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21 aprile 2024

GRABBERS (aka Grabbers - Hangover Finale, aka L'Invasione degli Ultrasbronzi)

Di Jon Wright. Con Richard Coyle, Ruth Bradley, Russell Tovey, Lalor Roddy. 2012 / The Irish Film Production / Irlanda

Era diventato un piccolo caso al momento dell'uscita nell'ormai lontano (!) 2012 questo Grabbers -sottotitolo e titolo alternativo ovviamente opere dei distributori italiani- horror comedy tutta made in Ireland, capace di riscuotere risate e apprezzamenti nei festival di mezzo mondo, in particolare al Sundance. Peccato però che al momento dell'uscita in sala venne praticamente ignorato, per poi riprendere un certo status di culto nel circuito streaming. 

In effetti non si può volere male a questo filmetto che ha la sola pretesa di intrattenere giocando sugli stereotipi non solo dell'horror, ma anche della cultura irlandese, in particolare quella delle isole, tanto meravigliose quanto ripiegate in loro stesse e dimenticate dal mondo esterno.

In breve, degli alieni succhiasangue invadono l'isola di Erin e toccherà al poliziotto alcolizzato O'Shea e alla sua nuova avvenente collega il compito di sconfiggerli e salvare la gente del villaggio. E il modo migliore è quello di essere ubriachi, visto che gli alieni non sembrino amare il sangue pieno d'alcol!

Stereotipi si diceva, che scorrono a fiumi come la Guinness in ogni pub irlandese che si rispetti: il poliziotto alcolista, la nuova collega carina, la storia d'amore tra di loro, lo scienziato terzo incomodo un po' sbruffone, il beone del luogo, il medico incompetente, una piccola comunità isolata contro una misteriosa minaccia e bla bla bla. Tutto visto e stravisto, ma Grabbers porta in seno una tale levità che ci si passa tranquillamente sopra, anche nella prima parte dove le cose ingranano con un paio di giri di ritardo. 


Molto meglio la seconda, con la festa nel pub e gli scontri frontali con gli alieni, anch'essi caratterizzati da un umorismo citazionista (Alien e i suoi fratelli in primis) che non faranno altro che strapparvi un sorriso o una sonora risata, anche perché i nostri eroi nei momenti clou sono quasi tutti ubriachi fradici. 

Anche gli alieni, tentacolari e con una grossa bocca dentata circolare in mezzo, più che schifosi e spaventosi appaiono grossolani e ridicoli, almeno per chi ha una certa confidenza con film di tal risma


E a questo proposito bisogna fare un plauso ad una CGI che, considerando anno d'uscita e budget, risulta decisamente convincente e molto migliore di tanti film dal portafoglio più gonfio.

Buona anche la regia -eccetto il vizio di concludere ogni scena con una dissolvenza- così come gli interpreti, classe media di cinema e tv irlandese e britannica; in particolare i due protagonisti Richard Coyle e Ruth Bradley, mi hanno dato l'impressione di essersi divertiti un mondo.

Grabbers è un ottimo divertissement per passare una serata spensierata con gli amici, magari bevendo una mezza dozzina di pinte di birra in attesa che un mostro alieno tenti di mangiarvi.

Recensito da: Vidur

VOTI

TRASH: 65/100

NOIA: 41/100

RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 22/100

PRESUNZIONE DELLA REGIA: 31/100

INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 35/100


23 gennaio 2023

STRESS DA VAMPIRO (aka Vampire’s Kiss)

Locandina di Stress da Vampiro
Di Richard Bierman. Con Nicolas Cage, Maria Conchita Alonso, Jennifer Beals, Elizabeth Ashley, Bob Lujan. USA / 1988 / Magellan Pictures
Vampire's Kiss (1988) on IMDb

In trepidante attesa di Renfield, in cui il Nostro si esibirà nei panni di Dracula, ho deciso di recuperare quest’altra gemma a tema vampirico che ha battezzato Nicolas Cage in qualità di leggenda, nonché meme vivente. 

