6 ottobre 2023

CREATORS - THE PAST

Di Piergiuseppe Zaia. Con Eleonora Fani, Bruce Payne, Jennifer Mischiati, PelleK, Marc Fiorini, Piergiuseppe Zaia, Gérard Depardieu, William Shatner. ITALIA / 2020 / Artuniverse 

Creators: The Past (2019) on IMDb

Dopo migliaia e migliaia di anni, i pianeti si stanno finalmente allineando e come di consueto quando ciò avviene i capi dell'universo si riuniscono in concilio per mettere le loro palle lens in fila come i pianeti al fine di... ehm. Boh. Comunque sembra importante, visto che l'alieno con l'occhietto meccanico che fa ciao ciao sembra molto corrucciato (alieno interpretato tra l'altro da uno spaesato William Shatner, lo storico Capitano Kirk). Come se non bastasse abbiamo un latitante: Dio. Ok, non è che sia proprio Dio, in realtà è un alieno che si chiama Lord Kanaff, responsabile della creazione della razza uomo sul pianeta Terra, avendo ibridato il proprio DNA con quello dell'uomo preistorico. Mentre lo attendono invano gli altri Alieni cominciano a sbeffeggiarlo per quanto faccia schifo l'uomo e si parla addirittura di tradimento. Ma Dio Kanaff è un padre affettuoso e pur rendendosi conto degli errori dei suoi figli è molto legato ad essi, e farà di tutto per convincere il consiglio che sterminare la popolazione della terra e ripartire da zero sia una pessima idea. Tuttavia almeno due degli altri Dei/Alieni, nello specifico quella con il sopracciglio alla Klingon e quello pelato ma con i brillantini al naso, vogliono mettergli i bastoni tra le ruote e conquistare il nostro pianeta. Perchè? Boh.

Devo comunque ammettere che, trucco e parrucco a parte, il buon William Shatner se la passa piuttosto bene per aver superato gli 88 anni...

Nel frattempo i poteri forti rettiliani ed illuminati guidati da un combattuto Gerard Depardieu, ormai prossimo ad avere un campo gravitazionale tutto suo, si sentono minacciati dall'internet, dalla pagina Facebook "Non cielo dicono" e da Mauro Biglino. Di conseguenza si programma alacremente una pandemia globale, una terza guerra mondiale e quattro o cinque scie chimiche tanto per mettere le cose in chiaro e tenere sotto scacco il popolo bue con religioni, alta finanza cazzi e mazzi.

...Di certo non si può dire lo stesso del povero Gerard...

Lord Kanaff, sentendosi braccato dagli altri membri del consiglio, cercherà di nascondere i suoi artefatti del potere, ovvero la sua palla e la password. La palla verrà trasformata in un'arancia e mandata la carnevale di Ivrea (sul serio), dove verrà scagliata sul grugno di uno sfortunato medico che ne entrerà fortuitamente in possesso. La password invece verrà tanata subito dalla aliena-klingon, basta girare il libro di pietra che ha tra le zampe il leone di San Marco a Venezia, ed è già lì bella scritta a pagina due (sul serio). Del resto anche Dio ha bisogno dei suoi post-it su cui appuntarsi le cose importanti, se no si dimentica. A questo punto Kanaff è spacciato, non può che difendersi dagli attacchi degli altri Dei con il suo immenso potere. Ma visto che è pure scarso, viene in un sol colpo esiliato in una specie di cripta dalla quale non può evadere, anche perchè gli hanno hackerato la password del pianeta e non riesce più ad accedere neanche a Netflix. Ma lui è Dio mica per niente... Ha un piano infallibile per recuperarla:


