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21 aprile 2024

GRABBERS (aka Grabbers - Hangover Finale, aka L'Invasione degli Ultrasbronzi)

Di Jon Wright. Con Richard Coyle, Ruth Bradley, Russell Tovey, Lalor Roddy. 2012 / The Irish Film Production / Irlanda

Era diventato un piccolo caso al momento dell'uscita nell'ormai lontano (!) 2012 questo Grabbers -sottotitolo e titolo alternativo ovviamente opere dei distributori italiani- horror comedy tutta made in Ireland, capace di riscuotere risate e apprezzamenti nei festival di mezzo mondo, in particolare al Sundance. Peccato però che al momento dell'uscita in sala venne praticamente ignorato, per poi riprendere un certo status di culto nel circuito streaming. 

In effetti non si può volere male a questo filmetto che ha la sola pretesa di intrattenere giocando sugli stereotipi non solo dell'horror, ma anche della cultura irlandese, in particolare quella delle isole, tanto meravigliose quanto ripiegate in loro stesse e dimenticate dal mondo esterno.

In breve, degli alieni succhiasangue invadono l'isola di Erin e toccherà al poliziotto alcolizzato O'Shea e alla sua nuova avvenente collega il compito di sconfiggerli e salvare la gente del villaggio. E il modo migliore è quello di essere ubriachi, visto che gli alieni non sembrino amare il sangue pieno d'alcol!

Stereotipi si diceva, che scorrono a fiumi come la Guinness in ogni pub irlandese che si rispetti: il poliziotto alcolista, la nuova collega carina, la storia d'amore tra di loro, lo scienziato terzo incomodo un po' sbruffone, il beone del luogo, il medico incompetente, una piccola comunità isolata contro una misteriosa minaccia e bla bla bla. Tutto visto e stravisto, ma Grabbers porta in seno una tale levità che ci si passa tranquillamente sopra, anche nella prima parte dove le cose ingranano con un paio di giri di ritardo. 


Molto meglio la seconda, con la festa nel pub e gli scontri frontali con gli alieni, anch'essi caratterizzati da un umorismo citazionista (Alien e i suoi fratelli in primis) che non faranno altro che strapparvi un sorriso o una sonora risata, anche perché i nostri eroi nei momenti clou sono quasi tutti ubriachi fradici. 

Anche gli alieni, tentacolari e con una grossa bocca dentata circolare in mezzo, più che schifosi e spaventosi appaiono grossolani e ridicoli, almeno per chi ha una certa confidenza con film di tal risma


E a questo proposito bisogna fare un plauso ad una CGI che, considerando anno d'uscita e budget, risulta decisamente convincente e molto migliore di tanti film dal portafoglio più gonfio.

Buona anche la regia -eccetto il vizio di concludere ogni scena con una dissolvenza- così come gli interpreti, classe media di cinema e tv irlandese e britannica; in particolare i due protagonisti Richard Coyle e Ruth Bradley, mi hanno dato l'impressione di essersi divertiti un mondo.

Grabbers è un ottimo divertissement per passare una serata spensierata con gli amici, magari bevendo una mezza dozzina di pinte di birra in attesa che un mostro alieno tenti di mangiarvi.

Recensito da: Vidur

VOTI

TRASH: 65/100

NOIA: 41/100

RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: 22/100

PRESUNZIONE DELLA REGIA: 31/100

INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: 35/100


5 marzo 2024

GACY

Di Clive Sounders. Con Mark Holton, Adam Baldwin, Charlie Weber, Tom Waldman, Allison Lange, Edith Jefferson. USA / 2003 / DEJ Productions

Gacy (2003) on IMDb

Dal mare infinito dei film sui serial killer, emerge dall'abisso questo inconsistente "Gacy", filmetto direct-to-video del 2003 che cerca disperatamente di navigare le acque torbide della biografia di uno dei criminali più efferati ed insaziabili della storia recente americana senza però mai veramente salpare. L'opera si immerge nella vita di John Wayne Gacy, un uomo di mezza età che sotto la facciata di cittadino modello, imprenditore edile di successo e clown di quartiere, nasconde un' orrida verità: quella di essere un vorace assassino che in carriera ha ucciso, stuprato e brutalmente torturato almeno 33 ragazzi tra i 14 e i 24 anni, terrorizzando l'intera città di Chicago fino al suo arresto. Sarebbe roba che Jeffrey Dahmer spostati ma, vuoi per la pigrizia generalizzata, vuoi per il basso budget, vuoi per i 20 anni di età che pesano come macigni sulle spalle di questa cenciosa produzione, riuscirà solo ad annoiare e far apparire questo tremendo ed inquietante soggetto come un ciccio-pasticcio qualunque. 

Cucù

Infatti anziché esplorare le profondità psicologiche di Gacy o fornire un'indagine acuta sulle sue atrocità, il film si accontenta di galleggiare in superficie, tratteggiando un ritratto non solo incompleto, ma anche tutto sommato poco lusinghiero del protagonista, lasciando lo spettatore a interrogarsi sul motivo per cui stia perdendo tempo davanti a questa pellicola. Il tentativo di farci entrare nella doppia vita di Gacy si traduce in una serie di sequenze che alternano momenti di (pallosissima) vita quotidiana a esplosioni di limitata violenza e scene sugli insetti che infestano lo scantinato della casa del protagonista. Questo approccio si rivela totalmente incapace di riflettere veramente la complessità o il terrore dei crimini di Gacy. Non aiuta il fatto che a doppiare il protagonista nella versione italiana sia il grande Pietro Ubaldi, il doppiatore di Doraemon e di tutti gli altri personaggi grassi e buffi dei cartoni animati della nostra infanzia. Non perchè faccia un cattivo lavoro, tutt'altro, ma in certe scene ti aspetti davvero che l'assassino se ne esca con un "Non preoccuparti Nobita, adesso tiro fuori...". 

Tanto grottesco quanto peculiare il fatto che John Wayne Gacy in quelle situazioni, come il Doraemon del mondo dei meme, tirasse fuori effettivamente il cazzo. 

Gli attori sono tutti o quasi irrilevanti e non particolarmente capaci. Si salva forse il nostro protagonista Mark Holton, già attore comprimario nel non eccezionalissimo Leprecauno di Mark Jones, che invero offre una performance quasi convincente. Citiamo come unica "stella" la presenza di Adam Baldwin (Il soldato "Animal" di Full Metal Jacket) nel ruolo, consistente in una singola scena, del padre di Gacy. Tutti sembrano quasi stanchi ed annoiati dei loro stessi ruoli, navigando attraverso il copione con l'entusiasmo di chi deve andare all'Esselunga il sabato mattina. La figura di Pogo il Clown, l'alter ego di Gacy e grande contribuente alla perturbante aura che circonda il protagonista è sfruttata pochissimo e male, pur essendo una delle caratteristiche peculiari e trionfando in copertina. Non penso sarei in grado di citarvi una scena memorabile, ma le varie situazioni sono narrate con tanta sciatteria e noncuranza che in certe scene ti chiedi davvero come Gacy sia riuscito a rimanere nascosto per 6 anni. Parliamo di cadaveri trasportati in pieno giorno alla macchina, al gran numero di omicidi operati con in casa mamma moglie e due figlie e l'incontro con arrendevoli poliziotti che lui liquida con agilissimi "Il signor tal dei tali? mai sentito nominare.". Ah ok, allora mi scusi per il disturbo, sarà un caso che lavorava da lei come gli altri cinque ragazzini tutti scomparsi. 

