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9 luglio 2024

IL MONASTERO

Di Antonio Bonifacio. Con Francesco Venditti, Massimo Poggio, Rosa Pianeta, Licia Nunez. 2004 / Italia /Interno 11

Dopo aver dato un passaggio ad un autostoppista, alcuni amici giungono in un paesino del Lazio dove sorge un vecchio monastero abbandonato infestato dagli spettri.

Pellicola dall'Abisso se c'è n'è una, il qui presente horror italiano risalente ormai a vent'anni fa, si fa forte di un regista scultissimo (autore di perle quali La Strana Storia di Olga "O" ma soprattutto di Laura non c'è), e di un cast non da meno, tra cui figurano addirittura il figlio di Antonello Venditti, un ex concorrente del Grande Fratello (Fedro Francioni) e una ex concorrente di Ballando con le Stelle (Licia Nunez). 

Girato con evidentissima povertà di mezzi nella campagna laziale, Il Monastero pesca a piene mani dalla tradizione dell'horror italiano, tanto che più che nel 2004 sembra girato nell'83. E quindi tra disegni argentiani, paesaggi avatiani e spettri fulciani, più una dose di slasher un tanto al chilo, il risultato è al quanto misero, ma dopotutto neanche così terribile. E questo è forse l'aspetto più curioso di questo film che, nonostante una mole immensa di difetti, riesce in qualche modo ad essere anche piuttosto interessante, con un paio di colpi di scena mediamente riusciti e una storia che si rivela meno scontata di quella che sembra.

Dicevamo dei difetti che in effetti potrebbero riempire un rimorchio di un tir di 10 tonnellate: il più grave in assoluto è una fotografia raccapricciante, con un filtro notte patetico piazzato alla bella e meglio che manco Blood Delirium e Paganini Horror raggiungevano questi livelli. In più, questa sorta di filtro blu permea tutta la pellicola, tanto da rendere tutto così piatto e sfocato che a volte ho avuto il dubbio di essere stato colpito improvvisamente da una forma precoce di cataratta. Le ambientazioni, se meglio sfruttate, avrebbero potuto essere ben più inquietanti, anche perché la regia in sé, tutto sommato, non è neanche malissimo, al netto di qualche salto di montaggio criminale, in particolare nelle scene di "azione". Inoltre nella prima parte succede pochissimo, metà della scene sono riempitivi inutili, i dialoghi sono atroci e la morte della donna nel bosco...che cazzo c'entrava? Mi sono perso qualcosa io o non ha il minimo nesso con il resto della storia? 

Eppure. Eppure nonostante tutta questa imponente mole di difetti, non riesco ad essere troppo severo con questo film, che da canto suo può vantare una recitazione dignitosa (di sicuro salvata da un doppiaggio di professionisti affermati), una colonna sonora accettabile, un paio di morti cruente anche discretamente realizzate e uno sviluppo finale piuttosto ben riuscito, anche figlio di una durata di manco un'ora e venti che oggidì solitamente non basta neanche per i titoli di testa. 

Sarà che forse i miei standard negli anni si sono fatti decisamente bassi, ma mi è capitato di vedere tantissimi horror o presunti tali molto più pigri, raffazzonati, noiosi, insensati e maldestramente realizzati di questo Il Monastero, che mi ha dato almeno l'impressione di non essere il compitino fatto per pagare le bollette, ma un qualcosina di più.

Ma proprio qualcosina eh...insomma se una persona normale vedesse questo film probabilmente si strapperebbe gli occhi...ma se foste persone normali non leggereste questo blog...no? 

Recensito da: Vidur

TRASH: 81/100

NOIA: 65/100

RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 72/100

PRESUNZIONE DELLA REGIA: 54/100

INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 64/100

P.S.: se non vedete le consuete foto in mezzo al testo della recensione non è perché sono pigro e non ho voglia di metterle, ma perché in rete non se ne trova mezza. 

1 novembre 2023

MESSE NERE PER LE VERGINI SVEDESI (aka Virgin Witch)

Di Ray Austin. Con Ann Michelle, Vicki Michelle, Patricia Haines, Neil Hallett. 1973 / Regno Unito / Tigon British Film Productions

Virgin Witch (1972) on IMDb

In questo articolo avevamo giustamente vilipeso alcuni dei più atroci adattamenti di titoli di film operati dai distributori italiani, ma stavolta ci alziamo in piedi per un piccolo applauso. Virgin Witch, che comunque non è neanche male, perde dieci a zero con il nostrano Messe Nere per le Vergini Svedesi, perché, obiettivamente, come si può resistere ad un film con questo titolo? Non si può! E oltretutto, il fatto che le due protagoniste siano svedesi è semplicemente un'invenzione del doppiaggio italiano, dato che nella versione originale sono inglesi come il the delle cinque. 

Christine vuole fare la modella, quindi si trasferisce a Londra con la sorella Betty. Nella capitale incontrano prima il marpione Johnny, che si invaghisce di Betty, poi Christine ottiene, in men che non si dica, un lavoro presso la prestigiosa agenzia di moda di Sybil Waite. Le due quindi vengono invitate per il weekend in una sperduta magione di campagna, chiamata Witchwold, dove verranno iniziate ad una congrega stregonesca dedita all'adorazione del maligno! 


Film che definire horror è assolutamente generoso, così come sono generosi i nudi integrali delle due sorelle protagoniste (ovviamente sorelle anche nella vita), che il regista ci propone senza quasi soluzione di continuità per tutta la pellicola. E del resto basterebbe il florilegio di sedi nudi dei titoli di testa, per farsi l'idea del tono del film, che in realtà dietro a questa palese spinta erotica nasconde idee interessanti e anche una certa eleganza.

La regia infatti alterna momenti di classe ad inquadrature davvero ardite, accompagnate dai classici improvvisi zoom in primo piano, marchio inconfondibile di qualunque film uscito negli anni '70, nonché da una fotografia dai campi lunghi e dai colori avvolgenti. Anche la trama, seppur un po' frettolosa e raffazzonata, riesce comunque a tenere viva l'attenzione dello spettatore, a prescindere dalle grazie delle sorelle Michelle. 


Dopo essere stata iniziata (e sverginata) in un classico sabba infatti, Christina -che era già un po' medium anche prima (cit. e chissà a quante siamo)- scopre tutti i suoi poteri da strega Nocciola e inizia a voler prendere il comando della congrega, soprattutto iniziando a combattere Sybil, titolare dell'agenzia di moda di cui sopra, nonché gran sacerdotessa lesbica che tenta in tutti i modi di farsi Christina. 

A tal proposito, segnaliamo quella di Patricia Haines, appunto Sybil, come la miglior performance del film, forte di uno sguardo assolutamente magnetico e di un'incredibile presenza scenica. 

Notevole anche il climax finale, un po' delirante, ma comunque azzeccato. 

Al di là del solluccheroso titolo, questo horror soft-erotico sa essere un divertente e bizzarramente riuscito spaccato di un sottogenere che purtroppo ha smesso di esistere e che potrebbe incontrare il favore di qualche spettatore più scafato e alla ricerca di qualcosa di particolare. 

E infine, qualche curiosità a margine. 

- Il regista Ray Austin, un mestierante con all'attivo soprattutto una valanga di serie TV, è morto a maggio 2023, alla veneranda età di 91 anni.

