21 novembre 2010

GRAZIE PADRE PIO

Di Amedeo Gianfrotta con Gigione e Jo Donatello ITA, 2001, Nobile e Rossini Associati

Grazie Padre Pio (1999) on IMDb

“ Un tipo strano mi ha detto di darti queste mille lire e di dirti: che le grazie si ottengono con la fede e non con i soldi”

“Grazie Padre Pio” é uno dei grandi capolavori del cinema trash, protagonisti assoluti di questo piccolo (e breve, circa 40 minuti) gioiello sono il cantante Gigione e il di lui figlio, anch'egli cantante, Jo Donatello. I due, abbandonando il loro repertorio tradizionale (basato su canzoni tipo ti piace il gelatino, uno due tre il biscotto in bocca a te) decisamente biricchino, cambiano registro, ma non qualità, per celebrare la loro devozione al santo di Pietralcina.
La storia inizia così con Gigione che se ne va in tourneé, il figlio Jo Donatello ci rimane male, perché sperava di poter realizzare il suo sogno ovvero cantare con il padre:

“...avevi promesso?!”
“E manterrò la promessa, canteremo assieme”
”Ma quando?”
“Appena torno”
“Tra un mese?!”
“Tu sei giovane, un mese passa in fretta, ti raccomando pensa a studiare e stai attento a mamma”

Jo Donatello però é un giovane scavezzacollo, così invece di studiare se ne va a pranzo a Posillipo con gli amici, tra i quali c'é Sara, a cui deidica una delle tre canzoni presenti nel film. Ora soffermiamoci un'attimo sulla recitazione, sin da questi primi minuti é evidente che siamo su livelli indecorosi; prendete una recita parrochiale, togliete gli interpreti dotati di un minimo di talento naturale, e tenete gli altri, ecco forse adesso potete farvi una minima idea delle vette che raggiunga la recitazione in questo film. Non solo la dizione latita, ma persino la correttezza della grammatica é del tutto assente, a riprova l'immortale dialogo tre Jo Donatello e Sara:

“Scusa Donatello, non perché non mi piace...”
“Non ti é piaciuta la canzone?”
“No anzi mi é piaciuta tantissimo”
“Perché sei triste?”
“E' che penso a tutta quella gente che soffre e combatte quotidianamente per la liBBertà”
“Già questo rattrista molto anche A me”
“Ma adesso basta! Via la tristestezza non stava forse per baciarmi?”

Dopo questa epocale scena, Jo Donatello, per raccogliere soldi per aiutare Sara e la sua causa, si mette sotto la protezione di Don Franco ed inizia a vincere corse clandestine di auto (roba talmente ridicola, che al confronto persino quelle di Speed Demon riescono a fare un figurone), conquistando così il cuore di Sara. Se nonché Gigione torna a casa, e trova la moglie afflitta perché Jo Donatello non studia, non torna a casa, sta fuori la notte e via dicendo... Gigione da buon padre decide di affrontare Don Franco, ma il suo tentativo fallisce miseramente, allora decide di giocarsi il tutto per tutto e di andare a Petralcina a chidere una grazia a Padre Pio.
Jo Donatello, dopo aver detto addio a Sara, che parte per andare in aiuto della gente che combatte per la libertà, torna a casa ma qui non trova suo padre ma solo sua madre:
“E papa andò sta?”
“A Petralcina, a chiedere una grazia”
“Che grazia?”
“Che quello ti fa tornare a casa e ti fa uscire da quel brutto giro”
“Già avuta, vado a prenderlo io. Mammà di' ai ragazzi del complesso di farsi trovare al ristorante La Villa stasera é festa grande... Mammà e quella gente non era poi tanto brutta” (per carità non offendiamo la criminalità organizzata).
Nel frattempo Gigione se ne é andato a Petralcina, regalandoci, durante il viaggio in pullman, una delle vere chicche di questo film ovvero una canzone su Padre Pio. Qui infine incotrerà il figlio, con memorabile abbraccio tra i due. Nel trionfo dei buoni sentimenti il film si conclude al ristorante La Vela, dove i due, finalmente non più in singolo ma in duetto, eseguono una canzone dal refrain trascinante: “E dai cantiamo insieme, cantiamo questa canzone, che ci dà figlio mio tante emozioni, nanainanaina nanainanaina nanana...”
Cult

Recensito da: Azagthoth

VOTI
TRASH: 97/100
Noia 79/100
Ridicolaggine degli effetti speciali np
Presunzione della regia 82/100
Incapacità degli attori 99/100

13 novembre 2010

KILLER BASH (aka Vendetta di Sangue)


Di David Decoteau con Raquel Riskin, Cory Monteith, Sebastian Gacki. USA/2005/Rapid Heart

Killer Bash (2005) on IMDb

Il giovane Robert Hyde viene ucciso per sbaglio dai membri della confraternità “Delta Boys”, gli anni passano, finché il suo spirito desideroso di vendetta, non si reincarna nella giovane studentessa Becky.

