28 novembre 2022

LE AVVENTURE DELL'INCREDIBILE ERCOLE (Aka Hercules II)

Locandina di Hercules 2
Di Luigi Cozzi. Con Lou Ferrigno, Milly Carlucci, Sonia Viviani, William Berger, Claudio Cassinelli, Serena Grandi. 1985 / ITALIA / Cannon Films

The Adventures of Hercules (1985) on IMDb

Ricordate com'era finito Hercules di Luigi Cozzi? Neanche io! ma non preoccupatevi tanto le due trame non sono per nulla collegate. O meglio si, ma anche no. Insomma E' COMPLICATO, dopo vi spiego. 

Il sempre catarifrangente Lou Ferrigno nei panni del possente Ercole se la sta spassando in forma di costellazione semi-divinizzata finchè Zeus non ne combina un'altra delle sue: gli altri dei, capeggiati dalla perfida Era, hanno sottratto le sue sette saette e senza di quelle il figlio di Crono è completamente inerme. Inoltre la Luna si sta per schiantare contro la Terra, perchè boh. La lapalissiana soluzione a questo grande problema è quella di precipitare a calci sulla Terra Ercole dandogli dei vaghi indizi su quello che il nostro eroe più o meno dovrebbe fare. L'impassibile Lou Ferrigno e la sua curatissima barba atterrano direttamente a dorso di cavallo convenientemente a non più di venti metri da un uomo vestito da Lessie che viene polverizzato in 10 secondi e che "droppa", proprio come se stessimo giocando a World of Warcraft, la prima delle sette saette di Zeus. 

Il volto soddisfatto di chi non ha capito un cazzo.

Cambio scena - concilio degli dei secessionisti: "Oh no, c'è Ercole adesso come facciamo?" domanda un impensierito Poseidone. "Ma va' tranqui raga" risponde la perfida Era: "l'uomo-leone (sic!) faceva cagare gli altri sei guardiani delle saette fanno molto più brutto di lui". Visto che non ci crede nessuno che gli altri guardiani facciano più brutto dell'uomo-collie, il gran consiglio degli dei ribelli decreta che sarebbe saggio resuscitare il crudele re Minosse, la vecchia nemesi di Ercole; benchè costui nella sua agenda abbia come primo impegno alle 8:00 del mattino "distruggere tutti gli dei" sicuramente li aiuterà ad uccidere il figlio di Zeus, grato di aver ricevuto nuovamente il dono della vita. Nel frattempo il nostro eroe non ha perso il suo charme e gira sottobraccio con Milly Carlucci e Sonia Viviani (la segnaliamo per le sue preziose performances in "KZ9 - Lager di Sterminio" di Bruno Mattei e in "Incubo sulla città contaminata" di Umberto Lenzi), macinando chilometri e sconfiggendo orde di mostri che droppano saette. Tra questi temibili antagonisti come non citare una freschissima Serena Grandi (sulla quale Tinto Brass non aveva ancora messo le mani) nei panni della gorgone Euryale, circondata da figuranti con la faccia pitturata di grigio invece che da statue quantunque di cartapesta.  

Serena Grandi dopo la trasformazione

Eppure c'è qualcosa che stona: nel precedente capitolo Ercole sconfiggeva a mani nude enormi mostri meccanici con una facilità imbarazzante, come è dunque possibile che ora arranchi contro le guardie del tempio di sà-il-cazzo-cosa o gli uomini delle paludi ricoperti di palta? E' forse invecchiato? fare la costellazione gli ha infiacchito le possenti membra? No, probabilmente la risposta è molto più agghiacciante: il tandem dell'orrore Bruno Mattei / Claudio Fragasso infatti aveva appena finito di girare un aborto su pellicola che si sarebbe dovuto intitolare "I magnifici sette gladiatori", sempre con Lou Ferrigno come protagonista. A quanto pare alla Cannon Films fece così schifo che chiesero a Luigi Cozzi di riutilizzare le poche scene salvabili de "i gladiatori", rimescolarle come cazzo pareva a lui e raffazzonare un sequel di Hercules. Pensate che il povero Lou Ferrigno venne richiamato per girare alcune scene ma non gli dissero mai che stava impersonando Ercole, dal momento che temevano che il palestratissimo attore chiedesse un adeguamento del suo cachet. Passerò almeno tutta la prossima settimana a pensare a chi fossero gli altri sei magnifici gladiatori, rammaricandomi al contempo di non poter mettere le mani su un film rigettato da un produttore che dopo aver visto il primo Hercules di Cozzi ha detto "si, dai, tutto sommato ci sta!".