- Patricia Haines, invece, purtroppo è morta nel '77, a soli 45 anni. Dal '54 al '58 è stata la moglie di Michael Caine.

- Le sorelle Michelle hanno disconosciuto il film che, a detta loro, le ha sfruttate solo per i nudi e per cui sono state a malapena pagate. Vicki Michelle è ancora attiva e nel Regno Unito è ricordata per una serie, Allo Allo!, rimasta inedita in Italia, ma molto famosa da quelle parti.

- Il film ha avuto diversi problemi di censura e ai tempi era uscito in sala, nella sola Londra, in una versione ridotta.

Recensito da: Vidur

TRASH: 66/100

Noia: 45/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: np/100

Presunzione della regia: 36/100

VOTI BONUS
Ann Michelle
Viso: 9
Fisico: 7,5

Vicki Michelle
Viso: 7
Fisico: 9

Patricia Haines
Viso: 8,5
Fisico: 8


15 settembre 2023

MIAMI GOLEM

Di Alberto De Martino. Con David Warbeck, Laura Trotter, Loris Loddi, John Ireland, Giorgio Favretto. 1985 / Italia -USA / Filmustang

Invasion Roswell (2013) on IMDb

Alberto De Martino non è un nome nuovo su Pellicole dall’Abisso; è stato un onesto mestierante che negli anni ’60 si è dedicato principalmente ai peplum e agli spaghetti western, per poi virare su horror e fantascienza negli ultimi anni di attività. Su queste pagine virtuali ci siamo occupati del mitologico Uomo Puma e di 7, Hyden Park: La casa maledetta. Il qui presente Miami Golem non raggiunge né le esilaranti vette trash del supereroe con i mocassini, né la dignitosa mediocrità di Hyden Park, ma rimane in quel triste limbo di schifo poco divertente e molto frustrante.

Un giornalista TV di Miami viene inviato presso un'università locale per confezionare un servizio su un professore che sta clonando una cellula dal DNA trovato all'interno di un meteorite; si ritroverà coinvolto in un’avventura con malvagi uomini d’affari, alieni telepatici e un feto birichino.

Filmaccio infame, noioso, inutilmente complicato e infarcito di una serie di cose totalmente senza senso, a partire dalla premessa. Già di per sé l’idea di clonare una cellula a caso trovata su un meteorite non sembra proprio brillantissima, poi il fatto che per farlo si debba unire astrofisica e ingegneria genetica è ancora più risibile. Si scopre in seguito che in questa cellula risiede del materiale organico appartenente ad uno spietato e potentissimo essere alieno, di cui un gangster vuole impadronirsi per distruggere il mondo. 


Ci sono anche dei messaggi sublimali a forma di proiezioni astrali provenienti dagli etruschi di Atlantide. O qualcosa del genere.

A fermarlo ci penserà il reporter di cui sopra e una bionda che è anche un po’ medium (cit.) che con la sola imposizione delle mani (cit.) riesce a comunicare con degli alieni. Ad interpretare il reporter è David Warbeck, solido caratterista del bis transitato in un milione di merdate contrappuntate da qualche isolato gioiello come …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà di Fulci e Quella Villa in fondo al Parco. Probabilmente la consapevolezza di stare girando una delle peggiori boiate della sua fulgida carriera, hanno portato Warbeck a recitare con una legnosità e un disinteresse quasi insostenibile. Fa un po’ meglio la sua compagna di sventura Laura Trotter, anch’essa specializzata in film di genere e che per lo meno ci delizia con un nudo frontale integrale che definire gratuito sarebbe un pallido eufemismo.


 Ma sta roba è passata su Italia 1??? Come e quando???

Qualche spunto divertente in realtà c’è. Il primo è quando il reporter viene assaltato ad un elicottero in piena campagna, lui si difende a pistolettate, fino a quando passa per caso uno scuolabus guidato da due neri vestiti da anni 30’, uno dei quali gli dice qualcosa del tipo “ehi, fradello, non si sbara ad ucello con grandi ali”. Il secondo è quando gli alieni devono comunicare col reporter: per non spaventarlo o molto più probabilmente per risparmiare sul budget, lo faranno prendendo possesso del corpo del giornalista stesso, con una sorta di effetto caleidoscopico di tragica povertà. 

E infine c’è il feto, il famoso golem. In realtà la creatura ha quell’aspetto pupazzoso inquietante e ridicolo il giusto (e del resto dietro c’è un certo Sergio Stivaletti) ed è un peccato che venga tirato fuori solo negli ultimi dieci minuti di film. 

Il feto che vuole distruggere l'universo e....

...l'intrepido reporter che lo salva.

A sua parziale difesa, De Martino sostenne che la produzione gli aveva impedito di lavorare sul montaggio finale e che quindi disconosceva la paternità del film. Può essere, ma l’imbarazzante sceneggiatura era comunque sua, così come una regia sciatta e impiegatizia. Gli va comunque ascritta una certa lungimiranza: avendo subodorato l’imminente declino del cinema di genere italiano, lasciò la regia proprio dopo questo mezzo aborto per dedicarsi al doppiaggio e all’adattamento. 

In ogni caso, ora che sapete che il film ha fatto schifo anche al regista stesso, avete tutti gli elementi per decidere saggiamente di rimanerci alla larga.


Recensito da: Vidur

TRASH: 67/100

Noia: 82/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 78/100

Presunzione della regia: 46/100

Incompetenza degli attori: 83/100

11 aprile 2023

MORTAL KOMBAT – DISTRUZIONE TOTALE (aka MORTAL KOMBAT – ANNIHILATION)

Di John R. Leonetti. Con Robin Shou, Talisa Soto, Sandra Hess, James Remar. USA / 1997 / New Line Cinema

Mortal Kombat: Annihilation (1997) on IMDb

Seguito del simpatico e riuscito capostipite della serie, il qui presente Mortal Kombat Cagata Totale è un gioiellino trash che, soprattutto negli States, gode di una certa popolarità, anche grazie ad una scena che commenteremo a breve. Già il fatto che molti degli attori che si erano prestati al primo film abbiano rinunciato dopo aver letto la sceneggiatura -  e parliamo di pezzi da novanta quali Linden Ashby (Johnny Cage), Bridget Wilson-Sampras (Sonya Blade) e Christopher Lambert (Raiden) – dovrebbe già farvi un quadro della situazione. Poco male per i primi due - Cage muore dopo dieci secondi e la svizzera Sandra Hess tutto sommato se la cava  - tragicomico per l’ultimo. Lambert non certo sarà il migliore attore del mondo, ma è indubbiamente dotato di un certo carisma e di un’importante presenza scenica, tanto che il suo Raiden era assolutamente convincente. Tutto il contrario del suo sostituto, tale James Remar, talmente inadatto al ruolo che ho il sospetto che abbiano pescato il suo nome dal mazzo “attori scarsi e disoccupati, disposti a fare di tutto per pagarsi la rata del mutuo”.


"Mortal Kombat? E che è? Ah...ok. Quanto mi pagate? Arrivo"


Parlando di attori scarsi, la palma d’oro però non può che andare a Musetta Vander, nel ruolo di Sindel, la perfida madre di Kitana. Proprio lei è la protagonista della famosa scena che su YouTube vale milionate di views:

“Mother! you are alive!”