Peter è uno yuppie single di New York, dirigente di una casa editrice, che passa le sue giornate tra il lavoro, le sedute dalla sua psichiatra e i night club in cui rimorchia belle gnocche, così come era d’uopo nei rampanti anni ’80. Una sera però, una ragazza si rivela essere una vampira e da lì la sua vita si trasforma completamente.

Film che si muove tra la commedia e l’horror, con poco senso e quasi privo di trama, si regge completamente sulle spalle di Nicolas Cage, in un’interpretazione che definire sopra le righe sarebbe un pallido eufemismo. I suoi comportamenti, man mano che si convince di essere davvero un vampiro, diventano sempre più bizzarri ed esagerati, con alcuni esilaranti picchi di eccellenza. In particolare, l’alfabeto snocciolato alla psichiatra e il celeberrimo monologo sputato in faccia alla povera Alva, diventato un meme che tutto il mondo ha visto almeno una volta nella vita, nonché il simbolo di Cage stesso.



Basterebbe quanto citato per trasformare Vampire’s Kiss in un piccolo grande cult, ma non dimentichiamoci anche la scena in cui Peter mangia uno scarafaggio (vero!) o quando riesce a litigare perfino con la sua perfetta fidanzata immaginaria. Oltre a Cage, da segnalare l’interpretazione di Maria Conchita Alonso, molto più famosa in Sud America da cantante che da attrice, perfetta nella parte della segretaria Alva, oggetto degli sfoghi sempre più folli e pericolosi del protagonista.



La deriva psicotica di Cage non ha un vero e proprio motivo, o se non altro non è espresso in modo palese, ma si potrebbero ipotizzare i pilastri del capitalismo: solitudine, stress, alienazione, l’esigenza di dare un senso alla propria vita e la vana ricerca dell’amore, sublimata in una serie di sempre più deludenti one-night stand. Tuttavia, l’analisi dei mali dell’uomo moderno finisce comunque per passare in secondo piano in un film che fa dell’originalità, del coraggio, della stranezza e del totale sprezzo del ridicolo i suoi tratti fondamentali. 



Vampire’s Kiss è figlio di un’epoca diversa e non avrebbe potuto esistere senza di Lui, l’unico attore al mondo in grado di sostenere una parte del genere e si tratta della dark comedy ideale per passare una serata nostalgica e spensierata in cui ridere a crepa pelle con (e non di) 

Nicolas Fuckiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiing Uh Ah Cage!!!!


Recensito da: Vidur 

TRASH: 88/100

Noia: 56/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 51/100

Presunzione della regia: 44/100

Incompetenza degli attori: NICOLAS CAGE/100




22 novembre 2022

FALLING FOR CHRISTMAS


Di Janeen Damian. Con Lindsay Lohan, Chord Overstreet, George Young, Jack Wagner. 2022 / USA / MPCA

Falling for Christmas (2022) on IMDb

Visto che ormai nel nostro blog è più presente di Donald Pleasance e Bruno Mattei, abbiamo deciso di nominare Lindsay Lohan madrina di Pellicole dall’Abisso. Un onore che, siamo sicuri, sia l’acmé non solo della sua carriera cinematografica, ma della sua intera esistenza.

Falling for Christmans, uscito su Netflix, è un’innocua e poco pretenziosa commediola natalizia, il cui unico elemento di attrattiva è proprio la Lohan, che interpreta una ricca e viziata ereditiera di un magnate del settore alberghiero. Un giorno va a fare una gita su degli indefiniti bricchi americani innevati con il suo fidanzato influencer e dalla sessualità ambigua, quando a causa di un cedimento strutturale del green screen, cade e batte la testa contro un albero. Viene così recuperata da un ragazzotto del luogo, proprietario di un albergo sul viale del fallimento, ma -colpo di scena!- quando si sveglia ha l’amnesia. E così, pian piano Lindsay scoprirà grazie a lui e alla sua tenera famiglia, il gusto pieno della vita sorseggiando dell’Amaro Averna.

