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5 dicembre 2023

SPECIALE RECENSIONE NUMERO 300 - PARTE 1

INTRODUZIONE

Cari amici di Pellicole dall'Abisso, dopo oltre tredici anni di indefesso lavoro, il qui presente blog spegne sulla torta delle candeline speciali, ovvero quelle della recensione NUMERO 300!!!
Ebbene sì, dal 2010 abbiamo visto e recensito per voi ben 300 film della peggior risma, spaziando su tutti i generi, tutte le nazioni, tutte le epoche, senza fare distinzioni tra film semi-amatoriali e kolossal hollywoodiani, tra un Nicolas Cage e un Marco Antonio Andolfi, tra una Lindsay Lohan e una Loredana Lecciso, tra un Vito Colomba e un Ridley Scott.

Per celebrare questo speciale traguardo, abbiamo spremuto le nostre importanti meningi e i nostri dotati cervelli hanno partorito quanto segue. Innanzitutto un piccolo video di ripasso di quello che è stato finora, visualizzabile QUI, in secondo luogo, anziché fare una recensione...ne faremo ben due. Quindi, tenetevi ben stretti per la seconda parte. 

Per la prima, intanto, un delizioso gioco di parole ha sollucherato il nostro palato e per l'occasione, dopo ben tre anni di latitanza, è tornato a recensire con la sua proverbiale coincisa malvagità il nostro Azagthoth!


3CIENTO - CHI LA HA DURO...LA VINCE!

Di Jason Friedberg e Aaron Seltzer con Sean Maguire, Kevin Sorbo, Carmen Electra. 2008/USA/New Regency Pictures
Meet the Spartans (2008) on IMDb

La recensione numero 300 di Pellicole dall’Abisso non avrebbe potuto che essere la recensione di 3ciento-chi l’ha duro… la vince e così sarà. Auguri Pellicole dall’Abisso, anche questo traguardo contro qualsiasi pronostico e qualsiasi forma di buon senso è stato tagliato. Urrà, Urrà, Urrà. 

Ma ora basta con l’autocelebrazione e parliamo della pellicola in questione, il cui titolo originale per la verità nulla centra con il numero 300. Il film si intitola infatti più sobriamente Meet the Spartans, l’idea di modificare il titolo con questo geniale gioco di parole a cui noi ci siamo accodati, è stata un'indegna decisione dei distributori italiani, titolo che tuttavia si addice alla perfezione ad un film che è assolutamente indegno. 

Il film rappresenta il prototipo della parodia, o delle parodie, visto il gran numero di riferimenti ad altri film, programmi televisivi, personaggi pubblici e chi più ne ha più ne metta, che non fa MAI, ma proprio MAI, ridere. Ma neanche sorridere perché la stupidità e la frequente volgarità delle gag proposte non solo non strappa una risata, ma neanche un mezzo sorriso. Un cinepanettone è molto, e sottolineo molto, più divertente. Le gag peraltro sono pure ripetute allo sfinimento, come quando Leonida calcia giù nel pozzo un tot di personaggi realmente esistenti ed immaginari o come nell’infinito contest di ballo tra spartani e persiani che vorrebbe parodiare American Idol ma risulta di una noia mortale (ed annoiare lo spettatore in poco più di un’ora di film non è facile). 


Oltretutto, molte delle parodie risultano davvero datate, in quanto ironizzano su personaggi e situazioni che già nel 2023 la maggioranza degli spettatori si è scordata, ed aggiungiamoci pure che purtroppo noi italiani perdiamo il senso delle gag riferite a programmi statunitensi perché non li conosciamo (mannaggia che sfiga!). 


In questo desolante spettacolo non possiamo non provare amarezza vedendo Kevin Sorbo, l’Hercules della nostra adolescenza, partecipare a questa oscena baracconata. Kev avevi problemi economici? Non sapevi come pagare le bollette? Ti aiutavamo noi, mettevamo in piedi una raccolta fondi, o una qualsiasi altra cosa piuttosto che vederti coinvolto in questa indegna pagliacciata.



Si può salvare qualcosa di questa pellicola? Onestamente no, questo forse la rende degna di essere la trecentesima recensione di Pellicole dall’Abisso… Almeno questo, dai sì…




Recensito da: Azagthoth

TRASH: 78/100
Noia: 95/100
Ridicolaggine effetti speciali: 30/100
Presunzione della regia: 72/100




6 ottobre 2023

CREATORS - THE PAST

Di Piergiuseppe Zaia. Con Eleonora Fani, Bruce Payne, Jennifer Mischiati, PelleK, Marc Fiorini, Piergiuseppe Zaia, Gérard Depardieu, William Shatner. ITALIA / 2020 / Artuniverse 

Creators: The Past (2019) on IMDb

Dopo migliaia e migliaia di anni, i pianeti si stanno finalmente allineando e come di consueto quando ciò avviene i capi dell'universo si riuniscono in concilio per mettere le loro palle lens in fila come i pianeti al fine di... ehm. Boh. Comunque sembra importante, visto che l'alieno con l'occhietto meccanico che fa ciao ciao sembra molto corrucciato (alieno interpretato tra l'altro da uno spaesato William Shatner, lo storico Capitano Kirk). Come se non bastasse abbiamo un latitante: Dio. Ok, non è che sia proprio Dio, in realtà è un alieno che si chiama Lord Kanaff, responsabile della creazione della razza uomo sul pianeta Terra, avendo ibridato il proprio DNA con quello dell'uomo preistorico. Mentre lo attendono invano gli altri Alieni cominciano a sbeffeggiarlo per quanto faccia schifo l'uomo e si parla addirittura di tradimento. Ma Dio Kanaff è un padre affettuoso e pur rendendosi conto degli errori dei suoi figli è molto legato ad essi, e farà di tutto per convincere il consiglio che sterminare la popolazione della terra e ripartire da zero sia una pessima idea. Tuttavia almeno due degli altri Dei/Alieni, nello specifico quella con il sopracciglio alla Klingon e quello pelato ma con i brillantini al naso, vogliono mettergli i bastoni tra le ruote e conquistare il nostro pianeta. Perchè? Boh.

Devo comunque ammettere che, trucco e parrucco a parte, il buon William Shatner se la passa piuttosto bene per aver superato gli 88 anni...

Nel frattempo i poteri forti rettiliani ed illuminati guidati da un combattuto Gerard Depardieu, ormai prossimo ad avere un campo gravitazionale tutto suo, si sentono minacciati dall'internet, dalla pagina Facebook "Non cielo dicono" e da Mauro Biglino. Di conseguenza si programma alacremente una pandemia globale, una terza guerra mondiale e quattro o cinque scie chimiche tanto per mettere le cose in chiaro e tenere sotto scacco il popolo bue con religioni, alta finanza cazzi e mazzi.

...Di certo non si può dire lo stesso del povero Gerard...