“Too bad…YOU…WILL DIE!”



Detto che forse neanche Meryl Streep avrebbe potuto rendere dignitoso un dialogo tanto grottesco, l’attrice di origine sudafricana ce la mette tutta per trasformarla in un instant cult so bad it’s good. Anche il resto della sua performance continua su questi altissimi standard, pari quasi a quelli della mitica Machiko Soga, ovvero la Rita Repulsa di Power Rangersiana memoria. E in effetti se sostituissimo Liu Kang, Sonya, Jax e Kitana con i Power Rangers rosso, blu, bianco e giallo, potremmo ritrovarci con un credibile film della saga. La trama inesistente, i personaggi inconsistenti, i dialoghi demenziali, i villain pupazzosi e gli effetti speciali penosamente ridicoli sono tutti lì. 

Proprio gli effetti speciali, pur tenendo in considerazione l'epoca (1997) e il budget (30 milioni di dollari, che comunque non sono proprio due spicci), sono fonte di genuina ilarità; segnaliamo in particolare un effetto in stop motion di una delle palle che i personaggi usano per girare il mondo grazie "al calore della terra" (ok...) e il combattimento finale tra Liu Kang e Shao Khan, il cattivo principale del film. Qui vediamo il trionfo di una primitiva CGI per cui è stato chiaramente usato il motore grafico di una PlayStation 1, visto che le "animality" dei due combattenti sembrano prelevati a forza da degli scarti di Dino Crisis. Di seguito un paio di GIF esplicative.




A contribuire alla piacevolezza della visione di questo amabile schizzo di diarrea c'è anche un ritmo sostenutissimo (siamo alla media di un combattimento al minuto), una durata contenuta, una colonna sonora zarra al punto giusto e la totale mancanza di pretenziosità di una pellicola che ha il buon gusto di prendersi poco sul serio.

Un'ideale divertissement da godersi con gli amici, dei pop corn e delle birre...per gridare tutti insieme...MORTAL KOMBAAAAAAAAAAAAAAAAAT!!!!!!!!!!!!!


Recensito da: Vidur

TRASH: 84/100

Noia: 32/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 90/100

Presunzione della regia: 41/100

Incompetenza degli attori: 88/100






6 marzo 2023

LE MANIE DI MR. WINNINGER OMICIDA SESSUALE (Aka The Horrible Sexy Vampire, El Vampiro de la autopista)

Di Jose' Luis Madrid. Con Anastasio Campoy, Susan Carvasal, Luis Induni, Patricia Loran, Ada Tauler, Marya Trovar, Anthony Ramis, Luis Marugan, Waldemar Wohlfahrt, Barta Barry. SPA / 1971 / FIDA

The Horrible Sexy Vampire (1971) on IMDb

Direttamente dall'abisso più profondo e nero che se avessi incontrato L'ispettore Lucarelli del film di Enzo Acri mi avrebbe detto "Uè Uagliu', ma aro' vai?" vi presento questa colossale martellata sulle gonadi che ci regala la Spagna di Francisco Franco.  Ecco a voi "Le Manie di Mr. Winninger omicida Sessuale", visione che ho intrapreso domenica scorsa esclusivamente per cercare di far addormentare il nano. Risultato, papà Imrahil K.O. dopo i primi 40 minuti e bambino completamente sveglio e devo dire ahimè immune al fascino del thriller in oggetto almeno quanto il padre. 

Una non particolarmente giovane coppia fa tappa in uno squallido motel per fare quello che di solito si fa in uno squallido motel. Dopo circa 10 minuti in cui seguiamo ogni mossa dei due innamorati mentre a turno si fanno la doccia ad un certo punto lui si strangola da solo. Lei dopo un po' lo vede e anche lei si strangola da sola. Un caso bizzarro, non trovate? 

Il giorno dopo un baffuto ispettore interroga il medico legale per avere gli ultimi aggiornamenti sulle due vittime. Quest'ultimo gli mostra tutto soddisfatto una specie di macchia di caffè sul collo della ragazza e dice "Mmmh ispettore, ho una teoria inattaccabile e dimostrabile al 100%. Venga da me stasera a bersi un amaro che le racconto tutto". Durate il loro incontro notturno il dottore, palesemente al settimo bicchiere di Stock 84, getterà in grembo all'ispettore una copia di Dracula di Bram Stoker e comanderà: "Orsù! Legga la pagina dove ho messo il segnalibro!". L'ispettore dunque enuncia l'unica frase dell'intero libro che nulla abbia a che fare con i vampiri, ma leggendo il titolo capisce dove il medico vuole andare a parare. Dopo il club del libro il dottore snocciolerà una serie di nozioni e trivia su questo misterioso e disabitato castello dei Winninger, citando manco fosse Wikipedia una serie di omicidi irrisolti avvenuti da quelle parti e che sembrano ripetersi ciclicamente ogni tot anni. "Ohohoh, fandonie, panzane, fanfaluche da infanti. Ma andrò a controllare il castello disabitato uguale identico a quello di Dracula di cui mi ha parlato". Dopo questo dialogo lo spettatore potrebbe tranquillamente interrompere la visione e dedicarsi a più costruttive attività, dal momento che l'intero intreccio del film è stato brutalmente spoilerato. 

"Un altro Biancosarti, commissario?"

La sera stessa (mai visto uno spagnolo tanto solerte, ma va detto che il film sarebbe ambientato in Inghilterra) si reca accompagnato da due comparse expendables presso il castello, dove si strangolerà da solo. Errata corrige, in realtà il vampiro, che ovviamente c'è, ci farà la cortesia di mostrarsi in occasione dell'omicidio dell'ispettore. Nulla da segnalare, è un distinto signore con i capelli fulvi che parla con l'eco ed indossa un mantello indistinguibile da quello indossato da Aldo Baglio in "tel chi el telùn" durante il celebre sketch in cui il comico siciliano impersona il conte Dracula. Confesso però che non mi sarei aspettato la morte dell'ispettore a questo punto del film, è stato oggettivamente un piccolo colpo di scena. Bravi!

Il caso sta diventando spicy, quindi viene coinvolto un ispettore senior e la gente inizia a morire fuori campo per tappare eventuali buchi di sceneggiatura:

"Vorrei interrogare il custode del castello." 

"Eeeeh guardi commissario, è morto proprio ieri nel suo letto per cause naturali, che disdetta."

"Mannaggia, ho però saputo che c'è un testimone chiave, portatelo subito nel mio uff..." 

"Chi, l'agente Smith? Eeeeh no, guardi fino a mezz'ora fa stava bene eh, però purtroppo a quanto pare è deceduto..."

Bene ma non benissimo. 

Ma finalmente arriva il pollo da incolpare e l'ispettore già si vede con i galloni da generalissimo: si presenta infatti direttamente nell'ufficio dell'ispettore il buon Adolf, un discendente diretto del vecchio proprietario del castello che giustamente vuole andarci a vivere con la sua compagna Susan, ma deve far togliere i sigilli alla polizia. Il bellimbusto viene accontentato, ma la scia di sangue continua e, nonostante gli omicidi siano palesemente cominciati ben prima del suo arrivo, egli diviene il principale sospettato perchè alla polizia nessuno vuole sentir parlare di vampiri.