Visto che il film punta fortissimo sull’originalità, sull'imprevedibilità e sulla costruzione di personaggi profondi e complessi, distraiamoci giocando al Bingo dei cliché! Pronti? Via!

- Protagonista donna ricca e viziata, ma che vale più di quello che sembra – C’È!

- Padre della protagonista severo e un po’ distaccato, ma col cuore d’oro – C’È!

- Fidanzato della protagonista stronzo e/o idiota – C’È!

- Protagonista uomo bello ma povero, con una storia strappalacrime – C’È!

- Figlioletta adorabile del protagonista uomo che fa amicizia con la protagonista donna – C’È!

- Attività economica del protagonista uomo che versa in diffioltà finanziarie per colpa di spietate multinazionali e che viene salvato grazie alla protagonista donna che ha un’idea stupenda per salvare l’attività facendo leva sul cuore della gente – C’È!

- Ritorno in scena del fidanzato stronzo e/o idiota che interrompe l’idillio dei protagonisti proprio nel momento di culmine della loro storia d’amore ancora non sbocciata – C’È!

- Corsa all’albergo/aeroporto/stazione di lui per dire a lei che la ama – C’È!

- Bacino PG-13 con il sottofondo di una musica smielata – C’È!

- Happy ending per tutti, compreso il fidanzato stronzo e/o idiota  - C’È!

Come direbbe il Colonnello Hans Landa, “Ho fatto un Bingo!”.  

Tornando seri, ad affiancare una trama vista, rivista e stravista, di una banalità e di una prevedibilità quasi insostenibile, c’è una confezione estetica patinata, ma pezzente allo stesso momento; tristemente esilaranti  le scene sugli sci con un green screen davvero orrendo, che mi piace pensare siano un omaggio a quellli di Among The Shadows. Ulteriore elemento cringe è il fatto che i protagonisti si comportano come se fossero degli allegri e spensierati ventenni alla ricerca della loro strada nella vita, mentre ormai sfiorano entrambi i 40. 

Non ce la sentiamo tuttavia di essere particolarmente cattivi, innanzitutto perché c'è sempre Lindsay (seppur in una versione family friendly e apparentemente pure sobria) e in secondo luogo perché il film è indirizzato ad un preciso target: le bambine di 8 anni. Nel 1996 però, perché quelle di oggi fanno i balletti in costume da bagno su TikTok e si guardano i porno. 


Recensito da: Vidur

TRASH: 74/100

Noia: 69/100

Ridicolaggine degli Effetti Speciali: 75/100

Presunzione della Regia: 51/100

Incompetenza degli Attori: 72/100





23 agosto 2022

SLAXX

Di Elza Kephart. Con Romane Denis, Brett Donahue, Sehar Bhojani. Canada / EMA Films / 2020. 

Slaxx (2020) on IMDb

Nella storia del cinema, e pure in questo blog, abbiamo visto creature assassine di tutti i tipi: animali, insetti, mostri giganteschi, mostri minuscoli, bambini, nonnette, zombie e persino copertoni (un ripasso della MIGLIORE recensione della storia di Pellicole dall'Abisso non fa mai male). Questa volta la canadese Elza Kephart punta niente di meno che su un paio di jeans. Ebbene sì, jeans assassini. 

La giovane e ingenua Libby è felice e contenta quando inizia a lavorare alla CCC, una catena di vestiti alla moda, ma anche equa e solidale con a capo un genio visionario venerato dai propri dipendenti. Il suo primo giorno di lavoro coincide con il lancio dei Super Shapers, dei jeans capaci di adattarsi perfettamente alle forme di ogni fisico, ma ben presto il sogno di Libby si trasformerà in un incubo!

