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5 marzo 2024

GACY

Di Clive Sounders. Con Mark Holton, Adam Baldwin, Charlie Weber, Tom Waldman, Allison Lange, Edith Jefferson. USA / 2003 / DEJ Productions

Gacy (2003) on IMDb

Dal mare infinito dei film sui serial killer, emerge dall'abisso questo inconsistente "Gacy", filmetto direct-to-video del 2003 che cerca disperatamente di navigare le acque torbide della biografia di uno dei criminali più efferati ed insaziabili della storia recente americana senza però mai veramente salpare. L'opera si immerge nella vita di John Wayne Gacy, un uomo di mezza età che sotto la facciata di cittadino modello, imprenditore edile di successo e clown di quartiere, nasconde un' orrida verità: quella di essere un vorace assassino che in carriera ha ucciso, stuprato e brutalmente torturato almeno 33 ragazzi tra i 14 e i 24 anni, terrorizzando l'intera città di Chicago fino al suo arresto. Sarebbe roba che Jeffrey Dahmer spostati ma, vuoi per la pigrizia generalizzata, vuoi per il basso budget, vuoi per i 20 anni di età che pesano come macigni sulle spalle di questa cenciosa produzione, riuscirà solo ad annoiare e far apparire questo tremendo ed inquietante soggetto come un ciccio-pasticcio qualunque. 

Cucù

Infatti anziché esplorare le profondità psicologiche di Gacy o fornire un'indagine acuta sulle sue atrocità, il film si accontenta di galleggiare in superficie, tratteggiando un ritratto non solo incompleto, ma anche tutto sommato poco lusinghiero del protagonista, lasciando lo spettatore a interrogarsi sul motivo per cui stia perdendo tempo davanti a questa pellicola. Il tentativo di farci entrare nella doppia vita di Gacy si traduce in una serie di sequenze che alternano momenti di (pallosissima) vita quotidiana a esplosioni di limitata violenza e scene sugli insetti che infestano lo scantinato della casa del protagonista. Questo approccio si rivela totalmente incapace di riflettere veramente la complessità o il terrore dei crimini di Gacy. Non aiuta il fatto che a doppiare il protagonista nella versione italiana sia il grande Pietro Ubaldi, il doppiatore di Doraemon e di tutti gli altri personaggi grassi e buffi dei cartoni animati della nostra infanzia. Non perchè faccia un cattivo lavoro, tutt'altro, ma in certe scene ti aspetti davvero che l'assassino se ne esca con un "Non preoccuparti Nobita, adesso tiro fuori...". 

Tanto grottesco quanto peculiare il fatto che John Wayne Gacy in quelle situazioni, come il Doraemon del mondo dei meme, tirasse fuori effettivamente il cazzo. 

Gli attori sono tutti o quasi irrilevanti e non particolarmente capaci. Si salva forse il nostro protagonista Mark Holton, già attore comprimario nel non eccezionalissimo Leprecauno di Mark Jones, che invero offre una performance quasi convincente. Citiamo come unica "stella" la presenza di Adam Baldwin (Il soldato "Animal" di Full Metal Jacket) nel ruolo, consistente in una singola scena, del padre di Gacy. Tutti sembrano quasi stanchi ed annoiati dei loro stessi ruoli, navigando attraverso il copione con l'entusiasmo di chi deve andare all'Esselunga il sabato mattina. La figura di Pogo il Clown, l'alter ego di Gacy e grande contribuente alla perturbante aura che circonda il protagonista è sfruttata pochissimo e male, pur essendo una delle caratteristiche peculiari e trionfando in copertina. Non penso sarei in grado di citarvi una scena memorabile, ma le varie situazioni sono narrate con tanta sciatteria e noncuranza che in certe scene ti chiedi davvero come Gacy sia riuscito a rimanere nascosto per 6 anni. Parliamo di cadaveri trasportati in pieno giorno alla macchina, al gran numero di omicidi operati con in casa mamma moglie e due figlie e l'incontro con arrendevoli poliziotti che lui liquida con agilissimi "Il signor tal dei tali? mai sentito nominare.". Ah ok, allora mi scusi per il disturbo, sarà un caso che lavorava da lei come gli altri cinque ragazzini tutti scomparsi. 

Una delle rare occasioni in cui Gacy appare travestito da Pogo

Gacy è un'opportunità mancata, perchè raramente si ha la possibilità di trattare un personaggio così interessante e che potrebbe avere innumerevoli svolti narrativi. Tipo un certo Stephen King leggendo la cronaca dell'epoca e romanzando il tutto ci avrebbe tirato fuori qualcosa come il Pennywise di It, che tuttora popola gli incubi di così tante persone. Ma è chiaro che se ti chiami Clive Sounders, non hai una pagina su Wikipedia e hai a disposizione un budget di tremila lire, non si può certo pretendere chissà che grandi risultati. 


Recensito da: Imrahil


TRASH: 48/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: -/100

Presunzione della regia: 11/100

Incapacità degli attori: 78/100





1 aprile 2023

NINJA OCCHIO PER OCCHIO (Aka Ninja: Silent Assassin)

Di Godfrey Ho. Con Alphonse Beni, Richard Harrison, Chris Larris, Stuart Smith, Grant Temple, Pierre Tremblay.
CANADA / HONG KONG 1987

Ninja: Silent Assassin (1987) on IMDb

Il poliziotto francese Alvin dopo (presumibilmente) approfondite e faticose indagini riesce a mettere le mani su una pedina importante del traffico di droga internazionale. Il tutore dell'ordine spera di strappare una testimonianza al criminale per poter incastrare un certo Rudolph, ma costui è omertoso perchè sa bene che il capo dell'organizzazione è un temibile e possente ninja e teme per l'incolumità sua e della sua famiglia. 

