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8 aprile 2024

141 A.D Missione in Dacia

Di Octavian Repede, con Alexandru Belciu, Paul Bondane, Alexandru Bornea. Romania 2018

141 A.D. Mission in Dacia (2018) on IMDb
Siamo nel 141 dopo cristo e non tira affatto una buona aria nell’accampamento romano a ridosso del limes dacico. Una cometa ha appena solcato il cielo e quasi tutto l’avamposto, a cominciare dal sudaticcio Prefetto Cornelius Fuffus soffre di una misteriosa malattia che sta decimando la guarnigione.
Per fortuna non tutti i soldati sono stati colti dal morbo, così dopo una dura selezione viene scelto il Centurione Marcus, ovvero il bipede più pigro e svogliato del campo per un’importante spedizione oltre confine.
Tanto tempo prima infatti un tizio, che potrebbe essere un medicus, aveva fatto un disegno su di un foglio di una pianta in possesso di una misteriosa (e disobbediente) popolazione dacica.
Questa pianta, a detta sua, permetterebbe la cura di ogni male.
Tutto a posto quindi, basta mandare il suddetto centurione con un potente esercito di tre legionari (Aquila, Tertius e Nerva) a trovare questa misteriosa (e disobbediente) popolazione delle montagne e fargli riportare indietro questa pianta prodigiosa.

Il medicus che cerca di ricordarsi come si usano le matite
Il medicus che cerca di ricordarsi come si usano le matite

La spedizione, che secondo le pretese del regista dovrebbe durare settimane, ma che chiaramente si protrae per non più di 2 giorni per complessivi 500 metri, si trascina lenta seguendo perennemente lo stesso schema:
  • Il gruppo arriva in un posto (che è poi sempre lo stesso)
  • Il legionario Aquila fa una domanda banale al centurione Marcus, tipo “ dove stiamo andando?
  • Il centurione lo osserva con sguardo spento
  • Non ottenendo risposta un altro legionario mormora “Centurio….”
  •  Il centurione continua a non proferire parola e ad ostentare il suo sguardo beota e perso
  • Il terzo legionario mormora “Centurio…..”
  • Il gruppo riparte e arriva in un altro posto, ripetendo la scena


    Centurio.....

Dopo un paio di ridicole scaramucce con un (disobbediente) popolo dacico a caso e dopo aver perso metà corpo di spedizione (i due legionari di prima) il taciturno centurione arriva in una grotta dove una fanciulla (la principessa dei serpenti o qualcosa del genere) sta riposando con di fianco una pianta.
Il centurione viene morso da un serpente e, senza motivo e molto vigliaccamente, uccide la principessa. Si trova così con una ferita avvelenata insanguinata ed una prodigiosa pianta che cura tutte le malattie fra le mani.
Non ci arriva subito, ma dopo qualche tempo ha la geniale intuizione che forse quella pianta potrebbe salvarlo, ne bruca un po’ e torna all’accampamento. Fine.

Confidavo in meglio, speravo in peggio.
La trama è estremamente semplice ma lineare, i costumi non sono nemmeno fatti male e si sono viste battaglie ben peggiori in questo genere di film, per quanto la scarsità di mezzi a disposizione del regista non permetta evidentemente scene memorabili.
La vera pecca è lo svolgimento, estremamente lento, ripetitivo e noioso, se venissero tolte le scene in cui i soldati scalano la montagna il film durerebbe venti minuti scarsi.
Vedibile ma non troppo.

