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18 agosto 2024

CYBORG

Di Albert Pyun. Con Jean-Claude Van Damme, Deborah Richter, Vincent Klyn, Dayle Haddon. 1989 / USA / Cannon Enertainment 

Uno dei motivi per cui amo il cinema è che ogni tanto le storie produttive dietro i film sono molto più interessanti dei film stessi. Si tratta di un leitmotiv qui su Pellicole dall'Abisso, visto che di solito i travagli dietro la realizzazione di un film sono figli di budget limitati, produttori incapaci e/o criminali, registi bizzarri e attori fuori di testa.

Ed effettivamente c'è un po' di tutto in questo Cyborg, la cui storia inizia dalla fine di quella della famigerata casa di produzione Cannon, figlia dei due amabili cialtroni principi della monnezza anni '80, Menahem Golan e Yoram Globus. Trovandosi ad un passo dalla bancarotta, ebbero la brillante di idea di realizzare due film in uno: il seguito de I Dominatori dell'Universo e una versione live action di Spider Man (ebbene sì). Si mossero così realizzando scenografie, comprando costumi e suppellettili, finché non dovettero rinunciare ai diritti dei due film di cui sopra per problemi finanziari. Avendo già speso 2 milioni di dollari, dovettero inventarsi un'alternativa per non perdere tutto. Il regista che si doveva occupare dei due progetti da girarsi in simultanea, Albert Pyun, aveva in mano altre due sceneggiature scritte da lui, Johnny Guitar e Alex Rain.

Pyun, con un budget residuo di appena 500.000 dollari compreso il cachet di Van Damme, decise quindi di unire quelle due storie realizzando una rock opera in bianco e nero di oltre due ore, oscura, violenta, con tanto di voice-over in stile Blade Runner. Ad un primo test-screening, su 99 delle 100 persone presenti, il film fece schifo al cazzo.

Intervenne quindi Van Damme, che convinse Golan e Globus a dare in mano il film ad un suo montatore di fiducia che alla fine partorì quello che il mondo ha conosciuto effettivamente come la versione definitiva di Cyborg.

Se volete un ulteriore gustoso aneddoto, posso dirvi che in una scena di combattimento Van Damme ferì un altro attore che perse permanentemente la vista da un occhio. Trascinato in tribunale, Van Damme perse la causa e dovettero accordarsi con un sostanzioso risarcimento per tale Jackson "Rock" Pickney.

Vabè, ma il film com'è, vi stare certamente chiedendo. È un guazzabuglio di cose scopiazzate un tanto al chilo da Robocop, Terminator, Blade Runner, Mad Max, Highlander e compagnia cantante, anche se più che con Paul Verhoeven, James Cameron e Ridley Scott, Pyun meriterebbe la compagnia del David Worth de I Predatori dell'Anno Omega e del Sergio Martino di 2019: Fuga da New York. 

La trama è letteralmente riassumibile in due frasi: nel classico futuro distopico in un cui la peste ha decimato l'umanità, una donna cyborg (cosa? Pensate che Van Damme sia il Cyborg del titolo? Pfff) detiene la conoscenza per debellarla. Un cattivo mercenario se ne vuole impadronire per usarla al fine di dominare il mondo, mentre il buono cazzuto cerca vendetta contro il cattivo di cui sopra che gli ha sterminato la famiglia. Dalla rock opera di Pyun è sopravvissuta la geniale idea di chiamare i protagonisti con nomi di marchi di chitarre, per la precisione il personaggio di Van Damme si chiama Gibson Rickenbacker, mentre il villain di turno Fender Tremolo (non scherzo). 

Ed è praticamente tutto qui, visto che ci sono dieci dialoghi in croce recitati di merda, quattro flashback messi a cazzo di cane e una serie di combattimenti realizzati col buco del culo. Non c'è infatti manco il divertimento di vedere Van Damme fare le sue mosse di arti marziali, perché praticamente non ne fa, manco nel super duello finale. E non che nel resto sia meglio, visto che ha la stessa espressività di un blocco di tufo. 

Meglio la compagna di viaggio di Van Damme, la procace Debora Richter, e il cattivo, interpretato da tale Vincent Klyn, una sorta di The Rock ante-litteram fatto di crack.



Cyborg non evitò la bancarotta alla Cannon, ma col tempo, per qualche strano motivo, acquisì una certa fama di culto, tanto che sono stati realizzati due sequel: nel primo c'è Angelina Jolie e nel secondo Malcolm McDowell. Ve l'avevo detto che la cosa meno interessante di questa storia era il film. 

Recensito da: Vidur

VOTI:

TRASH: 77/100

Noia: 54/100

Presunzione della regia: 61/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 55/100

Incapacità degli attori: 81/100


19 gennaio 2024

CASSIODORO IL PIU’ DURO DEL PRETORIO

Di Oreste Coltellacci. Con Renzo Montagnani, Oreste Lionello, Salvatore Baccaro, Mario Carotenuto, Aldina Martano, Katia Christine. ITALIA / 1975 / CINE CAST

“Cassiodoro Cassiodoro alle donne che cosa faiiii

Ma che hai, dillo anche a noi, perché sospirano sempre così:

AAAAHHH...OPTIME!!!"

Scovato nei meandri di Amazon Prime Video, nascosto in un canale specializzato in film di merda italiani prodotti fra gli anni ‘60 e i primissimi anni ‘90 (il film più recente dovrebbe essere del 1993), chiamato senza tema di ludibrio Cine B-Movie, il qui presente Cassiodoro Il Piu’ Duro del Pretorio -titolo effettivamente divertente- è una classica commedia sexy con ambientazione storica, ovviamente antica Roma, per la precisione epoca Neroniana. Il peplum (o lo sword and sandal come lo chiamano gli ammmericani) è un genere che reputo a suo modo affascinante, forse perché è talmente passato di moda da risultare quasi esso stesso un reperto archeologico di un passato cinematografico estinto.

Cassiodoro l’Etrusco è un soldato a cui piace molto la gnagna e molto poco combattere, ma per un caso fortuito riesce a catturare Vindice, il capo di una tribù barbara ribelle; grazie a questa impresa inizia una breve carriera che lo porterà da centurione a console prima di rovinarsi con le sue stesse mani. Come avrete intuito, l’epiteto di “duro” attribuito a Cassiodoro non si riferisce alle sue doti belliche, quanto alle sue doti amorose che, da buon smargiasso toscano, esibisce ad ogni piè sospinto. Nelle sue avventure Cassiodoro viene accompagnato dal fido Sulpicino da Avellino (un giovane Oreste Lionello) e da uno schiavo gay, il quale dà adito ad una serie sterminata di battute di dileggio che farebbero arrossire anche Biagio Izzo. Ok, Biagio Izzo magari no, diciamo Ezio Greggio.


A livello trash il film parte a razzo con la canzoncina di cui trovate il testo in apertura e una serie di battute come “È veloce il tuo cocchio? Certo, è un due cavalli!” oppure “Bella abbronzatura!”, riferito ad uno schiavo di colore che avrà anche l’onore di pronunciare la battuta “Badrone, l’imperadore chiede sesterzi”, al ché Cassiodoro risponde ovviamente “No, andremo sempre dritto”.

