29 ottobre 2010

I ROBOT CONQUISTANO IL MONDO (aka Robot Holocaust)

Di Tim Kincaid, con Norris Culf, Nadine Hartstein, Joel Von Ornsteiner, Angelika Jager. USA/1986

Robot Holocaust (1987) on IMDb

"Ma quale può essere l'utilità di quest'uomo nella nostra spedizione? "
 "Forse Nessuna!"
Il protagonista riguardo ad un personaggio assolutamente inutile raccattato durante il percorso (nonchè riguardo al regista del film)

Roboy Holocaust fa schifo.
Semplice a dirsi, non ha scusanti, non ha attenuanti, fa schifo e basta. E' un film povero, brutto, noioso, girato col super8 in uno scantinato e senza una trama, insomma fa così schifo che non potevamo perderlo.

TRAMA

In un ipotetico futuro i robot (o meglio sarebbe a dire due robot) hanno sottomesso gli uomini e li utilizzano come schiavi per tenere acceso il computer a carbone del loro capo, il temibile Doc-One, praticamente una voce che ha come proprio braccio operativo la conturbante e perfida Valeria, un'umana al servizio delle macchine.
E' rimasta in piedi solo una città che vorrebbe, nelle ambizioni del regista, essere New York ma che ha delle preoccupanti similitudini con la periferia di Sesto san giovanni. Qui si incontrano quasi per caso, o più probabilmente per esigenze di copione, gli unici quattro accattoni rimasti liberi, ovvero due uomini assolutamente identici nell'inettitudine (uno dei quali Neil dovrebbe essere il protagonista), un robot buono e celebroleso e una insignificante ragazza a cui è stato rapito il padre-scienziato dal cattivo Doc-One.
L'allegra combriccola di vacanzieri stanchi (scusate volevo scrivere la potente spedizione militare) decide di andare all'assalto della fortezza di Doc-One per annientarlo e recuperare il padre della ragazza, durante il percorso dopo aver sconfitto degli innoqui calzini-carnivori e avere conquistato come alleata la più fastidiosa amazzone del mondo e il loro schiavo, si imbattono in non numerose prove non terribili da non affrontare riuscendo anche a perdere a titolo assolutamente gratuito un paio di componenti del loro già misero esercito.
Del resto a difendere il palazzo di Doc-One (leggasi la sala caldaie del tugurio dove presumibilmente abita il regista) c'è un non potentissimo esercito composto da due robot di latta, la bionda Valeria e un robottino assolutamente inabile a qualsialsi mansione chiamato Zorg o qualcosa di simile.
L'esercito dei babbioni buoni riesce a penetrare nello scantinato-palazzo tramite l'apposito ingresso con tanto di segnalazione e affronta altre prove indicibili tipo buche nel pavimento o mostri con sembianze non umane (che assomigliano terribilmente a moci vileda agitati in penombra) riuscendo ogni volta a faticare tantissimo per girare su se stessi e ritrovarsi al punto di prima.
Nel frattempo gli schiavi rinchiusi a spalare carbone per Doc-One decidono di rivoltarsi fingendo di riempire la caldaia con carbone ma in realtà non riempiendola affatto e indebolendo così Doc-One e la sua memoria da 125 Kb (solo di colpo il disattento Doc-One si accorgerà che la sua potenza è all' 1%).
Arrivati allo scontro finale i nostri (non miei) eroi scoprono che in realtà i temibilisimi e fortissimi cattivi non sono forti nè tantomeno temibili e anzi era presente fin dall'inizio un comodissimo pulsante con scritto "autodistruzione Doc-One, abbassare la levetta per almeno tre secondi".
Finale con l'uomo che batte la macchina, qualche trascurabilissimo caduto di qua e di la, la morte del padre della ragazza di cui tutti se ne strasbattonoe un tizio che se ne va mogio all'orizzonte bofonchiando qualche cosa riguardo alla loro impresa . 
E anche noi ce ne siamo andati mogi bofonchiando qualcosa (di poco carino)  sulla loro impresa.


Recensito da: Ortnid


VOTI
TRASH: 80/100
Noia: 85/100 (e in un'ora e dieci di film ce ne vuole)
Ridicolaggine degli effetti speciali: 90/100
Presunzione della regia: 65/100
Incapacità degli attori: 85/100




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27 ottobre 2010

ZORRO CONTRO MACISTE (Aka Samson and the slave queen)

Di Umberto Lenzi, con Alan Steel, Pierre Brice, Moira Orfei. Italia/1963

Samson and the Slave Queen (1963) on IMDb

Alla morte del re di Spagna Filippo II, due cugine si contendono il trono: la perfida e ambiziosa Malva (Moira Orfei!) e la bella e saggia Isabella (Maria Grazia Spina). Le due si vogliono impadronire del prezioso testamento del re prima che lo faccia l'altra; Malva assolderà il forzuto Maciste, mentre Isabella si affiderà alla spada di Zorro.