Dopo una serrata trattativa Alvin riesce a convincere il reo a rilasciare una dichiarazione che incastri il malvagio Rudolph, ma durante il suo trasferimento verrà assalito da una coppia di ninja che letteralmente infileranno la loro spada di plastica sotto la sua ascella. Come in ogni film di questa risma che si rispetti, i ninja si riconoscono dal fatto che hanno una pratica bandana con su scritto "Ninja" e se sono vestiti di nero sono quasi certamente malvagi. Inoltre mettono la maschera solo quando sono in procinto di combattere, affinchè tutti siano certi di quale sia la loro identità. Non paghi di aver di fatto già risolto il problema, per pura malvagità i ninja si presenteranno a casa di Alvin per dargli una lezione. In quel preciso istante tuttavia Alvin era in bagno (non sto scherzando) e dunque gli assassini si troveranno ad accanirsi sulla inerme moglie del poliziotto. Dopo essersi liberato Alvin scopre il misfatto e coglierà gli assassini ancora nel suo appartamento. Nonostante le sue chiare origini subsahariane, scopriremo che anche Alvin è per qualche motivo anch'egli un temibile ninja e dopo aver roteato le manine gli si cucirà addosso la sua bella tutina giallo canarino (ideale per gli appostamenti notturni) che in contrasto con il suo bel faccione nero lo farà sembrare una elegantissima ape.

Dopo aver pianto la moglie, Alvin viene a sapere che Rudolph senza apparente motivo si è trasferito ad Hong Kong e il poliziotto si sentirà ovviamente in dovere di inseguirlo dall'altro capo del mondo pur di compiere la sua vendetta. Il passaggio ad Hong Kong serve esclusivamente per presentare l'irreprensibile poliziotto ninja Gordon, interpretato dal veterano del genere Richard Harrison, con il quale Alvin suggellerà un sodalizio per braccare il malvagio Rudolph. Al contempo permetterà al regista Godfrey Ho di aprire una inutile, pretestuosa e noiosissima sottotrama con cast integralmente orientale che non si ricollegherà mai con la trama principale. 


Se non avessero scritto "Ninja" sulla bandana potrebbe benissimo trattarsi di una scena di "Lawrence d'Arabia"


A detta di molti questo è uno dei film peggiori di questo filone ninja, ed in effetti non è nulla di eclatante, ma conserva le consuete buffonate riscontrabili negli altri titoli affini. Si passa da combattimenti di arti marziali montati con il fast forward, a ridicoli gesti alla Naruto che permettono ai personaggi di passare dalla giacca di tweed al completo ninja con tanto di armi incorporate; non stiamo parlando solo di shuriken eh, diversi personaggi esibiscono lance e alabarde, dove diavolo se le tenevano? Io una mezza idea ce l'avrei. Probabilmente tuttavia la cosa più divertente del film è il fatto che esso non abbia nè un inizio nè una fine: le riprese iniziano che Alvin sta già letteralmente arrestando il malcapitato di cui parlavo all'inizio e termina nell'istante esatto in cui Rudolph verrà trafitto (rigorosamente sotto l'ascella) dalla katana di Gordon. Cioè proprio schermo rosso con scritta "The End". Basta. Fine. Non c'è la minima traccia di un preambolo e tanto meno di un epilogo. Che ne sarà dei nostri personaggi? Probabilmente il regista ha compreso che a nessuno sarebbe importato e ha deciso di tagliare. Di certo ne ha guadagnato il ritmo del film. Comunque se non ci credete vi invito a visionare la battaglia finale che riporto da Youtube in coda alla recensione. Tra l'altro è probabilmente l'unica parte dell'intera pellicola che valga davvero la pena di essere vista.

Visione tutto sommato evitabile, ma neanche una completa tragedia. Sicuramente Godfrey Ho ha girato puttanate più gargantuesche, quindi avendo la possibilità di scegliere dedicatevi ad altri titoli equipollenti. Attenzione in particolare ai titoli "Ninja Operation: Knight and Warrior", "Black Ninja" e "Knight & Warrior", da evitare per il semplice fatto che sono in realtà tutti titoli alternativi di questo film. 


Recensito da: Imrahil     

TRASH: 79/100
Noia: 71/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 85/100
Presunzione della regia: 47/100
Incompetenza degli attori: 80/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: un qualsiasi film di Godfrey Ho con Richard Harrison che fa il ninja.

14 marzo 2023

BOLLE DALL'ABISSO: L'ULTIMA NOTTE DI AMORE



Di Andrea Di Stefano. Con Pierfrancesco Favino, Linda Caridi, Antonio Gerardi, Francesco Di Leva. ITALIA / 2023 / Indiana Production        

A dispetto del titolo, L'Ultima Notte di Amore non è né un dramma sentimentale, né un raffinato porno soft, ma uno splendido thriller che conferma l'ottima salute del cinema italiano e la progressiva rinascita del cinema di genere nel nostro paese. L'Amore del titolo è il cognome del protagonista, un poliziotto ad un passo dalla pensione dopo trentacinque anni di onorato servizio, che si trova ad indagare sulla morte improvvisa e violenta del suo migliore amico e collega. 

Quasi impossibile aggiungere altro alla trama senza fare spoiler, pertanto accontentatevi di questo stringato incipit. Il regista Andrea Di Stefano si è fatto le ossa con due film dal respiro internazionale come Escobar e The Informer e infatti confeziona un gioiellino che ha poco da invidiare a tantissime produzioni americane analoghe. L'Ultima Notte di Amore è un thriller poliziesco che si muove a metà fra il mondo del crimine e della legge, seguendo quasi alla regola gli stilemi del genere, flirtando con alcuni inevitabili cliché, ma proponendo comunque una storia assolutamente avvincente.


Si seguono le vicissitudini di Franco Amore e dei coprotagonisti con sincero trasporto, con l'ansia e la voglia di sapere cosa accadrà e la cosa vale fino all'ultimo secondo della pellicola, capace di mantenere un elevato livello di tensione per quasi tutta la sua durata. Merito di una regia moderna e dinamica -ma mai troppo invadente- e di dialoghi crudi e realistici, che rifuggono l'effetto sceneggiato RAI o Distretto di Polizia. Efficace anche il tema portante di Santi Pulvirenti, ricco di classici echi anni '70 e '80.

