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22 dicembre 2024

DA 1 A 10: IL MEGLIO E IL PEGGIO DEL 2024

Perpetriamo la tradizione di ormai due anni con la classifica di dieci film del 2024. Non i più belli o i più brutti, ma quelli che si meritano un voto da 1 a 10, escludendo ovviamente i film già ivi recensiti.

VOTO 1

MEGALOPOLIS


Eh sì, per qualche motivo c'è anche Shia LaBoeuf travestito da matrona romana.

Non tanto per la qualità in sé, quanto per l'enormità del botto con cui si è schiantato l'ultimo film scritto, diretto e prodotto da Francis Ford Coppola. Oltre 120 milioni scuciti di tasca propria dal regista italo-americano a fronte di un incasso di appena 13! Un'opera ambiziosa e visivamente stupefacente, ma anche tronfia, noiosa e sconclusionata. Per una volta, gli Studios che avevano deciso di starne ben alla larga ci avevano visto giusto.

VOTO 2

JOKER: FOLIE À DEUX

"Ecco, brava, sbatti fuori a calci gli spettatori dalla sala"

Due come il titolo, due come il voto, due come le palle che ha fatto gonfiare a dismisura chiunque abbia avuto la malsana idea di vedere questo sequel totalmente inutile e terribilmente irritante. Gli incassi non sono stati ridicoli come quelli di Megalopolis, ma siamo sicuri che alla Warner si stanno ancora mangiando gli zebedei al pensiero di aver avallato un musical che aveva scritto "fallimento" sulla fronte fin dalla nascita. 

VOTO 3

IL GLADIATORE 2

                                             
     

"No, no, no, no, no, no! Run away from the Sharknado!!!"

Altro sequel fuori tempo massimo e totalmente non richiesto, il secondo capitolo del Gladiatore di Ridley Scott ha ben performato al botteghino, ma è di sicuro destinato a finire presto nell'oblio dei blockbuster usa e getta. Paul Mescal ha il carisma di un sottobicchiere ed è fin troppo facile per Denzel Washington prendersi la scena in un film che a livello di ridicolaggine (e pure di CGI) è molto più parente di un prodotto Asylum che di un capolavoro senza tempo com'era stato il primo.

VOTO 4

GHOSTBUSTERS - MINACCIA GLACIALE


Dan Aykroyd e l'arte di non tenersi in forma.

Meriterebbe almeno un voto in più, se non altro per l'enorme rispetto e amore che trasuda per i personaggi originali del franchise e per le sue ridotte ambizioni, ma è pur vero che questi due nuovi capitoli dei Ghostbusters, seppur divertenti e ben confezionati, rimangono degli innocui passatempo con poco spessore di cui ci si dimentica l'esistenza il minuto dopo passati i titoli di coda.

VOTO 5

BEETLEJUICE BEETLEJUICE


Ah, sì c'è anche Monica Bellucci. Non che abbia il minimo impatto sulla trama e che abbia più di due battute...ma va bene così.

Sequel, sequel, sequel...chi li fa molto male, chi li fa molto bene e chi li fa molto...medi. Tim Burton riporta in vita uno dei suoi personaggi più iconici e Michael Keaton è obiettivamente eccezionale nel rimettere i panni dello "spiritello porcello", peccato che il resto funzioni poco, con personaggi di contorno piatti e irritanti, più una trama piuttosto inconsistente e un finale attaccato con lo scotch. Carino, ma si poteva fare di più.

VOTO 6

THE FALL GUY


"I'm just Ken...", ah no, quello era un altro film.

Spassosa e scanzonata action comedy con un Ryan Gosling in grande forma, The Fall Guy è un regalo d'amore per gli stunt men e un ben confezionato divertissement ideale per passare una serata a cervello spento. Al botteghino è stato un mezzo flop, ma sta già riprendendo quota nelle piattaforme streaming. Se non l'avete già fatto, dategli una chance, se la merita. 

VOTO 7

GIURATO NUMERO 2


94 anni il giovanotto...che dire, chapeau!

