17 ottobre 2022

5 FENOMENI CHE STANNO DISTRUGGENDO IL MONDO DELL'INTRATTENIMENTO.

Fermatevi un attimo e riflettete serenamente ma seriamente con voi stessi. Qual è l'ultimo film che avete visto al cinema che considerate un indiscusso e indiscutibile capolavoro? Al netto di sporadicissime perle, dovrete andare probabilmente indietro di una quindicina d'anni. L'industria cinematografica ed in generale dell'intrattenimento sta palesemente attraversando una crisi identitaria e sembra non essere più in grado di lasciare a bocca aperta lo spettatore. Il che sembra un enorme controsenso, dal momento che i budget si sono negli anni gonfiati esponenzialmente, così come sono esponenzialmente migliorate le possibilità tecniche ed i meri strumenti di lavoro degli operatori del settore. Sapendo che non sarebbe stato un viaggio facile, ho provato a esaminare per quanto mi sia possibile la questione. La risposta che è quasi immediatamente balzata alla mia mente è la seguente: l'intrattenimento è oggi quanto mai nella sua storia un oggetto di vendita, nella quasi totalità dei casi appannaggio dei grandi publisher che, per di più, ora si contano sulle dita di una mano di un tornitore particolarmente distratto. L'arte è stata (forse) imparata e prontamente messa da parte in ragione di creare prodotti sempre fruibili da un bacino di utenza il più possibile ampio. Ovviamente asserire ciò non è sufficiente, pertanto proviamo a sondare più in profondità, cercando di capire cosa comporti quanto detto sopra. Nel contempo cercherò di mettere questi problemi in ordine di cancerogenicità.


Un comprensivo elenco delle società controllate direttamente o indirettamente dalla Disney


1. L'incapacità di creare qualcosa di nuovo.

Il principale problema che attanaglia l'industria dell'entertainment è senza dubbio l'immobilismo creativo, che attinge al passato piuttosto che creare del contenuto originale. Il perché, da un punto di vista meramente commerciale, è presto detto: è ovviamente molto meno rischioso ripercorrere sentieri già battuti piuttosto che crearne di nuovi a suon di colpi di machete nella intricata foresta dell'opinione pubblica. Quindi, visto che qui c'è da fare i soldi, la Disney preferisce rifare il live action di vecchi cartoni animati piuttosto che inventarsi un nuovo franchise, apponendo risibili modifiche o aggiunte per “modernizzare” il prodotto, che puntualmente si rivelano essere i punti più controversi e meno apprezzati. Quando il remake non è possibile, si passa direttamente al bieco sciacallaggio (le volte in cui non si tratta direttamente di vandalismo), che quando va bene sfocia in un banalissimo "more of the same", quando va male si rischia di vedere un beneamato prodotto del passato rivisitato da un punto di vista puramente commerciale, senza tener conto di eventuali background, sotto trame palesi o nascoste che tuttavia già erano presenti nella vicenda e che vengono riaggrovigliate o stralciate senza pietà.


2. L'esasperazione delle saghe di successo.

Strettamente legato al punto precedente, sorge questo secondo enorme problema: la volta ogni 10 anni che una compagnia azzecca un prodotto, si passa al bombardamento a tappeto. È quello che è successo con l'universo Marvel: se 15 anni fa poteva sembrare quasi ardito far uscire un film sui supereroi nel periodo in cui la loro celebrità era probabilmente al minimo storico e visto il probabilmente insperato successo si è deciso di produrre 38 (Trentotto!) tra lungometraggi e serie TV. E questo solo tra il 2008 e il 2022. Per dirla in francese, hanno un po' rotto il cazzo. Lo stesso discorso, anche se più in piccolo, si potrebbe fare per un’altra saga a cui sono molto affezionato, vale a dire Star Wars. Abituati a riceve una trilogia ogni 20 anni ad avere praticamente ogni 6 mesi uno spin off o una serie TV a tema, vanifica completamente l'aspetto dell'attesa, oltre a costringere gli sceneggiatori a salti mortali per trovare qualcosa di nuovo da incastrare e da dire in una storia che di per sé è già scritta, iniziata, fatta e finita.


Conta conta..


