggere tutti gli dei" sicuramente li aiuterà ad uccidere il figlio di Zeus, grato di aver ricevuto nuovamente il dono della vita. Nel frattempo il nostro eroe non ha perso il suo charme e gira sottobraccio con Milly Carlucci e Sonia Viviani (la segnaliamo per le sue preziose performances in "KZ9 - Lager di Sterminio" di Bruno Mattei e in "Incubo sulla città contaminata" di Umberto Lenzi), macinando chilometri e sconfiggendo orde di mostri che droppano saette. Tra questi temibili antagonisti come non citare una freschissima Serena Grandi (sulla quale Tinto Brass non aveva ancora messo le mani) nei panni della gorgone Euryale, circondata da figuranti con la faccia pitturata di grigio invece che da statue quantunque di cartapesta.  

Serena Grandi dopo la trasformazione

Eppure c'è qualcosa che stona: nel precedente capitolo Ercole sconfiggeva a mani nude enormi mostri meccanici con una facilità imbarazzante, come è dunque possibile che ora arranchi contro le guardie del tempio di sà-il-cazzo-cosa o gli uomini delle paludi ricoperti di palta? E' forse invecchiato? fare la costellazione gli ha infiacchito le possenti membra? No, probabilmente la risposta è molto più agghiacciante: il tandem dell'orrore Bruno Mattei / Claudio Fragasso infatti aveva appena finito di girare un aborto su pellicola che si sarebbe dovuto intitolare "I magnifici sette gladiatori", sempre con Lou Ferrigno come protagonista. A quanto pare alla Cannon Films fece così schifo che chiesero a Luigi Cozzi di riutilizzare le poche scene salvabili de "i gladiatori", rimescolarle come cazzo pareva a lui e raffazzonare un sequel di Hercules. Pensate che il povero Lou Ferrigno venne richiamato per girare alcune scene ma non gli dissero mai che stava impersonando Ercole, dal momento che temevano che il palestratissimo attore chiedesse un adeguamento del suo cachet. Passerò almeno tutta la prossima settimana a pensare a chi fossero gli altri sei magnifici gladiatori, rammaricandomi al contempo di non poter mettere le mani su un film rigettato da un produttore che dopo aver visto il primo Hercules di Cozzi ha detto "si, dai, tutto sommato ci sta!".

Wèlla, wèlla, allora magari qualcosa si trova...

Ammetto tuttavia che il lavoro di montaggio, considerate le premesse, è quasi decoroso e non si ha mai l'impressione di essere in un altro film. Anzi, a livello stilistico è in piena continuità col precedente capitolo della saga. Aspettatevi pertanto il solito consueto florilegio di effetti speciali risibili, lucine e rumorini. Tra tutti spicca decisamente il combattimento finale tra Ercole e Minosse, durante la quale i due combattono inizialmente in una versione cartone animato luminoso fino al momento clou in cui si trasformano rispettivamente in un gorilla e una specie di dinosauro e continuano la scazzottata in una visionaria citazione dello scontro tra King Kong e Godzilla. Perchè mi chiedete? Perchè una volta il cinema era bello. 

Non sto scherzando raga

Dopo la vittoria di King Kong (ovvero di Ercole) la malvagia dea Era diventa improvvisamente buona e confessa che l'ultima saetta è stata nascosta in culo a Milly Carlucci e che dunque è necessario che costei si sacrifichi perchè Lou Ferrigno non vede l'ora di lootarla per completare la collectible e platinare il gioco sul Play Station Network. Con l'estremo sacrificio della coraggiosa Milly ora Zeus ha finalmente ritrovato il suo antico potere e sicuro come l'oro salverà la Terra dall'impatto con la Luna. Tuttavia la caratteristica principale del re degli Olimpi è quella di essere incredibilmente pigro, quindi invece di salvare la terra da solo usando un dito infonderà parte del suo potere in Ercole e gli farà compiere uno sforzo sovrumano per fermare il satellite e rimetterlo con precisione chirurgica nell'esatta orbita terrestre. Bravi tutti, missione compiuta. Come premio Zeus rende Ercole un Dio così la prossima volta manco deve alzare il culo per chiamarlo a risolvere qualche casino. 