Lord Kanaff, sentendosi braccato dagli altri membri del consiglio, cercherà di nascondere i suoi artefatti del potere, ovvero la sua palla e la password. La palla verrà trasformata in un'arancia e mandata la carnevale di Ivrea (sul serio), dove verrà scagliata sul grugno di uno sfortunato medico che ne entrerà fortuitamente in possesso. La password invece verrà tanata subito dalla aliena-klingon, basta girare il libro di pietra che ha tra le zampe il leone di San Marco a Venezia, ed è già lì bella scritta a pagina due (sul serio). Del resto anche Dio ha bisogno dei suoi post-it su cui appuntarsi le cose importanti, se no si dimentica. A questo punto Kanaff è spacciato, non può che difendersi dagli attacchi degli altri Dei con il suo immenso potere. Ma visto che è pure scarso, viene in un sol colpo esiliato in una specie di cripta dalla quale non può evadere, anche perchè gli hanno hackerato la password del pianeta e non riesce più ad accedere neanche a Netflix. Ma lui è Dio mica per niente... Ha un piano infallibile per recuperarla:


[SPOILER]
Da qui la follia quella vera, manco fino ad ora avessimo scherzato. Praticamente il piano di Dio è quello di chiamare su Discord il figlio di Gesù, che è un bambino di 10 anni sempre attaccato al Tablet. Facendo finta di essere un suo amico, gli dice di finire un videogioco e lo attira in una chiesa abbandonata dalla quale lo addurrà con sè nella cripta. Dio prende sto povero bambino lo trasforma in Conan il barbaro e gli dice: "Allora, prendi la prima a destra, poi torni nel 1932, uccidi Hitler mentre è all'Oktoberfest utilizzando il coltello da ostrica che troverai sotto il ventisettesimo sgabello entrando dall'ingresso est, però prima devi chiamare Gesù che ti deve prestare la macchina. A questo punto torni nel 2023 e prendi la Padana Superiore, fermati al Conad a far benzina che lì costa meno. Segui la strada finchè non arrivi al cimitero di Lambrate. Lì ti metti a contare le lapidi e devi arrivare esattamente a 247. A questo punto ti giri su te stesso cinque volte facendo il verso della procellaria di Parkinson e ti spari otto rum e pera di fila. Comparirà una coppa che in realtà non è una coppa vera e propria e si trasforma in una spada dopo che hai visto "Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù?" almeno due volte in un drive-in. Ora che hai una spada devi tornare nel medioevo dove c'è tuo fratello mezzo scorpione. Portalo in viale Argonne a mangiare tre cotolette con tutto dalle Luride e quando sarà in gastroparesi uccidilo e bevi il suo sangue, così dai suoi fluidi corporei potrai risalire alla password e tornare qui a riferirmela."

Il bambino Conan al terzo chupito.

E niente, nonostante questa spiegazione a dir poco machiavellica il bambino di 10 anni riesce a fare tutte queste cose in 30 secondi. Ma c'è un plot twist, e verrà sgozzato da Bruce Payne che apparirà dal nulla, Così.
[FINE SPOILER]

Oh, finalmente! Un grande ed ambizioso colossal fantasy - sci-fi ad alto budget tutto italiano, vincitore di ben 28 premi nazionali e internazionali, e poco conta che i premi siano tipo "miglior pollo in fricassea alla sagra di San Giovanni in Galdo" e che stando a Wikipedia siano 12 e non 28. Una produzione di questa entità solitamente viene strombazzata a destra e manca dai media visto che viviamo in un paese che da almeno 30 anni è letteralmente uscito dal mondo del cinema internazionale. Eppure di questo non si è poi sentito molto, e dopo il 2020 se ne è proprio persa ogni traccia. Non è da escludere che i poteri forti quelli veri, tra una sostituzione etnica e un ammonimento di Giorgio Soros, abbiano cercato che di affossare questo film in grado di mettere in crisi il sistema. Infatti io ne ho sentito parlare solo qualche mese fa dall'amico Bobby Han Solo (andate a trovarlo!), che mi ha fortemente consigliato di vederlo. E capisco il perchè. Creators è un film completamente folle e sconclusionato, a prescindere dai temi complottisti trattati a cui alla fine è liberissimo di credere o meno. Vi sono dozzine di personaggi, tutti invischiati in assurde sotto trame. Come se non bastasse, queste trame occupano anche diverse linee temporali, affinchè perfino il più attento spettatore (nicchia dalla quale mi tengo a debita distanza) sia ulteriormente messo in difficoltà. I personaggi sono tendenzialmente piatti e monodimensionali, e si fatica a trovare un qualche genere di sviluppo o crescita degli innumerevoli soggetti presenti, neppure dei protagonisti. Il leitmotiv del film è credersela di brutto: innanzitutto il regista Piergiuseppe Zaia è realmente convinto di aver confezionato un capolavoro di introspezione in grado di scardinare l'ordine mondiale. Il nostro Pier è così vanesio e narcisista e sicuro di essere il portatore del Verbo che ha deciso che l'interprete migliore per il personaggio di Gesù Cristo non potesse essere altri che sè medesimo. Per dire.

Se non altro il physique du role non gli manca, ecco il nostro messianico regista mentre ci mostra orgoglioso il premio di miglior film in rassegna alla sagra del coniglio in porchetta di Serra San Quirico.


Se proprio devo salvare due cose, la prima è il comparto tecnico: sebbene un po' naïf il film è oggettivamente gradevole alla vista, e il regista lo sa bene. Questa convinzione tuttavia lo ha portato a fare un uso smodato e fin fuori luogo degli effetti speciali (tutti rigorosamente in cgi). Salvo invece solo a metà il cast semi-stellare, nel quale sono proprio le stelle quelle a brillare meno (giusto Bruce Payne forse sembra avere un quid in più), e dove una figura ben migliore la fa la bella e brava Eleonora Fani, che tra l'altro collabora alla sceneggiatura: facilmente comprensibile il suo profuso impegno, dal momento che il film è di fatto una sua creatura e che si è scelta quello che probabilmente è l'unico personaggio degno di questo nome, o che per lo meno ci mostra un qualche genere di crescita/evoluzione. Il film è stato recitato interamente in lingua inglese (del resto le velleità erano planetarie), ed è stato quindi doppiato in italiano. Ebbene, in questo siamo ad un livello assolutamente top, e sono stati coinvolti nel progetto doppiatori di primissima fascia tra cui Luca Ward (che si prodiga anche in qualità di narratore), Giancarlo Giannini, Maria Pia di Meo e Mario Cordova. Un roster davvero hollywoodiano. 

Fun fact: Eleonora Fani (Lady Airre) non è affatto nera. 


Il film tra l'altro non finisce, e probabilmente non finirà mai: questo doveva infatti essere il primo capitolo di una trilogia composta dai corrispettivi "Creators - The Present" e "Creators - The Future", che a questo punto dubito vedranno mai la luce considerato il fatto che i potenti della Terra vogliono tenerli nascosti al botteghino "Creators - The Past" ha floppato peggio di un'incudine lanciata dal sesto piano. Stiamo parlando di 112.000 € incassati a fronte di un budget di oltre 7 milioni. Diciamo che è uscito in sala nel peggior momento storico immaginabile, ovvero appena prima dello scoppio della Pandemia di Covid-19 (coincidenze? io non credo), fatto che ha di certo contribuito alla clamorosa débâcle sul fronte incassi di questa coraggiosa produzione.

Questa pellicola non ha né capo né coda. É oggettivamente troppo complicata da seguire e mette decisamente troppa carne sul fuoco, risultando indigesta e incomprensibile perfino a chi tutto sommato i lavori di Biglino li conosce e non è del tutto a digiuno di teorie della cospirazione. Non sembra essere stata una buona idea propinare una simile mole di informazioni al pubblico, che alla fine si è recato al cinema per passare la sua oretta e mezza di tempo libero a svagarsi e non certo a incasinarsi il cervello per cercare di seguire le vicende narrate nel girato. In molti punti è talmente arzigogolato e assurdo da risultare assolutamente risibile. 