Ma come ancora un film di Decoteau?!
Ebbene si, ancora una volta mi accingo a recensire una pellicola di David Decoteau, che volete farci, ormai per me é una missione a cui non posso sottrarmi.
Venendo al film, ci troviamo di fornte alla solita pellicola in pieno Decoteau style, non lasciatevi abbindolare dalla trama che vuole come protagonista una ragazza, a farla da padrone saranno come sempre i giovinetti definiti in boxer. Insomma sapete cosa aspettarvi, ragazze con pigiamoni che vanno dalla caviglia alla gola e ragazzoni in boxer e calzini che si strusciano a destra e a manca.
Ma allora cosa permette a questo Killer Bash di ottenere una valutazione così alta? Cosa lo rende, a mio giudizio, così meritevole di una visione?
Innanzitutto la presenza nel cast di Sebastian Gacki, qui al terzo film con David, il quale dopo aver interpretato la parte del giovane sbarbatello in Brotherhood IV e quella dell'implacabile angelo vendicatore in Beastly Boyz (non due film qualsiasi tra l'altro, ma due pietre miliari del cinema decoteaniano, già recensite in questo blog), qui si erge a mattatore assoluto della pellicola. E' lui a divorarsi la scena ogni volta che entra in gioco, denudandosi ad ogni occasione, bagnandosi i pettorali con qualsiasi liquido, versando della vodka nei boxer dei giovinetti durante il rito d'iniziazione (si, ve lo giuro, fa pure questo) e via dicendo. Insomma, pur non essendo protagonista, riesce a dominare la scena con la personalità di un veterano.
E non é tutto, per sollazzarci David ci regala una girandola di uccisioni ultra ridicole, che meritano di essere elencate una ad una:

SPOILER:
La mattanza di giovinetti si apre con un ragazzo soffocato dal suo stesso bilanciere; il tutto accade nell'indifferenza dei suoi compagni troppo impegnati a pomparsi per accorrere in suo aiuto (della serie fitness or death). Segue la morte di un confratello, il quale durante un allenamento di calcio, inciampa goffamente e picchia la testa contro un gradone di granito. E per chiudere in bellezza il terzo muore soffocato da uno sneakers.
FINE SPOILER

Autentica ciliegina sulla torta é poi l'apparizione di un ragazzo in boxer, la quale può essere considerata la più pretestuosa che la storia del cinema di Decotau (ergo della cinematografia mondiale) ricordi.
In pratica, un ragazzo esce da un portone, scende in strada ed inizia a palleggiare, ovviamente tutto ciò in boxer. Cos'é qualcosa non va? Non dite che non vi é mai capitato nulla di simile...

Recensito da: Azagthoth

VOTI:
TRASH 88/100
Noia 71/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 72/100
Presunzione della regia 40/100
Incapacità degli attori 78/100



