23 agosto 2022

SLAXX

Di Elza Kephart. Con Romane Denis, Brett Donahue, Sehar Bhojani. Canada / EMA Films / 2020. 

Slaxx (2020) on IMDb

Nella storia del cinema, e pure in questo blog, abbiamo visto creature assassine di tutti i tipi: animali, insetti, mostri giganteschi, mostri minuscoli, bambini, nonnette, zombie e persino copertoni (un ripasso della MIGLIORE recensione della storia di Pellicole dall'Abisso non fa mai male). Questa volta la canadese Elza Kephart punta niente di meno che su un paio di jeans. Ebbene sì, jeans assassini. 

La giovane e ingenua Libby è felice e contenta quando inizia a lavorare alla CCC, una catena di vestiti alla moda, ma anche equa e solidale con a capo un genio visionario venerato dai propri dipendenti. Il suo primo giorno di lavoro coincide con il lancio dei Super Shapers, dei jeans capaci di adattarsi perfettamente alle forme di ogni fisico, ma ben presto il sogno di Libby si trasformerà in un incubo!

Bisogna dare atto a Slaxx di iniziare col piglio giusto. La presa per il culo spietata dei marchi di moda, dell'ossessione del politicamente corretto nei luoghi di lavoro e pure delle influencer, funziona piuttosto bene, così come i primi omicidi ad opera dei pantaloni, con un'escalation dai primi due, quasi fuori scena, a quello in cui l'asiatico (di nome Lord?!) viene mutilato dai jeans trasformatisi praticamente in una sorta di lupo idrofobo. Gli ammazzati poi sono talmente insopportabili che non si può che fare il tifo per i jeans. 

Peccato per la seconda parte, in cui partono degli spiegoni moralisti sulla natura dei jeans assassini che cambiano il tono del film da cazzatona divertente a serioso veicolo da Social Justice Warrior. Sarebbe bastato davvero poco per creare un piccolo gioiellino horror-comedy e invece la regista canadese ha preferito buttarsi nel pretenzioso buonismo tipico della sua terra natale. Forse farei meglio a recuperare il suo primo film, Sexy Zombie Hospital...

Alla regista bisogna dare credito anche di una confezione formale più che dignitosa, con una regia interessante, dei tocchi da horror classico e degli effetti speciali assolutamente credibili. Altro punto a favore è la durata, poco più che un'ora e un quarto che passa in velocità. 

In definitiva si tratta di un film ibrido: non tanto stupido da ridere con lui e non tanto serio da ridere di lui. Belli però i balletti in stile Bollywood.

Visione consigliata solo ai più curiosi, gli altri passino pure oltre.


Recensito da: Vidur

TRASH: 78/100

Noia: 36/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 40/100

Presunzione della regia: 82/100 

Incompetenza degli attori: 50/100


17 luglio 2022

JET STREAM

Di Jeffrey Scott Lando. Con David Chokachi, Ruth Keareny, Don Michael Paul, Preston James Hillier, Atanas Srebrev. Canada  - USA - Bulgaria / 2013 / Odyssey Media. 

Jet Stream (2013) on IMDb

“Io odio le correnti a getto!”

Avendo voglia di guardare una cagatona catastrofista in stile Asylum, mi butto in quella che è la versione 2022 del cestone dei Blockbuster con i DVD in offerta a 1 euro, ovvero Amazon Prime. Dopo un'accurata selezione, opto per Jet Stream. Perché? Non lo so, sarà stato il titolo assolutamente generico, la durata di un' ora e mezza scarsa o il fatto che mi ricordasse Indagini ad Alta Quota. Ecco, diciamo che la CGI di Indagini ad Alta Quota prende a calci e pugni quella di Jet Stream, così come anche la recitazione degli attori e probabilmente qualunque altra componente tecnica. La pezzenteria infatti scorre potente in Jet Stream, che tra l'altro prova a convincerci che i fatti raccontati avvengano negli Stati Uniti, quando è palese che sono in Canada o in qualche paese dell'Europa Orientale, che poi scopro essere la Bulgaria.

