11 aprile 2022

10 FILM FIGHISSIMI CHE NON CONOSCE (QUASI) NESSUNO

Dopo aver parlato male di film ingiustamente osannati da pubblico e critica, ripeschiamo delle piccole gemme nascoste, sfuggite al grande pubblico, ma che hanno fatto felici noi che di cinema ne capiamo veramente.


SUPERMARKET HORROR (aka: CHOPPING MALL)

1986 – Jim Wynorski

Vi era un tempo in cui il buon Jim Wynorksi non girava solo merdate ad infimo budget con mostri in gommapiuma o realizzati con la CGI di una calcolatrice digitale; ne è la dimostrazione questo horror che raccoglie tutti gli stereotipi degli anni '80: i centri commerciali, la tecnologia che si rivolta contro l'uomo, le ragazze discinte, i capelli cotonati e gli average guys trasformati per caso in eroi d'azione. In questo caso sono dei commessi che organizzano una festa in un centro commerciale  e che di notte vengono aggrediti / pestati / uccisi dai nuovi robot ultratecnologici messi di guardia. Il film piace perché non ha nessuna pretesa, è solo divertimento cazzone e disimpegnato, con effetti speciali credibili e una notevole compilation di gnocche. Considerando poi che i film di oggi ti costringono a maratone di 2 ore e 40 per delle storie che potrebbero essere riassunte su un tovagliolo, il fatto che duri solo un'ora e diciassette minuti ce lo fa amare ancora di più. E poi c'è Barbara Crampton. 


IL FIGLIO DI CHUCKY (aka: SEED OF CHUCKY)

2004 – Don Mancini 

Uno dei 48 seguiti de La Bambola Assassina, uno dei meglio riusciti e uno dei più sconosciuti, seppur diretto da chi questo franchising lo ha creato, ovvero Don Mancini. Chucky e la moglie Tiffany vengono resuscitati da Glen (o Glenda), il figlio (o la figlia) della coppia, mentre a Hollywood è in programmazione la realizzazione di un film sulla Bambola Assassina. Film maestosamente metacinematografico, con la mitica Jennifer Tilly che interpreta sé stessa e nel frattempo doppia Tiffany, in un tripudio di citazioni al suo inarrivabile capolavoro, ovvero Bound – Torbido Inganno. La prole sessualmente ambigua è un ovvio riferimento ad uno dei film di Ed Wood, il cui titolo originale era proprio Glen or Glenda, mentre per il resto ci sono tutte le cose che ci hanno fatto amare questa serie, ovvero le battute di Chucky, gli omicidi cruenti e fantasiosi, il ritmo sostenuto e la sistematica distruzione di ogni politicamente corretto.


DADDY (aka: COME TO DADDY)

2019 – Ant Timpson

Elijah Wood, un po' come il suo quasi sosia Daniel Radcliffe, dopo la saga dell'Anello si è dato più che altro a progetti bizzarri e sperimentali, non ultimo la serie Wilfred in cui parla con un uomo vestito da cane (o con un cane dalle sembianze umane, come preferite). Questo Come to Daddy si incasella perfettamente in questo filone: Norval, un viziato deejay un po' emo e con dei baffetti ridicoli, si reca in una remota località di mare per riconciliarsi col padre che non vede da quando è bambino. Thriller, che vaga tra l'horror e la dark comedy, all'inizio non si capisce dove vuole andare a parare, poi con il twist del terzo atto, tutto diventa assurdo e disagiante. Sceneggiatura originale e coraggiosa, buona la messa in scena, ottimo Wood così come i comprimari, e un finale sporco, violento e allucinante. Dategli una chance. 



DEMONI I TUOI  OCCHI (aka: DEMONIOS TUS OJOS / SISTER OF MINE)

2017 – Pedro Aguilera

Un regista cinematografico trova per caso caricato su un sito porno, un video amateur della sua piccola e sexy sorellastra. Decide quindi di rimettersi in contatto con lei per scoprire come sia potuto accadere...e poi succedono delle cose torbide. Dramma a tinte erotiche perverse, decisamente intrigante, il cui ridotto budget conferisce quel tocco di squallore che ben si adatta al tono della pellicola. L'intreccio si sviluppa in modo credibile, con un paio di colpi di scena che evitano l'effetto cliché e che spingono l'asticella del morboso sempre un passo più in là. Eccezionali i due protagonisti, in special modo la splendida Ivana Baquero, e fighissimi pure i titoli di coda con un Cannibal Holocaust che spunta dal nulla. 


