29 settembre 2022

STREET TRASH (aka HORROR IN BOWERY STREET)

Di Jim Muro. Con Vic Noto, Bill Chepil, Mike Lackey, Jane Arakawa. 1987 / USA / Lightning Pictures
Street Trash (1987) on IMDb

Volendo inaugurare come si deve il mio nuovo TV (come dicono i bagliazzi), decido di guardare un BEL film. E allora perché non uno sconosciuto horror/splatter del 1987 che ha vinto il “Corvo d’Argento” al Festival Internazionale del Film Fantastico di Bruxelles?

Scritto deliberatamente con lo scopo di “offendere ogni gruppo di persone sul pianeta” (parole dello sceneggiatore Ray Frumkes), questo film si merita una bella lista di differenti aggettivi: abietto, violento, repellente, ripugnante, stupido, demenziale, divertente, ridicolo, sconclusionato, originale, coraggioso, terrificante, scorretto, mostruoso e potrei andare avanti ancora per molto. 

Il titolo Street Trash si riferisce ai protagonisti della storia: homeless di Brooklyn, quasi tutti reduci dal Vietnam o figli di reduci dal Vietnam, che vivono ai margini della società in quanto alcolizzati, tossici, psicopatici, mutilati, handicappati e alcuni di loro, tutte queste cose messe insieme. È a questi rifiuti della società che il proprietario di un negozio di alcolici della zona, decide di vendere un misterioso liquore chiamato Viper, ritrovato per caso in cantina. Peccato che questo liquore abbia il piccolo effetto collaterale di liquefare la gente dopo il primo sorso.

Nel frattempo, una pletora di personaggi si aggira negli squallidi bassifondi di Brooklyn e in particolare nello sfasciacarrozze dove i barboni hanno preso dimora. Il film ha il preciso scopo, assolutamente riuscito, di provocare una sensazione di schifo nello spettatore. Fanno schifo i personaggi, fanno schifo le azioni che compiono, fanno schifo le cose che dicono, fanno schifo i vestiti che portano, fanno schifo gli ambienti in cui si muovono, fanno schifo le cose che mangiano e così via. Tra di loro non mostrano un minimo di affezione e rispetto, in quanto poco più che animali che grufolano in una giungla urbana in cui fottersi a vicenda sembra essere l’unico modo per sopravvivere. Non si salva neanche il protagonista, Freddy, che non fa altro che maltrattare il fratello minore e insultare una ragazza asiatica, l'impiegata dello sfasciacarrozze che, fra l'altro, sembra essere l'unico essere umano a provare un minimo di comprensione per loro. Senza dimenticare che una notte incrocia una ragazza ubriaca per strada, la porta nella sua baracca, ci fa sesso nel modo più animalesco possibile, per poi lasciarla nelle mani di altri arrapatissimi homeless che prima la stuprano e poi la ammazzano.

Di contorno ad una critica sociale che sembra condannare sia carnefici che vittime, un’importante serie di sostanziose scene What The Fuck rende la visione di questo film uno spasso per gli spettatori con il necessario pelo sullo stomaco. Da citare quella in cui Bronson, il capo pazzo degli homeless, taglia il membro ad uno di loro, colpevole di avergli accidentalmente pisciato in faccia. Il pene viene poi lanciato come una palla tra gli altri barboni, mentre il povero evirato cerca di recuperarlo. Splendide anche le sequenze riguardanti il poliziotto badass che sembra destinato a ripulire la feccia. Prima uccide di botte un killer mafioso e vomita sul suo cadavere, poi Bronson lo ammazza a sua volta con un coltello ricavato da un femore e una volta morto, gli piscia in testa.

Tornando al Viper, che sembra essere il punto nodale del film e che invece ha incidenza sulla trama solo a sprazzi, gli effetti di “scioglimento acido” sono realizzati in modo tanto casereccio e grottesco, quanto efficace e indimenticabile, in particolare la prima putrefazione del clochard, sopra il gabinetto di una casa diroccata, ha un tocco quasi artistico. Indimenticabile anche la scena finale, in cui Bronson viene decapitato da una bombola di gas sparata come un missile. La testa però continuerà a vivere, almeno fino al tempo necessario di sbirciare sotto la gonnellina della ragazza asiatica.