La trama vuole che uno scienziato fallito, diventato meteorologo, scopra una cosa sconvolgente! Cosa direte voi? Che le correnti a flusso hanno cambiato direzione! Ma dietro a questa rivelazione scioccante, c'è un progetto segreto del governo, al cui capo c'è l'ubriacone del paese, pardon il maggiore Shaw. Come si possa spacciare un grassone con i capelli spettinati, la barba incolta ed evidenti problemi di tabagismo e alcolismo per il capo dell'aviazione militare americana, è un interrogativo tanto futile quanto irrisolvibile. 

Il buon meteorologo quindi, dopo essere sopravvissuto per miracolo ad un tornado in diretta televisiva e aver messo in scena degli agghiaccianti e interminabili dialoghi con la sua intollerabile fidanzata, viene prelevato dai servizi segreti americani per salvare il mondo. Le correnti a getto infatti stanno cambiando e creando tragedie in dei punti randomici della terra: in Wisconsin un centro commerciale è investito da una tempesta di ghiaccio, a Londra un tizio che dà ordini a dei magazzinieri bulgari viene colpito da una pioggia di pesci, mentre una coppia di contadini russi viene travolta da delle nuvole nere. Tutto ciò è colpa del “Martello di Thor”, un pc su un aereo supersonico che spara dei laser blu alle nuvole, progettato da un vecchi amico del meteorologo che anni addietro gli aveva rubato qualche ricerca scientifica rovinandogli la carriera. Ovviamente è un'arma che i militari cattivi vogliono usare per dominare il mondo. 

Il meteorologo quindi, nonostante l'acredine con il suo vecchio amico, decide comunque di salvare la l'umanità. Le sequenze che avvengono sull'aereo supersonico in questa parte di film sono l'emblema dello spregio ad ogni logica più elementare. Prima vediamo uno dei militari morire fulminato, come e da cosa, non è dato saperlo. Poi, il meteorologo riesce a cambiare le correnti a getto prendendo a schiaffi un vortice di numeri blu, ricevere una chiamata dalla fidanzata sul cellulare (a 5000 metri di quota e a 3500 km/h, nel mezzo di un tornado) ed in seguito sparare ad un finestrino dell'aereo depressurizzandolo e facendo schizzare fuori dal mezzo dei soldati americani cattivi. Solo i cattivi, perché lui potrà tranquillamente camminare per la cabina e pure dare vita a dei dialoghi strappalacrime con il suo ex amico, ora diventato di nuovo amico. 

Notevole pure il finale con il maggiore ubriacone che muore pacificamente, mentre si bea dell'immagine di un tornado che si abbatte sulla propria base militare.

Divertente e poco pretenzioso, Jet Stream si rivela essere una piacevole seppur trascurabile Pellicola dall'Abisso. Merito del buon ritmo, degli effetti speciali di una povertà allucinante, di una trama risibile (non vi ho detto che ci sono anche dei “cospiratori”, ovvero degli anziani seduti ad un tavolo che dicono delle battute a caso sulle correnti a getto tra una briscola e un bianchino) e dell'interpretazione di David Chokaci, il meteorologo, che sembra quasi crederci veramente. 

Recensito da: Vidur

TRASH: 77/100

Noia: 64/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 91/100

Presunzione della Regia: 58/100

Incompetenza degli Attori: 83/100



21 giugno 2022

OCCHIALI NERI

Di Dario Argento. Con Ilenia Pastorelli, Asia Argento, Andrea Gherpelli, Xinyu Zhang. ITALIA / 2022 / URANIA PICTURES

Dark Glasses (2022) on IMDb

Una prostituta, mentre scappa da un maniaco, ha un incidente stradale: perde la vista, ma guadagna un bambino cinese. 

"Va bene, Maestro, e poi?" 

"E poi che?" 

"Non saprei, Maestro, il resto...della trama" 

"Famo che c'è sto killer che ammazza le squillo" 

"Va bene, Maestro. Con che movente?" 

"Je taja la gola"

“No, dico, perché ammazza le squillo…?”

“Ah, boh…”

“Vabè, ci pensiamo dopo”

“Ah, un par de zinne. De Asia, me raccomando”

“Ma ha quasi 50 anni”

“Embè?”

“Magari chiediamo alla Pastorelli, che è la protagonista, Maestro”

“Vabè, basta che ci siano le zinne”

"E vojo una scena coi serpenti"

"Come i serpenti?"

"Sì, i serpenti...uno che je se attacca ar collo"

"Ma...giriamo a Roma, cosa c'entrano i serpenti?"

