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22 settembre 2023

CHI E' SEPOLTO IN QUELLA CASA? (Aka House)

Di Steve Miner. Con William Katt, George Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Mary Stävin, Michael Ensign, Susan French. USA / 1985 / New World Pictures

House (1985) on IMDb

Il veterano di guerra diventato autore di libri horror Roger Cobb (William Katt) è nel pieno di una vera e propria crisi esistenziale. Cavalcando l'onda del successo dei suoi primi romanzi, Roger sta cercando di concentrarsi, contro il parere di tutti, sulla scrittura delle sue terribili esperienze vissute in Vietnam. Tuttavia, è vittima del blocco dello scrittore e di un pizzico di disturbo da stress post traumatico che lo rende non proprio regolare come un orologio svizzero. Come se non bastasse sta ancora metabolizzando la scomparsa del figlio e il divorzio dalla bella moglie. Il destino interviene presto quando la zia di Roger si suicida inaspettatamente e lui diventa l'unico erede della sua tenuta. Inizialmente intenzionato a venderla, il nostro protagonista decide invece di trasferirsi lì e concentrarsi sulla redazione del suo libro, sperando di aver trovato l'ambiente giusto per proseguire la stesura. Tuttavia le tanto agognate solitudine e tranquillità si riveleranno impossibili da ottenere, complici un vicino ficcanaso e soprattutto una moltitudine di minacce soprannaturali, tra cui attrezzi da giardino volanti e un nutrito caravanserraglio di mostri.



Pensavo di trovarmi di fronte ad un banale seguito apocrifo della sconfinata saga delle case maledette, invece mi ritrovo in compagnia del buon Ortnid a vedere un filmetto piacevole e da un ritmo discreto, un po' a cavallo tra l'horror e la commedia. Ed in effetti a ben guardare vanta natali nobili, o per lo meno "borghesi". Produttore esecutivo il grande Sean Conningham, niente meno che il regista di "Venerdì 13". Impossibile guardando questa pellicola non pensare al ben più celebre cult "The Evil Dead", da cui il film prende un po' più che un'ispirazione: lo spirito è decisamente quello, e ciò non è necessariamente un male. Il prodotto è realizzato con una cura discreta, presentando un mix di mostri animatronic e di pupazzi ripresi in stop-motion. Questi ultimi tra l'altro portano la firma di Mark Sullivan, forse due delle mani più capaci dell'epoca e famoso per aver lavorato a titoli del calibro di Robocop, il remake di Blob, Ghostbusters II e Hook - Capitan Uncino (quest'ultimo, en passant, gli valse la nomination agli Oscar per gli effetti visivi nel 1992), Il risultato è nel complesso gradevole, seppur con qualche incertezza. Il punto debole del film è probabilmente la trama, che pur non essendo  lineare ci è sembrata un po' incerta e leggerina.




[SPOILER]

Attraverso brevi flashback e dialoghi esplicativi, scopriamo che il figlio di Roger, Jimmy, è misteriosamente scomparso mentre giocava nella piscina della casa. Il protagonista dopo aver visto ciò che la casa è in grado di fare si convince a buon diritto che il piccolo Jimmy sia ancora vivo e che sia stato in qualche modo "rapito" dalle entità soprannaturali che in essa dimorano. Coraggiosamente, il provetto papà svolgerà l'intreccio, grazie anche agli indizi lasciati qua e là dalla defunta zia, e si getterà nella parte "nascosta" della casa, ovvero quella che affaccia su un'altra dimensione. Nel finale del film scopriremo che il vero colpevole di tutte le disgrazie di Roger è "Big Ben", un commilitone di Roger durante gli anni del Vietnam. Lo spirito di Ben incolpa Roger per averlo lasciato indietro per essere torturato e ucciso dai Vietcong ed è desideroso di vendicarsi dalla tomba! Ciò porta infine a uno scontro culminante in cui Roger dovrà affrontare le sue paure, imparare a perdonarsi e trovare il modo di scongiurare l'entità Ben stavolta per sempre. In definitiva, volendo rispondere alla domanda dell'incommentabile titolo italiano: chi è sepolto in quella casa? Un cazzo di nessuno.

[FINE SPOILER]

Cucù


Questo "cattivone" o mostro finale che dir si voglia è forse la cosa che ci ha convinto meno di tutto il film. Seppur terribile il suo destino ci è sembrata una motivazione un po' moscia per organizzare una tale persecuzione soprannaturale, senza contare che non viene mai spiegato come questa normalissima persona sia stata in grado di ottenere un tale potere. Negli sviluppi finali il film sembra volerci suggerire che tutti questi mostri, ed in particolare Ben, siano in realtà il frutto della mente malata di Roger, alimentata dal suo senso di colpa che rende questa particolare apparizione come quella principale. Tutto molto bello e pure plausibile, se non fosse che questa teoria è smentita da tutto il resto del film: I mostri possono essere visti da tutti i personaggi e il figlio Jimmy e veramente scomparso. Un bel buco, difficilmente perdonabile in una produzione tutto sommato di una certa qualità. Veniamo compensati dalla brillantezza del film, mai noioso e di grande intrattenimento. Nel complesso, una visione piacevole.  

Recensito da: Imrahil


VOTO CLEAN: 72/100




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13 giugno 2023

HO VOGLIA DI TE

Di Luis Prieto. Con Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Katy Saunders, Susy Laude, Giulia Elettra Gorietti, Filippo Nigro, Ivan Bacchi.
ITALIA / 2007 / Cattleya - Warner Bros.

 Ho voglia di te (2007) on IMDb

In fregola come una ragazzina di 13 anni che ha appena scoperto il proprio corpo ed a pochissimi giorni dalla visione di "Tre metri sopra il cielo" mi getto a capofitto sul sequel! Anche per questo altrettanto noto film, pur essendo universalmente considerato prodotto peggiore rispetto al suo predecessore, temo di avere cattive notizie: neanche "Ho voglia di te" fa ridere. Che amarezza! Questa volta ero davvero speranzoso.

Il nostro caro Step torna dagli Stati Uniti dopo due anni di assenza. La perdita di Babi e dell'amico Pollo lo avevano scosso al punto da fargli prendere la comprensibile decisione di cambiare completamente vita, tuttavia eccolo qua a Fiumicino pronto ad essere nuovamente accolto in seno alla Capitale. Ma ci sono dei fotografi addirittura? Boh, qualcuno gli sta facendo delle foto. Vabè, sarà stata una mia impressione... Tornato in città è tutto un amarcord. Rivede tutti i cari amici di una vita (mai visto uno di questi tizi nel film precedente) e incontra pure Pallina, l'ex fidanzata di Pollo nonchè comune amica di Babi: 

"Ma quindi? L'hai sentita?"
"Ma chi?"
"Eh, tua madre quella buttana..."
"Ah... Babi? no no, ma chemmefrega, checcefaccio."
"Vabbuò..."