Wèlla, wèlla, allora magari qualcosa si trova...

Ammetto tuttavia che il lavoro di montaggio, considerate le premesse, è quasi decoroso e non si ha mai l'impressione di essere in un altro film. Anzi, a livello stilistico è in piena continuità col precedente capitolo della saga. Aspettatevi pertanto il solito consueto florilegio di effetti speciali risibili, lucine e rumorini. Tra tutti spicca decisamente il combattimento finale tra Ercole e Minosse, durante la quale i due combattono inizialmente in una versione cartone animato luminoso fino al momento clou in cui si trasformano rispettivamente in un gorilla e una specie di dinosauro e continuano la scazzottata in una visionaria citazione dello scontro tra King Kong e Godzilla. Perchè mi chiedete? Perchè una volta il cinema era bello. 

Non sto scherzando raga

Dopo la vittoria di King Kong (ovvero di Ercole) la malvagia dea Era diventa improvvisamente buona e confessa che l'ultima saetta è stata nascosta in culo a Milly Carlucci e che dunque è necessario che costei si sacrifichi perchè Lou Ferrigno non vede l'ora di lootarla per completare la collectible e platinare il gioco sul Play Station Network. Con l'estremo sacrificio della coraggiosa Milly ora Zeus ha finalmente ritrovato il suo antico potere e sicuro come l'oro salverà la Terra dall'impatto con la Luna. Tuttavia la caratteristica principale del re degli Olimpi è quella di essere incredibilmente pigro, quindi invece di salvare la terra da solo usando un dito infonderà parte del suo potere in Ercole e gli farà compiere uno sforzo sovrumano per fermare il satellite e rimetterlo con precisione chirurgica nell'esatta orbita terrestre. Bravi tutti, missione compiuta. Come premio Zeus rende Ercole un Dio così la prossima volta manco deve alzare il culo per chiamarlo a risolvere qualche casino. 

Milly Carlucci in procinto di farti la macumba

Filmaccio inguardabile fatto male e di fretta con attori cani, una trama da neuropsichiatria, una ventina di plot-twist non necessari e la summa degli effetti speciali di tutti i videoclip musicali usciti nel lustro 1982-1987. Il tutto condito da una storia realizzativa che dire rocambolesca è un eufemismo. Esattamente quello che si cerca qui a Pellicole dall'Abisso. Talmente brutto da rasentare il sublime. 

Per gli amanti della compagnia del Bagaglino segnalo inoltre la presenza di Pamela Prati, nemmanco accreditata dal momento che dice tipo una sola battuta. 

Vai Pamelona

Recensito da: Imrahil

TRASH: 95/100
Noia: 58/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 86/100
Presunzione della Regia: 32/100
Incompetenza degli Attori: 90/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: il Video di "Enola Gay" e di "Funky Town". Insieme.


22 novembre 2022

FALLING FOR CHRISTMAS


Di Janeen Damian. Con Lindsay Lohan, Chord Overstreet, George Young, Jack Wagner. 2022 / USA / MPCA

Falling for Christmas (2022) on IMDb

Visto che ormai nel nostro blog è più presente di Donald Pleasance e Bruno Mattei, abbiamo deciso di nominare Lindsay Lohan madrina di Pellicole dall’Abisso. Un onore che, siamo sicuri, sia l’acmé non solo della sua carriera cinematografica, ma della sua intera esistenza.

Falling for Christmans, uscito su Netflix, è un’innocua e poco pretenziosa commediola natalizia, il cui unico elemento di attrattiva è proprio la Lohan, che interpreta una ricca e viziata ereditiera di un magnate del settore alberghiero. Un giorno va a fare una gita su degli indefiniti bricchi americani innevati con il suo fidanzato influencer e dalla sessualità ambigua, quando a causa di un cedimento strutturale del green screen, cade e batte la testa contro un albero. Viene così recuperata da un ragazzotto del luogo, proprietario di un albergo sul viale del fallimento, ma -colpo di scena!- quando si sveglia ha l’amnesia. E così, pian piano Lindsay scoprirà grazie a lui e alla sua tenera famiglia, il gusto pieno della vita sorseggiando dell’Amaro Averna.

Visto che il film punta fortissimo sull’originalità, sull'imprevedibilità e sulla costruzione di personaggi profondi e complessi, distraiamoci giocando al Bingo dei cliché! Pronti? Via!