Adolf, come Jeffrey Dahmer, ha un hobby per nulla sospetto: la tassidermia.

[SPOILER]

Adolf tuttavia una notte viene in contatto il Barone Winninger, (il nostro affascinante vampiro) che gli rivela di essere vittima di una maledizione (ma va'?) che lo spinge ad uccidere le belle ragazze. 

"Tipo mia moglie?" 

"Esatto, tipo tua moglie, Adolf"  

Una delle successive notti infatti il Vampiro aggredirà la povera Susan, ma il coraggioso Adolf lo trafiggerà con il proverbiale paletto di frassino.

Il minaccioso Barone Winninger

[FINE SPOILER]

Questo film non ha direi nulla di peculiare o divertente. E' estremamente noioso e trasuda grigiume da ogni suo fotogramma. La storia è banale ed estremamente innocente, nonostante il titolo faccia pensare a chissà cosa. La realtà è che c'è un normalissimo vampiro a cui talvolta potrebbe capitare di uccidere una ragazza che per puro caso o per circostanza ha le zinne di fuori, ma da qui a chiamarlo maniaco e omicida sessuale mi sembra un po' eccessivo. In Spagna tra l'altro il regime franchista impose il completo taglio di tutte le scene di nudo trasformando questo film in un brutto episodio de "l'ispettore Barnaby". Anche l'utilizzo della figura del vampiro di per sè è abbastanza pretestuoso ed il fatto che il dottor Winninger sia un essere soprannaturale non è che sia poi sfruttato più di tanto, se non per risparmiare in effetti speciali costringendo il cast a strangolarsi da soli perchè, ehi, i vampiri possono essere invisibili. Risultato? Mi aspettavo una torbida crime story con risvolti voluttuosi, mi ritrovo con l'ennesimo horror da quattro pesetas. E così penso a tempo debito sia successo anche a molti altri spettatori.    


Recensito da: Imrahil

TRASH: 58/100
Noia: 97/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 71/100
Presunzione della regia: 69/100
Incompetenza degli attori: 65/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La notte dei resuscitati ciechi


19 febbraio 2023

THE MASK 2 (Aka Son of the Mask)

Locandina di The Mask 2
Di Lawrence Guterman. Con Jamie Kennedy, Alan Cumming, Ryan Falconer, Bob Hoskins, Traylor Howard, Ben Stein, Peter Flett, Kal Penn.
USA 2005 New Line Cinema
Son of the Mask (2005) on IMDb

Al settimo posto tra i film più visti di Netflix questa settimana in Italia, non ho potuto non cogliere l'occasione di gettarmi su questo sequel, uscito dieci anni dopo il grande successo del primo capitolo datato 1994 che aveva visto come protagonista Jim Carrey nel ruolo del simpatico e trasformista Stanley Ipkiss. Pur sapendo dell'esistenza del titolo ed essendo a conoscenza del fatto che si tratti di uno dei peggiori sequel mai realizzati della storia del cinema non mi era mai capitato di ritrovarmelo davanti. Perciò... andiamo!

Questo secondo capitolo non vede la partecipazione dell'attore canadese, ma di un altro comico, Jamie Kennedy, che si cala nei panni di Tim Avery, un aspirante fumettista che un giorno trova una maschera magica capace di trasformarlo in un buffo personaggio verde. La trama di "The Mask 2" è banale e prevedibile quanto una puntata di "Pingu". Tim Avery, il protagonista, è un fumettista alle prime armi, invidioso del successo del suo capo. Un giorno, però, il suo cane trova una misteriosa maschera capace di trasformarlo in un buffo personaggio verde con poteri magici e la faccia verde. Non passa molto tempo prima che Tim inizi a divertirsi con la sua nuova identità, ma ben presto scopre che la maschera ha una vita propria e che niente popò di meno che Loki (Alan Cunning), il dio degli inganni e dei sotterfugi è alla sua ricerca. Come avrete notato la trama del film è fondamentalmente una ripetizione della prima pellicola: un uomo insicuro trova una maschera magica che gli dà poteri straordinari. Peccato solo che in questo caso, però, l'uomo in questione è Jamie Kennedy che alla sua prima prova nel cinema che conta dimostra di non valere un unghia di Jim Carrey. 

Buongiornissimo! Caffè???



[Spoiler non tanto spoiler]
Tornato dal party aziendale di Halloween Tim, che aveva indossato la maschera perchè "non aveva altro da mettersi", copulerà furiosamente con sua moglie la quale sospettosamente non sembra particolarmente sconvolta da trovarsi nel letto uno sconosciuto con una maschera verde. Da questa Santa unione nascerà un insopportabile bambino in cgi con i poteri della maschera. Le dinamiche padre normale/sfigato-figlio con superpoteri dovrebbe far molto ridere nella visione dei produttori ma l'amara realtà è che è solo estremamente cringe.  
[FINE SPOILER]

"The Mask 2" è un film deludente sempre e imbarazzante a larghi tratti, sia dal punto di vista della trama, che della sceneggiatura, che dell'interpretazione degli attori. Jamie Kennedy, che qui interpreta il protagonista, non riesce a reggere il confronto con Jim Carrey, che nel primo film era riuscito a creare un personaggio iconico e divertente. La sua interpretazione è piatta e poco coinvolgente, e non riesce neanche per un secondo a farci simpatizzare per il suo personaggio.
Il film è clone imperfetto dell'originale, con una trama ripetitiva e poco ispirata. Jamie Kennedy non è in grado di reggere il film come Jim Carrey ha fatto nel primo, e sembra spaesato in ogni scena. Anche Alan Cumming sembra fuori luogo, e i suoi tentativi di fare ridere cadono spesso nel vuoto.
Nonostante la scarsa qualità del film, ha comunque guadagnato più di 57 milioni di dollari al botteghino. Sono decisamente troppi, ma il potere del marchio "The Mask" ha evidentemente attirato il pubblico, o forse erano solo curiosi di vedere come avrebbe funzionato un sequel dopo tutti questi anni. In ogni caso, i soldi che ha incassato non possono nascondere la verità: "The Mask 2" fa schifo. Ed in ogni caso non sono sufficienti a ripagare le spese di realizzazione. 

AHAHAHAHA NO VABE'. (ti pareva che il cane del cazzo non si mettesse la maschera?)


Se siete fan della prima pellicola, non vi aspettate chissà che dal sequel. Non riuscirete a trovare nulla di simile o anche lontanamente vicino a ciò che aveva reso il primo film un vero e proprio classico. Preparatevi piuttosto ad amareggiarvi. Non vale la pena di vedere "The Mask 2" nemmeno per un bambino, target di riferimento per questa produzione visto il piglio decisamente più infantile rispetto al predecessore. Il film è solo un brutto ricordo di ciò che era stato un grande successo. La morale della storia? Non tutti i sequel sono uguali e spesso i vecchi classici dovrebbero essere lasciati tranquilli. Una lezione che la Disney non ha ancora imparato. Su Imdb Il figlio di the Mask ha una valutazione di 2.2. Per dire, Bloody Psycho di Leandro Lucchetti è a 3,5. 

Il povero Jaime Kennedy dopo la sua pessima prova come protagonista di questo film non riuscirà mai più a tornare alla ribalta, relegato in piccole particine di film mediocri. Del resto l'attore che offre la prova migliore dell'intera produzione è Otis, il piccolo Jack Russel ammaestrato. Davvero notevole. 