Il resto del film non regge questo ritmo e ad essere obiettivi, la trama in realtà non è neanche malaccio. La storia di questo centurione intrallazzone fissato con le donne e odiatore della guerra è anche interessante (c’è pure un piccolo colpo di scena effettivamente riuscito) e Renzo Montagnani, nel ruolo principale è, come da prassi, fantastico. Al netto di alcune battute atroci che gli fanno pronunciare, centra perfettamente il personaggio mostrando noncuranza, malcelato disprezzo e salace ironia verso la prosopopea dell’Impero Romano e della sua ossessione verso l’esercito.


Peccato che le idee scarseggino, che i personaggi di contorno siano terribili (eccetto Mario Carotenuto nel ruolo di Nerone), che la confezione tecnica sia incredibilmente povera, che la regia sia pigra e scolastica, che il montaggio sia effettuato con le cesoie, che una buona metà del doppiaggio sia totalmente fuori sincro e che le gag siano così brutte che fanno ridere talmente non fanno ridere. Da segnalare anche nell’ordine: la presenza di Salvatore Baccaro -celebre caratterista affetto da acromegalia-, un evidente furto di sequenze da altri film (probabilmente Ben-Hur e/o Spartacus) nelle scene dei combattimenti fra gladiatori e un finale assolutamente assurdo e imbarazzante, con dei cammelli che parlano siciliano (!) e una fuga alla Benny Hill, con tanto di effetto fast forward e musichetta buffa.


Alla regia figura il produttore Oreste Coltellacci, alla sua unica opera dietro la macchina da presa, ma è probabile, come spesso è accaduto, che ad acchitare il tutto in realtà sia stato Aristide Massacesi, co-autore della sceneggiatura. Non per niente vi è una bella quantità di donne discinte, elemento imprescindibile di ogni commediazza sexy all’italiana. Insomma stringi stringi e alla fine la cosa migliore è la musichetta iniziale...Optime! 


Recensito da: Vidur


TRASH: 77/100

Noia: 57/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 82/100

Presunzione della regia: 28/100

6 ottobre 2023

CREATORS - THE PAST

Di Piergiuseppe Zaia. Con Eleonora Fani, Bruce Payne, Jennifer Mischiati, PelleK, Marc Fiorini, Piergiuseppe Zaia, Gérard Depardieu, William Shatner. ITALIA / 2020 / Artuniverse 

Creators: The Past (2019) on IMDb

Dopo migliaia e migliaia di anni, i pianeti si stanno finalmente allineando e come di consueto quando ciò avviene i capi dell'universo si riuniscono in concilio per mettere le loro palle lens in fila come i pianeti al fine di... ehm. Boh. Comunque sembra importante, visto che l'alieno con l'occhietto meccanico che fa ciao ciao sembra molto corrucciato (alieno interpretato tra l'altro da uno spaesato William Shatner, lo storico Capitano Kirk). Come se non bastasse abbiamo un latitante: Dio. Ok, non è che sia proprio Dio, in realtà è un alieno che si chiama Lord Kanaff, responsabile della creazione della razza uomo sul pianeta Terra, avendo ibridato il proprio DNA con quello dell'uomo preistorico. Mentre lo attendono invano gli altri Alieni cominciano a sbeffeggiarlo per quanto faccia schifo l'uomo e si parla addirittura di tradimento. Ma Dio Kanaff è un padre affettuoso e pur rendendosi conto degli errori dei suoi figli è molto legato ad essi, e farà di tutto per convincere il consiglio che sterminare la popolazione della terra e ripartire da zero sia una pessima idea. Tuttavia almeno due degli altri Dei/Alieni, nello specifico quella con il sopracciglio alla Klingon e quello pelato ma con i brillantini al naso, vogliono mettergli i bastoni tra le ruote e conquistare il nostro pianeta. Perchè? Boh.

Devo comunque ammettere che, trucco e parrucco a parte, il buon William Shatner se la passa piuttosto bene per aver superato gli 88 anni...

Nel frattempo i poteri forti rettiliani ed illuminati guidati da un combattuto Gerard Depardieu, ormai prossimo ad avere un campo gravitazionale tutto suo, si sentono minacciati dall'internet, dalla pagina Facebook "Non cielo dicono" e da Mauro Biglino. Di conseguenza si programma alacremente una pandemia globale, una terza guerra mondiale e quattro o cinque scie chimiche tanto per mettere le cose in chiaro e tenere sotto scacco il popolo bue con religioni, alta finanza cazzi e mazzi.

...Di certo non si può dire lo stesso del povero Gerard...

Lord Kanaff, sentendosi braccato dagli altri membri del consiglio, cercherà di nascondere i suoi artefatti del potere, ovvero la sua palla e la password. La palla verrà trasformata in un'arancia e mandata la carnevale di Ivrea (sul serio), dove verrà scagliata sul grugno di uno sfortunato medico che ne entrerà fortuitamente in possesso. La password invece verrà tanata subito dalla aliena-klingon, basta girare il libro di pietra che ha tra le zampe il leone di San Marco a Venezia, ed è già lì bella scritta a pagina due (sul serio). Del resto anche Dio ha bisogno dei suoi post-it su cui appuntarsi le cose importanti, se no si dimentica. A questo punto Kanaff è spacciato, non può che difendersi dagli attacchi degli altri Dei con il suo immenso potere. Ma visto che è pure scarso, viene in un sol colpo esiliato in una specie di cripta dalla quale non può evadere, anche perchè gli hanno hackerato la password del pianeta e non riesce più ad accedere neanche a Netflix. Ma lui è Dio mica per niente... Ha un piano infallibile per recuperarla:


[SPOILER]
Da qui la follia quella vera, manco fino ad ora avessimo scherzato. Praticamente il piano di Dio è quello di chiamare su Discord il figlio di Gesù, che è un bambino di 10 anni sempre attaccato al Tablet. Facendo finta di essere un suo amico, gli dice di finire un videogioco e lo attira in una chiesa abbandonata dalla quale lo addurrà con sè nella cripta. Dio prende sto povero bambino lo trasforma in Conan il barbaro e gli dice: "Allora, prendi la prima a destra, poi torni nel 1932, uccidi Hitler mentre è all'Oktoberfest utilizzando il coltello da ostrica che troverai sotto il ventisettesimo sgabello entrando dall'ingresso est, però prima devi chiamare Gesù che ti deve prestare la macchina. A questo punto torni nel 2023 e prendi la Padana Superiore, fermati al Conad a far benzina che lì costa meno. Segui la strada finchè non arrivi al cimitero di Lambrate. Lì ti metti a contare le lapidi e devi arrivare esattamente a 247. A questo punto ti giri su te stesso cinque volte facendo il verso della procellaria di Parkinson e ti spari otto rum e pera di fila. Comparirà una coppa che in realtà non è una coppa vera e propria e si trasforma in una spada dopo che hai visto "Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù?" almeno due volte in un drive-in. Ora che hai una spada devi tornare nel medioevo dove c'è tuo fratello mezzo scorpione. Portalo in viale Argonne a mangiare tre cotolette con tutto dalle Luride e quando sarà in gastroparesi uccidilo e bevi il suo sangue, così dai suoi fluidi corporei potrai risalire alla password e tornare qui a riferirmela."

Il bambino Conan al terzo chupito.

