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12 aprile 2024

SLAVE GIRLS (Aka Slave Girls from infinity Beyond)

Di Ken Dixon. Con Elizabeth Cayton, Cindy Beal, Don Scribner, Carl Horner. USA / 1987 / TITAN PRODUCTIONS

Slave Girls from Beyond Infinity (1987) on IMDb


Ebbene sì, cari amici, il Vostro Vidur ci è cascato di nuovo. Il titolo sollucheroso, una locandina spettacolare, quella bizzarra commistione tra fantascienza ed erotismo che solo gli anni '80 potevano vantare, mi hanno attratto come un marinaio viene attratto dal canto delle sirene.
E in realtà, questa volta, il tutto non si è concluso con un naufragio, ma con un placido attracco al molo. Slave Girls (From Infinity Beyond) infatti non mente e non tradisce le attese: ti aspetti ragazze discinte e ci sono eccome. Le due protagoniste, Elizabeth Cayton alias Daria e Cindy Beal alias Tisa, sono due gran pezzi di figliole che passano il 99% del film indossando minuscoli bikini di finta pelle di cammello, sexy lingerie di seta oppure nessuna delle due cose.


Per il resto si tratta di un film di fantascienza piuttosto canonico, con alcune idee valide affossate però da un'evidentissima povertà di budget, da una colonna sonora totalmente inadatta e da alcune difficoltà produttive. Nel ruolo principale infatti era stata scritturata originariamente Ginger Lynn, un'attrice pornografica che però venne licenziata dopo tre giorni di riprese, con l'ovvia conseguenza di riduzione di tempo e di aumento dei costi. 

Fatto sta che tutto quello che accade è totalmente decontestualizzato. Non abbiamo idea di chi siano Daria e Tisa, da dove vengano, cosa facciano, perché lo facciano e pure che rapporto c'è tra loro. Sono sorelle, amiche, compagne? Sono soldatesse, mercenarie, guerriere, scienziate, cameriere, cittadine della galassia? E perché e da chi vengono rapite all'injzio del film? E perché girano la galassia in bikini di pelle di cammello? E perché i due soldati incaricati di sorvegliarle quando salgono sull'astronave non cercano di fermarle e si dicono solo "Vabbè, troppo tardi", quando sono là a 10 metri?

Non si sa, però dopo essere fuggite dai due soldati più ebeti dell'universo, le nostre due eroine finiscono dalla padella alla brace, infatti precipitano sul pianeta del fratello segreto di Christian Bale, perché chiaramente quest'uomo è il fratello segreto di Christian Bale. 


Ci vuole poco per capire che il fratello segreto di Christian Bale è un sadico a cui piace cacciare gli essere umani e spassarsela con le pulzelle che hanno la sventura di passargli fra le mani.

Notevoli i due androidi camerieri del fratello segreto di Christian Bale. Uno si fa pure sedurre da una delle due ragazze, perché si sa, anche agli androidi piace la gnagna e poi battibecca con l'altro manco fossero Stanlio e Ollio.

Il finale con un Predator dei poveri che sparisce in un globo blu quando viene colpito e la fuga dell'ultimo minuto prima dell'esplosione del pianeta costituisce quanto di più classico in opere di questa risma, che ha pure il buon cuore di durare meno di un'ora e un quarto. 


Slave Girls vanta un vero e proprio parterre de roi, a giudicare dai curriculum. Il regista Ken Dixon ha diretto ben due lungometraggi oltre a quello in oggetto: Afrika Erotika e Zombiethon, senza contare The Best of Sex and Violence e Filmgore che sono solo raccolte di clip di altri film. Però.

Cindy Beal vanta un altro credito e il doppiaggio di una serie di Dragon Ball, mentre Elizabeth Cayton (o Kaitan, a seconda del film) assomma una serie di B movie che farebbe invidia a Donald Pleasance. Il fratello segreto di Christian Bale che, essendo il fratello segreto di Christian Bale è pure bravino, si è fatto una rispettabile carriera nell'underground e pure la composizione di qualche colonna sonora.  