Thriller di stampo classico, come sempre confezionato con mano di artigiano di classe da Clint Eastwood, Giurato Numero 2 ha dalla sua una storia molto interessante e interpreti di qualità, in particolare Toni Colette, fantastica come sempre. Il ritmo però è eccessivamente pesante e una certa freddezza di fondo finisce per lasciare lo spettatore piuttosto indifferente alla sorte del protagonista.

VOTO 8

THE SUBSTANCE


Eh, no, sono protesi, spiace deludervi.

Film rivelazione dell'anno. Un body horror che nella prima parte sfiora la perfezione, con la combo di storia, interpretazioni, regia, fotografia e musica a creare un qualcosa destinato a restare nell'immaginario collettivo e a settare nuovi standard del genere. Chissà cos'è poi passato nella testa della regista Coralie Fargeat, che nel secondo tempo ha deciso di rovinare (quasi) tutto con una serie sterminata di sequenze tanto grottesche e provocatorie, quanto scandalosamente lunghe e stupidamente didascaliche. Magari un giorno uscirà una "fan-cut" senza gli ultimi venti minuti e grideremo al miracolo. 

VOTO 9

FURIOSA: A MAD MAX SAGA

Ci voleva un nasone finto per scoprire che sa pure recitare.

Qualcuno probabilmente trasalirà, ma per certi versi ho apprezzato più questo che il Mad Max del 2015, che era semplicemente un chiassoso circo che si spostava da A a B e poi da B ad A. Furiosa ha una trama più articolata e intrigante, con una Ania Taylor-Joy sempre più convincente e matura e un cattivo (Chris Hemsworth, nell'interpretazione migliore della carriera) che è bello odiare; il tutto incorniciato dalle consuete spettacolari e rutilanti scene d'azione, marchio di fabbrica della saga. Non certo perfetto, ma semplicemente cinema con la C maiuscola.

VOTO 10

DUNE 2


 Anche meno, Javier. 

E qui invece si parla di un altro sport. Se il primo capitolo era sostanzialmente un grande prologo, qui abbiamo lo sviluppo e l'evoluzione della storia oltre che dei personaggi, con un Timothée Chalamet sorprendentemente perfetto nella parte del carismatico leader e uno spassoso Javier Bardem nei panni del suo fanatico seguace. Sarebbe impossibile citare in poche righe il resto del cast straboccante qualità, quindi parliamo del fatto che visivamente si rimane a bocca aperta di fronte alla maestosità di una qualunque inquadratura, tutte studiate nei minimi dettagli e realizzate a regola d'arte, così come l'ipnotica colonna sonora e ogni effetto speciale, compreso quello del vermone della sabbia, che tutti un po' temevano sarebbe stato ridicolo e invece è fighissimo pure quello. Il finale un po' frettoloso non pregiudica la bellezza di quello che è semplicemente un capolavoro del cinema di fantascienza, destinato a rimanere negli annali e predecessore di un terzo capitolo in arrivo nel 2026. 



26 dicembre 2023

DA 1 A 10: IL MEGLIO E IL PEGGIO DEL 2023

Perpetriamo la tradizione di ben un anno con la classifica di dieci film del 2023. Non i più belli o i più brutti, ma quelli che si meritano un voto da 1 a 10, escludendo ovviamente i film già ivi recensiti.


VOTO 1

THE MARVELS


Noia, indifferenza e sconforto. Quando un volto dice più di mille parole.

Flop simbolo della caduta libera dell'ex impero Marvel. Un film rattoppato e rimandato fino a quando hanno provato a buttarlo fuori dalla disperazione, sperando di non sbattere troppo forte e invece si sono infranti contro un muro di mattoni. 205 milioni guadagnati a fronte di un budget di (oltre) 220 dà la dimensione di un fallimento artistico e commerciale con pochi precedenti.

VOTO 2

INDIANA JONES E IL QUADRANTE DEL DESTINO


"Mi sono pisciato nel pannolone. Chissà se se ne accorge"

"Cos'è sta puzza di piscio?"