9 novembre 2010

MORTUARY – OBITORIO

Di Howard Avedis, con Christopher George, David Wallace, Bill Paxton. USA/1983

Attirati dall'assoluto squallore della confezione del DVD, totalmente privo di alcuna informazione in merito a regista, attori o quant'altro, decidiamo di buttarci su questo misterioso “Mortuary” (da non confondere con l'omonimo film di Tobe Hooper del 2005, una merda inguardabile).
Mai giudicare un libro dalla copertina si dice, ma in questo caso possiamo tranquillamente affermare che la povertà della confezione, rispecchia pienamente la fiacchezza e la prevedibilità di questo film.
Il prologo ci mostra l'assassinio del Dottor Parsons nella sua piscina. Anni dopo Greg e il suo amico Josh si recano alle onoranze funebri dove lavorava Josh, per recuperare dei copertoni in qualità di risarcimento per l'ingiusto licenziamento (che fa anche rima). Lì scopriranno però il capo di Josh, il signor Andrews, e la madre della ragazza di Greg, Christie, impegnati in una seduta spiritica. Mentre Greg è ancora intento a guardare la seduta, Josh viene brutalmente ucciso da uno strano individuo col mantello e il face painting. Da qui in poi, Greg e Christie, cominceranno a cercare Josh e a scoprire chi è l'assassino. Intanto la ragazza continua a soffrire di incubi e sonnambulismo per la drammatica morte del padre, il dottore ucciso all'inizio.
Sembra un po' contorto, ma in realtà non lo è affatto, tanto più che nei primi quaranta minuti non succede assolutamente nulla e il ritmo è catatonico. Nella seconda parte si ravviva un po' con il rientro in scena dell'assassino, la cui identità misteriosa è talmente scontata da far cadere le palle.
[SPOILER]
Ovviamente si tratta dello strano figlio di Andrews, Paul, interpretato da un giovanissimo Bill Paxton (Apollo 13), che offre una prova più che dignitosa, soprattutto se raffrontata alla totale insipienza del resto del cast.
[FINE SPOILER]
In realtà “Mortuary” non è così male: dalla seconda metà in poi il film riprende ritmo e si lascia abbastanza vedere e c'è anche una discreta quantità di cagate con cui farsi quattro risate, in particolare nell'infinita sequenza dell'inseguimento.
Per gli amanti, c'è anche una buona quantità di splatter, un paio di tette e anche un interessante finale aperto, totalmente inutile e senza senso.
Insomma ci troviamo davanti ad un prodotto mediocre un pò in tutti i settori, del tutto perdibile ma con qualche spunto divertente e affascinante.
Solo per i duri e puri.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 72/100
Noia: 75/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 56/100
Presunzione della regia: 81/100
Incompetenza degli attori: 45/100

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: i thriller/horror anni '80 che fanno su 7 Gold a mezzanotte (se non c'è un porno).

29 ottobre 2010

I ROBOT CONQUISTANO IL MONDO (aka Robot Holocaust)

Di Tim Kincaid, con Norris Culf, Nadine Hartstein, Joel Von Ornsteiner, Angelika Jager. USA/1986

Robot Holocaust (1987) on IMDb

"Ma quale può essere l'utilità di quest'uomo nella nostra spedizione? "
 "Forse Nessuna!"
Il protagonista riguardo ad un personaggio assolutamente inutile raccattato durante il percorso (nonchè riguardo al regista del film)

Roboy Holocaust fa schifo.
Semplice a dirsi, non ha scusanti, non ha attenuanti, fa schifo e basta. E' un film povero, brutto, noioso, girato col super8 in uno scantinato e senza una trama, insomma fa così schifo che non potevamo perderlo.

TRAMA

In un ipotetico futuro i robot (o meglio sarebbe a dire due robot) hanno sottomesso gli uomini e li utilizzano come schiavi per tenere acceso il computer a carbone del loro capo, il temibile Doc-One, praticamente una voce che ha come proprio braccio operativo la conturbante e perfida Valeria, un'umana al servizio delle macchine.
E' rimasta in piedi solo una città che vorrebbe, nelle ambizioni del regista, essere New York ma che ha delle preoccupanti similitudini con la periferia di Sesto san giovanni. Qui si incontrano quasi per caso, o più probabilmente per esigenze di copione, gli unici quattro accattoni rimasti liberi, ovvero due uomini assolutamente identici nell'inettitudine (uno dei quali Neil dovrebbe essere il protagonista), un robot buono e celebroleso e una insignificante ragazza a cui è stato rapito il padre-scienziato dal cattivo Doc-One.
L'allegra combriccola di vacanzieri stanchi (scusate volevo scrivere la potente spedizione militare) decide di andare all'assalto della fortezza di Doc-One per annientarlo e recuperare il padre della ragazza, durante il percorso dopo aver sconfitto degli innoqui calzini-carnivori e avere conquistato come alleata la più fastidiosa amazzone del mondo e il loro schiavo, si imbattono in non numerose prove non terribili da non affrontare riuscendo anche a perdere a titolo assolutamente gratuito un paio di componenti del loro già misero esercito.
Del resto a difendere il palazzo di Doc-One (leggasi la sala caldaie del tugurio dove presumibilmente abita il regista) c'è un non potentissimo esercito composto da due robot di latta, la bionda Valeria e un robottino assolutamente inabile a qualsialsi mansione chiamato Zorg o qualcosa di simile.
L'esercito dei babbioni buoni riesce a penetrare nello scantinato-palazzo tramite l'apposito ingresso con tanto di segnalazione e affronta altre prove indicibili tipo buche nel pavimento o mostri con sembianze non umane (che assomigliano terribilmente a moci vileda agitati in penombra) riuscendo ogni volta a faticare tantissimo per girare su se stessi e ritrovarsi al punto di prima.
Nel frattempo gli schiavi rinchiusi a spalare carbone per Doc-One decidono di rivoltarsi fingendo di riempire la caldaia con carbone ma in realtà non riempiendola affatto e indebolendo così Doc-One e la sua memoria da 125 Kb (solo di colpo il disattento Doc-One si accorgerà che la sua potenza è all' 1%).
Arrivati allo scontro finale i nostri (non miei) eroi scoprono che in realtà i temibilisimi e fortissimi cattivi non sono forti nè tantomeno temibili e anzi era presente fin dall'inizio un comodissimo pulsante con scritto "autodistruzione Doc-One, abbassare la levetta per almeno tre secondi".
Finale con l'uomo che batte la macchina, qualche trascurabilissimo caduto di qua e di la, la morte del padre della ragazza di cui tutti se ne strasbattonoe un tizio che se ne va mogio all'orizzonte bofonchiando qualche cosa riguardo alla loro impresa . 
E anche noi ce ne siamo andati mogi bofonchiando qualcosa (di poco carino)  sulla loro impresa.