In ogni caso, stasera tutti a cena che è tornato Step e lo festeggiamo! Daje! Solo che il nostro beniamino deve fare benza alla moto (che tra l'altro è tutt'altro modello rispetto a quella che aveva nel precedente film, ma non soffermiamoci sui sofismi). Si ferma all'Agip, mette i soldi nel distributore e.. niente, c'è il lucchetto sulla pompa. Calci, urla e strepiti. Si allontana di qualche metro e compare un pandino scassato con un tizio col passamontagna che, provvisto delle chiavi del lucchetto, ruba la benza al povero Step. Il nostro eroe però come ben ricordiamo è praticamente un capobastone della banda della Magliana e conosce tutti i trucchetti del mestiere: becca il malvivente e va a muso duro a fargli brutto. Peccato che il cosiddetto malvivente sia in realtà Laura Chiatti, scoperta che porterà il nostro bello e dannato protagonista a trasformarsi da giustiziere della notte a Rodolfo Valentino nel giro di letteralmente 15 secondi. Con un abilissimo trucco Step infatti convincerà la bella Gin a scarrozzarlo alla cena con i suoi amici, visto che alla fine la benzina è la sua. Sequestro di persona? Decisamente si, ma se hai la faccia di Riccardo Scamarcio sei solo molto romantico, se avesse avuto la mia faccia sarebbe già stato preso in custodia e per lo meno condannato agli arresti domiciliari.

Dopo questa cena estemporanea, durante la quale assisteremo a scene degne di uno zoo in cui giovani romani si tirano il pane come se fossero dei bonobo appena strappati dalla loro rigogliosa foresta pluviale, la bella Gin è già cotta di lui. 

Dunque, da questo momento in avanti la storia diventa bella complessa, per non dire totalmente caotica: la realtà è che succedono davvero un sacco di cose, che un po' di sovrappongono, un po' non centrano un beneamato, un po' si intrecciano male. Insomma, un gran bel mappazzone che sarebbe estremamente tedioso e fine a sè stesso ridurre a mera cronaca. Vi basti sapere che Gin è fondamentalmente una psicopatica mentre Step è una versione molto annacquata del sè stesso di "Tre metri sopra il Cielo" e farà più di una volta la magra figura del gonzo e del bambascione. Saltando quindi a piè pari tutte le sotto-trame trascurabili mi lancio in una violenta sezione spoiler nella quale eviscereremo il pezzo grosso della vicenda.

[SPOILER]


"'Amore te lo giuro... io stavo prendendo il sole supino in spiaggia e lei mi è caduta sopra a cavalcioni, è stato un incidente!"

Premessa importante. Gin vuole fare la valletta in TV e partecipa ad un programma televisivo in degli studi in cui lavora anche Step. Perchè mai il nostro protagonista perdigiorno dovrebbe lavorare in uno studio televisivo? Beh, perchè papi gli ha trovato il posticino, povero cucciolo spaurito. Durante le riprese di una di queste puntate avverrà la seguente conversazione tra i due innamorati:

"Step, amore, stasera io e la mia amica di cui non ricordo il nome siamo state invitate al coca-party dello studio durante la quale certamente NON dovremo donare il nostro corpo ai produttori per avere altre parti in successivi programmi televisivi, vuoi venire?"

"Guarda Gin, verrei davvero volentieri ma purtroppo il mio amico di cui non ricordo il nome mi ha invitato a questa strana festa in un loft ai Parioli con tutta la Roma bene, boh mi chiedo chi potrebbe mai esserci sono curioso al punto che penso parteciperò. Mi spiace, ci si dopo?"

"Bella."

Ovviamente, chiunque abbia visto il precedente capitolo sa che "festa pariolina" a base di caviale e champagne chiama quasi immediatamente Babi, che apparirà a Step manco fosse la Madonna di Fatima in procinto di snocciolare un paio di profezie. Non solo. Visto che Step si presenterà alla festa per motivi ancora da chiarire senza un mezzo di trasporto, costei si riproporrà di riaccompagnarlo a casa. La ben furbetta Babi, invece che a casa, porterà il nostro bellimbusto dalle parti del castello sulla spiaggia dove venne deflorata due anni prima e i due faranno all'amore in memoria dei vecchi tempi. Tornando verso la città e aspettato con precisione chirurgica il momento in cui il peggior acquazzone della storia della Città Eterna decide di prorompere al massimo della sua intensità, Babi dice a Step di scendere dalla macchina, di farsela a piotte dal Colosseo affanculo ovunque dovesse andare lui e che comunque "Tipo tra una settimana mi sposo, volevo vedere se mi facevi ancora effetto." confermandosi la regina delle troie che avevamo già imparato a conoscere nel precedente capitolo. Va in questa occasione specificato che l'Intera parte di Babi è poco più di un cammeo: sono pochissime le scene in cui compare e per la maggior parte del tempo è più una oscura presenza che aleggia sopra l'intera pellicola. Bene così, anche perchè in questa prova la nostra Katy Saunders è decisamente impresentabile, per lo meno dal punto di vista recitativo. 

Detto ciò, al coca-party l'amica di Laura Chiatti sta per subire una non poi così imprevedibile violenza sessuale da parte di un pezzo grosso della produzione, ma Gin interviene coraggiosamente e riesce a portarsela via in tempo. Step arriva dopo seimila ore a piedi dal Colosseo bagnato come un pulcino: "Dove CAZZO eri? è tutta la notte che ti chiamo. La mia amica che non mi ricordo come si chiama è stata quasi violentata, è stato Tizio della produzione." Al che il nostro protagonista si riprende qualche punto, facendo irruzione alla festa e riempiendo di botte il molestatore in una scena che potremmo definire l'unica del film in linea con il personaggio che ci è stato presentato nel film precedente. Questo però non basta per Gin, è delusa e va riconquistata. Step il giorno dopo andrà a casa sua, ma ci troverà solo il fratello che lo fa accomodare nella cameretta della ragazza. Lì, mezzo nascosto sotto il letto, troverà il diario segreto di Gin, cosparso di sue foto, pagine con cuoricini e "STEP TI AMO" "TVTB" compilate in lunghi anni da liceale. Era lei che faceva le foto all'aeroporto. Lo stalkera da anni. 


Step, invece di andare seduta stante dai carabinieri, decide che l'unico modo di rispondere a cotanto cringe è di tappezzare l'intera via con una foto visibile solo dalla Stazione Spaziale Internazionale di lui e Gin che si baciano con scritta sopra la frase "Ho voglia di te". Solo ora, con il cringiometro ormai fuori scala, possiamo finalmente porre fine ai nostri strazi vedendo apparire i titoli di coda.

Eh lo so, non si capisce un nulla, ma come potete vedere dalla proporzione con le palme è una roba tipo muraglia cinese

[FINE SPOILER]

Degno erede del predecessore, forse meno infantile e con una regia se possibile ancora più piatta. Si rinuncia alle stravaganze del DJ di radio Caos e assieme a lui si perdono gli unici espedienti comici dell'intera narrazione che risulta questa volta pienamente intollerabile. Troppo banale, troppo stereotipata, inaccettabile perfino per un teenager. Film agile come un pachiderma zoppo, caotico e assolutamente terribile sotto qualsiasi punto di vista mi venga in mente in questo momento. Questa ciofeca rimarrà tristemente nota esclusivamente per aver dato inizio alla fastidiosa moda dei lucchetti dell'amore, che hanno con il loro eccessivo peso causato addirittura la rottura dei lampioni di ponte Milvio. Uno storico luogo sul quale si decise più volte il destino di Roma deturpato da questa ridicola pratica pseudo-romantica. Mi fate cagare. 

Manco a li cani!