Milly Carlucci in procinto di farti la macumba

Filmaccio inguardabile fatto male e di fretta con attori cani, una trama da neuropsichiatria, una ventina di plot-twist non necessari e la summa degli effetti speciali di tutti i videoclip musicali usciti nel lustro 1982-1987. Il tutto condito da una storia realizzativa che dire rocambolesca è un eufemismo. Esattamente quello che si cerca qui a Pellicole dall'Abisso. Talmente brutto da rasentare il sublime. 

Per gli amanti della compagnia del Bagaglino segnalo inoltre la presenza di Pamela Prati, nemmanco accreditata dal momento che dice tipo una sola battuta. 

Vai Pamelona

Recensito da: Imrahil

TRASH: 95/100
Noia: 58/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 86/100
Presunzione della Regia: 32/100
Incompetenza degli Attori: 90/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: il Video di "Enola Gay" e di "Funky Town". Insieme.


10 ottobre 2022

HERCULES

Locandina di Hercules di Luigi Cozzi
Di Luigi Cozzi 
Con Lou Ferrigno, Sybil Danning, Brad Harris, William Berger, Rossana Podestà, Ingrid Anderson.
1983 / ITALIA / MGM

Hercules (1983) on IMDb

"Chi sei?"
"Sono Ercole."
"Lo so."
"E allora che cazzo me lo chiedi?!?"
"Volevo vedere se eri sincero." 

Ptìo ptìo! Wululululu. squash squash. Ptìo. Ecco, l'universo è appena stato creato ma mannaggia si è rotto il vaso di Pandora spaziale e adesso che manco si sono creati i pianeti già siamo dietro a dover trasmettere la forza divina in un bambino per permettere all'umanità di avere qualche chance di sopravvivere al male quello brutto dell'universo. Ci servirebbe un vero maschio alfa con una montagna di muscoli, una barba sensuale ed una mente non particolarmente affilata, cosa ne pensate di Lou Ferrigno? Ok dai, penso possa andare ma prima di spedirlo sulla terra sbatteteci sopra un'etichetta con su scritto "Ercole". Questo il riassunto dei primi 25 minuti di film, nei quali di fatto non succede nulla, ma nonostante ciò lo spettatore è quasi cullato in questo trip psichedelico nel quale, oltre ad un sacco di lucine colorate e suoni buffi, vediamo un improbabile Zeus con barba posticcia, una Era in eterna sindrome premestruale ed una inutile Atena tendere i fili di questo teatrino di marionette che sarebbe il nostro universo. 

Il vaso di Pandora spaziale

In ogni caso, come dicevo poc'anzi, lo spirito di Lou Ferrigno viene astralmente proiettato nel piccolo corpicino del figlio del Re di Tebe. Però è risaputo, Tebe è un postaccio quindi 5 minuti dopo avviene il furto di una spada sacra con annesso colpo di stato nel quale l'intera famiglia reale viene trucidata nel sonno. Beh, quando dico tutta ovviamente intendo dire che il piccolo Ercole verrà tratto in salvo da una benevola schiava e lasciato alla clemenza del fiume in una cesta quasi fosse il Giuseppe biblico. Quindi, mi direte, ora seguiremo il cammino del nostro eroe che lo porterà inesorabilmente a scoprire i suoi nobili natali e rivendicare il trono suo di diritto dopo i suoi giusti travagli? Assolutamente no: Il fatto che Ercole sia il legittimo re di Tebe è totalmente irrilevante ai fini della trama e totalmente misconosciuto dal protagonista per tutta la durata del film. Ercole infatti viene raccattato da una famiglia di contadini e quello rimarrà convinto di essere per sempre. 
Gli anni passano e ormai il bambino è diventato letteralmente Lou Ferrigno, ma mentre si vanta della sua forza col padre adottivo e gli mostra i suoi turgidi pettorali cosparsi di arnica per cavalli, un terribile orso bruno attacca e uccide il basito ed inerme genitore. Questa è probabilmente una delle migliori scene del film, perché (lucine e suoni buffi a parte) c'è praticamente tutto: il 'NOOOOOOOO' disperato del nostro eroe è quasi commovente. L'orso quando è lontano dall'azione è un vero orso tratto da qualche documentario della BBC, quando è invece accipigliato con Ercole è un figurante con un costume peloso davvero poco credibile. Dulcis in fundo, è in questa occasione che rileviamo per la prima volta quello che è la vera Fatality di Ercole: quando qualcosa lo fa incazzare, lui la spedisce in orbita. Davvero. Sia essa un orso bruno, un tronco d'albero, un sasso in cui è inciampato. Roteata erculea e il fotogramma dopo l'oggetto del lancio che si allontana dal pianeta Terra e si inoltra nello spazio profondo. Orso d'argento a Luigi Cozzi subito. 