Film assolutamente “oltre”, dotato di un fascino peculiare che non ti permette di staccare gli occhi dallo schermo per capire dove vuole andare a parare o fino a che punto si spingerà. Diventato un piccolo cult, è consigliato solo ai durissimi e recuperabile pure per intero in italiano su  YouTube. 

Recensito da: Vidur

VOTI

TRASH: 91/100

Noia: 46/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 80/100

Presunzione della regia: 42/100

Incompetenza degli attori: 69/100



20 settembre 2022

10 CARRIERE (QUASI) DISTRUTTE DA UNA TERRIBILE PERFORMANCE


                     1 – ALISON LOHMAN – FALSE VERITA’ (Atom Egoyan – 2005)


Una premessa interessante: Kevin Bacon e Colin Firth sono un duo comico degli anni ’50, caduto in disgrazia dopo che una ragazza era stata trovata morta nella loro camera d’albergo. Una giovane giornalista (appunto la Lohman) deve provare a fare luce sulla vicenda. Il film ha poco ritmo e un’aria terribilmente artefatta, ma il peggio è proprio l’interpretazione agghiaccante della Lohman. Difficile trovare una prova così incredibilmente scarsa in una produzione di questo livello: con una perenne (in)espressione di smarrimento, sembra non sapere neanche dove si trova e fallisce completamente in un ruolo che avrebbe avuto bisogno di carisma e sex appeal. Il film floppò miseramente e da lì la sua carriera ha cessato praticamente di esistere.

                    2 – ELIZABETH BERKLEY – SHOWGIRLS (Paul Verhoeven – 1995)


Anche se rimarrà per sempre nei nostri cuori come la Jessie Spano di Bayside School, la Berkley è passata alla storia per il famigerato Showgirls di Paul Verhoeven. La sua interpretazione caricaturale e totalmente sopra le righe, sembra fosse dovuta al fatto che il regista le avesse detto che il suo personaggio si trovava in una costante astinenza da una non meglio precisata droga. Peccato che nel film non si faccia menzione di questo dettaglio e che lei risulti solo spaventosamente antipatica e irritante, nonostante sia nuda per buona metà della durata. Da lì in poi, la Berkley passerà dall’essere la “next big thing” di Hollywood ad uno scarto per ruoli miniori. 

                    3 – BRANDON ROUTH – SUPERMAN RETURNS (Bryan Singer – 2006)


In un’epoca (bei tempi) in cui l’80% delle uscite cinematografiche non erano film sui supereroi, la Warner tentò timidamente di riproporre Superman. La scelta per sostenere il ruolo ricadde su questo sconosciuto bisteccone con l’espressività di una teiera e il carisma di un fermaporte. Il film non era neanche così brutto, tuttavia fu abbastanza disastroso da cancellare Brandon Routh dalla faccia della terra. Almeno finché qualcuno non ebbe la bella pensata di fare un film su Dylan Dog e di sceglierlo come protagonista…

                4 – LINDSAY LOHAN – THE CANYONS (Paul Schrader – 2013)


In realtà la carriera della Lohan era già caduta in un dirupo senza fondo ben prima di questo bizzarro e affettato thriller a tinte erotiche di Paul Schrader, ma ci piace menzionarlo perché è divertentissimo vederla in costante hangover sbiascicare le sue battute con l’evidente faccia di chi non sa di cosa sta parlando. Stupendo anche il dietro le quinte: la Lohan alternava assenze ingiustificate a capatine sul set ubriaca o strafatta, non si ricordava una parola del copione e si rifiutava di girare scene in disabillé, in quanto totalmente fuori forma, tanto da essere accusata di scarsa professionalità dal co-protagonista James Deen (un pornoattore alle prese per la prima volta con un film non a luci rosse). Ti amiamo Lindsay.