PALM SPRINGS - VIVI COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI (aka: PALM SPRINGS)

2020 – Max Barbakow

Deviamo un attimo dai nostri lidi per un qualcosa di più leggero. Il tema dei loop temporali è stato già ampiamente esplorato un numero esagerato di volte, tuttavia Andy Samberg, protagonista e sceneggiatore, in questa occasione lo fa con freschezza e una buona dose di originalità. Il giorno in cui i protagonisti sono imprigionati è quello di un matrimonio nella località del titolo e se all'inizio è il solo Samberg a restare bloccato nel loop, le cose cambiano quando coinvolge accidentalmente una delle damigelle. Nulla di impegnativo, sia chiaro, ma una buona commedia da guardare una sera che si ha voglia di spegnere il cervello. Un finale un po' del cazzo e una scena post-credit senza senso, non ne pregiudicano la qualità.


HELLBOUND: HELLRAISER II – PRIGIONIERI DELL'INFERNO

1988 – Tony Randel

Seguito diretto del primo capitolo della saga, non sfigura di fronte al capolavoro di Clive Barker. Merito del fatto che non cerca solo di replicare stancamente quanto fatto dal suo predecessore, ma si sforza di essere qualcosa di diverso, senza però snaturare o sputtanare l'universo creato. Ogni riferimento a qualunque film uscito negli ultimi cinque anni è puramente voluto (e ci torneremo). Così, anziché un classico horror, questo Hellraiser II è una sorta di viaggio onirico in un mondo oscuro, malato, cupissimo, soffocante, disturbante. Una serie di idee originali e una sovrabbonddanza di effetti speciali artigianali, sopperiscono ad un'evidente mancanza di budget e ad una sceneggiatura quasi inesistente. Si tratta dell'ultimo film guardabile del franchising, umiliato e svilito da un'infinita serie di seguiti, classificabili solo come cagate ignobili. 

I TRE VOLTI DELLA PAURA (aka: Black Sabbath)

1963 – Mario Bava 

Leggenda vuole che un giorno, un chitarrista inglese di una band blues rock,  vide una lunga coda davanti ad un cinema. Andò a guardare di che film si trattasse e scoprì che si trattava di un horror. Pensò quindi che se alla gente piaceva essere spaventata dai film, forse le sarebbe piaciuto essere spaventata anche dalla musica. Fu così che nacque l'Heavy Metal. Quel chitarrista inglese era ovviamente Tony Iommi e quel film era Black Sabbath, ovvero il titolo con cui il film fu venduto all'estero. Aldilà di questo gustoso aneddoto, il Maestro Bava ci delizia con un film in tre episodi: tesissimo il primo in cui una donna è perseguitata al telefono da un ex amante fuggito di prigione, un filino più debole il secondo con un vecchio Boris Karloff ad interpretare una sorta di vampiro nella Russia dell'800 e strepitoso il terzo, in cui un'infermiera impazzisce dopo aver rubato un anello ad una medium deceduta. Atmosfere eccezionali, scenografie d'altri tempi, regia di gran classe e tante idee per mettere inquietudine allo spettatore tanto semplici quando efficaci. Un capolavoro dell'horror all'italiana. 

LORDS OF CHAOS 

2018 – Jonas Akerlund

A proposito di Metal, non si può non parlare del film che è piaciuto a pochi e fatto incazzare molti. Inedito in Italia, Lords of Chaos racconta la storia di una manciata di ragazzini norvegesi che all'inizio degli anni '90 inventarono un nuovo genere musicale (il Black Metal) e che finirono impelagati in una serie di assurdi crimini. Se siete metallari come il sottoscritto, saprete la storia a memoria, e quindi saprete anche che il film soffre di tre gravi problemi: 1) in larga parte è storicamente inaccurato; 2) nessuna delle band coinvolte ha concesso i diritti della propria musica; 3) una scelta di casting per uno dei protagonisti che definire demenziale sarebbe già poco (“fat jewish guy”, cit.). Passando sopra questi non piccoli difetti, ci troviamo con un film davvero eccellente dal punto di vista tecnico, curatissimo nei dettagli delle ambientazioni e del vestiario, coinvolgente, potente e con le tre scene madri (due omicidi e un suicidio) tra le più realistiche, crude e disturbanti viste negli ultimi anni. Bravo e sorprendentemente in parte, il protagonista Rory Culkin, fratello di Macaulay. 