"And the academy award for best supporting actor goes to..."


Trivia non richiesto e che non centra quasi un cazzo: Ma lo sapevate che Jim Carrey nel primo film dice "Sfumeggiante" e non "Spumeggiante"? No perchè io l'ho scoperto tipo un anno fa alla veneranda età di 36 anni. Ok, scusate, me ne vado.

Domanda non richiesta e che non centra quasi un cazzo: Ma come potrà mai essere stata l'infanzia di un ragazzino di 13 anni che si chiama quasi letteralmente "Alan Sborrando"? 


Recensito da: Imrahil

TRASH: 83/100

Noia: 61/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100

Presunzione della regia: 5/100

Incompetenza degli attori: 85/100 (grande Otis)







18 febbraio 2023

IL MARCHIO DI DRACULA (aka Scars of Dracula)

Locandina di Il marcio di Dracula
Di Roy Ward Baker. Con Christopher Lee, Dennis Waterman, Christopher Matthews, Jenny Hanley. Regno Unito / 1970 / Hammer Films

Scars of Dracula (1970) on IMDb

Continuiamo il nostro filone vampiresco con uno degli ultimi film della leggendaria Hammer con il leggendario Christopher Lee ad interpretare il leggendario Dracula; si tratta addirittura della quarta pellicola girata da Sir Christopher Frank Carandini Lee nel solo 1970, dopo Il Conte Dracula, Controfigura per un delitto ed Una Messa per Dracula, ovvero le ultime cartucce di un fucile ormai scarico e privo di ogni fascino. 

Girato con quattro soldi e con una svogliatezza generalizzata davvero avvilente, Il Marchio di Dracula è sostanzialmente una rottura di coglioni galattica, in cui non succede praticamente un cazzo. 

Il castello di Dracula e dell’Aigor di turno viene messo a ferro e fuoco dagli abitanti del villaggio vicino -una decina di figuranti vestiti di stracci- dopo l’ennesima uccisione di un'illibata fanciulla. Il Principe delle Tenebre però risorge grazie ad un simpatico pipistrello che sbatte le sue alucce meccaniche cigolando come una bicicletta anni ’60 e che droppa delle goccine di sangue sul suo cadavere. 

Nel frattempo, l’impenitente donnaiolo Paul seduce la fidanzata del fratello alla di lei festa di compleanno e per sfuggire alle guardie del Borgomastro, finisce dritto filato nel castello dell’appena risorto Dracula.

Paul sembrerebbe il protagonista, nonché il personaggio migliore del film e quindi giustamente viene ucciso a metà del secondo rullo. Così, il centro della scena viene preso dal noiosos fratello Simon e dalla sua promessa sposa che non fanno altro che dirsi quanto si amano e quanto siano preoccupati per Paul.

Le cose non si rianimano neanche quando i due arrivano al castello, in quanto Dracula non sarà in scena per più di dieci minuti scarsi in totale e fa pure cose senza senso, come uccidere a coltellate una donna vampira; e qui neppure l’immensa classe di Christopher Lee riesce a mascherare il suo tedio, percepibile fin dal primo momento in cui compare in scena.

Quasi da ridere il finale con Dracula che viene ucciso da un fulmine che colpisce un bastone di ferro che stava brandendo per uccidere il buon Simon.

Pur perdonando le scenografie di gommapiuma e il pipistrello cigolante -data l’epoca e il budget- non si può passare sopra al ritmo catatonico e ad una messa in scena sciatta e impiegatizia, il cui effetto è paragonabile all'iniezione in vena di un mix di Roipnol e radici di valeriana.


Un paio di scene splatter e le splendide grazie esibite dalla popputa Jenny Henley fungono da unici elementi di interesse per un prodotto che anziché fare onore alla gloriosa storia degli horror della Hammer, gli sputa quasi in faccia. 


Recensito da: Vidur


TRASH: 77/100

Noia: 91/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 81/100

Presunzione della regia: 65/100

Incompetenza degli attori: 74/100


7 gennaio 2023

M3GAN

Di Gerald Johnstone. Con Allison Williams, Violet McGraw, Amie Donald, Ronny Chieng. USA / 2022 / Blumhouse Productions

M3GAN (2022) on IMDb

Una giovane ingegnere di robotica in un'azienda di giocattoli, dovendosi improvvisamente occupare della nipotina di 9 anni, costruisce una bambola realistica che inizia ad assumere una vita propria. 

Il 2023 inizia con una piacevole sorpresa targata Blumhouse che, al netto di qualche inevitabile sfondone, si conferma una casa di produzione capace di sfornare piccoli e grandi film e di riportare sulle cartine geografiche del cinema il nostro genere preferito, ovvero l'horror. Horror mainstream, patinato, pulitino e innocuo, ma pur sempre horror. 

Questo simpatico M3GAN è molto probabilmente destinato a riscuotere un discreto successo e, chissà, ad essere il primo capitolo di un franchising. Del resto, le sembianze della robottina sono peculiari e inconfondibili; è evidente che è stato fatto un profondo e intelligente lavoro di design per dare a M3GAN un look inquietante quel tanto che basta, con quegli enormi occhioni azzurri senza anima come tratto distintivo.


Gerald Johnstone (illustre sconosciuto passato giusto da qualche serie TV) e soci, tra cui James Wan alla sceneggiatura, ovviamente non inventano l'acqua calda, anzi attingono a piene mani e senza vergogna ai grandi classici del genere: La Bambola Assassina in primis, ça va sans dire, i cardini della fantascienza come Asimov, Star Trek, Terminator, il più recente Annabelle e quella puntata di Halloween dei Simpson in cui il pupazzo di Krusty cerca di uccidere Homer. Senza contare che il dipanamento della trama procede secondo schemi collaudatissimi e con svolte narrative ampiamente prevedibili.


E allora cosa fa di M3GAN un cavallo vincente? Innanzitutto evita di prendersi troppo sul serio, puntando molto su un black humor che mi ha ricordato a tratti l'ironia che dominava i film di genere degli anni '80. In secondo luogo, seppur con una partenza che poteva essere un filino più veloce, ha un ottimo ritmo, non annoia mai e, incredibilmente, non dura quanto una via crucis, ma “solo” un'ora e 42 minuti. La progressiva trasformazione della bambola è costruita con gli incastri giusti e in qualche modo si è portati quasi a simpatizzare per lei. E in questo senso è da premiare anche la felice combinazione di maschere, CGI, animatronics e performance (a dare il corpo alla bambola è una bambina vera, davvero fenomenale a replicare delle movenze robotiche) che conferiscono a M3GAN una presenza sempre reale e tangibile. 

È vero che alcuni temi sono trattati in modo eccessivamente veloce e superficiale, ma è anche vero che lo scopo del film non è quello di parlare di come affrontare le tragedie della vita o trattare conseguenze psicologiche, morali ed etiche dello sviluppo dell'intelligenza artificiale, ma quello di offrire allo spettatore 100 minuti di puro intrattenimento e in questo M3GAN ci riesce in pieno. Alcune sequenze sono comunque destinate a rimanere impresse nella mente dello spettatore, come quella della presentazione ai dirigenti dell'azienda (in cui quasi mi è scesa una lacrimuccia) e quella del balletto, palese presa per il culo della moda imperante di TikTok.