E niente, nonostante questa spiegazione a dir poco machiavellica il bambino di 10 anni riesce a fare tutte queste cose in 30 secondi. Ma c'è un plot twist, e verrà sgozzato da Bruce Payne che apparirà dal nulla, Così.
[FINE SPOILER]

Oh, finalmente! Un grande ed ambizioso colossal fantasy - sci-fi ad alto budget tutto italiano, vincitore di ben 28 premi nazionali e internazionali, e poco conta che i premi siano tipo "miglior pollo in fricassea alla sagra di San Giovanni in Galdo" e che stando a Wikipedia siano 12 e non 28. Una produzione di questa entità solitamente viene strombazzata a destra e manca dai media visto che viviamo in un paese che da almeno 30 anni è letteralmente uscito dal mondo del cinema internazionale. Eppure di questo non si è poi sentito molto, e dopo il 2020 se ne è proprio persa ogni traccia. Non è da escludere che i poteri forti quelli veri, tra una sostituzione etnica e un ammonimento di Giorgio Soros, abbiano cercato che di affossare questo film in grado di mettere in crisi il sistema. Infatti io ne ho sentito parlare solo qualche mese fa dall'amico Bobby Han Solo (andate a trovarlo!), che mi ha fortemente consigliato di vederlo. E capisco il perchè. Creators è un film completamente folle e sconclusionato, a prescindere dai temi complottisti trattati a cui alla fine è liberissimo di credere o meno. Vi sono dozzine di personaggi, tutti invischiati in assurde sotto trame. Come se non bastasse, queste trame occupano anche diverse linee temporali, affinchè perfino il più attento spettatore (nicchia dalla quale mi tengo a debita distanza) sia ulteriormente messo in difficoltà. I personaggi sono tendenzialmente piatti e monodimensionali, e si fatica a trovare un qualche genere di sviluppo o crescita degli innumerevoli soggetti presenti, neppure dei protagonisti. Il leitmotiv del film è credersela di brutto: innanzitutto il regista Piergiuseppe Zaia è realmente convinto di aver confezionato un capolavoro di introspezione in grado di scardinare l'ordine mondiale. Il nostro Pier è così vanesio e narcisista e sicuro di essere il portatore del Verbo che ha deciso che l'interprete migliore per il personaggio di Gesù Cristo non potesse essere altri che sè medesimo. Per dire.

Se non altro il physique du role non gli manca, ecco il nostro messianico regista mentre ci mostra orgoglioso il premio di miglior film in rassegna alla sagra del coniglio in porchetta di Serra San Quirico.


Se proprio devo salvare due cose, la prima è il comparto tecnico: sebbene un po' naïf il film è oggettivamente gradevole alla vista, e il regista lo sa bene. Questa convinzione tuttavia lo ha portato a fare un uso smodato e fin fuori luogo degli effetti speciali (tutti rigorosamente in cgi). Salvo invece solo a metà il cast semi-stellare, nel quale sono proprio le stelle quelle a brillare meno (giusto Bruce Payne forse sembra avere un quid in più), e dove una figura ben migliore la fa la bella e brava Eleonora Fani, che tra l'altro collabora alla sceneggiatura: facilmente comprensibile il suo profuso impegno, dal momento che il film è di fatto una sua creatura e che si è scelta quello che probabilmente è l'unico personaggio degno di questo nome, o che per lo meno ci mostra un qualche genere di crescita/evoluzione. Il film è stato recitato interamente in lingua inglese (del resto le velleità erano planetarie), ed è stato quindi doppiato in italiano. Ebbene, in questo siamo ad un livello assolutamente top, e sono stati coinvolti nel progetto doppiatori di primissima fascia tra cui Luca Ward (che si prodiga anche in qualità di narratore), Giancarlo Giannini, Maria Pia di Meo e Mario Cordova. Un roster davvero hollywoodiano. 

Fun fact: Eleonora Fani (Lady Airre) non è affatto nera. 


Il film tra l'altro non finisce, e probabilmente non finirà mai: questo doveva infatti essere il primo capitolo di una trilogia composta dai corrispettivi "Creators - The Present" e "Creators - The Future", che a questo punto dubito vedranno mai la luce considerato il fatto che i potenti della Terra vogliono tenerli nascosti al botteghino "Creators - The Past" ha floppato peggio di un'incudine lanciata dal sesto piano. Stiamo parlando di 112.000 € incassati a fronte di un budget di oltre 7 milioni. Diciamo che è uscito in sala nel peggior momento storico immaginabile, ovvero appena prima dello scoppio della Pandemia di Covid-19 (coincidenze? io non credo), fatto che ha di certo contribuito alla clamorosa débâcle sul fronte incassi di questa coraggiosa produzione.

Questa pellicola non ha né capo né coda. É oggettivamente troppo complicata da seguire e mette decisamente troppa carne sul fuoco, risultando indigesta e incomprensibile perfino a chi tutto sommato i lavori di Biglino li conosce e non è del tutto a digiuno di teorie della cospirazione. Non sembra essere stata una buona idea propinare una simile mole di informazioni al pubblico, che alla fine si è recato al cinema per passare la sua oretta e mezza di tempo libero a svagarsi e non certo a incasinarsi il cervello per cercare di seguire le vicende narrate nel girato. In molti punti è talmente arzigogolato e assurdo da risultare assolutamente risibile. 

Un film che ti lascia a bocca aperta, e non necessariamente in senso positivo. Perdersi una tale perla di spacconaggine e di comicità involontaria dovrebbe essere illegale.

Recensito da: Imrahil

TRASH: 90/100
Noia: 72/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 100/100
Incompetenza degli attori: 66/100




Se ti piace guarda anche: Qualsiasi documentario di History Channel trasmesso tra le 2 e le 4 del mattino.


22 settembre 2023

CHI E' SEPOLTO IN QUELLA CASA? (Aka House)

Di Steve Miner. Con William Katt, George Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Mary Stävin, Michael Ensign, Susan French. USA / 1985 / New World Pictures

House (1985) on IMDb

Il veterano di guerra diventato autore di libri horror Roger Cobb (William Katt) è nel pieno di una vera e propria crisi esistenziale. Cavalcando l'onda del successo dei suoi primi romanzi, Roger sta cercando di concentrarsi, contro il parere di tutti, sulla scrittura delle sue terribili esperienze vissute in Vietnam. Tuttavia, è vittima del blocco dello scrittore e di un pizzico di disturbo da stress post traumatico che lo rende non proprio regolare come un orologio svizzero. Come se non bastasse sta ancora metabolizzando la scomparsa del figlio e il divorzio dalla bella moglie. Il destino interviene presto quando la zia di Roger si suicida inaspettatamente e lui diventa l'unico erede della sua tenuta. Inizialmente intenzionato a venderla, il nostro protagonista decide invece di trasferirsi lì e concentrarsi sulla redazione del suo libro, sperando di aver trovato l'ambiente giusto per proseguire la stesura. Tuttavia le tanto agognate solitudine e tranquillità si riveleranno impossibili da ottenere, complici un vicino ficcanaso e soprattutto una moltitudine di minacce soprannaturali, tra cui attrezzi da giardino volanti e un nutrito caravanserraglio di mostri.