[SPOILER]
Da qui la follia quella vera, manco fino ad ora avessimo scherzato. Praticamente il piano di Dio è quello di chiamare su Discord il figlio di Gesù, che è un bambino di 10 anni sempre attaccato al Tablet. Facendo finta di essere un suo amico, gli dice di finire un videogioco e lo attira in una chiesa abbandonata dalla quale lo addurrà con sè nella cripta. Dio prende sto povero bambino lo trasforma in Conan il barbaro e gli dice: "Allora, prendi la prima a destra, poi torni nel 1932, uccidi Hitler mentre è all'Oktoberfest utilizzando il coltello da ostrica che troverai sotto il ventisettesimo sgabello entrando dall'ingresso est, però prima devi chiamare Gesù che ti deve prestare la macchina. A questo punto torni nel 2023 e prendi la Padana Superiore, fermati al Conad a far benzina che lì costa meno. Segui la strada finchè non arrivi al cimitero di Lambrate. Lì ti metti a contare le lapidi e devi arrivare esattamente a 247. A questo punto ti giri su te stesso cinque volte facendo il verso della procellaria di Parkinson e ti spari otto rum e pera di fila. Comparirà una coppa che in realtà non è una coppa vera e propria e si trasforma in una spada dopo che hai visto "Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù?" almeno due volte in un drive-in. Ora che hai una spada devi tornare nel medioevo dove c'è tuo fratello mezzo scorpione. Portalo in viale Argonne a mangiare tre cotolette con tutto dalle Luride e quando sarà in gastroparesi uccidilo e bevi il suo sangue, così dai suoi fluidi corporei potrai risalire alla password e tornare qui a riferirmela."

Il bambino Conan al terzo chupito.

E niente, nonostante questa spiegazione a dir poco machiavellica il bambino di 10 anni riesce a fare tutte queste cose in 30 secondi. Ma c'è un plot twist, e verrà sgozzato da Bruce Payne che apparirà dal nulla, Così.
[FINE SPOILER]

Oh, finalmente! Un grande ed ambizioso colossal fantasy - sci-fi ad alto budget tutto italiano, vincitore di ben 28 premi nazionali e internazionali, e poco conta che i premi siano tipo "miglior pollo in fricassea alla sagra di San Giovanni in Galdo" e che stando a Wikipedia siano 12 e non 28. Una produzione di questa entità solitamente viene strombazzata a destra e manca dai media visto che viviamo in un paese che da almeno 30 anni è letteralmente uscito dal mondo del cinema internazionale. Eppure di questo non si è poi sentito molto, e dopo il 2020 se ne è proprio persa ogni traccia. Non è da escludere che i poteri forti quelli veri, tra una sostituzione etnica e un ammonimento di Giorgio Soros, abbiano cercato che di affossare questo film in grado di mettere in crisi il sistema. Infatti io ne ho sentito parlare solo qualche mese fa dall'amico Bobby Han Solo (andate a trovarlo!), che mi ha fortemente consigliato di vederlo. E capisco il perchè. Creators è un film completamente folle e sconclusionato, a prescindere dai temi complottisti trattati a cui alla fine è liberissimo di credere o meno. Vi sono dozzine di personaggi, tutti invischiati in assurde sotto trame. Come se non bastasse, queste trame occupano anche diverse linee temporali, affinchè perfino il più attento spettatore (nicchia dalla quale mi tengo a debita distanza) sia ulteriormente messo in difficoltà. I personaggi sono tendenzialmente piatti e monodimensionali, e si fatica a trovare un qualche genere di sviluppo o crescita degli innumerevoli soggetti presenti, neppure dei protagonisti. Il leitmotiv del film è credersela di brutto: innanzitutto il regista Piergiuseppe Zaia è realmente convinto di aver confezionato un capolavoro di introspezione in grado di scardinare l'ordine mondiale. Il nostro Pier è così vanesio e narcisista e sicuro di essere il portatore del Verbo che ha deciso che l'interprete migliore per il personaggio di Gesù Cristo non potesse essere altri che sè medesimo. Per dire.

Se non altro il physique du role non gli manca, ecco il nostro messianico regista mentre ci mostra orgoglioso il premio di miglior film in rassegna alla sagra del coniglio in porchetta di Serra San Quirico.