Vabè, concludo che questa recensione sta diventano più lunga delle sceneggiatura del film stesso. Guardatelo, se avete 94 minuti da buttare e se...no, niente, basta.

Recensito da: Vidur


VOTI

TRASH: 79/100

NOIA: 51/100

RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 82/100

PRESUNZIONE DELLA REGIA: 41/100

INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 65/100


VOTO BONUS:

ELIZABETH CAYTON

VISO: 8

FISICO: 8.5

CINY BEAL

VOTO: 8

FISICO: 9

1 aprile 2023

NINJA OCCHIO PER OCCHIO (Aka Ninja: Silent Assassin)

Di Godfrey Ho. Con Alphonse Beni, Richard Harrison, Chris Larris, Stuart Smith, Grant Temple, Pierre Tremblay.
CANADA / HONG KONG 1987

Ninja: Silent Assassin (1987) on IMDb

Il poliziotto francese Alvin dopo (presumibilmente) approfondite e faticose indagini riesce a mettere le mani su una pedina importante del traffico di droga internazionale. Il tutore dell'ordine spera di strappare una testimonianza al criminale per poter incastrare un certo Rudolph, ma costui è omertoso perchè sa bene che il capo dell'organizzazione è un temibile e possente ninja e teme per l'incolumità sua e della sua famiglia. 

Dopo una serrata trattativa Alvin riesce a convincere il reo a rilasciare una dichiarazione che incastri il malvagio Rudolph, ma durante il suo trasferimento verrà assalito da una coppia di ninja che letteralmente infileranno la loro spada di plastica sotto la sua ascella. Come in ogni film di questa risma che si rispetti, i ninja si riconoscono dal fatto che hanno una pratica bandana con su scritto "Ninja" e se sono vestiti di nero sono quasi certamente malvagi. Inoltre mettono la maschera solo quando sono in procinto di combattere, affinchè tutti siano certi di quale sia la loro identità. Non paghi di aver di fatto già risolto il problema, per pura malvagità i ninja si presenteranno a casa di Alvin per dargli una lezione. In quel preciso istante tuttavia Alvin era in bagno (non sto scherzando) e dunque gli assassini si troveranno ad accanirsi sulla inerme moglie del poliziotto. Dopo essersi liberato Alvin scopre il misfatto e coglierà gli assassini ancora nel suo appartamento. Nonostante le sue chiare origini subsahariane, scopriremo che anche Alvin è per qualche motivo anch'egli un temibile ninja e dopo aver roteato le manine gli si cucirà addosso la sua bella tutina giallo canarino (ideale per gli appostamenti notturni) che in contrasto con il suo bel faccione nero lo farà sembrare una elegantissima ape.

Dopo aver pianto la moglie, Alvin viene a sapere che Rudolph senza apparente motivo si è trasferito ad Hong Kong e il poliziotto si sentirà ovviamente in dovere di inseguirlo dall'altro capo del mondo pur di compiere la sua vendetta. Il passaggio ad Hong Kong serve esclusivamente per presentare l'irreprensibile poliziotto ninja Gordon, interpretato dal veterano del genere Richard Harrison, con il quale Alvin suggellerà un sodalizio per braccare il malvagio Rudolph. Al contempo permetterà al regista Godfrey Ho di aprire una inutile, pretestuosa e noiosissima sottotrama con cast integralmente orientale che non si ricollegherà mai con la trama principale. 


Se non avessero scritto "Ninja" sulla bandana potrebbe benissimo trattarsi di una scena di "Lawrence d'Arabia"