Pensavo di trovarmi di fronte ad un banale seguito apocrifo della sconfinata saga delle case maledette, invece mi ritrovo in compagnia del buon Ortnid a vedere un filmetto piacevole e da un ritmo discreto, un po' a cavallo tra l'horror e la commedia. Ed in effetti a ben guardare vanta natali nobili, o per lo meno "borghesi". Produttore esecutivo il grande Sean Conningham, niente meno che il regista di "Venerdì 13". Impossibile guardando questa pellicola non pensare al ben più celebre cult "The Evil Dead", da cui il film prende un po' più che un'ispirazione: lo spirito è decisamente quello, e ciò non è necessariamente un male. Il prodotto è realizzato con una cura discreta, presentando un mix di mostri animatronic e di pupazzi ripresi in stop-motion. Questi ultimi tra l'altro portano la firma di Mark Sullivan, forse due delle mani più capaci dell'epoca e famoso per aver lavorato a titoli del calibro di Robocop, il remake di Blob, Ghostbusters II e Hook - Capitan Uncino (quest'ultimo, en passant, gli valse la nomination agli Oscar per gli effetti visivi nel 1992), Il risultato è nel complesso gradevole, seppur con qualche incertezza. Il punto debole del film è probabilmente la trama, che pur non essendo  lineare ci è sembrata un po' incerta e leggerina.




[SPOILER]

Attraverso brevi flashback e dialoghi esplicativi, scopriamo che il figlio di Roger, Jimmy, è misteriosamente scomparso mentre giocava nella piscina della casa. Il protagonista dopo aver visto ciò che la casa è in grado di fare si convince a buon diritto che il piccolo Jimmy sia ancora vivo e che sia stato in qualche modo "rapito" dalle entità soprannaturali che in essa dimorano. Coraggiosamente, il provetto papà svolgerà l'intreccio, grazie anche agli indizi lasciati qua e là dalla defunta zia, e si getterà nella parte "nascosta" della casa, ovvero quella che affaccia su un'altra dimensione. Nel finale del film scopriremo che il vero colpevole di tutte le disgrazie di Roger è "Big Ben", un commilitone di Roger durante gli anni del Vietnam. Lo spirito di Ben incolpa Roger per averlo lasciato indietro per essere torturato e ucciso dai Vietcong ed è desideroso di vendicarsi dalla tomba! Ciò porta infine a uno scontro culminante in cui Roger dovrà affrontare le sue paure, imparare a perdonarsi e trovare il modo di scongiurare l'entità Ben stavolta per sempre. In definitiva, volendo rispondere alla domanda dell'incommentabile titolo italiano: chi è sepolto in quella casa? Un cazzo di nessuno.

[FINE SPOILER]

Cucù


Questo "cattivone" o mostro finale che dir si voglia è forse la cosa che ci ha convinto meno di tutto il film. Seppur terribile il suo destino ci è sembrata una motivazione un po' moscia per organizzare una tale persecuzione soprannaturale, senza contare che non viene mai spiegato come questa normalissima persona sia stata in grado di ottenere un tale potere. Negli sviluppi finali il film sembra volerci suggerire che tutti questi mostri, ed in particolare Ben, siano in realtà il frutto della mente malata di Roger, alimentata dal suo senso di colpa che rende questa particolare apparizione come quella principale. Tutto molto bello e pure plausibile, se non fosse che questa teoria è smentita da tutto il resto del film: I mostri possono essere visti da tutti i personaggi e il figlio Jimmy e veramente scomparso. Un bel buco, difficilmente perdonabile in una produzione tutto sommato di una certa qualità. Veniamo compensati dalla brillantezza del film, mai noioso e di grande intrattenimento. Nel complesso, una visione piacevole.  

Recensito da: Imrahil


VOTO CLEAN: 72/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La Casa di Sam Raimi

18 agosto 2023

COSMO 2000 – BATTAGLIE NEGLI SPAZI STELLARI

Di Alfonso Brescia. Con John Richardson, Yanti Somer, Walter Maestosi, Massimo De Cecco. ITALIA / 1978 / NAIS FILM

Invasion Roswell (2013) on IMDb

Prima di sfornare il terrificante La Bestia nello Spazio, il buon Alfonso Brescia aveva già approcciato la fantascienza, dando vita ad una sorta di quadrilogia in cui girava la stessa manciata di attori, che recitavano nelle stesse scenografie, con gli stessi effetti speciali e che “viaggiavano” sulle stesse astronavi rubacchiate qua e là da altri film.

Dapprima ci fu Anno Zero – Guerra nello Spazio, in seguito il qui presente Cosmo 2000 – Battaglie negli Spazi Stellari, poi La Guerra dei Robot e infine Sette Uomini d’Oro nello Spazio, a comporre un Brescia Cinematic Universe, che Marvel levati proprio e smettila di rubare le idee al cinema italiano.

Debbo dire che mi aspettavo un’immondizia invereconda al limite dell’inguardabile - visto anche il voto assurdamente basso su IMDB - e invece questo Cosmo 2000 mi ha relativamente e piacevolmente sorpreso regalandomi un’oretta e mezza di intrattenimento.  

Un'astronave aliena, dopo aver distrutto un veicolo spaziale terrestre, riesce inspiegabilmente a forzare la rete di difesa satellitare approntata intorno alla Terra dagli scienziati Mike Layton e Diana Green, e si dirige verso il pianeta degli umani. Gli alieni provengono dal pianeta Gona e hanno intenzione di colonizzare la Terra!!!

Come anticipato, troviamo tutto il corollario del film di fantascienza italiano anni ‘70-‘80: scenografie di cartone con lucine di natale a simulare tecnologie avanzatissime, pigiamini di licra spacciati per tute spaziali, lo sfondo stellato del presepe a scimmiottare l’immensità dell’universo e ammassi di polistirolo, gommapiuma e lampadine a rappresentare temibili robottoni super intelligenti. 





La realizzazione tecnica è dunque quella assolutamente attesa, quello che sorprende è un intreccio, sì debitore di altri mille film già visti, ma comunque intrigante e tutto sommato costruito con una certa coerenza. Il tocco innovativo è quello di inserire anche degli spunti horror, con gli alieni cattivi del pianeta Gona che -a causa del cambiamento climatico sul loro pianeta- si sono trasformati in delle mummie purulente che uccidono i terrestri appoggiando loro le mani sulle spalle. Non dimentichiamo anche il bambino magico, un cyborg con una parrucca di riccioli biondi che disintegra i cattivi grazie ad una palletta di ferro.


Fantastico anche il finale, con i temibili e superintelligenti cattivi di Gona che perdono a causa del fatto che guardavano le immagini del satellite alla rovescia (non so, così dicono) e che si fossero intesi male sull’orario dell’invasione sulla terra, scherzi del fuso orario.

Tra le note dolenti una colonna sonora davvero al limite della denuncia penale del “Maestro” Giombini, per altro distribuita a caso per tutta la pellicola, e tra quelle buffe il fatto che nei titoli di testa venga citata “la voce narrante di Arduino Sacco”, peccato che nel film non ci sia nessuna voce narrante.  

Notevolissima invece la scienziata Diana Green, ovvero la finlandese Yanti Somer, presente in tutti e quattro i film della “saga” seppure con acconciature diverse; qui sfoggia un taglio alla crucca, ma è talmente figa che glielo si perdona volentieri.