- Protagonista donna ricca e viziata, ma che vale più di quello che sembra – C’È!

- Padre della protagonista severo e un po’ distaccato, ma col cuore d’oro – C’È!

- Fidanzato della protagonista stronzo e/o idiota – C’È!

- Protagonista uomo bello ma povero, con una storia strappalacrime – C’È!

- Figlioletta adorabile del protagonista uomo che fa amicizia con la protagonista donna – C’È!

- Attività economica del protagonista uomo che versa in diffioltà finanziarie per colpa di spietate multinazionali e che viene salvato grazie alla protagonista donna che ha un’idea stupenda per salvare l’attività facendo leva sul cuore della gente – C’È!

- Ritorno in scena del fidanzato stronzo e/o idiota che interrompe l’idillio dei protagonisti proprio nel momento di culmine della loro storia d’amore ancora non sbocciata – C’È!

- Corsa all’albergo/aeroporto/stazione di lui per dire a lei che la ama – C’È!

- Bacino PG-13 con il sottofondo di una musica smielata – C’È!

- Happy ending per tutti, compreso il fidanzato stronzo e/o idiota  - C’È!

Come direbbe il Colonnello Hans Landa, “Ho fatto un Bingo!”.  

Tornando seri, ad affiancare una trama vista, rivista e stravista, di una banalità e di una prevedibilità quasi insostenibile, c’è una confezione estetica patinata, ma pezzente allo stesso momento; tristemente esilaranti  le scene sugli sci con un green screen davvero orrendo, che mi piace pensare siano un omaggio a quellli di Among The Shadows. Ulteriore elemento cringe è il fatto che i protagonisti si comportano come se fossero degli allegri e spensierati ventenni alla ricerca della loro strada nella vita, mentre ormai sfiorano entrambi i 40. 

Non ce la sentiamo tuttavia di essere particolarmente cattivi, innanzitutto perché c'è sempre Lindsay (seppur in una versione family friendly e apparentemente pure sobria) e in secondo luogo perché il film è indirizzato ad un preciso target: le bambine di 8 anni. Nel 1996 però, perché quelle di oggi fanno i balletti in costume da bagno su TikTok e si guardano i porno. 


Recensito da: Vidur

TRASH: 74/100

Noia: 69/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 75/100

Presunzione della Regia: 51/100

Incompetenza degli Attori: 72/100





13 novembre 2022

RAWHEAD REX

Di George Pavlou. Con David Dukes, Kelly Piper, Heinrich von Schellendorf, Ronan Wilmot. 1986 / Alpine Pictures / Irlanda - Regno Unito

Rawhead Rex (1986) on IMDb

Uno scrittore americano si trova nella campagna irlandese per fare delle ricerche per un libro, quando si trova coinvolto in una serie di uccisioni provocate da un essere sovrannaturale.

Scritto originariamente da Clive Barker (quello di Hellraiser, ça vans dire), prodotto con quattro sterline e massacrato dalla regia da un signor nessuno che in trent'anni di carriera ha diretto ben quattro film, questo horroraccio anni '80 è tanto stupido e becero quanto godibile e spassoso. Il divertimento è assicurato in gran parte  dall'aspetto del "terribile mostro" rievocato grazie allo spostamento di un totem da parte di un contadino e il solito provvidenziale fulmine.

E così in un mix tra un costume da carnevale di Bowser

e Bebop delle Tartarughe Ninja

il risultato è questo.


Con tanto di lucine di natale al posto degli occhi. 

Il nostro eroe grufola e deambula goffamente mettendo in disordine case e uccidendo una serie di comparse che sarebbero state troppo brutte anche per una recita oratoriale e schiavizza tramite subconscio il sagrestano della chiesa. L'uomo è talmente soggiogato ed eccitato dal nostro mostrone che ad un certo punto si fa pure fare una pioggia dorata nel bel mezzo del cimitero e sembra anche godere quando questi se lo mangia nel terzo atto. Bisogna dire che per lo meno a livello splatter Rawhead Rex ci da dentro e gli effetti speciali, tutti ovviamente prostetici, non sono neanche malaccio. 

Notevole la scena in cui un campeggiatore, cercando di uccidere il mostro, spara accidentalmente ad una bombola di gas ammazzando almeno una decina di persone che si trovavano nelle vicinanze. A tal proposito, memorabile uno scambio di battute tra un giornalista e il commissario incaricato delle indagini: "Ci sono collegamenti tra gli omicidi?" "Sì. Sono tutti morti".