"I serpen..."

"Maestro..."

"ZZZZZZZ"

“Maestro…”.

Wow! Il grande ritorno del Maestro del Brivido, a soli 10 anni dal "trionfo" di Dracula 3D! Il fatto che questo sia il terzo film consecutivo di Argento a finire su questo sito (ma Il Cartaio e La Terza Madre mancano solo perché sono usciti prima della sua nascita), probabilmente esplica meglio di tutto la parabola a precipizio che ha preso la carriera dell'una volta grande regista. Significativi anche il budget, si stima poco meno di 2 milioni di euro, e gli incassi cinematografici, poco più di 170.000 euro. Un successone, non c'è che dire. 

Del resto, siamo di fronte ad un prodotto indecente sotto quasi ogni punto di vista. La trama è praticamente inesistente, si capisce chi è il killer dopo mezzo secondo e poi viene rivelato a metà film; la regia (a parte un paio di guizzi, ma veramente giusto un paio) è piatta e noiosa; i dialoghi sono allucinanti, i personaggi fanno continuamente cose stupide e senza senso, mentre la colonna sonora è pure apprezzabile, peccato che sia usata in modo criminale. Sono poi tristemente evidenti le restrizioni del budget, con un cast ridotto all'osso e tre location di numero; particolarmente risibile il bosco in cui continuano a girare in tondo fingendo che sia la foresta di Nottingham, mentre camminano negli stessi 20 metri quadri.  

A livello recitativo, la cagneria è tanta, compresa la Pastorelli che manco ci prova ad interpretare una cieca in modo realistico, anche se l'abbaio d'oro va di sicuro al bambino cinese. Una roba, ma una roba, che non ci si crede. Non voglio fargliene una colpa e tutto sommato neanche ad Argento, che neppure nei momenti d'oro era in grado di rendersi conto se qualcuno fosse in grado di recitare o meno, ma qui siamo ai limiti della recita parrocchiale.

La cosa che fa più male in realtà è la sciatteria che pervade tutta la pellicola, a partire dai titoli di testa, scritti in Arial 12 su fondo nero e scene di dialogo che sembrano prese da un qualunque film di Eros Bosi. Anzi, no. Eros Bosi almeno ha la decenza di tenere dei dialoghi comprensibili, seppur in dialetto ternano, qui no, visto che ci sono almeno un paio di scene in cui il bambino cinese non riesce neanche a finire la frase che ha cominciato. Per fortuna, una manciata di scene “so bad it’s good” salvano Occhiali Neri dal totale baratro. Per non fare spoiler, dico solo: sportellata, serpenti, caffé e uccisione del cattivo. Notevole anche la scena finale, con una dissolvenza a nero che manco nei filmini del matrimonio.

“Maestro, il film ha floppato peggio di una palla da bowling in un pozzo nero”

“Che film?”

“Occhiali Neri”

“E che è?”

“Il film che ha appena girato, Maestro”

“Ah, giusto. Ma ce l’avete messe le zinne?”

“Sì, Maestro”

“De Asia?”

“No”

“Mortacci vostra, ve l’avevo detto”

“Ci scusi, Maestro”

“Non importa, ho già in mente er prossimo film. Ce sta un killer che ammazza le donne…poi ce mettiamo Asia che ad un certo punto se fa la doccia e…”.


Recensito da: Vidur

TRASH: 88/100

Noia: 55/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 54/100

Presunzione della regia: 32/100 

Incompetenza degli attori: 91/100


7 giugno 2022

FRESH

Di Mimi Cave. Con Daisy Edgar-Jones, Sebastian Stan, Andrea Bang. 

USA/2022/Searchlight Pictures

Fresh (2022) on IMDb

Dopo l'ondata di classifiche, torniamo ad una cara, classica e proverbiale recensione, anche se con sfumature diverse. Fresh è da considerarsi una Pellicola dall'Abisso non perché sia brutto, tutt'altro, ma per le sue insite caratteristiche: horror, basso budget, ignorato dal grande pubblico, illustre sconosciuta a dirigere e semi-illustri sconosciuti ad interpretare. 