Se proprio devo salvare due cose, la prima è il comparto tecnico: sebbene un po' naïf il film è oggettivamente gradevole alla vista, e il regista lo sa bene. Questa convinzione tuttavia lo ha portato a fare un uso smodato e fin fuori luogo degli effetti speciali (tutti rigorosamente in cgi). Salvo invece solo a metà il cast semi-stellare, nel quale sono proprio le stelle quelle a brillare meno (giusto Bruce Payne forse sembra avere un quid in più), e dove una figura ben migliore la fa la bella e brava Eleonora Fani, che tra l'altro collabora alla sceneggiatura: facilmente comprensibile il suo profuso impegno, dal momento che il film è di fatto una sua creatura e che si è scelta quello che probabilmente è l'unico personaggio degno di questo nome, o che per lo meno ci mostra un qualche genere di crescita/evoluzione. Il film è stato recitato interamente in lingua inglese (del resto le velleità erano planetarie), ed è stato quindi doppiato in italiano. Ebbene, in questo siamo ad un livello assolutamente top, e sono stati coinvolti nel progetto doppiatori di primissima fascia tra cui Luca Ward (che si prodiga anche in qualità di narratore), Giancarlo Giannini, Maria Pia di Meo e Mario Cordova. Un roster davvero hollywoodiano. 

Fun fact: Eleonora Fani (Lady Airre) non è affatto nera. 


Il film tra l'altro non finisce, e probabilmente non finirà mai: questo doveva infatti essere il primo capitolo di una trilogia composta dai corrispettivi "Creators - The Present" e "Creators - The Future", che a questo punto dubito vedranno mai la luce considerato il fatto che i potenti della Terra vogliono tenerli nascosti al botteghino "Creators - The Past" ha floppato peggio di un'incudine lanciata dal sesto piano. Stiamo parlando di 112.000 € incassati a fronte di un budget di oltre 7 milioni. Diciamo che è uscito in sala nel peggior momento storico immaginabile, ovvero appena prima dello scoppio della Pandemia di Covid-19 (coincidenze? io non credo), fatto che ha di certo contribuito alla clamorosa débâcle sul fronte incassi di questa coraggiosa produzione.

Questa pellicola non ha né capo né coda. É oggettivamente troppo complicata da seguire e mette decisamente troppa carne sul fuoco, risultando indigesta e incomprensibile perfino a chi tutto sommato i lavori di Biglino li conosce e non è del tutto a digiuno di teorie della cospirazione. Non sembra essere stata una buona idea propinare una simile mole di informazioni al pubblico, che alla fine si è recato al cinema per passare la sua oretta e mezza di tempo libero a svagarsi e non certo a incasinarsi il cervello per cercare di seguire le vicende narrate nel girato. In molti punti è talmente arzigogolato e assurdo da risultare assolutamente risibile. 

Un film che ti lascia a bocca aperta, e non necessariamente in senso positivo. Perdersi una tale perla di spacconaggine e di comicità involontaria dovrebbe essere illegale.

Recensito da: Imrahil

TRASH: 90/100
Noia: 72/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 100/100
Incompetenza degli attori: 66/100




Se ti piace guarda anche: Qualsiasi documentario di History Channel trasmesso tra le 2 e le 4 del mattino.


28 settembre 2023

KARATE MAN

Di Claudio Fragasso. Con Claudio Del Falco, Stefano Maniscalco, Stefano Calvagna, Anne Garcia. ITALIA / 2022 / Ipnotica Produzioni

Karate Man (2022) on IMDb

Non potevamo mancare di recensire l’ultima opera del maestro Claudio Fragasso, figura iconica del cinema horror trash italiano, creatore di capolavori immortali ivi recensiti o per lo meno citati come Virus, I Sette Magnifici Gladiatori, Rats, Zombi 3, La Casa 5, Non Aprite Quella Porta 3, Troll 2 (rimanete sintonizzati!) e Operazione Vacanze.  Seppur orfano del suo compagno di mille birichinate, ovvero Bruno Mattei, Fragasso alla veneranda età di 72 anni non ci pensa neanche di andare in pensione e ancora gliel’ammolla, come direbbero n’aaa capitale.

Claudio è un karateka che lotta segretamente da anni contro il diabete mellito di primo grado, fin quando un giorno, nella finale dei mondiali di karate, viene sconfitto dal suo amico Stefano che lo manda pure in coma. Claudio dovrà quindi affrontare una lunga riabilitazione per riprendersi il titolo, riconquistare l’amore della sua donna e pure il suo centro sportivo.