            5 – SOFIA COPPOLA – Il Padrino – Parte III (Francis Ford Coppola – 1990)


La parte di Mary Corleone era stata già assegnata a Wynona Rider, che arrivò sul set, a Roma, due giorni dopo aver finito di girare un altro film. Alla Rider venne una sorta di esaurimento nervoso e si tirò indietro all’ultimo momento. Con le riprese già iniziate e senza avere il tempo di trovare una sostituta, Francis Ford Coppola ebbe la felice pensata di scegliere sua figlia, in quella che rimane una delle peggiori scelte di casting della storia del cinema. La Coppola dovette pure ridoppiare sé stessa dopo i primi screening-test in cui i critici avevano letteralmente deriso il suo modo di parlare, ma ciò non bastò a rimediare il disastro e a convincere gli spettatori che il bellissimo Andy Garcia potesse perdere la testa per una cugina così…ehm. Sofia si è poi riciclata come regista di successo, evitando di esporsi nuovamente al pubblico ludibrio. 

6 – RENEE ZELWEGGER – UNA DOPPIA VERITA’ (Courtney Hunt – 2016)


Thriller anonimo e stravisto in cui i protagonisti fanno a gara a chi è il più cane. Vince la Zellwegger, probabilmente reduce dal 27esimo intervento chirurgico al viso, tanto da essere totalmente irriconoscibile ed incapace di muovere un singolo muscolo facciale. La carriera della Zellwegger forse non sarà naufragata a causa di questo orrore, ma è di certo un altro chiodo sulla bara. 

7 – ALESSANDRO ROJA – DIABOLIK (Manetti Bros – 2021)


L’ex Dandi di Romanzo Criminale è un attore davvero difficile da inquadrare, capace com’è di alternare buone prove ad alcune davvero indecenti. Nel recente e parzialmente riuscito film dei Manetti Bros, interpreta il viscido e vigliacco viceministro Giorgio Caron; aldilà dei ridicoli baffi d’epoca, Roja sembra partecipare ad una recita parrocchiale sotto Roipnol: legnoso, assente, monocorde e veicolatore dei peggiori dialoghi di tutto il film. Boh.

8 –KRISTIN DAVIS – ILLUSIONI MORTALI (Anna Elizabeth James – 2021)


A causa probabilmente di qualche rata del mutuo arretrata, la Charlotte di Sex and the City nel 2021 si è prestata a “recitare” in questo pseudo-thriller di spropositata bruttezza. Quasi non ci si crede di quanto faccia schifo e quasi non ci si crede a quanto la Davis riesca ad alternare solo due espressioni sulla sua faccia tracimante di botox: felice e basita (F4). E non bastano neanche un paio di scene saffiche all’acqua di rose per risollevare un prodotto imbarazzante sotto ogni punto di vista. 
 

9 – MARK WAHLBERG – E VENNE IL GIORNO (M. Night Shyamalan – 2008)


In quello che è uno dei film più assurdi e inutili della strana carriera di M. Night Shyamalan, Wahlberg (che solitamente alterna mediocrità a rari pezzi di bravura) è quasi sconcertante. Ha dichiarato di aver accettato la parte solo perché, per una volta, poteva interpretare uno scienzato e non un poliziotto o un criminale, peccato che sembri recitare in un perenne stato di disagio e paronoia, con il risultato di apparire semplicemente ridicolo. Il suo “What? No!”, è diventato quasi il paradigma della pessima recitazione e non a torto. La carriera di Wahlberg non ha certo rallentato dopo questo super-flop (7 film girati nel solo 2022!), tuttavia nessuno gli ha mai più offerto un ruolo da "scienzato", chissà perchè. 

10 – BRUCE WILLIS – GLASS (M. Night Shyamalan – 2019)


Sanguina il cuore ad inserire Bruce in questa classifica, anche alla luce di quanto è emerso sulle sue reali condizioni di salute, ma raramente si è visto un attore così capace di rovinare un film, altrimenti ottimo, come ha fatto lui nell’ultimo capitolo della trilogia di Shyamalan (e ridaje). Willis in Glass è quello visto in tutti gli ultimi centocinquanta merdosissimi film a zero budget girati dal 2015 in poi: annoiato, assente, apatico, recita le sue battute con superficialità e disinteresse. Davvero impietoso il confronto con gli altri attori protagonisti, in particolare con Samuel L. Jackson, che invece si esibisce in una delle sue migliori performance in carriera. 