A detta di molti questo è uno dei film peggiori di questo filone ninja, ed in effetti non è nulla di eclatante, ma conserva le consuete buffonate riscontrabili negli altri titoli affini. Si passa da combattimenti di arti marziali montati con il fast forward, a ridicoli gesti alla Naruto che permettono ai personaggi di passare dalla giacca di tweed al completo ninja con tanto di armi incorporate; non stiamo parlando solo di shuriken eh, diversi personaggi esibiscono lance e alabarde, dove diavolo se le tenevano? Io una mezza idea ce l'avrei. Probabilmente tuttavia la cosa più divertente del film è il fatto che esso non abbia nè un inizio nè una fine: le riprese iniziano che Alvin sta già letteralmente arrestando il malcapitato di cui parlavo all'inizio e termina nell'istante esatto in cui Rudolph verrà trafitto (rigorosamente sotto l'ascella) dalla katana di Gordon. Cioè proprio schermo rosso con scritta "The End". Basta. Fine. Non c'è la minima traccia di un preambolo e tanto meno di un epilogo. Che ne sarà dei nostri personaggi? Probabilmente il regista ha compreso che a nessuno sarebbe importato e ha deciso di tagliare. Di certo ne ha guadagnato il ritmo del film. Comunque se non ci credete vi invito a visionare la battaglia finale che riporto da Youtube in coda alla recensione. Tra l'altro è probabilmente l'unica parte dell'intera pellicola che valga davvero la pena di essere vista.

Visione tutto sommato evitabile, ma neanche una completa tragedia. Sicuramente Godfrey Ho ha girato puttanate più gargantuesche, quindi avendo la possibilità di scegliere dedicatevi ad altri titoli equipollenti. Attenzione in particolare ai titoli "Ninja Operation: Knight and Warrior", "Black Ninja" e "Knight & Warrior", da evitare per il semplice fatto che sono in realtà tutti titoli alternativi di questo film. 


Recensito da: Imrahil     

TRASH: 79/100
Noia: 71/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 85/100
Presunzione della regia: 47/100
Incompetenza degli attori: 80/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: un qualsiasi film di Godfrey Ho con Richard Harrison che fa il ninja.

29 settembre 2022

STREET TRASH (aka HORROR IN BOWERY STREET)

Di Jim Muro. Con Vic Noto, Bill Chepil, Mike Lackey, Jane Arakawa. 1987 / USA / Lightning Pictures
Street Trash (1987) on IMDb

Volendo inaugurare come si deve il mio nuovo TV (come dicono i bagliazzi), decido di guardare un BEL film. E allora perché non uno sconosciuto horror/splatter del 1987 che ha vinto il “Corvo d’Argento” al Festival Internazionale del Film Fantastico di Bruxelles?

Scritto deliberatamente con lo scopo di “offendere ogni gruppo di persone sul pianeta” (parole dello sceneggiatore Ray Frumkes), questo film si merita una bella lista di differenti aggettivi: abietto, violento, repellente, ripugnante, stupido, demenziale, divertente, ridicolo, sconclusionato, originale, coraggioso, terrificante, scorretto, mostruoso e potrei andare avanti ancora per molto. 

Il titolo Street Trash si riferisce ai protagonisti della storia: homeless di Brooklyn, quasi tutti reduci dal Vietnam o figli di reduci dal Vietnam, che vivono ai margini della società in quanto alcolizzati, tossici, psicopatici, mutilati, handicappati e alcuni di loro, tutte queste cose messe insieme. È a questi rifiuti della società che il proprietario di un negozio di alcolici della zona, decide di vendere un misterioso liquore chiamato Viper, ritrovato per caso in cantina. Peccato che questo liquore abbia il piccolo effetto collaterale di liquefare la gente dopo il primo sorso.

Nel frattempo, una pletora di personaggi si aggira negli squallidi bassifondi di Brooklyn e in particolare nello sfasciacarrozze dove i barboni hanno preso dimora. Il film ha il preciso scopo, assolutamente riuscito, di provocare una sensazione di schifo nello spettatore. Fanno schifo i personaggi, fanno schifo le azioni che compiono, fanno schifo le cose che dicono, fanno schifo i vestiti che portano, fanno schifo gli ambienti in cui si muovono, fanno schifo le cose che mangiano e così via. Tra di loro non mostrano un minimo di affezione e rispetto, in quanto poco più che animali che grufolano in una giungla urbana in cui fottersi a vicenda sembra essere l’unico modo per sopravvivere. Non si salva neanche il protagonista, Freddy, che non fa altro che maltrattare il fratello minore e insultare una ragazza asiatica, l'impiegata dello sfasciacarrozze che, fra l'altro, sembra essere l'unico essere umano a provare un minimo di comprensione per loro. Senza dimenticare che una notte incrocia una ragazza ubriaca per strada, la porta nella sua baracca, ci fa sesso nel modo più animalesco possibile, per poi lasciarla nelle mani di altri arrapatissimi homeless che prima la stuprano e poi la ammazzano.