Favino, come sempre, è eccezionale nell'interpretazione di un personaggio assolutamente umano, compresso nella zona grigia di quelli che sono onesti fino ad un certo punto (cit.). E per una volta anche il casting di supporto si rivela all'altezza della situazione: il ruolo di Cosimo sembra essere scritto apposta per Antonio Gerardi, così come è impossibile non empatizzare immediatamente con il Dino di Francesco Di Leva. A sorprendere però è Linda Caridi, davvero bravissima nel ruolo di Viviana, la giovane moglie calabrese del protagonista. Il suo personaggio è sfaccettato e davvero intrigante, capace com'è di unire dolcezza e amore a coraggio e determinazione. 


C'è poi un ulteriore personaggio, ovvero Milano. Tutto il film è ambientato nel capoluogo lombardo, le cui riprese aeree sono uno spettacolo nello spettacolo. La Milano rappresentata è una metropoli in cui il confine tra legalità e illegalità è labile e onnipresente e forse era l'unica città italiana in cui un film di questo genere poteva tenersi; per uno che ci è nato e cresciuto come il sottoscritto poi, è stata un vera goduria vederla sullo schermo, senza considerare che la scena clou è ambientata letteralmente a due passi dalla casa in cui ho vissuto per quasi vent'anni. 


Un paio di ingenuità e falle logiche nella scrittura e qualche villain un filino troppo stereotipato, sono gli unici difetti ascrivibili ad un film che definirei semplicemente bello, pienamente riuscito e che spero faccia da volano per altre produzioni di questo genere. 

Il cinema italiano è ancora vivo e lotta insieme a noi.

Recensito da: Vidur


6 marzo 2023

LE MANIE DI MR. WINNINGER OMICIDA SESSUALE (Aka The Horrible Sexy Vampire, El Vampiro de la autopista)

Di Jose' Luis Madrid. Con Anastasio Campoy, Susan Carvasal, Luis Induni, Patricia Loran, Ada Tauler, Marya Trovar, Anthony Ramis, Luis Marugan, Waldemar Wohlfahrt, Barta Barry. SPA / 1971 / FIDA

The Horrible Sexy Vampire (1971) on IMDb

Direttamente dall'abisso più profondo e nero che se avessi incontrato L'ispettore Lucarelli del film di Enzo Acri mi avrebbe detto "Uè Uagliu', ma aro' vai?" vi presento questa colossale martellata sulle gonadi che ci regala la Spagna di Francisco Franco.  Ecco a voi "Le Manie di Mr. Winninger omicida Sessuale", visione che ho intrapreso domenica scorsa esclusivamente per cercare di far addormentare il nano. Risultato, papà Imrahil K.O. dopo i primi 40 minuti e bambino completamente sveglio e devo dire ahimè immune al fascino del thriller in oggetto almeno quanto il padre. 

Una non particolarmente giovane coppia fa tappa in uno squallido motel per fare quello che di solito si fa in uno squallido motel. Dopo circa 10 minuti in cui seguiamo ogni mossa dei due innamorati mentre a turno si fanno la doccia ad un certo punto lui si strangola da solo. Lei dopo un po' lo vede e anche lei si strangola da sola. Un caso bizzarro, non trovate? 

Il giorno dopo un baffuto ispettore interroga il medico legale per avere gli ultimi aggiornamenti sulle due vittime. Quest'ultimo gli mostra tutto soddisfatto una specie di macchia di caffè sul collo della ragazza e dice "Mmmh ispettore, ho una teoria inattaccabile e dimostrabile al 100%. Venga da me stasera a bersi un amaro che le racconto tutto". Durate il loro incontro notturno il dottore, palesemente al settimo bicchiere di Stock 84, getterà in grembo all'ispettore una copia di Dracula di Bram Stoker e comanderà: "Orsù! Legga la pagina dove ho messo il segnalibro!". L'ispettore dunque enuncia l'unica frase dell'intero libro che nulla abbia a che fare con i vampiri, ma leggendo il titolo capisce dove il medico vuole andare a parare. Dopo il club del libro il dottore snocciolerà una serie di nozioni e trivia su questo misterioso e disabitato castello dei Winninger, citando manco fosse Wikipedia una serie di omicidi irrisolti avvenuti da quelle parti e che sembrano ripetersi ciclicamente ogni tot anni. "Ohohoh, fandonie, panzane, fanfaluche da infanti. Ma andrò a controllare il castello disabitato uguale identico a quello di Dracula di cui mi ha parlato". Dopo questo dialogo lo spettatore potrebbe tranquillamente interrompere la visione e dedicarsi a più costruttive attività, dal momento che l'intero intreccio del film è stato brutalmente spoilerato. 

"Un altro Biancosarti, commissario?"

La sera stessa (mai visto uno spagnolo tanto solerte, ma va detto che il film sarebbe ambientato in Inghilterra) si reca accompagnato da due comparse expendables presso il castello, dove si strangolerà da solo. Errata corrige, in realtà il vampiro, che ovviamente c'è, ci farà la cortesia di mostrarsi in occasione dell'omicidio dell'ispettore. Nulla da segnalare, è un distinto signore con i capelli fulvi che parla con l'eco ed indossa un mantello indistinguibile da quello indossato da Aldo Baglio in "tel chi el telùn" durante il celebre sketch in cui il comico siciliano impersona il conte Dracula. Confesso però che non mi sarei aspettato la morte dell'ispettore a questo punto del film, è stato oggettivamente un piccolo colpo di scena. Bravi!

Il caso sta diventando spicy, quindi viene coinvolto un ispettore senior e la gente inizia a morire fuori campo per tappare eventuali buchi di sceneggiatura:

"Vorrei interrogare il custode del castello." 

"Eeeeh guardi commissario, è morto proprio ieri nel suo letto per cause naturali, che disdetta."

"Mannaggia, ho però saputo che c'è un testimone chiave, portatelo subito nel mio uff..." 

"Chi, l'agente Smith? Eeeeh no, guardi fino a mezz'ora fa stava bene eh, però purtroppo a quanto pare è deceduto..."

Bene ma non benissimo. 