A cura di: Vidur

23 agosto 2022

SLAXX

Di Elza Kephart. Con Romane Denis, Brett Donahue, Sehar Bhojani. Canada / EMA Films / 2020. 

Slaxx (2020) on IMDb

Nella storia del cinema, e pure in questo blog, abbiamo visto creature assassine di tutti i tipi: animali, insetti, mostri giganteschi, mostri minuscoli, bambini, nonnette, zombie e persino copertoni (un ripasso della MIGLIORE recensione della storia di Pellicole dall'Abisso non fa mai male). Questa volta la canadese Elza Kephart punta niente di meno che su un paio di jeans. Ebbene sì, jeans assassini. 

La giovane e ingenua Libby è felice e contenta quando inizia a lavorare alla CCC, una catena di vestiti alla moda, ma anche equa e solidale con a capo un genio visionario venerato dai propri dipendenti. Il suo primo giorno di lavoro coincide con il lancio dei Super Shapers, dei jeans capaci di adattarsi perfettamente alle forme di ogni fisico, ma ben presto il sogno di Libby si trasformerà in un incubo!

Bisogna dare atto a Slaxx di iniziare col piglio giusto. La presa per il culo spietata dei marchi di moda, dell'ossessione del politicamente corretto nei luoghi di lavoro e pure delle influencer, funziona piuttosto bene, così come i primi omicidi ad opera dei pantaloni, con un'escalation dai primi due, quasi fuori scena, a quello in cui l'asiatico (di nome Lord?!) viene mutilato dai jeans trasformatisi praticamente in una sorta di lupo idrofobo. Gli ammazzati poi sono talmente insopportabili che non si può che fare il tifo per i jeans. 

Peccato per la seconda parte, in cui partono degli spiegoni moralisti sulla natura dei jeans assassini che cambiano il tono del film da cazzatona divertente a serioso veicolo da Social Justice Warrior. Sarebbe bastato davvero poco per creare un piccolo gioiellino horror-comedy e invece la regista canadese ha preferito buttarsi nel pretenzioso buonismo tipico della sua terra natale. Forse farei meglio a recuperare il suo primo film, Sexy Zombie Hospital...

Alla regista bisogna dare credito anche di una confezione formale più che dignitosa, con una regia interessante, dei tocchi da horror classico e degli effetti speciali assolutamente credibili. Altro punto a favore è la durata, poco più che un'ora e un quarto che passa in velocità. 

In definitiva si tratta di un film ibrido: non tanto stupido da ridere con lui e non tanto serio da ridere di lui. Belli però i balletti in stile Bollywood.

Visione consigliata solo ai più curiosi, gli altri passino pure oltre.


Recensito da: Vidur

TRASH: 78/100

Noia: 36/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 40/100

Presunzione della regia: 82/100 

Incompetenza degli attori: 50/100


17 luglio 2022

JET STREAM

Di Jeffrey Scott Lando. Con David Chokachi, Ruth Keareny, Don Michael Paul, Preston James Hillier, Atanas Srebrev. Canada  - USA - Bulgaria / 2013 / Odyssey Media. 

Jet Stream (2013) on IMDb

“Io odio le correnti a getto!”

Avendo voglia di guardare una cagatona catastrofista in stile Asylum, mi butto in quella che è la versione 2022 del cestone dei Blockbuster con i DVD in offerta a 1 euro, ovvero Amazon Prime. Dopo un'accurata selezione, opto per Jet Stream. Perché? Non lo so, sarà stato il titolo assolutamente generico, la durata di un' ora e mezza scarsa o il fatto che mi ricordasse Indagini ad Alta Quota. Ecco, diciamo che la CGI di Indagini ad Alta Quota prende a calci e pugni quella di Jet Stream, così come anche la recitazione degli attori e probabilmente qualunque altra componente tecnica. La pezzenteria infatti scorre potente in Jet Stream, che tra l'altro prova a convincerci che i fatti raccontati avvengano negli Stati Uniti, quando è palese che sono in Canada o in qualche paese dell'Europa Orientale, che poi scopro essere la Bulgaria.