La "Cima del diavolo", vera protagonista del film


Recensito da: Ortnidus

VOTI

TRASH: 70/100
NOIA: 141 a.d./100
RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 60/100
PRESUNZIONE DELLA REGIA: 75/100
INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 75/100




20 settembre 2022

10 CARRIERE (QUASI) DISTRUTTE DA UNA TERRIBILE PERFORMANCE


                     1 – ALISON LOHMAN – FALSE VERITA’ (Atom Egoyan – 2005)


Una premessa interessante: Kevin Bacon e Colin Firth sono un duo comico degli anni ’50, caduto in disgrazia dopo che una ragazza era stata trovata morta nella loro camera d’albergo. Una giovane giornalista (appunto la Lohman) deve provare a fare luce sulla vicenda. Il film ha poco ritmo e un’aria terribilmente artefatta, ma il peggio è proprio l’interpretazione agghiaccante della Lohman. Difficile trovare una prova così incredibilmente scarsa in una produzione di questo livello: con una perenne (in)espressione di smarrimento, sembra non sapere neanche dove si trova e fallisce completamente in un ruolo che avrebbe avuto bisogno di carisma e sex appeal. Il film floppò miseramente e da lì la sua carriera ha cessato praticamente di esistere.

                    2 – ELIZABETH BERKLEY – SHOWGIRLS (Paul Verhoeven – 1995)


Anche se rimarrà per sempre nei nostri cuori come la Jessie Spano di Bayside School, la Berkley è passata alla storia per il famigerato Showgirls di Paul Verhoeven. La sua interpretazione caricaturale e totalmente sopra le righe, sembra fosse dovuta al fatto che il regista le avesse detto che il suo personaggio si trovava in una costante astinenza da una non meglio precisata droga. Peccato che nel film non si faccia menzione di questo dettaglio e che lei risulti solo spaventosamente antipatica e irritante, nonostante sia nuda per buona metà della durata. Da lì in poi, la Berkley passerà dall’essere la “next big thing” di Hollywood ad uno scarto per ruoli miniori. 

                    3 – BRANDON ROUTH – SUPERMAN RETURNS (Bryan Singer – 2006)


In un’epoca (bei tempi) in cui l’80% delle uscite cinematografiche non erano film sui supereroi, la Warner tentò timidamente di riproporre Superman. La scelta per sostenere il ruolo ricadde su questo sconosciuto bisteccone con l’espressività di una teiera e il carisma di un fermaporte. Il film non era neanche così brutto, tuttavia fu abbastanza disastroso da cancellare Brandon Routh dalla faccia della terra. Almeno finché qualcuno non ebbe la bella pensata di fare un film su Dylan Dog e di sceglierlo come protagonista…

                4 – LINDSAY LOHAN – THE CANYONS (Paul Schrader – 2013)


In realtà la carriera della Lohan era già caduta in un dirupo senza fondo ben prima di questo bizzarro e affettato thriller a tinte erotiche di Paul Schrader, ma ci piace menzionarlo perché è divertentissimo vederla in costante hangover sbiascicare le sue battute con l’evidente faccia di chi non sa di cosa sta parlando. Stupendo anche il dietro le quinte: la Lohan alternava assenze ingiustificate a capatine sul set ubriaca o strafatta, non si ricordava una parola del copione e si rifiutava di girare scene in disabillé, in quanto totalmente fuori forma, tanto da essere accusata di scarsa professionalità dal co-protagonista James Deen (un pornoattore alle prese per la prima volta con un film non a luci rosse). Ti amiamo Lindsay.

            5 – SOFIA COPPOLA – Il Padrino – Parte III (Francis Ford Coppola – 1990)


La parte di Mary Corleone era stata già assegnata a Wynona Rider, che arrivò sul set, a Roma, due giorni dopo aver finito di girare un altro film. Alla Rider venne una sorta di esaurimento nervoso e si tirò indietro all’ultimo momento. Con le riprese già iniziate e senza avere il tempo di trovare una sostituta, Francis Ford Coppola ebbe la felice pensata di scegliere sua figlia, in quella che rimane una delle peggiori scelte di casting della storia del cinema. La Coppola dovette pure ridoppiare sé stessa dopo i primi screening-test in cui i critici avevano letteralmente deriso il suo modo di parlare, ma ciò non bastò a rimediare il disastro e a convincere gli spettatori che il bellissimo Andy Garcia potesse perdere la testa per una cugina così…ehm. Sofia si è poi riciclata come regista di successo, evitando di esporsi nuovamente al pubblico ludibrio. 