3. La Strong Female Character.

C'era una volta la strong female character, che come concetto ci sta, ci è sempre stato e poteri citarne parecchie più che apprezzabili: la Ripley di Alien, la Sarah Connor di Terminator, Leila Organa di Star Wars, Eowyn del Signore degli anelli, ecc. ecc... Ma negli ultimi anni si è un po' esagerato. Una legione di personaggi forti non perché la situazione lo impone, ma proprio in quanto donne, spogliate di tutta la loro femminilità, tagliate con l'accetta in un monolite granitico di fastidio, superbia, copiose mestruazioni e so-tutto-io lasciatemi risolvere i problemi che voi maschi bianchi cisgender avete creato che schifo che fate. La regina di questa categoria è la Galadriel dell'appena conclusa prima stagione de "Gli Anelli del Potere". Un personaggio che sarebbe potuto essere profondo, complesso, etereo e dai poteri quasi sconfinati appiattito a normalissimo capo guerriero in gonnella perfettamente disposta a sacrificare gli altri per perseguire le sue ossessioni. Perché lei è forte e persegue i suoi obbiettivi in quanto donna. E fattela una risata ogni tanto che magari domani ti svegli sotto un cipresso (cit.).


Ah ah ah. Questi stupidi maschi bianchi e probabilmente etero mica avranno pensato anche solo per un istante di sconfiggere la vera forza del femminino sacro.


4. il Bait & Switch

"Ehi Bob, ascolta qui, ho creato questo personaggio nuovo da inserire in *inserire titolo famoso con una nutrita fanbase*, ma fa cagare e non se lo inculerebbe nessuno perché è una strong female character come da richiesta della direzione, come possiamo fare?" "Mah, guarda Archibald, qui alla *inserire publisher che tanto o è Disney o è Netflix* siamo abituati: prendi il personaggio più amato dai fan e facci un film o una serie TV in cui dal titolo sia ben chiaro che si parli di lui. Poi ci butti dentro a forza il tuo personaggio di merda, inizialmente in sordina, poi piano piano aumenti fino ad eclissare completamente quello che doveva essere il protagonista." Questa probabilmente è stata la telefonata intercorsa tra lo sceneggiatore della serie Obi-wan Kenobi ed il suo diretto riporto, che con la mano destra costringe il fan a seguire la serie facendoti pregustare dal trailer la lotta fratricida tra i due personaggi meglio riusciti dell'intera saga di Star Wars, con la sinistra ti costringe a seguire le vicende dell'ennesima nullità (tale Reeva) di cui attendiamo con ansia il film o nella serie TV su di lei incentrata. Son già tutta bagnata. Questa manovra in gergo tecnico si chiama Bait & switch, che in italiano significa qualcosa tipo "ti attiro con una cosa, poi te ne do un'altra". Per inciso in ambito commerciale è considerata a tutti gli effetti una frode. Questo è un caso assolutamente clamoroso, ma quante volte vi hanno fatto vedere un trailer che non centrava nulla poi con il film che siete andati a vedere? Tutte queste volte siete stati "bait&switchati".


Si ma stai calma. E comunque chi avevi detto di essere?


5. la "moralina" perbenista.

È inutile girarci attorno, la morale nei film c'è sempre stata. Ed è giusto che sia così, perché alla fine è un'ottima occasione di inculcare qualcosa a qualcuno, mentre costui si sta presumibilmente divertendo è anche più facile probabilmente far attecchire il messaggio. Tristemente viviamo in un particolare periodo storico in cui chiunque si offende per qualsiasi cosa e diventare letteralmente Hitler è un attimo. Lasciando perdere il giudizio sul merito della questione, il reale problema quando si parla di intrattenimento è che questa ha ripercussioni enormi sullo show business, perché obbliga alla creazione di personaggi stereotipati, monodimensionali e senza alcun difetto (e di conseguenza senza alcun pregio!), per evitare che qualcuno, in un comportamento bislacco del protagonista del nuovo film Disney, possa vedere un riferimento dispregiativo alla comunità pastorale degli Uiguri. La cosa che a me infastidisce maggiormente di tutta questa faccenda è che quando qualcuno invece di seguire pedissequamente i canoni attuali prova ad uscire da questi schemi (anche per finta, o spacciando questa fuoriuscita per critica sociale) il successo è quasi sempre assicurato. The Boys ne è l'esempio più fulgido, e altro non è che l'ennesimo show di supereroi, con quella giusta e legittima dose di pepe che lo spettatore pretende. Perché non lo si prende di esempio e non si ricomincia ad osare?