Ma finalmente arriva il pollo da incolpare e l'ispettore già si vede con i galloni da generalissimo: si presenta infatti direttamente nell'ufficio dell'ispettore il buon Adolf, un discendente diretto del vecchio proprietario del castello che giustamente vuole andarci a vivere con la sua compagna Susan, ma deve far togliere i sigilli alla polizia. Il bellimbusto viene accontentato, ma la scia di sangue continua e, nonostante gli omicidi siano palesemente cominciati ben prima del suo arrivo, egli diviene il principale sospettato perchè alla polizia nessuno vuole sentir parlare di vampiri.

Adolf, come Jeffrey Dahmer, ha un hobby per nulla sospetto: la tassidermia.

[SPOILER]

Adolf tuttavia una notte viene in contatto il Barone Winninger, (il nostro affascinante vampiro) che gli rivela di essere vittima di una maledizione (ma va'?) che lo spinge ad uccidere le belle ragazze. 

"Tipo mia moglie?" 

"Esatto, tipo tua moglie, Adolf"  

Una delle successive notti infatti il Vampiro aggredirà la povera Susan, ma il coraggioso Adolf lo trafiggerà con il proverbiale paletto di frassino.

Il minaccioso Barone Winninger

[FINE SPOILER]

Questo film non ha direi nulla di peculiare o divertente. E' estremamente noioso e trasuda grigiume da ogni suo fotogramma. La storia è banale ed estremamente innocente, nonostante il titolo faccia pensare a chissà cosa. La realtà è che c'è un normalissimo vampiro a cui talvolta potrebbe capitare di uccidere una ragazza che per puro caso o per circostanza ha le zinne di fuori, ma da qui a chiamarlo maniaco e omicida sessuale mi sembra un po' eccessivo. In Spagna tra l'altro il regime franchista impose il completo taglio di tutte le scene di nudo trasformando questo film in un brutto episodio de "l'ispettore Barnaby". Anche l'utilizzo della figura del vampiro di per sè è abbastanza pretestuoso ed il fatto che il dottor Winninger sia un essere soprannaturale non è che sia poi sfruttato più di tanto, se non per risparmiare in effetti speciali costringendo il cast a strangolarsi da soli perchè, ehi, i vampiri possono essere invisibili. Risultato? Mi aspettavo una torbida crime story con risvolti voluttuosi, mi ritrovo con l'ennesimo horror da quattro pesetas. E così penso a tempo debito sia successo anche a molti altri spettatori.    


Recensito da: Imrahil

TRASH: 58/100
Noia: 97/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 71/100
Presunzione della regia: 69/100
Incompetenza degli attori: 65/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La notte dei resuscitati ciechi


16 ottobre 2022

HOUSE OF GUCCI

Di Ridley Scott. Con Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino, Jared Leto, Jeremy Irons. USA / 2021 / MGM

House of Gucci (2021) on IMDb

Strana cosa la vecchiaia. Alla veneranda età di 84 anni, come una balia attempata, il buon Ridley Scott nel giro di pochi mesi ha messo alla luce prima uno splendido bambino in perfetta salute, il criminalmente ignorato The Last Duel, e subito dopo un mostruoso essere deforme, il qui presente House of Gucci. 

La storia dovrebbe narrare la bizzarra storia della famiglia Gucci, marchio iconico della moda italiana, che come ogni buona grande azienda a stampo familiare del bel paese è contrassegnata da faide, litigi, dispute, bancarotte e omicidi. Il film in particolare si sofferma sulla figura di Maurizio Gucci, uno dei figli dei fondatori e la sua ambiziosa moglie, Patrizia Reggiani, prendendosi una badilata di licenze letterarie che faranno inorridire chiunque conosca un minimo i fatti.

In realtà a far inorridire non è certo l'imprecisione storica, quanto quasi tutto il resto. House of Gucci è un tronfio e pretenzioso mattone, in cui si susseguono scene senza coerenza e fluidità, alcune per altro allungate senza motivo, in un film che già dura quanto una quaresima. E la cosa grave è che Scott si sofferma per delle ore su avvenimenti praticamente inutili, mentre su altre cose, che sarebbero state fondamentali, ci passa sopra come un carro armato senza dare la minima spiegazione. In particolare, senza fare spoiler, il cambiamento di carattere di un personaggio è talmente repentino quanto immotivato. Si fa quindi un'enorme fatica a seguire la trama e ad interessarsi dei personaggi, anche per colpa di un montaggio tremendo e uno uso totalmente scriteriato della colonna sonora, con famosissime canzoni dell'epoca (molte italiane) che sembrano posizionate in un ordine del tutto casuale. 

Tutte questi importanti difetti avrebbero potuto essere per lo meno mitigati dalle interpretazioni di un cast sulla carta di primo livello. E invece alla voce recitazione non solo ci casca l'asino, ma ci caca pure sopra. Non so se è colpa della demenza senile o del fatto che per gli americani noi italiani siamo ancora considerati come dei fenomeni da circo a cui buttare le noccioline, ma Ridley Scott si è convinto che per restituire "l'atmosfera italiana" tutti dovessero recitare come dei pagliacci. E anche se nella versione doppiata, vista dal sottoscritto, hanno provato a mettere delle toppe (nella versione originale tutti parlano inglese con accento italiano...), la pena e lo sconcerto che si prova ad assistere ad alcuni dialoghi trafigge comunque il petto. Si salva, al solito, Adam Driver e tutto sommato pure Al Pacino e Jeremy Irons, mentre Lady Gaga e Jared Leto meriterebbero per lo meno una denuncia penale oltre che dieci scudisciate sulle mani. La prima, perennemente sopra le righe, gesticola ad ogni parola emessa e fa tristi faccette buffe, il secondo sembra la caricatura fatta male e sotto cocaina di Super Mario.

Non tutto è da buttare, perché tutto sommato ci si annoia raramente, le location sono meravigliose, la fotografia è splendida e la storia, per quanto raccontata in maniera sgangherata, ha il suo motivo di interesse, ma è troppo poco però per salvare quello che poteva essere un avvincente biopic e che invece si è rivelato essere una costosa e inutile perdita di tempo.