Restiamo in casa Disney che ultimamente ha calpestato tanta merda da poterci concimare un campo da calcio. A livello di numeri il film ha perlomeno coperto il budget, ma non è stato minimamente profittevole come si aspettavano le teste d'uovo di Hollywood, che hanno svilito, spremuto, umiliato e -ovviamente- "wokkato" anche il beneamato Indy, interpretato da un Harrison Ford ottuagenario al limite dell'imbarazzo. Va a finire che bisogna rivalutare quell'abominio di Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo...

VOTO 3

NAPOLEON


"Dai, finiamo 'sta rottura di palle che devo andare a promuovere Joker 2"

Altro floppone clamoroso, con i guadagni del botteghino incapaci di coprire l'esagerato budget di 200 milioni. Del resto il film fallisce su tutta la linea: più che ad eventi storici sembra assistere a fantasie di un bambino di 13 anni, ovviamente incapace di raccontare in maniera sensata la figura di Napoleone, che fosse l'uomo, il militare o l'imperatore. Quasi due ore e quaranta di nulla, con un Joaquin Phoenix incredibilmente sottotono, tanto annoiato quanto depresso, così come chiunque abbia avuto la sfortuna di vedere questo mattone di un regista vicino ai 90 anni. Avrei voluto suggerire sommessamente la pensione al buon Ridley Scott, ma a quanto pare ha in cantiere altri cinque film per il 2024, compreso il seguito de Il Gladiatore. Gesù. 

VOTO 4

BARBIE


"I'm just Ken and I'm enough And I'm great at doing stuff..." Ok, dai, questa era carina.

Una campagna di marketing mai vista nella storia del cinema, ha portato un settimo dell'intero pianeta a guardare questo filmetto dalla storia mal concepita e maldestramente realizzata, il cui unico aspetto positivo è l'oggetto di scherno e umiliazione del film stesso, ovvero Ken, ovvero per estensione il genere maschile. L'interpretazione di Ryan Gosling e la sua canzoncina sono le uniche cose che rimarranno nell'immaginario collettivo e, forse, questa è la moneta con cui il karma ha voluto ripagare la regista Greta Gerwig (a parte centinaia di milioni di dollari, ma sono dettagli...).

VOTO 5

CREED 3 


"Forse faccio ancora in tempo a richiamare Stallone..."

Terzo capitolo della saga erede di Rocky, per la prima volta senza il leggendario pugile interpretato da Sylvester Stallone, che viene solo menzionato di sfuggita. Michael B. Jordan fa un buon lavoro sia davanti che dietro la macchina da presa e nel complesso il film si fa vedere senza problemi. Rimane una certa sensazione di mediocrità per un prodotto che sembra vivacchiare di storie incredibilmente prevedibili e che si affida quasi esclusivamente alla sempre florida fan base di Rocky. 

VOTO 6

KILLERS OF THE FLOWER MOON


Non vedevamo un DiCaprio così stupido dai tempi di Buon Compleanno Mister Grape, ma almeno lì era un bambino ritardato. 

Probabilmente qualcuno sobbalzerà vedendolo così in basso, ma lasciatemi spiegare. L'ennesimo prodotto della premiata ditta Scorsese-De Niro-DiCaprio è un mattone di tre ore e mezza con tanti pregi (interpretazioni, regia, scenografie, dialoghi, musiche) e tanti difetti (durata sconsiderata, un protagonista con cui è impossibile empatizzare, tanti spunti potenzialmente interessanti lasciati sullo sfondo). Ne esce sicuramente un gran film, che però non ho la minima intenzione di riguardare.