I film italiani degli anni '50-'60 erano un florilegio di accostamenti deliranti, con il buon Maciste costretto a viaggiare per tutte le epoche e le nazioni e combattere contro zar, vampiri, dinosauri, demoni, Babbo Natale e Gesù Cristo. In questo caso, ci troviamo nella Spagna del Seicento, dove il nostro muscoloso eroe se la deve vedere con Zorro. Che tra l'altro è messicano, ma vabè. In realtà i due, essendo eroi buoni, finiranno per combattere fianco a fianco: infatti Maciste dopo varie peripezie, intuirà i malvagi piani della principessa Malva e aiuterà Zorro a far incoronare Isabella.

“Zorro contro Maciste” è davvero un bel filmetto trash da guardare con piacere.
Trattasi di un “peplum” prima maniera, con alla regia un giovane Umberto Lenzi alle prime armi. Ai tempi Umbertone non aveva ancora capito come fare le inquadrature, infatti gli attori sono spesso tagliati, ai lati dell'inquadratura, di spalle o fuori dall'immagine quando parlano, creando un inevitabile effetto comico.
Effetto comico che si moltiplica grazie a Maciste, interpretato da Alan Steel, al secolo Sergio Ciani. Barbuto, muscolosissimo e color porpora (sì, porpora), se ne va in giro perennemente a petto nudo, con dei pantaloni alla zuava e dei calzari che assomigliano pericolosamente a delle All Stars grigie. La sua mossa preferita è prendere un nemico e buttarlo addosso ad altri tre con un effetto strike; ma questo Maciste non è solo forte, è anche astuto, come Zorro tiene spesso a precisare.
Lo spadaccino mascherato invece è un personaggio molto meno interessante e più stereotipato.
I due si scontreranno solo una volta in un pateticissimo combattimento in cui ne viene inquadrato solo uno alla volta (e che potete vedere qui sotto). Quando invece si alleeranno, Maciste ne farà fuori 5 in un secondo, mentre Zorro ci metterà 20 minuti per ucciderne uno. Ma non temete, l'amore premierà entrambi.

A parte un fantastico coccodrillo semovente di cartapesta, non c'è nessuna scena particolarmente stupida o memorabile, ma nel suo complesso “Zorro contro Maciste”, grazie ad un buon ritmo, ad una sceneggiatura superficiale e idiota, a personaggi e situazioni improbabili, si rivela il film ideale da guardare in compagnia per farsi quattro risate.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 75/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 71/100
Presunzione della regia: 60/100
Incompetenza degli attori: 55/100






Il duello.

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Maciste contro qualunque cosa, il telefim di Zorro, il video di Discomusic di Elio e le Storie Tese.

MACISTE CONTRO IL VAMPIRO (aka Goliath & the Vampires)

Di Giacomo Gentilomo, con Gordon Scott, Leonora Ruffo, Jacques Sernas e Gianna Maria Canale. ITALIA/1961/Dino de Laurentis Production

Goliath and the Vampires (1961) on IMDb

"Perchè avete imbarcato anche i vecchi?! Sapete che non li voglio sulla mia nave! Gettateli ai pescecani!"

Ancora inebriati e divertiti dal pacchianissimo ''Zorro contro Maciste" di Umberto Lenzi, ci siamo gettati a capofitto nella visione di quest'altro capitolo della sconfinata saga del muscoloso eroe di cinecittà. Benchè non ci aspettassimo un prodotto trash paragonabile a quello di Lenzi, sia per l'anno di rilascio che per il regista, il titolo ci faceva ben sperare. Maciste sta arando dei sassi e mettendo in mostra tutti i suoi muscoli, quando vede del fumo provenire dal suo villaggio. il pacifico agglomerato di pescatori è stato attaccato da quelli che sembrano dei ferocissimi pirati che stanno uccidendo gli uomini e le vecchie baldracche e stanno rapendo le giovani fighette (chissà perchè nessuno fa' mai il contrario).. DAI CORRI MACISTE.. puoi certamente salvarli con la tua superforza, sei ormai a pochi metri..! ...E invece no. Il nostro eroe non sprona a sufficienza il suo cavallo ed arriva in tempo solo per vedere morire sua madre che gli racconta l'accaduto. Maciste parte per l'Arabia (??!?) per salvare le fanciulle, tra cui ovviamente la fighissima Guja, la sua bella, in compagnia del solito petulante ragazzino (che tanto per rincarare la dose si chiama CIRO). Scoprirà con (non eccessivo, ad onor del vero) sgomento però che la sua e le altre ragazze invece di succhiare stanno venendo succhiate.