Il sotto testo religioso, con le indagini portate avanti dallo scrittore, conferiscono un tono leggermente più profondo e tipicamente british al film, che altrimenti sarebbe stato equiparabile ad un Octaman qualunque. Peccato, o per fortuna, per il finale assolutamente idiota, con il Rawhead sconfitto inspiegabilmente dalla moglie dello scrittore che, impugnando un sasso di forma fallica, scatena una serie di scie e lucine blu che rispediscono sottoterra il nostro pseudo Bowser, prima di riapparire "a sorpresa" per il cliché di tutti i cliché.

Pare che anche a Clive Barker il film abbia fatto schifo, soprattutto perché nelle sue intenzioni il mostro avrebbe dovuto avere più o meno questa forma: 



Per fortuna che gli effettisti non hanno capito un cazzo e ci hanno regalato questa perla.



Recensito da: Vidur


TRASH: 84/100

Noia: 59/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 86/100

Presunzione della Regia: 54/100

Incompetenza degli Attori: 70/100




17 ottobre 2022

5 FENOMENI CHE STANNO DISTRUGGENDO IL MONDO DELL'INTRATTENIMENTO.

Fermatevi un attimo e riflettete serenamente ma seriamente con voi stessi. Qual è l'ultimo film che avete visto al cinema che considerate un indiscusso e indiscutibile capolavoro? Al netto di sporadicissime perle, dovrete andare probabilmente indietro di una quindicina d'anni. L'industria cinematografica ed in generale dell'intrattenimento sta palesemente attraversando una crisi identitaria e sembra non essere più in grado di lasciare a bocca aperta lo spettatore. Il che sembra un enorme controsenso, dal momento che i budget si sono negli anni gonfiati esponenzialmente, così come sono esponenzialmente migliorate le possibilità tecniche ed i meri strumenti di lavoro degli operatori del settore. Sapendo che non sarebbe stato un viaggio facile, ho provato a esaminare per quanto mi sia possibile la questione. La risposta che è quasi immediatamente balzata alla mia mente è la seguente: l'intrattenimento è oggi quanto mai nella sua storia un oggetto di vendita, nella quasi totalità dei casi appannaggio dei grandi publisher che, per di più, ora si contano sulle dita di una mano di un tornitore particolarmente distratto. L'arte è stata (forse) imparata e prontamente messa da parte in ragione di creare prodotti sempre fruibili da un bacino di utenza il più possibile ampio. Ovviamente asserire ciò non è sufficiente, pertanto proviamo a sondare più in profondità, cercando di capire cosa comporti quanto detto sopra. Nel contempo cercherò di mettere questi problemi in ordine di cancerogenicità.


Un comprensivo elenco delle società controllate direttamente o indirettamente dalla Disney


1. L'incapacità di creare qualcosa di nuovo.

Il principale problema che attanaglia l'industria dell'entertainment è senza dubbio l'immobilismo creativo, che attinge al passato piuttosto che creare del contenuto originale. Il perché, da un punto di vista meramente commerciale, è presto detto: è ovviamente molto meno rischioso ripercorrere sentieri già battuti piuttosto che crearne di nuovi a suon di colpi di machete nella intricata foresta dell'opinione pubblica. Quindi, visto che qui c'è da fare i soldi, la Disney preferisce rifare il live action di vecchi cartoni animati piuttosto che inventarsi un nuovo franchise, apponendo risibili modifiche o aggiunte per “modernizzare” il prodotto, che puntualmente si rivelano essere i punti più controversi e meno apprezzati. Quando il remake non è possibile, si passa direttamente al bieco sciacallaggio (le volte in cui non si tratta direttamente di vandalismo), che quando va bene sfocia in un banalissimo "more of the same", quando va male si rischia di vedere un beneamato prodotto del passato rivisitato da un punto di vista puramente commerciale, senza tener conto di eventuali background, sotto trame palesi o nascoste che tuttavia già erano presenti nella vicenda e che vengono riaggrovigliate o stralciate senza pietà.