"Ragazzi", salvateci voi.


A cura di: Imrahil


16 ottobre 2022

HOUSE OF GUCCI

Di Ridley Scott. Con Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino, Jared Leto, Jeremy Irons. USA / 2021 / MGM

House of Gucci (2021) on IMDb

Strana cosa la vecchiaia. Alla veneranda età di 84 anni, come una balia attempata, il buon Ridley Scott nel giro di pochi mesi ha messo alla luce prima uno splendido bambino in perfetta salute, il criminalmente ignorato The Last Duel, e subito dopo un mostruoso essere deforme, il qui presente House of Gucci. 

La storia dovrebbe narrare la bizzarra storia della famiglia Gucci, marchio iconico della moda italiana, che come ogni buona grande azienda a stampo familiare del bel paese è contrassegnata da faide, litigi, dispute, bancarotte e omicidi. Il film in particolare si sofferma sulla figura di Maurizio Gucci, uno dei figli dei fondatori e la sua ambiziosa moglie, Patrizia Reggiani, prendendosi una badilata di licenze letterarie che faranno inorridire chiunque conosca un minimo i fatti.

In realtà a far inorridire non è certo l'imprecisione storica, quanto quasi tutto il resto. House of Gucci è un tronfio e pretenzioso mattone, in cui si susseguono scene senza coerenza e fluidità, alcune per altro allungate senza motivo, in un film che già dura quanto una quaresima. E la cosa grave è che Scott si sofferma per delle ore su avvenimenti praticamente inutili, mentre su altre cose, che sarebbero state fondamentali, ci passa sopra come un carro armato senza dare la minima spiegazione. In particolare, senza fare spoiler, il cambiamento di carattere di un personaggio è talmente repentino quanto immotivato. Si fa quindi un'enorme fatica a seguire la trama e ad interessarsi dei personaggi, anche per colpa di un montaggio tremendo e uno uso totalmente scriteriato della colonna sonora, con famosissime canzoni dell'epoca (molte italiane) che sembrano posizionate in un ordine del tutto casuale. 

Tutte questi importanti difetti avrebbero potuto essere per lo meno mitigati dalle interpretazioni di un cast sulla carta di primo livello. E invece alla voce recitazione non solo ci casca l'asino, ma ci caca pure sopra. Non so se è colpa della demenza senile o del fatto che per gli americani noi italiani siamo ancora considerati come dei fenomeni da circo a cui buttare le noccioline, ma Ridley Scott si è convinto che per restituire "l'atmosfera italiana" tutti dovessero recitare come dei pagliacci. E anche se nella versione doppiata, vista dal sottoscritto, hanno provato a mettere delle toppe (nella versione originale tutti parlano inglese con accento italiano...), la pena e lo sconcerto che si prova ad assistere ad alcuni dialoghi trafigge comunque il petto. Si salva, al solito, Adam Driver e tutto sommato pure Al Pacino e Jeremy Irons, mentre Lady Gaga e Jared Leto meriterebbero per lo meno una denuncia penale oltre che dieci scudisciate sulle mani. La prima, perennemente sopra le righe, gesticola ad ogni parola emessa e fa tristi faccette buffe, il secondo sembra la caricatura fatta male e sotto cocaina di Super Mario.

Non tutto è da buttare, perché tutto sommato ci si annoia raramente, le location sono meravigliose, la fotografia è splendida e la storia, per quanto raccontata in maniera sgangherata, ha il suo motivo di interesse, ma è troppo poco però per salvare quello che poteva essere un avvincente biopic e che invece si è rivelato essere una costosa e inutile perdita di tempo.