Recensito da: Vidur

TRASH: 75/100
Noia: 63/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: -/100
Presunzione della Regia: 84/100
Incompetenza degli Attori: 90/100

21 giugno 2022

OCCHIALI NERI

Di Dario Argento. Con Ilenia Pastorelli, Asia Argento, Andrea Gherpelli, Xinyu Zhang. ITALIA / 2022 / URANIA PICTURES

Dark Glasses (2022) on IMDb

Una prostituta, mentre scappa da un maniaco, ha un incidente stradale: perde la vista, ma guadagna un bambino cinese. 

"Va bene, Maestro, e poi?" 

"E poi che?" 

"Non saprei, Maestro, il resto...della trama" 

"Famo che c'è sto killer che ammazza le squillo" 

"Va bene, Maestro. Con che movente?" 

"Je taja la gola"

“No, dico, perché ammazza le squillo…?”

“Ah, boh…”

“Vabè, ci pensiamo dopo”

“Ah, un par de zinne. De Asia, me raccomando”

“Ma ha quasi 50 anni”

“Embè?”

“Magari chiediamo alla Pastorelli, che è la protagonista, Maestro”

“Vabè, basta che ci siano le zinne”

"E vojo una scena coi serpenti"

"Come i serpenti?"

"Sì, i serpenti...uno che je se attacca ar collo"

"Ma...giriamo a Roma, cosa c'entrano i serpenti?"

"I serpen..."

"Maestro..."

"ZZZZZZZ"

“Maestro…”.

Wow! Il grande ritorno del Maestro del Brivido, a soli 10 anni dal "trionfo" di Dracula 3D! Il fatto che questo sia il terzo film consecutivo di Argento a finire su questo sito (ma Il Cartaio e La Terza Madre mancano solo perché sono usciti prima della sua nascita), probabilmente esplica meglio di tutto la parabola a precipizio che ha preso la carriera dell'una volta grande regista. Significativi anche il budget, si stima poco meno di 2 milioni di euro, e gli incassi cinematografici, poco più di 170.000 euro. Un successone, non c'è che dire. 

Del resto, siamo di fronte ad un prodotto indecente sotto quasi ogni punto di vista. La trama è praticamente inesistente, si capisce chi è il killer dopo mezzo secondo e poi viene rivelato a metà film; la regia (a parte un paio di guizzi, ma veramente giusto un paio) è piatta e noiosa; i dialoghi sono allucinanti, i personaggi fanno continuamente cose stupide e senza senso, mentre la colonna sonora è pure apprezzabile, peccato che sia usata in modo criminale. Sono poi tristemente evidenti le restrizioni del budget, con un cast ridotto all'osso e tre location di numero; particolarmente risibile il bosco in cui continuano a girare in tondo fingendo che sia la foresta di Nottingham, mentre camminano negli stessi 20 metri quadri.  

A livello recitativo, la cagneria è tanta, compresa la Pastorelli che manco ci prova ad interpretare una cieca in modo realistico, anche se l'abbaio d'oro va di sicuro al bambino cinese. Una roba, ma una roba, che non ci si crede. Non voglio fargliene una colpa e tutto sommato neanche ad Argento, che neppure nei momenti d'oro era in grado di rendersi conto se qualcuno fosse in grado di recitare o meno, ma qui siamo ai limiti della recita parrocchiale.

La cosa che fa più male in realtà è la sciatteria che pervade tutta la pellicola, a partire dai titoli di testa, scritti in Arial 12 su fondo nero e scene di dialogo che sembrano prese da un qualunque film di Eros Bosi. Anzi, no. Eros Bosi almeno ha la decenza di tenere dei dialoghi comprensibili, seppur in dialetto ternano, qui no, visto che ci sono almeno un paio di scene in cui il bambino cinese non riesce neanche a finire la frase che ha cominciato. Per fortuna, una manciata di scene “so bad it’s good” salvano Occhiali Neri dal totale baratro. Per non fare spoiler, dico solo: sportellata, serpenti, caffé e uccisione del cattivo. Notevole anche la scena finale, con una dissolvenza a nero che manco nei filmini del matrimonio.

“Maestro, il film ha floppato peggio di una palla da bowling in un pozzo nero”

“Che film?”

“Occhiali Neri”

“E che è?”

“Il film che ha appena girato, Maestro”

“Ah, giusto. Ma ce l’avete messe le zinne?”

“Sì, Maestro”

“De Asia?”

“No”

“Mortacci vostra, ve l’avevo detto”

“Ci scusi, Maestro”

“Non importa, ho già in mente er prossimo film. Ce sta un killer che ammazza le donne…poi ce mettiamo Asia che ad un certo punto se fa la doccia e…”.


Recensito da: Vidur

TRASH: 88/100

Noia: 55/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 54/100

Presunzione della regia: 32/100 

Incompetenza degli attori: 91/100


11 aprile 2022

10 FILM FIGHISSIMI CHE NON CONOSCE (QUASI) NESSUNO

Dopo aver parlato male di film ingiustamente osannati da pubblico e critica, ripeschiamo delle piccole gemme nascoste, sfuggite al grande pubblico, ma che hanno fatto felici noi che di cinema ne capiamo veramente.


SUPERMARKET HORROR (aka: CHOPPING MALL)

1986 – Jim Wynorski

Vi era un tempo in cui il buon Jim Wynorksi non girava solo merdate ad infimo budget con mostri in gommapiuma o realizzati con la CGI di una calcolatrice digitale; ne è la dimostrazione questo horror che raccoglie tutti gli stereotipi degli anni '80: i centri commerciali, la tecnologia che si rivolta contro l'uomo, le ragazze discinte, i capelli cotonati e gli average guys trasformati per caso in eroi d'azione. In questo caso sono dei commessi che organizzano una festa in un centro commerciale  e che di notte vengono aggrediti / pestati / uccisi dai nuovi robot ultratecnologici messi di guardia. Il film piace perché non ha nessuna pretesa, è solo divertimento cazzone e disimpegnato, con effetti speciali credibili e una notevole compilation di gnocche. Considerando poi che i film di oggi ti costringono a maratone di 2 ore e 40 per delle storie che potrebbero essere riassunte su un tovagliolo, il fatto che duri solo un'ora e diciassette minuti ce lo fa amare ancora di più. E poi c'è Barbara Crampton. 