Una delle rare occasioni in cui Gacy appare travestito da Pogo

Gacy è un'opportunità mancata, perchè raramente si ha la possibilità di trattare un personaggio così interessante e che potrebbe avere innumerevoli svolti narrativi. Tipo un certo Stephen King leggendo la cronaca dell'epoca e romanzando il tutto ci avrebbe tirato fuori qualcosa come il Pennywise di It, che tuttora popola gli incubi di così tante persone. Ma è chiaro che se ti chiami Clive Sounders, non hai una pagina su Wikipedia e hai a disposizione un budget di tremila lire, non si può certo pretendere chissà che grandi risultati. 


Recensito da: Imrahil


TRASH: 48/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: -/100

Presunzione della regia: 11/100

Incapacità degli attori: 78/100





18 aprile 2023

I GUARDIANI DI ATLANTIDE

Di Luca Occhi. Con Matteo Zandonà, Elisa Balzarini, Enzo Africano, Stefano Anoardi, Giovanni Zaccaria. VICENZA / 2013 / Eyes Prductions

I guardiani di Atlantide (2013) on IMDb

"Daltandite... non si capisce neanche cosa sia..." "AAAtlantide" 

Mike ed Elisa vengono contattati da un notaio vicentino: il loro comune amico, Gabriele, è morto "in un incidente d'auto" ed ha lasciato in eredità ai due una strana pietra ed una lettera con le sue ultime volontà, nella quale si chiede con una certa apprensione di recuperare altre due pietre e farle sparire dalla circolazione in quanto molto pericolose. Mike non ne vuole sapere nulla, ma Elisa invece si scopre criptoarcheologa e convincerà anche Mike ad aiutarla nelle ricerche grazie alla sue impareggiabili doti persuasive, come ad esempio l'essere in possesso di una vagina. Nonostante il compianto Gabriele abbia lasciato indizi alla portata di un bambino di terza elementare sull'ubicazione delle altre due pietre, i due protagonisti triboleranno non poco per portare a termine la loro ricerca. Ricerca che li porterà a seguire un percorso tra i principali monumenti vicentini attribuibili al celebre architetto del cinquecento Andrea Palladio, l'ultimo guardiano di Atlantide ad essere stato in possesso di tutte e tre le pietre. 

Un po' Indiana Jones, un po' Codice Da Vinci, un po' guida turistica promozionale per il comune di Vicenza (che infatti patrocina il progetto), questo film dilettantistico ha pochi spunti interessanti, una trama estremamente banale, ed è infarcito di dialoghi abbastanza agghiaccianti e cringe. I due protagonisti sono ex fidanzati e non smettono un secondo di ricordarcelo visto che passano la maggior parte del tempo a punzecchiarsi e farsi battutine al vetriolo. L'intento è comico e, viste anche altre scene, trovo quanto meno difficile categorizzare questo film esclusivamente come "Avventura", come proclamano IMDB e gli altri pochissimi siti di settore che ne parlano. Del resto buttarla sul ridere quando non si hanno a disposizione budget (a quanto pare per davvero stavolta, a detta del regista il budget era letteralmente zero euro) e mezzi tecnici adeguati è facile rifugio e una soluzione molto utilizzata. Personaggi stereotipati oltre l'inverosimile, con un Mike ignorante come un'Alfa 75 Turbo ed una Elisa professorina so-tutto-io-che-ho-studiato-allo-IED, accomunati oltre che dalla loro precedente relazione dal fatto di essere clamorosamente scarsi come attori. Tratto comune peraltro a tutti gli interpreti che a spot compaiono durante lo svolgimento dell'intreccio. Un pregio però questo film ce l'ha: il ritmo è decente e, forse anche aiutato dalla durata di 75 minuti scarsi, esso non risulta mai noioso. 

[SPOILER]
Dopo aver ritrovato le due pietre mancanti, una nei sotterranei della Basilica Palladiana e una sottratta ad una dolce vecchina che aveva vinto un'asta, i due ragazzi verranno convocati a Villa Cordellina dal notaio, che ovviamente si rivelerà malvagio, sottrarrà le tre pietre e darà ai ragazzi un assaggio della loro potenza. Il potere unito delle tre pietre è in grado di aprire dei portali (l'unico effetto speciale del film, per la verità pure discretamente realizzato). Il super cattivo verrà in fine bloccato da un capo all'altro di uno di questi portali e tranciato in due. Carino.
Mike ed Elisa dopo questa loro avventura decideranno che è cosa buona e giusta seguire le volontà dell'amico Gabriele, e decidono di non usare le pietre per il proprio tornaconto ma di gettarle in un lago. Se non altro questa impresa ha riacceso il reciproco interesse dei due giovani, che si daranno una possibilità andando a cena fuori la sera stessa. A mangiarsi un gatto, presumo.   
[FINE SPOILER]

Due parole sul regista, che poi è anche lo sceneggiatore ed il produttore. Ho visto questo film un po' per caso, senza saperne nulla, come spesso mi capita la domenica pomeriggio quando cerco trashate da recensire sul blog. Quando ho visto il nome del regista mi si è accesa una lampadina, che non sono riuscito più a spegnere: "Occhi" non è un cognome così comune, vuoi vedere che è quello di InnTale? Ebbene sì, è proprio lui! Per chi non lo sapesse, InnTale è un canale Youtube che si occupa di giochi di ruolo cartacei, un po' a tuttotondo. Luca "Eyes" Occhi è uno dei Game master del roster. Ne approfitto per fargli un po' di pubblicità. Non che ne abbiano bisogno, sono un canale di successo e con un ampio seguito, ma è un prodotto molto ben riuscito e i loro video sono confezionati con grande cura. 

Ecco, ora mi sento in colpa ad aver stroncato il suo film.

Recensito da: Imrahil

TRASH: 80/100
Noia: 55/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: -
Presunzione della regia: 68/100
Incompetenza degli attori: 91/100




SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Una recita parrocchiale. Possibilmente quella dell'oratorio della Basilica Palladiana.

30 marzo 2020

GUNS AKIMBO

Di Jason Lei Howden. Con Daniel Radcliffe, Samara Weaving, Ned Dennehy, Natasha Liu Bordizzo.
Regno Unito-Nuova Zelanda/2019/Attitude Film Entertainment.
Guns Akimbo (2019) on IMDb
"Diventeremo lo Starbucks dell'omicidio, il McDonald's del massacro..."

Miles, un programmatore informatico decisamente nerd, una sera decide di trollare gli utenti di un gioco illegale chiamato SKIZM, in cui degli sconosciuti sono costretti a battersi fino alla morte, trasmessi in diretta streaming mondiale. L'Admin non la prende bene, quindi rintraccia Miles, gli imbullona delle pistole alle mani e lo sfida ad uccidere Nix, la campionessa in carica del gioco.

Ebbene sì, Harry Potter con delle pistole inchiodate alle mani uccide un sacco di gente. Questo potrebbe essere l'efficace sunto di questo film, talmente assurdo, caricaturale e sopra le righe da poter essere considerata pienamente una Pellicola dall'Abisso.

Pur non essendo minimamente un fan di Harry Potter, apprezzo Daniel Radcliffe, che sta provando ad affrancarsi da un ruolo così iconico, partecipando più che altro a film indipendenti o alternativi, come Horns, Swiss Army Man e l'eccellente Jungle. In questo ruolo il buon Daniel, mette ancora più in evidenza il suo coraggio e la sua autoironia: Guns Akimbo, infatti  non si prende sul serio neanche per un momento, già dalla sua demenziale premessa. La vena cazzona di questo film scorre prepotente, così come la violenza, che è talmente esagerata e grottesca da risultare innocua.