Recensito da: Imrahil

TRASH: 49/100
Noia: 84/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: -
Presunzione della regia: 8/100
Incompetenza degli attori: 77/100




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6 marzo 2023

LE MANIE DI MR. WINNINGER OMICIDA SESSUALE (Aka The Horrible Sexy Vampire, El Vampiro de la autopista)

Di Jose' Luis Madrid. Con Anastasio Campoy, Susan Carvasal, Luis Induni, Patricia Loran, Ada Tauler, Marya Trovar, Anthony Ramis, Luis Marugan, Waldemar Wohlfahrt, Barta Barry. SPA / 1971 / FIDA

The Horrible Sexy Vampire (1971) on IMDb

Direttamente dall'abisso più profondo e nero che se avessi incontrato L'ispettore Lucarelli del film di Enzo Acri mi avrebbe detto "Uè Uagliu', ma aro' vai?" vi presento questa colossale martellata sulle gonadi che ci regala la Spagna di Francisco Franco.  Ecco a voi "Le Manie di Mr. Winninger omicida Sessuale", visione che ho intrapreso domenica scorsa esclusivamente per cercare di far addormentare il nano. Risultato, papà Imrahil K.O. dopo i primi 40 minuti e bambino completamente sveglio e devo dire ahimè immune al fascino del thriller in oggetto almeno quanto il padre. 

Una non particolarmente giovane coppia fa tappa in uno squallido motel per fare quello che di solito si fa in uno squallido motel. Dopo circa 10 minuti in cui seguiamo ogni mossa dei due innamorati mentre a turno si fanno la doccia ad un certo punto lui si strangola da solo. Lei dopo un po' lo vede e anche lei si strangola da sola. Un caso bizzarro, non trovate? 

Il giorno dopo un baffuto ispettore interroga il medico legale per avere gli ultimi aggiornamenti sulle due vittime. Quest'ultimo gli mostra tutto soddisfatto una specie di macchia di caffè sul collo della ragazza e dice "Mmmh ispettore, ho una teoria inattaccabile e dimostrabile al 100%. Venga da me stasera a bersi un amaro che le racconto tutto". Durate il loro incontro notturno il dottore, palesemente al settimo bicchiere di Stock 84, getterà in grembo all'ispettore una copia di Dracula di Bram Stoker e comanderà: "Orsù! Legga la pagina dove ho messo il segnalibro!". L'ispettore dunque enuncia l'unica frase dell'intero libro che nulla abbia a che fare con i vampiri, ma leggendo il titolo capisce dove il medico vuole andare a parare. Dopo il club del libro il dottore snocciolerà una serie di nozioni e trivia su questo misterioso e disabitato castello dei Winninger, citando manco fosse Wikipedia una serie di omicidi irrisolti avvenuti da quelle parti e che sembrano ripetersi ciclicamente ogni tot anni. "Ohohoh, fandonie, panzane, fanfaluche da infanti. Ma andrò a controllare il castello disabitato uguale identico a quello di Dracula di cui mi ha parlato". Dopo questo dialogo lo spettatore potrebbe tranquillamente interrompere la visione e dedicarsi a più costruttive attività, dal momento che l'intero intreccio del film è stato brutalmente spoilerato. 

"Un altro Biancosarti, commissario?"

La sera stessa (mai visto uno spagnolo tanto solerte, ma va detto che il film sarebbe ambientato in Inghilterra) si reca accompagnato da due comparse expendables presso il castello, dove si strangolerà da solo. Errata corrige, in realtà il vampiro, che ovviamente c'è, ci farà la cortesia di mostrarsi in occasione dell'omicidio dell'ispettore. Nulla da segnalare, è un distinto signore con i capelli fulvi che parla con l'eco ed indossa un mantello indistinguibile da quello indossato da Aldo Baglio in "tel chi el telùn" durante il celebre sketch in cui il comico siciliano impersona il conte Dracula. Confesso però che non mi sarei aspettato la morte dell'ispettore a questo punto del film, è stato oggettivamente un piccolo colpo di scena. Bravi!

Il caso sta diventando spicy, quindi viene coinvolto un ispettore senior e la gente inizia a morire fuori campo per tappare eventuali buchi di sceneggiatura:

"Vorrei interrogare il custode del castello." 

"Eeeeh guardi commissario, è morto proprio ieri nel suo letto per cause naturali, che disdetta."

"Mannaggia, ho però saputo che c'è un testimone chiave, portatelo subito nel mio uff..." 

"Chi, l'agente Smith? Eeeeh no, guardi fino a mezz'ora fa stava bene eh, però purtroppo a quanto pare è deceduto..."

Bene ma non benissimo. 

Ma finalmente arriva il pollo da incolpare e l'ispettore già si vede con i galloni da generalissimo: si presenta infatti direttamente nell'ufficio dell'ispettore il buon Adolf, un discendente diretto del vecchio proprietario del castello che giustamente vuole andarci a vivere con la sua compagna Susan, ma deve far togliere i sigilli alla polizia. Il bellimbusto viene accontentato, ma la scia di sangue continua e, nonostante gli omicidi siano palesemente cominciati ben prima del suo arrivo, egli diviene il principale sospettato perchè alla polizia nessuno vuole sentir parlare di vampiri.

Adolf, come Jeffrey Dahmer, ha un hobby per nulla sospetto: la tassidermia.

[SPOILER]

Adolf tuttavia una notte viene in contatto il Barone Winninger, (il nostro affascinante vampiro) che gli rivela di essere vittima di una maledizione (ma va'?) che lo spinge ad uccidere le belle ragazze. 

"Tipo mia moglie?" 

"Esatto, tipo tua moglie, Adolf"  

Una delle successive notti infatti il Vampiro aggredirà la povera Susan, ma il coraggioso Adolf lo trafiggerà con il proverbiale paletto di frassino.

Il minaccioso Barone Winninger

[FINE SPOILER]

Questo film non ha direi nulla di peculiare o divertente. E' estremamente noioso e trasuda grigiume da ogni suo fotogramma. La storia è banale ed estremamente innocente, nonostante il titolo faccia pensare a chissà cosa. La realtà è che c'è un normalissimo vampiro a cui talvolta potrebbe capitare di uccidere una ragazza che per puro caso o per circostanza ha le zinne di fuori, ma da qui a chiamarlo maniaco e omicida sessuale mi sembra un po' eccessivo. In Spagna tra l'altro il regime franchista impose il completo taglio di tutte le scene di nudo trasformando questo film in un brutto episodio de "l'ispettore Barnaby". Anche l'utilizzo della figura del vampiro di per sè è abbastanza pretestuoso ed il fatto che il dottor Winninger sia un essere soprannaturale non è che sia poi sfruttato più di tanto, se non per risparmiare in effetti speciali costringendo il cast a strangolarsi da soli perchè, ehi, i vampiri possono essere invisibili. Risultato? Mi aspettavo una torbida crime story con risvolti voluttuosi, mi ritrovo con l'ennesimo horror da quattro pesetas. E così penso a tempo debito sia successo anche a molti altri spettatori.    


Recensito da: Imrahil

TRASH: 58/100
Noia: 97/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 71/100
Presunzione della regia: 69/100
Incompetenza degli attori: 65/100




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28 novembre 2022

LE AVVENTURE DELL'INCREDIBILE ERCOLE (Aka Hercules II)

Locandina di Hercules 2
Di Luigi Cozzi. Con Lou Ferrigno, Milly Carlucci, Sonia Viviani, William Berger, Claudio Cassinelli, Serena Grandi. 1985 / ITALIA / Cannon Films

The Adventures of Hercules (1985) on IMDb

Ricordate com'era finito Hercules di Luigi Cozzi? Neanche io! ma non preoccupatevi tanto le due trame non sono per nulla collegate. O meglio si, ma anche no. Insomma E' COMPLICATO, dopo vi spiego. 