Recensito da: Vidur

TRASH: 75/100
Noia: 63/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: -/100
Presunzione della Regia: 84/100
Incompetenza degli Attori: 90/100

10 ottobre 2022

HERCULES

Locandina di Hercules di Luigi Cozzi
Di Luigi Cozzi 
Con Lou Ferrigno, Sybil Danning, Brad Harris, William Berger, Rossana Podestà, Ingrid Anderson.
1983 / ITALIA / MGM

Hercules (1983) on IMDb

"Chi sei?"
"Sono Ercole."
"Lo so."
"E allora che cazzo me lo chiedi?!?"
"Volevo vedere se eri sincero." 

Ptìo ptìo! Wululululu. squash squash. Ptìo. Ecco, l'universo è appena stato creato ma mannaggia si è rotto il vaso di Pandora spaziale e adesso che manco si sono creati i pianeti già siamo dietro a dover trasmettere la forza divina in un bambino per permettere all'umanità di avere qualche chance di sopravvivere al male quello brutto dell'universo. Ci servirebbe un vero maschio alfa con una montagna di muscoli, una barba sensuale ed una mente non particolarmente affilata, cosa ne pensate di Lou Ferrigno? Ok dai, penso possa andare ma prima di spedirlo sulla terra sbatteteci sopra un'etichetta con su scritto "Ercole". Questo il riassunto dei primi 25 minuti di film, nei quali di fatto non succede nulla, ma nonostante ciò lo spettatore è quasi cullato in questo trip psichedelico nel quale, oltre ad un sacco di lucine colorate e suoni buffi, vediamo un improbabile Zeus con barba posticcia, una Era in eterna sindrome premestruale ed una inutile Atena tendere i fili di questo teatrino di marionette che sarebbe il nostro universo. 

Il vaso di Pandora spaziale

In ogni caso, come dicevo poc'anzi, lo spirito di Lou Ferrigno viene astralmente proiettato nel piccolo corpicino del figlio del Re di Tebe. Però è risaputo, Tebe è un postaccio quindi 5 minuti dopo avviene il furto di una spada sacra con annesso colpo di stato nel quale l'intera famiglia reale viene trucidata nel sonno. Beh, quando dico tutta ovviamente intendo dire che il piccolo Ercole verrà tratto in salvo da una benevola schiava e lasciato alla clemenza del fiume in una cesta quasi fosse il Giuseppe biblico. Quindi, mi direte, ora seguiremo il cammino del nostro eroe che lo porterà inesorabilmente a scoprire i suoi nobili natali e rivendicare il trono suo di diritto dopo i suoi giusti travagli? Assolutamente no: Il fatto che Ercole sia il legittimo re di Tebe è totalmente irrilevante ai fini della trama e totalmente misconosciuto dal protagonista per tutta la durata del film. Ercole infatti viene raccattato da una famiglia di contadini e quello rimarrà convinto di essere per sempre. 
Gli anni passano e ormai il bambino è diventato letteralmente Lou Ferrigno, ma mentre si vanta della sua forza col padre adottivo e gli mostra i suoi turgidi pettorali cosparsi di arnica per cavalli, un terribile orso bruno attacca e uccide il basito ed inerme genitore. Questa è probabilmente una delle migliori scene del film, perché (lucine e suoni buffi a parte) c'è praticamente tutto: il 'NOOOOOOOO' disperato del nostro eroe è quasi commovente. L'orso quando è lontano dall'azione è un vero orso tratto da qualche documentario della BBC, quando è invece accipigliato con Ercole è un figurante con un costume peloso davvero poco credibile. Dulcis in fundo, è in questa occasione che rileviamo per la prima volta quello che è la vera Fatality di Ercole: quando qualcosa lo fa incazzare, lui la spedisce in orbita. Davvero. Sia essa un orso bruno, un tronco d'albero, un sasso in cui è inciampato. Roteata erculea e il fotogramma dopo l'oggetto del lancio che si allontana dal pianeta Terra e si inoltra nello spazio profondo. Orso d'argento a Luigi Cozzi subito. 

Mmmm.. Orsetti Gommosi..