E' come guardare un videogioco sparatutto in prima persona, il che ci riporta al Crank di Jason Statham e al celebre, ma tutto sommato modesto,  Hardcore! che all'epoca della sua uscita fece un mezzo scandalo. Un videogioco con tanto di munizioni da centellinare, livelli da superare e pure boss da sconfiggere, con la classica escalation dal più scarso al più cattivo.

La sequela di puttanate e di buchi di sceneggiatura è volutamente a rotta di collo nella prima parte: esilarante la scena in cui Miles cerca di pisciare senza spararsi all'uccello o quella in cui scappa da Nix in vestaglia e pantofolone a forma di tigre. Peccato che nella seconda parte le idee inizino a scarseggiare e le due "rivelazioni" che la trama prevede vi faranno esclamare un prepotente "E sti cazzi?".

Da sottolineare però la prova di Samara Weaving (nipote di Hugo Weaving, l'agente Smith di Matrix, nonché Elrond del Signore degli Anelli): il ruolo dell'assassina psicopatica tossica e dall'umorismo alla John McLane le si cuce addosso. Il suo urlo "Io ho il potere", mentre brandisce in aria il martello strafatta di meth è forse la perla del film.

Tra l'altro, la ragazza promette bene, dato che riesce nella difficile impresa di risultare molto figa (sembra la figlia di Margot Robbie)  e molto inquietante allo stesso momento.

Alcuni potrebbero non gradire il grado di cazzonaggine di Guns Akimbo, ma lamentarsene sarebbe come parlare male di una giraffa perché ha il collo lungo: è la sua natura ed il suo tratto principale.

Certo, dovete spegnere il cervello, mantenere un alto grado di sospensione dell'incredulità, farvi travolgere dall'energia, dal montaggio ipercinetico e dagli orrendi remix techno di successi pop anni '80. Se ci riuscirete passerete una spassosa ora e mezza, in caso contrario guardatevi la settima puntata della quarta stagione di Downtown Abbey, quella in cui Violet si ammala di bronchite, mentre Mary e il signor Blake fanno amicizia quando si ritrovano a doversi prendere cura dei maiali appena arrivati, lasciati senz'acqua.

Recensito da: Vidur

VOTO 
TRASH: 85/100
Noia: 44/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 57/100
Presunzione della regia: 20/100
Incompetenza degli attori: 55/100







22 marzo 2020

GUNGALA LA VERGINE DELLA GIUNGLA

Di Mike Williams. Con Kitty Swan, Poldo Bendandi, Conrad Loth, Linda Veras. Italia/1967/Romana Film 
Gungala, the Virgin of the Jungle (1967) on IMDb
"In d'una foresta del Centro Katanga

Gh'era la tribù dei Vacaputanga

L'era una tribù de negher del menga,

Grandi, ciula e balabiott"

Wolf, un esploratore senza scrupoli, si fa finanziare una spedizione in Congo con la scusa di conoscere un giacimento di uranite e pechblenda (giuro, esiste), ma in realtà vuole recuperare a tutti costi un diamante azzurro. Parte così alla volta del Katanga accompagnato da marito e moglie - lui ingegnere della compagnia, lei cacciatrice, entrambi biondissimi - uno stregone ubriacone e dei "portatori"(termine gentile per dire schiavi). Non sarà facile però recuperare il diamante, perché è nelle mani di Gungala, lo spirito pantera della giungla!

Filmetto d'altri tempi tutto italiano (Mike Williams è uno pseudonimo di Romano Ferrara, regista di ben quattro film in carriera tra cui "I pianeti contro di noi"), realizzato tutto sommato discretamente bene e che suscita un certo fascino, pur non succedendo praticamente un cazzo di niente per quasi tutta la già ridotta durata. La regia non è disprezzabile, ma è piagata da un terrificante e risibile montaggio effettuato col trinciapollo; tra l'altro la versione che ho avuto il privilegio di visionare (privilegio che possono avere tutti visto che è per intero e gratis su YouTube) è purtroppo stata mozzata delle scene di nudo della splendida Kitty Swan, ovvero di Gungala. Effettivamente la ragazza deve avere dei poteri speciali, visto che nel centro della giungla congolese, tra scimmie e tigri, è riuscita a fare un salto da Kiko per comprare ombretto azzurro e lucidalabbra.

Wolf e la coppia di biondi vengono abbandonati dagli schiavi, ehm portatori, perché impauriti dalla presenza di Gungala, ma niente paura, perché questa giungla congolese assomiglia più ad un villaggio vacanze in Corsica. Anche quando i tre vengono rapiti dalla tribù dei Vacaputanga, vengono liberati dallo stregone ubriacone grazie alla vittoria nel lunghissimo contest di ballo contro lo stregone avversario.
I due biondi capiscono però in fretta le vere intenzioni di Wolf, che ad un certo punto riesce anche a catturare Gungala con una trappola, peccato che inspiegabilmente se ne vada consentendo ad una scimmia di liberarla.

SPOILER

Gungala nel frattempo si era anche invaghita del biondo dopo che aveva visto marito e moglie amoreggiare con furente passione. Ed è proprio nel momento in cui Gungala sta per sedurre l'ingegnere, che Wolf le spara, le ruba il diamante e accoltella il suo rivale. Esemplare la condotta della moglie, che in tutto ciò pur avendo un fucile in mano guarda inerte tutta la scena, non curandosi neanche di soccorrere il marito ferito.

Gungala però sopravvive e scatena dei felini contro Wolf che gli fanno due graffi sulla faccia, sufficienti però a farlo morire. Si scopre così che la ragazza non è altro che la figlia dell'ex socio di Wolf, che anni prima gli aveva rubato il famoso diamante, e che era rimasta intrappolata nella giungla dopo un incidente aereo.

Splendido il finale. Lo stregone giocando a dadi con delle bacche percepisce che Wolf è morto e poi inspiegabilmente si ritrova in barca con i due biondi che torneranno perché "Gungala ha bisogno di loro", anche se è vissuta da sola 12 anni nella giungla.

FINE SPOILER 

Sarà l'ambientazione esotica, sarà lo sguardo magnetico di Kitty Swan o sarà la quarantena che sta attentando alla mia sanità mentale, però tutto sommato ho apprezzato questo Gungala, che non manca di regalare qualche momento di ilarità, anche grazie alla recitazione monolitica e inespressiva della coppia. Lui (alla sua prima e unica, chissà perché, prova attoriale) è praticamente un pezzo di legno con dei baffetti ridicoli, lei sembra una scolaretta del coro visto che recita metà delle battute con le mani incrociate dietro la schiena.

Wolf è interpretato invece piuttosto bene dall'italiano Poldo Bendandi, che all'epoca alternava l'attività di oste a quella attoriale. Triste la storia di Kitty Swan, ritiratasi prestissimo dalle scene dopo essersi gravemente ustionata nel 1970 sul set del film "Tarzan e la Pantera Nera".

Attenzione, perché c'è anche un seguito, diretto nientemeno che da Ruggero Deodato.

Recensito da: Vidur

VOTO 
TRASH: 82/100
Noia: 64/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 56/100
Presunzione della regia: 36/100
Incompetenza degli attori: 86/100

7 giugno 2019

GODZILLA – King of the Monsters

Di Michael Dougherty, con Kyle Chandler, Vera Farmiga, Millie Bobby Brown, Ken Watanabe. Warner Bros/USA/2019
Godzilla: King of the Monsters (2019) on IMDb
Sono passati otto lunghissimi anni dall’ultima volta che ci siamo occupati di recensire un Godzilla. Purtroppo in questo caso non si tratta di un film dell’originale filone nipponico con un tizio dentro un costume da dinosauro atomico che butta giù dei modellini e che combatte contro un altro tizio vestito da uccello preistorico, ma di un’americanata in grande stile e dall’immenso budget.