Noa è la classica ragazza che nel 2022 cerca invano l'ammmore su Tinder, finché non incontra in un supermercato un tizio bello ed affascinante. In breve si conoscono, si mettono insieme, partono per un viaggetto fuori porta, finché lui non rivela la sua vera natura di...cannibale. Ops. Spoiler, ma tanto bastava leggere una qualunque sinossi su internet per capirlo (oppure guardare la locandina). 

Opera davvero interessante per la sua struttura, che nella prima parte immerge lo spettatore in quella che sembra essere una qualunque commedia romantica, per poi spingerlo improvvisamente a fondo nei meandri della perversione umana. Tanti cliché per carità, come uno sviluppo finale già visto milioni di volte, ma anche tanta qualità nella messa in scena e nella creazione di un'atmosfera tesa, disturbante, macabra, con un uso spregiudicato di una colonna sonora pop/rock nei momenti più lievi. Per certi versi potrebbe considerarsi quasi un horror di altri tempi, in cui a dominare la narrazione è la situazione e il duello psicologico tra i protagonisti, piuttosto che una giostra di jumpscare o ridicoli demoni in CGI. E nonostante le quasi due ore di durata, il ritmo è incalzante e ben calibrato. 

Brava, seppur un po' scialbina, la protagonista, che mi ha ricordato a tratti la atroce Dakota Johnson delle 50 sfumature di strega comanda color, mentre Sebastian Stan è semplicemente meraviglioso. Conosciuto dal mondo per il suo ruolo da Winter Soldier nel "grande disegno Marvel", a Stan piace sporcarsi le mani anche con produzioni piccole, come questa, o con ruoli anti-convenzionali come la recente serie Pam e Tommy o lo stupendo Le Strade del Male. Il suo Steve è assolutamente magnetico, calamita l'attenzione ad ogni inquadratura, passa dalla dolcezza alla crudeltà in un nanosecondo e l'impressione è che il buon Sebastian abbia messo l'anima in questo ruolo e si sia parecchio divertito. 

Non vi aspettate nulla di sconvolgente a livello di emoglobina, la regia infatti evita di mostrare l'esplicito, lasciando viaggiare più che altro la fantasia dello spettatore. Peccato, perché un po' di gore in più avrebbe dato una marcia superiore ad un film comunque ottimo e che vale una visione dagli appassionati del genere. Recuperabile nientemeno che su Disney Plus.

Recensito da: Vidur

VOTO CLEAN (capito no, perché non è trash, quindi clean...vabè): 78




11 aprile 2022

10 FILM FIGHISSIMI CHE NON CONOSCE (QUASI) NESSUNO

Dopo aver parlato male di film ingiustamente osannati da pubblico e critica, ripeschiamo delle piccole gemme nascoste, sfuggite al grande pubblico, ma che hanno fatto felici noi che di cinema ne capiamo veramente.


SUPERMARKET HORROR (aka: CHOPPING MALL)

1986 – Jim Wynorski

Vi era un tempo in cui il buon Jim Wynorksi non girava solo merdate ad infimo budget con mostri in gommapiuma o realizzati con la CGI di una calcolatrice digitale; ne è la dimostrazione questo horror che raccoglie tutti gli stereotipi degli anni '80: i centri commerciali, la tecnologia che si rivolta contro l'uomo, le ragazze discinte, i capelli cotonati e gli average guys trasformati per caso in eroi d'azione. In questo caso sono dei commessi che organizzano una festa in un centro commerciale  e che di notte vengono aggrediti / pestati / uccisi dai nuovi robot ultratecnologici messi di guardia. Il film piace perché non ha nessuna pretesa, è solo divertimento cazzone e disimpegnato, con effetti speciali credibili e una notevole compilation di gnocche. Considerando poi che i film di oggi ti costringono a maratone di 2 ore e 40 per delle storie che potrebbero essere riassunte su un tovagliolo, il fatto che duri solo un'ora e diciassette minuti ce lo fa amare ancora di più. E poi c'è Barbara Crampton. 