Di contorno ad una critica sociale che sembra condannare sia carnefici che vittime, un’importante serie di sostanziose scene What The Fuck rende la visione di questo film uno spasso per gli spettatori con il necessario pelo sullo stomaco. Da citare quella in cui Bronson, il capo pazzo degli homeless, taglia il membro ad uno di loro, colpevole di avergli accidentalmente pisciato in faccia. Il pene viene poi lanciato come una palla tra gli altri barboni, mentre il povero evirato cerca di recuperarlo. Splendide anche le sequenze riguardanti il poliziotto badass che sembra destinato a ripulire la feccia. Prima uccide di botte un killer mafioso e vomita sul suo cadavere, poi Bronson lo ammazza a sua volta con un coltello ricavato da un femore e una volta morto, gli piscia in testa.

Tornando al Viper, che sembra essere il punto nodale del film e che invece ha incidenza sulla trama solo a sprazzi, gli effetti di “scioglimento acido” sono realizzati in modo tanto casereccio e grottesco, quanto efficace e indimenticabile, in particolare la prima putrefazione del clochard, sopra il gabinetto di una casa diroccata, ha un tocco quasi artistico. Indimenticabile anche la scena finale, in cui Bronson viene decapitato da una bombola di gas sparata come un missile. La testa però continuerà a vivere, almeno fino al tempo necessario di sbirciare sotto la gonnellina della ragazza asiatica.

Film assolutamente “oltre”, dotato di un fascino peculiare che non ti permette di staccare gli occhi dallo schermo per capire dove vuole andare a parare o fino a che punto si spingerà. Diventato un piccolo cult, è consigliato solo ai durissimi e recuperabile pure per intero in italiano su  YouTube. 

Recensito da: Vidur

VOTI

TRASH: 91/100

Noia: 46/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 80/100

Presunzione della regia: 42/100

Incompetenza degli attori: 69/100



27 settembre 2020

ALLA RICERCA DELL'IMPERO SEPOLTO (aka The Secret of the Inca's Empire)

Di Gianfranco Parolini (Frank Kramer). Con Conrad Nichols (Bruno Minniti), Kelly London, Max Laurelo, Vassili Karis. CineSuerte/Italia, Filippine/1987

The Secret of the Incas' Empire (1987) on IMDb

Arriva direttamente dagli anni '80 questa piccola e misconosciuta perla italica, un caravanserraglio di avventura, azione, scenografie di cartapesta e battute (non) divertentissime. Nato come un rip-off di Indiana Jones, questo Alla Ricerca dell'Impero Sepolto, diretto dal veterano Gianfranco Parolini accreditato con il suo consueto nom de plume Frank Kramer, a posteriori funge come una sorta di ideale progenitore del leggendario La Tomba di Bruno Mattei. 

Stessa giungla filippina spacciata come foresta amazzonica, stessa trama confusa e raffazzonata, stessa recitazione amatoriale, stesse scenografie rubate da Gardaland, con templi di gommapiuma, coccodrilloni di balsa e un florilegio di lucine colorate e botti di mortaretti. Al posto del gruppo di studenti guidati da una strega e da una coppia di filippini addetti al catering, i protagonisti sono qui il professor Cliff Bradbury e la bella Linda Logan, che partono alla ricerca di un non meglio precisato tesoro Inca, braccati nel frattempo da una manipolo di cattivi capeggiati nientemeno che da Vassili Karis, nome noto a noi Abissini avendo recitato in un altro paio di cult, come Bloody Psycho e La Bestia nello Spazio. 