La trama vuole che uno scienziato fallito, diventato meteorologo, scopra una cosa sconvolgente! Cosa direte voi? Che le correnti a flusso hanno cambiato direzione! Ma dietro a questa rivelazione scioccante, c'è un progetto segreto del governo, al cui capo c'è l'ubriacone del paese, pardon il maggiore Shaw. Come si possa spacciare un grassone con i capelli spettinati, la barba incolta ed evidenti problemi di tabagismo e alcolismo per il capo dell'aviazione militare americana, è un interrogativo tanto futile quanto irrisolvibile. 

Il buon meteorologo quindi, dopo essere sopravvissuto per miracolo ad un tornado in diretta televisiva e aver messo in scena degli agghiaccianti e interminabili dialoghi con la sua intollerabile fidanzata, viene prelevato dai servizi segreti americani per salvare il mondo. Le correnti a getto infatti stanno cambiando e creando tragedie in dei punti randomici della terra: in Wisconsin un centro commerciale è investito da una tempesta di ghiaccio, a Londra un tizio che dà ordini a dei magazzinieri bulgari viene colpito da una pioggia di pesci, mentre una coppia di contadini russi viene travolta da delle nuvole nere. Tutto ciò è colpa del “Martello di Thor”, un pc su un aereo supersonico che spara dei laser blu alle nuvole, progettato da un vecchi amico del meteorologo che anni addietro gli aveva rubato qualche ricerca scientifica rovinandogli la carriera. Ovviamente è un'arma che i militari cattivi vogliono usare per dominare il mondo. 

Il meteorologo quindi, nonostante l'acredine con il suo vecchio amico, decide comunque di salvare la l'umanità. Le sequenze che avvengono sull'aereo supersonico in questa parte di film sono l'emblema dello spregio ad ogni logica più elementare. Prima vediamo uno dei militari morire fulminato, come e da cosa, non è dato saperlo. Poi, il meteorologo riesce a cambiare le correnti a getto prendendo a schiaffi un vortice di numeri blu, ricevere una chiamata dalla fidanzata sul cellulare (a 5000 metri di quota e a 3500 km/h, nel mezzo di un tornado) ed in seguito sparare ad un finestrino dell'aereo depressurizzandolo e facendo schizzare fuori dal mezzo dei soldati americani cattivi. Solo i cattivi, perché lui potrà tranquillamente camminare per la cabina e pure dare vita a dei dialoghi strappalacrime con il suo ex amico, ora diventato di nuovo amico. 

Notevole pure il finale con il maggiore ubriacone che muore pacificamente, mentre si bea dell'immagine di un tornado che si abbatte sulla propria base militare.

Divertente e poco pretenzioso, Jet Stream si rivela essere una piacevole seppur trascurabile Pellicola dall'Abisso. Merito del buon ritmo, degli effetti speciali di una povertà allucinante, di una trama risibile (non vi ho detto che ci sono anche dei “cospiratori”, ovvero degli anziani seduti ad un tavolo che dicono delle battute a caso sulle correnti a getto tra una briscola e un bianchino) e dell'interpretazione di David Chokaci, il meteorologo, che sembra quasi crederci veramente. 

Recensito da: Vidur

TRASH: 77/100

Noia: 64/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 91/100

Presunzione della Regia: 58/100

Incompetenza degli Attori: 83/100



21 giugno 2022

OCCHIALI NERI

Di Dario Argento. Con Ilenia Pastorelli, Asia Argento, Andrea Gherpelli, Xinyu Zhang. ITALIA / 2022 / URANIA PICTURES

Dark Glasses (2022) on IMDb

Una prostituta, mentre scappa da un maniaco, ha un incidente stradale: perde la vista, ma guadagna un bambino cinese. 

"Va bene, Maestro, e poi?" 

"E poi che?" 

"Non saprei, Maestro, il resto...della trama" 

"Famo che c'è sto killer che ammazza le squillo" 

"Va bene, Maestro. Con che movente?" 