VOTO 7

RENFIELD

 "Sono il Conte Dracula, miiiinchia"

Numeri alla mano, dovrebbe stare in fondo alla classifica, visto che ha guadagnato 26 milioni di dollari a fronte di un budget di 65 (!), ma personalmente questa horror-comedy con poche pretese mi ha molto divertito; la storia è stata reinterpretata nella giusta chiave fra il serio e il grottesco, i due Nicolas (Cage e Hoult) sono un Dracula e un Renfield più che convincenti, con l'ultimo protagonista di una manciata di esagerate quanto sanguinarie scene d'azione. Puro e semplice intrattenimento, sincero omaggio agli horror di una volta. Se non l'avete visto, recuperatelo. 

VOTO 8

OPPENHEIMER


Ecco, l'Einstein vecchietto pasticcione potevano risparmiarselo...

L'altro film evento del 2023 riscatta i recenti (parziali) passi falsi di Christopher Nolan e si pone come una pietra miliare degli ultimi anni di cinema: un cast esagerato, una realizzazione tecnica a regola d'arte, una storia raccontata con ritmo perfetto e il giusto rigore storico, il pathos incalzante, la scena dell'esplosione che rimarrà per sempre impressa nella storia del cinema. Tutto strepitoso, se non fosse per gli ultimi abbondanti 45 minuti: mediamente noiosi, praticamente inutili e totalmente anti-climatici. Come rovinare un quadro perfetto con una pennellata di troppo.

VOTO 9

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL.3


Ebbene sì, ci mancherete.

James Gunn conclude come meglio non avrebbe potuto la saga dei Guardiani, confezionando il migliore film della serie e senza dubbio uno dei migliori in assoluto del MCU. Al solito pieno di idee geniali, sia estetiche che di scrittura, con la giusta alternanza tra risate e lacrime (e chi l'avrebbe mai detto che ci si sarebbe commossi per un procione parlante?). Qualche difetto c'è per carità, ma il film fila come un treno per tutta la durata, grazie anche ad un cattivo finalmente convincente e ad un finale degno di questo nome. Bravo James, ora se riesci a fare un film decente pure su Superman meriti una statua. 

VOTO 10

GODZILLA MINUS ONE


Madonna che bomba la scena della barca!

Dieci, non solo perché è un film eccezionale sotto praticamente ogni punto di vista, ma anche perché con il budget che di solito basta a malapena per un'ordinazione di caffè e ciambelle per i portaborse degli sceneggiatori della Warner (o altra major a vostro piacimento), la Toho ha sbancato il jackpot, ridicolizzando in un solo colpo tutta la fuffa supereroistica uscita negli ultimi anni, nonché il prossimo Godzilla x Kong: The New Empire di produzione americana, improvvisamente rimandato e quasi nascosto sotto il tappeto. Per una volta, la storia umana al centro di un film di Godzilla è quasi più appassionante dello stesso kaiju, che rimane comunque un'ira di dio. Vederlo camminare solennemente per le strade di Tokyo, accompagnato da una colonna sonora da brividi è stata la goduria cinematografica del 2023 e, nel suo piccolo, quasi un miracolo. 

A cura di: Vidur

13 ottobre 2023

25 CURIOSITA' RANDOM SU NOMI DI ATTORI E REGISTI

1. Il vero nome di Michael Keaton è Michael John Douglas. Ha cambiato il cognome in quanto, ovviamente, c'era già un Michael Douglas piuttosto famoso all'epoca dei suoi esordi. A seconda dalle fonti, il Keaton potrebbe essere un tributo all'attore comico Buster o all'altrettanto celebre Diane.



2. In realtà neanche l'ex-attrice feticcio di Woody Allen, si chiama Keaton di cognome. Il suo vero cognome è Hall, ma prese in prestito quello della madre in quanto c'era già un'attrice nell'Actors Guild registrata come Diane Hall.


3. A proposito di Douglas, il vero nome di Kirk -padre di Michael e protagonista di Spartacus e Orizzonti di Gloria, tanto per dirne due- era Issur Danielovitch, figlio di immigrati russi arrivati negli Stati Uniti nel 1912.