Un film che ti lascia a bocca aperta, e non necessariamente in senso positivo. Perdersi una tale perla di spacconaggine e di comicità involontaria dovrebbe essere illegale.

Recensito da: Imrahil

TRASH: 90/100
Noia: 72/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 100/100
Incompetenza degli attori: 66/100




Se ti piace guarda anche: Qualsiasi documentario di History Channel trasmesso tra le 2 e le 4 del mattino.


24 giugno 2020

AMONG THE SHADOWS - Tra le Ombre

di Tiago Mesquita. Con Charlotte Beckett, Lindsay Lohan, Gianni Capaldi, Kristoffel Verdonck. USA / 2020 / Jay-X Entertainment
Among the Shadows (2019) on IMDb
Partiamo dal fondo, ovvero il voto. Un gran bel 99. Nel nostro bellissimo, moderno, frequentatissimo, costantemente aggiornato sito sono presenti numerose recensioni che possono fregiarsi di un voto oltre il 90, le potete facilmente rintracciare cliccando sul pulsante "I pezzi da 90" in alto a sinistra (scommetto che la metà di voi non lo hai mai visto), ma solo un film può fregiarsi del 100 e lode, lascio a voi il piacere di (ri)scoprire qual è. Il fatto che noi Abissini consideriamo quel film un oracolo e che io solitamente sono anche stretto di manica, vi dovrebbe far capire a quale livello "Among The Shadows" possa ambire.

Dunque, partiamo col dire che il film è stato girato nel 2015, ma che è uscito solo ora -chissà perché- in qualche piattaforma streaming e che inizialmente si chiamava "The Shadow Within". Diciamo anche che la tagline "Our World, Their War" è un patetico copia e incolla di quella di Transformers, solo con le frasi scambiate ("Their War, Our World"). Diciamo anche che la locandina con cui è stato distribuito è un rip off di quella di Underworld, con tanto di Lindasy Lohan al posto della Beckinsale con tutina di pelle e pistola. Peccato che Lindsay Lohan in questo film...no aspettate, Lindsay Lohan merita un gustoso capitolo a parte e ci arriviamo dopo.

Diciamo la trama: mmh, dunque, allora, sì, ehm...ah sì, c'entrano i licantropi e la politica internazionale. Marco Antonio Andolfi si sentirà defraudato da lassù o in qualunque altro posto vadano dopo la morte le leggende di Pellicole dall'Abisso. Se volete mi spremo un po' di più e vi posso dire che la protagonista è un'anoressica investigatrice privata che è anche un po' medium, ma anche lupa mannara - e infatti si chiama Wolfe! Capito, è una licantropa e si chiama Wolfe! Capito, no? In inglese wolf vuole dire lupo...wolf...licantropa...lupo...- e vuole scoprire chi ha ucciso il suo amato zio, anch'esso licantropo, mentre sullo sfondo impazzano le trame politiche per l'elezione al presidente della Federazione Europea. Questo è quanto, oltre non mi spingo perché una buona percentuale delle scene sono dei riempitivi, un'altra percentuale è composta da gente che parla a caso, un'altra è composta da dei nuovi personaggi che spuntano dal nulla e ti fanno esclamare "e questo chi cazzo è?" e un'altra da stacchi su Bruxelles, il cielo nuvoloso, la centrale elettrica e delle immagini sacre. Ma a fare di questo "Among The Shadows" una vera perla non è tanto la risibile trama senza senso, chiaramente imbastita al momento del montaggio con tanto di voice over della protagonista che ciancia in continuazione- quanto la realizzazione tecnica.

Puttana eva ragazzi, una cosa così ignobile nel 2020 non si trova manco nei video che tua nonna far per sbaglio quando accende lo smartphone. Il film sembra girato per la maggior parte in un digitale particolarmente povero e malfatto, ma in alcune scene è chiaramente girato in pellicola, per altro sporca e logora e in altre ancora è stata usata una GoPro cinese. E poi i patetici filtri notte, la macchina del fumo usata senza ritengo e pudore, gli orrendi effetti speciali, le scene d'azione fatte al ralenty, gli stacchi senza senso, il montaggio mostruoso, la fotografia che cambia ad ogni scena e che sembra peggiorare ogni minuto che passa, gli annunciatori del telegiornale che hanno sempre gli stessi vestiti anche se passano giorni tra un'edizione e l'altra, scene di sesso totalmente gratuite, tra cui l'ultima verso la fine, quasi pornografica, dura tipo tre minuti e alla fine di essa i due marginalissimi personaggi vengono uccisi con degli spari fuori scena.

Ma tutto ciò è NULLA rispetto alle scene con Lindsay Lohan, che interpreta la moglie del presidente della Federazione Europea. Non perché lei sia scarsa nel dire le sue battute, anzi, tutto sommato è pure dignitosa. Il problema è che Linday Lohan non era lì. In che senso direte voi. Eh, gli attori, la troupe, il regista erano sul set, lei no. Era da qualche altra parte. Così nella stragrande maggioranza delle sue scene, lei parla con un green screen alle spalle che simula malissimo con un fondo digitale l'ambiente in cui dovrebbe essere. Voi magari direte: "Vabé, tu Vidur hai visto un miliardo di film, sei un pignolo di merda, te ne accorgi tu che hai l'occhio tecnico oppure vuoi solo fare il precisino". No ragazzi, no. Pure un bambino di tre anni si accorgerebbe di questa esilarante nefandezza. Le scene in cui si suppone che lei sia nella stessa stanza con la detective Wolfe sono...sono...boh...non mi viene la parola. Non creda che ne esista una adatta, tanto che ho realizzato un video che trovate qui sotto che vale più di mille parole.
Ma poi, non credete che la Lohan abbia girato tutte le scene da seduta in uno studio? Bene, il film ce lo fa vedere! Ebbene sì, hanno preso delle riprese della Lohan mentre stava aspettando di girare seduta con il green screen alle spalle e le hanno spacciate per delle prove di un'intervista! Veramente un colpo da maestro. Clap, clap Tiago Mesquita, Ci inchiniamo a cotanto genio.

Ma aspettate perché non è finita. Altre perle riguardano la Lohan. Nella prima lei sta camminando in un cimitero con degli occhiali da sole a specchio. E voi direte, embè? Embè, gli occhiali da specchio... specchiano, quindi quando lei è di fronte alla camera nelle sue lenti possiamo ammirare tutta la troupe al gran completo.
Nella seconda, in una scena ambientata in una stanza, hanno usato una sua controfigura di spalle -manco si sono sforzati a trovarne una somigliante, sembra un uomo con una parrucca rossa - e nelle inquadrature del viso hanno preso dei suoi primi piani strettissimi, sempre col fondo digitale totalmente diverso dalla stanza in cui si suppone che sia, in cui lei si sta tipo guardando attorno. Una roba, ma una roba, ma una roba, che farebbe arrossire di imbarazzo Bruno Mattei.