Mmmm.. Orsetti Gommosi..

Ma quindi il male assoluto dell'universo che Ercole dovrebbe contrastare? Eh, un attimo che ci arrivo. Pew Pew, tricchettracche-tricchettracche, wooooosh, plin plin: veniamo a scoprire che il principale antagonista di questa vicenda è niente popò di meno che il re Minosse, il mitico re di Creta per l'occasione trasferitosi ad Atlantide. In tutta onestà non è ben chiaro il motivo di tanto astio da parte sua quindi prenderemo per buono l'assunto della 'pura malvagità'. Visto cotanto odio, il potente Re non può che convocare il grande scienziato Dedalo che, per strizzare l'occhio alla comunità LGBTQ (presumo), è una donna con un pene finto. Dedalo ha preparato degli accrocchi meccanici che possono essere mandati sulla terra esattamente come faceva Rita Repulsa con i mostricioni dei Power Rangers, ed esattamente come nella famosa serie nippo-americana questi mostri meccanici non rappresentano alcun pericolo né per il pianeta né tanto meno per il nostro barbuto e muscolosissimo beniamino. Essendo stati catturati in stop motion se non altro sono molto buffi e impacciati, barriscono come elefanti e fanno anche loro pew-pew. Una volta sconfitti (di solito ci vogliono dai 17 secondi ai 32 massimo) essi si dissolvono in praline di luce e ascendono al cielo andando probabilmente nel paradiso dei mostri fatti male dei film anni '70-'80. 

Non vi ho detto che viene uccisa anche la madre, ma lo consideravo ovvio. Ecco l'apposito 'NOOOOOO' allegato. 

Vado stringendo, innanzitutto perché questa recensione rischia seriamente di diventare un poemetto, in secondo luogo perché ormai il succo l'avrete colto. Vi posso solo dire che vedrete amore, viaggi interstellari, un sacco di muscoli, interventi divini, poche fatiche di Ercole (tipo due), tante lucine, tanti suoni anni '80, inganni, beffe e intrighi, non necessariamente in quest'ordine. Menzione d'onore per l'ultima parte del film, girata integralmente con filtro verde senza alcun motivo, ma che ai nostalgici farà pensare a Lou Ferrigno nei panni di ciò che lo ha reso famoso, ovvero l'incredibile Hulk. Luigi Cozzi è un regista conosciuto e molto apprezzato dalla redazione, sempre foriero di enormi stronzate con a mio avviso quel giusto equilibrio tra prendersi un po' sul serio e un po' in giro. Questo film non fa eccezione, ed anzi posso dire con assoluta franchezza che era davvero tanto tempo che non mi divertivo genuinamente vedendo un film di serie B. Si, perché uno dei principali pregi di Cozzi è di non fare film noiosi. Questo Ercole fila liscio come l'olio sui deltoidi di Lou Ferrigno e non appena il ritmo tende a scemare, SBAM! Ecco una puttanata gigante pronta a divellerti le palpebre che stavano minacciando una prepotente serrata. Al netto del fatto che a metà della visione le nostre fidanzate ci hanno detto "Vabbè, noi andiamo all'Ikea.", è un film che probabilmente consiglierei a tutti. Attendiamo con trepidazione di visionare il sequel, ovvero "Le Avventure dell'incredibile Ercole" che ha una storia realizzativa bellissima e in più ci sono Milly Carlucci e Pamela Prati. Mica cazzi.

Altolà il sudore!