IL FIGLIO DI CHUCKY (aka: SEED OF CHUCKY)

2004 – Don Mancini 

Uno dei 48 seguiti de La Bambola Assassina, uno dei meglio riusciti e uno dei più sconosciuti, seppur diretto da chi questo franchising lo ha creato, ovvero Don Mancini. Chucky e la moglie Tiffany vengono resuscitati da Glen (o Glenda), il figlio (o la figlia) della coppia, mentre a Hollywood è in programmazione la realizzazione di un film sulla Bambola Assassina. Film maestosamente metacinematografico, con la mitica Jennifer Tilly che interpreta sé stessa e nel frattempo doppia Tiffany, in un tripudio di citazioni al suo inarrivabile capolavoro, ovvero Bound – Torbido Inganno. La prole sessualmente ambigua è un ovvio riferimento ad uno dei film di Ed Wood, il cui titolo originale era proprio Glen or Glenda, mentre per il resto ci sono tutte le cose che ci hanno fatto amare questa serie, ovvero le battute di Chucky, gli omicidi cruenti e fantasiosi, il ritmo sostenuto e la sistematica distruzione di ogni politicamente corretto.


DADDY (aka: COME TO DADDY)

2019 – Ant Timpson

Elijah Wood, un po' come il suo quasi sosia Daniel Radcliffe, dopo la saga dell'Anello si è dato più che altro a progetti bizzarri e sperimentali, non ultimo la serie Wilfred in cui parla con un uomo vestito da cane (o con un cane dalle sembianze umane, come preferite). Questo Come to Daddy si incasella perfettamente in questo filone: Norval, un viziato deejay un po' emo e con dei baffetti ridicoli, si reca in una remota località di mare per riconciliarsi col padre che non vede da quando è bambino. Thriller, che vaga tra l'horror e la dark comedy, all'inizio non si capisce dove vuole andare a parare, poi con il twist del terzo atto, tutto diventa assurdo e disagiante. Sceneggiatura originale e coraggiosa, buona la messa in scena, ottimo Wood così come i comprimari, e un finale sporco, violento e allucinante. Dategli una chance. 



DEMONI I TUOI  OCCHI (aka: DEMONIOS TUS OJOS / SISTER OF MINE)

2017 – Pedro Aguilera

Un regista cinematografico trova per caso caricato su un sito porno, un video amateur della sua piccola e sexy sorellastra. Decide quindi di rimettersi in contatto con lei per scoprire come sia potuto accadere...e poi succedono delle cose torbide. Dramma a tinte erotiche perverse, decisamente intrigante, il cui ridotto budget conferisce quel tocco di squallore che ben si adatta al tono della pellicola. L'intreccio si sviluppa in modo credibile, con un paio di colpi di scena che evitano l'effetto cliché e che spingono l'asticella del morboso sempre un passo più in là. Eccezionali i due protagonisti, in special modo la splendida Ivana Baquero, e fighissimi pure i titoli di coda con un Cannibal Holocaust che spunta dal nulla. 


PALM SPRINGS - VIVI COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI (aka: PALM SPRINGS)

2020 – Max Barbakow

Deviamo un attimo dai nostri lidi per un qualcosa di più leggero. Il tema dei loop temporali è stato già ampiamente esplorato un numero esagerato di volte, tuttavia Andy Samberg, protagonista e sceneggiatore, in questa occasione lo fa con freschezza e una buona dose di originalità. Il giorno in cui i protagonisti sono imprigionati è quello di un matrimonio nella località del titolo e se all'inizio è il solo Samberg a restare bloccato nel loop, le cose cambiano quando coinvolge accidentalmente una delle damigelle. Nulla di impegnativo, sia chiaro, ma una buona commedia da guardare una sera che si ha voglia di spegnere il cervello. Un finale un po' del cazzo e una scena post-credit senza senso, non ne pregiudicano la qualità.


HELLBOUND: HELLRAISER II – PRIGIONIERI DELL'INFERNO

1988 – Tony Randel

Seguito diretto del primo capitolo della saga, non sfigura di fronte al capolavoro di Clive Barker. Merito del fatto che non cerca solo di replicare stancamente quanto fatto dal suo predecessore, ma si sforza di essere qualcosa di diverso, senza però snaturare o sputtanare l'universo creato. Ogni riferimento a qualunque film uscito negli ultimi cinque anni è puramente voluto (e ci torneremo). Così, anziché un classico horror, questo Hellraiser II è una sorta di viaggio onirico in un mondo oscuro, malato, cupissimo, soffocante, disturbante. Una serie di idee originali e una sovrabbonddanza di effetti speciali artigianali, sopperiscono ad un'evidente mancanza di budget e ad una sceneggiatura quasi inesistente. Si tratta dell'ultimo film guardabile del franchising, umiliato e svilito da un'infinita serie di seguiti, classificabili solo come cagate ignobili. 