Trovare una gemma di siffatta bellezza nel 2020 è un qualcosa di impagabile.
Grazie Lindsay, ti vogliamo bene.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 99/100
Noia: 65/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 86/100
Presunzione della regia: 84/100
Incapacità degli attori: 94/100





19 aprile 2020

SPICE GIRLS – IL FILM (aka Spice World)


di Bob Spiers. Con Melanie Brown, Emma Bunton, Melanie Chisholm, Geri Halliwell e Victoria Adams. Regno Unito / 1998 /Columbia Pictures
Spice World (1997) on IMDb

“Che fine ha fatto Sporty Spice?”
“Io non lo so”
“Esatto. E invece Posh? Che sta facendo? Disegna abiti per anoressiche. Non certo un mercato in crescita, giusto? E Baby? Sapete che fa? Un cazzo. Non se ne parla neanche a pagina 6 del Daily Mail. E Scary Spice? Invischiata fino al collo in querele e video porno. Ginger d'altra parte ha pubblicato tre dischi: Passion, Schizofonic e Scream If You Want To Go Faster. Fanno tutti sanguinare le orecchie. Vedete, quanto sono separate sono praticamente da buttare via ma, se le metti insieme, diventano le fottutissime Spice Girls”
The Boys

Se non conoscete The Boys siete delle brutte persone, se non conoscete le Spice Girls avete vissuto in una realtà alternativa o siete dei post-Millenials, se non sapevate che nel 1997 le Spice Girls avevano fatto un film, Pellicole dall'Abisso è qui per colmare questo intenso vuoto.

Solitamente inizio la recensione descrivendo la trama, ma in questo caso mi è impossibile, visto che non esiste. Si tratta semplicemente di un collage di una serie di scenette patetiche, stupide e ridicole in cui le “Girls” si scambiano tra di loro dialoghi allucinanti o cantano in playback le loro canzoni per fare del minutaggio. Sullo sfondo, una serie di personaggi grotteschi di quelli che fanno tanto ridere gli inglesi. Ok, la demenzialità del film è assolutamente sfacciata: nessuno si prende sul serio per nemmeno un secondo e questo gli va di sicuro riconosciuto, ma non è concepibile il fatto che NON SUCCEDE ASSOLUTAMENTE NULLA. Ma nulla. Cioè, il Nulla della Storia Infinita aveva di sicuro più accadimenti di questo film. Si arriva alla fine con la sensazione di aver passato un'ora e mezza a fissare la vernice asciugare sul muro, ma con più frustrazione.

Alcune scene però sono talmente raccapriccianti da dover essere raccontate. Le ragazze vanno a Milano per un'esibizione e il loro manager litiga col “regista” perché dietro di loro ha inserito dei ballerini muscolosi e in mutande. Segue una simpatica baruffa col regista che noooooooooo, non è uno stereotipo italiano. Ha solo la coppola, la camicia aperta col pelo e il crocifisso in bella vista, fuma il sigaro, parla in un mix di siciliano e napoletano e minaccia di morte il manager.

Molto bella anche la scena degli alieni. Le ragazze sono sul tour bus, tutti i bagni sono intasati (cosa mangeranno mai 'ste creature) e devono tutte pisciare. Così si fermano in mezzo al nulla, si addentrano in un bosco e un'astronave aliena atterra davanti a loro. Gli extraterrestri dalle piccole facce ma dalle pance prominenti, vengono in pace: sono arrivati lì proprio per chiedere autografi e foto alle Spice Girls. Mi chiedo se poi abbiano pisciato nei bagni dell'astronave.

Ultima chicca, la sottotrama prevede che una loro amica dai tratti asiatici, di cui ho totalmente rimosso il nome, debba partorire da un momento all'altro. Le ragazze la portano saggiamente in discoteca dove ovviamente le si rompono le acque. E in quel momento dici :”Ok, sta succedendo qualcosa. Adesso la aiuteranno a partorire lì oppure sul tour bus!”. No, manco quello. La portano in ospedale e l'amica partorirà 12 ore dopo.

Vista l'immensa popolarità di cui godevano ai tempi, si sprecano i cammei: Elton John, Bob Geldof, Meat Loaf, Stephen Fry, Bob Hoskins, Hugh Laurie e perfino un ottuagenario Roger Moore, che scimmiotta i cattivi dei suoi James Bond e che pare non sapesse nemmeno chi fossero le Spice Girls.

Il comparto tecnico è abbastanza desolante, con una regia televisiva che predilige le inquadrature larghe, atte a comprendere tutte le ragazze e un montaggio atroce, con scene tagliate col trinciapollo e grossolani errori di continuità (nella scena dell'ospedale in cui l'amica deve partorire, Victoria sembra in un posto diverso ad ogni stacco).

Il film è ovviamente anche un'autocelebrazione del gruppo: le ragazze sono belle, simpatiche, generose, spontanee e tengono in gran conto l'amicizia e la lealtà. Un quadretto zuccheroso dipinto per le 12enni e che visto adesso mette quasi a disagio, senza dimenticare il fatto che a recitare sono tutte delle cagne,

Se da piccoli eravate fan delle Spice Girls e avete di loro un buon ricordo, evitate questo film come la peste. L'ho visto con la mia ragazza che ancora deve riprendersi dallo shock.

Recensito da: Vidur

VOTO
TRASH: 92/100
Noia: 76/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 20/100
Incompetenza degli attori: 88/100



AVVERTENZA: Tre quarti delle scene del trailer NON sono presenti nel film.



27 settembre 2014

LUCY

Di Luc Besson. Con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-Sik Choi. USA/2014
Lucy (2014) on IMDb

Ci deve essere qualcosa di molto strano nel mondo. Ma molto molto strano. Qualcosa che permette a Luc Besson di fare un film come Lucy. Qualcosa che spinge Scarlett Johansson a fare un film come Lucy. Qualcosa che spinge la gente ad andare a vedere un film come Lucy. Qualcosa che fa sì che alla gente piaccia un film come Lucy, tanto che su imdb ha raggiunto il mirabolante rating di 6.6.

Perché ragazzi, che cos'è Lucy? No davvero, ragazzi, che cos'è Lucy? Ho chiesto, NO, RAGAZZI, CHE CAZZO E' LUCY??!!!!?

E' presto detto: Lucy è Scarlett Johansson, una scappata di casa che a Taiwan finisce in un pasticciaccio brutto e il mafioso coreano locale gli impianta nello stomaco dei pacchi di droga blu. Questa droga blu entra nel corpo di Lucy, che progressivamente comincia ad incrementare l'utilizzo delle sue capacità cerebrali: dal 10%, al 20%, al 50% è così via. Questo incremento dell'attività cerebrale permette a Lucy di fare qualunque cosa. No, aspetta come qualunque cosa. Sì, Sì, qualunque cosa: tutti i poteri dell'universo che ti possono venire in mente (tranne quello di cambiarsi lo smalto argerntato).

Cioè se metti insieme Anakin Skylwalker, Superman, Q, L'uomo Ragno, Stephen Hawking, Magneto, tutti gli Avenger, ET, i supersoldati di X-Files, Roger Federer, Merlino, Amelia la Strega che Ammalia, Albert Einstein, Paperinik, Giucas Casella, Dio, Satana, Buddha, Quezalcoatl e le Spice Girls, manco ti avvicini.