Recensito da: Ortnid


VOTI
TRASH: 80/100
Noia: 85/100 (e in un'ora e dieci di film ce ne vuole)
Ridicolaggine degli effetti speciali: 90/100
Presunzione della regia: 65/100
Incapacità degli attori: 85/100




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27 ottobre 2010

ZORRO CONTRO MACISTE (Aka Samson and the slave queen)

Di Umberto Lenzi, con Alan Steel, Pierre Brice, Moira Orfei. Italia/1963

Samson and the Slave Queen (1963) on IMDb

Alla morte del re di Spagna Filippo II, due cugine si contendono il trono: la perfida e ambiziosa Malva (Moira Orfei!) e la bella e saggia Isabella (Maria Grazia Spina). Le due si vogliono impadronire del prezioso testamento del re prima che lo faccia l'altra; Malva assolderà il forzuto Maciste, mentre Isabella si affiderà alla spada di Zorro.

I film italiani degli anni '50-'60 erano un florilegio di accostamenti deliranti, con il buon Maciste costretto a viaggiare per tutte le epoche e le nazioni e combattere contro zar, vampiri, dinosauri, demoni, Babbo Natale e Gesù Cristo. In questo caso, ci troviamo nella Spagna del Seicento, dove il nostro muscoloso eroe se la deve vedere con Zorro. Che tra l'altro è messicano, ma vabè. In realtà i due, essendo eroi buoni, finiranno per combattere fianco a fianco: infatti Maciste dopo varie peripezie, intuirà i malvagi piani della principessa Malva e aiuterà Zorro a far incoronare Isabella.

“Zorro contro Maciste” è davvero un bel filmetto trash da guardare con piacere.
Trattasi di un “peplum” prima maniera, con alla regia un giovane Umberto Lenzi alle prime armi. Ai tempi Umbertone non aveva ancora capito come fare le inquadrature, infatti gli attori sono spesso tagliati, ai lati dell'inquadratura, di spalle o fuori dall'immagine quando parlano, creando un inevitabile effetto comico.
Effetto comico che si moltiplica grazie a Maciste, interpretato da Alan Steel, al secolo Sergio Ciani. Barbuto, muscolosissimo e color porpora (sì, porpora), se ne va in giro perennemente a petto nudo, con dei pantaloni alla zuava e dei calzari che assomigliano pericolosamente a delle All Stars grigie. La sua mossa preferita è prendere un nemico e buttarlo addosso ad altri tre con un effetto strike; ma questo Maciste non è solo forte, è anche astuto, come Zorro tiene spesso a precisare.
Lo spadaccino mascherato invece è un personaggio molto meno interessante e più stereotipato.
I due si scontreranno solo una volta in un pateticissimo combattimento in cui ne viene inquadrato solo uno alla volta (e che potete vedere qui sotto). Quando invece si alleeranno, Maciste ne farà fuori 5 in un secondo, mentre Zorro ci metterà 20 minuti per ucciderne uno. Ma non temete, l'amore premierà entrambi.

A parte un fantastico coccodrillo semovente di cartapesta, non c'è nessuna scena particolarmente stupida o memorabile, ma nel suo complesso “Zorro contro Maciste”, grazie ad un buon ritmo, ad una sceneggiatura superficiale e idiota, a personaggi e situazioni improbabili, si rivela il film ideale da guardare in compagnia per farsi quattro risate.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 75/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 71/100
Presunzione della regia: 60/100
Incompetenza degli attori: 55/100






Il duello.

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Maciste contro qualunque cosa, il telefim di Zorro, il video di Discomusic di Elio e le Storie Tese.

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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