IL FIGLIO DI CHUCKY (aka: SEED OF CHUCKY)

2004 – Don Mancini 

Uno dei 48 seguiti de La Bambola Assassina, uno dei meglio riusciti e uno dei più sconosciuti, seppur diretto da chi questo franchising lo ha creato, ovvero Don Mancini. Chucky e la moglie Tiffany vengono resuscitati da Glen (o Glenda), il figlio (o la figlia) della coppia, mentre a Hollywood è in programmazione la realizzazione di un film sulla Bambola Assassina. Film maestosamente metacinematografico, con la mitica Jennifer Tilly che interpreta sé stessa e nel frattempo doppia Tiffany, in un tripudio di citazioni al suo inarrivabile capolavoro, ovvero Bound – Torbido Inganno. La prole sessualmente ambigua è un ovvio riferimento ad uno dei film di Ed Wood, il cui titolo originale era proprio Glen or Glenda, mentre per il resto ci sono tutte le cose che ci hanno fatto amare questa serie, ovvero le battute di Chucky, gli omicidi cruenti e fantasiosi, il ritmo sostenuto e la sistematica distruzione di ogni politicamente corretto.


DADDY (aka: COME TO DADDY)

2019 – Ant Timpson

Elijah Wood, un po' come il suo quasi sosia Daniel Radcliffe, dopo la saga dell'Anello si è dato più che altro a progetti bizzarri e sperimentali, non ultimo la serie Wilfred in cui parla con un uomo vestito da cane (o con un cane dalle sembianze umane, come preferite). Questo Come to Daddy si incasella perfettamente in questo filone: Norval, un viziato deejay un po' emo e con dei baffetti ridicoli, si reca in una remota località di mare per riconciliarsi col padre che non vede da quando è bambino. Thriller, che vaga tra l'horror e la dark comedy, all'inizio non si capisce dove vuole andare a parare, poi con il twist del terzo atto, tutto diventa assurdo e disagiante. Sceneggiatura originale e coraggiosa, buona la messa in scena, ottimo Wood così come i comprimari, e un finale sporco, violento e allucinante. Dategli una chance. 



DEMONI I TUOI  OCCHI (aka: DEMONIOS TUS OJOS / SISTER OF MINE)

2017 – Pedro Aguilera

Un regista cinematografico trova per caso caricato su un sito porno, un video amateur della sua piccola e sexy sorellastra. Decide quindi di rimettersi in contatto con lei per scoprire come sia potuto accadere...e poi succedono delle cose torbide. Dramma a tinte erotiche perverse, decisamente intrigante, il cui ridotto budget conferisce quel tocco di squallore che ben si adatta al tono della pellicola. L'intreccio si sviluppa in modo credibile, con un paio di colpi di scena che evitano l'effetto cliché e che spingono l'asticella del morboso sempre un passo più in là. Eccezionali i due protagonisti, in special modo la splendida Ivana Baquero, e fighissimi pure i titoli di coda con un Cannibal Holocaust che spunta dal nulla. 


PALM SPRINGS - VIVI COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI (aka: PALM SPRINGS)

2020 – Max Barbakow

Deviamo un attimo dai nostri lidi per un qualcosa di più leggero. Il tema dei loop temporali è stato già ampiamente esplorato un numero esagerato di volte, tuttavia Andy Samberg, protagonista e sceneggiatore, in questa occasione lo fa con freschezza e una buona dose di originalità. Il giorno in cui i protagonisti sono imprigionati è quello di un matrimonio nella località del titolo e se all'inizio è il solo Samberg a restare bloccato nel loop, le cose cambiano quando coinvolge accidentalmente una delle damigelle. Nulla di impegnativo, sia chiaro, ma una buona commedia da guardare una sera che si ha voglia di spegnere il cervello. Un finale un po' del cazzo e una scena post-credit senza senso, non ne pregiudicano la qualità.


HELLBOUND: HELLRAISER II – PRIGIONIERI DELL'INFERNO

1988 – Tony Randel

Seguito diretto del primo capitolo della saga, non sfigura di fronte al capolavoro di Clive Barker. Merito del fatto che non cerca solo di replicare stancamente quanto fatto dal suo predecessore, ma si sforza di essere qualcosa di diverso, senza però snaturare o sputtanare l'universo creato. Ogni riferimento a qualunque film uscito negli ultimi cinque anni è puramente voluto (e ci torneremo). Così, anziché un classico horror, questo Hellraiser II è una sorta di viaggio onirico in un mondo oscuro, malato, cupissimo, soffocante, disturbante. Una serie di idee originali e una sovrabbonddanza di effetti speciali artigianali, sopperiscono ad un'evidente mancanza di budget e ad una sceneggiatura quasi inesistente. Si tratta dell'ultimo film guardabile del franchising, umiliato e svilito da un'infinita serie di seguiti, classificabili solo come cagate ignobili. 

I TRE VOLTI DELLA PAURA (aka: Black Sabbath)

1963 – Mario Bava 

Leggenda vuole che un giorno, un chitarrista inglese di una band blues rock,  vide una lunga coda davanti ad un cinema. Andò a guardare di che film si trattasse e scoprì che si trattava di un horror. Pensò quindi che se alla gente piaceva essere spaventata dai film, forse le sarebbe piaciuto essere spaventata anche dalla musica. Fu così che nacque l'Heavy Metal. Quel chitarrista inglese era ovviamente Tony Iommi e quel film era Black Sabbath, ovvero il titolo con cui il film fu venduto all'estero. Aldilà di questo gustoso aneddoto, il Maestro Bava ci delizia con un film in tre episodi: tesissimo il primo in cui una donna è perseguitata al telefono da un ex amante fuggito di prigione, un filino più debole il secondo con un vecchio Boris Karloff ad interpretare una sorta di vampiro nella Russia dell'800 e strepitoso il terzo, in cui un'infermiera impazzisce dopo aver rubato un anello ad una medium deceduta. Atmosfere eccezionali, scenografie d'altri tempi, regia di gran classe e tante idee per mettere inquietudine allo spettatore tanto semplici quando efficaci. Un capolavoro dell'horror all'italiana. 