Il peccato più grave del film è quello di voler essere troppo commerciale. È evidente che si tratta di un horror pensato per le masse (in particolare per i ragazzini) e per questo la parte splatter è ridotta al minimo sindacale. Una violenza PG-13, voluta apparentemente dai produttori, che affievolisce il potenziale di un film a cui è mancato solo qualche sprazzo di sangue e un poco di coraggio in più per diventare un instant cult. 

VOTO CLEAN: 84/100

Recensito da: Vidur


16 settembre 2020

MULAN

Di Niki Caro. Con Yifei Liu, Donnie Yen, Gong Li, Jet Li, Jason Scott Lee. Disney/USA/2020

Mulan (2020) on IMDb

Ed ecco che finalmente anche la Disney approda su Pellicole dall'Abisso. E dire che avremmo avuto di che recensire vista la valanga di sterco rilasciata dalla casa del topo negli ultimi anni, tra l'aberrante Maleficent 2, il trascurabile Dumbo, l'abominevole Re Leone, l'atroce Alladin, per non menzionare l'indescrivibile Episodio 8.

Il riferimento alla nuova sciagurata trilogia di Star Wars non è casuale: Mulan infatti non è altro che una Mary-Sue a tutti gli effetti (quivi la descrizione) e che mi ha terribilmente ricordato Rey (non) Skywalker. 

Lasciando perdere le differenze tra cartone e film e lo sviluppo della trama - che potere leggere ovunque e che se avete visto l'originale del 1998 già sapete a memoria – possiamo dire che questo iper-bombato giocattolone dal budget spropositato non è altro che l'ennesimo prodotto Disney acchiappagonzi, senza testa, senza cuore, insignificante e palloso. 

Nella prima parte non succede praticamente nulla, poi si passa senza intermezzi all'atto finale che si risolve in un attimo, con lo stesso pathos che si prova parcheggiando la macchina al supermercato. 

Rey, ops, Ley, ops, Mulan non deve faticare per diventare un guerriero, perché è già un fenomeno innato visto che in lei il “chi” scorre potente (vi ricorda qualcosa?); non deve neanche faticare per nascondere il fatto di essere una donna, anche se le sue forme sono evidenti, ha la voce da donna, le mani da donna e non si lava mai con gli altri simpatici commilitoni; non deve faticare neanche una volta che si è rivelata, perché tutti poi la accettano senza problemi e pure l'Imperatore, appena la vede combattere, se ne infatua. Insomma, niente conflitto, niente difficoltà, niente dramma, niente “viaggio dell'eroe”. Niente di niente. 

Come niente è il cattivo, un Random Villain #0058 che vuole “vendetta” per il padre e che guida un esercito di soldati senza volto, che più che cinesi sembrano degli arabi, dati i turbanti e le scimitarre; rispetto al cartone hanno aggiunto poi il personaggio della strega che può trasformasi in quello che vuole e che rappresenterebbe l'alter ego “malvagio” di Mulan. Il personaggio potrebbe essere potenzialmente interessante peccato che:

1. nel finale ci viene rivelato che avrebbe potuto tranquillamente volare nel palazzo imperiale e uccidere senza sforzo l'imperatore in ogni singolo momento del film;

2. è protagonista del cambio di bandiera (da cattiva a buona) più rapido e pretestuoso della storia del cinema, che manco Pietro Badoglio.

Un altro elemento di imbarazzo si trova in alcune scene di combattimento, in cui si vorrebbe omaggiare il genere “wuxia” (il cappa e spada cinese, ad esempio “La Tigre e il Dragone” e “La Foresta dei Pugnali Volanti”) con  coreografie esagerate e incredibili; peccato che qui più che un omaggio sembra una parodia, con Mulan che calcia in rovesciata le frecce e l'imperatore che usa delle tende come delle fruste. 

Aggiungiamoci al tutto una regia piatta, una colonna sonora inesistente, un uso terribile dalla CGI,  la totale assenza di caratterizzazione e crescita dei personaggi e una seriosità di fondo insopportabile, ed eccovi il pacchetto Mulan 2020,

Cazzo, un'azienda non rilasciava tanti flop in serie da quando la Atari infilò il 5200, il Lynx, il Jaguar e il videogioco di ET, le cui cartucce invendute furono sepolte in una discarica in Nuovo Messico. La Atari è poi fallita nel 1994. Chissà, magari è la volta buona anche di Disney. Incrociamo le dita.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 78/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 65/100

Presunzione della regia: 84/100

Incompetenza degli attori: 42/100

5 luglio 2013

MEGA PYTHON vs GATOROID

Di Mary Lambert. Con Tiffany, Debbie Gibson, A Martinez. Asylum/USA/2011
Mega Python vs. Gatoroid (2011) on IMDb
Aaaah, l'Asylum. Quanto sarebbe triste il mondo senza di loro? L'immarcescibile serie di mostro X contro mostro Y, partorisce questo spettacolare "Mega Phyton vs Gatoroid", una fantasmagorica fucina di minchiate a rotta di collo, in cui la cialtroneria dell'Asylum tocca il suo vertice.

E' davvero difficile stare dietro alla sequela di stronzate stratosferiche di questo film, caratterizzato da una CGI talmente misera e patetica da sembrare realizzata appositamente di merda.

La scienziata-ambientalista Debbie Gibson (una vecchia conoscenza Asylum) libera in una palude delle Everglades dei pitoni che ovviamente senza alcuna spiegazione diventano giganti e cominciano ad uccidere alligatori, ma anche persone nel tempo libero.

Sarà così che la sceriffa Tiffany - altra icona Asylum, ex pettoruta popstar anni '80 - consentirà ai redneck del luogo di cacciare i Mega Phyton in libertà. I suddetti redneck scompariranno dopo un quarto d'ora per riapparire misteriosamente dopo un tot, senza alcuna spiegazione logica.

Nel frattempo, il promesso sposo di Tiffany viene mangiato da un Mega Phyton. Ed è così che una Tiffany (per niente) affranta, ma sempre dotata di lucida labbra, decide di dar mangiare agli alligatori dei polli con degli steroidi anabolizzanti per farli crescere a dismisura e uccidere i Mega Phyton. Il misfatto verrà però scoperto dall'ambientalista di cui sopra, che aveva piazzato delle telecamere sugli alberi di una palude. Senza fili, senza batterie, senza un cazzo. Così.

Passano sei mesi - dato che si deve desumere da una mezza battuta buttata lì, ma potrebbe anche essere stato il giorno dopo - e i pitoni muoiono, mangiati dai super Gatoroid.