La prima cosa che noti di questo film è ovviamente la forma fisica di Maciste, che in realtà a noi ha un po' deluso.. poi vai a leggere la filmografia di Gordon Scott e scopri che è stato il suo primo Maciste (dopo una serie di Tarzan).. vabè dai, perdonato, spero tu sia diventato più muscoloso e definito per i prossimi! La seconda cosa che si nota sono i costumi dei cattivi. Sembrano i Visitors. Tutto cambia quando Maciste giunge in città. e li ti accorgi veramente di aver preso un granchio: un sacco di comparse, costumi quasi decorosi, attori che considerato tutto se la cavano, anche se oggi ovviamente è cambiato il modo di recitare e fa' un po' ridere vedere i personaggi che parlano guardando verso l'infinito ed oltre. Un film concreto insomma, se non fosse per l'idea di base. Gli effetti speciali oltre che decorosi oserei dire che fanno addirittura brutto considerato il periodo. Anche in cabina di regia se la cavano egregiamente; certo, nulla di trascendentale, molto scolastico se vogliamo. La trama poi è ricca di colpi di scena davvero inaspettati a volte. Cavolo, non ho davvero molti punti per sbeffeggiare questo film. L'unica cosa che fa' sorridere è il netto cambio di stile ad un certo punto del film: fermo restando che il ritmo rimane costantemente piuttosto basso, all'inizio il regista è pedante e fastidioso, ci racconta vita morte e miracoli, ci dice quanti peli sul culo ha Taruk Faruk eccetera. Successivamente Gentilomo deve essersi reso conto che stava venendo fuori una roba di 15 ore, e allora ci dà un taglio. Nel senso che toglie delle parti tipo. No, mi spiego. compaiono personaggi che non si capisce chi sono, si risolvono snodi cruciali della trama in quattro e quattro otto, i personaggi passano dal fare 2 metri in 4 ore al teletrasportarsi.. cose così.. però vabè, cosa vuoi.. ti fa' sorridere non è che ti pisci addosso dal ridere.

Se la compagnia è buona si ride anche, per lo meno noi ci siamo abbastanza divertiti alla fin della fiera e siamo contenti di averlo visto, la battuta ci scappa sempre, ma non è quello che cerchiamo qui a pellicole dall'abisso. Questo non è un b-movie, è un prodotto più che decoroso che sente per ovvie ragioni il peso degli anni, e neanche così tanto come altri film ben più noti. Un piccolo diamante grezzo. Grezzo perchè.. cosa vuoi.. i vampiri contro Maciste.. suona un po' come l'uomo lupo contro la camorra.. per il resto thumbs up. 

Recensito da: Imrahil

VOTI
TRASH: 47/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 15/100
Presunzione della regia: 65/100
Incapacità degli attori: 68/100

 



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24 ottobre 2010

VIRUS (aka Hell of the Living Death)

Di Bruno Mattei e Claudio Fragasso con Margit Evelyn Newton, Franco Garofalo, Selan Karay ITA/1980/Beatrice Film

Hell of the Living Dead (1980) on IMDb

Il nostro primo (e per il momento unico sondaggio) sta volgendo al termine e benché solo domani avremo l'ufficializzazione del vincitore, possiamo già dire che un plebiscito ha sancito che il regista italiano più trash di tutti i tempi sia il buon Bruno Mattei. Per celebrare degnamente la sua bulgara affermazione, ecco a voi la recensione di “Virus”, che tra i suoi film sarebbe, a suo dire, forse il più riuscito.

Non temete amici appassionati di film di merda, checché ne dica Mattei questo film non é affatto riuscito, tuttavia non riesce nemmeno ad essere involontariamente divertente se non a tratti.

Il film parte da un disastro in una centrale chimica situata in un luogo imprecisato in mezzo alla giungla, a seguito di questo disastro gli uomini iniziano a tramutarsi in zombie, per fermarli verrà mandata una squadra speciale composta da duri, a cui si uniranno dei coraggiosi giornalisti.

Sin da subito é evidente come la confezione tecnica sia indecorosa, i componenti della “squadra speciale” indossano delle tute da meccanici in stile video di “Uptown Girl” di Billy Joel (mi raccomando sto parlando del video relativo alla versione capolavoro di Billy Joel, cioé questa, non la merdosissima cover fatta dai Westlife) e le loro armi sono poco più che penosi giocattoli di plastica, quelli che se per sbaglio li regali a tuo figlio, prima ti vomita in faccia, poi te li rompe in testa. Il make up degli zombie? Quattro vesti stracciate e un po' di fango in faccia. Trama che scorre prevedibile e senza sussilti, anche se ad essere onesti Bruno prova a regalarci qualche chicca, come a voler dimostrare che se é considerato così scarso, un motivo ci sarà:

Innanzitutto, allo scopo di allungare la minestra, vengono inserite scene di animali tratte da documentari a caso, animali che tra l'altro per lo più hanno come habitat la savana e che con la giungla non c'entrano niente! Oddio sempre meglio che prendere spezzoni di altri film, come ha fatto Mattei in altre pellicole, come “La Tomba” ad esempio, ma ciò non toglie che sia un espediente di uno squallore immenso.