4. Rimanendo a questioni familiari, due discendenti della famiglia Coppola, hanno evitato di usare un cognome che nel mondo del cinema pesa quanto un macigno. Parliamo dell'immenso Nicolas Cage, nato Nicholas Kim Coppola, e Talia Shire, nata Talia Rose Coppola. Talia è sorella di Francis, mentre Nicolas è uno dei loro nipoti.


5. Tanto amato quanto sfortunato, Michael J. Fox ha cambiato una sola lettera del suo vero nome, ovvero quella centrale. Il suo secondo nome infatti è Andrew; sembra che abbia sostituito la A con la J per evitare stupidi giochi di parole come “Michael, A Fox!”.


6. L'epitome del machismo americano di una volta, ovvero John Wayne, non aveva proprio un nome virile all'anagrafe, si chiamava infatti Marion (Robert Morrison).


7. Anche Michael Caine si trovò costretto ad usare un nome d'arte, difficile infatti sfondare nel mondo del cinema chiamandosi Maurice Micklewhite. Sembra che l'attore inglese per il cognome si sia ispirato al film L'Ammutinamento del Caine.


8. Oliva Wilde invece avrebbe fatto bene a tenersi il suo vero cognome, che è probabilmente l'effetto che fa agli uomini: Cockburn.


9. Norma Jean Mortenson, Norma Jean Baker, Jean Norman, Norman Jean Monroe e Jean Monroe: nomi veri e finti, usati o proposti per Marilyn Monroe.


10. C'è chi non sopporta il proprio cognome e chi non sopporta il proprio nome: è il caso di Sigourney Weaver, il cui nome di battesimo è Susan. La protagonista di Alien infatti non poteva tollerare di essere chiamata col vezzeggiativo “Susy”, che cozzava con il suo spigoloso carattere e l'imponente fisico.


11. A proposito di fisici imponenti, Arnold Schwarzenegger nel suo primissimo film, l'atroce Ercole a New York datato 1970, fu accreditato col nome di Arnold Strong “Mr. Universe”.


12. Già talentuoso e richiestissimo da bambino, a Leonardo DiCaprio, all'età di dieci anni, suggerirono di cambiare il suo nome nel più anglofono Lenny Williams, cosa che ovviamente non fece.


13. Non penserete  che qualcuno possa chiamarsi davvero Vin Diesel? E infatti, il vero nome del protagonista della saga di Fast and Furious, è Mark Sinclair. Adottò il suo nome d'arte ancora prima di fare l'attore, quando lavorava come buttafuori nelle discoteche di New York.


14. Sul set di Dio perdona...io no! i due attori protagonisti si presentarono con i propri veri nomi: Carlo Pedersoli e Mario Girotti. La produzione impose ai due di utilizzare degli pseudonimi più internazionali: il primo usò il nome del suo idolo, Spencer Tracy, come cognome e quello della sua birra preferita come nome. Il secondo scelse la combinazione da una lista fornitagli dalla produzione. Parliamo ovviamente di Bud Spencer e Terence Hill.


15. Restando all'Italia, l'Alan Steel, ex culturista protagonista di mille peplum anni '50 e '60, era il romanissimo Sergio Ciani.


16.  Un altro ex culturista, oltre che ex marine decorato, e figura mitologica per noi di Pellicole dall'Abisso, è Gordon Mitchell, il cui vero nome era Charles Allen Pendleton. Nel suo primo film da protagonista, Maciste nella Terra dei Ciclopi del 1961, fu accreditato come Mitchell Gordon. 


17. Se il tuo vero cognome è Smith negli Stati Uniti sei nei guai. Nessuna variazione poteva infatti permettere a Julie Anne Smith di registrarsi nella Actors Guild col suo cognome, così ripiegò sul secondo nome del padre e divenne Julianne Moore. 


18. Non si chiama Moore neanche Demi. Il cognome del padre era Harmon, ma dato che l'uomo aveva abbandonato la famiglia quando Demi era ancora bambina, si era presa il cognome del nuovo compagno della madre, Guynes. Almeno finché nel 1981 non sposò il musicista Freddy Moore, di cui acquisì il cognome e continuò ad utilizzarlo anche dopo il divorzio avvenuto nel 1985. 