Tutto sembra andare liscio, ma arriva la sera della festa di beneficenza per la palude in cui vedremo:

- il poliziotto di guardia venire distratto dall'esperto di alligatori che vuole avvertire tutti del pericolo, lanciando un sasso

- una lunghissima e imbarazzante sequenza in cui le due eroine del film lottano tra di loro, lanciandosi insulti quali "faccia di serpente" e "naso da alligatore"

- l'irrompere di coccodrilloni e serpentoni banchettare con gli invitati

- al grido di "chiunque abbia un'arma la tiri fuori", tutti i presenti impugnare la loro pistola personale e sparare al nulla

- coccodrilloni uccisi da bottiglie di Jack Daniels

- le due protagoniste, l'esperto di alligatori indiano e la vecchia poliziotta, fuggire dal delirio di coccodrilli e serpenti con irrisoria facilità, dirigersi alla jeep, passare alla scena dopo in pieno giorno (un attimo prima erano le dieci di sera) e dirigersi a Miami, dove la vecchia poliziotta viene mangiata dopo aver cercato di uccidere a pistolettate un gatoroid di 700 tonnellate

Le due eroine alla lunga faranno pace e tra varie esplosioni, un elicottero in CGI, lo schianto di un aereo di cartapesta, bottiglie d'acqua spacciate per feromoni, coccodrilli che sventrano centri commerciali, pitoni che mangiano dirigibili, candelotti di dinamite degni di Willy e Beep Beep, caverne di uova e delirio generale, ci si avvia verso una finale sorprendente per due motivi:

SPOILER
- muoiono entrambe le protagoniste, perché giocare con la natura è brutto
- NON c'è il finale aperto! Io voglio Mega Phyton vs Gatoroid 2!!!
FINE SPOILER

La computer grafica qui tocca il suo punto più basso, la sequenza logica delle scene è totalmente arbitraria, le interpretazioni di Debbie Gibson e Tiffany sembrano quelle di un porno senza le scene di sesso, personaggi appaiono e scompaiono magicamente, i coccodrilli esplodono e i pitoni volano.
Tutto questo e molto altro nel magico mondo Asylum, che ormai ha perso chiaramente ogni briciolo di dignità e auto-controllo, lasciando correre a briglia sciolta qualunque boiata passi loro per la mente.

Ah, ovviamente Mega Phyton e Gatoroid non combattono mai tra di loro. Ma era ovvio, no?


Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 94/100
Noia: 48/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 93/100
Presunzione della regia: 1/100
Incapacità degli attori: 88/100

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: qualunque Asylumata, ma questo è quasi il top

NOTA BENE: Nel pieno stile cialtrone di questo sito, mi sono reso conto solo dopo aver pubblicato, che tale perla era giù stata recensita tempo fa dalla nostra Leotorda (qui). E in pieno stile cialtrone, la recensione qui presente rimarrà, perché noi facciamo un pò come cazzo ci pare.


4 dicembre 2012

MANIAC NURSES (Aka Maniac Nurses find ecstasy, Bloodsucky freaks II)

Di Leon Paul de Bruyn ('tacci tua..). Con Susanna Makay, Hajni Brown, Celia Farago, Nicole Gyony, Magdalena Ryman. BEL/1994/Troma
Maniac Nurses find Ecstasy (1990) on IMDb
Un gruppetto di avvenenti signore lavora in una clinica e, come tutte le brave ragazze che si guadagnano da vivere onestamente (?) impiegano il loro tempo libero come meglio possono. Si fanno di eroina, fanno orge lesbo sadomaso, torturano i passanti e a volte li mangiano pure. Fine.

Babes, bullets, bombs.. damn, I love this job.. Niente meglio di questa citazione del Duca descrive i miei sentimenti nei confronti di questo film belga assolutamente inutile e fine a se stesso. Una totale scusa per mostrare (e, per quanto riguarda il pubblico, vedere) scene di sesso sadomaso, torture, avvenenti donne con le zinne di fuori, armi, sangue e tutto ció che é in un certo senso considerato "sbagliato".

Pellicola tutto sommato divertente e godibile, se si trascura il fatto che é piú una sequenza di scene che un vero e proprio film legato da una trama, che con lo scorrere del tempo perde a mio avviso un po' di smalto: all'inizio sei frastornato dalla violenza e dall'assurditá di ció che vedi sullo schermo ma dopo un po' ci fai l'abitudine, sintonizzi le tue onde celebrali al livello della pellicola e nulla ti sorprende piú. Anche perché il regista non fa' altro che aggiungere il maledetto "more of the same", senza tentar di stupire ulteriormente lo spettatore man mano che la proiezione procede. Effetti speciali decorosi e frattagliamenti ben realizzati, prova delle attrici al limite del dilettantesco.
Si potrebbe considerare questa pellicola come un tributo ai film d'exploitation, che ormai nel 1994 erano decisamente passati di moda. E probabilmente lo é: le due protagoniste si chiamano infatti Ilsa e Greta, lo stesso nome delle protagoniste di due famose pellicole del sopracitato genere, ovvero "Greta la donna bestia" e "Ilsa la belva delle SS". Sará un caso? Forse. Ma non credo.

Voto 0 all'insopportabile e onnipresente vocina fuori campo e voto -10000 alle scritte in sovrimpressione che ogni tanto uscivano in maniera abbastanza casuale. Per far capire quanto sono cattive le protagoniste di questo film a un certo punto cominciano a uscire sullo schermo i nomi di tutti i cattivi della storia dell'uomo, da Hitler, a Stalin, da Chalrles Manson a GALIGULA. Si, con la G. É una stronzata, lo so, ma a me ha fatto molto ridere. LOLOLOLOL.

Pellicola stramba, appartenente ad un genere che conosco poco, piacevole, a tratti vagamente noiosa ma nulla di intollerabile. Agli amanti del genere mi sento di consigliarla.

Recensito da: Imrahil


Voti:
TRASH: 84/100
Noia: 71/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 34/100
Presunzione della regia: 85/100
Incapacità degli attori: 91/100



Se ti piace guarda anche: Ilsa la belva delle SS, credo..


11 novembre 2012

MORTAL KOMBAT

Di Paul Anderson. Con Christopher Lambert, Robin Shou, Linden Ashby, Talisa Soto. USA/1995
Mortal Kombat (1995) on IMDb
Mentre la guerra fredda finiva, Capcom e Midway Games stavano per accenderne una (caldissima) sul fronte videoludico, ecosistema in fortissima espansione; Street Fighter e Mortal Kombat erano senza ombra di dubbio i migliori picchiaduro in circolazione in quel periodo e i videogiocatori si schierarono prontamente da una parte o dall'altra, lance in resta. Questa lotta senza esclusione di colpi porterà le due case produttrici a scontrarsi anche sul fronte cinematografico, con l'uscita in rapidissima successione (1994 e 1995) dei film ispirati ai due videogiochi. Street Fighter decide di puntare tutto sul cast, Mortal Kombat sceglie dei totali sconosciuti patrocinati dal Grandammiraglio della Merda su celluloide, Sir Christopher Guy Denis Lambert. Chi avrà avuto ragione?

LA TRAMA
Una volta ogni generazione, all'oscuro della maggior parte della popolazione, viene indetto un Mortal Kombat, un violentissimo torneo nel quale i più potenti guerrieri della Terra si scontrano con le controparti fedeli all'oscuro imperatore di Outworld, che vuole conquistare il nostro pianeta. I patti sono questi: se Outworld vince il Mortal Kombat dieci volte consecutivamente, la Terra diventerà una sua colonia. Siamo al decimo torneo ed i nostri compatrioti hanno perso le ultime nove edizioni... Liu Kang, un cinesino capellone esperto di kung-fu, aiutato da Johnny Cage e Sonia Blade, cercherà di spezzare la catena di vittorie inanellata dagli scagnozzi dell'imperatore e consentire alla terra un migliaio di anni di respiro. Non sarà semplice.

