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7 agosto 2026

ALIEN DEGLI ABISSI (aka Alien from the Abyss)

Di Anthony M. Dawson (Antonio Margheriti). Con Daniel Bosch, Julia Mc Kay (Marina Giulia Cavalli), Luciano Pigozzi (Alan Collins), Charles Napier. 1989 / ITALIA – FILIPPINE / DANIA FILM

Un momento storico per Pellicole dall’Abisso, per due motivi. Il primo perché interrompiamo quasi un anno di inattività. Il secondo perché, per la prima volta nella storia del blog, recensiamo un film che contiene la parola “abissi” nel titolo. Lo so, ci accontentiamo di poco.

Siamo tornati alle origini: filmacci italiani anni ’80 a basso budget che cercavano di attrarre il pubblico infilando riferimenti ai grandi successi del momento. In questo caso la sfacciataggine è doppia. Non solo per Alien (e si badi bene: il titolo originale è proprio Alien, non Alieno), ma anche per The Abyss di James Cameron, uscito appena pochi mesi prima. Insomma, già che copiavano, tanto valeva fare un due per uno.

A dirigere troviamo un nostro vecchio amico, Antonio Margheriti, qui accreditato con il suo alias più celebre, Antony M. Dawson. A recitare c'è la consueta sfilata di illustri sconosciuti, con l'aggiunta di Luciano Pigozzi, storico sodale del regista, e del veterano Charles Napier, un mascellone che in una carriera lunga oltre 150 film ne ha passati almeno 145 a interpretare militari, preferibilmente cattivi, ottusi o entrambe le cose.

La trama vuole che due attivisti di Greenpeace, Jane e il cameraman Lee, si intrufolino in un'imprecisata isola caraibica per documentare le nefandezze della E-Chem, azienda sospettata di smaltire rifiuti tossici in modo poco sostenibile, per dirla come i bagliazzi di oggi.

                                 

I due riescono non si sa bene come a entrare negli impianti e scoprono che questi galantuomini scaricano scorie nucleari direttamente nel cratere del vulcano dell'isola, il quale ha stranamente iniziato a eruttare. Una coincidenza che sicuramente non verrà approfondita.

Naturalmente Jane e Lee vengono scoperti. Lui viene catturato e riempito di botte, mentre lei fugge per quella che sembra una mezz'ora abbondante di film, finché non viene soccorsa da Bob. Bob è il "serparo" locale, un uomo che estrae il veleno dai serpenti dell'isola per rivendere antidoti alle case farmaceutiche. 

E così il cast è al completo: figurine stereotipate con lo spessore psicologico di un sottobicchiere. C'è la tipa tosta che deve ricordare a tutti di avere più palle degli uomini, lo scienziato alcolizzato divorato dai sensi di colpa, il militare ottuso programmato per eseguire ordini e impartirne altri e l'avventuriero cinico e solitario che, guarda caso, finirà per aiutare la protagonista. Un po' perché in fondo ha un cuore d'oro e un po' perché spera di chiavarsela.

Fatto sta che per vedere l'Alien del titolo bisogna aspettare circa un'ora. E quello che ci mostrano inizialmente non è nemmeno un alieno, ma una specie di chela nera fumante che in qualche modo contamina chiunque le si avvicini.

Più avanti la vedremo anche in versione gigante. Peccato che altro non sia che un palo ricoperto di tubi di plastica con una tenaglia in cima, talmente immobile da far sembrare pericolosa una sedia da giardino.

L'Alien vero e proprio arriva solo nel finale, in tutto il suo fulgore: una specie di Transformer nero assemblato in cantina e dotato di una mobilità pari a quella di un frigorifero. Viene sconfitto nel giro di un paio di minuti grazie a una sorta di lanciafiamme improvvisato. Fa quasi tenerezza quando crolla a terra e decide di togliersi di mezzo da solo gettandosi nel vulcano, come se persino lui si vergognasse di esistere.

Nel finale c'è comunque un notevole florilegio di esplosioni, ottenute grazie a un uso massiccio di modellini che evocano vaghe reminiscenze dei Godzilla anni ’70. Particolarmente spassoso quello del vulcano, che sembra il classico progettino di scienze costruito dal papà per il figlio di otto anni, e quello di ruspe ed elicotteri, degno di una partita a Micro Machines.

Menzione speciale anche per il bambolotto che rimbalza sugli scogli al posto del povero Lee quando, dopo aver scoperto di essere stato contaminato dall'Alien, sceglie il suicidio. 

Da segnalare infine la quasi totale assenza di colonna sonora. Quella poca che si sente, secondo IMDb, sarebbe stata ampiamente saccheggiata da Q - Il Serpente Alato, niente meno.

In conclusione, Alien dagli Abissi è esattamente ciò che promette di essere: un clone al limite dell'inguardabile di successi ben più blasonati, realizzato con mezzi limitati, poche idee molto confuse e la faccia tosta di quei registi italiani di un tempo che continuiamo a guardare con un misto di tenerezza e disgusto.


Recensito da: Vidur

VOTI:

TRASH: 81/100

NOIA: 65/100

RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 78/100

PRESUNZIONE DELLA REGIA: 44/100

INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 75/100





11 settembre 2024

ALIEN CONVERGENCE

Di Rob Pallatina. Con Caroline Ivari, Steve Brown, Michael Marcel, Mishone Feign. USA / 2017 / The Asylum

Dato che è da poco uscito nelle sale l’ottimo Alien: Romulus, perché non recuperare questo splendido Alien Convergence partorito da mamma Asylum? In realtà, essendo del 2017, si tratta del mockbuster corrispondente ad Alien: Covenant, che era già di per sé una discreta merda, ma spero che mi perdonerete.

Ça va sans dire che Alien Convergence non ha la minima attinenza con la saga fondata da Ridley Scott e probabilmente neanche la minima attinenza con il senso compiuto. La trama infatti vuole che un team di soldati disabili stia sviluppando un rivoluzionario metodo di pilotaggio di aerei da combattimento tramite sistema neurale (cioè, col pensiero), mentre tre meteoriti colpiscono la terra. I soldati mutilati si ritroveranno ad essere quindi gli unici ad avere la tecnologia e l’abilità per sconfiggere i temibili alieni covati dentro i meteoriti!

Ci sono tutti i "topoi" classici dell’Asylum in questo filmetto realizzato con ancora meno budget e meno impegno rispetto ai già bassissimi standard della casa di produzione a cui abbiamo dedicato questa bellissima retrospettiva: l’inconfondibile fotografia degli interni, le pessime divise militari, la trama risibile, gli effetti speciali patetici, la recitazione amatoriale di sconosciuti figuranti e un finale mezzo abortito.

In particolare, Alien Convergence è il trionfo dell’”O'dimo”. Chi ha visto la quarta stagione di Boris, avrà subito chiaro di cosa parlo, per tutti gli altri per “O'dimo”, si intende “Lo diciamo” e non lo mostriamo, perché non abbiamo i soldi.