Ma quindi il male assoluto dell'universo che Ercole dovrebbe contrastare? Eh, un attimo che ci arrivo. Pew Pew, tricchettracche-tricchettracche, wooooosh, plin plin: veniamo a scoprire che il principale antagonista di questa vicenda è niente popò di meno che il re Minosse, il mitico re di Creta per l'occasione trasferitosi ad Atlantide. In tutta onestà non è ben chiaro il motivo di tanto astio da parte sua quindi prenderemo per buono l'assunto della 'pura malvagità'. Visto cotanto odio, il potente Re non può che convocare il grande scienziato Dedalo che, per strizzare l'occhio alla comunità LGBTQ (presumo), è una donna con un pene finto. Dedalo ha preparato degli accrocchi meccanici che possono essere mandati sulla terra esattamente come faceva Rita Repulsa con i mostricioni dei Power Rangers, ed esattamente come nella famosa serie nippo-americana questi mostri meccanici non rappresentano alcun pericolo né per il pianeta né tanto meno per il nostro barbuto e muscolosissimo beniamino. Essendo stati catturati in stop motion se non altro sono molto buffi e impacciati, barriscono come elefanti e fanno anche loro pew-pew. Una volta sconfitti (di solito ci vogliono dai 17 secondi ai 32 massimo) essi si dissolvono in praline di luce e ascendono al cielo andando probabilmente nel paradiso dei mostri fatti male dei film anni '70-'80. 

Non vi ho detto che viene uccisa anche la madre, ma lo consideravo ovvio. Ecco l'apposito 'NOOOOOO' allegato. 

Vado stringendo, innanzitutto perché questa recensione rischia seriamente di diventare un poemetto, in secondo luogo perché ormai il succo l'avrete colto. Vi posso solo dire che vedrete amore, viaggi interstellari, un sacco di muscoli, interventi divini, poche fatiche di Ercole (tipo due), tante lucine, tanti suoni anni '80, inganni, beffe e intrighi, non necessariamente in quest'ordine. Menzione d'onore per l'ultima parte del film, girata integralmente con filtro verde senza alcun motivo, ma che ai nostalgici farà pensare a Lou Ferrigno nei panni di ciò che lo ha reso famoso, ovvero l'incredibile Hulk. Luigi Cozzi è un regista conosciuto e molto apprezzato dalla redazione, sempre foriero di enormi stronzate con a mio avviso quel giusto equilibrio tra prendersi un po' sul serio e un po' in giro. Questo film non fa eccezione, ed anzi posso dire con assoluta franchezza che era davvero tanto tempo che non mi divertivo genuinamente vedendo un film di serie B. Si, perché uno dei principali pregi di Cozzi è di non fare film noiosi. Questo Ercole fila liscio come l'olio sui deltoidi di Lou Ferrigno e non appena il ritmo tende a scemare, SBAM! Ecco una puttanata gigante pronta a divellerti le palpebre che stavano minacciando una prepotente serrata. Al netto del fatto che a metà della visione le nostre fidanzate ci hanno detto "Vabbè, noi andiamo all'Ikea.", è un film che probabilmente consiglierei a tutti. Attendiamo con trepidazione di visionare il sequel, ovvero "Le Avventure dell'incredibile Ercole" che ha una storia realizzativa bellissima e in più ci sono Milly Carlucci e Pamela Prati. Mica cazzi.

Altolà il sudore!

Cito pedissequamente Wikipedia per quanto riguarda gli importanti riconoscimenti ricevuti dal film in questione.
Candidato a cinque premi ai Razzie Awards 1983, aggiudicati due:

- Peggior attrice non protagonista - Sybil Danning (vittoria)
- Peggior esordiente - Lou Ferrigno (vittoria)
- Peggior film (nomina)
- Peggior sceneggiatura - Luigi Cozzi (nomina)
- Peggior attore protagonista - Lou Ferrigno (nomina)

Potete godervi Hercules ed il suo promettente sequel comodamente dal divano di casa vostra prelevandolo dalla versione digitale del cestone del Mediaworld, ovvero Amazon Prime Video. E potete star certi che vi darà molte più soddisfazioni de "Gli Anelli del potere".  