Il film in questione è un seguito di un Godzilla reboottato (termine inventato da me ora) nel 2014, diretto dal regista di Rogue One (Gareth Edwards) e che al botteghino aveva riscosso un buon successo. Tutti gli attori principali però, incassato l’assegno, hanno ben pensato di salutare la compagnia, costringendo la produzione a puntare su nuovi volti, tra cui il solitamente eccellente Kyle Chandler, la solitamente pessima Vera Farmiga e la solitamente “Eleven” di Stranger Things, Millie Bobby Brown.

Il film parte un po’ con il freno a mano tirato per poi acquistare un buon ritmo nella seconda parte, in cui finalmente vediamo i nostri “Titani” in azione. Peccato che nel trailer e ad inizio film Ken Watanabe ci illuda dicendo che ci sono diciassette mostri in giro, mentre alla fine della fiera ne vediamo solo quattro: Godzilla, Ghidorah, Mothra e Rodan. Proprio Ghidorah rappresenta il villain del film, opposto al buon Godzilla che, aiutato dalla tenera Mothra, si erge a difensore della terra, un grande classico della serie.

Una delle caratteristiche principali di questo film è il totale spregio per la logica degli spostamenti; umani e mostri si muovono da un punto all’altro del pianeta in uno schiocco di dita senza nessuna spiegazione: un momento i nostri eroi sono in Messico, il momento dopo sono a Boston, un momento Godzilla è in Antartide, il momento dopo è in una città sperduta sotto il mare, un momento Ghidora è a San Francisco, il momento dopo è in Cina, un momento Rodan è a Femminamorta in provincia di Pistoia, il momento dopo è a Portobuffole in provincia di Treviso.

Significativo in questo senso, è la scena in cui “Eleven” fugge da un’ultra segreta base militare affanculandia per poi ritrovarsi a Boston in men che non si dica, andare allo stadio e collegare l’apparecchio che emette le frequenze all’impianto audio per far sì che tutti i mostri diventino improvvisamente docili. Cioè, questa collega sto coso a degli altoparlanti di uno stadio a Boston e i mostri dislocati tra il Gabon e la Germania lo sentono e si fermano. Come avrete capito quindi, il film non si fa problemi a sparare cazzate a raffica, anche se tenta maldestramente di farci affezionare ai personaggi, la cui stragrande maggioranza è totalmente superflua. I militari sono tutti dei diversamente etnici senza volto, Ken Watanabe non fa altro che dire “GOJIRA!” con spiccato accento giapponese e la professorina cinese ha il solo compito di dare il nome ai vari mostri che compaiono sullo schermo.

Bocciato quindi? Non del tutto, perché le botte tra mostri sono realizzate a regola d’arte e alla fine quello che chiedi ad un film di Godzilla lo ottieni, ovvero intrattenimento innocuo e senza pretese in cui dei mostri combattono tra di loro. Ovvio, se volete ridere e vedervi un VERO Godzilla lasciate perdere questo Blockbusterone e recuperatene uno random qui recensito.

Certo che una comparsata a Gigan...







...potevano fargliela fare…

Recensito da: Vidur

TRASH: 67/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 20/100
Presunzione della regia: 56/100
Incompetenza degli attori: 66/100


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: qualsiasi altro film con Godzilla contro qualcun altro. Ma quelli veri.

26 aprile 2018

IL GIGANTE DELL’HIMALAYA (Aka Xing Xing Wang)



Di Meng Hua-Ho. Con Evelyn Kraft, Danny Lee, Norman Chu. Hong Kong/1977

Xing xing wang (1977) on IMDb

Pellicole dall’Abisso si scongela dal suo millenario sonno così come il gigantesco scimmione protagonista di questo piacevolissimo filmetto made in Hong Kong. Dalle montagne dell’Himalaya, il nostro amico si libera dai ghiacci senza un apparente motivo decidendo, come prima cosa, di distruggere dei simpatici modellini di villaggi locali. E' bello vedere che lo scimmione si presenti col pacchetto completo da mostro asiatico anni ’70: tutone posticcio, maschera da carnevale, occhioni dolci e pantofole pelose.

Ma degli spietati uomini di affari hongkongesi, hongkongiani, hongkongolesi, hongkongoloni, vabè, diciamo cinesi, vogliono catturarlo per farci un sacco di yen (oppure sterline, oppure dollari, fate voi). Assoldano dunque il famigerato cacciatore Johnny Felton (non è che è americano, è cinese, ma gli hanno dato un nome anglofono, almeno nel doppiaggio italiano). Tutto ciò succede nei primi due minuti di film; già perché questa pellicola ha il merito di non perdere tempo in ciance, di non prendersi la briga di introdurre nessun personaggio e in linea generale di tenere un ottimo ritmo, evitando tempi morti.

Durante la perigliosa strada per arrivare allo scimmione, l'allegra carovana viene attaccata da elefantini velocissimi e razziatori e da delle tigrotte morbide e coccolose, ma comunque capaci di svellere di netto una gamba ad un uomo con un solo morso. Interessante l'espediente utilizzato per simulare che gli uomini di fatica siano indiani: hanno preso dei cinesi, poi del fango e glielo hanno spalmato sopra.

Alla fine, visto che il viaggio si è rivelato troppo pericoloso, il povero Johnny (che in un flashback vediamo essere stato cornificato dalla fidanzata col fratello, ma in fondo era iniziata solo per 'ischerzo') viene lasciato da solo dalla carovana. Ovviamente il bel Johnny si imbatte subito nello scimmione, ma ci pensa a salvarlo una selvaggia cresciuta nella giungla, al secolo Evelyn Kraft. Una biondona di una bellezza abbacinante, che purtroppo ha lasciato il cinema molto presto e che è morta a 57 anni nel 2009.

Samantha (in seguito si verrà a scoprire il suo nome) è vissuta nella giungla dopo essere precipitata da un aereo da bambina. Ed è così selvaggia che sembra appena uscita da un photoshooting della SwimSuit Edition di Sport Illustrated: capelli pettinati, dentatura perfetta, lucidalabbra, un po' di ombretto, unghie smaltate e uno studiatissimo costumino di pelle giusto per coprire il fondamentale.

Johnny riesce a convincere Samantha a portare Hutam (questo il nome che Samantha ha dato allo scimmione) ad Hong Kong e così Hutam dall'Himalaya arriva a Bombay a piedi portando i due umani nella sua manona. Johnny incontra per strada lo spietato uomo d'affari cinese di cui sopra (che casualmente era lì) e insieme lo portano in nave ad Hong Kong.

Hutam viene fatto esibire incatenato e aizzato dai perfidi umani ed è un attimo che si libera per distruggere la città. Incredibile eh, chi l'avrebbe mai detto? E qui inizia il solito tran tran di militari che cercando di abbatterlo, lui che si arrampica su un grattacielo, Samantha che cerca di salvarlo, Johnny che limona con la sua ex e bla bla bla.

Il finale però è bellissimo. Talmente bello che non ve lo dico. Troppo poetico e poi mi commuovo.

Che dire.
Il Gigante dell'Himalaya è una classicissima Pellicola dall'Abisso, veloce e divertente, con un mostro pupazzoso, una bella gnocca, la moda anni '70 e un giaguaro sedato.

E comunque Johnny non te la prendere, era solo per ischerzo.

Ah, rimane comunque più bello di Kong Island.

Ah, comunque c'è completo su YouTube.

Recensito da Vidur

VOTI
Trash: 91/100
Noia: 43/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 92/100
Presunzione della regia: 34/100
Incapacità degli attori: 65/100



SE TI PIACE GUARDA ANCHE: qualunque film su Godzilla & Co.  