I TRE VOLTI DELLA PAURA (aka: Black Sabbath)

1963 – Mario Bava 

Leggenda vuole che un giorno, un chitarrista inglese di una band blues rock,  vide una lunga coda davanti ad un cinema. Andò a guardare di che film si trattasse e scoprì che si trattava di un horror. Pensò quindi che se alla gente piaceva essere spaventata dai film, forse le sarebbe piaciuto essere spaventata anche dalla musica. Fu così che nacque l'Heavy Metal. Quel chitarrista inglese era ovviamente Tony Iommi e quel film era Black Sabbath, ovvero il titolo con cui il film fu venduto all'estero. Aldilà di questo gustoso aneddoto, il Maestro Bava ci delizia con un film in tre episodi: tesissimo il primo in cui una donna è perseguitata al telefono da un ex amante fuggito di prigione, un filino più debole il secondo con un vecchio Boris Karloff ad interpretare una sorta di vampiro nella Russia dell'800 e strepitoso il terzo, in cui un'infermiera impazzisce dopo aver rubato un anello ad una medium deceduta. Atmosfere eccezionali, scenografie d'altri tempi, regia di gran classe e tante idee per mettere inquietudine allo spettatore tanto semplici quando efficaci. Un capolavoro dell'horror all'italiana. 

LORDS OF CHAOS 

2018 – Jonas Akerlund

A proposito di Metal, non si può non parlare del film che è piaciuto a pochi e fatto incazzare molti. Inedito in Italia, Lords of Chaos racconta la storia di una manciata di ragazzini norvegesi che all'inizio degli anni '90 inventarono un nuovo genere musicale (il Black Metal) e che finirono impelagati in una serie di assurdi crimini. Se siete metallari come il sottoscritto, saprete la storia a memoria, e quindi saprete anche che il film soffre di tre gravi problemi: 1) in larga parte è storicamente inaccurato; 2) nessuna delle band coinvolte ha concesso i diritti della propria musica; 3) una scelta di casting per uno dei protagonisti che definire demenziale sarebbe già poco (“fat jewish guy”, cit.). Passando sopra questi non piccoli difetti, ci troviamo con un film davvero eccellente dal punto di vista tecnico, curatissimo nei dettagli delle ambientazioni e del vestiario, coinvolgente, potente e con le tre scene madri (due omicidi e un suicidio) tra le più realistiche, crude e disturbanti viste negli ultimi anni. Bravo e sorprendentemente in parte, il protagonista Rory Culkin, fratello di Macaulay. 

FANGO BOLLENTE (aka: Savage Three)

Vittorio Salerno – 1975

Girato nel pieno degli anni di piombo, Fango Bollente è un film che scava nel tema scottante del periodo, ovvero la violenza dilagante nella società. Protagonista è Ovidio Mainardi (interpretato da un belloccio americano dalla faccia da pazzo e transitato per le mani di Andy Wharol) un impiegato che per scappare dalla monotonia della vita da “another brick in the wall”, aiutato da due colleghi si sfoga in atti di vandalismo e violenza.  Ad indagare per conto della polizia, un sempre efficace Enrico Maria Salerno. Brutale, crudo, potente, selvaggio come si conviene ai film degli anni '70, trova il suo apice in una telefonata, che rivela il vero animo del protagonista. Recuperatelo!



MARILYN HA GLI OCCHI NERI

Simone Giordano – 2021

Un film che, a metà fra dramma e commedia, esplora le vite di persone mentalmente disturbate. Ok, detto così sembra atroce e invece è stata una bella sorpresa. Merito dell'eccellente prova dei protagonisti, Stefano Accorsi e Miriam Leone, e di una sceneggiatura che rifugge i soliti cliché, anche se non manca certa dose di prevedibilità. Il punto forte però sta nella saggia scelta del regista di farti empatizzare con i personaggi attraverso le loro azioni, senza lasciarsi andare a facili pietismi o a triti discorsetti retorici. Anche la storia d'amore in realtà matura solo verso la fine, privilegiando un racconto originale che vuole solo farti conoscere persone diverse dal solito.   


A cura di: Vidur

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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