Come avrete intuito, la trama è chiaramente di una banalità sconcertate, identica ad altri mille film del genere sportivo, marzialesco o pugilistico, quindi, non vale neanche la pena soffermarcisi più di tanto, anche se un twist imprevisto mi ha onestamente sorpreso.

Trattasi di un prodotto che, nonostante l’immarcescibile spirito underground di Fragasso, puzza lontano chilometri di pomeriggio di canale 5. L’impostazione sciatta e didascalica di alcune scene più che ricordare Rocky e Karate Kid sanno di Centovetrine e Gli Occhi del Cuore, o ancora meglio di Alex L’Ariete. Il filone narrativo dei problemi economici e amorosi di Claudio è lo specchio della fiction melodrammatica d’accatto, condito da dialoghi ridicoli, faccette buffe e recitazione oratoriale.

A tal proposito, dobbiamo precisare che il protagonista, Claudio Del Falco, è campione del mondo di kick boxing e campione di arti marziali nella vita vera, seppure abbia una discreta esperienza cinematografica alle spalle. E lui, tutto sommato, fa pure una buona figura, così come Stefano Calvagna, nel ruolo dello spietato maneggione Pericle. Calvagna in questo contesto mi ha ricordato Massimo Coda, l’attaccante ora in forza alla Cremonese. Non perché gli somigli, ma perché Coda in serie B segna 20 gol a stagione, mentre in serie A non segna manco con le mani. Così come Coda, Calvagna in questo contesto sembra Al Pacino, mentre in un film normale…beh non ci sarebbe neanche.

Non me la prendo troppo con Stefano Maniscalco, il rivale-amico di Claudio, in quanto anche lui di professione fa il karateka e non l’attore, anche se sembra il fratello segreto di Fabrizio Corona. Difficilmente scusabili invece l’allenatore, tale Marco Aceti e soprattutto l’interesse amoroso di Claudio, Anne Garcia. Brasiliana e bellina, per carità, ma legnosa quanto un tavolo di tortura medievale ed espressiva quanto un vaso di coccio.

Il buon Fragasso ci delizia inoltre con una delle specialità della casa, ovvero il furto. All’inizio e alla fine vediamo immagini di archivio di veri incontri di karate, mescolati goffamente con due telecronisti -che erano chiaramente in uno scantinato e che parlano come Qui, Quo, Qua, concludendo a vicenda le frasi dell’altro- e con gli incontri di Claudio.

Alcune sequenze a dir la verità sono anche quasi credibili, peccato che Fragasso abbia voluto mettere il suo tocco di genio inserendo a caso delle immagini sgranate di un pubblico di un enorme concerto con i telefoni in mano che chiaramente non c’entra un cazzo con tutto il resto. Notevoli anche le sequenze in cui Claudio “comunica” con il padre scomparso che gli ricorda i fondamenti del karate, con uno sfondo psichedelico buddista, un pipistrello e filmati a 10 frame al secondo di lottatori giapponesi che spaccano cose con la testa.


E non ci dimentichiamo dei “cattivi” del film, volutamente (?) così sopra le righe da apparire esilaranti: lui con il buco alla trachea, lei un troione inguardabile e la nipotina hacker conciata come una goth sfigata anni ’90, talmente fuori contesto da sembrare provenire da un altro pianeta.

In chiusura diciamo che l’ora e venti di Karate Man passa abbastanza in fretta, tutto sommato non ci si annoia e regala diverse risate; se siete pure appassionati di arti marziali, alcune sequenze di allenamento e combattimento potrebbero piacervi parecchio, in quanto comunque realistiche e solo occasionalmente rovinate dal fast forward in stile Ridolini.


Fonti non ufficiali parlano di circa un milione di dollari di budget, a fronte di un incasso in sala di 2900 euro. Sì, Fragasso ancora gliel’ammolla.

Ah! Musiche (atroci) di Demo Morselli. 