LORDS OF CHAOS 

2018 – Jonas Akerlund

A proposito di Metal, non si può non parlare del film che è piaciuto a pochi e fatto incazzare molti. Inedito in Italia, Lords of Chaos racconta la storia di una manciata di ragazzini norvegesi che all'inizio degli anni '90 inventarono un nuovo genere musicale (il Black Metal) e che finirono impelagati in una serie di assurdi crimini. Se siete metallari come il sottoscritto, saprete la storia a memoria, e quindi saprete anche che il film soffre di tre gravi problemi: 1) in larga parte è storicamente inaccurato; 2) nessuna delle band coinvolte ha concesso i diritti della propria musica; 3) una scelta di casting per uno dei protagonisti che definire demenziale sarebbe già poco (“fat jewish guy”, cit.). Passando sopra questi non piccoli difetti, ci troviamo con un film davvero eccellente dal punto di vista tecnico, curatissimo nei dettagli delle ambientazioni e del vestiario, coinvolgente, potente e con le tre scene madri (due omicidi e un suicidio) tra le più realistiche, crude e disturbanti viste negli ultimi anni. Bravo e sorprendentemente in parte, il protagonista Rory Culkin, fratello di Macaulay. 

FANGO BOLLENTE (aka: Savage Three)

Vittorio Salerno – 1975

Girato nel pieno degli anni di piombo, Fango Bollente è un film che scava nel tema scottante del periodo, ovvero la violenza dilagante nella società. Protagonista è Ovidio Mainardi (interpretato da un belloccio americano dalla faccia da pazzo e transitato per le mani di Andy Wharol) un impiegato che per scappare dalla monotonia della vita da “another brick in the wall”, aiutato da due colleghi si sfoga in atti di vandalismo e violenza.  Ad indagare per conto della polizia, un sempre efficace Enrico Maria Salerno. Brutale, crudo, potente, selvaggio come si conviene ai film degli anni '70, trova il suo apice in una telefonata, che rivela il vero animo del protagonista. Recuperatelo!



MARILYN HA GLI OCCHI NERI

Simone Giordano – 2021

Un film che, a metà fra dramma e commedia, esplora le vite di persone mentalmente disturbate. Ok, detto così sembra atroce e invece è stata una bella sorpresa. Merito dell'eccellente prova dei protagonisti, Stefano Accorsi e Miriam Leone, e di una sceneggiatura che rifugge i soliti cliché, anche se non manca certa dose di prevedibilità. Il punto forte però sta nella saggia scelta del regista di farti empatizzare con i personaggi attraverso le loro azioni, senza lasciarsi andare a facili pietismi o a triti discorsetti retorici. Anche la storia d'amore in realtà matura solo verso la fine, privilegiando un racconto originale che vuole solo farti conoscere persone diverse dal solito.   


A cura di: Vidur

12 marzo 2022

LE 30 DONNE PIU' BELLE DELLA STORIA DEL CINEMA

Niente recensioni o autocitazioni questa volta, solo una celebrazione delle più grandi bellezze femminili apparse nella storia del cinema, ovviamente secondo il nostro immodesto parere. C'è tanto mainstream, ma anche un tocco di Abisso. Sappiate che l'ordine è totalmente randomico e che vi sono delle escluse eccellenti. 

                                    1. SHARON STONE - ATTO DI FORZA (1990)

Nel cult di fantascienza di Paul Verhoeven, la ancora relativamente sconosciuta Stone si mostra di una bellezza talmente perfetta da risultare quasi irreale. Meglio in Basic Instinct? Forse, ma vuoi mettere con Atto di Forza?



2. MEGAN FOX - JENNIFER'S BODY (2009)

Il film all'epoca fu un flop, anche se negli ultimi anni sta pian piano raggiungendo lo status di culto. Merito, soprattutto, di una Megan Fox ancora non botulinata capace di far arrapare pure gli oggetti inanimati.



3. LINDSAY LOHAN - MEAN GIRLS (2004)

A proposito di culto e botox, Lindsay Lohan in questa commediola al femminile, prima di seguire la proverbiale dieta Hollywood, appare bellissima in jeans e maglietta e da infarto nella sua versione "Barbie". Anche se sappiamo che il suo meglio lo ha dato in Among The Shadows




4. MARGOT ROBBIE - WOLF OF WALL STREET (2013)

Che dire? 


                               5. BARBARA CRAMPTON - FROM BEYOND (1986)

Se non lo avete visto, fatevi un favore e recuperatevi questo piccolo horror/splatter/fantasy capolavoro in pieno stile anni '80, con una Barbara Crampton che, in una breve scena in versione sadomaso, popolerà i vostri sogni erotici per mesi. 



    6. NATALIE PORTMAN - IL CIGNO NERO (2010)

 Quella scena con Mila Kunis...quella lì...capito quale, no?    



                               7. CHARLIZE THERON- L'AVVOCATO DEL DIAVOLO (1997)

L'attrice sudafricana, all'alba dei 46 anni, è ancora di una bellezza illegale e nel ruolo della moglie dell'avvocato del titolo, con quell'aria naive da ragazza di campagna, era al suo top.



                                            8. LIZ TAYLOR - CLEOPATRA (1963)

Facciamo un salto indietro nel tempo per celebrare una delle attrici più famose della storia, in un colossal hollywoodiano d'epoca. Uno sguardo della Taylor bastava, e basta ancora, per incendiare lo schermo. 



                                        9. ROSARIO DAWSON - CLERKS II (2006)

Bellezza sicuramente peculiare, la Dawson ha interpretato la bomba sexy in tanti film (Alexander, La 25esima Ora, Death Proof...), ma a noi piace di più nella versione da ragazza della porta accanto, nel poco riuscito seguito del cult di Kevin Smith. 