“Tutte le strade sono bloccate, il traffico è paralizzato e ci sono continui blackout!”, / “La popolazione è nel panico e ci sono rivolte nelle strade!” / “Dei mostruosi esseri alieni stanno seminando morte e distruzione in tutto il paese! / “Il nostro esercito ha provato di tutto per abbattere questi esseri mostruosi, ma niente ha funzionato!”. Ecco, tutto ciò ci viene detto nei dialoghi, ma mai mostrato o per lo meno solo in brevissime sequenze realizzate ovviamente col buco del culo. 

Non temete però, perché di scene cringe Alien Convergence abbonda. Come, per esempio, quando il padre della protagonista -un ex pilota rimasto invalido, ora scienziato Nasa- si reca sul luogo dello schianto del meteorite per recuperare dei campioni di roccia. Ebbene, questo scienziato va da solo in sedia rotelle sul luogo dell’impatto, dove trova un unico poliziotto. Certo, è perfettamente normale che dove è caduto un meteorite a controllare il posto ci sia un unico agente e che a prelevare i campioni di roccia ci sia un solo scienziato, per giunta in carrozzina, che per recuperare i pezzi si cappotta pure dentro il cratere. 

Un’altra notevole è quando il nostro gruppo di soldati arriva in una base militare. Aldilà del fatto che in questa base c’è sostanzialmente una sola persona (altro classico Asylum, perché le comparse costano), il colonnello della base sostiene che lì ci sia il più grande deposito di velivoli militari di tutti gli Stati Uniti. E lo fa davanti ad un patetico green screen con un’immagine statica presa chissà dove di quattro jet cagati parcheggiati nel deserto.

E gli alieni? Beh, un altro stilema immancabile di questi film è che al momento del girato, nessuno è bene al corrente di che forma saranno i mostri che saranno aggiunti in post-produzione, quindi i dialoghi in merito sono sempre vaghi “E’ davvero enorme! Ma cosa diavolo è?”. E in realtà sono un patetico incrocio fra dei gargoyle e dei draghi, riciclati da un altro film Asylum, Dragon Crusaders, uscito per altro sei anni prima!

Ultima annotazione sulla protagonista, caruccia per carità, ma più che una militare cazzuta sembra una commessa di Walmart che ha esagerato coi dolci durante le vacanze di Natale (E così, la nostra dose di maschilismo e bodyshaming quotidiana ce la siamo portata a casa). 



Recensito da: Vidur

VOTI:

TRASH: 87/100

Noia: 44/100

Presunzione della regia: 51/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 85/100

Incapacità degli attori: 88/100


21 luglio 2023

LE AVVENTURE DI BUCKAROO BANZAI NELLA QUARTA DIMENSIONE (aka The Adventures of Buckaroo Banzai Across the 8th Dimension)

Di W.D. Richter. Con Peter Weller, John Lithgow, Ellen Parkin, Jeff Goldblum, Christopher Lloyd, Clancy Brown. 1984 / USA / Sherwood Productions.    

The Adventures of Buckaroo Banzai Across the 8th Dimension (1984) on IMDb

Mi chiedevo come diavolo fosse possibile che non conoscessi un film di fantascienza uscito negli anni' 80 con l'altisonante titolo di Le Avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione. La mia incredulità cresceva leggendo il cast: Peter Weller -ovvero Robocop in persona-, il solido e sempre efficace John Lithgow, un imberbe Jeff Goldblum, il leggendario Christopher Lloyd e Clancy Brown, che di lì a poco avrebbe riscosso fama mondiale con il suo Kurgan, in Highlander. 

Non solo non lo conoscevo, ma a scavare nella mia memoria non ricordavo di averlo mai sentito citare da nessuno che conoscessi, né tantomeno di aver letto mai nulla a riguardo da nessuna parte. Insomma, un film che, nonostante il memorabile titolo, un cast di tutto rispetto, un budget niente male e un distributore come Metro Goldwyn Meyers alle spalle, sembra essere stato ignorato e dimenticato da tutto il mondo.



Per qualche motivo, Jeff Goldblum -anch'egli un neurochirurgo- è vestito come il cowboy dei Village People per tutto il film. 

Dopo averlo visto, ho capito il motivo dell'oblio.

Buckaroo Banzai è un avventuriero, uno scienziato, un neurochirurgo e una rockstar. Ce l'ha anche di 30 centimetri, parla fluentemente l'esperanto e cucina la migliore anatra alla pechinese del mondo. Dopo aver effettuato una rivoluzionaria operazione al cervello, va nel deserto e coadiuvato dai suoi sodali -anch'essi scienziati e membri del suo gruppo rock, chiamato I Cavalieri di Hong Kong- riescono nell'impresa di attraversare la materia grazie ad un dispositivo chiamato il salcazzo oscillatorio con scappellamento a destra, alla guida di una simil DeLorean che ha pure un flusso catalizzatore (so cosa state pensando, ma Ritorno al Futuro è uscito DOPO questo film). Questa impresa scatena il suo nemico giurato, il dottor Emilio Lizardo, che escogita un complotto per rubare il dispositivo e riportare indietro un esercito malvagio per distruggere la Terra. Buckaroo deve quindi fermare i malvagi invasori alieni dell'ottava (nell'adattamento italiano quarta, chissà perché) dimensione che stanno progettando di conquistare il nostro pianeta e la relativa dimensione, penso sia la prima ma non sono sicuro. Nel frattempo, Buckaroo incontra Penny, la sorella gemella perduta da tempo della sua defunta moglie, ed è aiutato da alcuni buoni esseri extradimensionali (chiamati elettroidi negri, non scherzo) che nella loro versione umana hanno le sembianze di giamaicani. 



Sì, avete letto bene sulla parete. Non vi ho detto che il professor Lizardo era uno scienziato italiano, posseduto nel 1938 da un alieno malvagio chiamato Lord Whorfin. 


Semplice, no? Ecco, questo scombiccherato guazzabuglio di cagate è una delle mine che distrugge il film. La trama è inutilmente e incredibilmente arzigogolata e benché alla fine non abbia grossi buchi, risulta difficile da seguire e poco appassionante. Un altro problema è quello rappresentato dal protagonista, non tanto per l'interpretazione di Peter Weller che fa il suo, ma quanto per il fatto che si tratta di un personaggio che il film cerca disperatamente di farti passare per il più grande figo dell'universo, mentre alla fine è il classico eroe imbattibile e infallibile, privo di ogni carisma e profondità. E inoltre, il fatto che Buckaroo Banzai (il nome si spiega con le origini giapponesi del padre) sia un neurochirurgo e una rockstar non ha nessun impatto sulla trama. 



I Cavalieri di Hong Kong. Un gradino sopra i Bee Hive, uno sotto i  Motley Crue.

Si sarebbe potuti passare sopra questi non trascurabili difetti, se almeno il film avesse preso una precisa direzione. Si tratta infatti di uno strano ibrido che è difficile da definire: troppo complesso e pretenzioso per essere una cazzatona da vedere per farsi quattro risate, troppo grottesco e sopra le righe per essere preso sul serio. E così nonostante tutte le stramberie urlate in faccia allo spettatore, il film finisce per essere un blando e (appunto!) assolutamente dimenticabile intrattenimento.