Bisogna dare atto a Slaxx di iniziare col piglio giusto. La presa per il culo spietata dei marchi di moda, dell'ossessione del politicamente corretto nei luoghi di lavoro e pure delle influencer, funziona piuttosto bene, così come i primi omicidi ad opera dei pantaloni, con un'escalation dai primi due, quasi fuori scena, a quello in cui l'asiatico (di nome Lord?!) viene mutilato dai jeans trasformatisi praticamente in una sorta di lupo idrofobo. Gli ammazzati poi sono talmente insopportabili che non si può che fare il tifo per i jeans. 

Peccato per la seconda parte, in cui partono degli spiegoni moralisti sulla natura dei jeans assassini che cambiano il tono del film da cazzatona divertente a serioso veicolo da Social Justice Warrior. Sarebbe bastato davvero poco per creare un piccolo gioiellino horror-comedy e invece la regista canadese ha preferito buttarsi nel pretenzioso buonismo tipico della sua terra natale. Forse farei meglio a recuperare il suo primo film, Sexy Zombie Hospital...

Alla regista bisogna dare credito anche di una confezione formale più che dignitosa, con una regia interessante, dei tocchi da horror classico e degli effetti speciali assolutamente credibili. Altro punto a favore è la durata, poco più che un'ora e un quarto che passa in velocità. 

In definitiva si tratta di un film ibrido: non tanto stupido da ridere con lui e non tanto serio da ridere di lui. Belli però i balletti in stile Bollywood.

Visione consigliata solo ai più curiosi, gli altri passino pure oltre.


Recensito da: Vidur

TRASH: 78/100

Noia: 36/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 40/100

Presunzione della regia: 82/100 

Incompetenza degli attori: 50/100


11 aprile 2022

10 FILM FIGHISSIMI CHE NON CONOSCE (QUASI) NESSUNO

Dopo aver parlato male di film ingiustamente osannati da pubblico e critica, ripeschiamo delle piccole gemme nascoste, sfuggite al grande pubblico, ma che hanno fatto felici noi che di cinema ne capiamo veramente.


SUPERMARKET HORROR (aka: CHOPPING MALL)

1986 – Jim Wynorski

Vi era un tempo in cui il buon Jim Wynorksi non girava solo merdate ad infimo budget con mostri in gommapiuma o realizzati con la CGI di una calcolatrice digitale; ne è la dimostrazione questo horror che raccoglie tutti gli stereotipi degli anni '80: i centri commerciali, la tecnologia che si rivolta contro l'uomo, le ragazze discinte, i capelli cotonati e gli average guys trasformati per caso in eroi d'azione. In questo caso sono dei commessi che organizzano una festa in un centro commerciale  e che di notte vengono aggrediti / pestati / uccisi dai nuovi robot ultratecnologici messi di guardia. Il film piace perché non ha nessuna pretesa, è solo divertimento cazzone e disimpegnato, con effetti speciali credibili e una notevole compilation di gnocche. Considerando poi che i film di oggi ti costringono a maratone di 2 ore e 40 per delle storie che potrebbero essere riassunte su un tovagliolo, il fatto che duri solo un'ora e diciassette minuti ce lo fa amare ancora di più. E poi c'è Barbara Crampton. 


IL FIGLIO DI CHUCKY (aka: SEED OF CHUCKY)

2004 – Don Mancini 

Uno dei 48 seguiti de La Bambola Assassina, uno dei meglio riusciti e uno dei più sconosciuti, seppur diretto da chi questo franchising lo ha creato, ovvero Don Mancini. Chucky e la moglie Tiffany vengono resuscitati da Glen (o Glenda), il figlio (o la figlia) della coppia, mentre a Hollywood è in programmazione la realizzazione di un film sulla Bambola Assassina. Film maestosamente metacinematografico, con la mitica Jennifer Tilly che interpreta sé stessa e nel frattempo doppia Tiffany, in un tripudio di citazioni al suo inarrivabile capolavoro, ovvero Bound – Torbido Inganno. La prole sessualmente ambigua è un ovvio riferimento ad uno dei film di Ed Wood, il cui titolo originale era proprio Glen or Glenda, mentre per il resto ci sono tutte le cose che ci hanno fatto amare questa serie, ovvero le battute di Chucky, gli omicidi cruenti e fantasiosi, il ritmo sostenuto e la sistematica distruzione di ogni politicamente corretto.