Il film parte in quinta con un ottimo ritmo e senza preamboli, portandoci nel vivo dell'azione, peccato che alla lunga le situazioni inizino a ripetersi fino alla nausea con Linda, damsel in mistress dal primo all'ultimo minuto, che fa andare avanti la trama a forza di inciampi e scivoloni, il tutto condito da una serie interminabile di battute atroci e pretestuose. Inoltre per tutto il film cerca disperatamente di farsi chiavare dal bel Cliff (al secolo Bruno Minniti, anche lui abituè del cinema di alto livello, con perle all'attivo come "La dottoressa ci sta col colonnello" e "La moglie in bianco...l'amante al pepe") che invece preferisce farsi leccare il naso e il mento dalle indigene. In tutto ciò la prestazione attoriale di Kelly London, al netto di due begli occhi da cerbiatta e un fisico da modella, è veramente oscena. Impossibile sapere di più su questa donna: il suddetto film infatti è il primo e unico in carriera. Chissà perché, verrebbe da chiedersi.

A corollario, le due cose più spassose. A proteggere Linda e Cliff durante il loro periglioso percorso, ci pensa un Inca, diretto discendente degli alieni (?) dalla pelle bianca atterrati in Sud America in tempi remotissimi: il suddetto arciere più che ad un guerriero assomiglia ad un vecchio e grasso Enrico Beruschi con gli occhi eternamente strabuzzati. 

SPOILER

Il campione però è il cerimoniere/sedicente divinità/professore uscito pazzo: all'interno di un vulcano, vestito con un costume di carnevale a forma di uccello mutante, suona delle tastiere ed emette dei raggi  laser verdi e rossi dalla maschera. Le sequenze che lo riguardano sono strepitose, tanto che sembrano prese di peso da un altro film e sulle prime lasciano davvero interdetti. Come lascia interdetti il fatto che nel finale, nel confronto con Cliff, muoia di infarto e si butti nella lava senza nessun motivo apparente. 

FINE SPOILER

Cazzatona divertente, leggera, senza pretese, ideale per farsi quattro risate con gli amici. La pura essenza di Pellicole dall'Abisso.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 89/100

Noia: 65/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 91/100

Presunzione della regia: 45/100

Incompetenza degli attori: 88/100

PS: qui sotto il trailer per il mercato tedesco, che offriva un florilegio di titoli alternativi tra i quali “Bradbury e la Maledizione della Caverna della Morte” e “Il Condor d'Oro”.





1 luglio 2013

R.O.T.O.R


Di Cullen Blaine. Con Richard Gesswein, Jayne Smith, Margaret Trigg, James Cole, Nanette Kuczek. USA/1987

R.O.T.O.R. (1987) on IMDb

Il crimine imperversa nella metropoli texana di Dallas, e la legge ha decisamente bisogno di una mano per arrestare le decine di criminali che dilagano a piede libero opprimendo il sogno americano. Pertanto il dottor Coldyron, uno scienziato-ricercatore del dipartimento di polizia decide di creare il poliziotto perfetto ed invincibile. Rotowash  Rotor, il fratello povero di Robocop, uno scheletrino costruito in una "lega sconosciuta" con un rivestimento che lo fa assomigliare in tutto e per tutto al classico grasso poliziotto americano che si mangia le ciambelle, con tanto di baffi a manubrio. Sotto pressioni politiche si decidono di affrettare i tempi dell'attivazione del prototipo, ed essendo la fretta cattiva consigliera, Rotor viene attivato con dei protocolli errati e decide di diventare un poliziotto abbastanza fiscale. Tipo uno di quelli che sparano alla gente che mette la macchina in doppia fila (personalmente, gli avrei dato la medaglia del congresso).

Con un eufemismo, possiamo affermare che il film parte in sordina. Nei primi 40 minuti fondamentalmente non succede un cazzo di niente, e siamo costretti a sorbirci la quotidianità del nostro protagonista che conduce una spensierata vita agreste nel suo ranch, chiacchiera con la fidanzata (che in seguito sparisce, come molti altri pezzi della trama) e sembra in generale fare di tutto fuorchè lavorare al suo progetto Rotor.