 10. SCARLET JOHANSSON -  MATCH POINT (2005)

Potremmo prendere quasi ogni film della carriera della Johansson e metterlo in classifica, quindi scegliamo quello che l'ha lanciata e che l'ha trasformata nell'oggetto del desiderio del 99% degli uomini del globo terracqueo. 




                         11. MICHELLE PFEIFFER -  BATMAN IL RITORNO (1992)

Esiste UNA E UNA SOLA Catwoman. 




 12. DIANNE KRUGER -  TROY (2004)

Elena di Troia era descritta da Omero come la donna più bella del mondo e nel pur pessimo e plasticoso blockbuster di Wolfgang Petersen, la scelta dell'attrice tedesca non poteva essere più azzeccata. 



13. NICOLE KIDMAN -  GIORNI DI TUONO (1990)

Il personaggio di Tom Cruise non poteva credere che la Kidman fosse una dottoressa in questa divertente cagatona a tema corse Nascar e non ci crediamo neanche noi, quindi ci limitiamo a fissarla con sguardo estatico senza farci troppe domande.



14. MILLA JOVOVICH -  IL QUINTO ELEMENTO (1997)

Dal talento attoriale proporzionalmente inverso alla sua bellezza, l'attrice d'origine russa dà il meglio di sé quando non parla, come nell'ipercinetico, stordente e supersopravvalutato film fantascientifico di Besson. 




15. EVA GREEN -  SIN CITY 2 (2014)

Il sottotitolo del film è Una Donna Per Cui Uccidere e, in effetti, per l'attrice francese un pensierino ce lo farei...




16. AMY ADAMS -  AMERICAN HUSTLE (2013)

Solitamente più brava che bella, la Adams in questo film va in giro talmente scollata e scosciata che è in grado di far perdere la testa sia a Christian Bale che a Bradley Cooper, scusate se è poco. 



17. LIV TYLER -  UN CORPO DA REATO (2001)

Se non ricordo assolutamente niente di questo film, a parte lei, un motivo ci sarà.



                                        18. MIRIAM LEONE -  DIABOLIK (2021)

Miriam Leone è come Cannibal Holocaust: illegale in più di 37 paesi. (cit. VictorLaszlo88)



                              19. MITZI MARTIN - FATTI, STRAFATTI E STRAFIGHE (2000)

Nella demenziale e spassosa commedia con Ashton Kutcher e Sean William Scott, la misconosciuta Mitzi Martin (mai più vista né prima né dopo), è la leader delle aliene "strafighe" del titolo che si produce in una scena in cui ingoia un ghiacciolo che...Geeeessù. 



                            20. LAURA HARRING - MULLHOLLAND DRIVE (2001)

Nel controverso e spettacolare thriller del Maestro David Lynch, Laura Harring splende nell'enigmatico ruolo di Rita, forte di una sensualità abbacinante e di una corpo da Oscar.




                                             21. CAMERON DIAZ - THE MASK (1994)

Come per altre presenze in classifica, potremo prendere un film qualunque della carriera della Diaz (almeno fino al 2010), quindi indichiamo il primo in assoluto, quando a 21 anni, da illustre sconosciuta fece l'esordio sul grande schermo nella quasi dimenticata commedia con Jim Carrey. 



                                     22. COURTNEY COX - ACE VENTURA (1994)

Sempre il 1994 e sempre Jim Carrey, ma questa volta con Monica, in una rara licenza da Friends, ovviamente stupenda, prima della trasformazione degli ultimi anni in un ibrido con una cavalletta. 



                                         23. AMBER HEARD - ALPHA DOG (2006)

Prima di lasciarci la pelle, il personaggio di Zack, si produce in una cosa a tre con Amber Heard e Amanda Seyfried. Insomma, ci sono cose peggiori da fare prima di morire. 



                            24. STACY MARTIN - NYMPHOMANIAC VOL.1 (2013)

Bellezza tutta francese nonostante il nome anglofono, la versione più giovane di Charlotte Gainsbourg nella monumentale opera di Lars Von Trier, ci fa vedere di tutto e di più, con una sensualità prorompente che trasuda da ogni sguardo. 


   
  25. DINA MEYER - STARSHIP TROOPERS (1997)

Il buon Johnny Rico, nel mitico film di fantascienza di Verhoeven, è conteso tra Denise Richards e Dina Meyer. Un bel dilemma, non c'è che dire. Diamo un punto in più alla Meyer che ci fa vedere, più di una volta, tutte le sue grazie. 




26. ELIZABETH OLSEN - AVENGERS AGE OF ULTRON (2015)

In un film alla soglia dell'inguardabile, l'introduzione di Wanda Maximoff, ancora in versione goth, ci riconcilia con il senso dell'esistenza. 




27. SIMONETTA STEFANELLI - IL PADRINO (1972)

Così come Michael Corleone, tutti ci siamo innamorati all'istante di Apollonia, che ora nella vita fa la moglie di Michele Placido e la mamma di Violante.




28. KELLY BROOK - L'ISOLA DEI SOPRAVVISUTI (2005)

Ne abbiamo parlato qui e a ben ragione. La prosperosa attrice inglese ci delizia con il suo corpo coperto solo da un minuscolo bikini ed è ovviamente l'unica ragione per sorbirsi questo filmaccio a costo zero.



29. MACHA MAGALL - LA BESTIA IN CALORE (1977)

In questo film del filone nazisploitation all'italiana, la misconosciuta attrice belga non sarà particolarmente avvenente, ma il suo sguardo gelido e perverso è destinato ad entrarti nell'anima. 



30. STEFANIA SANDRELLI - LA CHIAVE (1983)

Chiudiamo con un orgoglio tutto italico: il miglior film della carriera di Tinto Brass assurge a mito grazie alle forme generose di Stefania Sandrelli, che si concede alla macchina da presa senza remore in un'interpretazione indimenticabile. 




Classifica ad opera di: Vidur

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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