Recensito da: Vidur


TRASH: 87/100
Noia: 42/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 83/100
Presunzione della regia: 56/100
Incompetenza degli attori: 91/100

 






22 settembre 2023

CHI E' SEPOLTO IN QUELLA CASA? (Aka House)

Di Steve Miner. Con William Katt, George Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Mary Stävin, Michael Ensign, Susan French. USA / 1985 / New World Pictures

House (1985) on IMDb

Il veterano di guerra diventato autore di libri horror Roger Cobb (William Katt) è nel pieno di una vera e propria crisi esistenziale. Cavalcando l'onda del successo dei suoi primi romanzi, Roger sta cercando di concentrarsi, contro il parere di tutti, sulla scrittura delle sue terribili esperienze vissute in Vietnam. Tuttavia, è vittima del blocco dello scrittore e di un pizzico di disturbo da stress post traumatico che lo rende non proprio regolare come un orologio svizzero. Come se non bastasse sta ancora metabolizzando la scomparsa del figlio e il divorzio dalla bella moglie. Il destino interviene presto quando la zia di Roger si suicida inaspettatamente e lui diventa l'unico erede della sua tenuta. Inizialmente intenzionato a venderla, il nostro protagonista decide invece di trasferirsi lì e concentrarsi sulla redazione del suo libro, sperando di aver trovato l'ambiente giusto per proseguire la stesura. Tuttavia le tanto agognate solitudine e tranquillità si riveleranno impossibili da ottenere, complici un vicino ficcanaso e soprattutto una moltitudine di minacce soprannaturali, tra cui attrezzi da giardino volanti e un nutrito caravanserraglio di mostri.



Pensavo di trovarmi di fronte ad un banale seguito apocrifo della sconfinata saga delle case maledette, invece mi ritrovo in compagnia del buon Ortnid a vedere un filmetto piacevole e da un ritmo discreto, un po' a cavallo tra l'horror e la commedia. Ed in effetti a ben guardare vanta natali nobili, o per lo meno "borghesi". Produttore esecutivo il grande Sean Conningham, niente meno che il regista di "Venerdì 13". Impossibile guardando questa pellicola non pensare al ben più celebre cult "The Evil Dead", da cui il film prende un po' più che un'ispirazione: lo spirito è decisamente quello, e ciò non è necessariamente un male. Il prodotto è realizzato con una cura discreta, presentando un mix di mostri animatronic e di pupazzi ripresi in stop-motion. Questi ultimi tra l'altro portano la firma di Mark Sullivan, forse due delle mani più capaci dell'epoca e famoso per aver lavorato a titoli del calibro di Robocop, il remake di Blob, Ghostbusters II e Hook - Capitan Uncino (quest'ultimo, en passant, gli valse la nomination agli Oscar per gli effetti visivi nel 1992), Il risultato è nel complesso gradevole, seppur con qualche incertezza. Il punto debole del film è probabilmente la trama, che pur non essendo  lineare ci è sembrata un po' incerta e leggerina.




[SPOILER]

Attraverso brevi flashback e dialoghi esplicativi, scopriamo che il figlio di Roger, Jimmy, è misteriosamente scomparso mentre giocava nella piscina della casa. Il protagonista dopo aver visto ciò che la casa è in grado di fare si convince a buon diritto che il piccolo Jimmy sia ancora vivo e che sia stato in qualche modo "rapito" dalle entità soprannaturali che in essa dimorano. Coraggiosamente, il provetto papà svolgerà l'intreccio, grazie anche agli indizi lasciati qua e là dalla defunta zia, e si getterà nella parte "nascosta" della casa, ovvero quella che affaccia su un'altra dimensione. Nel finale del film scopriremo che il vero colpevole di tutte le disgrazie di Roger è "Big Ben", un commilitone di Roger durante gli anni del Vietnam. Lo spirito di Ben incolpa Roger per averlo lasciato indietro per essere torturato e ucciso dai Vietcong ed è desideroso di vendicarsi dalla tomba! Ciò porta infine a uno scontro culminante in cui Roger dovrà affrontare le sue paure, imparare a perdonarsi e trovare il modo di scongiurare l'entità Ben stavolta per sempre. In definitiva, volendo rispondere alla domanda dell'incommentabile titolo italiano: chi è sepolto in quella casa? Un cazzo di nessuno.