Non ci credete? Poveri stolti. Perché io l'ho visto con i miei occhi. Questi occhi che non vi dicono che cosa hanno visto in passato -se volete, rileggetevi le recensioni – Ah ah ah! - ma questi occhi alla visione di Lucy si sono sentiti smarriti e persi. E forse per la prima volta si sono sentiti REALMENTE IMBARAZZATI dalla visione di un film. E per la prima volta questi occhi, e tutti il resto del corpo, hanno avuto la tentazione di andarsene da quella cazzo di sala del Plinius dove ci sono sempre 100 gradi e le poltrone sono comode come un calcio sui denti.

Sì, perché Lucy afferma di poter sentire la rotazione della terra, la forza di gravità, di ricordarsi il momento della sua nascita, legge nel pensiero mettendo le mani sulle tempie del cattivone, può cambiare forma e colore dei capelli, solleva le persone,sciorina una diagnosi medica alla sua amica abbracciandola, comanda le onde elettromagnetiche, tante altre cose che ho voluto rimuovere e SPOILER
nello sprizzante finale si trasforma in un computer, si sposta nello spazio-tempo seduta su una sedia da ufficio per poi trasmettere tutto il sapere dell'universo in una chiavetta USB. 
FINE SPOILER

Ma voi direte: “Ehi ma è fantascienza!”. “No, questa è Spart...No, questa è solo una puttanata sesquipedale!”. "Ehi, ma lei è gafi!" "Sì, ok, ma...ok, non so come ribattere".

Una regia delirante e psichedelica, una sceneggiatura rubacchiata un tot da Limitless, un tot dal Quinto Elemento, un tot da una lezione di fisica teorica for dummies, un tot da un trip di crystal meth, più una CGI di scarsezza livello Asylum, più scene d'azione random in cui ci sono dei asiatici cattivi e dei poliziotti francesi, più una Scarlett che non ci fa vedere neanche un po' di tette. Ma si può?

Recensito da: Vidur

VOTO TRASH: 98/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 68/100
Presunzione della regia: 95/100
Incapacità degli attori: 56/100

12 aprile 2014

LOVE STEAKS

Di Jakob Lass, Timon Schäppi, Ines Schiller, Nico Woche, con Franz Rogowski, Lara Cooper, GER 2013
Love Steaks (2013) on IMDb
Direttamente dalle vellutate e costose poltroncine di un cinema tedesco arriva una pellicola dall’abisso che probabilmente mai solcherà i confini nazionali e difficilmente quindi arriverà in Italia.
Intanto però ha solcato i confini delle mie tasche facendomi sborsare i 9,30 euro forse peggio spesi del 2014.
I nostri lettori più avveduti che hanno avuto la possibilità di vederlo obietteranno che si tratta di un capolavoro del cinema alternativo, che ha intricatissimi significati reconditi e che ha una sensibilità fuori dal comune.
Ma come ben sapete noi di pellicoledallabisso siamo degli inguaribili sempliciotti che non sanno apprezzare significati celati e regie troppo ricercate, ci accontentiamo di capire ciò che ci viene detto e mostrato, in questo caso nemmeno troppo.
LA TRAMA
Lara ha un grosso problema: l’alcol.
Del resto chi non ne ha di problemi? Io, voi, vostro zio Udalrico, il cast e il regista di questo film.
Si però Lara non ha solo questo problema, Lara è anche scema. E come sa bene il solito lettore erudito, non si tratta di problema di poco conto.
Specialmente se anche il coprotagonista non brilla esattamente di intelligenza, e a ben vedere nemmeno i personaggi secondari.
Dunque dicevamo, Lara lavora come cameriera in un Hotel di lusso sulla costa del mar Baltico, nello stesso albergo dove lavora lo scanzonato dislessico Clemens, il quale fa due cose in questo film: dei massaggi a facoltose clienti e farsi prendere a calci da Lara.
La seconda di queste attività è senza dubbio quella che gli riesce meglio.
Dunque il ritmo del film è questo: Clemens massaggia, Lara cucina; Clemens massaggia ancora, Lara beve; Clemens parla a Lara che in risposta lo prende a calci e pugni. Di tanto in tanto fanno delle piccole variazioni tematiche e si picchiano a vicenda, ad un certo punto Lara picchia l’ignudo Clemens negli zebedei con del salmone surgelato.
Come perché?
Perché è cinema impegnato! Se vi fate queste domande vuol dire che non capite niente della vita, della vostra ma soprattutto di quella di Lara e Clemens (e non dite che non ve ne frega niente perché sotto sotto siamo tutti Lara e Clemens, alzi la mano chi non ha mai dato fuoco ad una barca a remi ballando e lanciando sterpaglie in segno propiziatorio?).
Dunque Lara continua a maltrattare Clemens, che ha ormai definitivamente vestito i panni del rassegnato protagonista passivo, lo butta in piscina, gli spinge contro delle cose, gli vomita addosso, a momenti lo fa licenziare e gli fa fare improbabili fioretti.
Però si amano perché l’amore è più forte. Anche della vostra voglia di smettere di leggere spero.
 
SPOILER
Visto che il nostro sito fa tante cose, alcune delle quali nemmeno troppo di cattivo gusto, vi racconterò la fine, tanto è uguale al resto del film.
Clemens parla dei problemi di Lara al direttore dell’albergo e si licenzia quando si accorge che nessuno fa niente di concreto per aiutarla.
Lara lo picchia a sangue. Si amano. Fine.
FINE SPOILER
 
Il significato del film presumo vorrebbe essere l'analisi di due soggetti con evidenti problemi sociali e comportamentali, chi per causa propria (Lara è alcolizzata) chi per dono di natura (Clemens è gnogno), l'insensibilità dei datori di lavoro fa da cornice alla loro, orribile, storia d'amore.
Il titolo gioca sulle professioni dei due protagonisti, Lara batte la carne in cucina, Clemens massaggia le corrugate membra della clientela.
Questo film a onor del vero ha vinto premi (premio Max Ophüls al festival Max Ophüls), ha un suo sito internet, degli amiratori istruiti, in sala c'era gente che rideva di gusto (sic!).
L'impressione che siano quattro riprese svogliatamente girate un sabato pomeriggio qualunque è tuttavia forte, ma non potrei mai scrivere una cosa del genere.
Caro, carissimo cineasta d'avanguardia tedesco, forse in questa vita potrai anche convincermi della profondità di questa pellicola, ma quando ti presenterai biotto al crepuscolo degli dei e dovrai renderne conto all'onnipotente, non ti stupire se ti condannerà ad essere tartassato di colpi di merluzzo surgelato per l'eternità. Ma non temere, ti piacerà, sarà molto alternativo.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH: 89/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: n.p.
Presunzione della regia: 92/100
Incompetenza degli attori: 66/100 







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3 agosto 2013

DINOSAURI (aka The little dinosaur, Dinosaur adventures, Dinosauri antropomorfi dalle voci ambigue, Im Land der Dinosaurier)


Di Roswitha Haas, con dei tedeschi. GER/2000/Dingo Pictures

Im Land der Dinosaurier (2000) on IMDb

“Mamma e papá hanno un nuovo bebé, non se ne fanno piú niente di te”


Dingo pictures é una casa di produzione (o, piú probabilmente, uno scantinato di produzione) tedesca “specializzata” nella realizzazione di (non-molto)lungometraggi di animazione liberamente ispirati (leggi copiati) dalle ben piú blasonate produzioni americane, come la Disney e la Amblin Entertainment (Steven Spielberg – George Lucas, non esattamente due stronzi).