Quando gli fanno notare che invece che coltivare l'orticello e strigliare i cavalli per 12 ore e lavorare 15 minuti al giorno sarebbe il caso di fare eventualmente il contrario, indignato lascia l'incarico e i suoi ormai ex collaboratori fanno ovviamente un casino e Rotor viene attivato in circostanze misteriose ed inizia a disseminare "giustizia".

Fortunatamente, Rotor è un pessimo poliziotto, è lento come la fame, ci mette 4 ore per prendere la mira e se qualcuno suona il clacson viene assalito da un terribile mal di testa, per cui i danni ai civili sono estremamente limitati. In ogni caso Rotor prende di mira una povera ragazza accusata di essere "complice di un'infrazione automobilistica". La pena ovviamente per questo reato, come per tutti gli altri è la morte.

"Non sarai mica passato col rosso, vero?"


Comincia quindi un (per nulla) furibondo inseguimento con la tipa che scappa, il Rotowash in moto che la insegue e il dottore che insegue entrambi.

[SPOILER]
La ragazza viene braccata dal perfido robot presso un imbarcadero lungo un fiume, ma viene salvata dal dottore che metterà dello spago da arrosto attorno al collo di Rotor, pronuncerà una frase incomprensibile sulla composizione molecolare del Rotor (probabilmente: "Attenta, la composizione molecolare di Rotor a contatto con lo spago da arrosto esplode") ed esso effettivamente esploderà. Un finale talmente improvvisato e sciatto da meritare un oscar.
[FINE SPOILER]

Film noioso come 4000 anni di purgatorio (ottenibili con 4 pugnette e due bestemmie, credo, nel caso vogliate provare e non abbiate comprensibilmente voglia di vedere Rotor), Ma che tutto sommato riesce a divertire soprattutto grazie ad una trama caotica, un cattivo che vuole essere super potente e super intelligente che invece è super stupido e ha dei punti deboli ridicolissimi, e un finale da scompisciarsi dal ridere.

Se sopravvivrete alla prima parte sarete premiati.

Ps: Notevole la locandina attiragonzi, vi assicuro che ovviamente non centra un cazzo.


Recensito da: Imrahil

VOTI:
TRASH: 83/100
Noia: 85/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 81/100
Presunzione della regia: 62/100
Incapacità degli attori: 75/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Robocop, lo spot della Rotowash

11 febbraio 2012

THE BARBARIANS

Di Ruggero Deodato, con Peter Paul, David Paul, Eva La Rue, Virginia Bryant, ITA, 1987
The Barbarians (1987) on IMDb

La poco tribù nomade dei Ragnics baratta tutto il suo oro con un rubino magico che permette loro due importanti conquiste sociali: la prima è avere diritto di passaggio su tutte le terre, la seconda è di avere il dono della felicità.
Mentre la prima fortuna non è loro di alcun utilizzo, la seconda nemmeno, salvo renderli un popolo di giocolieri, acrobati, musicanti e cantastorie, la loro evoluzione in zingari è odiata dal resto della popolazione mondiale che non vede l'ora di fargli la festa e di dar fuoco ai loro carrozzoni.
Accade un giorno che un travestito col cerone di nome Kadar riesca a sottomettere la loro spensierata popolazione e a imprigionare la regina Canary, riduce poi in schiavitù due bambini che, insolentemente, gli avevano mangiato due dita (beh, fra barbari capita).
I due imberbi, Kutchek e Gore, vengono madati a lavorare in una cava di pietra dove sviluppano, di pari passo con una sconfinata ignoraza, dei muscoloni ben oliati pronti per la rivoluzione.
Detto fatto, dopo qualche tempo fuggono e vanno alla ricerca di Canary e del rubino, difeso da un drago segaccione e da mostri molto simili a quelli visti in Robot Holocaust, ovvero dei grossi e inermi moci vileda. Portano con se una misteriosa scosciata raccattata cammin facendo che ben si adatta ai costumini in cuoio da buon film barbaro anni ottanta che si rispetti, naturalmente è lei la nuova regina.
Riescono ad entrare nelle segrete del castello dove Canary li incarica di ritrovare il rubino prima di liberarla.
In realtà prima di andare alla ricerca del rubino si dedicano all'amore giocoso con l'harem di Kadar, momentaneamente assente, dopodichè si avviano garruli e pacioccosi alla ricerca della pietra preziosa, la trovano e vanno a fare i gradassi da Kadar.
Dopo combattimenti alla Bud Spencer  e Terence Hill (eterno rispetto) e mostrando una insospettabile spiritosaggine barbara nonchè la incapacità scenica dei fratelli Paul, sconfiggono il parruccone Kadar e riportano chili e chili di baracconate e vita spensierata alla popolazione Ragnics.
Tralasciando la durata esagerata dei combattimenti e la plasticosità del mondo barbaro, colpisce in particolar modo la poco barbaricità dei due muscolosissimi eroi, dallo sguardo perennemente perso e dalle battute alla Qui Quo Qua (ovvero fare una frase in due dicendo una parola a testa).
Se mai in vita vostra avete visto anche un solo film con dei barbari, degli uomini oliati e/o dei fricchettoni vestiti da cavenicoli avete già visto troppo e potete, ghignando, saltare a piè pari la visione di questo film, in alternativa potete vederne il riassunto nel filmato qua sotto.