2. L'esasperazione delle saghe di successo.

Strettamente legato al punto precedente, sorge questo secondo enorme problema: la volta ogni 10 anni che una compagnia azzecca un prodotto, si passa al bombardamento a tappeto. È quello che è successo con l'universo Marvel: se 15 anni fa poteva sembrare quasi ardito far uscire un film sui supereroi nel periodo in cui la loro celebrità era probabilmente al minimo storico e visto il probabilmente insperato successo si è deciso di produrre 38 (Trentotto!) tra lungometraggi e serie TV. E questo solo tra il 2008 e il 2022. Per dirla in francese, hanno un po' rotto il cazzo. Lo stesso discorso, anche se più in piccolo, si potrebbe fare per un’altra saga a cui sono molto affezionato, vale a dire Star Wars. Abituati a riceve una trilogia ogni 20 anni ad avere praticamente ogni 6 mesi uno spin off o una serie TV a tema, vanifica completamente l'aspetto dell'attesa, oltre a costringere gli sceneggiatori a salti mortali per trovare qualcosa di nuovo da incastrare e da dire in una storia che di per sé è già scritta, iniziata, fatta e finita.


Conta conta..


3. La Strong Female Character.

C'era una volta la strong female character, che come concetto ci sta, ci è sempre stato e poteri citarne parecchie più che apprezzabili: la Ripley di Alien, la Sarah Connor di Terminator, Leila Organa di Star Wars, Eowyn del Signore degli anelli, ecc. ecc... Ma negli ultimi anni si è un po' esagerato. Una legione di personaggi forti non perché la situazione lo impone, ma proprio in quanto donne, spogliate di tutta la loro femminilità, tagliate con l'accetta in un monolite granitico di fastidio, superbia, copiose mestruazioni e so-tutto-io lasciatemi risolvere i problemi che voi maschi bianchi cisgender avete creato che schifo che fate. La regina di questa categoria è la Galadriel dell'appena conclusa prima stagione de "Gli Anelli del Potere". Un personaggio che sarebbe potuto essere profondo, complesso, etereo e dai poteri quasi sconfinati appiattito a normalissimo capo guerriero in gonnella perfettamente disposta a sacrificare gli altri per perseguire le sue ossessioni. Perché lei è forte e persegue i suoi obbiettivi in quanto donna. E fattela una risata ogni tanto che magari domani ti svegli sotto un cipresso (cit.).


Ah ah ah. Questi stupidi maschi bianchi e probabilmente etero mica avranno pensato anche solo per un istante di sconfiggere la vera forza del femminino sacro.


4. il Bait & Switch

"Ehi Bob, ascolta qui, ho creato questo personaggio nuovo da inserire in *inserire titolo famoso con una nutrita fanbase*, ma fa cagare e non se lo inculerebbe nessuno perché è una strong female character come da richiesta della direzione, come possiamo fare?" "Mah, guarda Archibald, qui alla *inserire publisher che tanto o è Disney o è Netflix* siamo abituati: prendi il personaggio più amato dai fan e facci un film o una serie TV in cui dal titolo sia ben chiaro che si parli di lui. Poi ci butti dentro a forza il tuo personaggio di merda, inizialmente in sordina, poi piano piano aumenti fino ad eclissare completamente quello che doveva essere il protagonista." Questa probabilmente è stata la telefonata intercorsa tra lo sceneggiatore della serie Obi-wan Kenobi ed il suo diretto riporto, che con la mano destra costringe il fan a seguire la serie facendoti pregustare dal trailer la lotta fratricida tra i due personaggi meglio riusciti dell'intera saga di Star Wars, con la sinistra ti costringe a seguire le vicende dell'ennesima nullità (tale Reeva) di cui attendiamo con ansia il film o nella serie TV su di lei incentrata. Son già tutta bagnata. Questa manovra in gergo tecnico si chiama Bait & switch, che in italiano significa qualcosa tipo "ti attiro con una cosa, poi te ne do un'altra". Per inciso in ambito commerciale è considerata a tutti gli effetti una frode. Questo è un caso assolutamente clamoroso, ma quante volte vi hanno fatto vedere un trailer che non centrava nulla poi con il film che siete andati a vedere? Tutte queste volte siete stati "bait&switchati".


Si ma stai calma. E comunque chi avevi detto di essere?


5. la "moralina" perbenista.

È inutile girarci attorno, la morale nei film c'è sempre stata. Ed è giusto che sia così, perché alla fine è un'ottima occasione di inculcare qualcosa a qualcuno, mentre costui si sta presumibilmente divertendo è anche più facile probabilmente far attecchire il messaggio. Tristemente viviamo in un particolare periodo storico in cui chiunque si offende per qualsiasi cosa e diventare letteralmente Hitler è un attimo. Lasciando perdere il giudizio sul merito della questione, il reale problema quando si parla di intrattenimento è che questa ha ripercussioni enormi sullo show business, perché obbliga alla creazione di personaggi stereotipati, monodimensionali e senza alcun difetto (e di conseguenza senza alcun pregio!), per evitare che qualcuno, in un comportamento bislacco del protagonista del nuovo film Disney, possa vedere un riferimento dispregiativo alla comunità pastorale degli Uiguri. La cosa che a me infastidisce maggiormente di tutta questa faccenda è che quando qualcuno invece di seguire pedissequamente i canoni attuali prova ad uscire da questi schemi (anche per finta, o spacciando questa fuoriuscita per critica sociale) il successo è quasi sempre assicurato. The Boys ne è l'esempio più fulgido, e altro non è che l'ennesimo show di supereroi, con quella giusta e legittima dose di pepe che lo spettatore pretende. Perché non lo si prende di esempio e non si ricomincia ad osare?