Ma soprattutto Mattei per cercare di risvegliare l'interesse dello spettatore, ormai in stato comatoso dopo appena 10 minuti di visione del film, mostra un paio di tette, con quello che penso sia l'espediente più pretestuoso della storia del cinema: la giornalista, per cercare di interagire meglio con la tribù del luogo, si mette un patetico costumino, che le lascia completamente scoperte le tette, che il buon Mattei non manca di mostrarci subito in primo piano!

Insomma “Virus”, aldilà di qualche spunto qua e là non riesce a divertire lo spettatore, e sinceramente non mi sento di consigliarne la visione, nonostante quello che diceva Bruno Mattei a riguardo, ovvero che Quentin Tarantino aveva dichiarato che Virus era uno dei suoi film cult! Della serie: si Bruno come no...

Recensito da: Azagthoth

VOTI

TRASH 66/100
Noia 88/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 72/100
Presunzione della regia 79/100
Incapacità degli attori 78/100



BEASTLY BOYZ

Di David Decoteau con Sebastian Gacki, Emery Wright, Valerie Murphy Canada, 2006, Rapid Heart "Extreme" Production

Beastly Boyz (2006) on IMDb

“This is the end, my only friend the end” ebbene si amici questa é la fine, la fine del percorso cinematografico di David Decoteau.
Abbiamo attraversato i corridoi di college in mezzo a flashate bianche seguendo ragazzi in boxer e calzini camminare al rallenty, siamo rimasti per ore ipnotizzati dall'ossessività della musica eletronica di sottofondo e da interminabili dialoghi, ma infine siamo giunti alla meta ultima del nostro percorso; con “Beastly Boyz” siamo infine giunti al cuore di tenebra di David Decotau. David conscio di aver raggiunto, con “Brotherhood IV”, la perfezione formale della sua poetica a base di confraternite di prestanti giovani in boxer, decide quindi di voltar pagina e di andare oltre. Così come fece il grande Michelangelo per scolpire il suo ultimo capolavoro la Pietà Rondanini, anche David per realizzare la sua opera ultima ha dovuto sbarazzarsi di tutti gli inutili orpelli, a cominciare dai dialoghi (di fatto assenti nell'intera durata della pellicola) fino addirittura a cambiare la trama.
Proprio così Decoteau rinuncia alla Sua Trama, quella che é presente medesima ed immutata in tutti i suoi film! Quindi niente collage, niente confraternite, niente rituali! E di fatto niente trama! Infatti il film non ci mostra altro che la ripetizione, fino alla strazio, della stessa identica sequenza: Travis si allena in boxer rossi, Travis fa una seduta spiritica in boxer bianchi, riceve dalla sorella morta il nome del ragazzo che l'ha struprata, Travis lo raggiunge, si mette in boxer (ovviamente) e gli passa il coltello sul corpo per un tempo che pare eterno, per poi piantarglielo non so dove (gli omicidi sono quasi tutti fuori scena) quando finalmente il babbione si accorge, dopo secoli, della sua presenza. Tutto qui, questa é la più alta espressione del cinema di David, questo é il suo testamento spirituale: ragazzi in boxer e coltelli, tutto il resto non esiste.
Anche lo stile registico é quanto di più minimalistico si possa concepire, anzi di più: pellicola 16mm marcissima (addio dunque al patinato digitale), ossessiva nenia elettronica, rare comparse della voce del protagonista e di quella insopportabile della sorella, ritmo catatonico...
In conclusione tengo a precisarlo, questo non é un film per tutti, a dispetto dell'alta votazione conseguita. E' fondamentale per chi ha già intrapreso il cammino nella selva oscura decoteauniana e vuole finalmente terminare il suo viaggio, ma l'occasionale spettatore deve stare in guardia , per lui questa pellicola potrebbe rivelarsi ne più ne meno che un'esperienza allucinante.

Recensito da Azagthoth


VOTI
TRASH 92/100
Noia 86/100
Ridicolaggine degli effetti speciali np
Presunzione della regia 91/100
Incapacità degli attori 88/100


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: niente, ormai sei giunto all'orizzonte degli eventi, oltre non puoi andare.

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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