DADDY (aka: COME TO DADDY)

2019 – Ant Timpson

Elijah Wood, un po' come il suo quasi sosia Daniel Radcliffe, dopo la saga dell'Anello si è dato più che altro a progetti bizzarri e sperimentali, non ultimo la serie Wilfred in cui parla con un uomo vestito da cane (o con un cane dalle sembianze umane, come preferite). Questo Come to Daddy si incasella perfettamente in questo filone: Norval, un viziato deejay un po' emo e con dei baffetti ridicoli, si reca in una remota località di mare per riconciliarsi col padre che non vede da quando è bambino. Thriller, che vaga tra l'horror e la dark comedy, all'inizio non si capisce dove vuole andare a parare, poi con il twist del terzo atto, tutto diventa assurdo e disagiante. Sceneggiatura originale e coraggiosa, buona la messa in scena, ottimo Wood così come i comprimari, e un finale sporco, violento e allucinante. Dategli una chance. 



DEMONI I TUOI  OCCHI (aka: DEMONIOS TUS OJOS / SISTER OF MINE)

2017 – Pedro Aguilera

Un regista cinematografico trova per caso caricato su un sito porno, un video amateur della sua piccola e sexy sorellastra. Decide quindi di rimettersi in contatto con lei per scoprire come sia potuto accadere...e poi succedono delle cose torbide. Dramma a tinte erotiche perverse, decisamente intrigante, il cui ridotto budget conferisce quel tocco di squallore che ben si adatta al tono della pellicola. L'intreccio si sviluppa in modo credibile, con un paio di colpi di scena che evitano l'effetto cliché e che spingono l'asticella del morboso sempre un passo più in là. Eccezionali i due protagonisti, in special modo la splendida Ivana Baquero, e fighissimi pure i titoli di coda con un Cannibal Holocaust che spunta dal nulla. 


PALM SPRINGS - VIVI COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI (aka: PALM SPRINGS)

2020 – Max Barbakow

Deviamo un attimo dai nostri lidi per un qualcosa di più leggero. Il tema dei loop temporali è stato già ampiamente esplorato un numero esagerato di volte, tuttavia Andy Samberg, protagonista e sceneggiatore, in questa occasione lo fa con freschezza e una buona dose di originalità. Il giorno in cui i protagonisti sono imprigionati è quello di un matrimonio nella località del titolo e se all'inizio è il solo Samberg a restare bloccato nel loop, le cose cambiano quando coinvolge accidentalmente una delle damigelle. Nulla di impegnativo, sia chiaro, ma una buona commedia da guardare una sera che si ha voglia di spegnere il cervello. Un finale un po' del cazzo e una scena post-credit senza senso, non ne pregiudicano la qualità.


HELLBOUND: HELLRAISER II – PRIGIONIERI DELL'INFERNO

1988 – Tony Randel

Seguito diretto del primo capitolo della saga, non sfigura di fronte al capolavoro di Clive Barker. Merito del fatto che non cerca solo di replicare stancamente quanto fatto dal suo predecessore, ma si sforza di essere qualcosa di diverso, senza però snaturare o sputtanare l'universo creato. Ogni riferimento a qualunque film uscito negli ultimi cinque anni è puramente voluto (e ci torneremo). Così, anziché un classico horror, questo Hellraiser II è una sorta di viaggio onirico in un mondo oscuro, malato, cupissimo, soffocante, disturbante. Una serie di idee originali e una sovrabbonddanza di effetti speciali artigianali, sopperiscono ad un'evidente mancanza di budget e ad una sceneggiatura quasi inesistente. Si tratta dell'ultimo film guardabile del franchising, umiliato e svilito da un'infinita serie di seguiti, classificabili solo come cagate ignobili. 