6 – RENEE ZELWEGGER – UNA DOPPIA VERITA’ (Courtney Hunt – 2016)


Thriller anonimo e stravisto in cui i protagonisti fanno a gara a chi è il più cane. Vince la Zellwegger, probabilmente reduce dal 27esimo intervento chirurgico al viso, tanto da essere totalmente irriconoscibile ed incapace di muovere un singolo muscolo facciale. La carriera della Zellwegger forse non sarà naufragata a causa di questo orrore, ma è di certo un altro chiodo sulla bara. 

7 – ALESSANDRO ROJA – DIABOLIK (Manetti Bros – 2021)


L’ex Dandi di Romanzo Criminale è un attore davvero difficile da inquadrare, capace com’è di alternare buone prove ad alcune davvero indecenti. Nel recente e parzialmente riuscito film dei Manetti Bros, interpreta il viscido e vigliacco viceministro Giorgio Caron; aldilà dei ridicoli baffi d’epoca, Roja sembra partecipare ad una recita parrocchiale sotto Roipnol: legnoso, assente, monocorde e veicolatore dei peggiori dialoghi di tutto il film. Boh.

8 –KRISTIN DAVIS – ILLUSIONI MORTALI (Anna Elizabeth James – 2021)


A causa probabilmente di qualche rata del mutuo arretrata, la Charlotte di Sex and the City nel 2021 si è prestata a “recitare” in questo pseudo-thriller di spropositata bruttezza. Quasi non ci si crede di quanto faccia schifo e quasi non ci si crede a quanto la Davis riesca ad alternare solo due espressioni sulla sua faccia tracimante di botox: felice e basita (F4). E non bastano neanche un paio di scene saffiche all’acqua di rose per risollevare un prodotto imbarazzante sotto ogni punto di vista. 
 

9 – MARK WAHLBERG – E VENNE IL GIORNO (M. Night Shyamalan – 2008)


In quello che è uno dei film più assurdi e inutili della strana carriera di M. Night Shyamalan, Wahlberg (che solitamente alterna mediocrità a rari pezzi di bravura) è quasi sconcertante. Ha dichiarato di aver accettato la parte solo perché, per una volta, poteva interpretare uno scienzato e non un poliziotto o un criminale, peccato che sembri recitare in un perenne stato di disagio e paronoia, con il risultato di apparire semplicemente ridicolo. Il suo “What? No!”, è diventato quasi il paradigma della pessima recitazione e non a torto. La carriera di Wahlberg non ha certo rallentato dopo questo super-flop (7 film girati nel solo 2022!), tuttavia nessuno gli ha mai più offerto un ruolo da "scienzato", chissà perchè. 

10 – BRUCE WILLIS – GLASS (M. Night Shyamalan – 2019)


Sanguina il cuore ad inserire Bruce in questa classifica, anche alla luce di quanto è emerso sulle sue reali condizioni di salute, ma raramente si è visto un attore così capace di rovinare un film, altrimenti ottimo, come ha fatto lui nell’ultimo capitolo della trilogia di Shyamalan (e ridaje). Willis in Glass è quello visto in tutti gli ultimi centocinquanta merdosissimi film a zero budget girati dal 2015 in poi: annoiato, assente, apatico, recita le sue battute con superficialità e disinteresse. Davvero impietoso il confronto con gli altri attori protagonisti, in particolare con Samuel L. Jackson, che invece si esibisce in una delle sue migliori performance in carriera. 


A cura di: Vidur

25 marzo 2022

LE 30 DONNE PIU' BELLE DELLA STORIA DELLE SERIE TV

Perché in questo momento ci gira così.

1. GILLIAN ANDERSON - X-FILES (1993-2018)

Paffutella nelle prime stagioni, in forma strepitosa in quelle di mezzo, incinta nella settima e ottava,  virago-MILF nella dodicesima: Dana Scully in ogni sua versione era, è, sempre sarà il sogno erotico di ogni nerd. 