FANGO BOLLENTE (aka: Savage Three)

Vittorio Salerno – 1975

Girato nel pieno degli anni di piombo, Fango Bollente è un film che scava nel tema scottante del periodo, ovvero la violenza dilagante nella società. Protagonista è Ovidio Mainardi (interpretato da un belloccio americano dalla faccia da pazzo e transitato per le mani di Andy Wharol) un impiegato che per scappare dalla monotonia della vita da “another brick in the wall”, aiutato da due colleghi si sfoga in atti di vandalismo e violenza.  Ad indagare per conto della polizia, un sempre efficace Enrico Maria Salerno. Brutale, crudo, potente, selvaggio come si conviene ai film degli anni '70, trova il suo apice in una telefonata, che rivela il vero animo del protagonista. Recuperatelo!



MARILYN HA GLI OCCHI NERI

Simone Giordano – 2021

Un film che, a metà fra dramma e commedia, esplora le vite di persone mentalmente disturbate. Ok, detto così sembra atroce e invece è stata una bella sorpresa. Merito dell'eccellente prova dei protagonisti, Stefano Accorsi e Miriam Leone, e di una sceneggiatura che rifugge i soliti cliché, anche se non manca certa dose di prevedibilità. Il punto forte però sta nella saggia scelta del regista di farti empatizzare con i personaggi attraverso le loro azioni, senza lasciarsi andare a facili pietismi o a triti discorsetti retorici. Anche la storia d'amore in realtà matura solo verso la fine, privilegiando un racconto originale che vuole solo farti conoscere persone diverse dal solito.   


A cura di: Vidur

27 marzo 2022

10 FILM USCITI NEGLI ULTIMI TRE ANNI OSANNATI DALLA CRITICA MA CHE IN REALTA' FANNO PENA

DON'T LOOK UP (ADAM MCKAY / 2021)

L'epitome del radical chicchismo sinistroide petaloso hollywodiano e infatti è stato candidato all'Oscar. La prima parte in realtà non è neanche così male, Di Caprio e la Lawrence sono belli e bravi come sempre, poi la “critica sociale” diventa pura e semplice farsa e smette di far ridere.  Inqualificabile il personaggio di Jonah Hill, le cui note di sceneggiatura probabilmente erano: “dì la cosa più stupida che ti viene in mente, condendola di connotati classisti e razzisti, perché i repubblicani sono cattivi e stupidi, mentre i democratici sono buoni e intelligenti”. 



ASSASSINIO SUL NILO (KENNETH BRANAGH / 2022)

Assassinio sull'Orient Express aveva i suoi difetti, ma la storia era avvincente e ben costruita, le scenografie spettacolari e le interpretazioni di ottimo livello. Tutto il contrario di questo moscissimo giallo, che più che un film da cinema sembra una lunga puntata di una qualunque serie di Poirot, trasmessa su Rete 4 prima di cena. La Valle del Nilo non è mai sembrata così finta, la storia è prevedibile e senza ritmo, gli attori poco convinti, a partire da Gal Gadot e Armie Hammer, caduto in disgrazia dopo aver mandato messaggi ad una ragazza in cui diceva di volerle mangiare il cuore (veramente!). Sarebbe stata una storia sicuramente più interessante di questa. 



THE IRISHMAN (MARTIN SCORSESE / 2019)

Scorsese è uno dei miei registi preferiti di sempre, ma piuttosto che riguardare i suoi due ultimi film, Silence e questo The Irishman, preferirei farmi trifolare i testicoli da un tagliaerba. The Irishman dura quattro mesi ed è la solita storia di gangster irlandesi e italoamericani a metà novecento. Potrei anche perdonare la banalità della trama e la lunghezza allucinante, ma non si può passare sopra ad un De Niro ringiovanito digitalmente che è semplicemente ridicolo. Parliamo di un uomo di più di 70 anni che parla e si muove come un uomo di più di 70 anni, che il film vorrebbe spacciarci per uno di 40. Aggiungiamoci anche le solite improvvisazioni alla Scorsese, con un monologo di Al Pacino che ad un certo punto viene interrotto a metà e ricominciato da capo, senza che abbia una spiegazione logica. Spiace Martin, ma un ritiro a questa età sarebbe la cosa più dignitosa.