Recensito da: Vidur

TRASH: 84/100

Noia: 52/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100

Presunzione della regia: 56/100

Incompetenza degli attori: 50/100


1 marzo 2023

SIMONE E MATTEO - UN GIOCO DA RAGAZZI (Aka Convoy Buddies)

Locandina di Simone e matteo - un gioco da ragazzi
Di Giuliano Carnimeo. Con Paul Smith, Antonio Cantafora, Dominic Barto, Giuliana Calandra, Ángel del Pozo, Mario Brega, Francisco Merino. ITA-SPA / 1975 / Produzioni Atlas

Convoy Buddies (1975) on IMDb

Ragazzi, ma quanto ci mancano gli anni '70? Beh a me in realtà non più di tanto, non fosse altro perché non ho avuto modo di viverli, ma che turbinio di emozioni quando li vedo rappresentati su pellicola! Tra i personaggi più iconici di questa stagione cinematografica di certo non possiamo dimenticarci di citare la super coppia protagonista di decine di scazzottate nelle più svariate ambientazioni: Bud Spencer e Terence Hill! Due personaggi talmente iconici da aver di fatto creato attorno alle loro figure un genere a sé. Genere che, se vogliamo, rientra pienamente nello spirito dei "B-Movie" ma che ha riscontrato un tale successo e un tale apprezzamento anche fuori dal territorio nazionale (amatissimi soprattutto in Germania) che davvero sarebbe assurdo vedere "Chi trova un amico trova un tesoro" o "...Altrimenti ci arrabbiamo!" recensito qui su Pellicole dall'Abisso. Farebbe storcere il naso tanto voi quanto a noi, cari lettori. 

Tutto questo successo, essendo stato praticamente istantaneo, ha tuttavia prodotto il più classico degli effetti collaterali: l'emulazione! ma che dico emulazione... l'imitazione! Ma che dico imitazione... La copia carbone!

Nascono così dal concept del regista Mauro Bolognini ben sei lungometraggi con protagonisti tali Simone (Paul Smith) e Matteo (Antonio Cantafora, accreditato come Michael Coby): la versione Asylum ante-litteram di Bud Spencer e Terence Hill! 

Recensisco questo insipido "Simone e Matteo - Un gioco da ragazzi" a titolo esemplificativo per l'intero filone, per il semplice motivo che è l'unico che ho visto. E no, non penso ne vedrò altri. 

Che amarezza..

LA TRAMA

Due spiantati ladruncoli di strada allergici al lavoro accettano di trasportare un camion carico di insetticida da Milano (credo) a Marsiglia. La paga è oggettivamente molto allettante per un lavoro tutto sommato semplice: il "gioco da ragazzi" del titolo. Ma ovviamente visto che al mondo non ti regala niente nessuno scopriremo che dietro a questo apparentemente innocuo carico c'è ben altro: armi per qualche famiglia mafiosa d'oltralpe! Sfruttando l'espediente comico tutto sommato banale del protagonista inconsapevole la vicenda si dipanerà tra inseguimenti fraintesi, qualche interminabile scazzottata e un breve siparietto amoroso. 

Il film è in fin dei conti inoffensivo e quasi guardabile, quello che davvero manca è il mordente. Battute e situazioni sono tirate per le lunghe al limite dell'intollerabile, la trama è inconsistente, dialoghi e sceneggiatura sono banalotti, l'interpretazione da parte dei personaggi è quanto meno approssimativa. Del resto è praticamente impossibile sostituire il carisma di due mostri sacri come Bud e Terence. La cosa davvero straordinaria e decisamente da segnalare è la quasi maniacale ricerca da parte del regista e della produzione di ricreare un clone perfetto. Riprese, dialoghi, situazioni. Tutto il possibile.

Per dire l'attenzione al dettaglio, gli attori scritturati per i ruoli secondari sono tutti personaggi ben riconoscibili di altri film con i veri Bud Spencer e Terence Hill. Per doppiare Paul Smith e Michael Coby vennero ingaggiati Glauco Onorato e Pino Locchi, ovvero i due doppiatori della ben più famosa coppia emulata. La colonna sonora è di un complesso sconosciuto che si fa chiamare Juniper; poi vai a controllare bene e viene fuori che altri non sono che Guido e Maurizio De Angelis, ovvero gli Oliver Onions. C'è cura e attenzione. Quasi autismo. 

Insomma questo film non è la copia cinese malfatta di un prodotto, è la cialda compatibile Nespresso.
Funziona? Si (più o meno). 
Costa di meno? Si. 
È più buona? No. 
Alla lunga ti rompe la macchinetta i coglioni? Si. 

Il problema è che se questa logica, che applicata ad un prodotto può avere senso, la applichiamo ad una produzione artistica non può funzionare, perché il prezzo del biglietto del cinema è lo stesso sia per il film originale che per la sua brutta copia. Quindi visto che io spettatore non ho alcun vantaggio economico, perché dovrei scegliere il prodotto più scadente?
Beh, la risposta è semplice, non lo farebbe nessuno. Ma a tutto c'è una soluzione: basta truffare il pubblico! Ad esempio in Francia il film "Carambola" (il primo e forse il più celebre dei film con Simone e Matteo) venne distribuito con il titolo guascone di "Il mio nome è Trinità" sperando che qualche allocco mangia rane pensasse di andare a vedersi un sequel di "Lo chiamavano Trinità...". Anche i nostri non particolarmente svegli amici tedeschi ci siano cascati:   sembra infatti che in un cinema in Germania ci sia stata addirittura una specie di rivolta che ha portato alla distruzione della sala quando gli spettatori, attirati da una fallace locandina, si accorsero che non stavano affatto assistendo ad un film con Bud Spencer e Terence Hill. Una volta usciti dal cinema hanno poi rivendicato Danzica e invaso la Polonia.  


Recensito da: Imrahil


TRASH: 68/100

Noia: 86/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 46/100

Presunzione della Regia: 12/100

Incompetenza degli Attori: 72/100


Non perdetevi questo esilarante spezzone con Ennio Antonelli che parla in polacco invece che in romanaccio

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Vorrei dirvi un film di Bud Specer e Terence Hill. Anzi, guardate quelli al posto di questo. 

2 febbraio 2023

BIKER GIRLS (aka Cyborg Conquest, Chrome Angels)

Locandina di Biker Girls
Di Leigh Scott. Con Stacey Dash, Paul Le Mat, Kristen Quintrall, Eliza Swenson, Frida Farrell, Jackey Hall, Collin Galyean. USA / 2009 / First look Studios
Chrome Angels (2009) on IMDb

Approfittando della cataplessia da divano della mia fidanzata, ieri sera sono riuscito a raggiungere facendo il passo del giaguaro il telecomando e a selezionare questo misterioso Biker Girls, completamente rapito dallo sciattume della sinossi (qualcosa tipo "ci sono delle ragazze che si fanno gli affari loro e ad un certo punto arrivano degli androidi cattivi") e molto incuriosito dal tag "inquietante" riportato sulla schermata principale del nostro solito Prime Video. 