"Ragazzi", salvateci voi.


A cura di: Imrahil


16 ottobre 2022

HOUSE OF GUCCI

Di Ridley Scott. Con Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino, Jared Leto, Jeremy Irons. USA / 2021 / MGM

House of Gucci (2021) on IMDb

Strana cosa la vecchiaia. Alla veneranda età di 84 anni, come una balia attempata, il buon Ridley Scott nel giro di pochi mesi ha messo alla luce prima uno splendido bambino in perfetta salute, il criminalmente ignorato The Last Duel, e subito dopo un mostruoso essere deforme, il qui presente House of Gucci. 

La storia dovrebbe narrare la bizzarra storia della famiglia Gucci, marchio iconico della moda italiana, che come ogni buona grande azienda a stampo familiare del bel paese è contrassegnata da faide, litigi, dispute, bancarotte e omicidi. Il film in particolare si sofferma sulla figura di Maurizio Gucci, uno dei figli dei fondatori e la sua ambiziosa moglie, Patrizia Reggiani, prendendosi una badilata di licenze letterarie che faranno inorridire chiunque conosca un minimo i fatti.

In realtà a far inorridire non è certo l'imprecisione storica, quanto quasi tutto il resto. House of Gucci è un tronfio e pretenzioso mattone, in cui si susseguono scene senza coerenza e fluidità, alcune per altro allungate senza motivo, in un film che già dura quanto una quaresima. E la cosa grave è che Scott si sofferma per delle ore su avvenimenti praticamente inutili, mentre su altre cose, che sarebbero state fondamentali, ci passa sopra come un carro armato senza dare la minima spiegazione. In particolare, senza fare spoiler, il cambiamento di carattere di un personaggio è talmente repentino quanto immotivato. Si fa quindi un'enorme fatica a seguire la trama e ad interessarsi dei personaggi, anche per colpa di un montaggio tremendo e uno uso totalmente scriteriato della colonna sonora, con famosissime canzoni dell'epoca (molte italiane) che sembrano posizionate in un ordine del tutto casuale. 

Tutte questi importanti difetti avrebbero potuto essere per lo meno mitigati dalle interpretazioni di un cast sulla carta di primo livello. E invece alla voce recitazione non solo ci casca l'asino, ma ci caca pure sopra. Non so se è colpa della demenza senile o del fatto che per gli americani noi italiani siamo ancora considerati come dei fenomeni da circo a cui buttare le noccioline, ma Ridley Scott si è convinto che per restituire "l'atmosfera italiana" tutti dovessero recitare come dei pagliacci. E anche se nella versione doppiata, vista dal sottoscritto, hanno provato a mettere delle toppe (nella versione originale tutti parlano inglese con accento italiano...), la pena e lo sconcerto che si prova ad assistere ad alcuni dialoghi trafigge comunque il petto. Si salva, al solito, Adam Driver e tutto sommato pure Al Pacino e Jeremy Irons, mentre Lady Gaga e Jared Leto meriterebbero per lo meno una denuncia penale oltre che dieci scudisciate sulle mani. La prima, perennemente sopra le righe, gesticola ad ogni parola emessa e fa tristi faccette buffe, il secondo sembra la caricatura fatta male e sotto cocaina di Super Mario.

Non tutto è da buttare, perché tutto sommato ci si annoia raramente, le location sono meravigliose, la fotografia è splendida e la storia, per quanto raccontata in maniera sgangherata, ha il suo motivo di interesse, ma è troppo poco però per salvare quello che poteva essere un avvincente biopic e che invece si è rivelato essere una costosa e inutile perdita di tempo.

Recensito da: Vidur

TRASH: 75/100
Noia: 63/100
Ridicolaggine degli Effetti Speciali: -/100
Presunzione della Regia: 84/100
Incompetenza degli Attori: 90/100

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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