Sul lato tecnico invece, nulla da eccepire: la regia è buona, il ritmo è sostenuto e non ci si annoia mai, gli effetti speciali -a parte un paio di blue screen veramente brutti- sono di buon livello, la fotografia è vivace e colorata, gli attori fanno tutti il loro dovere. 

Il cartello finale con scritto "Watch for the next adventure "Buckaroo Banzai vs. The World Crime League!!!" è stato invece un presagio di morte per la Sherwood Productions, che a causa del megaflop (si parla di un incasso di circa 6 milioni di dollari a fronte di un budget di 12) è addirittura fallita. 


E invece, no.


A quanto pare i diritti vengono ancora detenuti dalla MGM che ovviamente non ha nessuna intenzione di produrre un seguito di un film fallimentare e ignorato dal mondo a più di trent'anni dall'uscita. Forse...


Recensito da: Vidur

TRASH: 77/100

Noia: 56/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 67/100

Presunzione della regia: 84/100

Incompetenza degli attori: 42/100



5 aprile 2023

ANATAR

Di Alan Smithee, con Azzurra Rocchi, Raffaele De Vita, Ciro Villano, Walter Lippa, Davide Marotta, Paolo Perinelli. 
ITALIA / 2023 / Tyche Productions

Anatar (2023) on IMDb

Gli Anat, una popolazione di anatre antropomorfe, hanno dovuto abbandonare il proprio pianeta natale a seguito dell'esaurimento delle sue risorse naturali e sono dunque alla ricerca di una nuovo luogo che possano chiamare casa. A bordo della loro Corvetta Corelliana CR90 rubata direttamente dal franchise Star Wars, giungono in fine nei pressi del pianeta Pandoro (sic!) e, visto che è ricchissimo di mele (ri-sic!), decidono di conquistarlo. Il malvagio Darth Feathers (tri-sic!) vorrebbe sterminare la popolazione locale come farebbe qualsiasi normale civiltà avanzata che entra in contatto con una civiltà inferiore, ma la principessa Avia ha il cuore tenero e vuole scendere sul pianeta a prendere contatto con i locali, trasformandosi in una di loro utilizzando un.. Avatar? Anatar? Umanatar? Boh.
Vabé dai, tutto sommato lineare no? No, perché quello che non vi ho detto è che tutto ciò l'ho appreso mediante sottotitoli: i personaggi di questa vicenda infatti sono letteralmente anatre starnazzanti e l'unica cosa che uscirà dal loro becco posticcio sarà di conseguenza "Quack quack". Non solo, il tutto sarà infarcito da battute paper-simpatiche tipo "ti spenno" "sei proprio un pollo" "ti sei fatto l'uovo addosso" e altre infantili scenette a tema ornitologico.

"Per Anat! Ehm.. cioè, volevo dire.. Quack Quack"


Sul pianeta Pandoro ci sono una ventina di abitanti con fattezze umane, divisi in due popolazioni: gli Americheni e i Messicheni. I primi vorrebbero tra l'altro costruire un muro per impedire ai secondi di sconfinare; manco la satira politica in ritardo di 5 anni ci hanno risparmiato. Ma sto al solito divagando, dove eravamo rimasti? Ah si...

Il più furbo degli americheni si chiama Germano (Reale? voglio pensare di si.) e tutti lo odiano perchè invece di essere un tanghero come gli altri ha vedute un po' più ampie ed è fondamentalmente un cucciolone. Un vero e proprio vaso di coccio tra vasi di ferro. Come potrete immaginare Germano e la principessa Avia si incontreranno fortuitamente e subiremo i risvolti comico-romantici con i tipici qui-pro-quo dell'incontro tra due civiltà incompatibili nonché la successiva caccia alle streghe (in questo caso letterale) perpetuata dagli infidi Americheni nei confronti della principessa Avia. Del resto cosa pretendete, questo film è una parodia di Avatar che a sua volta è una parodia di Pocahontas.

Gli Americazzi e i Messicheni uniti per la libertà di Pandoro.


Onestamente c'è poco da salvare di questo film tutto italiano (e di tutti gli italiani, visto che è stato prodotto con i nostri soldi) che come dicevo poc'anzi vorrebbe essere una parodia in salsa trash del colossal di James Cameron. Si vede il tentativo di "nobilitare" per certi versi il titolo: il tipo di comicità utilizzata è un pochino più snob e patinata rispetto a quella di un rozzo e banale cinepanettone, e secondo me l'errore del film è stato proprio questo. Se l'avessero buttata in caciara completamente e fin da subito staremmo probabilmente parlando di un instant-cult della cinematografia trash italiana. Invece il regista si impegna a cercare raffinate citazioni che se vogliamo si rifanno un po' alla comicità Brooksiana. Regista che tra l'altro si nasconde dietro lo pseudonimo Alan Smithee, il nome utilizzato da chi disconosce la paternità di un film hollywoodiano. Tutto questo impegno è palpabile ma purtroppo il risultato finale non è soddisfacente: Anatar non fa ridere. Mai. Ed in alcune sue lunghe parti è pure noioso. Punto il dito in particolare contro una interminabile sequenza con canzone romantica in sottofondo che dovrebbe raccontarci la storia di Germano e Avia che scoprono i reciproci sentimenti. Cinque interminabili minuti di canzone che hanno messo davvero a dura prova la forza di volontà mia e dei miei sventurati compagni d'avventura.
Mi sento tuttavia di promuovere i costumi, orgogliosamente artigianali e ben realizzati, considerato anche i limitati mezzi a disposizione. Certamente sono buffi, ma del resto l'intento suppongo fosse esattamente quello. Mi hanno ricordato un sacco il disastroso Howard the Duck di Willard Huyck. Nonostante tutto quanto detto finora devo confessare che questo Anatar pare abbia riscontrato un insperato successo: è infatti disponibile su Prime Video, in Italia è passato al cinema e pare ci siano state richieste anche dall'estremo oriente. Bella per voi ragazzi. Come e perché per me rimane un mistero. Forse se avessero avuto la sfacciataggine di fare un "Chicken Park" avrebbero paradossalmente guadagnato punti.

A chi la Vittoria?


C'è una sequenza che mi ha fatto un po' sorridere, la riporto perché tra l'altro svela un retroscena succoso sulla realizzazione di questo film. Siamo all'epilogo quindi occhio, spoilerone violento.

[SPOILER]
La coalizione Americazzi-Messicheni fronteggia a muso duro le truppe volatili di Darth Feathers che sono nel frattempo sbarcate sul pianeta Pandoro con l'intento di fare un bel genocidio. Germano ed Avia si trovano in mezzo a cercare di far ragionare le due parti, con poco successo. C'è tensione tra le parti, ad un certo punto dallo schieramento umano parte un sasso (o una freccia, onestamente non ricordo) e il povero Germano viene preso in pieno e muore. "Fermi tutti" si sente urlare dalla regia. "Aspetta aspetta, questo è il vecchio script, niente rifamo tutto". Germano quindi si rialza dandosi una bella spolverata: è stato solo leggermente ferito.
[FINE SPOILER]

La scena è abbastanza riuscita ed arrivando nel momento di massima tensione del film funziona. A quanto pare il motivo per cui il regista Lorenzo Zanoni ha deciso di disconoscere il film e di diventare come molti prima di lui "Alan Smithee" è stato un alterco con la produzione, che si sarebbe impuntata per cambiare il finale del film. Beh, signori, devo proprio supporre che la scena incriminata fosse questa e che il regista si sia preso una discreta rivincita girando entrambe le versioni.