Un gruppo di ragazze variegate come le Spice Girls compie una rapina con la quale racimolano la miseria di 60.000 dollari a testa. Non avendo fatto economia domestica alle elementari sono convinte che questa cifra permetterà loro di fare bisboccia tra "tipi da spiaggia e Margaritas" in Messico per il resto della loro vita. Fermandosi in un bar poco affollato per una doverosa birretta pre fuga, subiranno da parte dei clienti del locale numerosi femminicidi; cotanto disprezzo per la donna culminerà nella più classica delle palpate di culo e questo vile atto farà perdere le staffe alla psycho-Spice che in proporzionata risposta svuoterà tutti i 34 proiettili delle sue due Glock in faccia allo scellerato molestatore. Le nostre protagoniste non sembrano lì per lì notare che i proiettili a contatto con le membra della vittima facciano scintille come se si stesse limando una putrella d'acciaio con un flessibile. 

"if you wanna be my lover, you gotta get with my friends"


Vedendo tale scena agli altri avventori vengono gli occhi di un elegantissimo verde fluo, cominciano a parlare come i Dalek del Doctor Who e dopo una pausa tanto pregna di tensione quanto immotivata cominceranno a rispondere al fuoco. Durante lo scontro apprendiamo che questi androidi non rappresentano alcuna minaccia e se gli spari muoiono fin più facilmente rispetto a delle persone in carne ed ossa.

"Sterminare! Sterminare!"

Nel frattempo alla centrale di comando degli androidi il perfido Dottor Elliot Dravos (Paul Le Mat, che mi risulta abbia addirittura avuto un ruolo di primo piano in American Graffiti) sta monitorando la situazione assieme allo stagista di turno: è lui la mente dietro tutto questo florilegio di lucine e voci metalliche ed ha un piano super malvagio per sostituire i lavoratori con androidi che possano svolgere le mansioni pericolose, pesanti o spiacevoli. Se qualcuno di noi potrebbe chiamare tutto ciò "piena automazione", il sogno bagnato del comunismo del terzo millennio, per un americano tutto ciò è assolutamente intollerabile: ci sono già i messicani per tutte quelle mansioni! Ma non si è fermato qui il nostro scienziato con sogni utopistici. Oltre che androidi ha prodotto anche diversi ginoidi, ovvero l'equivalente femminile dell'androide, con l'obbiettivo di sostituire le donne eliminando tutte le rotture di palle tipo compleanni (si, lo ha detto davvero) e le ricorrenze dimenticabili. Come noto siamo tutti disposti a tollerare lo sfruttamento dei lavoratori e il paraschiavismo a 360 gradi, ma il sessismo... In ogni caso è forse la prima volta nella mia vita che sento il termine ginoide utilizzato correttamente in un film, per un grande appassionato di fantascienza come il sottoscritto è una grande soddisfazione. Davvero notevole.

Comunque gli androidi senza faccia sono così.

Giunti a questo punto però la trama diventa un gran casino, perché alcune delle Spice Girls vengono catturate, il malvagio dottore ne fa' delle copie androidi (Ginoidi! pardon...) e si mescolano tutte le carte, le Spice Girls ed in sostanza non si capisce più un cazzo di chi è dove quando e soprattutto perché. Colpa mia? può essere, ma di certo sceneggiatura e struttura del film non aiutano. Quindi le ragazze superstiti vanno ad armarsi dall’ex fidanzato militare di Inutil-Spice per salvare le amichette sequestrate dal perfido Elliot, facendo irruzione nel covo del dottore e facendo amicizia con lo stagista che poi le aiuterà perché, come tutti ben sappiamo, tira più un pelo di fica che un carro di androidi. Ad un certo punto il malvagio dottore per porre una seria ipoteca sull’esito dello scontro esibirà una specie di robottone di quelli che vendono ai cattivi che devono conquistare il mondo. Solo che il budget era stato probabilmente speso tutto in ricerche sull'intelligenza artificiale e quindi l'unico robot che sono riusciti a raccattare purtroppo è questo bidone dell'immondizia: 



Nonostante tale dimostrazione di forza, le Spice Girls riusciranno a sopraffare Elliot facendogli l'inganno della cadrega: gli faranno infatti il test di Blade Runner per capire se uno è un replicante. "Sei in un deserto, vedi una testuggine... bla bla bla…" e niente a Elliot viene un gran mal di testa ed esplode. Ah sì, perché tutti gli androidi e le ginoidi hanno dentro delle bombe perché la malvagità dell'uomo di potere non ha confini. Voto 100 alla citazione, voto 3 alla realizzazione tecnica. 

È difficile dare un giudizio a questo film. È di una banalità disarmante, prende elementi da altri film più blasonati (l'ispirazione a "Il mondo dei robot" di Michael Crichton è un po' più di una ispirazione...) e li sviluppa male, con un budget risicatissimo, siparietti comici che ti fanno salire il cringe manco fosse la carogna e un gruppo di attori a dir poco disastrosi. Del resto il caro regista Leigh Scott è una vecchia conoscenza nostra e soprattutto di Asylum. Mettiamoci anche che gli effetti speciali sono totalmente inadeguati ed il quadro è davvero completo. Forse averlo visto in solitaria non ha aiutato, ma anche le risate sono state pochine anche se di per sé non è un film noiosissimo. 
Come ogni film brutto che si rispetti questo film vanta un tot di titoli oltre a "Biker Girls", tra cui citiamo "Cyborg Conquest" e "Chrome Angels". Menzione d'orrore per il cammeo di Richard Lynch, nei panni di una specie di mentore che appare nei ricordi della Capa-Spice e che ricordiamo volentieri per la sua partecipazione a numerosi b-movies tra cui “I gladiatori dell'anno 3000”, “la spada a tre lame”, “Invasion USA”, “The Barbarians” e in tempi relativamente recenti “Halloween - The Beginning”, che non ho mai visto ma essendo di Rob Zombie scommetto che è una merda.

 Recensito da: Imrahil

TRASH: 78/100
Noia: 61/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 83/100
Presunzione della Regia: 43/100
Incompetenza degli Attori: 91/100



C'è integrale su Youtube, quindi beccatevelo tutto.


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Barb Wire , il film delle Spice Girls

13 gennaio 2014

CLOUD ATLAS

Di Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski. Con Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Hugh Grant, Susan Sarandon. USA/2012
Cloud Atlas (2012) on IMDb
Ve l'avevamo detto che Pellicole dall'Abisso will never die ed eccoci ancora qua, non si sa per come e per quanto, ma eccoci qua, anche solo per condividere ciò che ho appena visto. Ciò che ho appena visto si chiama 'Cloud Atlas', ma avrebbe dovuto chiamarsi 'Delirio totale senza senso, di 6 storie parallele che non c'entrano un cazzo le une con le altre, in cui degli attori famosi interpretano personaggi diversi indossando delle ridicole parrucche'.

Adesso, non voglio fare lo snob e voglio anche essere giusto: 'Cloud Atlas' non è un brutto film. Ed è questo che sconcerta, così come sconcerta il fatto che mi è impossibile stabilire se i fratelli Wachowksi (quelli di 'Bound-Torbido Inganno' e, vabè, 'Matrix') siano dei geni, dei cialtroni o ci prendano solo per il culo. Forse l'ultima ipotesi è quella più accreditata. Perché non si può credere che qualcuno possa prendere sul serio questo film. Che è anche subdolo: perché per tutta la durata (e sono ben 172 cazzo di minuti) ti chiedi se tutto quello che stai guardando prima o poi avrà un senso, un nesso logico, una spiegazione...no. No, niente di tutto ciò. Perché la reazione, unica, ultima e possibile è: 'ma che cazzo???!!!'