Recensito da: Imrahil

TRASH: 91/100
Noia: 51/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 88/100
Presunzione della Regia: 63/100
Incompetenza degli Attori: 85/100





29 settembre 2022

STREET TRASH (aka HORROR IN BOWERY STREET)

Di Jim Muro. Con Vic Noto, Bill Chepil, Mike Lackey, Jane Arakawa. 1987 / USA / Lightning Pictures
Street Trash (1987) on IMDb

Volendo inaugurare come si deve il mio nuovo TV (come dicono i bagliazzi), decido di guardare un BEL film. E allora perché non uno sconosciuto horror/splatter del 1987 che ha vinto il “Corvo d’Argento” al Festival Internazionale del Film Fantastico di Bruxelles?

Scritto deliberatamente con lo scopo di “offendere ogni gruppo di persone sul pianeta” (parole dello sceneggiatore Ray Frumkes), questo film si merita una bella lista di differenti aggettivi: abietto, violento, repellente, ripugnante, stupido, demenziale, divertente, ridicolo, sconclusionato, originale, coraggioso, terrificante, scorretto, mostruoso e potrei andare avanti ancora per molto. 

Il titolo Street Trash si riferisce ai protagonisti della storia: homeless di Brooklyn, quasi tutti reduci dal Vietnam o figli di reduci dal Vietnam, che vivono ai margini della società in quanto alcolizzati, tossici, psicopatici, mutilati, handicappati e alcuni di loro, tutte queste cose messe insieme. È a questi rifiuti della società che il proprietario di un negozio di alcolici della zona, decide di vendere un misterioso liquore chiamato Viper, ritrovato per caso in cantina. Peccato che questo liquore abbia il piccolo effetto collaterale di liquefare la gente dopo il primo sorso.

Nel frattempo, una pletora di personaggi si aggira negli squallidi bassifondi di Brooklyn e in particolare nello sfasciacarrozze dove i barboni hanno preso dimora. Il film ha il preciso scopo, assolutamente riuscito, di provocare una sensazione di schifo nello spettatore. Fanno schifo i personaggi, fanno schifo le azioni che compiono, fanno schifo le cose che dicono, fanno schifo i vestiti che portano, fanno schifo gli ambienti in cui si muovono, fanno schifo le cose che mangiano e così via. Tra di loro non mostrano un minimo di affezione e rispetto, in quanto poco più che animali che grufolano in una giungla urbana in cui fottersi a vicenda sembra essere l’unico modo per sopravvivere. Non si salva neanche il protagonista, Freddy, che non fa altro che maltrattare il fratello minore e insultare una ragazza asiatica, l'impiegata dello sfasciacarrozze che, fra l'altro, sembra essere l'unico essere umano a provare un minimo di comprensione per loro. Senza dimenticare che una notte incrocia una ragazza ubriaca per strada, la porta nella sua baracca, ci fa sesso nel modo più animalesco possibile, per poi lasciarla nelle mani di altri arrapatissimi homeless che prima la stuprano e poi la ammazzano.

Di contorno ad una critica sociale che sembra condannare sia carnefici che vittime, un’importante serie di sostanziose scene What The Fuck rende la visione di questo film uno spasso per gli spettatori con il necessario pelo sullo stomaco. Da citare quella in cui Bronson, il capo pazzo degli homeless, taglia il membro ad uno di loro, colpevole di avergli accidentalmente pisciato in faccia. Il pene viene poi lanciato come una palla tra gli altri barboni, mentre il povero evirato cerca di recuperarlo. Splendide anche le sequenze riguardanti il poliziotto badass che sembra destinato a ripulire la feccia. Prima uccide di botte un killer mafioso e vomita sul suo cadavere, poi Bronson lo ammazza a sua volta con un coltello ricavato da un femore e una volta morto, gli piscia in testa.

Tornando al Viper, che sembra essere il punto nodale del film e che invece ha incidenza sulla trama solo a sprazzi, gli effetti di “scioglimento acido” sono realizzati in modo tanto casereccio e grottesco, quanto efficace e indimenticabile, in particolare la prima putrefazione del clochard, sopra il gabinetto di una casa diroccata, ha un tocco quasi artistico. Indimenticabile anche la scena finale, in cui Bronson viene decapitato da una bombola di gas sparata come un missile. La testa però continuerà a vivere, almeno fino al tempo necessario di sbirciare sotto la gonnellina della ragazza asiatica.