2. MARINA SIRTIS  - STAR TREK THE NEXT GENERATION (1987-1994)

A proposito di nerd, ogni "Trekkie" che si rispetti avrà di certo consumato gli occhi (e non solo) sulla più bella betazoide dell'universo, il consigliere Deanna Troi, interpretata dall'attrice inglese di origine greca, costretta a non assumere neanche un grammo in sette anni per poter entrare nelle divise/pigiama ideate da quel marpione di Gene Roddenberry.


3. JENNIFER ANISTON  - FRIENDS (1994-2004)

Personalmente, sono del partito Monica, ma visto che l'ho già inserita nell'altra classifica, qui inseriamo Rachel, che insomma non è che fosse poi così male...



4. JENNIFER CARPENTER - DEXTER (2006-2013)

La sua mascella definita e il suo fisico perfettamente statuario sono rimaste le cose migliori di questa serie partita bene e poi presto deragliata, che non vuole neanche decidersi a finire. 




5. ANYA TAYLOR-JOY - LA REGINA DEGLI SCACCHI (2020)

Miniserie molto ben riuscita, anche per merito della bravura e del fascino del tutto peculiare di questa giovane attrice, che riesce nell'impresa di essere figa nonostante abbia gli occhi in due regioni differenti.



6. CYNTHIA DANIEL & BRITTANY DANIEL – SWEET VALLEY HIGH (1994-1998)

In questo pessimo rip-of di Beverly Hills, le gemelle Wakefieled dalla tipica e appariscente bellezza americana, sono l'unica cosa memorabile (assieme alla sigla) di un  telefilm che gioca esclusivamente su tutti gli stereotipi possibili e immaginabili legati ad "un tipico liceo americano".



7. LINDSAY PRICE – BEVERLY HILLS 90210 (1990-2000)

Parlando di Beverly Hills, ovviamente le bellezze si sprecano e prendere una piuttosto che un'altra è solo questione di gusti. Personalmente ho sempre avuto un debole per Janet, la moglie dalle fattezze asiatiche della futura star Asylum Steve Sanders/Ian Ziering. 



8. MISCHA BARTON – THE O.C. (2003-2007)

Restiamo in tema Beverly Hills, con la sua versione anni 2000. Qui, lotta serrata tra Marissa, Summer, Taylor, Alex e pure la MILF Julie Cooper. Pescate chi vi più aggrada, noi diamo un punto in più a Mischa che tra alcool, droghe, revenge porn e una ventina di chili presi, persi e poi ripresi, a 36 anni ha già buttato la carriera nel cesso. 


9. SHERILYN FENN – I SEGRETI DI TWIN PEAKS (1990-1991)

Il Maestro David Lynch non ha mai fatto mistero di amare le belle donne e nel cast della sua serie ultra-cult, ve n'è un'interessante selezione. Da Laura Palmer a Shelly Johnson, passando per Donna Hayward e Jocelyn Packard, puntiamo la nostra fiche su Audrey Horne, perché insomma, come dire di no a questo sguardo?

10. ELISABETH SHUE – THE BOYS (2019-)

Forse non saremo perversi come il Patriota, ma come non apprezzare questa quasi sessantenne ancora in forma strepitosa?




11. MADELINE ZIMA – CALIFORNICATION (2007-2014)

Vi ricordate di Grace, la piccola di casa Sheffield ne La Tata? Ecco, è cresciuta molto bene e in questa serie erotocentrica interpreta una delle 7.583.905 donne che David Duchovny si porta a letto.




12. JULIANNA MARGULIES – E.R. (1994-2009)

Una delle protagoniste della progenitrice di tutte le serie a tema medici, l’infermiera Hathaway è rimasta nei nostri cuori grazie ai suoi boccoli scuri e al suo sorriso rassicurante, nonostante l’aria stravolta e depressa che sfoggiava in quasi tutte le puntate.




13. SARAH CHALKE – SCRUBS (2001-2010)

Notevole ancora adesso, tanto che dalla fine di Scrubs ha recitato in 10 (contate!) serie diverse, la Dottoressa Reed con quell’aria da perversa innocenza e lucida follia , non è stata l’oggetto del desiderio del solo J.D..