[FINE SPOILER]

Cucù


Questo "cattivone" o mostro finale che dir si voglia è forse la cosa che ci ha convinto meno di tutto il film. Seppur terribile il suo destino ci è sembrata una motivazione un po' moscia per organizzare una tale persecuzione soprannaturale, senza contare che non viene mai spiegato come questa normalissima persona sia stata in grado di ottenere un tale potere. Negli sviluppi finali il film sembra volerci suggerire che tutti questi mostri, ed in particolare Ben, siano in realtà il frutto della mente malata di Roger, alimentata dal suo senso di colpa che rende questa particolare apparizione come quella principale. Tutto molto bello e pure plausibile, se non fosse che questa teoria è smentita da tutto il resto del film: I mostri possono essere visti da tutti i personaggi e il figlio Jimmy e veramente scomparso. Un bel buco, difficilmente perdonabile in una produzione tutto sommato di una certa qualità. Veniamo compensati dalla brillantezza del film, mai noioso e di grande intrattenimento. Nel complesso, una visione piacevole.  

Recensito da: Imrahil


VOTO CLEAN: 72/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La Casa di Sam Raimi

15 settembre 2023

MIAMI GOLEM

Di Alberto De Martino. Con David Warbeck, Laura Trotter, Loris Loddi, John Ireland, Giorgio Favretto. 1985 / Italia -USA / Filmustang

Invasion Roswell (2013) on IMDb

Alberto De Martino non è un nome nuovo su Pellicole dall’Abisso; è stato un onesto mestierante che negli anni ’60 si è dedicato principalmente ai peplum e agli spaghetti western, per poi virare su horror e fantascienza negli ultimi anni di attività. Su queste pagine virtuali ci siamo occupati del mitologico Uomo Puma e di 7, Hyden Park: La casa maledetta. Il qui presente Miami Golem non raggiunge né le esilaranti vette trash del supereroe con i mocassini, né la dignitosa mediocrità di Hyden Park, ma rimane in quel triste limbo di schifo poco divertente e molto frustrante.

Un giornalista TV di Miami viene inviato presso un'università locale per confezionare un servizio su un professore che sta clonando una cellula dal DNA trovato all'interno di un meteorite; si ritroverà coinvolto in un’avventura con malvagi uomini d’affari, alieni telepatici e un feto birichino.

Filmaccio infame, noioso, inutilmente complicato e infarcito di una serie di cose totalmente senza senso, a partire dalla premessa. Già di per sé l’idea di clonare una cellula a caso trovata su un meteorite non sembra proprio brillantissima, poi il fatto che per farlo si debba unire astrofisica e ingegneria genetica è ancora più risibile. Si scopre in seguito che in questa cellula risiede del materiale organico appartenente ad uno spietato e potentissimo essere alieno, di cui un gangster vuole impadronirsi per distruggere il mondo. 


Ci sono anche dei messaggi sublimali a forma di proiezioni astrali provenienti dagli etruschi di Atlantide. O qualcosa del genere.

A fermarlo ci penserà il reporter di cui sopra e una bionda che è anche un po’ medium (cit.) che con la sola imposizione delle mani (cit.) riesce a comunicare con degli alieni. Ad interpretare il reporter è David Warbeck, solido caratterista del bis transitato in un milione di merdate contrappuntate da qualche isolato gioiello come …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà di Fulci e Quella Villa in fondo al Parco. Probabilmente la consapevolezza di stare girando una delle peggiori boiate della sua fulgida carriera, hanno portato Warbeck a recitare con una legnosità e un disinteresse quasi insostenibile. Fa un po’ meglio la sua compagna di sventura Laura Trotter, anch’essa specializzata in film di genere e che per lo meno ci delizia con un nudo frontale integrale che definire gratuito sarebbe un pallido eufemismo.


 Ma sta roba è passata su Italia 1??? Come e quando???