Cito pedissequamente Wikipedia per quanto riguarda gli importanti riconoscimenti ricevuti dal film in questione.
Candidato a cinque premi ai Razzie Awards 1983, aggiudicati due:

- Peggior attrice non protagonista - Sybil Danning (vittoria)
- Peggior esordiente - Lou Ferrigno (vittoria)
- Peggior film (nomina)
- Peggior sceneggiatura - Luigi Cozzi (nomina)
- Peggior attore protagonista - Lou Ferrigno (nomina)

Potete godervi Hercules ed il suo promettente sequel comodamente dal divano di casa vostra prelevandolo dalla versione digitale del cestone del Mediaworld, ovvero Amazon Prime Video. E potete star certi che vi darà molte più soddisfazioni de "Gli Anelli del potere".  

Recensito da: Imrahil

TRASH: 91/100
Noia: 51/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 88/100
Presunzione della Regia: 63/100
Incompetenza degli Attori: 85/100





27 ottobre 2010

ZORRO CONTRO MACISTE (Aka Samson and the slave queen)

Di Umberto Lenzi, con Alan Steel, Pierre Brice, Moira Orfei. Italia/1963

Samson and the Slave Queen (1963) on IMDb

Alla morte del re di Spagna Filippo II, due cugine si contendono il trono: la perfida e ambiziosa Malva (Moira Orfei!) e la bella e saggia Isabella (Maria Grazia Spina). Le due si vogliono impadronire del prezioso testamento del re prima che lo faccia l'altra; Malva assolderà il forzuto Maciste, mentre Isabella si affiderà alla spada di Zorro.

I film italiani degli anni '50-'60 erano un florilegio di accostamenti deliranti, con il buon Maciste costretto a viaggiare per tutte le epoche e le nazioni e combattere contro zar, vampiri, dinosauri, demoni, Babbo Natale e Gesù Cristo. In questo caso, ci troviamo nella Spagna del Seicento, dove il nostro muscoloso eroe se la deve vedere con Zorro. Che tra l'altro è messicano, ma vabè. In realtà i due, essendo eroi buoni, finiranno per combattere fianco a fianco: infatti Maciste dopo varie peripezie, intuirà i malvagi piani della principessa Malva e aiuterà Zorro a far incoronare Isabella.

“Zorro contro Maciste” è davvero un bel filmetto trash da guardare con piacere.
Trattasi di un “peplum” prima maniera, con alla regia un giovane Umberto Lenzi alle prime armi. Ai tempi Umbertone non aveva ancora capito come fare le inquadrature, infatti gli attori sono spesso tagliati, ai lati dell'inquadratura, di spalle o fuori dall'immagine quando parlano, creando un inevitabile effetto comico.
Effetto comico che si moltiplica grazie a Maciste, interpretato da Alan Steel, al secolo Sergio Ciani. Barbuto, muscolosissimo e color porpora (sì, porpora), se ne va in giro perennemente a petto nudo, con dei pantaloni alla zuava e dei calzari che assomigliano pericolosamente a delle All Stars grigie. La sua mossa preferita è prendere un nemico e buttarlo addosso ad altri tre con un effetto strike; ma questo Maciste non è solo forte, è anche astuto, come Zorro tiene spesso a precisare.
Lo spadaccino mascherato invece è un personaggio molto meno interessante e più stereotipato.
I due si scontreranno solo una volta in un pateticissimo combattimento in cui ne viene inquadrato solo uno alla volta (e che potete vedere qui sotto). Quando invece si alleeranno, Maciste ne farà fuori 5 in un secondo, mentre Zorro ci metterà 20 minuti per ucciderne uno. Ma non temete, l'amore premierà entrambi.

A parte un fantastico coccodrillo semovente di cartapesta, non c'è nessuna scena particolarmente stupida o memorabile, ma nel suo complesso “Zorro contro Maciste”, grazie ad un buon ritmo, ad una sceneggiatura superficiale e idiota, a personaggi e situazioni improbabili, si rivela il film ideale da guardare in compagnia per farsi quattro risate.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 75/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 71/100
Presunzione della regia: 60/100
Incompetenza degli attori: 55/100






Il duello.

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MACISTE CONTRO IL VAMPIRO (aka Goliath & the Vampires)

Di Giacomo Gentilomo, con Gordon Scott, Leonora Ruffo, Jacques Sernas e Gianna Maria Canale. ITALIA/1961/Dino de Laurentis Production

Goliath and the Vampires (1961) on IMDb

"Perchè avete imbarcato anche i vecchi?! Sapete che non li voglio sulla mia nave! Gettateli ai pescecani!"