Il sempre catarifrangente Lou Ferrigno nei panni del possente Ercole se la sta spassando in forma di costellazione semi-divinizzata finchè Zeus non ne combina un'altra delle sue: gli altri dei, capeggiati dalla perfida Era, hanno sottratto le sue sette saette e senza di quelle il figlio di Crono è completamente inerme. Inoltre la Luna si sta per schiantare contro la Terra, perchè boh. La lapalissiana soluzione a questo grande problema è quella di precipitare a calci sulla Terra Ercole dandogli dei vaghi indizi su quello che il nostro eroe più o meno dovrebbe fare. L'impassibile Lou Ferrigno e la sua curatissima barba atterrano direttamente a dorso di cavallo convenientemente a non più di venti metri da un uomo vestito da Lessie che viene polverizzato in 10 secondi e che "droppa", proprio come se stessimo giocando a World of Warcraft, la prima delle sette saette di Zeus. 

Il volto soddisfatto di chi non ha capito un cazzo.

Cambio scena - concilio degli dei secessionisti: "Oh no, c'è Ercole adesso come facciamo?" domanda un impensierito Poseidone. "Ma va' tranqui raga" risponde la perfida Era: "l'uomo-leone (sic!) faceva cagare gli altri sei guardiani delle saette fanno molto più brutto di lui". Visto che non ci crede nessuno che gli altri guardiani facciano più brutto dell'uomo-collie, il gran consiglio degli dei ribelli decreta che sarebbe saggio resuscitare il crudele re Minosse, la vecchia nemesi di Ercole; benchè costui nella sua agenda abbia come primo impegno alle 8:00 del mattino "distruggere tutti gli dei" sicuramente li aiuterà ad uccidere il figlio di Zeus, grato di aver ricevuto nuovamente il dono della vita. Nel frattempo il nostro eroe non ha perso il suo charme e gira sottobraccio con Milly Carlucci e Sonia Viviani (la segnaliamo per le sue preziose performances in "KZ9 - Lager di Sterminio" di Bruno Mattei e in "Incubo sulla città contaminata" di Umberto Lenzi), macinando chilometri e sconfiggendo orde di mostri che droppano saette. Tra questi temibili antagonisti come non citare una freschissima Serena Grandi (sulla quale Tinto Brass non aveva ancora messo le mani) nei panni della gorgone Euryale, circondata da figuranti con la faccia pitturata di grigio invece che da statue quantunque di cartapesta.  

Serena Grandi dopo la trasformazione

Eppure c'è qualcosa che stona: nel precedente capitolo Ercole sconfiggeva a mani nude enormi mostri meccanici con una facilità imbarazzante, come è dunque possibile che ora arranchi contro le guardie del tempio di sà-il-cazzo-cosa o gli uomini delle paludi ricoperti di palta? E' forse invecchiato? fare la costellazione gli ha infiacchito le possenti membra? No, probabilmente la risposta è molto più agghiacciante: il tandem dell'orrore Bruno Mattei / Claudio Fragasso infatti aveva appena finito di girare un aborto su pellicola che si sarebbe dovuto intitolare "I magnifici sette gladiatori", sempre con Lou Ferrigno come protagonista. A quanto pare alla Cannon Films fece così schifo che chiesero a Luigi Cozzi di riutilizzare le poche scene salvabili de "i gladiatori", rimescolarle come cazzo pareva a lui e raffazzonare un sequel di Hercules. Pensate che il povero Lou Ferrigno venne richiamato per girare alcune scene ma non gli dissero mai che stava impersonando Ercole, dal momento che temevano che il palestratissimo attore chiedesse un adeguamento del suo cachet. Passerò almeno tutta la prossima settimana a pensare a chi fossero gli altri sei magnifici gladiatori, rammaricandomi al contempo di non poter mettere le mani su un film rigettato da un produttore che dopo aver visto il primo Hercules di Cozzi ha detto "si, dai, tutto sommato ci sta!".

Wèlla, wèlla, allora magari qualcosa si trova...

Ammetto tuttavia che il lavoro di montaggio, considerate le premesse, è quasi decoroso e non si ha mai l'impressione di essere in un altro film. Anzi, a livello stilistico è in piena continuità col precedente capitolo della saga. Aspettatevi pertanto il solito consueto florilegio di effetti speciali risibili, lucine e rumorini. Tra tutti spicca decisamente il combattimento finale tra Ercole e Minosse, durante la quale i due combattono inizialmente in una versione cartone animato luminoso fino al momento clou in cui si trasformano rispettivamente in un gorilla e una specie di dinosauro e continuano la scazzottata in una visionaria citazione dello scontro tra King Kong e Godzilla. Perchè mi chiedete? Perchè una volta il cinema era bello. 

Non sto scherzando raga

Dopo la vittoria di King Kong (ovvero di Ercole) la malvagia dea Era diventa improvvisamente buona e confessa che l'ultima saetta è stata nascosta in culo a Milly Carlucci e che dunque è necessario che costei si sacrifichi perchè Lou Ferrigno non vede l'ora di lootarla per completare la collectible e platinare il gioco sul Play Station Network. Con l'estremo sacrificio della coraggiosa Milly ora Zeus ha finalmente ritrovato il suo antico potere e sicuro come l'oro salverà la Terra dall'impatto con la Luna. Tuttavia la caratteristica principale del re degli Olimpi è quella di essere incredibilmente pigro, quindi invece di salvare la terra da solo usando un dito infonderà parte del suo potere in Ercole e gli farà compiere uno sforzo sovrumano per fermare il satellite e rimetterlo con precisione chirurgica nell'esatta orbita terrestre. Bravi tutti, missione compiuta. Come premio Zeus rende Ercole un Dio così la prossima volta manco deve alzare il culo per chiamarlo a risolvere qualche casino. 

Milly Carlucci in procinto di farti la macumba

Filmaccio inguardabile fatto male e di fretta con attori cani, una trama da neuropsichiatria, una ventina di plot-twist non necessari e la summa degli effetti speciali di tutti i videoclip musicali usciti nel lustro 1982-1987. Il tutto condito da una storia realizzativa che dire rocambolesca è un eufemismo. Esattamente quello che si cerca qui a Pellicole dall'Abisso. Talmente brutto da rasentare il sublime. 

Per gli amanti della compagnia del Bagaglino segnalo inoltre la presenza di Pamela Prati, nemmanco accreditata dal momento che dice tipo una sola battuta. 

Vai Pamelona

Recensito da: Imrahil

TRASH: 95/100
Noia: 58/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 86/100
Presunzione della Regia: 32/100
Incompetenza degli Attori: 90/100




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16 ottobre 2022

HOUSE OF GUCCI

Di Ridley Scott. Con Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino, Jared Leto, Jeremy Irons. USA / 2021 / MGM

House of Gucci (2021) on IMDb

Strana cosa la vecchiaia. Alla veneranda età di 84 anni, come una balia attempata, il buon Ridley Scott nel giro di pochi mesi ha messo alla luce prima uno splendido bambino in perfetta salute, il criminalmente ignorato The Last Duel, e subito dopo un mostruoso essere deforme, il qui presente House of Gucci. 

La storia dovrebbe narrare la bizzarra storia della famiglia Gucci, marchio iconico della moda italiana, che come ogni buona grande azienda a stampo familiare del bel paese è contrassegnata da faide, litigi, dispute, bancarotte e omicidi. Il film in particolare si sofferma sulla figura di Maurizio Gucci, uno dei figli dei fondatori e la sua ambiziosa moglie, Patrizia Reggiani, prendendosi una badilata di licenze letterarie che faranno inorridire chiunque conosca un minimo i fatti.