STORIA DI UN MATRIMONIO (NOAH BAUMBACH / 2019) 

Adam Driver e Scarlett Johansson? Bravi. Anzi, bravissimi. Che due coglioni però. La storia di una coppia in separazione con il figlio di mezzo si già è vista milioni di volte e raccontata in modo anche molto più coinvolgente, vedi Kramer vs Kramer. Per gli standard odierni il film non dura neanche tanto, 2 ore e 17, tuttavia sembra che duri una settimana e alla fine non ne puoi più delle loro chiacchere e speri solo di vedere la Johansson almeno in lingerie, cosa che ovviamente non succede.




MALCOLM & MARIE (SAM LEVINSON / 2021)

Parente stretto del film precedente, con l'aggravante che il tutto si svolge in un'unica sera. Estenuante, frustrante, artistoide e ovviamente veicolatore del pattume ideologico hollywoodiano. In questo caso non mi sento neanche di elogiare particolarmente gli attori, che più che recitare una parte sembrano preoccupati di fare vedere quanto sono bravi. 





TITANE (JULIA DUCORNEAU / 2021)

Palma d'oro a Cannes e lunghe lingue sul deretano della regista Julia Ducorneau, almeno per me, per ragioni incomprensbili. Il film in realtà parte bene, con questa ballerina/stripper con una placca di metallo in testa che fa sesso con le auto e uccide chiunque le capiti a tiro; poi la seconda parte, totalmente senza senso, irreale ed irrealistica, delude le attese e completa un film che si accontenta di essere strano e provocatorio, dimenticandosi di come si racconta una storia. 




ZACK SNYDER'S JUSTICE LEAGUE (ZACK SNYDER / 2021)

Il primo Justice League era talmente brutto e stupido che avrebbe meritato di essere recensito su questo sito, tuttavia la versione di Zack Snyder, accolta da fan e critici come la venuta del messia,  è ancora più risibile. Quattro ore (quattro!) di scene al ralenty, dialoghi interminabili, flashback inutili, supereroi e supercattivi che spuntano da ogni dove, nel solito trionfo di orrenda CGI, il tutto per raccontare la storia di Batman e Superman che devono recuperare dei quadrati magici e sconfiggere i cattivi X e Y; la cosa peggiore però, è che il film manca totalmente di autoironia e trasuda da ogni singolo fotogramma una pretenziosità insopportabile (cit.), manco fosse I Dieci Comandamenti di DeMille. 



ETERNALS (CHLOE ZHAO / 2021)

Secondo alcuni, addirittura il più bel film Marvel di sempre. La regia di Chloé Zhao è forse la migliore messa in campo nella categoria cinecomic, bellissimi i paesaggi (reali!) e tutto sommato la storia è pure interessante. Peccato che manchi tutto il resto, con una serie di crateri di sceneggiatura e incongruenze con “il grande disegno Marvel” che fa spavento e personaggi monodimensionali, interessanti come un fermaporta, vedi la protagonista di cui ho già rimosso il nome. E anche qui, una pretenziosità totalmente fuori luogo e una durata a dir poco eccessiva, completano il quadro di questo ipersopravvalutato mattone. 



GREEN BOOK (PETER FARRELLY  / 2019)

Essere razzisti è brutto, i neri hanno il ritmo del sangue e gli italiani mangiano la pizza. Potremmo sostanzialmente riassumere così questo film in cui cliché, stereotipi, banalità e prevedibilità trionfano incontrastati. Si tratta di un prodotto del tutto innocuo, il cui messaggio è riassunto meglio da una qualunque pubblicità dei Ringo. Però si sa, Black Lives Matter, quindi Oscar. 





HAMMAMET (GIANNI AMELIO / 2020)

Favino? Fenomenale. Il trucco? Incredibile. La regia? Un capolavoro tecnico. Ma il film? Eh, il film non c'è. Oppure, c'è ma non si vede. Si gira in tondo sul praticamente nulla per oltre due ore in attesa che succeda qualcosa, che poi puntualmente non succede e la noia a tratti è quasi devastante. Sicuramente meglio di una qualunque commediazza italiana del comico di turno, ma tutto sommato una delusione. 





A cura di: Vidur

25 marzo 2022

LE 30 DONNE PIU' BELLE DELLA STORIA DELLE SERIE TV

Perché in questo momento ci gira così.