Film assolutamente “oltre”, dotato di un fascino peculiare che non ti permette di staccare gli occhi dallo schermo per capire dove vuole andare a parare o fino a che punto si spingerà. Diventato un piccolo cult, è consigliato solo ai durissimi e recuperabile pure per intero in italiano su  YouTube. 

Recensito da: Vidur

VOTI

TRASH: 91/100

Noia: 46/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 80/100

Presunzione della regia: 42/100

Incompetenza degli attori: 69/100



20 settembre 2022

10 CARRIERE (QUASI) DISTRUTTE DA UNA TERRIBILE PERFORMANCE


                     1 – ALISON LOHMAN – FALSE VERITA’ (Atom Egoyan – 2005)


Una premessa interessante: Kevin Bacon e Colin Firth sono un duo comico degli anni ’50, caduto in disgrazia dopo che una ragazza era stata trovata morta nella loro camera d’albergo. Una giovane giornalista (appunto la Lohman) deve provare a fare luce sulla vicenda. Il film ha poco ritmo e un’aria terribilmente artefatta, ma il peggio è proprio l’interpretazione agghiaccante della Lohman. Difficile trovare una prova così incredibilmente scarsa in una produzione di questo livello: con una perenne (in)espressione di smarrimento, sembra non sapere neanche dove si trova e fallisce completamente in un ruolo che avrebbe avuto bisogno di carisma e sex appeal. Il film floppò miseramente e da lì la sua carriera ha cessato praticamente di esistere.

                    2 – ELIZABETH BERKLEY – SHOWGIRLS (Paul Verhoeven – 1995)


Anche se rimarrà per sempre nei nostri cuori come la Jessie Spano di Bayside School, la Berkley è passata alla storia per il famigerato Showgirls di Paul Verhoeven. La sua interpretazione caricaturale e totalmente sopra le righe, sembra fosse dovuta al fatto che il regista le avesse detto che il suo personaggio si trovava in una costante astinenza da una non meglio precisata droga. Peccato che nel film non si faccia menzione di questo dettaglio e che lei risulti solo spaventosamente antipatica e irritante, nonostante sia nuda per buona metà della durata. Da lì in poi, la Berkley passerà dall’essere la “next big thing” di Hollywood ad uno scarto per ruoli miniori. 

                    3 – BRANDON ROUTH – SUPERMAN RETURNS (Bryan Singer – 2006)


In un’epoca (bei tempi) in cui l’80% delle uscite cinematografiche non erano film sui supereroi, la Warner tentò timidamente di riproporre Superman. La scelta per sostenere il ruolo ricadde su questo sconosciuto bisteccone con l’espressività di una teiera e il carisma di un fermaporte. Il film non era neanche così brutto, tuttavia fu abbastanza disastroso da cancellare Brandon Routh dalla faccia della terra. Almeno finché qualcuno non ebbe la bella pensata di fare un film su Dylan Dog e di sceglierlo come protagonista…

                4 – LINDSAY LOHAN – THE CANYONS (Paul Schrader – 2013)


In realtà la carriera della Lohan era già caduta in un dirupo senza fondo ben prima di questo bizzarro e affettato thriller a tinte erotiche di Paul Schrader, ma ci piace menzionarlo perché è divertentissimo vederla in costante hangover sbiascicare le sue battute con l’evidente faccia di chi non sa di cosa sta parlando. Stupendo anche il dietro le quinte: la Lohan alternava assenze ingiustificate a capatine sul set ubriaca o strafatta, non si ricordava una parola del copione e si rifiutava di girare scene in disabillé, in quanto totalmente fuori forma, tanto da essere accusata di scarsa professionalità dal co-protagonista James Deen (un pornoattore alle prese per la prima volta con un film non a luci rosse). Ti amiamo Lindsay.