I TRE VOLTI DELLA PAURA (aka: Black Sabbath)

1963 – Mario Bava 

Leggenda vuole che un giorno, un chitarrista inglese di una band blues rock,  vide una lunga coda davanti ad un cinema. Andò a guardare di che film si trattasse e scoprì che si trattava di un horror. Pensò quindi che se alla gente piaceva essere spaventata dai film, forse le sarebbe piaciuto essere spaventata anche dalla musica. Fu così che nacque l'Heavy Metal. Quel chitarrista inglese era ovviamente Tony Iommi e quel film era Black Sabbath, ovvero il titolo con cui il film fu venduto all'estero. Aldilà di questo gustoso aneddoto, il Maestro Bava ci delizia con un film in tre episodi: tesissimo il primo in cui una donna è perseguitata al telefono da un ex amante fuggito di prigione, un filino più debole il secondo con un vecchio Boris Karloff ad interpretare una sorta di vampiro nella Russia dell'800 e strepitoso il terzo, in cui un'infermiera impazzisce dopo aver rubato un anello ad una medium deceduta. Atmosfere eccezionali, scenografie d'altri tempi, regia di gran classe e tante idee per mettere inquietudine allo spettatore tanto semplici quando efficaci. Un capolavoro dell'horror all'italiana. 

LORDS OF CHAOS 

2018 – Jonas Akerlund

A proposito di Metal, non si può non parlare del film che è piaciuto a pochi e fatto incazzare molti. Inedito in Italia, Lords of Chaos racconta la storia di una manciata di ragazzini norvegesi che all'inizio degli anni '90 inventarono un nuovo genere musicale (il Black Metal) e che finirono impelagati in una serie di assurdi crimini. Se siete metallari come il sottoscritto, saprete la storia a memoria, e quindi saprete anche che il film soffre di tre gravi problemi: 1) in larga parte è storicamente inaccurato; 2) nessuna delle band coinvolte ha concesso i diritti della propria musica; 3) una scelta di casting per uno dei protagonisti che definire demenziale sarebbe già poco (“fat jewish guy”, cit.). Passando sopra questi non piccoli difetti, ci troviamo con un film davvero eccellente dal punto di vista tecnico, curatissimo nei dettagli delle ambientazioni e del vestiario, coinvolgente, potente e con le tre scene madri (due omicidi e un suicidio) tra le più realistiche, crude e disturbanti viste negli ultimi anni. Bravo e sorprendentemente in parte, il protagonista Rory Culkin, fratello di Macaulay. 

FANGO BOLLENTE (aka: Savage Three)

Vittorio Salerno – 1975

Girato nel pieno degli anni di piombo, Fango Bollente è un film che scava nel tema scottante del periodo, ovvero la violenza dilagante nella società. Protagonista è Ovidio Mainardi (interpretato da un belloccio americano dalla faccia da pazzo e transitato per le mani di Andy Wharol) un impiegato che per scappare dalla monotonia della vita da “another brick in the wall”, aiutato da due colleghi si sfoga in atti di vandalismo e violenza.  Ad indagare per conto della polizia, un sempre efficace Enrico Maria Salerno. Brutale, crudo, potente, selvaggio come si conviene ai film degli anni '70, trova il suo apice in una telefonata, che rivela il vero animo del protagonista. Recuperatelo!