12 gennaio 2013

GUERRA TRA I PIANETI (aka Killers from Space)

di W. Lee Wilder, con Peter Graves, James Seay e Steve Pendleton. USA/1954

Killers from Space (1954) on IMDb

Nel deserto, da qualche parte negli Stati Uniti, si stanno svolgendo degli studi sulle esplosioni nucleari; nel team di scienziati c'è il Dottor Martin (giovane Peter Graves), un uomo sposato con il suo lavoro.
Visto il titolo, uno si aspetterebbe da un momento all'altro di veder arrivare un esercito alieno... invece no, ne ora ne mai!
La prima metà di film si svolge nella noia più totale, con Martin che si salva miracolosamente da un misterioso incidente aereo e viene sollevato dai suoi incarichi nell'attesa che si riprenda dall'accaduto, da cui è però uscito completamente illeso.
L'avranno salvato gli alieni? E perché? Da dove arriva la cicatrice che ha sul petto? Ma quella scena di lui che guida muovendo il volante come un forsennato su una strada dritta non è la stessa di prima?
Domande che troveranno una risposta solo un'infinità di noia dopo, quando si scoprirà che il dottore sta rubando i dati sulle esplosioni per portarle ad un sasso in mezzo al deserto.
Ricoverato in ospedale e sottoposto al siero della verità Martin svelerà ai suoi colleghi come e da cosa venne salvato dopo l'incidente...
Da scienziati alieni!
Mancano dieci minuti alla fine del film e scopriamo che in effetti degli alieni ci sono.
Alieni crudeli e spaventosi, che preparano un attacco alla terra rubando energia nucleare dalle esplosioni per creare terribili mostri!
Scarafaggi e lucertole giganti.

Vabbè, però c'è da dire che questa popolazione è davvero terrificante, in quanto possiede enormi denti artigli peni OCCHI. Per osservarvi meglio.

Seriamente, uno si mazza le balle per un'ora e poi scopre che gli alieni son questi:


Questi alieni dagli occhioni hanno bisogno di una spia tra gli scienziati, per questo salveranno il dottore e lo ipnotizzeranno, in modo che dimentichi l'accaduto... ma non di portargli i documenti top secret. Ora che tutte le rivelazioni sono state fatte e l'ipnosi è dunque sparita (?), sarà sempre il nostro protagonista ad ingegnarsi per sventare i terribili piani extraterrestri. Perché è ovvio che nessuno crederà ad una sola parola.

[SPOILER]
Questi alieni sono così avanzati che per far funzionare il laboratorio si sono attaccati alla rete elettrica terrestre; quindi a Martin basterà scappare dall'ospedale, riproporci la solita, dannata scena di lui in auto che guida come un cretino, entrare in una centrale elettrica inosservato e causare un blackout di qualche secondo.
Vittoria!
[FINE SPOILER]

Lo so che è un film del '54... ma che cavolo!
Anche sorvolando sugli “effetti speciali”, e vi assicuro che mi è difficile farlo, ma la trama, il finale al limite del comico e soprattutto LA NOIA. Che noia, signori.

[SPOILER]
E poi, la logica delle cose. Una popolazione che è in grado di creare animali giganti, cancellare la memoria a proprio piacimento, ipnotizzare, far resuscitare un morto... che non prevede un blackout di dieci secondi, dopo i quali il loro intero laboratorio ESPLODE, con loro dentro ovviamente.
WTF?!
[FINE SPOILER]

Questo è quanto, siete avvisati.


Recensito da: Leotorda

VOTI
TRASH: 86/100
Noia: 94/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 91/100
Presunzione della regia: 25/100
Incapacità degli attori: 10/100


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11 dicembre 2012

GRETA LA DONNA BESTIA (Aka Haus Ohne Manner, Ilsa, the Wicked Warden)

Di Jesus Franco, con Dyanne Thorne, Erik Falk, Esther Studer Peggy Markoff, USA/ BRD/CH/AIDS 1977
Ilsa, the Wicked Warden (1977) on IMDb
In una clinica brasiliana per donne affette da malattie sessuali avvengono torture e omicidi.

Grazie per avere letto questa recensione, alla prossima.

No, purtroppo per non perdere l'affetto dei nostri cinque lettori (già scesi a questo punto della recensione a quattro) dovremo soffermarci di più su questa splatter-pellicola dello splatter-regista Jesus Franco.
In realtà già leggersi la scheda di Jesus Frano su Wikipedia è un'esperienza toccante, uno che dice che tutto ciò che occorre per fare cinema è «¡Una cámara y libertad!» e poi confeziona un film del genere non può essere preso sul serio.
Leggiamo poi che "ha sempre preso le distanze dal cinema impegnato" e forse in questo siamo concordi, ma leggiamo anche che non vuole essere considerato un regista di B-Movies, del resto nemmeno Barabba si considerava un criminale.
Essendoci stufati anche di raccontarvi della patetica carriera del regista potremmo insegnarvi a fare una catapulta usando due mollette o descrivervi, minuziosamente, cosa c'è fuori dalla finestra.
Ma è notte e non si vede niente fuori, per cui ai tre lettori superstiti cercheremo di raccontare un qualcosa che assomigli ad una trama.
Dicevamo, c'è questa clinica brasiliana per donne con disturbi sessuali (e già verrebbe da chiedersi dove voglia andare a parare il buon Franco) dove avvengono violenze e torture da parte della sadica direttrice Greta, il tutto viene filmato da un tale che fa soldi rivendendo le immagini splatter a qualche altro malato mentale.
Abbie (mi pare) decide di farsi rinchiudere con la complicità del dottor Arcos (interpretato dal nostro paladino delle libertà masochiste Jesus Franco) per indagare sulla morte della sorella.
Come si accorgeranno anche i lettori più avveduti (rimasti in due in quanto il terzo ha lasciato il nostro sito schifato dalla recensione o dal film o da tutti e due), l'idea non è particolarmente brillante e viene anche lei seviziata e torturata finchè non scopre che la sorella è stata violentata e uccisa perchè spia di un fantomatico paese nemico.
A questo punto fa quello che una protagonista di un film serio non dovrebbe mai fare: impazzisce e presumibilmente muore.
Finale non a sorpresa ma con tanta tanta violenza e qualcosa di più.
La voglia di libertà ed espressione del regista si evince dalle numerosissime e mai velate scene di stupri e uccisioni di giovani spie rigorosamente nude (come tutti in questo film), una profumata libertà creativa e rivoluzionaria certamente ben celata a cui la censura ha inspiegabilmente tarpato le ali per anni.
Caro unico lettore rimasto, vedendo questo film capirai quanto sia bello e quanto sia giusto che esista la censura da qualche parte del mondo, nella nostra civile e libera società puoi vederti questa pellicola come e quado vuoi, ma quantomeno vergognati.
Ora che anche tu te ne sei andato e sono rimasto solo nel segreto del mio computer, torno a rivedermelo urlando "viva la libertà!".

 
Recensito perversamente da: Ortnid


Voti:

TRASH: 89/100
Noia: 89/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 70/100
Presunzione della regia: 99/100
Incapacità degli attori: 75/100



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20 giugno 2012

GAMERA CONTRO IL MOSTRO GAOS (aka Daikaiju Kuchusen – Gamera tai Gyaosu)


Di Noriaki Yuasa. Con dei giapponesi, Gamera, il mostro Gaos. Giappone/1967

Gamera vs. Gyaos (1967) on IMDb

C'è Gamera che è la tartaruga gigante e buona, amica del Giappone e dei bambini. C'è il cattivo Gaos, un mostro metà uccello e metà vampiro con la testa a triangolo che spara un laser giallo e che crea tornadi con le ali. Il bambino capisce tutto e dà le idee all'esercito per battere Gaos, ma solo Gamera può batterlo. Gamera lo batte. Fine.