            5 – SOFIA COPPOLA – Il Padrino – Parte III (Francis Ford Coppola – 1990)


La parte di Mary Corleone era stata già assegnata a Wynona Rider, che arrivò sul set, a Roma, due giorni dopo aver finito di girare un altro film. Alla Rider venne una sorta di esaurimento nervoso e si tirò indietro all’ultimo momento. Con le riprese già iniziate e senza avere il tempo di trovare una sostituta, Francis Ford Coppola ebbe la felice pensata di scegliere sua figlia, in quella che rimane una delle peggiori scelte di casting della storia del cinema. La Coppola dovette pure ridoppiare sé stessa dopo i primi screening-test in cui i critici avevano letteralmente deriso il suo modo di parlare, ma ciò non bastò a rimediare il disastro e a convincere gli spettatori che il bellissimo Andy Garcia potesse perdere la testa per una cugina così…ehm. Sofia si è poi riciclata come regista di successo, evitando di esporsi nuovamente al pubblico ludibrio. 

6 – RENEE ZELWEGGER – UNA DOPPIA VERITA’ (Courtney Hunt – 2016)


Thriller anonimo e stravisto in cui i protagonisti fanno a gara a chi è il più cane. Vince la Zellwegger, probabilmente reduce dal 27esimo intervento chirurgico al viso, tanto da essere totalmente irriconoscibile ed incapace di muovere un singolo muscolo facciale. La carriera della Zellwegger forse non sarà naufragata a causa di questo orrore, ma è di certo un altro chiodo sulla bara. 

7 – ALESSANDRO ROJA – DIABOLIK (Manetti Bros – 2021)


L’ex Dandi di Romanzo Criminale è un attore davvero difficile da inquadrare, capace com’è di alternare buone prove ad alcune davvero indecenti. Nel recente e parzialmente riuscito film dei Manetti Bros, interpreta il viscido e vigliacco viceministro Giorgio Caron; aldilà dei ridicoli baffi d’epoca, Roja sembra partecipare ad una recita parrocchiale sotto Roipnol: legnoso, assente, monocorde e veicolatore dei peggiori dialoghi di tutto il film. Boh.

8 –KRISTIN DAVIS – ILLUSIONI MORTALI (Anna Elizabeth James – 2021)


A causa probabilmente di qualche rata del mutuo arretrata, la Charlotte di Sex and the City nel 2021 si è prestata a “recitare” in questo pseudo-thriller di spropositata bruttezza. Quasi non ci si crede di quanto faccia schifo e quasi non ci si crede a quanto la Davis riesca ad alternare solo due espressioni sulla sua faccia tracimante di botox: felice e basita (F4). E non bastano neanche un paio di scene saffiche all’acqua di rose per risollevare un prodotto imbarazzante sotto ogni punto di vista. 
 

9 – MARK WAHLBERG – E VENNE IL GIORNO (M. Night Shyamalan – 2008)


In quello che è uno dei film più assurdi e inutili della strana carriera di M. Night Shyamalan, Wahlberg (che solitamente alterna mediocrità a rari pezzi di bravura) è quasi sconcertante. Ha dichiarato di aver accettato la parte solo perché, per una volta, poteva interpretare uno scienzato e non un poliziotto o un criminale, peccato che sembri recitare in un perenne stato di disagio e paronoia, con il risultato di apparire semplicemente ridicolo. Il suo “What? No!”, è diventato quasi il paradigma della pessima recitazione e non a torto. La carriera di Wahlberg non ha certo rallentato dopo questo super-flop (7 film girati nel solo 2022!), tuttavia nessuno gli ha mai più offerto un ruolo da "scienzato", chissà perchè. 

10 – BRUCE WILLIS – GLASS (M. Night Shyamalan – 2019)


Sanguina il cuore ad inserire Bruce in questa classifica, anche alla luce di quanto è emerso sulle sue reali condizioni di salute, ma raramente si è visto un attore così capace di rovinare un film, altrimenti ottimo, come ha fatto lui nell’ultimo capitolo della trilogia di Shyamalan (e ridaje). Willis in Glass è quello visto in tutti gli ultimi centocinquanta merdosissimi film a zero budget girati dal 2015 in poi: annoiato, assente, apatico, recita le sue battute con superficialità e disinteresse. Davvero impietoso il confronto con gli altri attori protagonisti, in particolare con Samuel L. Jackson, che invece si esibisce in una delle sue migliori performance in carriera. 


A cura di: Vidur

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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