A mio avviso sufficiente la prova attoriale, per lo meno quella dei protagonisti. Diciamo così, come direbbe Stanis La Rochelle "Molto, molto, ma molto italiano". Non che ci aspettassimo qualcosa di diverso. Segnalo la presenza in un ruolo di un certo rilievo del caratterista napoletano Davide Marotta. Il nome non ti dice nulla? Se sei nato negli anni '80 dentro di te sai di chi sto parlando. Ciribiribì, Kodak!

Comunque secondo SkyTG24 (per bocca del produttore Salvatore Scarico) questo Anatar si propone di essere addirittura il capostipite di un nuovo genere, lo Spaghetti-Fi. Dio ce ne scampi.

Sei di Roma? Oneri e onori, ragazzo. Vivrai anche nella capitale, ma Anatar lo hai pagato tu. 


Recensito da: Imrahil

TRASH: 64/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 70/100
Presunzione della regia: 81/100
Incompetenza degli attori: 63/100



SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Chicken Park, La parte di Box Office 3D ambientata su Pandora.



15 dicembre 2022

L'AMANTE DI DRACULA (aka La Fiancée de Dracula)

Di Jean Rollin. Con Cyrille Guadin, Thomas Smith, Sandrine Thoquet, Jacques Régis, Denis Tallaron. 2002 / FRANCIA / AVIA FILMS
Dracula's Fiancee (2002) on IMDb

Visto che ci è stato detto che ci stiamo imborghesendo con troppi film mainstream, torniamo a rovistare nel torbido con un'assoluta perla nascosta in fondo all'oceano e sotto tre metri di fondale marino.

In realtà, Jean Rollin è un nome discretamente conosciuto nel settore dei film di genere, avendo dato vita negli anni '70 ad alcuni bizzarri horror a tinte erotiche che avevano riscosso un discreto successo e che erano diventati anche dei piccoli cult. Negli anni '80 era stato poi costretto a ripiegare sulla pornografia per sbarcare il lunario, per tornare infine al suo genere di riferimento nella parte finale della sua carriera, nonché della sua esistenza (è deceduto nel 2010).

L'Amante di Dracula, uscito nel 2002, secondo alcuni (i quattro gatti che l'hanno visto, sottoscritto compreso) è la migliore opera di Rollin, mentre secondo altri è il peggiore. Personalmente l'ho trovato tanto strepitoso che, mi rendo conto, di non riuscire a dargli il giusto plauso.

Trattasi di un film infatti che è allo stesso tempo orrendo e bellissimo, trash e avanguardistico, eccitante e stupido, volutamente ironico e involontariamente comico. Raramente, soprattutto nell'ultimo periodo, mi era capitato di trovarmi così ipnotizzato e coinvolto nella visione di un film; ho passato una buona metà del tempo con la bocca aperta e un'espressione di divertita incredulità, pensando continuamente: "ma che cazzo sta succedendo?".



Vabè, tagliamo i preamboli e sintetizziamo di cosa parla questo piccolo capolavoro. Un professore simil Van Helsing con un infezione all'occhio e che è anche un po' medium (cit.) e il suo protetto -un ricciolone con una faccia incredibilmente quadrata- stanno seguendo i discendenti di Dracula attraverso il mondo dei "paralleli", creature che hanno forma umana e soprattutto adorano "il Maestro". Un nano da circo innamorato di una di queste creature, li conduce in una villa piena di suore dal comportamento bizzarro, l'Ordine delle Vergini Bianche. Le suore trattengono una bellissima donna, Isabelle, che è la promessa sposa dell'ancora esistente Dracula. 




Questa è più o meno la premessa di una trama davvero scombiccherata e a larghi tratti incomprensibile, forse, volutamente di poco senso. Lo spettatore è continuamente bombardato da una serie di dialoghi allucinanti e avvenimenti stranianti, che a tratti possono ricordare i lavori del primo Lynch. Rollin però ci da dentro anche sul versante splatter, soprattutto nella fase del rituale di accoppiamento, con una suora a cui viene estratto il cuore a picconate, che in seguito risorge e lo butta nel fuoco. E non dimentichiamo una piccola dose di erotismo, con il bacio tra la maestra di cerimonie e una vampiressa piena di sangue che difficilmente vi lascerà indifferenti (e non a caso la scena è immortalata nella locandina).



L'ultimo atto si svolge su una spiaggia, con altre suore, sempre più pazze, che non si capisce bene da che parte stiano, visto che continuano a compiere atti totalmente contraddittori.

Memorabile una scena in cui una strega, minacciata da una suora con la pistola, le dice:

"Il tuo Dio ha detto di non uccidere!"

"Sì, ma io non l'ho ascoltato!" e le spara ridendo. 

Fantastico pure il finale, apparentemente felice, ma in realtà assolutamente drammatico.

Ad accompagnare tutte queste bizzarrie, c'è una recitazione molto teatrale -nell'accezione più negativa possibile, ovvero esagerata e caricaturale- ma anche questo sembra essere una precisa scelta del regista per forzare la mano sul versante weirdo. Le altre componenti tecniche in realtà sono di primissima qualità: regia di gran classe, una fotografia quasi perfetta, ambientazioni accattivanti, effetti speciali prostetici credibili, montaggio sostenuto e di un buon ritmo. 

Personalmente, ho amato l'originalità, il coraggio e la follia di questo film, testamento di un cinema piccolo e sconosciuto e per questo libero e anarchico.

E ricordatevi sempre che "Il presbiterio non ha perduto nulla del suo fascino, né il giardino del suo splendore".


Recensito da: Vidur

TRASH: 95/100

Noia: 38/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 45/100

Presunzione della Regia: 66/100

Incompetenza degli Attori: 81/100


28 novembre 2022

LE AVVENTURE DELL'INCREDIBILE ERCOLE (Aka Hercules II)

Locandina di Hercules 2
Di Luigi Cozzi. Con Lou Ferrigno, Milly Carlucci, Sonia Viviani, William Berger, Claudio Cassinelli, Serena Grandi. 1985 / ITALIA / Cannon Films

The Adventures of Hercules (1985) on IMDb

Ricordate com'era finito Hercules di Luigi Cozzi? Neanche io! ma non preoccupatevi tanto le due trame non sono per nulla collegate. O meglio si, ma anche no. Insomma E' COMPLICATO, dopo vi spiego. 