Dinosauri, pellicola portata alla ribalta da Youtube e meglio nota come “Dinosauri antropomorfi dalle voci ambigue” é forse il piú celebre dei titoli della casa, e riprende in maniera abbastanza spudorata il neanche-troppo-capolavoro “Alla ricerca della valle incantata”.

In una verde e ridente vallata giurassica, sta per nascere un novo Dino, Theo. e tutti sono molto moderatamente in festa per il lieto evento.

Theo peró crescendo diventa un vero ribelle, esce col suo amico ptero-papero Cree e combinano un sacco di marachelle. L'esplosione di un vulcano sconvolgerá l'intera vallata e costringerá il piccolo Theo, rifugiatosi in una caverna con quel mostriciattolo pedofilo (ascoltate attentamente le sue frasi..) di Cree a partire alla ricerca di cibo e dei propri genitori.

...La realtá é che la trama é assolutamente insulsa, noiosissima e inconsistente ai fini della mia recensione, pertanto la bypasseró bellamente.

Quello su cui tutti dovrebbero concentrarsi é la realizzazione tecnica, che é veramente ridotta ai minimi termini, con dei disegni davvero di una bruttezza rara (seconda forse solo ad altri titoli Dingo di cui abbiamo “gustato” il trailer prima della visione del film) e soprattutto un DOPPIAGGIO ASSOLUTAMENTE ALLUCINANTE E ALLUCINOGENO.

Innanzi tutto é bene specificare che i doppiatori sono in due, massimo tre, e soprattutto almeno uno di essi é un rom ubriaco. I dialoghi sono surreali, e nascondono una malvagitá tremenda, se li si ascoltano con attenzione.

I disegni avrei potuto farli io dopo una bottiglia di Grand Marnier bevuta alla goccia (e io a disegnare sono davvero una merda..). Pochissima cura dei dettagli, ma se vogliamo dirla tutta anche pochissima cura di tutto il resto.

Esatto. (grazie a chiunque abbia realizzato il meme)


Mi rendo perfettamente conto che la mia recensione faccia schifo, ma davvero a parole é difficilissimo spiegare questo capolavoro del trash; di per sé, si tratta di un prodotto noiosissimo e sciatto, come la mia recensione, ma se avrete fiducia in me e lo guarderete, vi garantisco risate a crepapelle per tutti i 50 minuti scarsi che dura questa merda esilarante. Tutto o quasi si gioca sulla realizzazione tecnica, di cui posso offrirvi un assaggio qui sotto, ma spiegare tutto questo ben di dio a parole é davvero un compito improbo per me.


Recensito da: Imrahil


VOTI
TRASH: 97/100
Noia: 81/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: -/100 : Merdosità della realizzazione tecnica 98/100
Presunzione della regia: 2/100

Incompetenza degli attori: -/100 : Incompetenza dei doppiatori: 100, lode e bacio accademico/100






SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Ratatoing! un qualsiasi cartone della Dingo Pictures, purché sia doppiato in italiano!




30 giugno 2013

CHICKEN PARK

Di Jerry Calà. Con Jerry Calà, Demetra Hampton, Alessia Marcuzzi. ITALIA/1994/RCS

Chicken Park (1994) on IMDb

Pensavate di esservi liberati di noi, eh? Ve l'avevamo detto che saremmo tornati, brutti stronzi.
E torniamo col botto, con una perla della cinematografia italiana: Chicken Park di Jerry Calà.
Uscito nel 1994 come parodia di Jurassic Park, Chicken Park è uno dei quei cult super-trash made in Italy che non poteva mancare nella nostra fornita bacheca.

Vladimiro Corsetti è un allevatore italiano che, stroncato da un atto di sabotaggio da parte della concorrenza, va nella Repubblica Dominicana con Joe, un pollo addestrato al combattimento per scommesse clandestine; quest'ultimo però gli viene quasi subito rubato, e Vladimiro cerca di recuperarlo. Così scopre che è stato portato a "Chicken Park", un parco dove polli giganti mutati geneticamente padroneggiano sul territorio, e si ritrova prigioniero dello scienziato che li ha creati da cavie sperimentali. Con l'aiuto della dottoressa Sigourney cercherà di liberare il suo Joe...

Questa è la trama, che in realtà è un semplice pretesto per mettere in atto una serie di gag da sganasciarsi dal ridere. Ah, no. No, non fa ridere. Ma proprio per niente. Noi abbiamo accompagnato la visione di questo film con un silenzio attonito. Ogni tanto ci scambiavamo degli sguardi di profondo disagio. Ogni tanto ridavamo, ma per l'imbarazzo.


Davvero una cosa raccapricciante. Tutto il film è una sequela di scene totalmente senza senso, illogiche, raffazzonate, messe in scena con due lire, senza un minimo di professionalità e competenza. Ah, tra l'altro è originariamente recitato in inglese (perchè? pensavano di distribuirlo all'estero?) e poi doppiato in maniera ignobile. Compresa una 22enne Alessia Marcuzzi, che fa il suo esordio cinematografico nel ruolo di una hostess in calore.

Il clou però giunge quando si arriva a Chicken Park, parco popolato da enormi polli, ideato da Mr. Eggs e dalla scienziata Sigourney, ovvero quella bella gnocca di Demetra Hampton, che di professione faceva la ginnasta.

I polli giganti sono resi con una sapiente alternanza di pupazzoni (nelle scene ravvicinate) e di normalissime galline che si aggirano per modellini. L'effetto è di una tristezza sconvolgente.

Sono numerosi i riferimenti ad altri film, oltre che a Jurassic Park. La Famiglia Addams, Lo Squalo, Edward Mani di Forbice, Mamma ho perso l'aereo e pure a Hot Shots. Ma non temete, nessuno di questi fa ridere.

Il finale con la dottoressa Sigourney che vuole farsi chiavare dal pollo T-Rex, poi sconfitto dal pollo Ibridus (cioè il pollo gay con tanto di orecchino) che poi vuole chiavare Jerry Calà, a sua volta salvato da delle patatine fritte giganti, finisce dritto dritto nel museo della merda su celluloide. E con un posto d'onore.

In conclusione Chicken Park, non fa ridere, né quando vorrebbe, né quando non vorrebbe. Però è una tacca immancabile nella cintura di ogni shit-hunter che si rispetti. E poi scusa, la colonna sonora è di Umberto Smaila.

Recensito da: Vidur

VOTI:
TRASH: 92/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100
Presunzione della regia: 22/100
Incapacità degli attori: 84/100

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Il Silenzio dei Prosciutti, che in realtà in confronto è un capolavoro di introspezione. 



17 novembre 2012

TROPPO BELLI

Di Ugo Fabrizio Giordani. Con Costantino Vitagliano, Daniele Interrante, Alessandra Pierelli. ITALIA/2005/Medusa Film

Too Beautiful (2005) on IMDb

"E voi da quale paese venite?" Spazzino nero con la voce da zulu anni '30
"Il problema non è da dove veniamo, è dove vogliamo arrivare" 

Sulla scia del successo ottenuto dai due palestrati imbecilli Costantino e Daniele, l'ex piduista Maurizio Costanzo pensa bene di costruire un film a bella posta sui "Troppo Belli" della tv italiana, firmandone la sceneggiatura. Per chi non se lo ricordasse, era il 2005, Costantino e Daniele erano i due protagonisti del programma Uomini & Donne, condotto dalla moglie di Costanzo, Maria De Filippi, specializzata nel creare personaggi dal nulla, la cui prerogativa era la presunta avvenenza fisica, accoppiata ad un encefalogramma non piatto, diciamo ad imbuto.