Qualche spunto divertente in realtà c’è. Il primo è quando il reporter viene assaltato ad un elicottero in piena campagna, lui si difende a pistolettate, fino a quando passa per caso uno scuolabus guidato da due neri vestiti da anni 30’, uno dei quali gli dice qualcosa del tipo “ehi, fradello, non si sbara ad ucello con grandi ali”. Il secondo è quando gli alieni devono comunicare col reporter: per non spaventarlo o molto più probabilmente per risparmiare sul budget, lo faranno prendendo possesso del corpo del giornalista stesso, con una sorta di effetto caleidoscopico di tragica povertà. 

E infine c’è il feto, il famoso golem. In realtà la creatura ha quell’aspetto pupazzoso inquietante e ridicolo il giusto (e del resto dietro c’è un certo Sergio Stivaletti) ed è un peccato che venga tirato fuori solo negli ultimi dieci minuti di film. 

Il feto che vuole distruggere l'universo e....

...l'intrepido reporter che lo salva.

A sua parziale difesa, De Martino sostenne che la produzione gli aveva impedito di lavorare sul montaggio finale e che quindi disconosceva la paternità del film. Può essere, ma l’imbarazzante sceneggiatura era comunque sua, così come una regia sciatta e impiegatizia. Gli va comunque ascritta una certa lungimiranza: avendo subodorato l’imminente declino del cinema di genere italiano, lasciò la regia proprio dopo questo mezzo aborto per dedicarsi al doppiaggio e all’adattamento. 

In ogni caso, ora che sapete che il film ha fatto schifo anche al regista stesso, avete tutti gli elementi per decidere saggiamente di rimanerci alla larga.


Recensito da: Vidur

TRASH: 67/100

Noia: 82/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 78/100

Presunzione della regia: 46/100

Incompetenza degli attori: 83/100

9 settembre 2023

RETROSPETTIVE DALL'ABISSO: The Asylum (Parte II)

Continuiamo il nostro viaggio nel "Manicomio" di Hollywood. Se te la sei persa, trovi la prima parte qui.

a cura di: Imrahil 


LE CAUSE LEGALI

«Io non voglio abbindolare nessuno, sto solo tentando di vedere realizzati i miei film. Molti fanno tie-in tutto il tempo, solo che lo fanno in modo più sottile; un altro studio potrebbe fare un film con giganteschi robot in coincidenza della pubblicazione di Transformers e chiamarlo "Robot Wars". Noi chiameremo il nostro Transmorphers» 
David Latt

Ecco a voi un incattivito Transmorpher (è pure difficile da scrivere)


Come potrete immaginare, dedicarsi alla realizzazione di mockbusters è dal punto di vista legale come correre contromano in autostrada, ma David Latt non è certo uno sprovveduto. Infatti non è propriamente corretto dire che i film della Asylum siano delle riproduzioni pari pari del film a cui si "ispirano": la maggior parte delle volte il film (o per lo meno la trama) non centra assolutamente nulla con il corrispettivo film di successo, il che pone The Asylum in una forma di protezione dalle cause che inevitabilmente colpivano gli studi californiani. La difesa di Latt era tanto semplice quanto impenetrabile: "Non è lo stesso film, parla di tutt'altro, è una vera sfortuna che i titoli siano così simili. Anzi, siete voi che state danneggiando me! Il mio film è uscito prima!". Le cause comunque fioccano a destra e a manca, ma molto raramente si giunge ad una seria condanna, ed il più delle volte l'Asylum se la cava apportando minime modifiche al titolo. Negli Stati Uniti è sufficiente usare un sinonimo. E' il caso di American Warship del 2012, che si sarebbe dovuto chiamare "American Battleship" e faceva il verso al già pessimo "Battleship" della Universal Pictures. Fantastico il triplo salto carpiato fatto dagli avvocati della Asylum in occasione dell'uscita del film "Lo Hobbit" diretto da Peter Jackson: La casa di produzione venne citata in giudizio da tre colossi (Warner Bros., New Line Cinema e Metro-Goldwyn-Mayer) in vista della produzione dell'ennesimo mockbuster, che si sarebbe dovuto chiamare "Age of the Hobbits". Questa volta non bastò dire in tribunale che gli "Hobbit" di cui si parla nel film della Asylum non sono ispirati a quelli di J.R.R. Tolkien, e venne emanato un ordine restrittivo per impedirne l'uscita. Poco male; il titolo venne cambiato in "Clash of Empires", ammiccando questa volta al film "Scontro tra Titani" (Clash of Titans in inglese) senza apportare alcuna ulteriore modifica, neppure alla locandina. Geniale.