Il sempre catarifrangente Lou Ferrigno nei panni del possente Ercole se la sta spassando in forma di costellazione semi-divinizzata finchè Zeus non ne combina un'altra delle sue: gli altri dei, capeggiati dalla perfida Era, hanno sottratto le sue sette saette e senza di quelle il figlio di Crono è completamente inerme. Inoltre la Luna si sta per schiantare contro la Terra, perchè boh. La lapalissiana soluzione a questo grande problema è quella di precipitare a calci sulla Terra Ercole dandogli dei vaghi indizi su quello che il nostro eroe più o meno dovrebbe fare. L'impassibile Lou Ferrigno e la sua curatissima barba atterrano direttamente a dorso di cavallo convenientemente a non più di venti metri da un uomo vestito da Lessie che viene polverizzato in 10 secondi e che "droppa", proprio come se stessimo giocando a World of Warcraft, la prima delle sette saette di Zeus. 

Il volto soddisfatto di chi non ha capito un cazzo.

Cambio scena - concilio degli dei secessionisti: "Oh no, c'è Ercole adesso come facciamo?" domanda un impensierito Poseidone. "Ma va' tranqui raga" risponde la perfida Era: "l'uomo-leone (sic!) faceva cagare gli altri sei guardiani delle saette fanno molto più brutto di lui". Visto che non ci crede nessuno che gli altri guardiani facciano più brutto dell'uomo-collie, il gran consiglio degli dei ribelli decreta che sarebbe saggio resuscitare il crudele re Minosse, la vecchia nemesi di Ercole; benchè costui nella sua agenda abbia come primo impegno alle 8:00 del mattino "distruggere tutti gli dei" sicuramente li aiuterà ad uccidere il figlio di Zeus, grato di aver ricevuto nuovamente il dono della vita. Nel frattempo il nostro eroe non ha perso il suo charme e gira sottobraccio con Milly Carlucci e Sonia Viviani (la segnaliamo per le sue preziose performances in "KZ9 - Lager di Sterminio" di Bruno Mattei e in "Incubo sulla città contaminata" di Umberto Lenzi), macinando chilometri e sconfiggendo orde di mostri che droppano saette. Tra questi temibili antagonisti come non citare una freschissima Serena Grandi (sulla quale Tinto Brass non aveva ancora messo le mani) nei panni della gorgone Euryale, circondata da figuranti con la faccia pitturata di grigio invece che da statue quantunque di cartapesta.  

Serena Grandi dopo la trasformazione

Eppure c'è qualcosa che stona: nel precedente capitolo Ercole sconfiggeva a mani nude enormi mostri meccanici con una facilità imbarazzante, come è dunque possibile che ora arranchi contro le guardie del tempio di sà-il-cazzo-cosa o gli uomini delle paludi ricoperti di palta? E' forse invecchiato? fare la costellazione gli ha infiacchito le possenti membra? No, probabilmente la risposta è molto più agghiacciante: il tandem dell'orrore Bruno Mattei / Claudio Fragasso infatti aveva appena finito di girare un aborto su pellicola che si sarebbe dovuto intitolare "I magnifici sette gladiatori", sempre con Lou Ferrigno come protagonista. A quanto pare alla Cannon Films fece così schifo che chiesero a Luigi Cozzi di riutilizzare le poche scene salvabili de "i gladiatori", rimescolarle come cazzo pareva a lui e raffazzonare un sequel di Hercules. Pensate che il povero Lou Ferrigno venne richiamato per girare alcune scene ma non gli dissero mai che stava impersonando Ercole, dal momento che temevano che il palestratissimo attore chiedesse un adeguamento del suo cachet. Passerò almeno tutta la prossima settimana a pensare a chi fossero gli altri sei magnifici gladiatori, rammaricandomi al contempo di non poter mettere le mani su un film rigettato da un produttore che dopo aver visto il primo Hercules di Cozzi ha detto "si, dai, tutto sommato ci sta!".

Wèlla, wèlla, allora magari qualcosa si trova...

Ammetto tuttavia che il lavoro di montaggio, considerate le premesse, è quasi decoroso e non si ha mai l'impressione di essere in un altro film. Anzi, a livello stilistico è in piena continuità col precedente capitolo della saga. Aspettatevi pertanto il solito consueto florilegio di effetti speciali risibili, lucine e rumorini. Tra tutti spicca decisamente il combattimento finale tra Ercole e Minosse, durante la quale i due combattono inizialmente in una versione cartone animato luminoso fino al momento clou in cui si trasformano rispettivamente in un gorilla e una specie di dinosauro e continuano la scazzottata in una visionaria citazione dello scontro tra King Kong e Godzilla. Perchè mi chiedete? Perchè una volta il cinema era bello. 

Non sto scherzando raga

Dopo la vittoria di King Kong (ovvero di Ercole) la malvagia dea Era diventa improvvisamente buona e confessa che l'ultima saetta è stata nascosta in culo a Milly Carlucci e che dunque è necessario che costei si sacrifichi perchè Lou Ferrigno non vede l'ora di lootarla per completare la collectible e platinare il gioco sul Play Station Network. Con l'estremo sacrificio della coraggiosa Milly ora Zeus ha finalmente ritrovato il suo antico potere e sicuro come l'oro salverà la Terra dall'impatto con la Luna. Tuttavia la caratteristica principale del re degli Olimpi è quella di essere incredibilmente pigro, quindi invece di salvare la terra da solo usando un dito infonderà parte del suo potere in Ercole e gli farà compiere uno sforzo sovrumano per fermare il satellite e rimetterlo con precisione chirurgica nell'esatta orbita terrestre. Bravi tutti, missione compiuta. Come premio Zeus rende Ercole un Dio così la prossima volta manco deve alzare il culo per chiamarlo a risolvere qualche casino. 

Milly Carlucci in procinto di farti la macumba

Filmaccio inguardabile fatto male e di fretta con attori cani, una trama da neuropsichiatria, una ventina di plot-twist non necessari e la summa degli effetti speciali di tutti i videoclip musicali usciti nel lustro 1982-1987. Il tutto condito da una storia realizzativa che dire rocambolesca è un eufemismo. Esattamente quello che si cerca qui a Pellicole dall'Abisso. Talmente brutto da rasentare il sublime. 

Per gli amanti della compagnia del Bagaglino segnalo inoltre la presenza di Pamela Prati, nemmanco accreditata dal momento che dice tipo una sola battuta. 

Vai Pamelona

Recensito da: Imrahil

TRASH: 95/100
Noia: 58/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 86/100
Presunzione della Regia: 32/100
Incompetenza degli Attori: 90/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: il Video di "Enola Gay" e di "Funky Town". Insieme.


4 agosto 2021

ALIEN EXPEDITION (aka Jurassic Expedition)

dei Wallace Brothers. Con Whitney Nielsen, Edward Gusts, Linda Wong, Ethan McDowell. Automatic Entertainment/USA/2018

Alien Expedition (2018) on IMDb

Nel 2037 una sorta di federazione militare/commerciale con lo scopo di "esplorare lo spazio" scopre un nuovo pianeta potenzialmente abitabile; quindi una piccola squadra formata da un vecchio ubriacone, un capitano incompetente, tre rangers diversamente etnici ma ugualmente idioti e l'androide meno androide della storia del cinema (o del direct to video), viene inviata sul pianeta per una missione di ricognizione, ma in breve tempo esso si rivelerà infestato di strane e terrificanti creature!