Film pacchiano al punto giusto, nel complesso ben realizzato, estremamente tamarro e con Christopher Lambert, il che fa' di questo lungometraggio potenzialmente il mio preferito di sempre. Ok, ok, ovviamente sto esagerando.. però è un bel film. Senza ombra di dubbio più bello di Street Fighter, ammorbato com'era da caschi blu, buoni sentimenti eccetera. C'è da dire che il target a cui si rivolge Mortal Kombat (e parlo sia del videogioco che del film) è tendenzialmente più "maturo", il che sdogana una quantità fotonica di effetti speciali, alcuni dei quali molto ben realizzati, una trama che verte sulla vendetta e la gloria personale, invece che sui bambini che muoiono di fame e devono essere aiutati da Jean-Claude Van Damme. Gli eroi completamente integri ed innocenti non sono mai stati simpatici al grande pubblico, nessuno si rispecchia in un eroe senza macchia. Ora mi direte che Ryu e Ken, nel film di Street Fighter, erano dei pericolosi criminali e trafficanti d'armi. Tutto verissimo. Ma il loro personaggio è completamente appiattito a macchietta comica. Non voglio dire che Mortal Kombat sia un capolavoro d'introspezione, perchè ovviamente non è così, dico solo che c'è uno studio più approfondito dei personaggi. Il problema è alla base; il videogioco di Mortal Kombat aveva già una trama e dei personaggi molto ben delineati e quindi gli sceneggiatori sapevano già cosa il pubblico si aspettasse. Gli sceneggiatori di Street Fighter hanno dovuto inventarsi in 10 minuti una storia che coinvolgesse tutti i personaggi della serie, che di per se non avevano nulla a che fare l'uno con l'altro.

Se devo proprio cercare il pelo nell'uovo, alcuni personaggi vengono liquidati troppo rapidamente. Goro, un personaggio fondamentale della saga nonchè il più forte combattente dell'universo e vincitore della precedente edizione del Mortal Kombat viene liquidato in neanche due minuti in un combattimento ridicolo ed offensivo (gli danno un pugno nelle palle, con tanto di Christopher Lambert che se la ride). Più in generale, le parti "simpatiche" sono perfettamente e totalmente evitabili in questa pellicola. Capisco la voglia di un regista di sdrammatizzare e di ricordare al pubblico che non sta vedendo un film Tarkovskij, ma lo spettatore sa perfettamente di star vedendo una cagata divertente, e a renderla tale, non è certo la tua battutina da stronzo, sono le BOTTE, il SANGUE, e la VIOLENZA GRATUITA.. tre elementi che a onor del vero comunque non mancano. No, per la verità il sangue manca quasi del tutto, scordatevi le fatality che tanto hanno fatto borbottare le autority all'uscita del gioco.

Ma quindi chi vince? dal punto di vista cinematografico sicuramente Mortal Kombat, e non lo dico solo io, lo dicono i dati:

Mortal Kombat: due lungometraggi, due serie tv e una seria animata

Street Fighter: un lungometraggio e una serie animata.

Per dovere di cronaca ammetto però che la battaglia videoludica alla fine è stata vinta da Capcom, che a tutt'oggi pubblica il suo Street Fighter con cadenza biennale, mentre Midway Games sembra aver chiuso i battenti nel 2009.

Mi sono dilungato troppo, lo sapevo.
In sostanza ci troviamo di fronte a un buon prodotto in assoluto, quasi per nulla ridicolo, godibile, divertente e spensierato. Si, in sostanza un bel film. Cosa ci fa' qui? beh.. ormai l'avevo visto.. può sempre tornare utile ai navigatori che cercano un film trash come monito... Non è tutto oro quel che luccica!

Recensito da: Imrahil


VOTO CLEAN: 78



Se ti piace guarda anche: Street Fighter, ovviamente.

10 novembre 2012

IRON INVADER (aka Metal Shifters, Iron Golem)

di Paul Ziller, con Kavan Smith, Colby Johannson e Nicole de Boer. Canada/2011
Iron Golem (2011) on IMDb

«Stai bene?»
«Si, ma l’ho toccato... Perché non mi ha uccisa?»
«Il metallo è stato infettato con un batterio che si nutre di ferro nel sangue...grazie a Dio sei anemica.»


Nella cittadina di Vattelapesca cade un satellite russo, questo verrà prontamente raccolto da due fratelli, Ethan e Jake Sam e Dean, e portato dal loro amico sfasciacarrozze, che userà i suoi pezzi per costruire un golem di metallo in onore del paesino.

Paul Ziller si ispira liberamente alla serie TV di Supernatural, in modo da rendere i primi 30 minuti una bruttissima imitazione del telefilm. La formula dei personaggi è proprio la stessa: due fratelli - il più grande bassino, capelli corti chiari e occhi azzurri, interessato ad una donna, e il più piccolo slanciato, faccia da bambinone, capelli e occhi scuri - trovano un affare con degli strani poteri e lo portano ad un amico, proprietario di uno sfasciacarrozze.
E continua così fino a quando il golem di metallo non prende vita, a quel punto tutto diventa solo un enorme delirio, paragonabile unicamente ai film di Paul Ziller stesso.



Il mostro sembra indistruttibile, anche se sfasciato è in grado di ricomporsi all’infinito, come per magia. Grazie ad una maestra di biologia appena arrivata in città, si scoprirà infatti che non è il metallo ad avere strani poteri, bensì un batterio alieno che se ne “nutre”. Proprio per questo il golem attacca gli umani, per assorbire i metalli presenti nel sangue! Faceva prima ad attaccarsi a qualcos’altro.

[SPOILER]
Svariate morti ridicole dopo, i non pochi superstiti si rifugeranno in un bar e lì scopriranno che il punto debole del batterio è l’alcool. Ma tu pensa i casi della vita!
Quindi, dopo aver fatto saltare in aria il mostro con un’esplosione, andranno ad annaffiare di alcool i resti del Golem, spegnendo così le fiamme, causate dall’esplosione stessa.
Perché come tutti sappiamo l’alcool spegne il fuoco. Segnatevelo bambini.
Sarà per questo che il film è PG-13?
[FINE SPOILER]

Alla fine della visione tante sono le domande che lo spettatore si pone, ma la più importante è indubbiamente: “Perché?”.
Perchè lasciare il tuo filone di film catastrofici tutti uguali per partorire una cosa del genere, Paul?
È stato obbligato, non c’è dubbio! Lui voleva fare un film sulla fine del mondo a causa di un satellite precipitato sulla terra, oppure a causa di un batterio alieno, oppure entrambe. E qualcuno lo ha costretto ad inserire un golem di metallo in CGI!

Non so quanto valga la pena guardare questa cosa. Gli elementi necessari a far schifo ci sono tutti ovviamente, dagli effetti speciali alla recitazione, senza dimenticarci della trama. Ma, come tutti i film di Ziller, fa schifo nella media, non è eccezionale.
Forse solo un fan di Supernatural può disprezzarlo adeguatamente.

Recensito da: Leotorda


VOTI:

TRASH: 72/100
Noia: 67/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 84/100
Presunzione della regia: 15/100
Incapacità degli attori: 78/100

 
Se ti piace guarda anche: un altro film di Paul Ziller, Supernatural.

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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