In realtà a far inorridire non è certo l'imprecisione storica, quanto quasi tutto il resto. House of Gucci è un tronfio e pretenzioso mattone, in cui si susseguono scene senza coerenza e fluidità, alcune per altro allungate senza motivo, in un film che già dura quanto una quaresima. E la cosa grave è che Scott si sofferma per delle ore su avvenimenti praticamente inutili, mentre su altre cose, che sarebbero state fondamentali, ci passa sopra come un carro armato senza dare la minima spiegazione. In particolare, senza fare spoiler, il cambiamento di carattere di un personaggio è talmente repentino quanto immotivato. Si fa quindi un'enorme fatica a seguire la trama e ad interessarsi dei personaggi, anche per colpa di un montaggio tremendo e uno uso totalmente scriteriato della colonna sonora, con famosissime canzoni dell'epoca (molte italiane) che sembrano posizionate in un ordine del tutto casuale. 

Tutte questi importanti difetti avrebbero potuto essere per lo meno mitigati dalle interpretazioni di un cast sulla carta di primo livello. E invece alla voce recitazione non solo ci casca l'asino, ma ci caca pure sopra. Non so se è colpa della demenza senile o del fatto che per gli americani noi italiani siamo ancora considerati come dei fenomeni da circo a cui buttare le noccioline, ma Ridley Scott si è convinto che per restituire "l'atmosfera italiana" tutti dovessero recitare come dei pagliacci. E anche se nella versione doppiata, vista dal sottoscritto, hanno provato a mettere delle toppe (nella versione originale tutti parlano inglese con accento italiano...), la pena e lo sconcerto che si prova ad assistere ad alcuni dialoghi trafigge comunque il petto. Si salva, al solito, Adam Driver e tutto sommato pure Al Pacino e Jeremy Irons, mentre Lady Gaga e Jared Leto meriterebbero per lo meno una denuncia penale oltre che dieci scudisciate sulle mani. La prima, perennemente sopra le righe, gesticola ad ogni parola emessa e fa tristi faccette buffe, il secondo sembra la caricatura fatta male e sotto cocaina di Super Mario.

Non tutto è da buttare, perché tutto sommato ci si annoia raramente, le location sono meravigliose, la fotografia è splendida e la storia, per quanto raccontata in maniera sgangherata, ha il suo motivo di interesse, ma è troppo poco però per salvare quello che poteva essere un avvincente biopic e che invece si è rivelato essere una costosa e inutile perdita di tempo.

Recensito da: Vidur

TRASH: 75/100
Noia: 63/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: -/100
Presunzione della Regia: 84/100
Incompetenza degli Attori: 90/100

10 ottobre 2022

HERCULES

Locandina di Hercules di Luigi Cozzi
Di Luigi Cozzi 
Con Lou Ferrigno, Sybil Danning, Brad Harris, William Berger, Rossana Podestà, Ingrid Anderson.
1983 / ITALIA / MGM

Hercules (1983) on IMDb

"Chi sei?"
"Sono Ercole."
"Lo so."
"E allora che cazzo me lo chiedi?!?"
"Volevo vedere se eri sincero." 

Ptìo ptìo! Wululululu. squash squash. Ptìo. Ecco, l'universo è appena stato creato ma mannaggia si è rotto il vaso di Pandora spaziale e adesso che manco si sono creati i pianeti già siamo dietro a dover trasmettere la forza divina in un bambino per permettere all'umanità di avere qualche chance di sopravvivere al male quello brutto dell'universo. Ci servirebbe un vero maschio alfa con una montagna di muscoli, una barba sensuale ed una mente non particolarmente affilata, cosa ne pensate di Lou Ferrigno? Ok dai, penso possa andare ma prima di spedirlo sulla terra sbatteteci sopra un'etichetta con su scritto "Ercole". Questo il riassunto dei primi 25 minuti di film, nei quali di fatto non succede nulla, ma nonostante ciò lo spettatore è quasi cullato in questo trip psichedelico nel quale, oltre ad un sacco di lucine colorate e suoni buffi, vediamo un improbabile Zeus con barba posticcia, una Era in eterna sindrome premestruale ed una inutile Atena tendere i fili di questo teatrino di marionette che sarebbe il nostro universo. 

Il vaso di Pandora spaziale

In ogni caso, come dicevo poc'anzi, lo spirito di Lou Ferrigno viene astralmente proiettato nel piccolo corpicino del figlio del Re di Tebe. Però è risaputo, Tebe è un postaccio quindi 5 minuti dopo avviene il furto di una spada sacra con annesso colpo di stato nel quale l'intera famiglia reale viene trucidata nel sonno. Beh, quando dico tutta ovviamente intendo dire che il piccolo Ercole verrà tratto in salvo da una benevola schiava e lasciato alla clemenza del fiume in una cesta quasi fosse il Giuseppe biblico. Quindi, mi direte, ora seguiremo il cammino del nostro eroe che lo porterà inesorabilmente a scoprire i suoi nobili natali e rivendicare il trono suo di diritto dopo i suoi giusti travagli? Assolutamente no: Il fatto che Ercole sia il legittimo re di Tebe è totalmente irrilevante ai fini della trama e totalmente misconosciuto dal protagonista per tutta la durata del film. Ercole infatti viene raccattato da una famiglia di contadini e quello rimarrà convinto di essere per sempre. 
Gli anni passano e ormai il bambino è diventato letteralmente Lou Ferrigno, ma mentre si vanta della sua forza col padre adottivo e gli mostra i suoi turgidi pettorali cosparsi di arnica per cavalli, un terribile orso bruno attacca e uccide il basito ed inerme genitore. Questa è probabilmente una delle migliori scene del film, perché (lucine e suoni buffi a parte) c'è praticamente tutto: il 'NOOOOOOOO' disperato del nostro eroe è quasi commovente. L'orso quando è lontano dall'azione è un vero orso tratto da qualche documentario della BBC, quando è invece accipigliato con Ercole è un figurante con un costume peloso davvero poco credibile. Dulcis in fundo, è in questa occasione che rileviamo per la prima volta quello che è la vera Fatality di Ercole: quando qualcosa lo fa incazzare, lui la spedisce in orbita. Davvero. Sia essa un orso bruno, un tronco d'albero, un sasso in cui è inciampato. Roteata erculea e il fotogramma dopo l'oggetto del lancio che si allontana dal pianeta Terra e si inoltra nello spazio profondo. Orso d'argento a Luigi Cozzi subito. 

Mmmm.. Orsetti Gommosi..

Ma quindi il male assoluto dell'universo che Ercole dovrebbe contrastare? Eh, un attimo che ci arrivo. Pew Pew, tricchettracche-tricchettracche, wooooosh, plin plin: veniamo a scoprire che il principale antagonista di questa vicenda è niente popò di meno che il re Minosse, il mitico re di Creta per l'occasione trasferitosi ad Atlantide. In tutta onestà non è ben chiaro il motivo di tanto astio da parte sua quindi prenderemo per buono l'assunto della 'pura malvagità'. Visto cotanto odio, il potente Re non può che convocare il grande scienziato Dedalo che, per strizzare l'occhio alla comunità LGBTQ (presumo), è una donna con un pene finto. Dedalo ha preparato degli accrocchi meccanici che possono essere mandati sulla terra esattamente come faceva Rita Repulsa con i mostricioni dei Power Rangers, ed esattamente come nella famosa serie nippo-americana questi mostri meccanici non rappresentano alcun pericolo né per il pianeta né tanto meno per il nostro barbuto e muscolosissimo beniamino. Essendo stati catturati in stop motion se non altro sono molto buffi e impacciati, barriscono come elefanti e fanno anche loro pew-pew. Una volta sconfitti (di solito ci vogliono dai 17 secondi ai 32 massimo) essi si dissolvono in praline di luce e ascendono al cielo andando probabilmente nel paradiso dei mostri fatti male dei film anni '70-'80. 