14. KATHERINE HEIGL – GREY’S ANATOMY (2005-)


Finiamo il trenino medical con questa procace biondona che negli ultimi anni si sta dividendo fra serie che non ha visto nessuno, con film che non ha visto nessuno. Sarà colpa del fatto che ha la fama di essere simpatica come la merda in tasca? Forse, ma almeno non si è rifatta a tal punto da cambiare tutti i connotati, come la protagonista della serie.




15. LILY RABE – AMERICAN HORROR STORY / ASYLUM (2013)

Il tema della suora sexy sarà forse un cliché datato, ma sapete che a noi piace il vintage.




16. DANA DELORENZO – ASH VS EVILD DEAD (2015-2018)

In questa criminalmente sottovalutata e quasi sconosciuta serie spin-off de La Casa, la protagonista femminile ha il volto di questa attrice di origine siciliana dal classico fascino mediterraneo. Il fatto che per tutta la serie vada in giro a sparare a “deadite” sporca di sangue non fa che farcela apprezzare ancora di più.



17. LUCY LAWLESS – XENA (1995-2001)

Simulare la febbre per restare a casa da scuola e godersi due puntate di Xena alle 11 del mattino fantasticando su Lucy Lawless, era una cosa da farsi almeno una volta al mese.



18. COURTNEY HENGELLER – COBRA KAI (2018-)

In questa fenomenale serie seguito di Karate Kid, tra ragazzine più o meno piacenti, a splendere maggiormente è Amanda LaRusso, che rappresenta il termine di MILF come meglio non si potrebbe.




19. TIFFANI THIESSEN – BAYSIDE SCHOOL (1989-1992)

Eravamo ancora poco più che innocenti bambini quando iniziammo a condividere con Zach Morris la passione per questa bambolona dagli occhi azzurri, transitata poi anche in Beverly Hiils. Se vi ricordate che si chiamasse Tiffani Amber Thiessen, avete ragione, ma ha tolto l’Amber per “essere presa più seriamente come attrice”. E infatti il suo ultimo lavoro è il reboot/sequel di Bayside School uscito l’anno scorso e di cui il mondo ignora l'esistenza.




20. LAUREN GRAHAM / ALEXIS BLEDEL - UNA MAMMA PER AMICA (2000-2007)

Rigorosamente da applicare la Legga della Maniglia: prima la madre, poi la figlia.




21. JAIME PRESSLY - MY NAME IS EARL (2005-2009)

No, non è Margot Robbie, sono due persone diverse, apparentemente.




22. PAMELA ANDERSON – BAYWATCH (1989-2001)

Negli anni ’90 avevamo tutti a cuore i bagnanti di Los Angeles, cioè volevamo che affogassero così potevamo vedere Pamela correre al rallentatore. Il suo top però è nel video dei Lit, dove è alta 20 metri.




23. MILA KUNIS – THAT’ 70’S SHOW (1998-2006)


Questa serie cult, ormai quasi dimenticata, fu la rampa di lancio per la splendida attrice di origini ucraine, perfetta nella parte della petulante e peperina Jackie.




24. KRISTIN KREUK - SMALLVILLE (2001-2011)

Piccola e dal fascino esotico, l’attrice canadese è stata l’oggetto del contendere tra Clark Kent e Lex Luthor, in un’epoca in cui Superman non era ancora diventato motivo di imbarazzo per la Warner Bros.




25. LAUREN AMBROSE – SIX FEET UNDER (2001-2005)


La più giovane della famiglia Fisher è una redhead con uno splendido viso da bambola, in una serie, che nonostante gli alti e bassi, è stata capace di produrre uno dei migliori finali della storia della TV.




26. KALEY CUOCO – THE BIG BANG THEORY (2007-2019)


Perché tutti vorremo essere Leonard almeno un giorno nella vita.




27. CATHERINE BACH – DUKES OF HAZZARD (1979-1985)

Perché tutti vorremmo essere i “cugini” di Daisy Duke almeno un giorno nella vita.