1. GILLIAN ANDERSON - X-FILES (1993-2018)

Paffutella nelle prime stagioni, in forma strepitosa in quelle di mezzo, incinta nella settima e ottava,  virago-MILF nella dodicesima: Dana Scully in ogni sua versione era, è, sempre sarà il sogno erotico di ogni nerd. 




2. MARINA SIRTIS  - STAR TREK THE NEXT GENERATION (1987-1994)

A proposito di nerd, ogni "Trekkie" che si rispetti avrà di certo consumato gli occhi (e non solo) sulla più bella betazoide dell'universo, il consigliere Deanna Troi, interpretata dall'attrice inglese di origine greca, costretta a non assumere neanche un grammo in sette anni per poter entrare nelle divise/pigiama ideate da quel marpione di Gene Roddenberry.


3. JENNIFER ANISTON  - FRIENDS (1994-2004)

Personalmente, sono del partito Monica, ma visto che l'ho già inserita nell'altra classifica, qui inseriamo Rachel, che insomma non è che fosse poi così male...



4. JENNIFER CARPENTER - DEXTER (2006-2013)

La sua mascella definita e il suo fisico perfettamente statuario sono rimaste le cose migliori di questa serie partita bene e poi presto deragliata, che non vuole neanche decidersi a finire. 




5. ANYA TAYLOR-JOY - LA REGINA DEGLI SCACCHI (2020)

Miniserie molto ben riuscita, anche per merito della bravura e del fascino del tutto peculiare di questa giovane attrice, che riesce nell'impresa di essere figa nonostante abbia gli occhi in due regioni differenti.



6. CYNTHIA DANIEL & BRITTANY DANIEL – SWEET VALLEY HIGH (1994-1998)

In questo pessimo rip-of di Beverly Hills, le gemelle Wakefieled dalla tipica e appariscente bellezza americana, sono l'unica cosa memorabile (assieme alla sigla) di un  telefilm che gioca esclusivamente su tutti gli stereotipi possibili e immaginabili legati ad "un tipico liceo americano".



7. LINDSAY PRICE – BEVERLY HILLS 90210 (1990-2000)

Parlando di Beverly Hills, ovviamente le bellezze si sprecano e prendere una piuttosto che un'altra è solo questione di gusti. Personalmente ho sempre avuto un debole per Janet, la moglie dalle fattezze asiatiche della futura star Asylum Steve Sanders/Ian Ziering. 



8. MISCHA BARTON – THE O.C. (2003-2007)

Restiamo in tema Beverly Hills, con la sua versione anni 2000. Qui, lotta serrata tra Marissa, Summer, Taylor, Alex e pure la MILF Julie Cooper. Pescate chi vi più aggrada, noi diamo un punto in più a Mischa che tra alcool, droghe, revenge porn e una ventina di chili presi, persi e poi ripresi, a 36 anni ha già buttato la carriera nel cesso. 


9. SHERILYN FENN – I SEGRETI DI TWIN PEAKS (1990-1991)

Il Maestro David Lynch non ha mai fatto mistero di amare le belle donne e nel cast della sua serie ultra-cult, ve n'è un'interessante selezione. Da Laura Palmer a Shelly Johnson, passando per Donna Hayward e Jocelyn Packard, puntiamo la nostra fiche su Audrey Horne, perché insomma, come dire di no a questo sguardo?

10. ELISABETH SHUE – THE BOYS (2019-)

Forse non saremo perversi come il Patriota, ma come non apprezzare questa quasi sessantenne ancora in forma strepitosa?




11. MADELINE ZIMA – CALIFORNICATION (2007-2014)

Vi ricordate di Grace, la piccola di casa Sheffield ne La Tata? Ecco, è cresciuta molto bene e in questa serie erotocentrica interpreta una delle 7.583.905 donne che David Duchovny si porta a letto.




12. JULIANNA MARGULIES – E.R. (1994-2009)

Una delle protagoniste della progenitrice di tutte le serie a tema medici, l’infermiera Hathaway è rimasta nei nostri cuori grazie ai suoi boccoli scuri e al suo sorriso rassicurante, nonostante l’aria stravolta e depressa che sfoggiava in quasi tutte le puntate.




13. SARAH CHALKE – SCRUBS (2001-2010)

Notevole ancora adesso, tanto che dalla fine di Scrubs ha recitato in 10 (contate!) serie diverse, la Dottoressa Reed con quell’aria da perversa innocenza e lucida follia , non è stata l’oggetto del desiderio del solo J.D..