Ci sono voluti ben due registi e tre sceneggiatori per partorire questa splendida spedizione, che potrà essere aliena o giurassica, a seconda del vostro gusto personale. Se siete degli inguaribili nostalgici degli anni '80 (come il sottoscritto) di sicuro Alien Expedition vi farà rivivere lo spirito di quegli anni, in quanto il film è una sorta di spudorato omaggio ai prodotti cinematografici di quell'epoca. E così come negli anni '80 si faceva di necessità di virtù con i risicati budget a disposizione, spacciando scatole colorate con lampadine per astronavi, così i fratelli Wallace si sono dovuti adattare a girare un film di fantascienza con gli stessi soldi con cui una famiglia messicana di solito organizza una quinceañera. Ad essere obiettivi, la CGI delle astronavi nella prima parte del film non è neanche malaccio, tutto il resto però è un pianto: le tute spaziali sono delle giacche di pelle o dei piumini con cuciti sopra gli stemmi scout, gli interni delle astronavi sono dei magazzini con piazzate qua e là delle lucine intermittenti e degli sfondi stellati che si comprano per il presepe a Risparmio Casa, i fucili laser sembrano quelli che si comprano per il regalo dell'ultimo minuto al figlio del cugino di tuo zio a...Risparmio Casa. 

Ho già presentato brevemente i personaggi che non necessitano di ulteriori approfondimenti visto che hanno la caratterizzazione di un poster, una menzione speciale per l'androide o presunta tale però, è d'obbligo. Whitney Nielsen non è nient'altro che una sosia di Valentina Nappi, con meno capacità attoriali. La scelta di farla ridoppiare con una ridicola voce metallica in stile robot/cameriera/amante di Paulie in Rocky IV, aumenta lo sconcerto per un essere che teoricamente non dovrebbe avere sentimenti e che invece si incazza, si spaventa, va in panico, si preoccupa e prova pure dolore fisico. La tutina di spandex argentata però le dona. 

Immagino che ora vi starete chiedendo, vista la locandina e il titolo alternativo del film: "ma ci sono i dinosauri su questo pianeta?". La risposta è ni. Ci sono e non ci sono. Questi dinosaurini hanno una sorta di dispositivo di occultamento in stile Romulani e si fanno vedere giusto ogni tanto. E quando si fanno vedere assomigliano ad una copia assolutamente pezzente del dinosauro che in Jurassic Park spruzza veleno e uccide l'informatico fedifrago nella jeep. I personaggi menzionano a stento questi esseri e si comportano in modo abbastanza ambiguo: la mia ipotesi è che i registi, al momento delle riprese, non avessero idea di che forma avrebbero dovuto essere questi alieni e che quindi abbiano detto agli attori di immaginarsi dei generici mostri senza fornire nessun dettaglio nei dialoghi, per poi aggiungerli solo in post-produzione.

Sarebbe da chiedere conferma ai Wallace Brothers, così come mi piacerebbe porre loro anche le seguenti domande:

SPOILER

- che senso aveva la scena di sesso tra il capitano e la barista all'inizio, visto che poi la barista non si vedrà più per il resto del film? E perché è stata doppiata sovrapponendo l'audio di un porno anni '70?

- perché se anche il capo della federazione sa che il capitano è un alcolizzato e il maggiore è un babbeo, affida loro la missione?

- che senso avevano le "visioni" che Mason ha sotto la doccia? E perché ogni tanto gli trema la mano? E perché ogni tanto trema la mano anche a Valentina Nappi?

- che senso aveva il vermone alla Tremors che si mangia gli uccelli?

- perché uno dei rangers si ammala e si suicida dopo aver messo una mano nell'acqua?

- perché il capitano ubriacone ad un certo punto viene attratto da un globo di luce, poi viene rapito da un'astronave aliena e poi rispunta sul pianeta vivo ma voglioso di morire?

- perché parlano di concludere la missione come se stessero facendo qualcosa di nobile e spiritualmente alto, mentre in realtà stanno solo guardando se ci sono delle risorse minerarie da sfruttare?

- verso la fine Valentina Nappi prende un mega mitragliatore laser e dice con aria da badass "ora tocca a me"; a quel punto ti aspetteresti che esca e stermini tutti gli alieni, perché invece parte un ridicolo montaggio di Mason che fa delle foto alle piante col tablet mentre lei sta in laboratorio davanti a degli schermi verdi?

- perché la Valentina Nappi androide sente dolore fisico e quando le si pianta nella coscia una scheggia di qualcosa anziché estrarla avvolge la ferita con un rocchetto di garza?

- perché nell'ultima scena un dinosauro alieno entra nell'habitat guarda intensamente negli occhi Valentina per un minuto buono, poi lei se ne va e finisce il film?

FINE SPOILER

Altra menzione d'onore per la colonna sonora. Per la gran parte si tratta di un paio di tracce in stile synthwave anni '80, di quelle che potete ascoltare su YouTube mentre una DeLorean sfreccia verso un'infinita autostrada spaziale. Non sarebbe neanche male, peccato che venga usata ossessivamente e soprattutto non si fermi mai. Sentiamo lo stesso loop in continuazione, in ogni scena, che ci siano i protagonisti che parlano del più o o del meno, che ci sia un dinosauro invisibile che mangia un ranger, che ci sia una tempesta di asteroidi o che stiano guidando da un punto A ad un punto B, la musica è sempre lì ed è sempre la stessa. 

Se vi piace la fantascienza anni '80, la lista delle alternative è quasi infinito; se vi piace la fantascienza anni '80 e volete farvi quattro risate guardatevi Flash Gordon, se vi piacciono i dinosauri alieni potete guardare Dinosaur Island di Jym Wynorski, se vi piace la synthwave compratevi un album dei Carpenter Brut, se vi piace Valentina Nappi potete guardare la sua ultima fatica: Lesbian Reconditioning Camp. L'importante è che non guardiate questo film. 


Recensito da: Vidur

TRASH: 84/100

Noia: 45/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 78/100

Presunzione della regia: 66/100 

Incompetenza degli attori: 81/100


27 settembre 2020

ALLA RICERCA DELL'IMPERO SEPOLTO (aka The Secret of the Inca's Empire)

Di Gianfranco Parolini (Frank Kramer). Con Conrad Nichols (Bruno Minniti), Kelly London, Max Laurelo, Vassili Karis. CineSuerte/Italia, Filippine/1987

The Secret of the Incas' Empire (1987) on IMDb

Arriva direttamente dagli anni '80 questa piccola e misconosciuta perla italica, un caravanserraglio di avventura, azione, scenografie di cartapesta e battute (non) divertentissime. Nato come un rip-off di Indiana Jones, questo Alla Ricerca dell'Impero Sepolto, diretto dal veterano Gianfranco Parolini accreditato con il suo consueto nom de plume Frank Kramer, a posteriori funge come una sorta di ideale progenitore del leggendario La Tomba di Bruno Mattei. 