Recensito da: Ortnid
VOTI
TRASH: 80/100
Noia: 87/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 75/100
Presunzione della regia: 70/100
Incapacità degli attori: 85/100




Se ti piace guarda anche: Kull il conquistatore, Sangraal, Ironmaster

24 agosto 2010

LA CROCE DALLE 7 PIETRE - La Camorra contro il Lupo Mannaro (Aka Talisman)

Di Marco Antonio Andolfi, con Marco Antonio Andolfi, Annie Bella, Gordon Mitchell. ITALIA/1987/G.C. Pictures

Cross of the Seven Jewels (1987) on IMDb

“Aborì, vieni qui!!!”

Ed eccomi qui, anch'io come Aborym, a far fronte all'onere e all'onore di dover recensire uno dei film trash per eccellenza e il suo ancor più memorabile seguito.

“La Croce dalle 7 Pietre”, per chi possegga un minimo di “cultura” cinematografica, dovrebbe essere un titolo noto, in quanto perfetta sintesi del film di merda Made in Italy. Siamo di fronte infatti all'apice del comico involontario, un'opera verso cui tutti gli altri film da “So bad, it's good”, dovrebbero guardare con timore e rispetto.

Ma andiamo con ordine. Il mitico, leggendario, straordinario, unico e solo Marco Antonio Andolfi è un attore e regista teatrale di Roma; un bel giorno del 1987 decide di fare un film e ottiene i fondi (limitatissimi a dir la verità) grazie ad una sovvenzione statale (!).

Il buon Marco Antonio (che decide di usare lo pseudonimo di Eddy Endolf per l'occasione) scrive, dirige e interpreta.

La trama: Marco (sempre Andolfi) è un ragazzo di Roma che viene invitato a Napoli dalla cugina. Una volta arrivato lì viene subito rapinato della sua croce (quella del titolo ovviamente) da due tizi in moto. Da qui inizierà la sua ricerca disperata per recuperare il magico amuleto fra gli ambienti della camorra. Infatti senza di esso, allo scoccare della mezzanotte, Marco si trasforma in un lupo mannaro.

E' quasi impossibile descrivere nei dettagli questo film. La sciatteria e la noncuranza della regia è spettacolare, lo sviluppo dello script è risibile - con una decina di sottotrame totalmente slegate tra loro che non hanno alcun senso e che vengono aperte e mai chiuse - l'interpretazione degli attori è inimmaginabile, i dialoghi massacranti e gli effetti speciali sarebbero inadeguati in una recita parrocchiale.
Quindi ora mi limiterò a gettare alla rinfusa ciò che questo film è in grado di offrire.