19. Uno dei sogni erotici della nostra generazione, ovvero Carmen Electra, all'anagrafe riporta il più anonimo Tara Leigh Patrick. A quanto pare l'ardito pseudonimo fu partorito dalla mente di Prince, che l'aveva scelta come ballerina per i suoi show. 


20. Uma Thurman deve il suo particolare nome al padre, professore universitario di studi buddisti indo-tibetani. Uma è la dea della luce e della bellezza, mentre Karuna (il suo secondo nome) significa compassione. I suoi fratelli si chiamano Ganden (uno dei più famosi monasteri tibetani), Dechen (grande gioia in lingua tibetana) e Mipam (un famoso filosofo buddista).


21. Tanti dei nostri registi “preferiti” usavano pseudonimi a seconda del momento, della convenienza, della produzione o dell'umore della giornata. Bruno Mattei ne ha usati quasi una ventina: Vincent Dawn (il più celebre), Pierre Le Blanc, Jordan B. Matthews, J. Metheus, Jimmy Matheus, Stefan Oblowsky, George Smith, Gilbert Roussel, Bob Hunter, Michael Cardoso, David Graham, Herik Montgomery, Frank Klox, William Snyder, David Miller e David Hunt, nome con cui ha fregiato il suo immortale capolavoro, La Tomba.


22. Il sodale di Mattei, Claudio Fragasso, invece si è limitato ad usarne una manciata: Clyde Anderson, Werner Knox, Drake Floyd e Claudio Sansevero, solo per il perduto e mai reso pubblico Pierino Stecchino.


23. Enzo Barboni, storico regista di tanti film di Bud Spencer e Terence Hill, usava spesso lo pseudonimo di E.B. Clucher, probabilmente per l'assonanza con la parola di origine francese clochard.


24. Quasi impossibile tenere traccia di tutti gli pseudonimi usati da Aristide Massaccesi, considerato il regista italiano più prolifico di sempre. Oltre all'ovvio Joe D'Amato, tra i più utilizzati citiamo David Hills, Alexandre Borsky (e sue varianti) e Raf De Palma. Il più curioso è Chang Lee Sun, per l'erotico girato ad Hong Kong, Chinese Kamasutra. Bello anche il credit per lo sceneggiatore, palesemente falso, Fu Chun. 


25. Voleva farsi chiamare Lino Zaga, ma fu Totò a fermarlo, dicendo che accorciare il cognome nell'ambito dello spettacolo porta sfortuna. Così, il suo impresario, un insegnate elementare, scelse il primo cognome di un registro di classe. Pasquale Zagaria divenne così Lino Banfi. 



A cura di: Vidur

6 agosto 2023

10 ASSURDI ADATTAMENTI ITALIANI DI TITOLI DI FILM

Una veloce carrellata dei peggiori o maggiormente bislacchi adattamenti di titoli di film che i distributori italici hanno partorito grazie alla loro immensa fantasia, sterminata inventiva, gretta furbizia e palese incompetenza. 

 

1. WATANG! NEL FAVOLOSO IMPERO DEI MOSTRI 

Titolo originale: Mosura tai Gojira / Mothra vs Godzilla (1964 - Ishiro Honda)

I giapponesi non difettano certo di fantasia quando si tratta di mettere in scena combattimenti tra mostri giganti, sui titoli invece si limitano ad una sorta di cartellone da incontro di boxe, con il mostro X contro il mostro Y. Difficile attirare pubblico italiano in questo modo e così, nel lontano 1964 si inventarono una sorta di calembour: Mothra, ovvero Mosura in giapponese, viene ribattezzato Watang che in realtà è il nome dell’isola da cui proviene. Curioso che ci abbiano messo pure un punto esclamativo quasi fosse un’onomatopea emessa da un bambino mentre gioca con dei pupazzetti. Anche il sottotitolo è frutto dell’ingegno tricolore, con l’Impero a ricordare ovviamente quello giapponese. Per la cronaca, pure gli americani non si fecero scrupoli a rinominare Mothra in “the Thing”.