Stessa giungla filippina spacciata come foresta amazzonica, stessa trama confusa e raffazzonata, stessa recitazione amatoriale, stesse scenografie rubate da Gardaland, con templi di gommapiuma, coccodrilloni di balsa e un florilegio di lucine colorate e botti di mortaretti. Al posto del gruppo di studenti guidati da una strega e da una coppia di filippini addetti al catering, i protagonisti sono qui il professor Cliff Bradbury e la bella Linda Logan, che partono alla ricerca di un non meglio precisato tesoro Inca, braccati nel frattempo da una manipolo di cattivi capeggiati nientemeno che da Vassili Karis, nome noto a noi Abissini avendo recitato in un altro paio di cult, come Bloody Psycho e La Bestia nello Spazio. 

Il film parte in quinta con un ottimo ritmo e senza preamboli, portandoci nel vivo dell'azione, peccato che alla lunga le situazioni inizino a ripetersi fino alla nausea con Linda, damsel in mistress dal primo all'ultimo minuto, che fa andare avanti la trama a forza di inciampi e scivoloni, il tutto condito da una serie interminabile di battute atroci e pretestuose. Inoltre per tutto il film cerca disperatamente di farsi chiavare dal bel Cliff (al secolo Bruno Minniti, anche lui abituè del cinema di alto livello, con perle all'attivo come "La dottoressa ci sta col colonnello" e "La moglie in bianco...l'amante al pepe") che invece preferisce farsi leccare il naso e il mento dalle indigene. In tutto ciò la prestazione attoriale di Kelly London, al netto di due begli occhi da cerbiatta e un fisico da modella, è veramente oscena. Impossibile sapere di più su questa donna: il suddetto film infatti è il primo e unico in carriera. Chissà perché, verrebbe da chiedersi.

A corollario, le due cose più spassose. A proteggere Linda e Cliff durante il loro periglioso percorso, ci pensa un Inca, diretto discendente degli alieni (?) dalla pelle bianca atterrati in Sud America in tempi remotissimi: il suddetto arciere più che ad un guerriero assomiglia ad un vecchio e grasso Enrico Beruschi con gli occhi eternamente strabuzzati. 

SPOILER

Il campione però è il cerimoniere/sedicente divinità/professore uscito pazzo: all'interno di un vulcano, vestito con un costume di carnevale a forma di uccello mutante, suona delle tastiere ed emette dei raggi  laser verdi e rossi dalla maschera. Le sequenze che lo riguardano sono strepitose, tanto che sembrano prese di peso da un altro film e sulle prime lasciano davvero interdetti. Come lascia interdetti il fatto che nel finale, nel confronto con Cliff, muoia di infarto e si butti nella lava senza nessun motivo apparente. 

FINE SPOILER

Cazzatona divertente, leggera, senza pretese, ideale per farsi quattro risate con gli amici. La pura essenza di Pellicole dall'Abisso.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 89/100

Noia: 65/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 91/100

Presunzione della regia: 45/100

Incompetenza degli attori: 88/100

PS: qui sotto il trailer per il mercato tedesco, che offriva un florilegio di titoli alternativi tra i quali “Bradbury e la Maledizione della Caverna della Morte” e “Il Condor d'Oro”.





24 giugno 2020

AMONG THE SHADOWS - Tra le Ombre

di Tiago Mesquita. Con Charlotte Beckett, Lindsay Lohan, Gianni Capaldi, Kristoffel Verdonck. USA / 2020 / Jay-X Entertainment
Among the Shadows (2019) on IMDb
Partiamo dal fondo, ovvero il voto. Un gran bel 99. Nel nostro bellissimo, moderno, frequentatissimo, costantemente aggiornato sito sono presenti numerose recensioni che possono fregiarsi di un voto oltre il 90, le potete facilmente rintracciare cliccando sul pulsante "I pezzi da 90" in alto a sinistra (scommetto che la metà di voi non lo hai mai visto), ma solo un film può fregiarsi del 100 e lode, lascio a voi il piacere di (ri)scoprire qual è. Il fatto che noi Abissini consideriamo quel film un oracolo e che io solitamente sono anche stretto di manica, vi dovrebbe far capire a quale livello "Among The Shadows" possa ambire.

Dunque, partiamo col dire che il film è stato girato nel 2015, ma che è uscito solo ora -chissà perché- in qualche piattaforma streaming e che inizialmente si chiamava "The Shadow Within". Diciamo anche che la tagline "Our World, Their War" è un patetico copia e incolla di quella di Transformers, solo con le frasi scambiate ("Their War, Our World"). Diciamo anche che la locandina con cui è stato distribuito è un rip off di quella di Underworld, con tanto di Lindasy Lohan al posto della Beckinsale con tutina di pelle e pistola. Peccato che Lindsay Lohan in questo film...no aspettate, Lindsay Lohan merita un gustoso capitolo a parte e ci arriviamo dopo.

Diciamo la trama: mmh, dunque, allora, sì, ehm...ah sì, c'entrano i licantropi e la politica internazionale. Marco Antonio Andolfi si sentirà defraudato da lassù o in qualunque altro posto vadano dopo la morte le leggende di Pellicole dall'Abisso. Se volete mi spremo un po' di più e vi posso dire che la protagonista è un'anoressica investigatrice privata che è anche un po' medium, ma anche lupa mannara - e infatti si chiama Wolfe! Capito, è una licantropa e si chiama Wolfe! Capito, no? In inglese wolf vuole dire lupo...wolf...licantropa...lupo...- e vuole scoprire chi ha ucciso il suo amato zio, anch'esso licantropo, mentre sullo sfondo impazzano le trame politiche per l'elezione al presidente della Federazione Europea. Questo è quanto, oltre non mi spingo perché una buona percentuale delle scene sono dei riempitivi, un'altra percentuale è composta da gente che parla a caso, un'altra è composta da dei nuovi personaggi che spuntano dal nulla e ti fanno esclamare "e questo chi cazzo è?" e un'altra da stacchi su Bruxelles, il cielo nuvoloso, la centrale elettrica e delle immagini sacre. Ma a fare di questo "Among The Shadows" una vera perla non è tanto la risibile trama senza senso, chiaramente imbastita al momento del montaggio con tanto di voice over della protagonista che ciancia in continuazione- quanto la realizzazione tecnica.

Puttana eva ragazzi, una cosa così ignobile nel 2020 non si trova manco nei video che tua nonna far per sbaglio quando accende lo smartphone. Il film sembra girato per la maggior parte in un digitale particolarmente povero e malfatto, ma in alcune scene è chiaramente girato in pellicola, per altro sporca e logora e in altre ancora è stata usata una GoPro cinese. E poi i patetici filtri notte, la macchina del fumo usata senza ritengo e pudore, gli orrendi effetti speciali, le scene d'azione fatte al ralenty, gli stacchi senza senso, il montaggio mostruoso, la fotografia che cambia ad ogni scena e che sembra peggiorare ogni minuto che passa, gli annunciatori del telegiornale che hanno sempre gli stessi vestiti anche se passano giorni tra un'edizione e l'altra, scene di sesso totalmente gratuite, tra cui l'ultima verso la fine, quasi pornografica, dura tipo tre minuti e alla fine di essa i due marginalissimi personaggi vengono uccisi con degli spari fuori scena.