Ancora inebriati e divertiti dal pacchianissimo ''Zorro contro Maciste" di Umberto Lenzi, ci siamo gettati a capofitto nella visione di quest'altro capitolo della sconfinata saga del muscoloso eroe di cinecittà. Benchè non ci aspettassimo un prodotto trash paragonabile a quello di Lenzi, sia per l'anno di rilascio che per il regista, il titolo ci faceva ben sperare. Maciste sta arando dei sassi e mettendo in mostra tutti i suoi muscoli, quando vede del fumo provenire dal suo villaggio. il pacifico agglomerato di pescatori è stato attaccato da quelli che sembrano dei ferocissimi pirati che stanno uccidendo gli uomini e le vecchie baldracche e stanno rapendo le giovani fighette (chissà perchè nessuno fa' mai il contrario).. DAI CORRI MACISTE.. puoi certamente salvarli con la tua superforza, sei ormai a pochi metri..! ...E invece no. Il nostro eroe non sprona a sufficienza il suo cavallo ed arriva in tempo solo per vedere morire sua madre che gli racconta l'accaduto. Maciste parte per l'Arabia (??!?) per salvare le fanciulle, tra cui ovviamente la fighissima Guja, la sua bella, in compagnia del solito petulante ragazzino (che tanto per rincarare la dose si chiama CIRO). Scoprirà con (non eccessivo, ad onor del vero) sgomento però che la sua e le altre ragazze invece di succhiare stanno venendo succhiate.

La prima cosa che noti di questo film è ovviamente la forma fisica di Maciste, che in realtà a noi ha un po' deluso.. poi vai a leggere la filmografia di Gordon Scott e scopri che è stato il suo primo Maciste (dopo una serie di Tarzan).. vabè dai, perdonato, spero tu sia diventato più muscoloso e definito per i prossimi! La seconda cosa che si nota sono i costumi dei cattivi. Sembrano i Visitors. Tutto cambia quando Maciste giunge in città. e li ti accorgi veramente di aver preso un granchio: un sacco di comparse, costumi quasi decorosi, attori che considerato tutto se la cavano, anche se oggi ovviamente è cambiato il modo di recitare e fa' un po' ridere vedere i personaggi che parlano guardando verso l'infinito ed oltre. Un film concreto insomma, se non fosse per l'idea di base. Gli effetti speciali oltre che decorosi oserei dire che fanno addirittura brutto considerato il periodo. Anche in cabina di regia se la cavano egregiamente; certo, nulla di trascendentale, molto scolastico se vogliamo. La trama poi è ricca di colpi di scena davvero inaspettati a volte. Cavolo, non ho davvero molti punti per sbeffeggiare questo film. L'unica cosa che fa' sorridere è il netto cambio di stile ad un certo punto del film: fermo restando che il ritmo rimane costantemente piuttosto basso, all'inizio il regista è pedante e fastidioso, ci racconta vita morte e miracoli, ci dice quanti peli sul culo ha Taruk Faruk eccetera. Successivamente Gentilomo deve essersi reso conto che stava venendo fuori una roba di 15 ore, e allora ci dà un taglio. Nel senso che toglie delle parti tipo. No, mi spiego. compaiono personaggi che non si capisce chi sono, si risolvono snodi cruciali della trama in quattro e quattro otto, i personaggi passano dal fare 2 metri in 4 ore al teletrasportarsi.. cose così.. però vabè, cosa vuoi.. ti fa' sorridere non è che ti pisci addosso dal ridere.

Se la compagnia è buona si ride anche, per lo meno noi ci siamo abbastanza divertiti alla fin della fiera e siamo contenti di averlo visto, la battuta ci scappa sempre, ma non è quello che cerchiamo qui a pellicole dall'abisso. Questo non è un b-movie, è un prodotto più che decoroso che sente per ovvie ragioni il peso degli anni, e neanche così tanto come altri film ben più noti. Un piccolo diamante grezzo. Grezzo perchè.. cosa vuoi.. i vampiri contro Maciste.. suona un po' come l'uomo lupo contro la camorra.. per il resto thumbs up. 

Recensito da: Imrahil

VOTI
TRASH: 47/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 15/100
Presunzione della regia: 65/100
Incapacità degli attori: 68/100

 



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LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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