Prima...


...e dopo.


IL SUCCESSO MAINSTREAM: SHARKNADO E Z NATION

«Gli squali funzionano e anche i disastri funzionano. Mettili insieme e ne tirerai fuori qualcosa»
Anthony Ferrante, Regista di Sharknado

Chissà, forse essersela vista così brutta e aver subito per la prima volta una seppur blandissima condanna ha contribuito alla nascita di quello che possiamo considerare il più grande successo della Asylum: il franchise Sharknado. Con questo prodotto la casa di produzione getta la maschera e va in completo all-in: nasce Sharknado, un prodotto completamente originale che la butta totalmente, sfrontatamente in caciara. Basta film copiati con pretese di serietà, basta girare film brutti perchè ci sono poche idee e un budget ridicolo. Ci prendono per il culo perchè facciamo B-Movies? Adesso glielo spieghiamo noi cos'è un vero B-Movie. SBAM! 


Nel 2013 esce finalmente sul canale SyFy questo assurdo film che non ci prova neanche, ma entra nel cuore di un sacco di persone e soprattutto sfonda i confini di quella piccola nicchia di cui parlavamo nella prima parte di questo articolo, e viene letteralmente divorato anche da chi di film di merda non è poi che se ne intenda. La miscela è vincente, perchè il film è totalmente caricaturale, una presa in giro di se stessi che va ad esasperare tutte quelle logiche che rendono tale un film di merda. Il successo, forse per la prima volta in casa Asylum, è planetario. Il film viene addirittura proiettato al cinema in Inghilterra. Nonostante rimanga in sala per una sola notte gli incassi arrivano a 200.000 sterline, che spannometricamente corrispondono al 20% del budget stanziato. Mica male! Seguiranno a questa uscita, con cadenza praticamente annuale, ben cinque sequel, tutti di discreto successo. 

Parliamo di un successo da meritare merchandising e addirittura un Funko-pop.

Non di soli film vive l'uomo, avrebbe detto Gesù Cristo se fosse vissuto nell'epoca dei lockdown e del Covid-19: nel 2014 The Asylum si lancia nel mondo delle serie TV, producendo l'ambizioso e oggettivamente godibile Z Nation. La suddetta serie sbarca su Netflix e, pur essendo sulla carta solo una brutta copia di "The Walking Dead" riscuote un buon successo, questa volta anche con la critica. Ad oggi siamo arrivati a cinque stagioni ed uno spin-off (Black Summer), la cui valutazione complessiva raggiunge un ragguardevole 6,7 su IMDB. 

Considerato lo sfacelo finale di "The Walking Dead", questo Z Nation probabilmente è pure migliore.


LE STAR

Con lo sterminio di film che la Asylum ha fatto uscire (stiamo parlando di qualcosa come 238 lungometraggi in 26 anni) di attori da quelle parti se ne sono visti passare parecchi. Tratto comune di tutti loro ovviamente deve essere il basso cachet per politica aziendale, ma in mezzo a un enorme numero di nullità noteremo un sacco di figure ricorrenti, tra le quali spiccano artisti dimenticati, come la pop star degli anni '80 Tiffany, per non parlare di Graham Greene, co-protagonista di "Balla coi Lupi". Troviamo in alcuni film il ben riconoscibile volto di Machete, Danny Trejo. Perfino Carmen Electra ad un certo punto della sua carriera è finita nel giro della Asylum e si presta come co-protagonista di 2-Headed Shark Attack, in cerca di un tozzo di pane raffermo. Come non citare l'attrice e stuntwoman neozelandese Zoë Bell, uno dei tanti feticci di Quentin Tarantino, sarà la protagonista di "Mercenarie", rivisitazione in gonnella dei mercenari guidati da Sylvester Stallone. E, ovviamente, non può mancare l'immenso e vanesio David Hasselhoff chiamato spesso e volentieri ad interpretare niente popò di meno che sè stesso. 


Possiedimi, David


LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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