"Je taja la gola"

“No, dico, perché ammazza le squillo…?”

“Ah, boh…”

“Vabè, ci pensiamo dopo”

“Ah, un par de zinne. De Asia, me raccomando”

“Ma ha quasi 50 anni”

“Embè?”

“Magari chiediamo alla Pastorelli, che è la protagonista, Maestro”

“Vabè, basta che ci siano le zinne”

"E vojo una scena coi serpenti"

"Come i serpenti?"

"Sì, i serpenti...uno che je se attacca ar collo"

"Ma...giriamo a Roma, cosa c'entrano i serpenti?"

"I serpen..."

"Maestro..."

"ZZZZZZZ"

“Maestro…”.

Wow! Il grande ritorno del Maestro del Brivido, a soli 10 anni dal "trionfo" di Dracula 3D! Il fatto che questo sia il terzo film consecutivo di Argento a finire su questo sito (ma Il Cartaio e La Terza Madre mancano solo perché sono usciti prima della sua nascita), probabilmente esplica meglio di tutto la parabola a precipizio che ha preso la carriera dell'una volta grande regista. Significativi anche il budget, si stima poco meno di 2 milioni di euro, e gli incassi cinematografici, poco più di 170.000 euro. Un successone, non c'è che dire. 

Del resto, siamo di fronte ad un prodotto indecente sotto quasi ogni punto di vista. La trama è praticamente inesistente, si capisce chi è il killer dopo mezzo secondo e poi viene rivelato a metà film; la regia (a parte un paio di guizzi, ma veramente giusto un paio) è piatta e noiosa; i dialoghi sono allucinanti, i personaggi fanno continuamente cose stupide e senza senso, mentre la colonna sonora è pure apprezzabile, peccato che sia usata in modo criminale. Sono poi tristemente evidenti le restrizioni del budget, con un cast ridotto all'osso e tre location di numero; particolarmente risibile il bosco in cui continuano a girare in tondo fingendo che sia la foresta di Nottingham, mentre camminano negli stessi 20 metri quadri.  

A livello recitativo, la cagneria è tanta, compresa la Pastorelli che manco ci prova ad interpretare una cieca in modo realistico, anche se l'abbaio d'oro va di sicuro al bambino cinese. Una roba, ma una roba, che non ci si crede. Non voglio fargliene una colpa e tutto sommato neanche ad Argento, che neppure nei momenti d'oro era in grado di rendersi conto se qualcuno fosse in grado di recitare o meno, ma qui siamo ai limiti della recita parrocchiale.

La cosa che fa più male in realtà è la sciatteria che pervade tutta la pellicola, a partire dai titoli di testa, scritti in Arial 12 su fondo nero e scene di dialogo che sembrano prese da un qualunque film di Eros Bosi. Anzi, no. Eros Bosi almeno ha la decenza di tenere dei dialoghi comprensibili, seppur in dialetto ternano, qui no, visto che ci sono almeno un paio di scene in cui il bambino cinese non riesce neanche a finire la frase che ha cominciato. Per fortuna, una manciata di scene “so bad it’s good” salvano Occhiali Neri dal totale baratro. Per non fare spoiler, dico solo: sportellata, serpenti, caffé e uccisione del cattivo. Notevole anche la scena finale, con una dissolvenza a nero che manco nei filmini del matrimonio.

“Maestro, il film ha floppato peggio di una palla da bowling in un pozzo nero”

“Che film?”

“Occhiali Neri”

“E che è?”

“Il film che ha appena girato, Maestro”

“Ah, giusto. Ma ce l’avete messe le zinne?”

“Sì, Maestro”

“De Asia?”

“No”

“Mortacci vostra, ve l’avevo detto”

“Ci scusi, Maestro”

“Non importa, ho già in mente er prossimo film. Ce sta un killer che ammazza le donne…poi ce mettiamo Asia che ad un certo punto se fa la doccia e…”.


Recensito da: Vidur

TRASH: 88/100

Noia: 55/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 54/100

Presunzione della regia: 32/100 

Incompetenza degli attori: 91/100


LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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