Il programma c'è ancora - e certo non sprecherò tempo ad insultarlo perché sarebbe troppo facile - ma, per fortuna, ogni tanto, la giustizia divina colpisce. I due ebeti sono finiti nell'oblio, cancellati non solo dal cinema - e ci mancava - ma pure dalla televisione. E le ragazzine che andavano pazze per loro sette anni fa magari sono cresciute o si sono suicidate per la disperazione.

Nel film Costantino, ma soprattutto Daniele, vogliono entrare nel magico mondo dorato del cinema e, adescati dalla figlia del proprietario, si rivolgono ad una truffaldina agenzia che spilla loro un sacco di soldi in cambio di book e presunte lezioni di recitazione.
Non mi soffermo un secondo in più sulla pretestuossima trama, perché tanto il film ha il solo scopo di esaltare i muscoli e le inespressive facce dei nostri eroi, attorniati da un nulla cosmico.

Come prevedibile, la recitazione dei due protagonisti è aberrante. O meglio, Vitagliano è quasi quasi dignitoso, mentre Interrante è davvero abominevole nella sua incapacità. Il brutto della cosa è che la scarsezza di Interrante trasmette quasi tristezza, mentre per esempio Alberto Tomba in Alex L'Ariete era esilarante. Non fa peggio di Interrante, ma quasi ci va vicino il "maranza milanese", spacciatore arricchito, cafone e spaccone, autore di un'interpretazione talmente stereotipata e fuori dalle righe da non volerci credere.

Bisogna dire però che la confezione formale del film è buona, o comunque nella media. Inquadrature, fotografia, scenografia e regia fanno il loro onesto lavoro, ha un buon ritmo e non è noioso, anche se è palese che in alcuni frangenti i processi causa-effetto vengono totalmente a mancare. Per esempio l'ex ragazza di Costantino, si innamora, si fidanza e si sposa con il loro comune amico nello spazio di 3-4 di giorni. Oppure, all'inizio del film avevano trentotto lavori diversi, poi di punto in bianco sono in giro a non fare un cazzo tutto il giorno. E poi "Visto che produci il loro film, sicuramente sarai stato invitato al matrimonio a cui Costantino e Daniele andranno"???????!!!!!!?????!!!!!!

Vabè, da menzionare l'outfit dei due al suddetto matrimonio. Daniele è in giacca gessata e t-shirt nera, mentre Vitagliano sfoggia un dolcevita rosa e dei capelli ingellati all'indietro, degno del peggiore scagnozzo del Padrino parte III.

Il livello thrash è quasi ai suoi vertici e se volete farvi quattro risate, l'inespressività e la stoltezza dei due mancati decoteauniani è una garanzia. Così come la meravigliosa colonna sonora a firma Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo.

La voce fuori campo alla fine dice: "Ah dimenticavo, da quel momento in poi Costantino e Daniele non hanno più smesso di lavorare". 'Sto cazzo. Per fortuna.

Recensito da: Vidur 

VOTI
TRASH: 91/100
Noia: 34/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: n.p.
Presunzione della regia: 63/100
Incapacità degli attori: 98/100




Un sunto

Il maranza milanese e un esemplificativo saggio delle doti di Interrante

22 agosto 2012

THE BROTHERHOOD V: ALUMNI

Di David Decoteau con Maria Aceves, Preston Davis, Brett Novek, Here! Films/Usa/2009
The Brotherhood V: Alumni (2009) on IMDb
Sia resa lode al signore David finalmente ce l'ha fatta! Dopo aver girato 267 film uguali con protagonisti giovani prestanti che celebrano rituali in boxer e calzini senza mai osare spingersi oltre, il regista canadese si arma di coraggio e decide finalmente di fare outing. Ebbene si in Brotherhood V Alumni c'é tutto quello che avreste sempre voluto chiedere a Decoteau e che lui non ha mai fatto, cioé ci sono uomini che baciano altri uomini... Non vi sto a descrivere lo sbigottimento per chi come me pensava che con Beastly Boyz David avesse finalmente raggiunto la perfezione formale della sua poetica a base di boxer attillati, ma come si sa l'arte non ha confini ed é in continuo evolversi, David Decoteau non fa eccezione. Peccato che il canadese sia giunto ormai stanco a questo traguardo e il film manchi totalmente di verve; la pellicola si trascina stancamente sin dall'inizio, con l'ormai classicissimo prologo (il medesimo di tutti i suoi film) che qui raggiunge la spropositata lunghezza di un quarto d'ora, con una serie di scene in cui i protagonisti si lavano a turno gli addominali con l'assassino pronto a colpirli a fine doccia, con il suddetto bacio come unico momento capace di risvegliare l'attenzione dell'ormai spento spettatore. Un film fondamentale nel percorso cinematografico decoteauniano quindi, ma totalmente privo di trovate geniali, come il voler scrivere “questa é la mia passerina” sul culo di un malcapitato sotto le docce, che hanno reso grande il regista. Insomma una pellicola ad uso e consumo dei cultori del genere, caldamente sconsigliata a chiunque altro.

Recensito da: Azagthoth

VOTI:
TRASH 68/100
Noia 97/100
Incapacità degli attori 89/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 94/100
Presunzione della regia 40/100

19 giugno 2012

AMORI IN CORSO

Di Giuseppe Bertolucci, con Amanda Sandrelli, Stella Vordemann, Francesca Prandi, 96 il rospo gay, ITA 1989
Amori in corso (1989) on IMDb
Noi di Pellicole dall' abisso, che abbiamo un anima e che pensiamo quotidianamente al calcio a tutti quelli che combattono per la libertà, rattristandoci  (cit.) non possiamo (ma vorremmo) esimerci dal recensire immortali (immorali) capolavori che, a causa della loro profonda carica emotiva, sono ingiustamente (giustissimamente) relegati a seconde visioni notturne di Rai Movie (sempre sia lodata).
E così, ritrovatici all'alba di mezzanotte di fronte a cotanta arte, non abbiamo saputo rifiutarci di passare un paio d'ore a martellarci insistentemente le palle qualche momento di pura e profonda introspezione morale.

La pellicola, o meglio questa ignobile cialtroneria, La Pellicola ci propone fin da subito un ritmo lento, ripetitivo e sottile che ne rende la visione una mattonata di proporzioni bibliche continua riflessione formale sulla caducità della vita e sulla fredda inutilità delle emozioni ripetitive.
La scelta di far bisbigliare gli attori continuamente nella direzione opposta al microfono rendendo l'audio qualcosa di stancamente farfugliato e inascoltabile di mantenere un tono basso e pacato nella recitazione onde non ferire i puri sentimenti di incontrollabile furia assassina dello spettatore e permettere così una comprensione completa ed esaustiva del film, è sicuramente qualcosa di ignobile e toccante.