Dunque. C'è una popolazione primitiva che parla come Luca Giurato che viene visitata da una razza superiore. C'è un musicista gay negli anni '30 che va a vivere da un vecchio compositore. C'è una giornalista nera negli anni '70 che cerca di incastrare le lobby del petrolio. C'è un avvocato-commerciante di schiavi nell'800 che fa amicizia con un nero. C'è un editore nel presente che, braccato dagli strozzini, viene rinchiuso in una casa di riposo dal fratello. C'è una cameriera robot coreana di un fast food che nel 3000 viene liberata dal Keanu Reeves dei poveri per dar vita ad un qualche movimento di ribellione.

Basta, rispetto alla 'trama' non dirò altro, perché sarebbe lungo, noioso e incredibilmente arduo descrivere tutti gli sviluppi di tutte le storie. Quello che mi preme dire è che i segmenti, presi singolarmente, sono anche realizzati bene e interessanti, tralasciando quello pseudocomico - assolutamente nonsense e con delle scene degne di Carlo Vanzina - del vecchio editore chiuso nella casa di riposo e che organizza la fuga con degli altri vecchietti. Ma ciò non basta per dare un minimo di coerenza ad un pastrocchio indefinito, pretenzioso, prolisso e che si bea della sua cripticità, mettendo lo spettatore in una costante posizione di sconforto e smarrimento.

Perché la storia di 'siamo tutti interconnessi, dopo la morte si apre un portone, le vite passate, la reincarnazione, le tue azioni si ripercuoteranno per secoli, quelli che hanno una voglia a forma di cometa sono speciali', può anche essere un concetto valido e interessante, ma esprimerlo prendendo 6 storie parallele in 6 diverse epoche che alla fine della fiera, non si interconnettono praticamente MAI, è più che altro uno sterile esercizio di stile. Una carnevalata inutile e incomprensibile. Per non parlare della tragica idea di far interpretare tutti i personaggi principali dei segmenti agli stessi attori, truccati per l'occasione. E se qualcuno può essere azzeccato, altri sono solamente ridicoli tipo la coreana resa bianca e irlandese nella storia ambientata nell'800, Tom Hanks biondo negli anni '70, Hugh Grant vecchio nel presente e pure qualche travestito (maschio-femmina ma anche femmina-maschio) sparpagliato qua e là.

Ora, a me i film particolari, che ti fanno riflettere, che ti danno spunti di riflessione, che ti lasciano basiti, che ti fanno chiedere 'ma che cazzo ho appena visto?' piacciono (bellissimo a tal proposito, il recente 'Le streghe di Salem' di Rob Zombie), ma ci deve essere un limite. E il limite in 'Cloud Atlas' viene travalicato troppe volte. Perché troppo è proprio la parola cardine di questo film: troppe storie, troppi personaggi, troppi attori, troppi trucchi, troppi nasi finti, troppe cazzate, troppo lungo e troppa poca gnocca.

Epico? Sicuramente. Visivamente straordinario? Certo. Coraggioso? Assolutamente sì. Pericolosamente al confine tra opera geniale e stronzata galattica? Non sarebbe su Pellicole dall'Abisso.
E quindi, si ritorna alla domanda dell'incipit. I Wachowski sono dei geni, dei cialtroni o ci prendono per il culo? O forse dei geni che ci prendono per il culo? Non lo so. Forse lo scoprirò nella mia prossima vita, quando sarò un musicista coreano che viene rinchiuso in casa di riposo da suo fratello, mentre indago sulle lobby del petrolio in una tribù primitiva che tratta gli schiavi.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 81/100
Noia: 66/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 10/100 (però 'ste cazzo di parrucche...)
Presunzione della regia: 100/100 (o 0, decidete voi o chiedetelo ai Wachowski)
Incompetenza degli attori: 31/100 

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: non so, un caleidoscopio.

30 giugno 2013

CHICKEN PARK

Di Jerry Calà. Con Jerry Calà, Demetra Hampton, Alessia Marcuzzi. ITALIA/1994/RCS

Chicken Park (1994) on IMDb

Pensavate di esservi liberati di noi, eh? Ve l'avevamo detto che saremmo tornati, brutti stronzi.
E torniamo col botto, con una perla della cinematografia italiana: Chicken Park di Jerry Calà.
Uscito nel 1994 come parodia di Jurassic Park, Chicken Park è uno dei quei cult super-trash made in Italy che non poteva mancare nella nostra fornita bacheca.

Vladimiro Corsetti è un allevatore italiano che, stroncato da un atto di sabotaggio da parte della concorrenza, va nella Repubblica Dominicana con Joe, un pollo addestrato al combattimento per scommesse clandestine; quest'ultimo però gli viene quasi subito rubato, e Vladimiro cerca di recuperarlo. Così scopre che è stato portato a "Chicken Park", un parco dove polli giganti mutati geneticamente padroneggiano sul territorio, e si ritrova prigioniero dello scienziato che li ha creati da cavie sperimentali. Con l'aiuto della dottoressa Sigourney cercherà di liberare il suo Joe...

Questa è la trama, che in realtà è un semplice pretesto per mettere in atto una serie di gag da sganasciarsi dal ridere. Ah, no. No, non fa ridere. Ma proprio per niente. Noi abbiamo accompagnato la visione di questo film con un silenzio attonito. Ogni tanto ci scambiavamo degli sguardi di profondo disagio. Ogni tanto ridavamo, ma per l'imbarazzo.


Davvero una cosa raccapricciante. Tutto il film è una sequela di scene totalmente senza senso, illogiche, raffazzonate, messe in scena con due lire, senza un minimo di professionalità e competenza. Ah, tra l'altro è originariamente recitato in inglese (perchè? pensavano di distribuirlo all'estero?) e poi doppiato in maniera ignobile. Compresa una 22enne Alessia Marcuzzi, che fa il suo esordio cinematografico nel ruolo di una hostess in calore.

Il clou però giunge quando si arriva a Chicken Park, parco popolato da enormi polli, ideato da Mr. Eggs e dalla scienziata Sigourney, ovvero quella bella gnocca di Demetra Hampton, che di professione faceva la ginnasta.

I polli giganti sono resi con una sapiente alternanza di pupazzoni (nelle scene ravvicinate) e di normalissime galline che si aggirano per modellini. L'effetto è di una tristezza sconvolgente.

Sono numerosi i riferimenti ad altri film, oltre che a Jurassic Park. La Famiglia Addams, Lo Squalo, Edward Mani di Forbice, Mamma ho perso l'aereo e pure a Hot Shots. Ma non temete, nessuno di questi fa ridere.

Il finale con la dottoressa Sigourney che vuole farsi chiavare dal pollo T-Rex, poi sconfitto dal pollo Ibridus (cioè il pollo gay con tanto di orecchino) che poi vuole chiavare Jerry Calà, a sua volta salvato da delle patatine fritte giganti, finisce dritto dritto nel museo della merda su celluloide. E con un posto d'onore.

In conclusione Chicken Park, non fa ridere, né quando vorrebbe, né quando non vorrebbe. Però è una tacca immancabile nella cintura di ogni shit-hunter che si rispetti. E poi scusa, la colonna sonora è di Umberto Smaila.