Non vi ho detto che viene uccisa anche la madre, ma lo consideravo ovvio. Ecco l'apposito 'NOOOOOO' allegato. 

Vado stringendo, innanzitutto perché questa recensione rischia seriamente di diventare un poemetto, in secondo luogo perché ormai il succo l'avrete colto. Vi posso solo dire che vedrete amore, viaggi interstellari, un sacco di muscoli, interventi divini, poche fatiche di Ercole (tipo due), tante lucine, tanti suoni anni '80, inganni, beffe e intrighi, non necessariamente in quest'ordine. Menzione d'onore per l'ultima parte del film, girata integralmente con filtro verde senza alcun motivo, ma che ai nostalgici farà pensare a Lou Ferrigno nei panni di ciò che lo ha reso famoso, ovvero l'incredibile Hulk. Luigi Cozzi è un regista conosciuto e molto apprezzato dalla redazione, sempre foriero di enormi stronzate con a mio avviso quel giusto equilibrio tra prendersi un po' sul serio e un po' in giro. Questo film non fa eccezione, ed anzi posso dire con assoluta franchezza che era davvero tanto tempo che non mi divertivo genuinamente vedendo un film di serie B. Si, perché uno dei principali pregi di Cozzi è di non fare film noiosi. Questo Ercole fila liscio come l'olio sui deltoidi di Lou Ferrigno e non appena il ritmo tende a scemare, SBAM! Ecco una puttanata gigante pronta a divellerti le palpebre che stavano minacciando una prepotente serrata. Al netto del fatto che a metà della visione le nostre fidanzate ci hanno detto "Vabbè, noi andiamo all'Ikea.", è un film che probabilmente consiglierei a tutti. Attendiamo con trepidazione di visionare il sequel, ovvero "Le Avventure dell'incredibile Ercole" che ha una storia realizzativa bellissima e in più ci sono Milly Carlucci e Pamela Prati. Mica cazzi.

Altolà il sudore!

Cito pedissequamente Wikipedia per quanto riguarda gli importanti riconoscimenti ricevuti dal film in questione.
Candidato a cinque premi ai Razzie Awards 1983, aggiudicati due:

- Peggior attrice non protagonista - Sybil Danning (vittoria)
- Peggior esordiente - Lou Ferrigno (vittoria)
- Peggior film (nomina)
- Peggior sceneggiatura - Luigi Cozzi (nomina)
- Peggior attore protagonista - Lou Ferrigno (nomina)

Potete godervi Hercules ed il suo promettente sequel comodamente dal divano di casa vostra prelevandolo dalla versione digitale del cestone del Mediaworld, ovvero Amazon Prime Video. E potete star certi che vi darà molte più soddisfazioni de "Gli Anelli del potere".  

Recensito da: Imrahil

TRASH: 91/100
Noia: 51/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 88/100
Presunzione della Regia: 63/100
Incompetenza degli Attori: 85/100





24 marzo 2020

HUNDRA: LA REGINA DI FUOCO (aka Hundra, aka Hundra l'ultima amazzone)

Di Matt Cimber. Con Laurene Landon, Maria Casal, Ramiro Oliveros, John Ghaffari. Spagna-USA/1983/Continental Movie Productions
Hundra (1983) on IMDb
"Io preferisco sentire un cavallo tra le gambe che dei maiali, perché mi fa provare piacere piuttosto che dolore"

Erano gli anni '80 e oltre al mullett, il synth pop, le giacche di jeans e i cabinati, andavano di moda i film "barbarici". Capostipite del genere l'immortale Conan del 1982, senza dimenticare ovviamente Attila flagello di Dio, dello stesso anno. Il successo di questi due film -soprattutto il secondo (occhiolino)- generò una bella serie di scopiazzature più o meno riuscite.

Ben prima di Xena (Lucy, Lucy,...), l'icona femminista dotata di spada è stata Hundra, la Regina di Fuoco oppure l'Ultima Amazzone, scegliete voi quale appellativo più vi aggrada.

Hundra è la più forte e coraggiosa guerriera di una tribù di amazzoni, che perpetua la discendenza giacendo occasionalmente con uomini random, tenendosi ovviamente le femmine e scartando i maschi. Hundra però preferisce sentire il cavallo tra le gambe, come avete potuto leggere nell'incipit e non ha la minima intenzione di concedersi ad un uomo. Mentre parte per una battuta di caccia però, la sua tribù, compresa la sua sorellina, viene sterminata dagli spietati uomini del toro. Ad Hundra non rimane che lasciare quella terra e rivolgersi alla vecchia saggia eremita, che le suggerisce di farsi ingravidare per tenere viva la tribù. Hundra si trova quindi a dover scegliere tra il suo radicale disprezzo per gli uomini e la responsabilità di essere l'ultima speranza per la sua stirpe.

Fin da subito mi accorgo che c'è qualcosa che non va in questo film. L'iniziale scena in cui i barbari trucidano le amazzoni è realizzata quasi a regola d'arte: epica, cruda, violenta, montata alla perfezione e accompagnata da una spettacolare colonna sonora. E infatti leggo poco dopo nei titoli di testa che è opera nientemeno che di Ennio Morricone.

Un bel film quindi? Beh, calmi. La prima parte colpisce davvero nel segno con una serie di scene di azione ben confezionate, in cui Hundra rompe il culo a tutti gli uomini che incontra per la sua strada, e dialoghi ridotti ai minimi termini, sostituiti spesso da una voce narrante. Peccato che nel segmento centrale il film perda molta verve, deviando pericolosamente sulla commedia e sul farsesco, per poi riprendersi nel finale.

Hundra decide al fine di farsi ingravidare e sceglie proprio il capo tribù di quelli che hanno sterminato il suo villaggio, perché si sa, gli uomini del toro, sono più virili. L'uomo però più che ruttare ed eccitarsi con le sue culotte borchiate non fa, Hundra quindi lo uccide e si reca in città, dove il catalogo maschi è più ampio.

La città è comandata dal "Gran Sacerdote" che per ingraziarsi i capi tribù che lo proteggono, rapisce le vergini e le fa diventare schiave del piacere dei suddetti gentiluomini e del toro (uno vero), trascinandole nel tempio dove succedono cose brutte.
Hundra diventa subito un obiettivo del Sacerdote, ma riesce a scappare e durante la fuga precipita nella casa del curatore/medico della città. Immediato scatta il colpo di fulmine, tanto che le prime parole che Hundra gli rivolge sono: "Ti accoppierai con me per fare un figlio". Il cerusico, preso un po' alla sprovvista, rifiuta la gentile offerta, quindi Hundra decide di andare al tempio per imparare a diventare una signorina. Ed è qui che il film cambia la sua natura di action/fantasy per diventare una commedia con Sandra Bullock, in cui apprende i segreti per piacere ad un uomo, come mangiare con la forchetta e pettinarsi i capelli.

Finito l'apprendistato, Hundra torna lavata e profumata dal medico che questa volta timbra il cartellino senza patemi. La nostra eroina realizza dunque che chiavare in fondo non è poi così brutto e si invaghisce pure del curatore. Raggiunge comunque il suo scopo e aiutata dalla sua nuova amica Tracima, partorisce una bambina.