Insomma, niente di nuovo nel terzo capitolo dedicato alla tartaruga che sputa fuoco e gira su stessa. L'appeal e il fascino di Godzilla, Gamera se li scorda e infatti questo film è assolutamente trascurabile e non dà nessuno spunto di interesse, essendo anche confezionato precipuamente per un pubblico giovanissimo.
Tuttavia i vizi sono duri a morire e io che sono refrattario a fumo e droghe, mi sfogo con i film di merda e quando vedo un dvd di un mostro gommoso giapponese contro un altro mostro gommoso giapponese, non riesco a resistere.
La solita battaglia di seimila ora dei due contendenti in questo film raggiunge apici difficilmente tollerabili, così come il saccente e paffuto bambino che urla tutto il tempo: “Gamera! Torna da noi! Gamera! Uccidi Gaos! Gamera! Due coche al tavolo cinque!”.
Notevole anche la filastrocca finale.

Basta, non c'è più nient'altro da dire. Ah sì, il mio dvd fa parte di una tiratura limitata, 999 copie numerate. La mia è la 679. E dopo questa notizia bomba, buona notte. (cit.)

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 66/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 75/100
Presunzione della regia: 22/100
Incapacità degli attori: 40/100

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16 gennaio 2012

ATTENZIONE! ARRIVANO I MOSTRI! (Aka Daikaijû kettô: Gamera tai Barugon)


Di Shigeo Tanaka, con Gamera, Barugon, Kyoyo Enami e tanti bei giapponesi sorridenti, GIAPPONE, 1966
Gamera vs. Barugon (1966) on IMDb
Premesso che il titolo è semplicemente l'abbreviazione del più lungo "Gamera, babbeo, fai attenzione! Arriva un mostro molto più sodo di te che ti suona come un tamburo", scartato perchè avrebbe interamente svelato la trama e il finale del film, solo l'amore sconfinato e vintage per la filmografia godzilliana può incrociare le vostre strade con il secondo mostro più fesso della storia giapponese dopo Rodan.

Chi è Gamera?
Gamera è un tartarugone volante sputafuoco  perennemente ubriaco la cui unica abilità motoria è ruotare vorticosamente su se stesso in modo da sbattere contro cose-oggetti provocandone l'esplosione, è amico dei bambini e ha un figlio di nome Toto.
Nonostante sia un padre di famiglia e ami i piccoli giapponesi all'inizio del film è intento a devastare il Giappone (come ogni buon giappomostro che si rispetti).
In mezzo ad uno scenario di distruzione e caos, come spesso accade in questo genere di film, succede qualcosa di totalmente diverso, inizia un altro film, o meglio un film nel film.
Tutti si dimenticano di Gamera e l'attenzione è focalizzata su di una spedizione giapponese ufficialmente in Nuova Guinea per recuperare i resti di alcuni soldati ma in realtà alla ricerca di un opale gigantesco e preziosissimo.
Una volta trovato l'opale, nonostante le non insidiose nè violentè resistenze degli indigeni locali, il cattivo di turno scappa con la gemma con la quale vuole diventare ricchissimo (no i nomi non me li ricordo, sono incomprensibili).
Naturalmente non si tratta di un opale ma di un uovo di Barnmgmn (questa l'esatta pronuncia nel film, l'amica e poliglotta wikipedia ci dice trattarsi di un Barugon), sfigatissimo mostro dal dolce sguardo e dall'alito congelante.
Viene inseguito da un tizio (l'eroe) della spedizione e da una indigena locale che però non è nè indigena nè locale (è Giapponese) ma che ci illustra un lampante esempio di "verità spicciole da film di bassa lega" , ovvero rivelare segreti e dettagli sul Barugon a sua totale scelta e discrezione, quindi uno ogni tanto badando bene di riservarsi qualcosa di importantissimo (tipo che il mostro è allergico all'acqua).
Arrivati in giappone l'uovo si schiude e il Barugon inizia a congelare Kobe e la costa nipponica, quando ad un tratto arriva Gamera, gasatissimo e incazzato nero perchè qualcuno vuole portare catastrofi e devastazione al posto suo.
Data la delicatezza dello scontro vale la pena riportare dettagliatamente l'incontro Barugon vs Gamera.
  • Barugon sta congelando la città, che sia il tramonto della civiltà giapponese?
  • Arriva Gamera, inspiegabilmente alleato dell'uomo, il Giappone millenario ha una speranza!
  • Barugon congela Gamera senza che questi nemmeno se ne accorga, il Giappone millenario non ha più una speranza.
  • Barugon si allontana ridacchiando e sbeffeggiando la mamma di Gamera.
Così Barugon inizia lentamente a distruggere il paese, i mille consigli spassionati dati dalla indigeno-giapponese falliscono pietosamente (si va dallo specchio rifletti-raggi a far piovere) e pare proprio non ci siano più mezzi per fermarlo, solo la pioggia riesce un po' ad infiacchirlo, ma non basta.
In un momento di stanchezza e di riposo ecco ritornare lo scongelato Gamera che assesta dei goffi e vigliacchi colpetti al testone cartapestoso di Barugon che collassa in acqua e muore.
Ora Gamera può continuare a distruggere il Giappone da solo.
Film consigliabile solo agli appassionati del genere che ricalca praticamente tutti gli altri sui mostri del sol levante, divertente la scena in cui il cattivo confessa senza motivo un omicidio che non ha commesso, divertenti le spiegazioni scientifiche dei professoroni, Barugon ha un suo perchè, Gamera è improponibile.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH: 82/100
Noia: 77/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 75/100
Presunzione della regia: 80/100
Incompetenza degli attori: 74/100


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26 novembre 2011

GRANO ROSSO SANGUE (Aka Children of the Corn)

Di Fritz Kiersch, con Peter Horton, Linda Hamilton, Courtney Gains, Anne Marie McEvoy, USA 1984.

Children of the Corn (1984) on IMDb

Si, lo so, facendo questa recensione mi attirerò le antipatie di tutti gli amanti dei racconti di Stephen King da cui sono stati tratti dei film, ma dovrete ammettere che non tutti sono dei capolavori incontrastati (parlo dei film), soprattutto se si distaccano visibilmente dall'originale su carta.
In particolare il riottoso e scontroso collega Vidur che mi considera il re degli imbecilli perchè non mi è piaciuto "The Mist".
Grano rosso sangue rientra in quella categoria di film dove nulla è spiegato ma tutto è permesso, in cui si estrapolano dei brani dalla bibbia per esigenza scenica e si agisce contro ogni logica pur di permettere la prosecuzione della pellicola, il tutto condito da una apparizione mostruosa veramente ridicola, con dei pixel che si impadroniscono di corpi assolutamente proni e ben disposti alla macellazione.