28. BLAKE LIVELY – GOSSIP GIRL (2007-2012)

In questa serie in cui…ehm….una ragazza fa del gossip…? Non ne ho idea, mai visto. Figa, lei è figa.




29. EMILIA CLARKE – TRONO DI SPADE (2011-2019)

Mettiamola per carità, prima che il mondo si offenda.




30. KARIN PROIA – BORIS (2008-2010)

È stato...




A cura di: Vidur











2 maggio 2018

7, HYDEN PARK - La casa maledetta (Aka Formula for a Murder)

Di Alberto De Martino (Aka Martin Herbert), con Christina Nagy, David Warbeck, Carroll Blumenberg, 
Rossano Brazzi, USA-ITA/1985
7, Hyden Park: la casa maledetta (1985) on IMDb

Inebriati dal bisogno di recensire dopo il nostro non particolarmente compianto silenzio, fagocitiamo questo thrillerino italo-americano senza troppe pretese che non stupisce né in bene né in male, attirati come imberbi ragazzini (non ci vergogniamo a specificarlo) dalla copertina, e dalla piccola sedia a rotelle visibile, che ha riacceso in noi teneri ricordi risalenti ai tempi del mai troppo citato Bloody Psycho.  Ci rimaniamo un po' male, perchè vi dico subito che questo film non è particolarmente disastroso (anche se neppure sto gran capolavoro) e si perde solo in piccole cose. 

Joanna è una ricca e giovane donna, sfortunatamente costretta su una sedia a rotelle. Prodiga nelle donazioni, ha finanziato un centro sportivo specializzato in atleti diversamente abili. Lei stessa è una promettente atleta, seguita da una sorta di personal trainer di nome Graig, che non vede l'ora di sposarla (chissà perchè...). 
Facciamo un passo indietro: direi ad occhio di una ventina di anni. Tanto indietro infatti dobbiamo andare per comprendere l'origine della disabilità di Joanna, senza spoilerare nulla dal momento che ciò viene mostrato addirittura prima dei titoli di testa. Quando aveva 11 anni Joanna è stata abusata da un finto prete, e nel tentativo di divincolarsi cadde da una scalinata rimanendo paralizzata dalla vita in giu'. Premessa indispensabile per capire l'intero intreccio del film. 

SPOILER
Ovviamente il bel personal trainer non ha nessuna voglia di scammellarsi per il resto della vita una signora disabile:siamo negli anni 80, il buonismo non esisteva. Quello a cui punta in realtà è l'enorme fortuna di cui Joanna è ereditiera, benchè non venga mai spiegato da dove nello specifico questa ricchezza provenga. Il problema è che essendo la nostra protagonista un'anima candida, sta dilapidando il patrimonio in beneficenza e simili, quindi oltre a sposarla in fretta, bisogna anche ammazzarla in fretta, per poi scappare con l'amica complice (O FORSE NO! eh eh eh. vedrete. No, lo so che non lo farete. E non posso neanche biasimarvi piu' di tanto.). La cosa che fa sorridere è che il buon Graig, dopo aver sgozzato mezza Philadelphia, ha escogitato questo infallibile piano per uccidere la moglie: vestirsi da prete e farsi trovare su delle scale per farle venire un coccolone al ricordo dell'aggressione di vent'anni prima. Tattica che provoca solo qualche urlettino in Joanna, che in ogni caso, nonostante le ovvie difficoltà, gliele da pure di santa ragione. 
\SPOILER

Considerate che la prima scena del film è questa:


Voi mi direte: "Embè?". Embè io le bambole negli horror o simili non le tollero, volevo veramente strappare coi denti i cavi del proiettore. Fortunatamente, benchè importante, non si cincischia piu' di tanto attorno a questo maledetto bambolotto. A parte questo, il ridicolo modo in cui si cerca di commettere l'omicidio principale, il film ha una sua linearità, non particolarmente brillante e brioso, ma annovera comunque un paio di colpi di scena godibili. L'unica cosa che mi sento di criticare è la gestione dello scorrere del tempo nel film. Non si capisce se da una scena all'altra sono passati 5 minuti, un giorno o quattro mesi, il che crea un po' di confusione nello spettatore con la palpebra già a mezz'asta come era la mia, e come potenzialmente potrebbe esserlo quella di qualunque spettatore. Ovviamente non c'è nessuna casa maledetta e non è affatto un horror come ci viene fatto credere dalla copertina, vecchi trucchetti. 