Tris di locandine: quella italiana, quella statunitense e quella spagnola. 



2. ZATTERE, PUPE, PORCELLONI E GOMMONI 

Titolo Originale: Up the Creek (1984 - Robert Butler)

Film sullo stile di Animal House con tanto di Tim Matheson, cioè Eric “Otter” Stratton, a fare il protagonista, ovvero un eterno cazzone al college che si ritrova a capeggiare la sua confraternita in una gara di zattere, da qui il chilometrico titolo italiano, ritenuto più appetibile e soprattutto esplicativo del più anonimo “su per il fiume” (ok, probabilmente è sottointeso un significato triviale). C’era anche una puntata di Futurama con la stessa trama, o sbaglio? 


“Fraternità robotica!!!”


3. MAIAL COLLEGE 

Titolo Originale: National Lampoon’s Van Wilder (2002 - Walt Becker)

Animal House è l’ispirazione anche per questo filmaccio in cui compare ancora Matheson! Il titolo originale richiama la famigerata serie National Lampoon e il nome del protagonista, interpretato da un giovane e ancora semisconosciuto Ryan Reynolds. Maial College è davvero un tocco di classe per un film talmente brutto che Reynolds si è pure rifiutato di guardare una volta completato.


Con due seguiti e un cofanetto dedicato...e noi che pensavamo di aver toccato il fondo con American Pie Band Camp.


4. AMERICAN SCHOOL

Titolo Originale: Loser (2000 - Amy Heckerling)

Uno, Jason Biggs, è famoso per American Pie, l’altra, Mena Suvari, è famosa per American Beauty...quindi American School! Di per sé non sarebbe neanche una brutta idea, se non fosse che il film, una commediola simpatica ancorché banale e trascurabile, non è ambientato in una scuola, ma in un college! 


Tutti insieme! "I'am just teenage dirtbag baby,...."

E, sì anche il video degli Wheatus è ambientato in un liceo, ma il film no.


5. HAPPY DAYS – LA BANDA DEI FIORI DI PESCO 

Titolo Originale: The Lords of Flatbush (1974 - Martin Davidson)

A proposito di furbate italiche, questa è una di quelle più spinte, tanto da cambiare totalmente uno dei personaggi principali. Si tratta di una commedia con tocchi drammatici ambientata negli anni ’50 e che segue le vite di quattro ragazzi del quartiere di Flatbush (a New York), da qui il titolo originale. Il cast comprende, oltre ad un Sylvester Stallone pre-Rocky, niente meno che Henry Winkler, noto al mondo come il Fonzie di Happy Days. E fu così che per richiamare la serie, il film fu ribattezzato Happy Days e addirittura fu venduto come una sorta di prequel della vita di Fonzie, tanto che nel doppiaggio italiano viene chiamato così, benché in originale si chiami Butchey Weinstein e non abbia nulla a che fare con la serie di Richie Cunningham and company. Ridistribuito in seguito anche col titolo di Brooklyn Graffiti (a richiamare American Graffiti...).


La locandina originale e quella italiana a confronto. A onor del vero le tag line di quella americana sono forse ancora più imbarazzanti: "Quando è stata l'ultima volta che ne qualcuno ti  ha fatto un succhiotto?" e "Era il 1958, quando amore voleva dire limonare". Però. 


6. BELLA, BIONDA E…DICE SEMPRE SI'

Titolo Originale: The Marrying Man (1991 - Jerry Rees)

Per un titolo del genere oggi sarebbe prevista la galera, se non l’impiccagione in pubblica piazza. Non che nel 1991 fosse un’idea così buona, ma del resto il materiale non era granché e il titolo originale faceva comunque pena. Si tratta di una dimenticabile commedia scollacciata con Alec Baldwin e Kim Basinger -la bionda del titolo-, che si beccò pure una nomination ai Razzie Award come Peggior Attrice Protagonista.