Le protagoniste ( Bianca e Anna) sono due studentesse sensibili, fragili e coscienziose, e noiose e  pesanti e ruffiane che si ritrovano a studiare in un casolare in attesa di Cesare, il fancazzista del loro corso universitario che passa le lezioni a dare voti alle altrui terga il diligente e bel ragazzo di cui sono entrambe innamorate.
Bianca confida ad Anna i suoi affettuosi istinti di boviniana memoria trovando il suo alter ego in Anna Karenina l'esatta battuta nel film è: "Anna devo dirti una cosa, sono un vacca, anzi una gran vacca" a cui Anna rispode con un muggito di approvazione e interrogandosi sul gusto e il piacere della sofferenza morale che ci costringe a sorbirci la visione di un film del genere domandarci sempre il perchè delle cose e a non essere mai sazi di conoscenza.

Nell'attesa di Cesare che si guarda bene dal mettere la propria faccia in un film del genere che misteriosamente tarda ad arrivare, arriva Daniela, la scema del villaggio, la ragazza di Cesare, che dopo qualche momento di delirio da copione pazzo e con frasi sconnesse scoramento e di difficile adattamento con le rivali in amore è costretta a confessare il suo tanto fragile quanto inconfessabile segreto che la costringe ad evadere dalla sua  flebile realtà di linda ragazza per bene in quanto è in cinta di Enea, il grezzo poliziotto che la ha fermata per darle una multa e si è fatto saldare il conto in natura perchè in dolce attesa di un alto funzionario dello stato che la ha concupita coi suoi pugni modi gentili e cavallereschi. Abbandona così il casolare e sparisce di punto in bianco da una scena all'altra, forse si è accorta in che razza di film stava recitando se ne va verso il suo destino.
Tutto questo in novanta interminabili minuti di agonia e sofferenza per lo spettatore nemmeno un'ora e mezza di film che si conclude con l'arrivo di Cesare, al quale le due ragazze non aprono la porta in quanto poteva anche arrivare prima  avendo scoperto l'allegra spensieratezza dell'amore tra delle rane loro.

Recensito da: Ortnid (Imrahil vergogna)


VOTI
TRASH: 70/100
Noia: 98/100 illimitata
Ridicolaggine degli effetti speciali: np/100
Presunzione della regia: 100/100 sconfinata
Incompetenza degli attori: 70/100


Se ti piace guarda anche: Il segreto del vampiro, Iago

14 aprile 2012

RUBBER

Di Quentin Dupieux, con Stephen Spinella, Jack Plotnic, Wings Hauer, FRA/2010.
Rubber (2010) on IMDb

Un bel giorno un tale di nome Quentin Dupieux, che di lavoro faceva il musicista ed il produttore discografico, ebbe una gran pensata: “perché non girare un film in cui un copertone prende vita, inizia a compiere omicidi con la telepatia mentre un gruppo di persone lo guarda con il binocolo in un deserto”... Ora, il nostro buon Quentin, non contento di aver semplicemente pensato una stronzata del genere, ha deciso di girare il film e di portarlo al festival di Cannes!!! Aggiungerò un ultimo elemento al quadro, il suddetto film manca totalmente di autoironia e trasuda da ogni singolo fotogramma una pretenziosità insopportabile; com'é insopportabile la sottesa moralina del cazzo secondo la quale, visto che noi quando vediamo dei bei film siamo disposti a concedergli qualche incongruenza senza farci troppi problemi, allora dobbiamo essere disposti a sorbirci le stronzate a catena che “Rubber” ci propina senza battere ciglio.
Ora, se una giustizia divina esistesse, se la vita umana avesse un senso e se la sofferenza avesse un perché ultimo, il caro Quentin sarebbe stato accolto a Cannes con secchiate di merda e gavettoni di piscio (altro che "recensioni tendenzialmente negative”) e da quel giorno avrebbe lavorato per il resto della sua vita in una miniera di carbone, lavorando 20 ore al giorno senza poter contare sulle minime condizioni di sicurezza, e una volta terminata precocemente (ma mai troppo purtroppo) la sua esistenza, ad attenderlo troverebbe le Erimni, il supplizio di Sisifo, un'aquila che tutti i giorni gli divora il fegato, l'ascolto non stop di “Un'altra opportunità” dei Dari feat Max Pezzali e altre pene ancora più terribili.
Purtroppo tutto ciò non é accaduto e non accadrà mai... Perché? Posso suggerire (come viene ripetuto ossessivamente in tutto il film): “No reason”? E che ne dite?


Recensito da: Azagthoth
Voto 22/100
Noia 100/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 45/100
Presunzione della regia 100/100
Incapacità degli attori 62/100


SE TI PIACE GUARDARE ANCHE: non saprei, puoi chiedere allo stronzo che ce l'ha suggerito però...

9 gennaio 2012

CASO INTERNAZIONALE: L'ISPETTORE LUCARELLI

Di Enzo Acri, con Enzo Lucarelli, Gennaro Persico, Benedetta Riccio, Daniela Esposito, Antonio Basile NA/2007/RDS

Premessa Importante: Ortnid non è la persona adatta a recensire film del genere, tuttavia trattandosi di un regalo di compleanno dei suoi carissimi colleghi di Pellicole dall'abisso egli si trova obbligato a scriverne le gesta, rimanda per ogni critica-denuncia-avvertimento mafioso ai suddetti, contattatemi privatamente per avere i loro recapiti.

Dunque che dire, soprassedendo sul fatto che per la visione siano d'obbligo i sottotitoli in quanto assolutamente incomprensibile per i non autoctoni, chiudendo un occhio sulle innumerevoli sceneggiate senza scopo nella trama, sul gesticolare furioso dei protagonisti, sulle battute agghiaccianti e ripetitive, sull'incapacità recitativa, sulla stereopatizzazione esasperante (almeno voglio sperare) e sul diffusissimo e duraturo senso di fastidio che aleggia per tutto il film si deve ammettere che il resto è quanto meno perdibile.
Resta immutata e senza risposta la domanda che questo genere di pellicole lascia saldamente in eredità ai suoi spettatori: perchè?

LA (BREVE E CONCISA) TRAMA
L'ispettore Lucarelli è brutto, svogliato, pigro, pavido e con una moglie insopportabile, il suo collega Persico è uguale a lui e nessuno nel suo commissariato ha voglia di far qualcosa, Lucarelli ha però dalla sua una importante fortuna: l'impermeabile.
Insomma,sembra proprio essere un tipico commissariato di polizia napoletano (almeno nelle fiction).
I casi da risolvere sono due: catturare Tonino O'Vichingo e scoprire i loschi traffici internazionali di droga.
Tra gag incomprensibili, dita nel naso a profusione (sic), non esileranti sketch tra Lucarelli e la moglie, trasudante svogliatezza e gesticolazioni esasperanti ed esasperate i casi vengono risolti, il colpo di scena finale vanifica però tutto.
I motivi per i quali questa pellicola sia stata prodotta mi sono assolutamente inimmaginabili, non ho nemmeno capito se il film voglia prendersi sul serio o meno, la carrellata di categorie discriminabli è illimitata, dal napoletano che non ha voglia di lavorare, al gay a cui piacciono tutti gli uomini passando per personaggi di colore i negri che cantano e ballano il rap tutto il giorno mentre vendono droga.
Mi fermo qui va.....

Recensito da: Ortnid

TRASH: centomilamilioni/100*
Noia: 85/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: un dito nel naso è considerabile tra gli effetti speciali?
Presunzione della regia: 99/100
Incompetenza degli attori: 95/100

* assolutamente inconsigliabile, non prendete il voto alto come un incentivo trash.


Se ti piace guarda anche: Quattro carogne a Malopasso, Grazie padre Pio

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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