Un film tutto sommato perdibile, ma se siete appassionati del genere potreste anche trovarlo piacevole. E non parlo del piacere della comicità involontaria. 

Recensito da: Imrahil


VOTI:

TRASH: 41/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 54/100
Presunzione della regia: 68/100
Incompetenza degli attori: 36/100


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: un vecchio thriller qualsiasi. 

15 marzo 2012

2012: ICE AGE


di Travis Fort, con Patrick Labyorteaux, Julie McCullough e Katie Wilson. USA/2011/The Asylum.
2012: Ice Age (2011) on IMDb


Travis Fort è agli esordi, e si vede. Per il suo primo film sceglie un attore protagonista insospettabile (e impronunciabile): Patrick Labyorteaux, già noto al grande pubblico per il ruolo di marine grasso in JAG. Solo questo rende il film imperdibile... o forse no?

Bill Hart è un padre e un marito distratto che di lavoro fa qualcosa che non ci verrà spiegato e che non avrà affatto un qualche risvolto sulla trama, ma c’entra con dei ghiacciai. Un bel dì in Islanda tutti i vulcani decidono di eruttare, causando così il distacco di un enorme ghiacciaio, che si dirigerà a tutta velocità verso l’America.
Panico generale, effetti speciali degni del peggiore film Asylum e recitazione a livelli infimi, gli ingredienti per una catastrofe annunciata ci sono tutti.
Inizia così il viaggio di papà Bill, moglie Teri e figlio petulante verso New York, per salvare la figlia che si trova lì per motivi di studio (leggi: pene).

[SPOILER]
Viaggiando in auto sotto bufere di neve, grandinate e iceberg volanti (usando per un tratto anche un aereo di cartapesta) i nostri arriveranno finalmente a New York, che però è sotto 10 metri di neve. A questo punto Bill avrà un colpo di genio: rintracciare la figlia con i GPS del cellulare... ma pensarci prima no?
Si scopre così che la figlia, guidata dal fidanzato (raro caso in cui il ragazzo della figlia del protagonista non solo è intelligente ma addirittura sopravvive), è da tutt’altra parte.
Una volta raggiunta sorge spontanea la domanda: e ora? Perché nonostante bombe su bombe lanciate dai militari americani e un livello di radiazioni che probabilmente ucciderà anche i pochi superstiti, il ghiacciaio è intatto e si sta spalmando su mezza America.
Inizia così un’altra breve fuga in auto sull’oceano ghiacciato, che terminerà ai piedi della statua della libertà, nella quale si rifugeranno e ovviamente salveranno per puro culo.
[FINE SPOILER]

Da un film del genere non ci si può aspettare nulla di buono, e infatti non c’è una cosa che si salvi. Gli eventi si ripetono per oltre metà della pellicola, rendendo il viaggio dei protagonisti una lunga agonia per lo spettatore, alleviata solamente dagli effetti speciali: talmente pessimi da diventare la principale attrazione del film, anzi l’unica.

La combinazione Asylum - film catastrofico è sempre stata una disgrazia e questo film non fa certo eccezione. Trama banale persino per gli standard del genere, noia dilagante, recitazione classica Asylum (dunque pessima) ed effetti speciali che farebbero arrossire un Mega-Piranha.

Decisamente perdibile, se non siete nostalgici di JAG o ansiosi di imbarazzarvi davanti a dei gabbiani in stile Birdemic, risparmiatevelo.


Recensito da: Leotorda


VOTI
TRASH: 73/100
Noia: 80/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100
Presunzione della regia: 31/100
Incapacità degli attori: 79/100






Se ti piace guarda anche: Post Impact, 2012: Supernova, un qualsiasi film catastrofico a basso budget.

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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