La pseudo-orgia satanica della prima scena in cui il mitico Gordon Mitchell (dove c'è un film di merda c'è anche lui) nelle sue migliori smorfie invoca il demonio Aborym, al grido di “Aborì, vieni qui!”.
Marco Antonio con la sua faccia da idiota e il suo tic agli occhi, che si crede un adone in grado di conquistare tutte le donne che incontra.
La scena al bar, dove viene inquadrata per un quarto d'ora la ragazza che compone il numero (due volte, e in uno di quei telefoni con la tastiera a “cerchio”).
Il sogno di Marco dopo 20 minuti, in cui praticamente ci fanno rivedere ciò che abbiamo appena visto con un filtro blu e Aborym con una bolla rossa che gli esce dalla testa.
I camorristi che hanno battute del tipo “San Gennà, aiutaci tu!” o “Iamme a vedè Maradona”.
L'incontro col ricettatore Totonno O' Cafone, al cui Marco trasformato in licantropo, scioglierà la faccia (vedere il video più in basso per credere).
La scena della discoteca in cui Marco incontra una ragazza che gli offre della marijuana e che dopo un secondo dopo si innamora di lui e diventa la donna della sua vita...e poi c'è la TRASFORMAZIONE.

Ovvero quando Marco da pacifico bancario di Roma, privo della sua croce, si trasforma in un terribile e fortissimo uomo lupo.
La trasformazione avviene 4-5 volte in tutto il film e dura un'eternità. Fotogramma per fotogramma vedremo Marco Antonio digrignare i denti ricoprirsi pian piano di peli, solo sulla faccia però. Eh già, perchè poi sarà totalmente nudo, ad eccezione di una ridicola maschera sul volto,, dei guanti da cucina ricoperti di pelo e di una specie di toupet a coprire le parti intime. La creatura diventa potentissima, è in grado di uccidere un uomo con una manata e di far sciogliere la faccia alle persone. Questo perchè la madre del suddetto era “fissata e adoratrice di Satana” e aveva fatto un patto col diavolo. Poi un giorno cambiò idea e un vescovo le diede questa croce da mettere al collo al figlioletto in modo da proteggerlo. Ma Aborym non è mica un pirla, infatti è un'incrocio fra un gorilla, il cugino It della Famiglia Addams e Chewbecca. Però parla con accento napoletano e dice cose tipo “Sgualdrina...devi morire..devi morire...” ed è in grado di far esplodere lo stomaco alle persone.

E non è finita qui, sicuramente sto dimenticando qualcosa, ma mi dovete perdonare perchè il film è talmente pregno di merda che è difficile ricordarsela tutta.

Ma “La Croce...” è davvero magica, perchè riesce in altre 4 prodezze:
1)Nonostante questo turbinìo di situazioni deliranti ed esilaranti, il film è anche noioso, tanti pezzi sono da bypassare senza remore.
2)Il film, Marco Antonio e tutti gli interpeti si prendono dannatamente sul serio. Non vi è la minima ombra di ironia.
3)In Giappone è stato venduto col titolo di “Talysman” e con un montaggio diverso. Beh sembra che abbia avuto un successone.
4)Darà vita ad un seguito, a mio modesto parere addirittura migliore, il clamoroso “Riecco Aborym”.

“La Croce dalle 7 Pietre” è dunque un articolo indispensabile per chiunque voglia approciarsi al genere, una summa di tutto ciò che amiamo e veneriamo. Uno dei “Film di merda” per eccellenza, una pillola contro il cattivo umore, un toccasana per la depressione, il perfetto esempio pratico di quello che succede quando si mette un inetto, pazzo visionario, che si crede insieme Kubrick e un modello di Armani, dietro la macchina da presa. O semplicemente un'opera di Marco Antonio Andolfi.

recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 97/100
Noia: 85/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 98/100
Presunzione della regia: 91/100
Incapacità degli attori: 99/100



Una delle grandi trasformazioni di Marco Antonio



La brutta fine di Totonno O' Cafone

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Riecco Aborym o uno dei 150 fotoromanzi sceneggiati da Marco Antonio

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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