Il Sacerdote però indice un'altra riunione di capi tribù a cui Hundra dovrà partecipare; schifata al pensiero di vivere ancora quell'umiliante esperienza, decide di scappare con la bambina, se non che...

Il femminismo trionferà? Chi lo sa.

Come detto, la confezione globale è più che dignitosa: anche i costumi, che mischiano pellicce barbare, divise da legionari romani e tuniche egizie, non sfociano mai nel ridicolo. A parte il cedimento della parte centrale, il film ha un buon ritmo e la trama prevede diverse svolte piuttosto interessanti.
Laurene Landon è fisicamente perfetta nella parte (tanto che ha realizzato quasi tutte le scene di azioni senza stunt), anche se è palese la sua difficoltà nell'interpretazione dei dialoghi.
Il violento e rozzo maschilismo di cui si macchiano quasi tutti gli uomini è il marchio del film, tanto che viene naturale tifare per la protagonista, anche se si è dotati di testicoli.

Un piccolo, grande cult, bizzarro, divertente e fuori dagli schemi.

"Nessun uomo mi penetrerà mai, con la spada o con sé stesso". E invece.

Recensito da: Vidur


VOTO 
TRASH: 77/100
Noia: 54/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 42/100
Presunzione della regia: 55/100
Incompetenza degli attori: 73/100


24 gennaio 2012

HORROR PUPPET (Aka Tourist Trap)

di David Schmoeller. Con Chuck Connors, Jocelyn Jones, Robin Sherwood, Tanya Roberts. USA/1979
Tourist Trap (1979) on IMDb
Il classico gruppo giovani ragazzi americani sprovveduti ha un guasto alla macchina ed è costretto a fermarsi nel bel mezzo della propria gita in una sperduta località tagliata fuori dall'autostrada. Il Signor Slausen, solitario vedovo gestore di un bizzarro museo di manichini raffiguranti personaggi della storia americana, offre ai ragazzi il proprio aiuto. Come potete prevedere sarà un errore.

Un po' come Bruce Wayne coi pipistrelli, ho deciso di cimentarmi nella visione di questo film come terapia d'urto per il mio assolutamente folle terrore per bambole/pupazzi/manichini assassini. Il tutto con la mia mano saldamente ancorata a quella della mia ragazza e con il supporto morale (e gli sberleffi) del resto della redazione.  E' stata una piacevole sorpresa; questa pellicola infatti, pur appartenendo alla tanto misteriosa quanto sospetta collana de ''i rarissimi dell'horror",  è un prodotto più che sufficiente, che offre una buona prova sotto praticamente tutti i punti di vista. Dalla regia, al sonoro, alla trama, all'interpretazione degli attori, alla realizzazione dei (pochissimi) effetti speciali, questo film non ha nulla da invidiare a titoli molto più blasonati (o semplicemente più fortunati?) dello stesso periodo. Tengo a sottolineare che non sono l'unico ad averla pensata così ed il titolo è piaciuto a tutti i presenti durante la proiezione. Probabilmente gran parte del ''buono'' di questa produzione è da attribuire alla sua somiglianza, soprattutto in alcune parti, a quel capolavoro che è ''The Texas chainsaw massacre", ovvero il celebre "Non aprite quella porta". Detto ciò il buon Schmoeller, prendendo un po' da lì, un po' da qui, un po' inventando, ha mescolato tutti gli ingredienti in maniera magistrale, creando una pietanza dall'ottimo sapore.

[SPOILER]
Andando avanti nella visione, si scopre gradualmente che  il signor Slausen è un personaggio molto più complicato ed interessante rispetto al sempliciotto che sembrava essere l'inizio del film. Aveva assassinato la moglie ed il fratello, giacchè sapeva essere amanti, ma fatto ciò è come se la solitudine l'avesse fatto impazzire, tanto da circondarsi di innumerevoli manichini e di crearne di nuovi con i rari malcapitati che osavano avventurarsi dalle sue parti.
[FINE SPOILER]

L'unica cosa negativa che si può dire di questo film è che il ritmo oggettivamente è blando, ed a tratti arriva ad essere noioso, ma per il resto non ha nulla da invidiare al primo "Venerdì 13" (figuratevi rispetto agli altri nove merdosissimi sequel). Titolo ingiustamente rimasto nel dimenticatoio; dopo tante schifezze finalmente un buon prodotto low budget.

Mi avrà anche guarito o scapperò urlando sotto il letto non appena qualcuno pronuncerà la parola "Chucky"?

Recensito da: Imrahil

VOTO CLEAN: 77



Se ti piace guarda anche: Non aprite quella porta, Venerdì 13. 

1 dicembre 2011

HORROR 102: Endgame


Di Ana Clavell, con Jeremy Aldridge, Melissa Frederik, Shasa Dabner, USA 2004

Horror 102: Endgame (2004) on IMDb

Cara Mamma,
come sai è dura sbarcare il lunario qui in America, il mutuo da pagare, i bambini da mandare a scuola, davvero uno non sa più cosa inventarsi per tirare avanti.
Ma ho avuto un'idea che potrà farmi raccimolare un bel gruzzoletto, me la ha suggerita mio figlio Owen, che ha cinque anni.
Praticamente ho scritto la sceneggiatura di un film, si un film di quelli che piacciono tanto ai ragazzini di quindici anni, un horror, però ci ho messo un finale davvero figo, sono molto orgogliosa di me stessa.
Purtroppo non avevo abbastanza fondi per trovare degli attori veri o degli studenti, ma ho trovato quattro sfigati per strada che hanno accettato in cambio di alcune cose (tipo panini, chiodi, vasellame, oggetti vari), per la sceneggiatura poi ho scritto da sola tutto il copione (che fatica, ci ho messo quasi due ore!!) e ho fatto le riprese nella casa abbandonata che c'è dietro dietro casa (quella dove andavano tutti i drogati l'anno scorso, te ne avevo già parlato).
Dunque la trama è questa, c'è un ex ospedale psichiatrico in cui sono avvenuti strani omicidi (originale non trovi?) e degli studenti chiamati lì da un professore per partecipare ad un master, che però inizia il giorno dopo, si lo so che non c'è un vero motivo per il quale dovrebbero essere lì, però che importanza ha? E' così avvincente che nessuno se lo chiederà mai.
Quindi c'è una tipa che fa da protagonista, una spigliata che fa le battute, veramente divertentissima anche se forse non è che sappia molto recitare, però alla roulotte dove me la hanno presentata ne parlano tutti benissimo!
Allora questa tipa conosce delle altre persone anche loro lì per il master e conosce anche Owen, che sarebbe il custode della casa, che però è un tipo strano, di quelli che ti guardano male e che biascicano le parole (ammetto che ho dovuto un po' adattargli il ruolo, perchè nella realtà non sa parlare molto bene), però andava benissimo perchè vedendo lui gli spettatori dicono "oh ma quello lì è l'assassino, si capisce subito".
In effetti nella mia sceneggiatura era proprio lui l'assassino, poi però un tizio della casa di produzione mi ha detto che devo mettere il finale a sorpresa (che palle!) e allora mi sono improvvisata un finale fantastico in cui l'assassino è proprio la protagonista insieme ad un'altra che rompeva perchè non aveva un ruolo importante nel film.  Pensa che addirittura ho inventato che Owen era il professore capo dei cattivi e uccideva così per gioco, cioè è troppo divertente non trovi?
Vabbè, non ti dico che successone! alla casa di produzione mi hanno detto che non avevano mai visto niente del genere, uno addirittura è scoppiato a ridere (doveva essere per la gag della telecamera nascosta nel pavimento) e un altro poverino a momenti piangeva.
Poi mi hanno anche chiesto il titolo, boooh ma che ne so io? ho detto facciamo Horror 102 va che c'è già il 101, ma si anche se non centra niente chi se ne frega no?
Adesso non so bene dove ma mi hanno detto che da qualche parte lo pubblicano, io va beh, mi vedo già alla consegna dei nobel come miglior protagonista non attrice, però comunque vada mi sono divertita lo stesso.
Salutami caldamente papà e digli che sabato prossimo ci guardiamo insieme Superfire che me lo aveva chiesto.
Ciao,
Ana

Recensito da: Ortnid Ana Clavell

VOTI
TRASH: 65/100
Noia: 87/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: n.p.
Presunzione della regia: 77/100
Incompetenza degli attori: 75/100


Se ti piace guardati anche alle spalle.