MARILYN HA GLI OCCHI NERI

Simone Giordano – 2021

Un film che, a metà fra dramma e commedia, esplora le vite di persone mentalmente disturbate. Ok, detto così sembra atroce e invece è stata una bella sorpresa. Merito dell'eccellente prova dei protagonisti, Stefano Accorsi e Miriam Leone, e di una sceneggiatura che rifugge i soliti cliché, anche se non manca certa dose di prevedibilità. Il punto forte però sta nella saggia scelta del regista di farti empatizzare con i personaggi attraverso le loro azioni, senza lasciarsi andare a facili pietismi o a triti discorsetti retorici. Anche la storia d'amore in realtà matura solo verso la fine, privilegiando un racconto originale che vuole solo farti conoscere persone diverse dal solito.   


A cura di: Vidur

20 ottobre 2011

I FABBRICASVIZZERI

Di Rolf Lyssy, con Emil Steinberger, Walo Lüön, Beatrice Kessler, Wolfgang Stendar, Hilde Ziegler, Claudio Caramaschi, Silvia Jost. SUI 1978

Die Schweizermacher (1978) on IMDb

C'era un tempo, prima dell'era del digitale terrestre, quando l'aria era pulita e il cielo azzurro, in  cui in tutta la zona nord della Lombardia  si poteva vedere tranquillamente sui propri schermi TSI 1, una delle televisioni del Canton Ticino.
Ciò permetteva di visionare alcuni film assolutamente terrificanti prodotti a livello nazionale o regionale, di questa pellicola mi ricordavo, con sgomento, solo il titolo.
Rivisto oggi però, allora ero un bambino, ho in realtà mutato profondamente parere e opinione e nel complesso mi è piaciuto, capisco anche che per altri potrebbe essere, visto oggi, un film veramente trash.
"I fabbricasvizzeri" è comunque stato per vent'anni il film più visto in Svizzera.
Siamo a Zurigo, l'ufficio di polizia cantonale deve formare nuovi impiegati col compito di testare quanto gli immigrati presenti in Svizzera siano pronti per ottenere la cittadinanza, all'ispettore Bodmer viene affiancata la giovane recluta Fischer, gli obiettivi da pedinare, spiare e interrogare sono il signor Grimolli, proveniente dall'Italia meridionale, la ballerina slava Vakulic e la coppia di medici Starke, tedeschi.
Questi soggetti dovranno essere ritenuti idonei per un esame di fronte ad una commissione nel quale dovranno dimostrare la loro "Svizzericità".
L'operaio Grimolli maschera ai funzionari, che lo spiano tutto il giorno, le sue attività avverse alla Svizzera, tipo mangiare degli spaghetti ed essere iscritto ai sindacati (salvo poi a fine film dimostrare tutta la sua italianità ad uno sgomentato Bodmer), la ballerina è vista male in quanto artista e frequentatrice di stranieri, tra cui un famigerato turco, i coniugi Starke sono invece giudicati positivamente a causa della loro rettitudine nei comportamenti.

SPOILER
L'unica a non ottenere la cittadinanza sarà la Vakulic, che però, dopo esser stata sedotta da Fischer, riceve un'offerta di lavoro in Olanda e parte insieme allo stesso Fischer che rinnega Bodmer e la Svizzera. Bodmer stesso si ritrova a dovere affrontare un nuovo caso di un sassofonista americano semidisperato.
FINE SPOILER

Il film, purtroppo reperibile solamente in Züritüütsch con sottotitoli nel medesimo dialetto di Zurigo, è in realtà una presa in giro mai volgare e dai ritmi blandi del percorso di naturalizzazione e di ottenimento della cittadinanza svizzera, la stigmatizzazione del comportamento proverbialmente scrupoloso e meticoloso degli svizzeri è evidente, così come la loro immagine mostrata ferma nel tempo e chiusa. Sicuramente visto dopo tanti anni (qualcosa è cambiato ma non molto) potrà essere considerato reliquia del passato e abbastanza trash. Lascio agli spettatori ogni commento ulteriore sia in positivo che in negativo. Grüezi.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH: 65/100
Noia: 85/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: np/100
Presunzione della regia: 85/100
Incompetenza degli attori: 40/100





Se ti piace guarda anche: Il musical omonimo del 2010

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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