 LA TRAMA
In un villaggio della pianura americana tutti gli under 18 (21 in verità essendo il film americano) decidono di sovvertire l'ordine costituito accoppando i genitori e dando via al dominio di una misteriosa stirpe di imberbi comandata da Isaac, pivello che fa da tramite tra il dio malvagio e i ragazzi.
Passato qualche tempo Burt e Vicki, di passaggio da quelle parti, investono il cadavere di un giovane.
Cercano dunque, con molta calma, una stazione di servizio nella vicina città di Gatlin per chiedere soccorsi, o forse per bersi una birra.
Quando finalmente la trovano, e ce ne vuole, si rendono conto che la città è deserta, Vicki viene rapita dai già citati giovincelli che la intendono sacrificare al loro dio.
Burt, che purtroppo madre natura ha reso lento e impacciato, ci mettè un po' ma alla fine capisce tutto con l'aiuto del bimb veggente Job e di sua sorella Sara.
Dopo avere strappato Vicki dalle manine delicate dei bambini trova anche il modo di dar fuoco al campo, con l'aiuto di Job, ritorna così a casa con Vicki e i due bambini buoni.
Certo, la trama è grossomodo quella del libro e non è minimamente attaccabile, mi sento però in dovere di far notare alcune cose che rendono questo film più vicino al genere trash che a quello horror.
Soprassedendo sulla scanzonata verve vacanziera di Burt, che più di una volta viene aiutato da Job e che riesce ad avere la meglio sul capo della banda demoniaca Malachia semplicemente schiaffeggiandolo, la maggior parte delle scene sono estremamente lente  e noiose, soprattutto perchè non è mai affatto chiaro quello che sta succedendo (almeno ad una prima visione), il discorso di "conversione" fatto da Burt ai bambini poi è ad un livello di banalità a cui nemmeno un politico saprebbe arrivare.
Alcuni episodi sono chiaramente inseriti senza una logica, nella scena finale Burt abbatte una pericolosissima teenager con una sportellata, l'ispezione della banca dura un tempo spropositato, il mostro cerca di legare Burt con delle spighe di grano da cui il nostro eroe si libera con facilità più che irrisoria.
Notevoli gli effetti speciali con il mostro che non appare mai, se non come un megatalpone che scava sottoterra (e fin qui ci sta), divora le vittime in maniera assolutamente ridicola come già descritto e altrettanto pietosamente sparische con delle luci rosse risucchiate dal campo di grano in fiamme.
Il quesito che mi pongo è il seguente: perchè voler fare a tutti i costi un film su questo racconto?

p.s. avevamo provato una volta, tanto tempo fa, a vedere questo film tutti noi del cineforum ma avevamo desistito dalla lunghezza asfissiante di alcune scene, lo ho rivisto intero su Rai Movie tra mezzanotte e l'una, secondo me è lì che deve stare.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH: 67/100
Noia: 78/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 79/100
Presunzione della regia: 82/100
Incompetenza degli attori: 74/100


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14 novembre 2011

GODZILLA CONTRO BIOLLANTE (aka Gojira tai Biorante)

Di Kazuki Ohmori. Con Kunihiko Mitamura, Yoshiko Tanaka, Megumi Odaka, Godzilla, Biollante. TOHO/GIAPPONE/1989

Ok, lo ammetto non sono stato molto attento, ma di questo film non c'ho capito un cazzo. La trama infatti non rasenta la follia, la oltrepassa abbondantemente per irrompere in una nuova dimensione. Gli altri film di Godzilla erano sì deliranti, ma alla fine avevano una loro linearità. Umani inutili-arriva Godzilla che distrugge un pò di città-avversario di Godzilla- casino vario-umani inutili-scontro finale-fine. Qui invece no. Sarà la sua relativa modernità e sarà che al diciottesimo episodio sul dinosaurino avevano voglia di cambiare, ma il risultato è un pasticcio sconclusionato in cui seguire il filo logico è davvero difficile.
Degli scienziati raccolgono delle cellule di Godzilla, arrivano degli altri scienzati, agenti americani della società americana Biomechanic, una spia di un inventato paese arabo chiamato Saradia, sparatorie, casino, un professore, la figlia muore...
Tre anni dopo dei bambini sognano Godzilla e una ragazza con dei poteri psichici dice che sta per arrivare. Infatti una scossa di terremoto libera il Re dei Mostri. In questo frangente, i giapponesi non sono contenti di vederlo e infatti il nostro inizia a tirar su il solito bordello. Poi arriva Biollante. Che tu dici, cos'è Biollante? Beh, è presto detto: è l'incrocio nato in laboratorio tra delle cellule di Godzilla e una pianta, il tutto animato dalla figlia morta del professore. Il risultato è una rosa gigante, con dei tentacoli grossi e cattivi. Biollante chiama Godzilla e i due si affrontano e vince facilmente il mostro di casa. Poi...poi...ah sì! C'era una sottotrama su un ''battere anti-nucleare'' che gli scienziati avevano creato per uccidere Godzilla. Riescono ad iniettarglielo, ma non fa effetto perchè come tutti sanno, Godzilla è a sangue freddo. Quindi decidono di usare il T6000. Un pratico strumento che crea dei tuoni che dovrebbero scaldare il mostro. Del resto, quale nazione non ce l'ha? Allora Godzilla viene portato su queste piastre che dovrebbero abbrustolirlo, ma intanto ritorna in vita Biollante con una polverina d'oro, sotto le sembianze di un coccodrillo-ragno con dei tentacoli e che sputa acido verde. I due si menano per un pò e poi colpo di scena: Biollante ascende al cielo. Sì, così, ascende al cielo con una polverina d'oro e lo spirito della figlia morta dello scienziato. Godzilla se ne torna in mare, ma non è finita perchè hanno voluto regalarci la chicca finale. L'agente della Saradia, non so per quale motivo fosse lì e chi stesse inseguendo e perchè, muore fulminato da una delle piastre che doveva uccidere Godzilla. Cioè, muore fulminato è improprio, visto che scompare letteralmente nel nulla. Ah già, il sottomarino volante 1X2...vabè.

Come notato in sede di visione, il film procede per espedienti pazzi. Ogni svolta narrativa è dettata da una delirante soluzione inventata dal nulla e questo lo porterebbe ad essere potenzialmente infinito. Per fortuna ad un certo punto hanno finito le idee e l'hanno piantata lì.
Comunque non male, consigliato a tutti i Godzillofili. In quanto a delirio li batte tutti, ma in quanto a divertimento cialtrone, Ai Confini della Realtà resta un paio di gradini sopra.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 88/100
Noia: 65/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 70/100
Presunzione della regia: 68/100
Incompetenza degli attori: 40/100

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LA GUERRA DEL FERRO - IRONMASTER (aka Vindicator)

Di Umberto Lenzi, con Dardano Sacchetti, Lea Martino, Pamela Field, Benito Steffanelli, William Berger, Elvire Audray, Sam Pasco, ITA/FRA 18000 a.c.-1983