27 giugno 2011

THE HEXER (aka Wiedzmin)

Di Marek Brodzki. Con Michal Zebrowski, Olaf Lubaszenko, Zbigniew Zamachowski e Grazyna Wolszczak. PL/2002

The Hexer (2002) on IMDb
Alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Andrzej Sapkowski. Pochi, presumo. In Polonia in particolare e nell'europa dell'est più in generale è molto noto e apprezzato come autore di libri fantasy, che hanno avuto un grande successo e che hanno ispirato il celebre capolavoro videoludico "The Witcher". Sfortunatamente, qualche anno prima che i ragazzi di CD Projekt iniziassero a lavorare al loro gioco di ruolo, ha anche ispirato questa schifezza che, a cavallo tra il 2001 e il 2002, ha preso vita sul piccolo schermo polacco. Come se non bastasse è nata anche una serie TV omonima (qualcuno ha detto Lasko?) che, grazie al cielo, non ha valicato i freddi e storicamente instabili confini polacchi.

Geralt di Rivia è uno strigo (o witcher, o hexer, o wiedzimin), un sorta di cacciatore di taglie specializzato nell'uccisione di mostri. Gli strighi vengono presi fin da bambini e costretti ad un'addestramento durissimo nonchè sottoposti a mutazioni genetiche ed oscuri incantesimi volti ad incrementare la loro forza e ad azzerare le proprie emozioni. La pellicola altro non è che un collage di cortometraggi che narrano alcune delle avventure di Geralt e compagni. E' giusto specificare che anche i libri sono fondamentalmente costruiti in questo modo, tuttavia ritengo che per mantenere alta l'attenzione dello spettatore e per permettergli di seguire un filo logico sarebbe stato più opportuno optare per una scelta diversa. Encomiabile il tentativo di seguire la linea guida usata dall'autore dei libri. La trama, o meglio le trame, possono anche essere cosiderate piacevoli, se piace il genere, gli attori non sono neanche troppo un disatro, sono ben caratterizzati e anche scelti con un certo criterio (tralasciando il fatto che Ranuncolo, il bardo sciupafemmine amico di Geralt è un mostro orribile ed anche abbastanza avanti negli anni).

Quello che abbassa il livello generale del film è la pietosa realizzazione tecnica ed il comparto effetti speciali; da notare la scena in cui Geralt esce da una grotta trasinandosi dietro ciò che dovrebbe essere un basilisco, il quale ondeggia come un budino essendo di gommapiuma. Ma potrei citare tentacoli gommosi, draghi fatti con Paint e vermotti di plastica...

In conclusione ci troviamo di fronte ad un classico prodotto per la televisione, con tutto ciò che ne consegue (pressapochismo, basso budget, la Polonia..); prodotto che parte da una base solida ma non del tutto adatta alla trasposizione su pellicola. Per di più il tutto fatto da dei polacchi. Mi sentirei di dirvi di evitarlo, in particolare se siete fan del Lupo Bianco. Se non lo siete e volete diventarlo, questo film NON è assolutamente il modo migliore per affacciarvi sul magico regno di Temeria.

Recensito da: Imrahil

VOTI:
Trash: 67/100
Noia: 79/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100
Presunzione della regia: 57/100
Incapacità degli attori: 50/100



SE TI PIACE GUARDA ANCHE: un altro film. ma gioca a the Witcher.

27 dicembre 2010

H2O - Bagno di sangue (aka Leeches!)

Di David Decoteau, con Matthew Twining, Josh Henderson, Stacey Nelson, Alexandra Westmore, Michael Lutz, Tony Carroccio, Charity Rahmer, Maya Parish, Stephen Sowan, Greg Lyczkowski, USA, 2003

Leeches! (2003) on IMDb

Bene, stavolta tocca a me, è il mio turno di recensire un film di Decoteau, è il mio momento di tuffarmi nella filmografia omosessuale e cercare di uscirne indenne.
Perfetto, i calzini li indosso già, tolgo i pantaloni e resto in boxer, via anche la maglietta, giro la foto di Tramezzani che ho affianco al pc, applico un bollino adesivo su quella della mia ragazza appesa al muro, mi mancano gli addominali scolpiti ma credo che andrò bene per cimentarmi nel campo di Azagthoth, apro anche una pagina youtube e digito "musica da discoteca", mi fa schifo ma è immancabile per entrare nella psicologia  Decoteau.
Allora, eccoci al dunque, un film pienamente Decoteau, con mandrie di giovini in boxer e calzini, delle flashate ripetute, competizione e poco pericolosi gonfiotti neri, spacciati per sanguisughe.
Il film è ambientato nel college di Lakecrest (che peraltro esiste davvero) che sorge su di un lago, protagonisti un gruppo di effemminati atleti che si allenano per i campionati di nuoto, c'è il figaccione bravissimo che se la tira e la lumaca d'acqua che per vincere decide di assumere steroidi e ormoni in quantità industriale.
Ne assume talmente tanti che un giorno dopo un bagno nel sopracitato laghetto gli si attacca una sanguisuga che si porta a spasso aulla schiena senza che nessuno se ne accorga, quando se ne accorge e la toglie è troppo tardi. Il simpatico animaletto parassitario ha pensato bene di succhiargli via non solo sangue ma soprattutto tutti gli steroidi che aveva in corpo, così lui resta una segaccia del nuoto ma la sanguisuga diventa maxi.
Naturalmente l'animaletto non usa le sostanze per farsi bello con gli amici o vincere le gare di nuoto per sanguisughe ma cresce (nemmeno troppo a dire il vero) e acquisisce la capacità di mangiarsi interamente le prede, tende ridicoli agguati nelle docce (e dove sennò in un film di Decoteau!) agli sfortunati atleti che con goffa verve non resistono al simpatico insettino in gomma plasticosa.
Altre vittime le fa a poco vestiti giovani sdraiati (o legati!) al letto della propia camera, nel frattempo alla già noiosa trama delle sanguisughe assassine si aggiunge la storia dello spacciatore di steroidi che scoperto uccide il coach e alla fine del film perirà nell'esplosione elettrica che arrostisce le sanguisughe.
Interessante come nella locandina compaia una donna, davanti a quattro decotaeu-boys, ma niente paura, difatti David ci spiega subito con l'immagine di sfondo quale sia il ruolo per queste figure nei suoi film.
Insomma, come i più sagaci di voi avranno capito, è un film-manifesto di Decoteau, una buona visione per gli appassionati del genere, una clamorosa schifezza per il resto del genere umano, me compreso.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH 83/100
Noia 65/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 87/100
Presunzione della regia 88/100
Incapacità degli attori  75/100


Se ti piace guarda anche: qui a sinistra clicca sulla parola Azagthoth e sbizzarrisciti pure


LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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