"Sì" in senso di proposta di matrimonio, cosa avevate capito? Maliziosi...


7. ISPETTORE CALLAGHAN: IL CASO “SCORPIO” È TUO!! 

Titolo Originale: Dirty Harry (1971 - Don Siegel)

Il poliziesco che diede una seconda carriera a Clint Eastwood dopo l’epoca western, rimane un punto di riferimento del genere e uno dei migliori film di tutti gli anni '70. Comprensibile che localizzare in Italia un film dal titolo “Lercio Harry” fosse difficile (e ciò creerà anche un sacco di problemi al doppiaggio con tanti giochi di parole che nell’adattamento italiano si perdono completamente), ma questo chilometrico ed elaborato titolo che comprende due punti, delle virgolette e due punti esclamativi sembra uscito da un fumetto di Topolino.


In realtà la frase corretta è: "You’ve got to ask yourself one question: ‘Do I feel lucky?’ Well, do ya, punk?”.  (In Italiano punk è stato tradotto con pivello...probabilmente è stato il Dottor Cox a suggerirlo).


8. COME UN TUONO 

Titolo Originale: The Place Beyond the Pines (2012 - Derek Cianfrance)

Il titolo originale è la traduzione in inglese del nome della città di Schenectady, nello Stato di New York, derivato a sua volta da una frase in lingua mohawk che significa "posto al di là delle pianure di pini". Film quasi gemello a Drive, uscito nel pieno della Ryan Gosling mania, è un riuscito e sottovalutato thriller il cui grosso difetto è un minutaggio davvero elefantiaco. Che dire del titolo italiano? Boh, probabilmente è stato pescato da una lista di titoli che suonano fighi, talmente vaghi e generici da essere applicabili praticamente ad ogni film.


Aaaaah, ecco perchè. 


9. SE MI LASCI TI CANCELLO

Titolo Originale: Eternal Sunshine of a Spotlees Mind (2004 - Michael Gondry)

Non potevamo esimerci da inserire il più criminale adattamento italiano perpetrato negli ultimi trent’anni di cinema. Spiegabile solo con il fatto che chi l’ha ideato abbia solo letto distrattamente la trama, abbia visto Jim Carrey nel cast e abbia dedotto che si trattasse di una commedia. Spiegabile, ma non perdonabile, tanto che la Eagle Pictures dovrà per sempre fare i conti con questa onta.


Nei DVD e Blu Ray distribuiti in seguito il titolo originale è diventato quello principale e quello italiano un sottotitolo. Meglio tardi che mai.


10. LA CASA 7

Titolo Originale: The Horror Show / House III (1989 - James Isaac)

Parlando di horror e slasher, sono innumerevoli i tentativi italiani di spacciare film che non c’entrano nulla con famosi franchising inserendoli a forza e inventando numerazioni di sana pianta. In questo caso siamo alla summa della truffa: non solo il film non ha minimamente a che fare con la saga creata da Sam Raimi – si parla di una sorta di duello ambientato in realtà alternative tra un poliziotto e un serial killer- ma non segue neanche la supposta numerazione italiana, visto che La Casa 6 non esiste, pur facendo lo sforzo di dare per legittimi gli spuri titoli di origine tricolore: La Casa 3 di Umberto Lenzi, La Casa 4 di Fabrizio Laurenti -con David Hasselhoff e Linda Blair!-  e La Casa 5 di Claudio Fragasso. La Casa 6 era un titolo già registrato, quindi non utilizzabile, così il produttore Achille Manzotti pensò di saltare al 7. Aggiungiamo inoltre che teoricamente questo sarebbe il terzo capitolo di un’altra serie, chiamata House, conosciuta in Italia col titolo “Chi è sepolto in quella casa?”, tanto che negli Stati Uniti è noto anche con il titolo di House III. Tutto ciò è di sicuro più interessante del film in sé.


Anche il DVD riporta tutti e tre i titoli! Attenzione, perché la versione europea dura ben un minuto in più. 

A cura di: Vidur

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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