14. KATHERINE HEIGL – GREY’S ANATOMY (2005-)


Finiamo il trenino medical con questa procace biondona che negli ultimi anni si sta dividendo fra serie che non ha visto nessuno, con film che non ha visto nessuno. Sarà colpa del fatto che ha la fama di essere simpatica come la merda in tasca? Forse, ma almeno non si è rifatta a tal punto da cambiare tutti i connotati, come la protagonista della serie.




15. LILY RABE – AMERICAN HORROR STORY / ASYLUM (2013)

Il tema della suora sexy sarà forse un cliché datato, ma sapete che a noi piace il vintage.




16. DANA DELORENZO – ASH VS EVILD DEAD (2015-2018)

In questa criminalmente sottovalutata e quasi sconosciuta serie spin-off de La Casa, la protagonista femminile ha il volto di questa attrice di origine siciliana dal classico fascino mediterraneo. Il fatto che per tutta la serie vada in giro a sparare a “deadite” sporca di sangue non fa che farcela apprezzare ancora di più.



17. LUCY LAWLESS – XENA (1995-2001)

Simulare la febbre per restare a casa da scuola e godersi due puntate di Xena alle 11 del mattino fantasticando su Lucy Lawless, era una cosa da farsi almeno una volta al mese.



18. COURTNEY HENGELLER – COBRA KAI (2018-)

In questa fenomenale serie seguito di Karate Kid, tra ragazzine più o meno piacenti, a splendere maggiormente è Amanda LaRusso, che rappresenta il termine di MILF come meglio non si potrebbe.




19. TIFFANI THIESSEN – BAYSIDE SCHOOL (1989-1992)

Eravamo ancora poco più che innocenti bambini quando iniziammo a condividere con Zach Morris la passione per questa bambolona dagli occhi azzurri, transitata poi anche in Beverly Hiils. Se vi ricordate che si chiamasse Tiffani Amber Thiessen, avete ragione, ma ha tolto l’Amber per “essere presa più seriamente come attrice”. E infatti il suo ultimo lavoro è il reboot/sequel di Bayside School uscito l’anno scorso e di cui il mondo ignora l'esistenza.




20. LAUREN GRAHAM / ALEXIS BLEDEL - UNA MAMMA PER AMICA (2000-2007)

Rigorosamente da applicare la Legga della Maniglia: prima la madre, poi la figlia.




21. JAIME PRESSLY - MY NAME IS EARL (2005-2009)

No, non è Margot Robbie, sono due persone diverse, apparentemente.




22. PAMELA ANDERSON – BAYWATCH (1989-2001)

Negli anni ’90 avevamo tutti a cuore i bagnanti di Los Angeles, cioè volevamo che affogassero così potevamo vedere Pamela correre al rallentatore. Il suo top però è nel video dei Lit, dove è alta 20 metri.




23. MILA KUNIS – THAT’ 70’S SHOW (1998-2006)


Questa serie cult, ormai quasi dimenticata, fu la rampa di lancio per la splendida attrice di origini ucraine, perfetta nella parte della petulante e peperina Jackie.




24. KRISTIN KREUK - SMALLVILLE (2001-2011)

Piccola e dal fascino esotico, l’attrice canadese è stata l’oggetto del contendere tra Clark Kent e Lex Luthor, in un’epoca in cui Superman non era ancora diventato motivo di imbarazzo per la Warner Bros.




25. LAUREN AMBROSE – SIX FEET UNDER (2001-2005)


La più giovane della famiglia Fisher è una redhead con uno splendido viso da bambola, in una serie, che nonostante gli alti e bassi, è stata capace di produrre uno dei migliori finali della storia della TV.




26. KALEY CUOCO – THE BIG BANG THEORY (2007-2019)


Perché tutti vorremo essere Leonard almeno un giorno nella vita.




27. CATHERINE BACH – DUKES OF HAZZARD (1979-1985)

Perché tutti vorremmo essere i “cugini” di Daisy Duke almeno un giorno nella vita.




28. BLAKE LIVELY – GOSSIP GIRL (2007-2012)

In questa serie in cui…ehm….una ragazza fa del gossip…? Non ne ho idea, mai visto. Figa, lei è figa.




29. EMILIA CLARKE – TRONO DI SPADE (2011-2019)

Mettiamola per carità, prima che il mondo si offenda.




30. KARIN PROIA – BORIS (2008-2010)

È stato...




A cura di: Vidur











LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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