Recensito da: Vidur

VOTI:
TRASH: 92/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100
Presunzione della regia: 22/100
Incapacità degli attori: 84/100

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Il Silenzio dei Prosciutti, che in realtà in confronto è un capolavoro di introspezione. 



13 febbraio 2013

LA CREATURA DEI GHIACCHI (aka The Thaw)

Di Mark A. Lewis. Con Val Kilmer, Martha MacIsaac, Greg Rogers. USA/CANADA/2009
The Thaw (2009) on IMDb
In Canada il professor David Kruipen, cioè l'imbolsito Val Kilmer - la cui carriera è precipitata in buco nero senza ritorno - trova un mammuth perfettamente conservato nel ghiaccio. Al ché chiama tre studenti di eco-archeo-paleo-ghiaccio-naturo-logia, più la figlia che lo odia. Ma nessuno può sospettare che nel mammuth dorme congelato un terribile parassita preistorico destinato ad uccidere tutti.

Classico eco-horror con la morale da quattro soldi. Questa volta non sono gli esperimenti genetici sull'animaletto innocuo che si trasforma in una macchina di morte e distruzione, ma sul surriscaldamento globale, che riporta alla luce i parassiti preistorici.

Questi simpatici insetti (o qualcosa del genere) penetrano nella pelle del malcapitato e depongono un miliardo di uova fino all'inevitabile e orribile morte del povero disgraziato. Il clou del film vede dunque i tre studenti, la figlia del professore e il pilota nero dell'elicottero, combattere l'infezione di questi simpatici amici in una base isolata dell'Artico.

Dopo una prima parte decisamente soporifera, "La Creatura dei Ghiacci" (titolo chiaramente messo a caso dal distributore italiano), prende un pò di quota nella seconda parte, soprattutto per una vena gore abbastanza sviluppata, con gli insettini che iniziano a mietere vittime a destra e a manca. Bizzarro il fatto che l'infezione vari drasticamente da persona a persona: alcuni vengono infettati e muoiono nel giro di 5 minuti, altri nel giro di un mese. Dipende dagli anticorpi? Dalla complessione fisica? Dalla razza?? Dall'età? Dalle diottrie? Dal conto in banca? Dal colore della macchina? Dal piano pensionistico? Dall'operatore telefonico? Dall'incapacità degli sceneggiatori? Ai posteri l'ardua sentenza.

Non vi sto a raccontare tutto lo sviluppo della trama, perchè tanto non è di nessuno interesse, come lo è nel complesso questo film. Del resto siamo di fronte ad un horrorino di serie b, fatto con quattro soldi (e due location), noiosetto e scontato, senza alcuno spunto verso l'alto o verso il basso.

E non c'è manco un pò di gnocca.

Recensito da: Vidur

VOTI 
TRASH: 66/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 56/100
Presunzione della regia: 75/100
Incapacità degli attori: 60/100



25 ottobre 2012

CARNOSAUR - La Distruzione


Di Adam Simon. Con Diane Ladd, Raphael Sbarge, Jennifer Runyon, Harrison Page. USA/1993
Carnosaur (1993) on IMDb

Carnosaur dovrebbe godere di un posticino speciale nel cuore di ogni shit-hound che si rispetti. Noi a Pellicole dall'Abisso lo avevamo visto per la prima volta anni ed anni fa', e ne eravamo rimasti molto colpiti, ma nessuno alla fine si prese la responsabilità di recensire, una volta aperto il blog, un film visto in maniera per nulla analitica e molto tempo addietro. Oggi non avendo un cazzo da fare ho deciso di riguardarmelo, e di propinarlo anche a voi, cari lettori, per il semplice fatto che siamo di fronte ad un prodotto che non può assolutamente mancare in un sito di recensioni di film orridi.  

LA TRAMA
Una multinazionale specializzata in polli decide di affidare ad uno scienziato pazzo (anzi, una scienziata, w le quote rosa) la creazione di un nuovo super pollo da allevamento mega-redditizio. In realtà la scienziata, essendo appunto pazza, lavora in "gran segreto" ad inserire un Carnosaur in ognuno voi, dal momento che voi uomini fate schifo e siete un cancro per questo pianeta! Ecco. Nel frattempo Doc, il nostro protagonista che rappresenta il tipico americano medio, si alcolizza e spara agli hippie, salvo poi innamorarsi di una di loro.

Divertente accozzaglia di praticamente tutto ciò che potrebbe venirvi in mente pensando al termine "b-movie", questa pellicola potrebbe tranquillamente essere usata nelle scuole di spettacolo di tutto il mondo per spiegare agli studenti che cosa sia un film di merda. C'è il protagonista, duro, sboccato ed alcolizzato, c'è una trama assolutamente folle, intricatissima e stupida; c'è la bella ed acculturata ragazza ambientalista che riuscirà a fare breccia nel duro cuore del protagonista buzzurro, c'è una quantità davvero notevole di sangue e frattaglie mal fatte, c'è la cameriera che dice a un avventore allarmato "vedi troppi film dell'orrore, ah ah ah", c'è una gigantesca sega a due mani sul fatto che l'uomo sia un cancro da estirpare e che il pianeta sarebbe un posto migliore senza di noi, c'è un finale a metà strada tra il "non sappiamo come finirlo" e "cazzo, abbiamo finito i soldi" e poi ovviamente c'è un "terrificante" mostro che decuplica le sue dimensioni in 20 minuti e che, neanche a dirlo, è un pupazzotto ridicolissimo che muove solo le braccine.

Il film non è per nulla lineare, anzi direi che salta decisamente di palo in frasca, frastornando il pubblico con una miriade di sottotrame che si aprono e si chiudono immediatamente o non si chiudono affatto. Personaggi stereotipati a gogo che vengono dilaniati dalle tremende fauci dei Carnosaur di passaggio, che prima è uno, poi senza alcun motivo diventano due, tre e via dicendo.

[SPOILER]
Ineffetti si scopre che la dottoressa malvagia aveva creato delle uova di Carnosaur cammuffate da uova di gallina, per cui dal momento che l'americano medio mangia circa 15 uova al giorno, è riuscita ad infettare tutti con la Carnosaurite che, come effetto collaterale, fa partorire un uovo di Carnosaurino. La dottoressa stessa ci fa' sapere di depositare delle uova con una certa regolarità..




Memorabile il finale raffazzonato in due secondi in cui arrivano dei soldati e uccidono i protagonisti. Così.
[FINE SPOILER]

Nonostante il film faccia così schifo, sono stati prodotti ben 2 sequel, facendo di Carnosaur la trilogia più sciatta della storia (i due sequel peraltro sono praticamente introvabili, ma se mai riusciremo a scovarli sicuramente ne avrete notizia).

Non è semplicissimo dare un commento sensato a questo film. Diciamo.. è molto divertente, ma c'è di meglio. Non siamo al top del top, ma ci troviamo inequivocabilmente di fronte ad una pellicola che di fatto è ambasciatrice di un intero movimento cinematografico, nello specifico quello che più amiamo.

Recensito da: Imrahil

VOTI
TRASH: 90/100
Noia: 73/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 95/100
Presunzione della regia: 82/100
Incapacità degli attori: 59/100





Se ti piace guarda anche: Chicken Park di Jerry Calà

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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