Ironmaster (1983) on IMDb

Bene cari 25 lettori, osservate attentamente la locandina qui a fianco, si è proprio quella originale tratta dalla fornitissima pagina wikipedia del film.
Cosa osservate? Un impavido eroe muscolosissimo armato di un'ascia enorme e dei muffetti in pelo alle gambe, una succinta e fedele compagna anch'essa armata, degli pterodattili nel cielo e dei barbuti cavernicoli che minacciano l'incontrastata forza del mangiasteroidi in primo piano.
Naturalmente trattasi della più classica locandina attirabeoti del più classico dei film fantasy anni 80', ad una prima visione (almeno per chi ha visto il film) sembrerebbe trattarsi di Ela, l'oliatissimo eroe buono, trattasi invece di Vud, il non muscolosissimo eroe cattivo in compagnia di Isa, la compagna pacifinta di Ela con uno sfondo di pterodattili non presenti nel film, nemmeno dell'alabarda in mano a Vud c'è traccia nella pellicola.
Fatta questa doverosa premessa passiamo alla trama.
In un tranquillo e sonnacchioso villaggio-caverna di una non ben precisata epoca del paleolitico, Vud pare essere l'eletto alla successione al potere dell'ultracentenario Iksay e dello stregone Rag, purtroppo la stupidità cronica di Vud lo porta ad essere mogio e depresso in quanto non è in grado nemmeno di cacciare un cinghiale nè di essere di utiltà alcuna al suo popolo.
Una notte la tribù dei cavernicoli infangati decide di fare una sortita nella caverna di Vud a spargere un po' di odio barbaro, con irridente facilità vengono respinti ma Vud, la cui utilità nel respingere l'attacco è stata pari a quella di un attaccapanni, decide spinto dalla frustrazione di uccidere Iksay, sotto il vigile ma spento occhio di Ela, l'altro candidato alla successione al trono.
Ela però, il cui unico paleoneurone è perennemente in ritardo, si ricorda di questo solo durante i funerali di Iksay urlandolo a squarcia gola, Vud nel maldestro tentativo di colpire Ela abbatte anche Rag e viene messo in fuga dal resto del villaggio, che nel giro di due ore ha perso tutta l'eminenza grigia dell'intero popolo.
Nella sua fuga Vud si rifugia nei pressi di un vulcano in eruzione dove trova accidentalmente una spada forgiata nel ferro che aspettava solo lui dando così inizio all'età del ferro.
Compiaciuto del gentile regalo di Lenzi  Efesto, Vud inizia subito a farsi bello squoiando dei leoni finchè non si imbatte, inaspettatamente, in Pamela Prati che gli rivela che il villaggio dietro la montagna è già entrato nell'età del ferro da un po' di tempo ma non avevano mai pensato di usarlo per farne delle armi, decide però di abbandonare il capo del suo villaggio (Pippo Franco si presume) e di seguirlo fedelmente. 
Vud, ormai rassegnato a far diventare la sua ascendente epopea di pioniere del ferro in una scialba commedia sexy all'italiana accetta.
Come prima cosa ritorna al villaggio dove detronizza Ela e raduna un esercito col quale conquistare tutto il paleomondo.
Ela girovaga un po' nel vano tentativo di farsi venire un'idea facendo cose da consumato eroe  tipo sconfiggere degli scimmiotti quasi al suo livello intellettuale, finchè il nostro svogliato e inespressivo eroe si imbatte in Isa, pacifista, ambientalista e attivista che lo conduce al suo villaggio.
Il padre di Isa, il capovillaggio  filosofo Mogo, cerca di redimerlo dall'uso delle armi sciorinando delle micidiali frasi antiguerra tipo "la violenza che oggi ti da la libertà domani te la toglierà", "siamo tutti uomini", "fate l'amore non fate la guerra", "altezza mezza bellezza" e così dicendo. Gli mostra anche il suo felice e pacifico villaggio in cui l'onore non è  misurato dalla spada ma da chi appende più pannocchioni gialli alle case, dove si costruiscono pontili sulle pozzanghere e si cazzeggia come in ogni buon posto di pacifisti che si rispetti.
Insomma per farla breve, il villaggio di Mugo è il primo della lista dei villaggi da conquistare da Vud, e il giorno successivo viene preso con facilità estrema.
Mugo, una volta accortosi che forse il paleomondo non è proprio il luogo ideale dove costruire la pace, incarica allora il desso Ela di riconquistare il villaggio.
Ela inventa per l'occasione degli archi temibilissimi coi quali arma il suo esercito di 5 persone (non che quello di Vud fosse molto più cospicuo) e punta sull'effetto sorpresa per riprendere il villaggio.
I soldati di Vud, sorpresissimi dall'arco di Ela, cadono sotto i docili e prevedibili colpi delle nuove armi assolutamente non convenzionali, nel giro di una mattinata il villaggio è ripreso e Wood ucciso.
Mugo, Isa ed Ela decidono di gettare tutte le armi negli abissi delle loro pozzanghere, disponibili per il primo esercito di passaggio, e decretano che l'unico modo per mantenere la pace sempiterna del mondo è non avere armi e che così facendo non ci saranno mai più guerre.
Fonti storiche di una certa attendibilità giurano il contrario tuttavia pare che la pace nel villaggio di Mugo durò per quasi sei giorni e mezzo.
 
"Lexikon des Internationalen Films", il più grande e autorevole dizionario dei film tedesco lo definisce "Dilettantistico film d'avventura, ignobilmente arrangiato e miserabilmente interpretato", credo che non sia necessario esprimere ulteriori commenti.


Recensito da: Ortnid


VOTI
TRASH: 83/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 85/100
Presunzione della regia: 81/100
Incompetenza degli attori: 92/100
 



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9 novembre 2011

GHOST LAKE

Di Jay Woelfel. Con Tatum Adair, Timothy Prindle, Gregory Lee Kenyon. USA/2004/Young Wolf.
Ghost Lake (2004) on IMDb
Rebecca si sente in colpa per l'accidentale morte dei suoi genitori, tanto da soffrire di allucinazioni: li vede in giro per casa, trova i loro cadaveri ed essi la ammoniscono e la incolpano dell'accaduto. La disperata figlia cerca allora rifugio sulle sponde del lago Rushford, dove la sua famiglia possiede un ameno cottage. Per quanto riguarda le allucinazioni la biondissima Tatum Adair cadrà dalla padella alla brace: infatti, dove ora c'è il lago, una volta sorgeva una cittadina, rimasta allagata dopo la costruzione della vicina diga. Gli abitanti della cittadina, invece di fare causa allo stato o appellarsi alle proprie assicurazioni, hanno deciso di intraprendere la carriera di fantasmi/non-morti. 

Horrorino direct-to-video con discrete pretese. Il regista tenta (invano) di creare un film intricato e ''stimolante'', aggiungendo elementi cari ai fan del mistero, come la cabala del numero 13 (che fantasia..), il paranormale, il ''vedo la gente morta ma non me ne rendo conto" che forse poteva essere interessante nel 1999 all'uscita de ''Il Sesto Senso". Il film si trascina noiosamente per quasi due ore mescolando a caso i sopracitati ingredienti ed ottenendo quindi nel complesso una pietanza con un fortissimo sapore di minestra riscaldata. La protagonista inoltre cambia la sua teoria così tante volte durante il film che secondo me neppure il regista riesce a stare al passo, rendendo la trama ancora più confusionaria di quello che già sarebbe.

[SPOILER]
In buona sostanza, ogni 13 anni, il 13 di ogni mese (preferbilmente di venerdì) vengono uccise 13 persone perchè i fantasmi sono molto affezionati al numero 13. Bisogna riuscire a spezzare il ciclo per spezzare la maledizione, e Rebecca lo farà fingendosi morta. 
[FINE SPOILER]

Un piccolo inciso: Rebecca viene a conoscenza di questa farloccata del numero 13 andando in biblioteca e guardando i giornali negli archivi, notando che gli omicidi sono tutti sul giornale di venerdì 13. Ora, io capisco bisogni andare incontro alle limitate facoltà intellettuali del medio pubblico americano, nonchè delle persone che potrebbero vedere questo film, ma se la notizia compare sul giornale di venerdì 13, vuol dire che il fatto è avvenuto giovedì 12. Che i fantasmi usino ancora il calendario Giuliano? 

Recitazione mediocre, effetti speciali molto poco utilizzati, non si sa bene se per esigenze sceniche o per vergogna. Gli scheletri sembrano essere coperti di melassa. Però vabè dai, ammetto di aver visto di peggio. Ogni tanto il regista impazzisce e ci offre delle improbabili inquadrature con lo schermo diviso in due se non addirittura in tre, tipo quando fanno vedere la pubblicità durante il motomondiale. 

...Forse dovevo guardare Qui Studio a Voi Stadio invece che questo film...

Recensito da: Imrahil

VOTI
TRASH: 55/100

Noia: 92/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 75/100
Presunzione della regia: 88/100
Incompetenza degli attori: 70/100



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LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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