Ma tutto ciò è NULLA rispetto alle scene con Lindsay Lohan, che interpreta la moglie del presidente della Federazione Europea. Non perché lei sia scarsa nel dire le sue battute, anzi, tutto sommato è pure dignitosa. Il problema è che Linday Lohan non era lì. In che senso direte voi. Eh, gli attori, la troupe, il regista erano sul set, lei no. Era da qualche altra parte. Così nella stragrande maggioranza delle sue scene, lei parla con un green screen alle spalle che simula malissimo con un fondo digitale l'ambiente in cui dovrebbe essere. Voi magari direte: "Vabé, tu Vidur hai visto un miliardo di film, sei un pignolo di merda, te ne accorgi tu che hai l'occhio tecnico oppure vuoi solo fare il precisino". No ragazzi, no. Pure un bambino di tre anni si accorgerebbe di questa esilarante nefandezza. Le scene in cui si suppone che lei sia nella stessa stanza con la detective Wolfe sono...sono...boh...non mi viene la parola. Non creda che ne esista una adatta, tanto che ho realizzato un video che trovate qui sotto che vale più di mille parole.
Ma poi, non credete che la Lohan abbia girato tutte le scene da seduta in uno studio? Bene, il film ce lo fa vedere! Ebbene sì, hanno preso delle riprese della Lohan mentre stava aspettando di girare seduta con il green screen alle spalle e le hanno spacciate per delle prove di un'intervista! Veramente un colpo da maestro. Clap, clap Tiago Mesquita, Ci inchiniamo a cotanto genio.

Ma aspettate perché non è finita. Altre perle riguardano la Lohan. Nella prima lei sta camminando in un cimitero con degli occhiali da sole a specchio. E voi direte, embè? Embè, gli occhiali da specchio... specchiano, quindi quando lei è di fronte alla camera nelle sue lenti possiamo ammirare tutta la troupe al gran completo.
Nella seconda, in una scena ambientata in una stanza, hanno usato una sua controfigura di spalle -manco si sono sforzati a trovarne una somigliante, sembra un uomo con una parrucca rossa - e nelle inquadrature del viso hanno preso dei suoi primi piani strettissimi, sempre col fondo digitale totalmente diverso dalla stanza in cui si suppone che sia, in cui lei si sta tipo guardando attorno. Una roba, ma una roba, ma una roba, che farebbe arrossire di imbarazzo Bruno Mattei.

Trovare una gemma di siffatta bellezza nel 2020 è un qualcosa di impagabile.
Grazie Lindsay, ti vogliamo bene.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 99/100
Noia: 65/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 86/100
Presunzione della regia: 84/100
Incapacità degli attori: 94/100





1 aprile 2020

ANNO 2020 - I Gladiatori del Futuro (Aka 2020 - Texas Gladiators)

Di Joe D'Amato (AKA Kevin Mancuso). Con Al Cliver, Harrison Muller Jr., Daniel Stephen, Sabrina Siani.
Italia/1982.

2020 Texas Gladiators (1983) on IMDb
Texas post guerra nucleare, 2020.
Quattro (o forse cinque) valorosi uomini a petto nudo hanno stretto un patto, che nessuno di loro per la verità mai spiegherà nel dettaglio allo spettatore. In ogni caso uno di essi romperà questa Santa Alleanza, cercando di approfittare sessualmente di una  Sabrina Siani nel pieno del suo splendore e verrà dunque allontanato in malo modo dal gruppo di giustizieri seminudi (forse, come me, non aveva ben compreso i termini del giuramento). Il reietto non la prende benissimo e, dopo essersi arruolato con i nazisti post apocalittici che mai possono mancare in questo genere di produzioni, assalterà il pacifico villaggio in cui Sabrina e un dei quattro o cinque di prima si erano pacificamente ritirati a vita privata. Gli abitanti del villaggio combattono con la forza della pace, e vengono ovviamente stuprati uccisi e schiavizzati. Ma i membri superstiti del gruppo di giustizieri dopo aver scoperto il misfatto non tarderanno a far piovere piombo e vendetta sull'odiato regime.

Visto che siamo nel 2020 inoltrato e siamo sull'orlo della fine della civiltà occidentale, ho deciso di dare una possibilità a questo film, lanciandomi in una visione ovviamente solitaria (per i motivi che voi tutti conoscete).

Il buon Joe D'Amato si spara tutte le cartucce all'inizio del film, con una mezz'ora scarsa di violenza quasi al limite dell'exploitation, che solo in seguito cercherà rocambolescamente di puntellare con un abbozzo di trama, francamente abbastanza banale. Le citazioni al secondo capitolo di Mad Max, Interceptor - il guerriero della strada (uscito l'anno prima) sono forse fin troppo marcate e sono apprezzabili anche nel trailer che vi propongo a fine articolo. Una produzione che tuttavia risulta alla fine apprezzabile, anche e soprattutto considerati i poverissimi mezzi con cui è stato realizzato. Il regista nella seconda parte del film per forza di cose alza il piede dall'acceleratore, tornado su un tipo di narrativa più tradizionale. Non si tratta di un film particolarmente risibile, e per questo quando si cerca di alleggerire un po' la tensione (ad esempio, con una specie di rissa alla Bud Spencer e Terence Hill svoltasi in una specie di saloon post apocalittico) l'effetto è quasi quello di far innervosire lo spettatore.

Diciamo che i supercattivi potevano anche essere un po' più ispirati...

[SPOILER]
I nostri pochi eroi per poter fronteggiare l'intera armata nazifascista armata di "scudi termici" (cit) che deviano le pallottole, si affiderà agli indiani, che rappresentano probabilmente la parte più ridicola della pellicola, essendo degli appesantiti italiani con delle parrucche alla Arrapaho. Caricheranno i nemici giurati della civiltà a cavallo con archi e frecce, guaendo come cani di piccola taglia presi a calci.
[/SPOILER]

Prova attoriale adeguata al tipo di pellicola; a proposito, perdete cinque minuti della vostra vita per dare un'occhiata alla filmografia di Sabrina Siani, di certo una delle REGINE INDISCUSSE del trash italiano. Un film oggettivamente strano, che tuttavia sembra solo una scusa per mostrare scene gore e scioccanti, evidentemente pensate prima di aver pensato la trama. Un po' come Tolkien che inventa la lingua elfica prima di inventare gli elfi.
No vabè, cancellate l'ultima frase.

A mio avviso, un'occasione persa di fare davvero un film interessante.


Recensito da: Imrahil

VOTO
TRASH: 52/100
Noia: 62/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 50/100
Presunzione della regia: 35/100
Incompetenza degli attori: 67/100




Se ti piace guarda anche: 2019 - Dopo la caduta di New York. Anzi guardalo prima così segui la cronologia.

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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